sabato, 22 Febbraio, 2020

BANKITALIA, RISCHIO RIBASSO

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Mentre la trattativa sulla manovra prosegue ad oltranza tra il governo Italiano e Bruxelles, arrivano da Bankitalia dati poco rassicuranti sul trend economico del Paese. Di Maio sorridente in Tv sparge ottimismo. Per lui i soldi ci sono. Anche più del necessario. Intanto comincia in commissione Bilancio al Senato il cammino della manovra già approvata la scorsa settimana alla Camera. Una approvazione tecnica. Si è approvato infatti un testo che presto finirà nel cestino in quanto superato a breve da uno nuovo con le indicazioni imposte da Bruxelles per evitare che l’Italia finisca a gambe all’aria. Tant’è vero che sono stati depositati oltre 4 mila emendamenti, e da quanto si è appreso l’esame dovrebbe essere molto veloce, per consentire al Governo – prima che il provvedimento approdi in aula – di correggere i saldi e di adeguare i provvedimenti al nuovo quadro finanziario che risulterà dal confronto con la commissione Ue.

Saldi che rischiano comunque di essere già vecchi visti i nuovi dati di Bankitalia pubblicati nel suo report sulle proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana di dicembre e relative al triennio 2018-2021. Via Nazionale infatti taglia le stime di crescita del Pil per quest’anno allo 0,9% dall’1,2% precedente e valuta che si dovrebbe mantenere attorno all’1% annuo in tutto il triennio. Bankitalia dice anche che “gli effetti sull’attività economica delle misure espansive contenute nella manovra di bilancio sarebbero contrastati dai più elevati tassi di interesse fin qui registrati e attesi, che conterrebbero l’espansione della domanda interna”. Il rapporto segnala però che “ritmi di crescita più elevati potrebbero essere conseguiti se gli spread sovrani tornassero verso i valori medi registrati nel secondo trimestre dell’anno”. Insomma è il risultato dell’impennata dello spread degli ultimi mesi. È, in sostanza il prezzo della propaganda dei Cinque Stelle e del governo giallo verde quando dal balcone di Palazzo Chigi hanno dichiarato guerra alla commissione europea. Una guerra che hanno perso ma che ha prodotto danni.

Quanto alla Manovra, le previsioni si limitano a tener conto della versione originale presentata in Parlamento, senza contare l’aumento di Iva e accise previsto dalle clausole di salvaguardia per il biennio 2020-20211. “Sulla base di queste ipotesi, la crescita dell’economia italiana si manterrebbe attorno all’1 per cento annuo in tutto il triennio 2019-20212. Se si tenesse conto della revisione Istat per il terzo trimestre, dettaglia una nota del documento, l’andamento del Pil di questanno sarebbe da tagliare ancora un poco, dal +1 al +0,9 per cento. Rispetto alle stime di luglio, Bankitalia ha così ridotto la stima di crescita per 2 decimi di punto nel 2018 e l’ha lasciata invariata per il biennio successivo. In sostanza, il caro-spread al quale si è assistito durante il braccio di ferro tra Roma e Bruxelles presenta il conto. La crescita, secondo le previsioni di Palazzo Koch, è alimentata da una “moderata” espansione della domanda interna, con consumi in crescita della stessa misura del Prodotto nel suo complesso. Il caro-spread si ribalta sui costi di finanziamento delle imprese presso le banche, facendo rallentare gli investimenti, mentre l’export è visto in recupero la battuta d’arresto registrata nella prima metà di quest’anno.

Oltre al discorso della crescita, ad allarmare il governo dovrebbe esser anche il percorso di risalita dell’inflazione, previsto “a ritmi inferiori a quanto stimato in precedenza”: significa una spinta minore da parte dei prezzi al Pil nominale, con effetti sul rapporto col debito. “I prezzi al consumo aumenterebbero dell’1,3 per cento sia quest’anno sia il prossimo, dell’1,5 nel 2020 e dell’1,6 nel 2021. La componente di fondo salirebbe all’1,0 per cento nel 2019, per poi accelerare gradualmente in linea con il rafforzamento della dinamica retributiva. Rispetto alle nostre precedenti proiezioni, pubblicate nel Bollettino economico dello scorso luglio, la stima di inflazione è stata rivista al ribasso di 0,2 punti percentuali nel 2019, principalmente a fronte delle più basse quotazioni delle materie prime energetiche”.

Per altro, su tutto questo scenario pesano “rischi al ribasso” che Bankitalia definisce “assai elevati”. Le politiche commerciali si prendono il primo posto nell’agenda degli spauracchi, mentre in casa nostra “resta elevata l’incertezza connessa agli interventi della politica di bilancio e alle possibili ripercussioni sui mercati finanziari e sulla fiducia di famiglie e imprese: ulteriori aumenti dei tassi di interesse sui titoli pubblici, una più rapida trasmissione alle condizioni di finanziamento del settore privato o un più marcato deterioramento della propensione all’investimento delle imprese metterebbero a rischio la prosecuzione della crescita”.

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