sabato, 16 Gennaio, 2021

Bankitalia, tasse sul lavoro troppo alte

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Per la riforma fiscale, secondo la Banca d’Italia, occorrono meno tasse su lavoro e imprese con un prelievo fiscale maggiore sugli immobili. Infatti, Giacomo Ricotti, capo del Servizio Assistenza e consulenza fiscale della Banca d’Italia, nel corso di un’audizione in Parlamento, ha detto: “Dati i vincoli del nostro bilancio pubblico, un maggiore prelievo sul possesso di immobili per finanziare un minore carico sui fattori produttivi potrebbe rappresentare un’opzione di riforma favorevole alla crescita. Alcune recenti simulazioni mostrano come sia possibile disegnare interventi congiunti di riduzione delle imposte sul lavoro e di revisione della tassazione immobiliare che nel loro insieme consentano di ottenere contestualmente un impatto economico positivo ed effetti redistributivi non avversi”. L’economista di Via Nazionale ha spiegato: “Margini di riforma nell’ambito della tassazione della ricchezza immobiliare possono essere individuati nell’ampliamento della base imponibile dei prelievi esistenti, realizzabile sia attraverso la revisione dei valori catastali sia con l’inclusione delle abitazioni principali (eventualmente prevedendo una detrazione che riduca l’incidenza dell’imposta per le famiglie a basso reddito)”.

Giacomo Ricotti ha aggiunto: “Più marcate potrebbero essere le distorsioni, in termini di rischi di evasione e di effetti sulla crescita, di un aumento della tassazione sulla ricchezza finanziaria, soprattutto per i possibili riflessi negativi sul costo del capitale delle imprese, anche alla luce del già elevato prelievo complessivo su tale componente, derivante dalla stratificazione delle diverse forme di imposizione. Ulteriori riduzioni del prelievo sul lavoro potrebbero essere finanziate attraverso un maggiore carico fiscale sui consumi e sulla ricchezza, considerato meno dannoso per la crescita”.
Poi il dirigente della Banca d’Italia ha spiegato: “Il confronto internazionale mostra come il livello di prelievo effettivo sui consumi in Italia sia tra i più bassi in Europa, anche per il limitato apporto dell’Iva. Su di esso influisce l’elevato compliance gap dell’Iva, ma anche l’erosione dell’imposta (il cosiddetto policy gap), dovuta a una struttura del tributo caratterizzata da esenzioni, regimi speciali e aliquote ridotte. Entrambe le componenti risultano per l’Italia superiori alla media dell’area euro. Una ricomposizione del prelievo dai redditi da lavoro ai consumi potrebbe essere ottenuta, oltre che con un rafforzamento degli strumenti di contrasto all’evasione dell’Iva, riducendo l’erosione dell’imposta”.
Il principio di progressività delle imposte e la funzione regolatrice per la redistribuzione della ricchezza, dovrebbero essere sempre presenti in tutte le normative riguardanti le misure fiscali.

 

Salvatore Rondello

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