venerdì, 15 Novembre, 2019

LA LINEA DI DRAGHI

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L’Eurozona cresce sempre di meno. È l’allarme che arriva dal presidente della Bce Maio Draghi, nella sua ultima audizione al Parlamento Ue prima della scadenza del suo mandato. Il presidente della Bce ha sottolineato come la crescita dei 19 paesi aderenti alla zona euro “ha subito un forte rallentamento, più di quanto avessimo previsto in precedenza”. “Questo rallentamento – ha proseguito Draghi – è principalmente dovuto alla debolezza del commercio internazionale in un ambiente di persistenti incertezze legate alle politiche protezionistiche e ai fattori geopolitici”.

Draghi ha sottolineato che “il Pil dell’Eurozona è ora previsto a 1,1% nel 2019, -0,6 punti dalle proiezioni di dicembre, e 1,2% nel 2020, -0,5 punti da dicembre”. Gli indicatori, infatti, “non mostrano segnali convincenti di un rimbalzo nel breve termine”, mentre i rischi restano orientati al ribasso.

Alla luce delle elevate incertezze, dunque, la politica monetaria della Bce “deve restare accomodante per un prolungato periodo di tempo, indichiamo che disponiamo ancora di spazio per ridurre i tassi se necessario” e il Consiglio resta pronto ad “aggiustare tutti i suoi strumenti se giustificato” dalle prospettive di inflazione, ha aggiunto.

Tra i Paesi più colpiti dal rallentamento Draghi indica la Germania, spiegando che la guerra dei dazi pesa sempre più sul sentiment economico, “e in particolare sul settore manifatturiero, che è più orientato al commercio ed esposto alle influenze straniere”. Ragion per cui “i Paesi che hanno un settore manifatturiero relativamente grande sono più vulnerabili a qualsiasi svolta del ciclo economico globale”. La Germania, ad esempio “rappresenta il 28% del Pil dell’area dell’euro, ma fino al 39% del valore aggiunto manifatturiero”.

Ora, dunque, “ci serve una strategia economica coerente nella zona euro, che completi l’efficacia della politica monetaria”, perciò la Bce è stata unanime nel chiedere “un maggiore contributo alle politiche fiscali”. In vista del rallentamento e dei rischi al ribasso, “i governi con spazio nei bilanci, che affrontano un rallentamento, dovrebbero agire con tempestività, e allo stesso tempo i governi con alti debiti dovrebbero perseguire politiche prudenti e rispettare gli obiettivi Ue”.

Draghi però ha sottolineato anche i passi avanti fatti dalla Eurozona negli ultimi anni. “Quando sono apparso per la prima volta davanti alla commissione Econ, nel dicembre 2011, l’area dell’euro era in piena instabilità finanziaria” ma da allora “ha fatto molta strada in parte grazie al sostegno fornito dalla politica monetaria della Bce”. Draghi ha ricordato come “negli ultimi anni, la Bce ha ripetutamente e chiaramente dato prova della propria disponibilità e determinazione a raggiungere l’obiettivo primario di raggiungere la stabilità dei prezzi, come stabilito nei trattati”. “Questa prontezza e determinazione sono state fondamentali per affrontare la crisi economica e i rischi al ribasso” ha concluso.

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