martedì, 2 Marzo, 2021
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Bielorussia, Lukashenko l’ultimo dittatore d’Europa

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Come succede ormai da sei mesi, dal 9 agosto dello scorso anno quando si svolsero le elezioni politiche falsificate nella gestione e nei risultati dal regime, anche in questo fine settimana i bielorussi scenderanno in piazza e nelle strade per manifestare la loro protesta contro Aljaksandr Lukashenko. Lo faranno non solo nella capitale Minsk ma anche in molte altre città sfidando la repressione, gli arresti, le violenze delle forze speciali usate dal dittatore contro di loro. in questi sei mesi Lukashenko le ha tentate tutte per cercare di delegittimare la protesta dei cittadini. Dalle accuse di interferenza dell’Europa e degli USA negli affari Interni con i manifestanti come strumenti, alle minacce per l’indipendenza del Paese, al tentativo di sovvertire le istituzioni, alle denunce per reati inesistenti per tenere in carcere gli oppositori. I bielorussi non si sono fatti intimidire continuando a non riconoscerlo più come Presidente, chiedendo immediate nuove elezioni.  Svjatlana Tikhanovkaja che lo aveva sfidato e probabilmente sconfitto il 9 agosto scorso, poi riparata in Lituania, leader dell’opposizione, continua a tenere alta l’attenzione internazionale per quanto sta avvenendo e all’interno dell’Unione Europea l’isolamento del regime cresce ulteriormente anche con la previsione di nuove sanzioni. La violenza della polizia si sta facendo sempre più forte: una decina sono le vittime ma molti di più i dispersi. Ormai a manifestare non sono più solo gli attivisti e i giovani ma nelle piazze di ritrovano cittadini di tutte le età mente crescono le defezioni all’interno degli apparati di sicurezza di Lukashenko. Pochi giorni fa è iniziato il processo per due reporter, Kataryna Chultzova e Darya Andreyeva che avevano filmato le manifestazioni di protesta a Minsk. Avevano fatto il loro loro lavoro ma sono state accusate di connivenza politica con gli oppositori e di aver fomentato, con il loro atteggiamento,  le azioni di rivolta. Rischiano fino a tre anni di carcere. La Baj (associazione dei giornalisti della Bielorussia) ha denunciato il continuo uso della repressione nei confronti degli operatori dell’informazione, di cui undici sono attualmente incarcerati. Negli ultimi due anni più di quattrocento sono stati i giornalisti fermati e arrestati mentre sono ormai diventate una prassi le minacce nei loro confronti. La leader dell’opposizione Svjatlana Tikhanovkaja, in un’audizione in videoconferenza in una seduta della Commissione Esteri di Montecitorio ha chiesto l’intervento dell’Italia, quale membro influente dell’ONU dell’Unione Europea, per aumentare le sanzioni verso Minsk.  In questa situazione alcuni membro polacchi del Parlamento europeo hanno criticato la decisione del Presidente Sassoli, presa su indicazione del responsabile esteri della Commissione Europea Borrell, di non aprire a Bruxelles un ufficio dell’opposizione bielorussa. E proprio Borrell è stato accusato di un atteggiamento troppo tiepido nei confronti di Mosca che continua a legittimare  Lukashenko ormai definito “l’ultimo dittatore d’ Europa” . La riforma costituzionale promessa  si sta rivelando l’ennesima pretesto per non tornare alle urne e dare la possibilità, in una elezione regolare e controllata da osservatori esterni europei, al popolo di scegliere liberamente il proprio futuro rispettando i diritti di libertà e democrazia oggi calpestati.

 

Alessandro Perelli

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