martedì, 2 Marzo, 2021
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Biden-Trump, due papi in Usa. La lotta si delinea durissima

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Due papi. Alle volte la saggezza popolare, anche involontariamente, anticipa la storia. Negli anni ‘Ottanta vicino a San Pietro, a Roma, accanto a piazza Pio XI, c’era un bel ristorante dal nome strano: «Ai Due Papi». In quegli anni si fantasticava sul futurismo del 2000, si parlava di astronavi, di robot parlanti ma nessuno metteva in discussione l’assioma della Chiesa Cattolica: un solo papa a San Pietro!
Invece nel 2013 è accaduto l’imprevedibile. Papa Benedetto XVI si è dimesso, il conclave ha eletto come successore Francesco. Da allora in Vaticano convivono due pontefici: Francesco e Benedetto XVI, il primo come guida effettiva della Chiesa Cattolica, il secondo come “papa emerito”, cioè pensionato. Alle volte la convivenza è perfetta altre volte può diventare turbolenta.
Un analogo dualismo si sta ripetendo negli Stati Uniti d’America tra Joe Biden e Donald Trump, tra il nuovo presidente democratico e il predecessore repubblicano. Il 21 gennaio Trump, lasciando la Casa Bianca, ha vaticinato: «Torneremo in qualche modo». Fino a qualche giorno prima aveva bellicosamente contestato Biden: è un «presidente illegittimo» perché arrivato alla Casa Bianca con «elezioni rubate». Tutti i controlli sul voto del 3 novembre avevano assegnato la vittoria a Biden ma Trump continuava a contestare la correttezza delle votazioni con parole infuocate, così si è arrivati all’impensabile.
Il 6 gennaio migliaia di estremisti trumpiani hanno marciato su Washington e hanno assaltato il Congresso proprio nel giorno nel quale il Parlamento americano era impegnato a certificare e proclamare la vittoria del candidato democratico. I manifestanti hanno sfondato i cordoni di controllo della polizia e sono penetrati all’interno del Congresso, lo hanno occupato per alcune ore impedendo temporaneamente la proclamazione del nuovo presidente.
È stata una profonda ferita inferta alla democrazia americana, quasi un colpo di Stato. Trump ha invitato i suoi sostenitori oltranzisti ad evitare violenze e a tornare pacificamente a casa. Ma non ha fatto marcia indietro sulle gravi accuse di brogli elettorali.
Biden ha cercato di sanare le ferite, di riunificare un paese spaccato politicamente in due: «La democrazia ha prevalso», ha chiesto a tutti gli americani di aiutarlo «nell’unire il Paese». Il nuovo presidente ha promesso: «Metterò tutta la mia anima per riunire la nazione». Contemporaneamente ha attaccato con decisione l’ex presidente populista e sovranista: «Esiste la verità ed esistono le bugie, dette per potere, per profitto». Ha chiamato alla lotta per «sconfiggere le bugie» e ha delineato il suo programma di governo: «Uniti contro i nemici che affrontiamo, l’odio, l’estremismo, l’illegalità violenta, le malattie, la disoccupazione, la mancanza di speranza: con l’unità possiamo fare cose importanti».

Lo scontro è furente. La Camera dei rappresentanti, a maggioranza democratica, ha approvato la messa in stato di accusa di Trump. L’accusa è di «incitamento all’insurrezione» per il comizio che ha innescato l’assalto al Congresso. Alexandra Ocasio-Cortez ha raccontato i momenti drammatici dell’irruzione dei rivoltosi nel Parlamento. La giovane deputata democratica, icona della sinistra radicale americana, si era nascosta nel bagno del suo ufficio terrorizzata. Un manifestante prendeva a pugni la porta del bagno e urlava: «Lei dov’è? Lei dov’è?». Ha ricordato ancora scossa: «Ho pensato che tutto fosse finito, ho pensato che sarei morta». I legali dell’ex presidente hanno negato l’istigazione all’assalto del Campidoglio: la richiesta di impeachment «è incostituzionale» e va respinta. Il Senato a metà febbraio ha salvato Trump bocciando la richiesta di impeachment.
Il nuovo presidente deve affrontare problemi enormi: un paese spaventato da circa 500.000 morti causati dal Coronavirus, devastato dalla chiusura di una valanga di aziende e dalla disoccupazione di massa, tramortito dalla compressione dei diritti delle minoranze dell’epoca trumpiana.
Biden, però, dovrà fare i conti anche con i passati errori dei democratici, soprattutto quelli di Bill Clinton: la globalizzazione senza vincoli dalle pesantissime conseguenze sociali, l’impoverimento del ceto medio e dei lavoratori, il welfare (soprattutto la sanità) ridotto ai minimi termini. Trump su questi problemi, sul disagio del ceto medio bianco, sulla lotta contro le élite ha costruito il suo successo politico anti sistema. Da questa trincea continuerà a dare battaglia per tentare una nuova scalata alla presidenza tra quattro anni. Gli Usa avranno due papi: Biden a Washington nella Casa Bianca, Trump a Palm Beach nella sua lussuosa villa di Mar-a-Lago. La lotta tra i due papi si delinea durissima.

 

Rodolfo Ruocco

(Sfogliaroma)

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