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may addioDopo quarantaquattro anni la Gran Bretagna dice addio all’Europa, la lettera che ufficializza l’intenzione del Regno Unito di lasciare l’Unione europea è stata consegnata al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Ieri sera il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha avuto una telefonata con il premier britannico Theresa May “prima dell’attivazione dell’articolo 50” per far scattare la Brexit. Sempre ieri sera, May ha avuto un colloquio telefonico anche con il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

Lo stesso presidente ha pubblicato su Twitter la foto in cui si vede l’ambasciatore del Regno Unito presso l’Ue, Tim Barrow, che gli consegna la lettera con la notifica di attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona. “Dopo nove mesi il Regno Unito ha consegnato”, ha scritto Tusk, illustrando la foto con la didascalia “la lettera dell’articolo 50”.

“Non si torna indietro, lasciare la Ue ci mette davanti a opportunità uniche”. Con queste parole davanti alla Camera dei Comuni la premier Theresa May sancisce l’inizio ufficiale della Brexit.
“Questo è un momento storico, da cui non c’è ritorno. Il Regno Unito lascia l’Unione europea, prenderemo le nostre decisioni e scriveremo le nostre leggi, avremo il controllo delle cose che più ci importano”, ha sottolineato May. “Vogliamo una Brexit ordinata per arrivare a un partenariato nuovo alla fine del processo dettato dall’articolo 50. Coglieremo l’opportunità di costruire un Regno Unito più forte ed equo, dove fioriranno le nuove generazioni. È un’opportunità e andremo in questa direzione. È uno spartiacque nella nostra storia”.
La Gran Bretagna si avvia a lasciare l’Ue “secondo la volontà del popolo“, ha voluto sottolineare May, in un discorso interrotto più volte dalle proteste di alcuni membri della Camera dei Comuni. “I giorni migliori sono davanti a noi, dopo la Brexit – ha aggiunto la premier – un’opportunità per il Regno di essere più forte, più equo, più unito e diventare un grande Paese globale”. “Non faremo parte del mercato unico“, ha poi confermato sostenendo che si tratta di una opzione “incompatibile con la volontà popolare” manifestata nel referendum. “L’Ue ci ha detto che non possiamo scegliere e noi rispettiamo questo approccio”, ha spiegato May. Poi ha detto paradossalmente: “Ora più che mai il mondo ha bisogno dei valori democratici dell’Europa”.
Il discorso di May è stato caratterizzato dall’entusiasmo: “Ci avviciniamo a questo negoziato con rispetto e spirito di collaborazione sincera”. Aggiungendo che si tratta di “un compito molto arduo, potremmo guardare altrove oppure guardare con speranza e ottimismo credendo nella forza inarrestabile del carattere del popolo britannico. Credo avremo un futuro roseo” .”Sono convinta che abbiamo un progetto chiaro”, ha aggiunto, sottolineando che è “compito di questa generazione forgiare un futuro più roseo per il Paese”, “più coeso e aperto agli altri”.
Nonostante il divorzio sia nero su bianco, Philip Hammond apre uno spiraglio al compromesso con l’Ue. Il Cancelliere dello Scacchiere britannico, in una intervista alla Bbc, poco prima dell’annuncio ufficiale della premier Theresa May per avviare la Brexit, sostiene che Londra non vuole “scegliere a piacimento” cosa mantenere e cosa rifiutare nelle trattative con l’Europa. Per Hammond si va infatti nella direzione indicata molto chiaramente ai partner Ue dal piano della May, che prevede l’uscita del Regno dal mercato unico e la fine dell’adesione come membro a pieno titolo all’unione doganale.
