lunedì, 18 Marzo, 2019

Blocco delle trivelle. Di Maio parla per approssimazione

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In una nota, il sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega all’Energia, Davide Crippa, ha scritto: “Pronto l’emendamento ‘blocca trivelle’ che sarà presentato nel Decreto Semplificazione. Grazie a questa moratoria, sarà impedito il rilascio di circa 36 titoli attualmente pendenti compresi i tre permessi rilasciati nel mar Ionio. Si è concluso ieri il lavoro del governo sull’emendamento al Decreto Semplificazione in cui si afferma che ‘le attività up stream non rivestono carattere strategico e di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità’. Tale indicazione rientra pienamente nel programma del Governo del Cambiamento orientato alla decarbonizzazione, con la sostituzione di petrolio e derivati e l’utilizzo delle fonti rinnovabili per il raggiungimento della sostenibilità e dell’indipendenza del sistema energetico nazionale. L’emendamento prevede l’introduzione del Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (Ptesai), strumento già in programma da tempo, e la rideterminazione di alcuni canoni concessori. Il Piano andrà definito e pienamente condiviso con Regioni, Province ed Enti Locali e individuerà le aree idonee alla pianificazione e allo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale e quelle non idonee a tali attività. Questo per assicurare la piena sostenibilità ambientale, sociale ed economica del territorio nazionale e per accompagnare la transizione del sistema energetico nazionale alla decarbonizzazione. L’emendamento prevede, a tutela di tutte le parti in causa che, fino all’approvazione del Ptesai, con un termine massimo di tre anni, saranno sospesi i permessi di prospezione e di ricerca già rilasciati, nonché i procedimenti per il rilascio di nuovi permessi di prospezione o di ricerca o di coltivazione di idrocarburi. Grazie a tale moratoria, sarà impedito il rilascio di circa 36 titoli attualmente pendenti compresi i tre permessi rilasciati nel mar Ionio. L’emendamento verrà discusso nei prossimi giorni in Commissioni riunite Affari Costituzionali e Lavori Pubblici, Comunicazioni”.
Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, in riferimento alle nuove autorizzazioni rilasciate il 31 dicembre 2018 per la ricerca di idrocarburi nel Mar Ionio, ha già dichiarato: “La Regione Puglia ha da sempre una parola sola, continueremo a batterci per proteggere il nostro mare, l’ambiente e l’economia pugliese. Sulla questione Trivelle la Regione Puglia ha, nel tempo, impugnato i pareri favorevoli di Valutazione di impatto ambientale (VIA) rilasciati dal Ministero dell’Ambiente (MATTM) propedeutici per le autorizzazioni alla ricerca o prospezione di idrocarburi nel mare Adriatico e nel mar Ionio. Le censure sollevate riguardano la omessa valutazione della effettiva dimensione dell’area interessata dalle operazioni di ricerca o prospezione, la (in)competenza dei membri della Commissione preposta al rilascio dei pareri, nonché gli effetti (negativi) per l’ambiente derivanti dall’uso della tecnica dell’air-gun. Sino a oggi, il Giudice amministrativo ha rigettato i ricorsi, ritenendo che le scelte effettuate dalle amministrazioni statali coinvolte (MATTM e MISE – Ministero per lo Sviluppo economico) siano sottratte al sindacato giurisdizionale, in quanto frutto dell’esercizio di discrezionalità tecnica, amministrativa ed istituzionale spettante in via esclusiva ai Ministeri competenti. Di Maio e Costa, i responsabili dei dicasteri coinvolti, hanno recentemente affermato che, una volta intervenuta la VIA favorevole, l’autorizzazione sarebbe un ‘atto dovuto’ e il dirigente, a meno di non compiere un reato, giammai avrebbe potuto negarla. I ministri, con queste dichiarazioni, trincerandosi dietro una assurda e inesistente ipotesi di reato, hanno volutamente omesso di considerare che, in sede di