sabato, 7 Dicembre, 2019

Bielorussia, maggioranza ‘bulgara’ conferma Lukashenko

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È noto che votazioni con una maggioranza schiacciante sono definite “bulgare” in riferimento al modo in cui avvenivano in quel Paese sotto il regime comunista. Oggi però potrebbe aggiungersi la definizione “bielorusse” per elezioni in cui tutti gli eletti sono dei partiti governativi. È accaduto proprio così domenica 17 novembre quando si è votato per il rinnovo del Parlamento della Repubblica che ha per capitale Minsk. Sui 110 membri dell’Assemblea parlamentare nessun rappresentante dei partiti dell’opposizione è riuscito a farsi eleggere rafforzando così il potere e la posizione del Presidente Aleksander Lukashenko che dal 1994 guida il Paese. Almeno nella precedente tornata erano stati eletti due deputati dei partiti anti Lukashenko. Questa volta nessuno anche perché per candidarsi c’era bisogno del consenso del Governo e i due non l’hanno ottenuto come non l’hanno ottenuto vari esponenti dell’opposizione incarcerati nei mesi scorsi in seguito alla politica repressiva del Presidente della Bielorussia. Una specie di farsa,insomma, che la percentuale dei votanti, circa il 76%, pur alta non riesce a mascherare. D’altra parte brogli e irregolarità sono stati denunciati non solo dai circa trecento giovani manifestanti che hanno avuto il coraggio di manifestare a Minsk davanti alla sede della commissione elettorale e dal leader dell’opposizione Nicolai Statkevic, ma anche dagli osservatori e dai supervisori dell’Osce (organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea) che hanno riscontrato “gravi violazioni dei diritti democratici”. Lukashenko naturalmente si è detto molto soddisfatto dei risultati ed anzi ha annunciato che intende candidarsi per un altro mandato nel 2020 quando scadrà la sua Presidenza. Il Paese vive una profonda crisi economica. I salari medi sono di circa trecento dollari, la valuta nazionale si è svalutata oltre il 30%, i prezzi dei generi di consumo nei negozi sono aumentati notevolmente,la corruzione dilaga, il malcontento al di là delle rassicurazioni del regime è sempre più diffuso. Ma le manifestazioni di protesta cono considerate antinazionali e vengono represse e la società civile è costretta ad agire e ritrovarsi di nascosto per evitare repressioni da parte della polizia. L’unico grande atout di Lukashenko è rappresentato dal solido legame politico che lo unisce a Putin, al quale offre il territorio della Bielorussia per il passaggio del petrolio e del gas russo. Una situazione, quella della Bielorussia, incompatibile con i valori di libertà e di democrazia dell’Europa, verso la quale si rivolge per una possibile adesione ma che ovviamente rimane impraticabile visto quello che sta succedendo.


Alessandro Perelli

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