martedì, 20 Ottobre, 2020

Bielorussia, l’impasse UE a causa di Cipro

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Nell’Unione Europea, in politica estera, le decisioni devono essere prese all’unanimità. Questo è un pregio perché serve a dimostrare l’unità di intenti su rilevanti questioni di livello internazionale, ma anche un limite perché basta il dissenso di uno dei componenti per bloccare l’operatività su temi molto importanti. È il caso della Bielorussia per la quale i Ministri degli Esteri dell’Unione riunitisi lunedì non sono riusciti a superare lo stallo delle sanzioni contro il regime di Lukashenko a causa della contrarietà di Cipro. Le sanzioni erano dirette a una quarantina di funzionari che si erano resi autori di palesi frodi elettorali durante le recenti elezioni presidenziali e per le inammissibili e violente repressioni contro l’opposizione. Nikos Christodoulides per la Repubblica cipriota sì è infatti opposto a questa decisione non perché la ritenesse sbagliata ma perché, a suo dire, le sanzioni contro le violazioni dei valori europei non possono essere “a la carte” ma devono essere coerenti. Evidente il suo riferimento alla Turchia e alla necessità che venga perseguita la sua politica di espansione e di egemonia nel Mediterraneo. Come evidente è stato l’apprezzamento della Grecia al Ministro cipriota anche se Atene ha preferito non manifestare la sua contrarietà per ragioni diplomatiche legate ai rapporti di grande amicizia con i partners europei dopo il salvataggio dalla bancarotta da essi effettuato. Starà ora al Presidente del Consiglio europeo Charles Michel e alla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che nella mattinata di lunedì avevano incontrato a colazione con i Ministri degli Esteri Svetlana Tikhanovskiya, la candidata dell’opposizione alle elezioni presidenziali bielorusse del 9 agosto, poi fuggita in Lituania, trovare una soluzione nei prossimi giorni per uscire dall’impasse. L’occasione i potrebbe essere il vertice dei leader europei previsto per l’inizio di ottobre come ha dichiarato Joseph Borrell Alto rappresentante per gli Affari Esteri e la sicurezza, ma il problema rimane complesso e non risolvibile con generici richiami all’unità e con dichiarazioni di principio. Erdogan infatti, che sente puzza di bruciato, ha deciso di ritirare dalle acque territoriali rivendicate dalla Grecia le navi da guerra inviate e all’eventualità di sanzioni risponde con il ricatto di non trattenere più sul suo territorio le migliaia di profughi e clandestini che vorrebbero raggiungere il territorio europeo. Ed è noto che soprattutto la Germania rimane molto sensibile a questa eventualità e vorrebbe evitare che le sanzioni la provocassero. Ma l’Unione Europea, su temi come questo, deve avere una posizione univoca per non perdere credibilità e ruolo e dimostrarsi impotente o altalenante. Ursula von der Leyen ne è assolutamente convinta e la sua Presidenza non può essere frutto di compromessi e di scelte che ledano il legittimo diritto alla sovranità degli Stati dell’Unione.


Alessandro Perelli

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