sabato, 7 Dicembre, 2019

BLITZ ILVA

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La vicenda Ilva da politica è diventata anche giudiziaria con perquisizioni e sequestri da parte della guardia di finanza negli uffici di Taranto di ArcelorMittal. “L’azienda conferma la presenza della guardia di finanza negli uffici di Milano e nello stabilimento di Taranto e sta collaborando fornendo le informazioni richieste” afferma ArcelorMittal in una nota. L’inchiesta è coordinata dal procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, con l’aggiunto Maurizio Carbone e il pm Mariano Buccoliero. Il fascicolo della procura è al momento senza indagati e ipotizza i reati di aggiotaggio informativo e una fattispecie di reato fallimentare regolato dall’articolo 232 della legge fallimentare, comma 2. C’è anche l’accusa di omessa dichiarazione dei redditi tra quelle contestate dalla Procura di Milano nell’ambito dell’indagine aperta venerdì scorso su ArcelorMittal e il suo tentativo di sciogliere il contratto di affitto dell’ex Ilva.

La Guardia di Finanza negli uffici milanesi del gruppo franco-indiano, ha effettuato non solo acquisizioni ma anche perquisizioni con i sequestri di documenti e supporti informatici. La Procura di Milano ha aperto un fascicolo anche per omessa dichiarazione dei redditi su una società del gruppo ArcelorMittal con sede in Lussemburgo. La società, da quanto si apprende in ambienti giudiziari, operava in Italia prima del 2015, anno in cui ArcelorMittal ha avviato una sede anche nel nostro Paese. Il fascicolo aperto su questa ipotesi di reato, da quanto si apprende, è considerato a latere rispetto all’inchiesta principale sulla gestione dell’ex Ilva da parte del gruppo franco-indiano e i fatti contestati riguarderebbero episodi fino al 2015.

Una delle ipotesi al vaglio della Procura di Milano è che ArcelorMittal abbia ‘pilotato’ la crisi della ex Ilva facendole perdere valore, alla luce della circostanza che le perdite dell’acciaieria sono raddoppiate in un anno. A giovarsene, come dicono i Commissari straordinari nel ricorso, potrebbero essere stati gli stessi franco-indiani che avrebbero ‘eliminato’ un concorrente dalla piazza. Un’altra ipotesi che potrebbe spiegare il ‘depauperamento’ è che ArcelorMittal non avesse più interesse a tenere la ex Ilva, resasi conto delle difficoltà nel mercato italiano, come per esempio il costo del lavoro nel nostro Paese o le resistenze dei sindacati.

All’acciaieria di Taranto, sono stati convocati oggi i sindacati interni per una riunione sul nodo delle aziende degli appalti che protestano con un presidio davanti alla portineria C. Fim, Fiom e Uilm hanno l’intenzione a quanto si apprende da fonti sindacali – di non partecipare all’incontro convocato da ArcelorMittal. I sindacati, infatti, ribadiscono di non riconoscere a ArcelorMittal un diritto di recesso, quindi neanche la procedura stessa, e chiedono quindi un incontro che sia sulle prospettive per proseguire con la gestione di ArceloMiittal e che sia alla presenza del governo (che in questo caso non era prevista).

Intanto, la procura di Milano sta lavorando a memorie e documenti da presentare per prendere parte al ricorso cautelare d’urgenza che l’ex Ilva ha mosso contro ArcelorMittal intenzionata a recedere dal contratto d’affitto. La scadenza per il deposito dei documenti è il 25 novembre, due giorni dopo è fissata l’udienza davanti al giudice Claudio Marangoni.

Intervenendo alla “Dentro i fatti” il segretario generale della Uil ha ricordato che “ci sono in ballo 20mila posti” di lavoro “tra diretti e indiretti, i lavoratori dell’indotto, aziende che in questo momento non sono pagate. Diventa un problema europeo e internazionale, anche considerando lo scenario della guerra dei dazi non si può fare a meno di un’acciaieria che può rilanciare l’economia del Paese. Mittal riproporrà riduzione degli organici e della produzione? Dobbiamo fare mente locale, con 4 milioni di tonnellate l’azienda perde e non è remunerativa. Occorre lasciare i livelli di produzione che avevamo concordato, usare tutti i lavoratori, compresi i 1.900 in cassa integrazione che dovremo riprendere”. E sul ruolo di Cassa deposito e prestiti ha aggiunto: “Serve riprendere la trattativa coi proprietari e ripristinare le condizioni originarie, a partire dallo scudo penale. Su Cdp dico che bisogna creare uno strumento come ai tempi della Cassa del Mezzogiorno, lo Stato deve essere presente negli asset strategici. La Francia ha il 15% nell’automotive, in Air France e noi qua in Italia facciamo i puristi. Le multinazionali fanno shopping e poi se ne vanno non rispettando gli impegni. O uccidono il concorrente, o se ci sono difficoltà le bypassano”.

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1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Di fronte al “noi qua in Italia facciamo i puristi”, che troviamo alla fine di queste righe, mi sembra di leggervi una sorta di amaro rimprovero alla nostra “purezza”, virtù o condizione che altri invece non avrebbero, o di cui non si preoccuperebbero più di tanto, e, se fosse effettivamente così, l’unico “antidoto” che riesco a intravedere al riguardo mi sembra essere un pizzico di sovranismo.

    Tuttavia, il solo pronunciare quest’ultima parola mette in allarme il pensiero “politicamente corretto”, al quale verrebbe allora da chiedere come comportarsi per non essere quelli che fanno i puristi mentre gli altri si ritagliano spazi o deroghe, a tutela del rispettivo interesse nazionale (ma forse si può essere un po’ sovranisti nei fatti, basta solo non definirsi tali e trovarsi un nome diverso).

    Paolo B. 23.11.2019

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