Chiaramente non sono mancate le critiche. “Il peggiore errore della nostra storia dal dopoguerra a oggi”, lo definisce invece lord Michael Heseltine, ex vicepremier ed ex ministro della Difesa conservatore, uno dei pochi Tories che hanno avuto il coraggio di opporsi alla Brexit.
Il Parlamento europeo “richiede il giusto trattamento dei cittadini dei 27 Paesi dell’Ue che risiedono nel Regno Unito e di quelli britannici negli Stati Ue ed è dell’opinione che nel negoziato si debba dare piena priorità ai loro rispettivi interessi”. Così la bozza di risoluzione che il Parlamento europeo discuterà mercoledì prossimo in plenaria a Strasburgo, e che oggi sarà sul tavolo alla riunione dei leader dei gruppi politici.
“Quando si fa un divorzio fra due genitori si va dall’avvocato e la prima cosa che si negozia sono i soldi e sono i figli: i figli sono i cittadini, i nostri concittadini, e anche i cittadini del Regno Unito”, ha detto il Capogruppo dell’S&D al Parlamento Europeo Gianni Pittella. Sui “soldi”, l’europarlamentare non ha commentato la cifra circolata finora di un conto da 60 miliardi di euro per Londra, limitandosi a dire: “adesso vedremo quanto sarà. Il conto sarà fatto e quello che si deve si deve pagare, altrimenti si è morosi”. E poi, ha proseguito, i diritti dei cittadini europei che vivono nel Regno Unito e anche quelli dei britannici che vivono in Italia e negli altri Paesi europei, “devono essere garantiti. Fino al divorzio e dopo il divorzio”. Quindi bisogna “garantire che i 600mila italiani che stanno nel Regno Unito possano avere i diritti sociali, la protezione sociale, le pensioni, il ricongiungimento familiare, i diritti all’assistenza sanitaria: per noi non deve cambiare nulla, assolutamente”. Gli europei devono “ottenere una Brexit ‘light, fair'”, ovvero una Brexit che consenta al “Regno Unito di essere Paese terzo ma di poter garantire i diritti dei cittadini, il mantenimento di un rapporto commerciale con l’accesso al mercato europeo e d’altra parte garantire la libera circolazione delle persone, questo è un ‘fair Brexit'”. Se invece “la May vuole fare la prova muscolare e diventa il cavallo di Troia di Trump in Europa, faccia pure ma non farà gli interessi dei suoi cittadini”. Finora, ha concluso Pittella, la May sta gestendo questo inizio di Brexit in “maniera disastrosa”.
La vera incognita sul negoziato riguarda infatti i cittadini europei residenti in Gran Bretagna. Infatti il governo di Madrid ha deciso oggi l’apertura di uno ‘sportello Brexit’ presso l’ambasciata di Spagna a Londra per aiutare le decine di migliaia di spagnoli che vivono nel Regno Unito ad affrontare i problemi che susciterà il divorzio inglese dall’Ue.
Nel frattempo però a risentirne è lo stesso Regno Unito: la sterlina perde terreno contro tutte le principali valute nel giorno dell’avvio formale dei negoziati per la Brexit, mentre crescono i timori per un nuovo referendum per l’indipendenza della Scozia. La moneta britannica cede lo 0,3% a 1,2407 dollari, dopo essere scivolata fin sotto la soglia 1,24 dollari a quota 1,2380. Nel cross con l’euro la sterlina perde lo 0,1% a 86,9 pence per euro. “Al Regno Unito l’uscita costerà
molto in termini economici ma anche politici”. Così il vicepresidente del Parlamento europeo David Sassoli in un forum dell’ANSA. A suo parere la necessità per l’Ue è “rafforzare l’unità e mettere al primo posto l’interesse dei cittadini”. Secondo Sassoli, la linea rossa da non superare nel negoziato sarà quella dell’inscindibilità “delle quattro libertà” ma da mettere sul tavolo c’è anche il tema che “il Regno Unito è debitore per 60 miliardi verso l’Unione europea”.

