domenica, 12 Luglio, 2020

Bielorussia, Lukashenko punta al sesto mandato

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Come era ampiamente nelle previsioni, Alexander Lukashenko, Capo dello Stato della Bielorussia ininterrottamente dal 1994, punta al sesto mandato e ha annunciato di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali di agosto. Grazie ad una modifica costituzionale Lukashenko si prepara alla rielezione con la repressione di ogni dissenso interno come dimostrano le centinaia di arresti tra gli oppositori e la negazione delle più elementari libertà civili che fanno della Bielorussia un Paese dove lo stato di polizia la fa da padrone. Insieme alla corruzione che rappresenta ormai una consuetudine nell’apparato pubblico e in quel poco di imprenditoria privata che ancora esiste, come ampiamente accaduto nel settore delle telecomunicazioni e denunciata dal Gruppo di controllo del Consiglio d’Europa. Contro questo stato di cose hanno dimostrato un migliaio di persone pochi giorni fa nelle strade della capitale Minsk, protestando per la ricandidatura di Lukashenko.

Tra i manifestanti c’era il capo dell’opposizione Mikalay Statkevich, già sfidante di Lukashenko nelle precedenti elezioni del 2010, poi incarcerato per cinque anni, per manifestazione sovversiva, avendo promosso una protesta per l’irregolarità del voto. La maggior parte dei manifestanti di Minsk aveva la mascherina per il diffondersi del contagio da coronavirus che affligge in modo preoccupante la Bielorussia ma che Lukashenko continua a considerare una “psicosi” diventando uno dei campioni del negazionismo nel mondo.

In questo modo, oltreché per la propaganda personale, si spiega la sua decisione di confermare la grande parata militare svoltasi con massiccia partecipazione popolare, il nove maggio, per festeggiare i 75 anni dalla cacciata dell’esercito nazista dal territorio bielorusso. Parata a cui anche Mosca ha deciso di non partecipare proprio per i rischi causati dal propagarsi del virus. Il premio Nobel per la letteratura Svetlana Aleksievich ha denunciato la gravità di questa situazione accusando il regime di Lukashenko di minimizzare , attraverso il controllo degli organi di stampa, il fatto che il contagio di stia diffondendo e che gli ospedali siano pieni di infetti, le strutture sanitarie insufficienti e medici e infermieri sprovvisti delle indispensabili misure di sicurezza.

Una situazione, ha fatto presente la Aleksievich, che ricorda quella di Chernobyl, quando, pur in presenza della contaminazione nucleare, l’allora regime comunista decise di confermare le  manifestazioni in onore del primo maggio. Ma Aleksander Lukashenko continua come se niente fosse nella campagna elettorale che dovrebbe ad agosto trasformare definitivamente la Bielorussia in una vera e propria monarchia assoluta anche se formalmente travestita da repubblica.

Alessandro Perelli

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