mercoledì, 30 Settembre, 2020

Bielorussia, la partita elettorale non è ancora chiusa

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Sembravano elezioni scontate quelle previste domenica 9 agosto in Bielorussia. Aleksander Lukashenko, il Presidente dittatore in carica dal 1994, aveva la strada in discesa per il suo sesto mandato.

 

Nelle scorse settimane erano stati arrestati i suoi principali avversari, l’imprenditore Babarika e il leader dell’opposizione  Tikhanovski mentre l’ex ambasciatore negli Stati Uniti Tsepkala, che era intenzionato a candidarsi, era scappato appena in tempo prima di essere imprigionato. Lukashenko era riuscito a superare anche il problema della diffusione del coronavirus con il suo negazionismo che aveva toccato punte pericolose quando in piena pandemia aveva autorizzato una parata militare, con folta presenza popolare, in ricordo della vittoria sul nazismo, ma anche punte tragico-comiche quando lui stesso era stato colpito dal virus. Poi fortunatamente ristabilitosi, si era dedicato, come sua abitudine, alla repressione delle manifestazioni di malcontento che pur tra mille difficoltà erano state organizzate contro la sua dittatura e per promuovere la democrazia nel Paese. Ma le 60.000 persone che sono scese sulle strade a Minsk pochi giorni fa, in una manifestazione  di protesta di cui non si ricordano dimensioni più grandi, dimostrano  che in Bielorussia la partita elettorale per le presidenziali del 9 agosto non è ancora chiusa. I cittadini di Minsk hanno sfilato in appoggio alla candidatura di Svetlana  Tikhanovskiya moglie del leader dell’ opposizione incarcerato che ha accusato Lukashenko di pratiche antidemocratiche e di aver fatto arrestare ingiustamente tutti i suoi oppositori. Una donna di grande coraggio, casalinga che parla un linguaggio semplice e diretto e  che sembra riuscita a  unire sotto la sua candidatura tutti quelli che nel Paese non sopportano più  la dittatura di Lukashenko.

 

Oltre al controllo dei media e degli apparati repressivi da parte dell’attuale Presidente, la Tikhanovskiya dovrà fare i conti anche sulla regolarità delle elezioni e su eventuali brogli che non stupirebbero gli osservatori internazionali.  Vi è inoltre un’altra strana vicenda accaduta la scorsa settimana della quale non di capiscono ancora bene i contorni. Sono stati arrestati con l’ accusa di terrorismo 33 uomini della Wagner, la compagnia di mercenari russi presente in molte realtà, come Siria e Libia, dove la Russia ha interessi strategici. Putin ne ha già richiesto la liberazione negando coinvolgimenti negli affari interni della Bielorussia. Ma i servizi segreti di Lukashenko hanno rinnovato le accuse e questa situazione rischia di essere compromettente per la relazioni con Mosca. Quello che non si capisce è se questa sia l’ultima mossa elettorale prima del voto per dimostrare all’opinione pubblica l’indipendenza da Mosca o non sia addirittura stata concordata con Putin per questo motivo visti i legami stretti esistenti tra Russia e Bielorussia.

 

Alessandro Perelli

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