autotutela, l’amministrazione statale avrebbe potuto disporre il riesame della VIA già rilasciata, sulla base di evidenze scientifiche di segno contrario, peraltro avvalendosi delle competenze e professionalità della rinnovata Commissione VIA. Del resto lo stesso ministro Di Maio, riferendosi alla vicenda Trivelle e al lavoro della Commissione VIA, nominata dal precedente Governo, ha dichiarato che il Ministro Costa, appena insediato, ha deciso di sciogliere quella commissione che aveva dato l’ok a questa porcata. Ora non solo hanno una nuova Commissione, ma hanno anche il tempo per esercitare l’autotutela. Invece, in modo ipocrita e strumentale, si limitano ad auspicare il blocco delle autorizzazioni da parte dell’autorità giurisdizionale. Ancora una volta, come in un film già visto con TAP e ILVA, il ministro Di Maio non ha il coraggio di assumere la decisione che gli compete, lasciando il cerino in mano alla Regione che è costretta ad azionare il contenzioso (peraltro incessantemente sollecitato in Consiglio regionale dal Movimento 5Stelle); contenzioso che con molta probabilità finirà per ribadire che il Giudice Amministrativo non può sindacare le decisioni dello stesso ministro. Ancora una volta siamo di fronte al gioco delle tre carte alla faccia degli elettori e dello sbandierato cambiamento”.
Dovevano bloccare tutte le trivelle, e invece dalle dichiarazioni di Luigi di Maio a Potenza, si capisce che la moratoria sarà solo su nuove concessioni. Che al momento nessuno ha richiesto.
L’ha detto proprio a Potenza, capitale energetica d’Italia, Di Maio, responsabile della politica energetica del Paese, in campagna elettorale in Basilicata per sostenere il candidato 5 Stelle alla Presidenza della Regione: “Non firmerò alcuna autorizzazione in più finche i soldi andranno fuori dalla Basilicata e non sarà garantito il diritto alla salute di tutti i lucani”.
Come al solito Di Maio ha parlato per approssimazione dimostrando di non conoscere la materia.
Infatti, nessuna delle tre affermazione fatte è esatta.
Primo: parla di blocco di nuove autorizzazioni (al momento non risultano nuove richieste), e non, come promesso in campagna elettorale, di fermare quelle già date.
Sul bollettino ufficiale degli idrocarburi ci sono solo proroghe di concessioni già approvate, mentre in Parlamento nessuno dei 5 Stelle ha depositato alcun progetto di legge di modifica dello Sblocca Italia e della normativa vigente sulle trivellazioni.
Quindi la legge e gli impianti in cantiere rimangono validi.
Secondo: Di Maio parla di royalties che non vanno alla Basilicata. Nulla di più sbagliato.
Dal 2008 fino al 2016, le compagnie petrolifere hanno elargito complessivamente oltre 2,6 miliardi di euro ripartiti tra Stato, Regioni e Comuni, ma sono i territori ad aver beneficiato della quota maggiore: alle Regioni sono andati oltre 1,7 miliardi di euro (comprensivi del Fondo riduzione prezzo carburanti e del Fondo sviluppo economico e social card) cui si sono aggiunti 197 milioni ai Comuni. Allo Stato, che ha rinunciato alla sua quota di royalties a beneficio delle regioni del Mezzogiorno, sono andati 687 milioni (compresa l’Aliquota ambiente e sicurezza ripartita negli ultimi anni tra i Ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente).
Nei prossimi anni è previsto che rispetto a quelle del 2017 i proventi raddoppieranno nel 2019 e si triplicheranno nel 2020, passando dagli attuali 136 per arrivare, trainati dall’aumento delle estrazioni e dal prezzo del greggio, nel triennio agli 800 milioni di euro.
La Basilicata, con 2,9 milioni di tonnellate ha contribuito per oltre il 71 per cento alla produzione complessiva di greggio e più del 23 per cento di quella di gas naturale (circa 1,3 miliardi di metri cubi).
A questo hanno corrisposto i maggiori benefici economici (il 250% in più): dal 2000 ad oggi solo di royalties 2,2 miliardi di euro (esclusi i fondi del Programma Operativo Val d’Agri e altre compensazioni).
