giovedì, 22 Agosto, 2019

BANKITALIA VEDE LA RECESSIONE

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Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenendo al convegno dell’Abi per la presentazione del volume dal titolo ‘Mercati, Europa e Libertà – Gli interventi alle Assemblee dell’Abi e alle Giornate del risparmio di Guido Carli’, ha affermato: “Il debito pubblico elevato rende più difficili gli investimenti per sostenere la crescita economica. L’aumento del debito pubblico rende oggi molto difficili le possibilità di manovra per stabilizzare e finanziare gli investimenti che servono alla crescita.

Durante il confronto, il Governatore dell’Istituto centrale ha evidenziato: “I giovani non sanno cosa sia l’inflazione che colpiva l’Italia nei decenni prima dell’euro, la tassa più ingiusta , perché ricade sui poveri e i deboli che non hanno mezzi”.

Visco ha poi ricordato la resistenza al finanziamento del Ministero del Tesoro attraverso la Banca d’Italia, portata avanti da Guido Carli nel corso dell’incarico da Ministro, nel 1992. In merito, Ignazio Visco ha spiegato: “Ora il finanziamento non è più possibile per legge che ha recepito il trattato UE”.

Secondo il Governatore della Banca d’Italia: “L’Ue non è in grado di completare l’Unione bancaria e del mercato dei capitali, poiché c’è un’assenza di intraprendenza nel creare una capacità fiscale sovranazionale ed emettere debito europeo che può essere utilizzato per finanziare investimenti pubblici. L’aumento del debito pubblico rende oggi molto difficile la possibilità di manovra che serve per stabilizzare e finanziare gli investimenti necessari per la crescita”.

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ieri, in una nota, commentando il decretone approvato dal Consiglio dei ministri, ha affermato: “La ‘pacchia’ è iniziata, seppure molto ridotta rispetto alle promesse elettorali e sotto ipoteca di altri tagli se le cose non andranno bene. Poi a settembre si dovrà trovare 43 miliardi per fare la nuova legge di bilancio, con un’economia che purtroppo crescerà appena della metà del misero 1% previsto”. Poi, con sarcasmo, ha aggiunto: “Ma chi se ne frega, a maggio, le elezioni europee, vengono prima di settembre. Intanto al posto della lotta all’evasione si fanno condoni, diminuiscono le entrate e aumentano gli interessi sul debito. Avevo detto che questi nazional populisti avrebbero portato l’Italia alla rovina. Ma non pensavo così in fretta”.

La preoccupazione del presidente della Regione Toscana è stata confermata dal bollettino economico della Banca d’Italia, dove si legge: “La proiezione centrale della crescita del Pil è pari allo 0,6% quest’anno, 0,4 punti in meno rispetto a quanto valutato in precedenza. Le proiezioni centrali della crescita nel 2020 e nel 2021 sono dello 0,9 e dell’1%, rispettivamente, ma i rischi per la crescita sono al ribasso. In Italia, dopo che la crescita si era interrotta nel terzo trimestre, gli indicatori congiunturali disponibili suggeriscono che l’attività potrebbe essere ancora diminuita nel quarto. E se si verificasse, una simile possibilità equivarrebbe a una recessione tecnica”.

Il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Mariastella Gelmini, ieri ha detto: “Uno scempio sociale ed economico che rischia di minare il Paese. Loro la chiamano ‘manovra del popolo’ perché la pagano gli italiani. Dai festeggiamenti sul balcone di Palazzo Chigi ad oggi ne abbiamo viste tante, e anche ieri sera nella conferenza stampa sono state dette cose che non stanno né in cielo né in terra. Insomma, dopo la sanguinosa ritirata europea, dopo avere annunciato il boom economico e incassato la stagnazione e forse la recessione, ieri, Di Maio ha annunciato il nuovo Welfare State fondato in soli 20 minuti: assistenzialismo e irresponsabilità mascherati da soldi a pioggia a chi è talmente in difficoltà che non potrà rifiutare”.

Dopo le critiche delle scorse settimane, la Confindustria ha aperto al governo sull’attuazione del decretone. Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, arrivando a un convegno al Senato, ha detto: “E’ inutile continuare con le critiche che già conoscete in merito al reddito di cittadinanza e altri aspetti. Occorre guardare avanti, a maggior ragione dato il rallentamento globale dell’economia e dato il rallentamento della Germania, essendo il nostro un paese con una forte propensione all’export. Occorre andare oltre alla manovra economica e aprire un tavolo di confronto sull’incremento dell’occupazione nel paese, perché questi strumenti siano un vero ponte di collegamento per l’incremento dell’occupazione. Ci sono regioni dalla disoccupazione giovanile elevatissima in particolare nel mezzogiorno e quindi si pone la necessità di attivare quanto prima i cantieri del paese con le risorse già stanziate: si potrebbero realizzare fino a 400.000 posti di lavoro”.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, intervenendo allo stesso convegno dell’Abi dove c’era anche il Governatore Ignazio Visco, ha detto: “Quello degli investimenti pubblici è un problema che ci troviamo davanti ancora oggi. Non è stato ancora risolto e forse si è aggravato. Superare questo stato di cose è imprescindibile. Abbiamo un problema nell’ordinamento europeo che permette poco e difficilmente l’intervento pubblico. Oggi abbiamo la stabilità monetaria, anche se forse è interpretata in modo troppo rigoroso perché si cerca il target di inflazione al famoso 2%. Ma dopo anni ancora non siamo arrivati a quel punto. L’idea secondo cui i comportamenti virtuosi di finanza pubblica si impongono con vincoli che rendono sempre più costosi i comportamenti devianti è un’idea che non ha funzionato bene. A volte i vincoli esterni comportano un aggravamento del comportamento che si vuole correggere. Ma questa è la ratio con cui si è costruita e si continua a costruire l’architettura europea. In Italia abbiamo certamente un problema di fiducia, che si ripresenta continuamente perché non è mai risolto. Lo stiamo sperimentando anche in questo periodo”.

Forse al ministro Tria è sfuggito che il problema della fiducia è il sale delle democrazie ed è compito delle forze politiche, più facilmente per quelle che stanno al Governo, riuscire a conquistarla.

Salvatore Rondello

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