sabato, 24 Agosto, 2019

Bergoglio sceglie Pechino
e dice no al Dalai Lama

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Bergoglio-Dalai-LamaPechino val bene una messa. Mutatis mutandis, per riqualificare i rapporti diplomatici col gigante cinese, anche Papa Bergoglio ha detto no al Dalai Lama. Per non offendere la Cina, ha difatti rifiutato di incontrare il premio Nobel 1989 per la pace. Il Dalai Lama, leader spirituale dei tibetani, è considerato dai cinesi come il simbolo vivente dell’aspirazione all’indipendenza del Tibet e come tale una sorta di ‘nemico pubblico n.1’ per cui chi lo incontra, fa uno sgarbo grave al governo cinese.

Bergoglio che sta cercando di migliorare i rapporti con la Cina comunista dopo la rottura dei rapporti avvenuta nel 1951, ha pesato i pro e i contro e ha scelto di privilegiare i rapporti con questo Stato autoritario, che fa strame dei diritti civili, pur di migliorare la condizione della minoranza cattolica locale. La Cina oggi ha un potere assoluto sulla nomina dei vescovi, così come è sempre avvenuto nelle dittature comuniste, e controlla strettamente la vita religiosa dei 15 milioni di cattolici locali, che in parte, si riconoscono nel Papa di Roma, tollerandone o meno a suo piacimento la libertà di culto.

La scelta di Bergoglio, che si iscrive in una lunga tradizione di opportunismo diplomatico che ha dato le prove peggiori negli anni terribili del nazismo (Pio XI) quando si preferiva far finta di non sapere quanto stava accadendo agli ebrei, agli zingari, oppure quando (Giovanni Paolo II) allo stesso modo si chiudevano gli occhi sugli orrori della dittatura anticomunista nel Cile di Pinochet, pur di proteggere gli interessi dei cattolici, fa da contraltare ai segnali che sono giunti da Pechino negli ultimi tempi.

Durante il viaggio a Seul, nell’agosto scorso, il governo cinese ha consentito infatti all’aereo papale di sorvolare il territorio della Cina. Un atto di riguardo e Papa Bergoglio, com’è consuetudine in questi casi, ha ringraziato inviando un messaggio al leader Xi Jinping, con gli auguri e la sua benedizione.

La richiesta, ripetuta, di un incontro era giunta in Vaticano nuovamente nei giorni scorsi in previsione del XIV vertice mondiale di Premi Nobel per la pace da oggi (12 dicembre) al 14 a Roma.

La Cina conduce da decenni una feroce repressione contro i tibetani e ogni sorta di pressione sui governi di tutto il mondo per evitare che incontrino il Dalai Lama. Una strategia di successo visto che negli ultimi 10 anni anche nessun primo ministro italiano lo ha ufficialmente incontrato. Tra le eccezioni quella dell’esponente dei Radicali, Emma Bonino, quando era ministro del commercio estero (2006-2008) incontrandolo ufficialmente al suo arrivo, il 12 ottobre 2006, nella Capitale all’aeroporto militare di Ciampino. Anche il vertice in corso si svolge a Roma dopo il rifiuto di ospitarlo da parte del Sudafrica. Il Summit inizialmente previsto per il 13-15 ottobre a Città del Capo è stato spostato dopo che Pretoria aveva negato il visto al Dalai Lama per non irritare la Cina.

Carlo Correr

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