sabato, 24 Ottobre, 2020

Bella ciao

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L’Italia fu liberata in fasi diverse. La Sicilia già nel 1943, con lo sbarco degli anglo-americani avvenuto poco prima di quel 25 luglio che segnò la caduta di Mussolini, il Sud anche, Roma nel giugno del 1944. Poi si combatté a lungo sui confini della cosiddetta linea gotica e il 25 aprile viene considerata la data della liberazione nazionale dal nazifascismo. Furono gli anglo americani a sconfiggere, partendo dalle zone meridionali, gli eserciti nazisti e quelli fascisti che dipendevano dalla Repubblica di Salò. Ma senza l’apporto delle truppe partigiane, come ebbe a dire Pietro Nenni, subito dopo la riconquista della libertà perduta, l’Italia avrebbe perso la sua dignità e il suo diritto di costruire un futuro democratico. Come fare a non comprendere l’alto valore morale della Resistenza che dal settembre del 1943 era anche difesa patriottica dall’invasione tedesca, praticata contro il legittimo governo Badoglio, investito dal re Vittorio Emanuele IIII alla successione di Mussolini? La Resistenza fu fenomeno pluralista. Ad essa parteciparono, anche in formazione diverse, cattolici, socialisti, comunisti, liberali, monarchici e repubblicani. Fu ad un tempo tre guerre diverse, come ci ha opportunamente ricordato lo storico Claudio Pavone in un suo famoso libro: fu guerra patriottica contro gli invasori tedeschi, fu una guerra civile tra italiani, cioè tra antifascisti e fascisti e fu anche guerra di classe, d’impronta rivoluzionaria. La maggior parte dei resistenti ne combatté una sola, una parte non trascurabile le combatté tutte e tre. Aggiungo che vi furono anche conflitti, aspri e a volte sanguinosi, tra chi combatteva guerre diverse, che si protrassero, in alcune regioni in modo particolare, anche dopo la Liberazione. Tuttavia l’unione delle forze che combatterono il nazi fascismo (nazismo e fascismo furono fenomeni storici diversi, ma dal settembre del 1943 il secondo fu alle dirette dipendenze del primo e la sciagurata alleanza di guerra si trasformò in supina subalternità dell’uno all’altro dopo la liberazione del duce al Gran Sasso) fu alla base della nascita del nuovo stato democratico, che si avvalse della conquista della Repubblica e della promulgazione della Costituzione. I socialisti diedero un contributo essenziale, prima all’antifascismo in un’Italia completamente fascistizzata, con il martirio di Giacomo Matteotti e dei fratelli Rosselli (Carlo, prima di fondare Giustizia e Libertà, era stato a lungo iscritto al Psu di Filippo Turati), con gli esuli francesi, da Turati a Buozzi (che sarà ucciso dai nazisti alla vigilia della liberazione di Roma), a Nenni (a cui la violenza nazista strappò la figlia Vittoria), ma anche col Centro interno di Morandi e Basso. Poi offrendo i suoi uomini alla lotta armata, con l’eroico Sandro Pertini sempre in prima linea, con le Brigate Matteotti di Bonfantini, e tantissimi altri che misero a disposizione la vita per affermare gli ideali di libertà. Pietro Nenni, con la sua costanza repubblicana, fu, molto più dei comunisti, convertiti da Togliatti, in realtà su ordine di Stalin, a un atteggiamento più disponibile nei confronti della monarchia, fondamentale per il trionfo dell’opzione repubblicana il 2 giugno del 1946 e alle contemporanee elezioni per la Costituente il partito socialista sopravanzò i comunisti ottenendo oltre il 20% dei voti. Nella Costituente qualificante fu l’apporto di socialisti quali Lelio Basso, che scrisse di suo pugno alcuni articoli del dettato costituzionale e soprattutto di Giuseppe Saragat che della Costituente fu il primo presidente. Cinque anni determinanti per costruire la nuova Italia, che dalle prime formazioni partigiane dell’estate del 1943 traguardarono l’approvazione della Costituzione repubblicana, anticipati dal contributo tetragono di coerenza e sofferta militanza democratica durante il regime, fanno della storia socialista un segmento di assoluta importanza della storia patria. Per questo, senza odii particolari, senza assurdi e fuorvianti paragoni, senza il bisogno di tornare ad antichi paradigmi ci sentiamo oggi onorati di cantare Bella ciao, la canzone che in questi 75 anni di vita democratica i socialisti hanno intonato in ogni ricorrenza del 25 aprile.

 

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Mauro Del Bue

1 commento

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    Paolo Bolognesi on

    La guerra di classe, anche d’impronta rivoluzionaria, e che si protrasse, in alcune regioni in modo particolare, anche dopo la Liberazione, come scrive il Direttore, ha lasciato profonde spaccature ed “inimicizie” sociali, prolungatesi nel tempo, e fino ai giorni nostri, specie in quelle zone dove la guerra di classe è stata più acuta ed aspra, producendo un “seme della discordia” destinato a trasmettersi dall’una all’altra generazione, e a far sì che il 25 Aprile sia vissuto ancora oggi in maniera diseguale, e anche divisiva, sino ad intendere diversamente il significato di “Bella ciao”, almeno fino a quando qualcuno non riuscirà ad avvicinare e ricucire in qualche modo le opposte ragioni.

    Paolo B. 26.4.2020

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