ARTICOLO 50 e i passaggi del ‘divorzio’
– Ecco cosa prevede l’articolo 50 del Trattato sull’Unione europea.

1. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione.

2. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l’Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione. L’accordo è negoziato conformemente all’articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Esso è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.

3. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica di cui al paragrafo 2, salvo che il Consiglio europeo, d’intesa con lo Stato membro interessato, decida all’unanimità di prorogare tale termine.

4. Ai fini dei paragrafi 2 e 3, il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che rappresenta lo Stato membro che recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano. Per maggioranza qualificata s’intende quella definita conformemente all’articolo 238, paragrafo 3, lettera b) del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

5. Se lo Stato che ha receduto dall’Unione chiede di aderirvi nuovamente, tale richiesta è oggetto della procedura di cui all’articolo 49.

– Ecco i passaggi temporali del negoziato.

– Entro 31/3/2017: ai 27 governi Ue verrà inviata la bozza delle cosiddette ‘linee guida’. In particolare verrà chiarito se la Ue accetterà di aprire in parallelo la trattativa per la relazione futura col Regno Unito.
– 29 aprile 2017: Consiglio straordinario a 27 per la definizione delle ‘linee guida’.
– maggio 2017: Commissione pubblica la raccomandazione per il capo negoziatore Michel Barnier.
– tra maggio e giugno 2017: avvio dei negoziati tecnici ufficiali, in questa fase sarà discusso anche l’ammontare del ‘debito residuo’ che la Gran Bretagna dovrà pagare per rispettare gli impegni presi verso il bilancio europeo.
– autunno 2017: governo Londra presenta la legge (Great Repeal Bill) che annullerà l’atto del 1972 (European Communities Act) che sanciva l’incorporazione della legislazione europea in quella britannica.
– entro ottobre 2018: Barnier ha previsto la conclusione del negoziato, per permettere le procedure di ratifica.
– entro 29 marzo 2019: Parlamento britannico approva l’accordo ed il Great Repeal Bill. Il Consiglio Ue a 27 approva a maggioranza qualificata.

Manager nel web, al vertice della classifica Marchionne

marchionneSergio Marchionne riconquista la testa della classifica di Reputation Manager, con 76 punti su 100. Urbano Cairo, con 72,6 punti, scende di una posizione e si attesta al secondo posto. Terzo posto per Giuseppe Recchi, che rimane stabile sul podio.
Reputation Manager realizzata la classifica Manager nel Web prendendo in considerazione quattro macro-aree: l’immagine percepita (ricavata da indicatori come i suggest e le ricerche correlate), la presenza enciclopedica (wiki), la presenza sui canali del Web 1.0 (news e menzioni) e su quelli del Web 2.0 (blog e social network).

“Marchionne rimane l’indiscusso protagonista della classifica, secondo la nostra esperienza è un caso abbastanza singolare: il manager resiste con una certa resilienza agli shock reputazionali, superando brillantemente lo scandalo dieselgate” dichiara Andrea Barchiesi, CEO di Reputation Manager.

Il podio – Dopo 4 mesi Sergio Marchionne ritorna in testa alla classifica. Il risultato è stato determinato in particolare dai conti positivi del gruppo FCA (1,8 miliardi di profitti una significativa riduzione dell’indebitamento), dal meeting avuto con il neopresidente USA, Trump e dall’annuncio del premio di produzione per i dipendenti della società (tutti gli stabilimenti hanno registrato aumenti di efficienza nell’ultimo anno).

Seconda posizione per Urbano Cairo, che scende dal vertice del podio principalmente a causa della riduzione della quantità di contenuti a lui dedicati nell’ultimo mese. Cairo continua comunque a godere di una buona reputazione online, riconducibile soprattutto alle attività del Torino Calcio e al lancio di Sky Torino Channel.

Giuseppe Recchi si posiziona terzo in classifica. In primo piano, per la sua identità digitale: l’intervista rilasciata a La Stampa sui temi della nuova presidenza americana e della quarta rivoluzione industriale in occasione del World Economic Forum di Davos, i risultati finanziari 2016 del gruppo Telecom e l’annuncio di nuovi investimenti nel piano strategico 2017-2019.

Chi sale – In crescita Marco Tronchetti Provera, AD di Pirelli, che si piazza in sesta posizione. La sua web reputation guadagna una spinta positiva grazie alla sentenza di assoluzione nel caso Kroll, dove aveva tra l’altro rinunciato alla prescrizione, e grazie al lancio delle nuove gomme Pirelli al Museo dell’Automobile di Torino. Sale in classifica anche Philippe Donnet, Amministratore Delegato del Gruppo Generali, grazie alle azioni poste in essere per evitare la scalata da parte di Intesa e all’accelerazione del nuovo piano industriale del Gruppo Generali.

Da segnalare infine la positiva performance di Alessandro Falciai, Presidente di Monte dei Paschi di Siena, in particolare per il suo ruolo nel piano di ristrutturazione di MPS, che gli è valso la sedicesima posizione.

