mercoledì, 21 Ottobre, 2020

Berlusconiade

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“Silvio ci manchi” era il cartello che lo ha fatto innamorare. “Meno male che Silvio c’è” è diventata addirittura una canzone. Ormai non ci si può stupire di nulla. Neanche che a parlare di sé si sia presentato proprio lui. E che quando, spesso, pronunciava il suo nome in terza persona gli luccicassero gli occhi. Berlusconi è ormai la rappresentazione di se stesso. Che solo lui può fare. Capita ai leader in crisi, che si sentono contestati, isolati, braccati. Non si fidano che di loro stessi. Si rintanano nella loro decantazione. Così Berlusconi senza alcun pudore ha voluto annunciare nell’ordine: che il partito, che lui fondò da un predellino di un’auto, è stato abolito e si torna a Forza Italia anche perché chiamarsi pidiellini non tira, azzurri si, che le cariche sono tutte azzerate, tranne la sua, e che a lui è demandato il potere di proporre i nuovi organigrammi, che i rappresentanti del partito al governo non si sono presentati all’incontro perché lo ha deciso lui e che però tutti sono d’accordo con lui, anche quelli che non lo sono. Questi ultimi hanno tempo fino all’8 dicembre, data di riunione del Gran Consiglio del defunto Pdl, per aderire al suo progetto. Mai si era levato da un partito politico un appello così unilaterale. Si smantella e si trasforma un partito in un altro come si cambia macchina, o predellino, si cambia il voto sul governo con un balzo di ciglia, si sostituiscono segretari senza alcun ritegno, anche quando è evidente il dissenso, e quest’ultimo viene assorbito in un sorriso da ammagliatore in stile televendita. La Berlusconiade continua. I lealisti plaudono, gli innovatori o filo governativi tacciono. Fino a quando?

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