martedì, 1 Dicembre, 2020

Bielorussia, è sciopero nazionale ad oltranza

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In Bielorussia è stato proclamato lo sciopero nazionale a oltranza dopo che il contestato presidente, Aleksandr Lukashenko, ha ignorato l’ultimatum della leader dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya che aveva chiesto le sue dimissioni e la liberazione dei prigionieri politici entro il 25 ottobre.
L’uomo forte di Minsk, rieletto il 9 agosto in elezioni macchiate da brogli e dalla persecuzione degli oppositori, continua da mesi a ignorare le richieste della piazza ed messo in atto una dura repressione. Nella scorsa domenica, l’ennesima di proteste, sono stati fermati oltre 500 manifestanti.

Secondo la Ong per i diritti umani, Viasna, sarebbero almeno 240 le persone arrestate ieri, nel primo giorno dello sciopero nazionale, che ha visto incrociare le braccia e scendere in strada in diverse zone del Paese operai, piccoli commercianti, pensionati e studenti. Questi ultimi sono stati i veri protagonisti della giornata a Minsk con cortei vicino alle università.
Ieri, Svetlana Tikhanovskaya, ritenuta la vincitrice morale delle presidenziali ma costretta all’esilio in Lituania dopo aver chiesto nuove elezioni, ha annunciato: “Oggi inizia lo sciopero della gente. Dipendenti di fabbriche di Stato e aziende, lavoratori dei trasporti e minatori, insegnanti e studenti sono entrati in sciopero da questa mattina”.
Non è chiaro in quanti abbiano aderito allo sciopero, anche per via del controllo pervasivo del regime sull’informazione. In Bielorussia, inoltre, il 70 per cento dell’economia è in mano allo Stato che sta usando ogni mezzo per fare pressione su operai e dipendenti del settore pubblico. Secondo testimoni oculari, citati dal sito Onliner, la polizia ha dispiegato uomini e mezzi di pattuglia all’ingresso delle maggiori fabbriche, tra cui la Grodno Azot e gli impianti di produzione auto e trattori di Minsk.

Le autorità hanno dichiarato che lo sciopero non ha avuto seguito: la portavoce del governo, Aleksandra Isaeva, ha assicurato che tutte le società hanno lavorato “come da routine”. Il capo della Confederazione dei sindacati democratici, Aleksandr Yaroshuk, ha reso noto che alcuni sindacati erano pronti a scioperare, poi ha spiegato: “E’ difficile dire quanto lontano sia disposta ad andare la gente vista la massiccia pressione da parte delle autorità”.
Tikhanovskaya, in un video messaggio su Youtube, ha lodato ‘l’incredibile livello di solidarietà’ tra i bielorussi, ha detto che sono stati raccolti oltre 7 milioni di dollari in sostegno a chi aderisce all’iniziativa e ha promesso che lo sciopero continuerà. In un post su Telegram ha poi ringraziato chi sta partecipando: “Abbiamo superato la paura che il regime possa sopprimere la protesta”.
La lotta dei bielorussi per la libertà è encomiabile, ma chi ha il potere in Bielorussia continua ad esercitarlo con forza opprimente, finché, come direbbe il Carducci: “…ribellione, forza vindice della ragione.”

 

Salvatore Rondello

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