domenica, 23 Febbraio, 2020

Bettino Craxi una storia per la sinistra italiana

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“Hammamet”, il film in questi giorni nelle sale cinematografiche ad opera di Gianni Amelio, straordinariamente interpretato da Favino, ha il merito di aver smosso un interesse che, ci auguriamo, porti a una revisione dei giudizi su Craxi e l’intera comunità dei socialisti.
L’aver privilegiato, nel film, il risvolto privato della sua vita, conferisce alla ricostruzione una tale drammaticità da suscitare un sentimento di umana compassione (secondo il senso originale cum patior – patire con). Una riflessione sul valore della libertà rispetto alla garanzia della propria vita.
La mia libertà equivale alla mia vita: quanto attaccamento profondo ai valori contiene questa semplice frase, solo a volerla comprendere!
Ben inquadrata dalla frase di Craxi-Favino “mia figlia vorrebbe aggiungere giorni alla mia vita, io mi accontenterei di aggiungere vita ai miei giorni” !!
Questi sono gli elementi che, una volta depositata la polvere d’odio, sono degni di analisi e riflessione seria, utili per storicizzare l’opera di una personalità che, piaccia o meno, ha segnato nel profondo la recente storia politica nazionale.

Il 19 gennaio ricorrerà l’anniversario della morte di Bettino Craxi: i tempi sono maturi per riaprire una discussione politica sul ruolo di Craxi e sulle vicende che hanno contraddistinto quella precisa che non può, miseramente e vigliaccamente, essere relegata alle sole vicende giudiziarie.
Se guardiamo ad ieri con l’esperienza dell’oggi, innegabilmente dobbiamo asserire che sicuramente Craxi ha rappresentato il capro espiatorio di un sistema politico.
La storia breve ci ha consegnato una verità fattuale per cui tutto il sistema politico si reggeva sul finanziamento illecito. Craxi fu l’unico in Parlamento ad affermare una verità conosciuta cui nessuno ebbe il coraggio di controbattere.
E qui si genera il mostro dell’ipocrisia. Nel ricordare un fatto noto non smentibile, egli ha finito per assumere sulla propria persona tutte le responsabilità di sistema nella pavidità generalizzata di DC e PCI soprattutto. Con taluni scioccamente convinti che lo scontro politico a sinistra sarebbe stato risolto dai giudizi delle aule di tribunale.
L’errore profondo, che ancora oggi paghiamo con la radicale affermazione dell’antipolitica, fu proprio quello di credere che lo strumento giudiziario fosse la via maestra per regolare un confronto che era tutto e solo politico.
Siamo sempre alla “finzione” che una attività politica possa essere svolta in modo “astratto”, senza una necessità di organizzazione. Non è così lo abbiamo visto e lo sappiamo. La politica ha bisogno di organizzazione, strutture e lavoro e richiede inevitabilmente di essere finanziata.
Tra l’altro dovremmo riflettere seriamente sulla foga giustizialista che si scatenò, culminata nell’indegno lancio di monetine davanti al Raphael contro Craxi, mentre oggi, difronte al ladrocinio di 49 milioni di euro perpetrato dalla Lega, a danno di tutti i cittadini, si registra una diffusa apatia ed una sorta di tacita accettazione. Dove sono finiti l’indignazione mediatico popolare ed il furore moralisteggiante del Raphael?
Occorre dunque discernere fra il rilievo di natura penale ed il rilievo politico delle vicende del periodo,
Serve riflettere sull’opera di Craxi come leader del socialismo italiano e Presidente del Consiglio e dire che fu positiva ai fini della crescita economica e civile del paese e del consolidamento della democrazia italiana.
Riflettere su ciò significa parlare delle sue straordinarie capacità e intuizioni, di una stagione contrassegnata dal riformismo teorico e pratico, fra le altre della vicenda di Sigonella, la battaglia vinta sul referendum sulla scala mobile, la campagna per salvare la vita di Aldo Moro (vogliamo dirlo che la fine di Moro e di Craxi sono l’alfa e l’omega della crisi della politica italiana?), il sostegno solidale ai partiti socialisti in esilio durante le dittature in Spagna, Portogallo e Cile tra gli altri, del legame profondo con l’Occidente e una politica attiva nel Mediterraneo (oggi dove siamo??), il rifiuto netto del massimalismo sociale, del giustizialismo ideologico e di ogni sovranismo, antisemitismo e razzismo.
Per inciso, il patriottismo socialista di Craxi niente ha a che vedere il col sovranismo becero di Lega e FdI, che altro non sono che chiusura ed odio per l’altro. Quindi caro Salvini giù le mani da Craxi.
A rigor di logica questa riflessione è un imperativo per l’intera sinistra italiana.
Tanto più vero se pensiamo come l’attuale sinistra sul piano economico e sociale abbia oscillato fra un incerto gradualismo e il massimalismo, mentre sul piano dei diritti è andata a zig-zag fra il giustizialismo e un timido ed incoerente garantismo.
C’è bisogno di una verità che faccia bene non solo a Craxi, ma anche agli italiani.

Aldo Repeti
Direziona Nazionale PSI
Segretario Provinciale di Livorno

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