Di seguito la classifica completa:

Sergio Marchionne (FIAT)
76,0
Urbano Cairo (Cairo Comm. – LA7 – RCS)
72,6
Giuseppe Recchi (TELECOM)
64,2
Flavio Cattaneo (TELECOM ITALIA)
58,5
Diego Della Valle (TOD’S)
58,3
Marco Tronchetti Provera (PIRELLI)
53,4
Claudio Descalzi (ENI)
52,5
Andrea Bonomi (INVEST INDUSTRIAL)
52,2
John Elkan (FIAT)
51,1
Francesco Starace (ENEL)
50,5
Remo Ruffini (MONCLER)
50,0
Philippe Donnet (GENERALI)
46,8
Marina Berlusconi (FININVEST)
45,8
Francesco Caio (POSTE ITALIANE)
44,2
Alberto Nagel (MEDIOBANCA)
44,1
Alessandro Falciai (MPS)
44,0
Ennio Doris (MEDIOLANUM)
43,0
Carlo Cimbri (UNIPOL)
41,7
Roberto Colaninno (ALITALIA)
41,7
Marco Morelli (MPS)
38,3
Mauro Moretti (LEONARDO SPA)
36,4

Violenza donne. Locatelli: “Serve prevenzione”

Domestic Violence

I dati dell’Istat sono stati presentati al convegno scientifico “La violenza sulle donne: i dati e gli strumenti per la valutazione della violenza di genere” portano alla luce dati catastrofici per quanto riguarda la violenza di genere. In Italia sono oltre 8,3 milioni le donne vittime di violenza psicologica, afferma l’Istat, secondo cui 4,5 milioni di connazionali hanno subito, nell’arco della propria vita, atti sessuali degradanti e umilianti, rapporti non desiderati e subiti come violenza, abusi o molestie fisiche sessuali gravi come stupri (653mila) e tentati stupri (746mila). Il 20,2% delle donne tra i 16 e i 70 anni (4,3 milioni) è stata invece vittima di violenza fisica, minacce, schiaffi, pugni, calci.
Lo scenario evidenziato dai numeri è impietoso: le donne non solo vittime soltanto di violenza fisica, ma anche di svalutazione e sottomissione. Se il 31,5% delle italiane ha subito nella propria vita una forma di violenza fisica o sessuale (il 13,6% da parte del partner o dell’ex), l'”asimmetria di potere” può sfociare anche in gravi forme di limitazione, controllo fisico, psicologico ed economico.
“I dati diffusi dall’Istat sulla violenza sulle donne, accompagnati dai recenti fatti di cronaca, destano gravissima preoccupazione. Il fenomeno è molto più diffuso di quanto si creda, soprattutto per quanto riguarda le violenze minori e le violenze psicologiche che riguardano ben il 40,4% delle donne”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera e presidente del Comitato Diritti umani. “Non servono nuove leggi, né, come propone qualcuno, un inasprimento delle pene. L’aspetto punitivo non risolve il problema: la nostra priorità non è che gli assassini vadano in galera, ma che non vi siano più femminicidi e violenze sulle donne. Da qui la necessità di stanziare risorse per sviluppare politiche di prevenzione, che nonostante la gravità del fenomeno stanno portando dei risultati, per sostenere servizi e centri antiviolenza e per svolgere un’azione educativa che parta dalle scuole e che non trascuri nessun aspetto a cominciare dal linguaggio che non deve essere sessista”.

L’uomo solo al comando
e crisi della partecipazione

matteo renziÈ uscito negli ultimi giorni per l’editrice Aracne di Roma, specializzata in testi universitari, l’ultima fatica di Leonardo Raito, storico e docente universitario, oggi collaboratore dell’Università di Padova, intitolato “L’uomo solo al comando. Crisi della partecipazione e trasformazione dei partiti nella prospettiva storica della seconda repubblica”. Il volume sviluppa una riflessione sulla trasformazione dei partiti nella seconda repubblica italiana, evidenziando gli aspetti di crescita della leadership personalistica e la crisi di partecipazione che ha fatto gridare alla crisi della democrazia italiana.

