mercoledì, 18 Settembre, 2019

Belgio: crisi di governo sul Global Compact

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Si è dimesso il Primo Ministro belga Charles Michel, a seguito della crisi di governo innescata dall’uscita dalla maggioranza del N-VA (Nuova Alleanza Fiamminga), formazione fiamminga di stampo nazionalista.

Il ritiro dalla delegazione governativa del movimento fiammingo si è avuto con la firma del Premier belga al Global compact Onu per i migranti, il 13 e 14 dicembre a Marrakech per la conferenza intergovernativa.

Quest’atto politico, dal forte impatto simbolico, ha causato l’uscita dall’esecutivo del partito della destra fiamminga, molto preoccupata di subire la concorrenza, alla propria destra, da parte del Vlaams Belang, tanto più dopo la recente sconfitta alle elezioni amministrative.

Con la crisi politica della maggioranza parlamentare, il premier Michel è rimasto, per pochi giorni, alla guida di un governo di minoranza composto dal partito liberale vallone (del primo ministro) e i cristianodemocratici.

In una situazione così difficile, dal punto di vista della tenuta della coalizione di governo, il Premier ha tentato una difficile navigazione parlamentare, provando a costruire maggioranze a geometria variabile che gli consentissero di approvare la legge di bilancio entro la fine dell’anno e portare ordinatamente il paese alle elezioni generali, già previste per il 26 maggio del 2019.

Michel ha parlato della necessità di dar vita ad un «governo di buona volontà» tra le diverse formazioni politiche.

Tuttavia, di fronte alla mozione di sfiducia, presentata dai Socialisti e dai Verdi (una mozione che poteva raccogliere i numeri sufficienti per mandare a casa l’esecutivo), il premier ha dichiarato: «il mio appello non ha convinto e non è stato capito. Prendo la decisione di presentare le mie dimissioni e la mia intenzione è di recarmi immediatamente dal re».

Di fronte alla concreta possibilità di essere sfiduciato, Charles Michel, il 18 dicembre, ha annunciato in parlamento la decisione di dimettersi nelle mani del Re Filippo.

Il partito della destra fiamminga NV-A ha, da sempre, espresso profonda ostilità verso il Global compact: secondo gli esponenti politici di questo partito le linee guida (non vincolanti) dell’accordo Onu possono stravolgere la legislazione nazionale in materia d’immigrazione.

Una preoccupazione condivisa dal fronte sovranista, dall’Internazionale nera: Marine Le Pen, Matteo Salvini, Steve Bannon si sono già espressi in senso contrario rispetto al Global Compact.

Ma, tra di loro, vi è una differenza fondamentale: Salvini e la Lega si trovano al governo. Nell’esecutivo italiano si confrontano due linee, quella del Premier Conte che ha assicurato la firma dell’Italia (sulla scia del collega belga) e la linea contrapposta della compagine leghista.

Nei prossimi giorni, quando il Governo italiano dovrà esprimersi in maniera definitiva, si capirà se lo “scenario belga” possa essere anche quello italiano (in realtà, la probabilità che ciò accada è davvero molto bassa).

In Belgio, le elezioni generali, a scadenza naturale, saranno tra pochi mesi e la rottura della coalizione di governo, dopo quattro anni, sembra rispondere, più che altro, alla necessità da parte dei Nazionalisti fiamminghi di smarcarsi dagli alleati e riconquistare il terreno elettorale perduto.

Lo stato federale belga, infatti, si presenta come un Paese diviso tra fiamminghi e valloni (con una minoranza tedesca): diviso dalla lingua, al punto tale che vi sono due lingue ufficiali: il neerlandese che è un dialetto fiammingo e il francese, ovvero dialetto vallone; vi è un’ulteriore comunità che è quella di lingua tedesca.

Alle divisioni di tipo linguistico si aggiungono cleaveges religiosi ed economici, con i fiamminghi che godono di una posizione più vantaggiosa.

Per tutti questi motivi, in Belgio, cuore istituzionale dell’Europa nonché giovane Stato federale, in cui convivono e si rinnovano contrapposizioni linguistiche, culturali e sociali, si apre ora un periodo di incertezza: il probabile esercizio provvisorio di bilancio e l’attesa di conoscere le decisioni del Re cui spetta dirimere la matassa della crisi di governo e l’eventuale indizione di elezioni anticipate.

Paolo D’Aleo

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