lunedì, 18 Novembre, 2019

Bande specializzate
nella corsa all’oro rosso

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Rame-furti-romeniMalleabile, riciclabile – e capace di mantenere inalterate le sue caratteristiche – il rame è il metallo per eccellenza preferito dalle organizzazioni criminali per le operazioni di furto e ricettazione che rientrano in un fenomeno diffusosi nel 2007, e intensificatosi su tutto il territorio nazionale. La scelta della criminalità è caduta sull’oro rosso anche perché la crescita della domanda – a livello mondiale – ne ha fatto aumentare il prezzo. “In particolare in Italia vi è una grande disponibilità di rame, basti pensare alle migliaia di chilometri di ferrovie e di cavi delle linee di comunicazione” spiega all’Avanti! Stefano Delfini, primo dirigente polizia di Stato – Direzione Centrale Polizia Criminale. Il valore del rame oggi si aggira sui 7/8 euro al chilo, e i criminali – dopo averlo sottratto e sguainato – lo rivendono a rottamai e sfasciacarrozze compiacenti a 3-4 euro.

Secondo i dati forniti dalle forze di polizia gli autori dei furti sono prevalentemente italiani e romeni, organizzati in autentiche “bande specializzate” – precisa Delfini – in cui ognuno ha un ruolo preciso: dal furto iniziale alla conseguente ricettazione. Una parte della refurtiva viene reinserita nel circuito nazionale, l’altra esce dai confini nazionali, in quei paesi dove forte è la richiesta di questo conduttore elettrico, per esempio la Cina. Il furto dell’oro rosso provoca una serie di danni che Delfini suddivide in due categorie: il danno “diretto è quello economico arrecato all’azienda o al cittadino”. Quello indiretto riguarda il disservizio che si viene a creare: “l’asportazione del rame da linee ferroviarie o elettriche, per esempio, comporta disservizi e problemi alla sicurezza, e quindi una insolita responsabilità delle aziende nei confronti dei suoi utenti/clienti”.

Nel febbraio del 2012 il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha istituito l’Osservatorio nazionale sui Furti di Rame che agisce secondo il principio della cosiddetta “sicurezza partecipata”. L’Osservatorio è infatti formato da rappresentanti della Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Guardia Forestale, l’Agenzia delle Dogane, l’A.n.i.e. (la Federazione nazionale imprese elettroniche ed elettriche) e delle tre società più colpite: Ferrovie dello Stato italiane, Enel e Telecom Italia. Il protocollo è stato rinnovato lo scorso luglio con l’ulteriore  partecipazione di Confindustria e della società telefonica Vodafone Omnitel. Tra le iniziative dell’Osservatorio, il cui scopo primario è di monitorare e analizzare il fenomeno per individuare le più efficaci azioni per prevenirlo e contrastarlo, vi è stata la proposta di modifica del codice penale e di procedura penale – recepita con il decreto legge, articolo 8, del 14 agosto 2013, n.93 – convertito in legge nr. 119 del 15 ottobre 2013 – che “prevede una nuova aggravante ad effetto speciale del delitto di furto e un’inedita aggravante del delitto di ricettazione” ha concluso Delfini. Inoltre, lo scorso maggio Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno partecipato all’action day sui furti di metallo promosso dall’Europol (l’agenzia dell’Ue per la lotta al crimine, ndr) in 20 Paesi europei. Il bilancio è stato di 52 arresti, 312 denunce a piede libero e più di 63 tonnellate di rame sequestrate. Si trattava, sì, di azioni pianificate nel dettaglio. Ma sono dati che testimoniano l’estensione e la consistenza del fenomeno.

Silvia Sequi

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