mercoledì, 30 Settembre, 2020

Bielorussia. L’ennesima recita tragicomica di Lukashenko

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L’ultimo dittatore europeo non si è smentito. Alyaksandr Lukashenko ha prima eliminato incarcerandoli una decina di candidati che potevano dargli fastidio, poi ha represso, facendo arrestare migliaia di oppositori, le manifestazioni di protesta che si svolgevano nelle piazze fermando, tra l’altro numerosi cineoperatori e reporter trai i quali un italiano, poi ha gestito con il suo apparato l’organizzazione delle elezioni presidenziali che non si sono svolte con la minima garanzia di partecipazione libera. Infine ha curato con i suoi supporter lo spoglio delle schede. Il risultato che sarà ufficializzato domani o dopodomani parla ovviamente di vittoria schiacciante con circa l’ottanta per cento di consensi. In Bielorussia si è svolta l’ennesima recita tragico comica. Svjatlana Tikhanovskiya, moglie di uno dei leader dell’opposizione imprigionato, ha, secondo i dati della Commissione elettorale controllata da Lukashenko, riportato solo il 10% delle preferenze.

 

Ma quello che è avvenuto subito dopo le elezioni presidenziali, che si sono svolte domenica 9 agosto, è significativo del clima e della situazione. Il lunedì la Tikhanovskiya, dopo una riunione del suo comitato elettorale in cui aveva affermato di non riconoscere la vittoria di Lukashenko, era stata trascinata nell’ufficio della Commissione elettorale dove era rimasta per alcune ore. Non si sa bene cosa sia accaduto di preciso . L’unica cosa certa è stata la registrazione di un video in cui la Tikhanovskiya legge un biglietto in cui dice ai manifestanti ,che intanto avevano riempito le strade di Minsk, di interrompere la protesta e rispettare la legge e il risultato delle elezioni. Ma il rinnovato tentativo di ” normalizzare” la situazione non è servito molto anche perché risultava chiaramente forzato e imposto con le minacce. Il risultato è stata la ripresa della protesta che ha già causato migliaia di arresti. Svjatlana Tikhanovskiya invece, il giorno dopo ha scelto la strada dell’ esilio in Lituania. Lo ha fatto a malincuore per aver abbandonato i cittadini in lotta contro il dittatore ma lo ha fatto per i suoi figli e per la sua debolezza nell’affrontare uno stato opprimente che le aveva già incarcerato il marito. Come non comprendere le sue ragioni? Ma anche questo gesto non ha fermato l’ opposizione che parla di risultato falso e manipolato nelle elezioni e rinnova la richiesta di libertà e di democrazia. L’ impressione è che questo sesto mandato così fortemente ricercato da Lukashenko e iniziato con la repressione e il sangue degli oppositori non sarà un facile percorso.

 

Oltre a non spegnere la voglia di cambiamento dei bielorussi che continuano a riempire le strade di Minsk, le ripercussioni internazionali su quanto avvenuto possono costituire per il dittatore un problema non sottovalutabile. Da una parte l’Europa che ha già criticato la gestione delle elezioni e gli arresti degli oppositori. Dall’altra la Russia, legata economicamente al regime, ma che potrebbe cercare di favorire una situazione come quella verificatasi in Crimea. E di questo Alyaksandr Lukashenko indubbiamente ha un certo timore avendo fatto arrestare a Minsk poco prima del voto una trentina di mercenari della Wagner, la compagnia sotto controllo di Putin che la Russia utilizza in zone di particolare interesse come la Siria e la Libia.

 

Alessandro Perelli

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