Nel primo semestre del 2018 la produzione nazionale è aumentata del 38,2% attestandosi a 2,46 milioni di tonnellate, e di queste ben 1,9 milioni riguardano il giacimento lucano della Val D’Agri, tornato a pieno regime dopo i numerosi blocchi degli anni scorsi dovuti prima all’inchiesta della Procura di Potenza sul presunto traffico illecito di rifiuti e poi allo sversamento di greggio da uno dei serbatoi di stoccaggio di Viggiano.
Solo per l’anno corrente le royalties alla Basilicata ammontano a 68,3 milioni di euro, contro i 41,8 milioni di euro del 2017. Ma è nel 2019 che raddoppieranno arrivando a 144 milioni, fino alla cifra record di 242 milioni nel 2020 con il rafforzamento delle quotazioni del greggio tra 85 e 88 dollari al barile.
Soltanto i sei Comuni della ‘Valle del petrolio’ con un totale di 17.700 abitanti, hanno incassato 260 milioni. Solo nel 2018 dei 12 milioni di euro versati per la Val d’Agri, 7,6 sono andati a Viaggiano, il comune più ricco d’Italia con 3.300 abitanti e 180 milioni di royalties.
La proiezione complessiva per il 2018 attesta la produzione di petrolio lucano a 4 milioni di tonnellate, dati che non si vedevano da anni proprio a causa degli stop ricevuti.
Negli anni scorsi infatti si è passati da quasi 402 milioni di euro versati complessivamente nel 2014 a poco più di 130 milioni nel 2017. È da rilevare la forte riduzione dell’aliquota ambiente e sicurezza da 34 milioni a 14 milioni che si ripercuoterà negativamente sulle misura di salvaguardia ambientale e sicurezza. I 6 Comuni lucani dell’area estrattiva sono passati da 15 milioni di euro a 5 milioni.
Solo nel 2017 il blocco del Centro Olio di Viaggiano è costato alla Regione Basilicata circa 50 milioni in meno di royalties percepite.
Si sono ridotti anche i Fondi a disposizione per sviluppo economico e social card a disposizione delle regioni estrattive, 22 milioni a fronte dei quasi 47 dello scorso anno e l’aliquota ambiente e sicurezza da 21 a 7 milioni di euro.
Eppure nel 2018 si può ipotizzare una ripresa verso i 150 milioni, sempre che vada a pieno regime la produzione.
I numeri saliranno in maniera esponenziale con la Val d’Agri che continuerà a tirare la produzione, non solo di petrolio ma anche di gas, e l’avvio di Tempa Rossa, che dovrebbe attestarsi a 50mila barili al giorno: 230mila metri cubi di gas naturale, 240 tonnellate di Gpl e 80 tonnellate di zolfo. E allora anche Total, Shell e Mitsui dovranno versare le royalties sulle produzioni lucane.
Si tratterebbe di 60 milioni di euro l’anno solo per Tempa Rossa che si aggiungerebbero a quelli della Val d’Agri.
Eppure neanche il tempo di partire e il centro estrattivo di Tempa Rossa è stato subito bloccato.
Era appena stato avviato il processo di sperimentazione oil in, ovvero l’estrazione dei primi barili di petrolio per testare la struttura, che sarebbe durato tre mesi prima dell’avvio della vera e propria fase di estrazione petrolifera, che dopo neanche tre giorni, e l’assunzione di trenta tecnici, è stato subito bloccato dalla Regione Basilicata.
Secondo l’assessore regionale all’ambiente (in campagna elettorale, momento migliore per alzare il tiro sia con Total che con gli elettori) mancava un’autorizzazione. E ora i sindacati sono in allarme.
Tra l’altro con l’approvazione dell’ultimo bilancio regionale era stato destinato direttamente ai comuni il 30 per cento delle royalties regionali sul petrolio.
