lunedì, 26 Ottobre, 2020

Bielorussia, non è più un affare interno di Mosca

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Una cosa è certa: il futuro della Bielorussia non è più un affare interno di Mosca. È questa la lezione che viene dagli ultimi avvenimenti. La versione “ufficiale” che ha visto il dittatore Lukashenko trionfare alle ultime recenti elezioni presidenziali con oltre l’ottanta per cento dei suffragi e la principale avversaria Tikhanovskaja, poi scappata in Lituania, a poco più del nove per cento, contrasta chiaramente con la realtà degli scioperi e delle manifestazioni di proteste indetti. L’ ultima di due giorni fa a Minsk veramente oceanica con decine di migliaia di persone a invocare libertà e democrazia. Non è tanto il confronto con le poche migliaia di bielorussi convocati in piazza da Lukashenko per festeggiare la ” vittoria” a far notizia quanto la sensazione che il dittatore sua in palese difficoltà forse per la prima volta.

 

L’Unione Europea gli ha chiaramente voltato le spalle e addirittura un suo membro, la Lituania, ha dato la disponibilità, con tanto di ufficializzazione da parte del suo Ministro degli Esteri, ad accogliere la sua principale oppositrice, Svetlana Tikhanovskiya, in fuga dal Paese e moglie di uno dei leader dell’opposizione incarcerato a Minsk. A questo punto Lukashenko ha capito che senza l’ombrello di Putin non avrebbe retto la situazione e si è affrettato a ricorrere al suo aiuto facendogli balenare lo spauracchio di una nuova Ucraina, oltre a ricordargli i legami economici legati soprattutto al passaggio del gas russo sul suo territorio.

 

Inoltre, per dimostrargli la sua amicizia ha subito liberato e riconsegnato la trentina di mercenari della Wagner, la compagnia utilizzata da Putin in Siria e Libia, arrestati nei giorni scorsi e usati in campagna elettorale come dimostrazione dell’ indipendenza da Mosca. Ma lo stesso Putin rimane molto dubbioso sull’aiuto richiesto da Lukashenko, visto gli ondeggiamenti del dittatore negli anni scorsi. Più che a un intervento come quello fatto in favore di Assad, infatti, Putin potrebbe pensare alla costruzione di un nome nuovo, ovviamente fedele, da presentare in nuove elezioni considerato Lukashenko ormai indifendibile.

 

Frattanto la Tikhanovskiya , in un nuovo messaggio alla Nazione, ha detto di essere pronta a prendersi le proprie responsabilità di leader dell’opposizione e a lavorare per un Governo di transazione che porti la Bielorussia a nuove elezioni sotto controllo internazionale. La strada sembra proprio essere quella di un futuro per il Paese che non sia affidato solo ai manifestanti ma che sia frutto di un negoziato internazionale. È proprio quello che cerca di evitare Lukashenko che comprende benissimo che questo segnerebbe sicuramente la fine del suo ciclo dittatoriale.

 

Alessandro Perelli

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