sabato, 7 Dicembre, 2019

BATTAGLIA LEGALE

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Le condizioni giuridiche del recesso del contratto di affitto dell’ex Ilva, preliminare alla vendita, non ci sono e quindi Arcelor Mittal deve andare avanti. Secondo quanto sostenuto dai commissari lo ‘scudo penale’ non è una condizione che consente il recesso del contratto da parte di Arcelor Mittal. A sostenerlo è il ricorso d’urgenza e cautelare che verrà presentato nei prossimi giorni al tribunale di Milano dai legali dei commissari straordinari. Intanto slitta a martedì il deposito, sempre nel capoluogo lombardo, dell’atto con cui la multinazionale chiede il recesso.

Il procedimento, una volta presentato l’atto dovrà essere iscritto a ruolo dalla cancelleria centrale che poi trasmetterà la causa al presidente del tribunale il quale la assegnerà alla Sezione specializzata imprese.

Per il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, l’ipotesi di una nazionalizzazione dell’ex Ilva è una “pericolosa illusione”. Un intervento della Cdp “non va escluso dalla cassetta degli strumenti di cui disponiamo” mentre “l’idea che nelle crisi industriali ci sia una soluzione magica con lo Stato che compra è una pericolosa illusione, eviterei una discussione bianco e nero”, aggiunge Gualtieri. L’Italia “deve rimanere un grande Paese manifatturiero” e per riuscirci “ha bisogno di un’industria di base e, quindi, anche della siderurgica” sostiene il ministro. Come governo, aggiunge, “pensiamo che avere un grande produttore moderno e ambientalmente sostenibile di acciaio a ciclo integrale sia nell’interesse strategico dell’Italia e dell’Europa” e “siamo impegnati per questo”.

Al momento però lo scudo penale divide la maggioranza. Sulla questione dell’ex Ilva “il governo deve innanzi tutto fare una cosa: riparare all’errore gravissimo di togliere lo scudo penale”. Lo sostiene la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, a margine di un evento organizzato dalla Cisl Lombardia, all’Università Cattolica. Ma proprio su questo tema la maggioranza di governo si divide. Sono due gli emendamenti presentati da Italia Viva al decreto fiscale e che hanno come oggetto l’ex Ilva. Si tratta di due ‘scudi’, uno generale che vale per tutte le aziende e uno specifico per l’Ilva, che copre la società dal 3 novembre (data di decadenza del precedente scudo penale) fino alla fine del risanamento.

Alcuni esponenti del Movimento Cinque Stelle hanno annunciato l’intenzione di votare quello riferito all’ex llva. “Se l’emendamento può servire per aprire il tavolo e mantenere l’azienda operativa, io senz’altro sono del parere che si debba votarlo tutti” ha dichiarato Nunzio Angiola, deputato tarantino del M5S. “Se Mittal non ha intenzione di proseguire il confronto col governo, anche l’emendamento si rivelerebbe inutile” ha però precisato. Molti suoi colleghi non sono dello stesso avviso: per loro lo scudo non va votato, punto.

Per Confindustria il Paese non sa dare regole certe. In audizione sulla manovra l’Associazione degli industriali ha affermato che “gli ultimi sviluppi su Ilva dimostrano l’incapacità del Paese di dare alle imprese regole certe e chiare” nonché “di valutare gli effetti di determinate decisioni sull’economia reale”.

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