Terza bugia: la salute dei cittadini. Dalle rilevazioni pubblicate quotidianamente sul sito della Basilicata, i livelli di inquinamento a Viaggiano sono tutti notevolmente sotto la media di ogni limite previsto.
È stato proprio il presidente del Consiglio regionale Vito Santarsiero a rispondere a quanto dichiarato a Potenza da Di Maio: “Notoriamente i fondi delle royalties e delle intese istituzionali sono utilizzati in Regione e, in particolare, una parte di essi sono stati adoperati per il reddito di inserimento che sta già assicurando a circa 3.000 famiglie lucane in condizione di disagio una indennità di 500 euro al mese. Ecco perché restiamo stupiti per le dichiarazioni del Vice presidente Di Maio che parla genericamente e senza porre limiti di autorizzazioni da potersi rilasciare per le estrazioni prolifere con vincoli, ugualmente generici, correlati a risorse per il solo territorio lucano e garanzie per l’ambiente. Pertanto è naturale porsi la domanda se il Ministro, ben oltre le dichiarazioni rilasciate in campagna elettorale, è per il rispetto degli accordi già definiti e per le autorizzazioni già date o se, addirittura, è disposto ad andare oltre. Ma se Di Maio non sapeva, non può non sapere Antonio Mattia che è stato il candidato Presidente M5S per la Basilicata. Il quale ha non solo confermato la posizione di Di Maio sulle trivelle, ma l’ha accostata esattamente a quella dello stesso Ministro per Ilva, Tap e tutte le grandi opere: i contratti sono già scritti, verificheremo il rapporto costi benefici, vorrei ma non posso”.
Così, infatti, ha commentato Antonio Mattia, il candidato 5 Stelle lucano: “Non va dimenticato che Di Maio si è insediato al governo quattro mesi fa e ha trovato accordi e contratti blindati e scellerati con Eni, Total e Shell, firmati dai governi del Pd, da Berlusconi e Giorgia Meloni ministro, amica di Gianni Rosa, da Bubbico, De Filippo e Pittella. Tutti d’accordo nello svendere la Basilicata e consentire affari, appalti e la gestione di fiumi di soldi del petrolio, diretti e indiretti, sulla pelle dei cittadini lucani. Oltre 20 anni di commistioni e complicità in cui il M5S non esisteva, ma esistevano tutti i partiti che oggi strumentalizzano e falsificano le dichiarazioni di Di Maio. Secondo questi soggetti, Di Maio doveva dimostrare che, con un colpo di bacchetta magica, era in grado di poter annullare da un giorno all’altro decenni di devastazioni e distruzioni autorizzate e volute dalla vecchia politica. Se fosse stato possibile, il M5S lo avrebbe fatto, ma purtroppo non è semplice e immediato ‘per colpa di decenni di malgoverno e scelte affaristiche e di potere’. Chiunque ha un po’ di buon senso, sa che prima bisogna capire cosa è stato sottoscritto da chi ci ha svenduto. Bisogna analizzare i documenti sottoscritti e condivisi dai governi di centrodestra e centrosinistra e dalla Regione Basilicata con le multinazionali. La Val d’Agri e l’area di Tempa Rossa sono state aggredite da decine di impianti petroliferi costati miliardi di euro. Se le multinazionali hanno speso questi soldi è perchè sono state coperte dalle lobby e dalle istituzioni lucane e nazionali degli ultimi 25 anni. Ora, con Di Maio e il M5S queste situazioni verranno affrontate e combattute in tutti i modi. Però, per il momento, così come Di Maio ha detto, il M5S opererà per garantire due primi grandi risultati: il blocco di nuove autorizzazioni e, fino a quando la Basilicata sarà costretta a sopportare le trivellazioni, che i proventi del petrolio vengano utilizzati per la tutela dell’ambiente e della salute, per le bonifiche e per la riconversione produttiva dei territori lucani, e non per finire nelle tasche degli affaristi”.
Abbiamo visto com’è finita con Ilva. Un contratto già pronto, una firma 5 Stelle in calce, e un piano ambientale peggio di prima.

Salvatore Rondello

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