mercoledì, 20 Novembre, 2019

BATTAGLIA ILVA

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Situazione sempre più tesa e complicata sull’Ilva dopo il nulla di fatto del vertice di ieri a Palazzo Chigi. Le condizioni messe in campo da ArcelorMittal sembrano fatte su misura per essere respinte e mandare tutto all’aria. Il premier Giuseppe Conte ha parlato oggi della questione nel salotto di Porta a Porta. Il governo sta “già valutando tutte le possibili alternative” ha detto conte . “Aspetto una proposta dal signor Mittal e vorrei incontrarlo nelle prossime ore”. E aggiunge: “Lo scudo penale lo abbiamo messo sul tavolo” con ArcelorMittal “come primo argomento di conversazione” e dicendo che “lo introduciamo ad horas”. “Sullo scudo il governo è compatto” . Lo scudo infatti è stato il punto che ArcelorMittal ha utilizzato per annunciare il recesso dalla operazione Ilva. Un cambiamento del decreto che esporrebbe la nuova proprietà a eventuali mancanze dei vecchi proprietari. Non era difficile immaginare che la reazione all’insensato pressing dei Cinquestelle per la cancellazione della norma sarebbe stata dura.

Il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ha riferito che l’azienda era a conoscenza della scadenza della “protezione legale” al marzo 2019, nonostante questo pur “auspicando in una nota che si risolvesse la criticità della mancata estensione dello scudo fino al termine dell’esecuzione del Piano Ambientale nel 2023. Nonostante questo Arcelor Mittal presentava offerta irrevocabile e palesava quindi di aderire alla misura restrittiva relativa alla protezione legale”. Nell’audizione il ministro ha aggiunto che il dl imprese, che ha eliminato lo scudo penale per Arcelor Mittal, “non ha però comportato una modifica del piano ambientale o del dpcm 2017, elemento necessario per far insorgere il recesso”. “ArcelorMittal – ha detto ancora il ministro – in nessun modo si impegna a produrre più di 4 milioni di tonnellate di acciaio l’anno e chiede 5 mila esuberi, non dà garanzie che queste siano misure di contingenza”. “Chiedo un atto di responsabilità a tutte le forze politiche, anche all’opposizione, anche dai sindacati e dalle parti sociali. Questa situazione la risolviamo se rispondiamo come sistema Paese. È il Paese che deve rispondere”.

Intanto sono in arrivo ventiquattr’ore di sciopero per l’intero Gruppo ArcelorMittal ex Ilva di Taranto a partire dalle ore 7 di venerdì 8 novembre. Una agitazione indetta da Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm nazionali. In tutti gli altri stabilimenti, invece, le segreterie territoriali definiranno le modalità di mobilitazione Fim Fiom e Uilm “chiedono all’azienda l’immediato ritiro della procedura e al governo di non concedere nessun alibi alla stessa per disimpegnarsi, ripristinando tutte le condizioni in cui si e firmato l’accordo del 06/09/2018”. “Le condizioni devono, inoltre, includere – affermano i sindacati – lo scudo penale limitato all’applicazione del Piano ambientale e il ritiro di qualsiasi ipotesi di esuberi”. Le sigle metalmeccaniche «ritengono l’accordo del 6 settembre 2018 come unica strada per garantire il risanamento ambientale e il rilancio dell’intero gruppo ex Ilva. Non e possibile, a un anno dalla firma, ritornare a discutere di quanto gia affrontato negli ultimi 7 anni. Dobbiamo scongiurare che a pagare il prezzo delle scelte scellerate di azienda e politica – dicono i sindacati – siano sempre i lavoratori. Dobbiamo evitare lo spettro dell’ulteriore cassa integrazione e chiediamo con forza il risanamento ambientale e la salvaguardia occupazionale”.

Fim, Fiom e Uilm inoltre “dichiarano intollerabile quanto emerso dall’incontro tra il presidente del Consiglio e i vertici di ArcelorMittal. La multinazionale – sostengono – ha posto delle condizioni provocatorie e inaccettabili e le più gravi riguardano la modifica del Piano ambientale, il ridimensionamento produttivo a quattro milioni di tonnellate e la richiesta di licenziamento di 5mila lavoratori, oltre alla messa in discussione del ritorno a lavoro dei 2mila attualmente in Amministrazione straordinaria”.

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