martedì, 28 Gennaio, 2020

Bce. L’ultimo Consiglio di Mario Draghi. Arriva Lagarde

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Dopo otto anni di intenso, onorato e celebrato servizio, Mario Draghi è giunto al suo ultimo Consiglio direttivo della Bce. Dal primo novembre alla presidenza gli subentrerà la francese Christine Lagarde. Lunedì 28 novembre si terrà una cerimonia per il passaggio di consegne. Come c’era da aspettarsi da colui che la stragrande maggioranza degli osservatori considera il salvatore dell’euro, Draghi lascia l’istituzione avendo già allestito un ampio pacchetto di misure con cui contrastare la recente frenata dell’economia.

Provvedimenti ritenuti necessari, date le implicazioni che la debolezza economica ha nel rallentare la normalizzazione dell’inflazione. La Bce, infatti, ha come mandato quello di garantire la stabilità dei prezzi, quantificata in un caro vita medio vicino al 2 per cento (mentre al momento è vicino all’1%).
L’incontro operativo si è svolto questa mattina a Francoforte e, alle 13 e 45, verranno comunicate le decisioni di politica monetaria. Dopo le misure appena prese (a settembre) su questo versante non sono attese variazioni. Piuttosto, nella conferenza stampa esplicativa delle 14 e 30, Draghi potrà rivendicare come i dati giunti nelle ultime settimane non solo abbiano confermato, ma anche rafforzato gli argomenti in base ai quali si è ritenuto doveroso impartire una correzione di rotta alla politica monetaria, in senso espansivo.
In particolare le indagini sull’attività economica delle imprese hanno continuato a mostrare un deterioramento del quadro, che nel caso del manifatturiero si è avvicinato alla debolezza della crisi passata. Proprio nella Germania, da cui continuano a provenire le maggiori critiche, la situazione si è aggravata a livelli che non si vedevano dalla recessione del 2009. Le ultime analisi non escludono addirittura una caduta in recessione tecnica del Pil.

Il 26 luglio 2012 Mario Draghi andò a Londra per una conferenza. La divisa unica europea stava sotto l’attacco della speculazione internazionale, l’uscita dei Paesi periferici veniva considerata a un passo. L’utilizzo dell’Esm è stato bloccato in attesa del via libera della Corte costituzionale tedesca. Pesavano le obiezioni della Bundesbank e di alcuni esponenti politici conservatori. La condanna sembrava già scritta. Una manna per chi scommetteva sulla fine dell’euro. Quando Draghi salì sul palco, nessuno si aspetta che quel discorso cambierà la storia della crisi. Dopo sei minuti di introduzione, però, il presidente della Bce ha scandito le due frasi. Draghi affermò: “La Bce farà tutto il necessario per preservare l’euro. E, credetemi, sarà sufficiente”.

Il discorso passò agli annali. La locuzione entrò nel lessico comune, utilizzata persino per una dichiarazione d’amore: “Sei bella come il ‘whatever it takes’ di Draghi”.
Al suo posto arriverà a Francoforte Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale. E qualcuno ha ipotizzato che Draghi potrebbe prenderne il posto a Washington. Chi lo conosce bene dice che di sicuro non tornerà in Italia per un incarico politico. Più facile una scelta legata al suo vecchio amore, l’insegnamento. In molti continuano a chiamarlo “professore”.
A strapparlo alla cattedra nel 1991 fu Guido Carli che lo nominò direttore generale del Tesoro su consiglio di Carlo Azeglio Ciampi, all’epoca governatore della Banca d’Italia. Da quella poltrona Draghi ha seguito tutta la stagione delle privatizzazioni e la stesura delle nuove regole sulla finanza, che sfoceranno nel testo unico del 1998, informalmente battezzato con il suo nome.

Nel 2002 ha lasciato l’incarico per andare in Goldman Sachs. A richiamarlo in Italia nel dicembre 2005 è stato il governo di Silvio Berlusconi, che lo ha nominato governatore della Banca d’Italia. L’Istituto Centrale allora fu scosso dagli scandali che costrinsero alle dimissioni Antonio Fazio. Nei sei anni di incarico in via Nazionale, a palazzo Koch, Draghi ha ridato autorevolezza alla banca centrale modificando profondamente il Direttorio. Nel giugno 2011 è avvenuto il suo sbarco alla Bce. Un battesimo non facile.
Il 5 agosto, con una lettera firmata insieme al suo predecessore Jean Claude Trichet, invitò il governo italiano a “rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali”. Un passaggio che porterà alla crisi del governo Berlusconi e alla nascita dell’esecutivo tecnico guidato da Mario Monti. Il 2011 e il 2012 sono stati anni di crisi profonda per l’euro. A tenere in piedi l’economia europea sono state una serie di misure straordinarie: l’introduzione dell’Ltro per finanziare il settore bancario, il taglio dei tassi d’interesse, lo sblocco dell’Esm.
Ma la rivoluzione vera avvenne con il Quantitative easing, con cui la Bce riacquista i titoli di Stato in pancia alle banche immettendo liquidità da destinare al finanziamento di famiglie e imprese. Un programma, rinnovato sino a fine 2018 nonostante le resistenze tedesche, che ha immesso nel sistema circa 2.600 miliardi di euro, pari a quasi il 20% del Pil dell’Unione europea.

Neanche un anno dopo, a settembre scorso, di fronte a un’economia che non riparte e un’inflazione troppo bassa, Draghi non ha esitato a far approvare un nuovo pacchetto di stimoli che include il taglio dei tassi e un secondo Qe da 20 miliardi di euro al mese. I falchi del Nord insorgono ma l’ex governatore della Banca d’Italia tira dritto e lascia in eredità all’Eurotower, per dirla con lui, una serie di misure straordinarie, ‘ampie e flessibili’, che potranno essere utilizzate in qualsiasi momento. “Whatever it takes”, appunto.

Salvatore Rondello

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