venerdì, 4 Dicembre, 2020

Questa volta è la BCE: fate le riforme o sono guai

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Bce-asta-banche italiane

Ormai è un coro: prima la Merkel sabato, poi ieri Juncker, e oggi la Bce, cioè Draghi: fate i compiti a casa, fate riforme credibili. Il richiamo alla BCE all’Italia dice “E importante – afferma il bollettino di dicembre – assicurare il pieno rispetto dei requisiti del Patto di stabilità e crescita e della regola del debito per non mettere a repentaglio la sostenibilità delle finanze pubbliche e preservare la fiducia dei mercati”. La politica monetaria accomodante della Bce “contribuisce a sostenere” la ripresa nell’eurozona però anche i Paesi devono dare un “contributo decisivo” ed “è fondamentale che le riforme strutturali siano credibili ed efficaci per incoraggiare gli investimenti ed anticipare la ripresa”.

I richiami ripetuti aiutano certamente i governi interessati, a cominciare da quello italiano, a mantenere la road map delle riforme e nello stesso tempo a tranquillizzare i mercati scossi dalle novità che giungono dalla Grecia. Nello stesso tempo si rafforza la sensazione che Draghi, nonostante le resistenze di alcuni Paesi, in particolare della Germania, sia intenzionato a far ricorso all’acquisto di titoli di Stato, il quantitative easing (QE), per frenare la tendenza alla deflazione aumentando la liquidità in circolazione nei Paesi dell’euro. Contro i rischi derivanti da un periodo troppo prolungato di bassa inflazione – spiega il comunicato – il consiglio direttivo della Bce “rimane unanime” nel suo impegno a mettere in campo “ulteriori strumenti non convenzionali nel quadro del proprio mandato”.

Quanto alla situazione greca dove si attende con una certa ansietà l’elezione del nuovo Capo dello Stato perché se non ce la dovesse fare quello indicato dal premier Samaras la maggioranza di governo andrebbe in crisi, dritta dritta verso nuove elezioni, l’attenzione è concentrata sulla posizione del partito che sarebbe il favorito dalle elezioni anticipate, Syriza, guidata da Alexis Tsipras.

Questo partito della sinistra radicale greca, chiede uno sconto del 70-80% del debito nazionale sulla scorta del precedente del 1952 quando gli Alleati concessero uno sconto del 62% alla Germania sconfitta nella seconda guerra mondiale. Sarebbe la prima volta e un pericoloso precedente, perché fino a oggi la Grecia ha ottenuto soltanto prestiti mentre il taglio del debito – haircut – ha coinvolto solo i possessori dei bond di stato ellenici per un ammontare di 100 miliardi di euro.

Syriza ha spiegato la sua posizione a 35 banchieri d’affari in un’apposita riunione. La proposta che partirebbe da Atene, riguarda il debito pubblico, valutato in circa 330 mld di euro (il 177% del PIL, che nel frattempo a causa della crisi è crollato del 25%) e si accompagnerebbe a una serie di misure volte a ridurre le politiche di austerità fornendo elettricità gratuita e cibo gratuito (food stamps come negli Usa) alle famiglie più povere. Un vero programma di governo e anche una geniale forma di campagna elettorale. Sarà difficile per una popolazione stremata a due anni di tagli feroci, che hanno drammaticamente allargato la forbice tra ricchi e poveri e ridotto alla fame una buona fetta della popolazione, non guardare con interesse e favore al programma di Alexis Tsipras.

Interessante anche conoscere chi soffrirà maggiormente dal taglio del debito greco. Dei 330 miliardi di euro il 72% dei prestiti sono riferibili a istituzioni pubbliche, di cui il 60% nella Ue e il 12% del Fondo Monetario Internazionale. Un altro 8% è nelle mani della BCE mentre un 15% è sul mercato tra bond e prestiti a breve. Dunque nel caso del precipitare della crisi del debito, la mossa di Atene si scaricherebbe per due terzi sulla Ue, attraverso l’Esm e i suoi stati membri, che dovrebbero sopportare il peso maggiore della ristrutturazione, cioè sulla Germania, che ha una quota del 27% del fondo salva-Stati europeo, dalla Francia con il 20% e dall’Italia col 18%.

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