Come nasce questo lavoro
Questo saggio nasce dall’esperienza della tesi del master in management politico che ho conseguito alla Luiss e che è stata seguita dal professor Roberto D’Alimonte. Il desiderio di approfondire in chiave storica la crisi della partecipazione mi ha portato ad analizzare le trasformazioni dei partiti nella seconda repubblica. Ed ecco scaturire questo lavoro che tiene conto anche dell’attualità, la contestualizza e ci dovrebbe aiutare a capirla meglio.

libro RaitoQuali sono a suo avviso i maggiori problemi della democrazia italiana?
La democrazia italiana è malata e ha perso, con la crisi dei partiti tradizionali, anche un modello di organizzazione della vita, degli spazi pubblici. Ci sono molte cause di disaffezione ma una delle prime credo sia l’incapacità di tradurre in azioni concrete i programmi elettorali, a causa dei vizi e delle ruggini del nostro sistema parlamentare. Ovviamente non vanno dimenticati gli scandali, la corruzione, gli sprechi, cose che si vedono e che fanno perdere fiducia nella nostra classe politica.
In questo contesto, crescono i populismi: i cittadini premiano non chi riesce a toccare con realismo i temi prioritari, ma chi stuzzica più in profondità la pancia della gente. Non è quindi solo una crisi politica, ma anche una crisi di popolo e di consapevolezza civica.

I partiti personalistici sono un male o una risposta alla crisi della partecipazione?Sono una tendenza generale e diffusa. Forse una risposta alla scarsa qualità dei dirigenti politici. Nella mediocrità generale emergere per certi versi è più facile. Ma vediamo anche l’altro lato della medaglia. Il leaderismo scardina anche il concetto di partito come comunità, dove si discute e dove si elabora. Nei partiti leaderistici spesso si decide a scapito della qualità delle decisioni.

Da fondatore e dirigente del Pd, cosa sta succedendo al principale partito italiano di questi ultimi dieci anni?
Una crisi prevedibile, di identità e di prospettiva. Il Pd è stato sostanzialmente un partito della tradizione fino all’arrivo di Renzi. Poi è cambiato qualcosa. Manca il senso di comunità dove la discussione porta a fare sintesi. Qui ogni discussione viene messa sul piano personale. E fa perdere credibilità e lucidità all’azione. Ciò tuttavia il Pd ha ancora la sostanza per essere un partito. E se ne sente il bisogno.

In una prospettiva storica, la nostra democrazia è in crisi irreversibile?
Non direi. Certo non sta bene, ma dimostra segnali di vitalità, nei dibattiti e nella mobilitazione verso alcuni temi. La grande partecipazione al referendum costituzionale ha denotato l’ennesima fiammella di speranza non ancora spenta, anche se il risultato, a mio avviso, non contribuisce a rendere più efficace il sistema, anzi. Credo comunque che la forza della nostra democrazia sarà proporzionata alla propria capacità di riformarsi.

Edoardo Gianelli

“L’oltre, l’altro e l’altrove” alla MAC Maja Arte Contemporanea

Dietro ogni cosa visibile esiste una realtà interiore e invisibile corrispettiva.
John Keats, “Ode a Psiche” (1819)

Olivier Fermariello - Air de famille

Olivier Fermariello – Air de famille

Nel mese di aprile la MAC Maja Arte Contemporanea ospita la collettiva dal titolo L’oltre, l’altro e l’altrove, collaborando per la prima volta con gli artisti Veronica Della Porta, Olivier Fermariello e Gianfranco Toso, di cui si espongono rispettivamente sei fotografie e tre dipinti.
Negli scatti in bianco e nero di Veronica Della Porta il paesaggio quotidiano fa un passo indietro per lasciare spazio alla materia architettonica che diviene protagonista silenziosa e al contempo vibrante. Il superfluo viene escluso in un processo di rimessa a fuoco dove l’artista analizza l’architettura nel dettaglio per spingersi oltre per sottrazione. La scelta accurata dei materiali e il tipo di carta utilizzata per la stampa, in un’unica tiratura, esaltano la fotografia rendendola affine ad un’opera su carta.
Ispirandosi al genere del ritratto di famiglia degli inizi del secolo scorso, Olivier Fermariello presenta alcuni scatti della serie Air de famille. La relazione di complicità – tra distanza formale e intimità – che lega il fotografo alle figure dei propri nonni, è l’inizio di un discorso ed un pretesto emotivo attraverso il quale la forza del mezzo fotografico esce fuori con una rinnovata energia, dove l’oltre, l’altro e l’altrove balzano allo sguardo annullando il tempo e lo spazio. L’espediente della messa in scena e il particolare tipo di relazionalità con l’Altro, consentono al fotografo italo francese, da sempre diviso tra culture diverse, di recuperare l’album fotografico delle sue origini.
Gianfranco Toso indaga la creazione della forma come tensione ad una dimensione metafisica dell’immaginazione. Strumento di ricerca sono le forme della geometria, intesa allo stesso tempo come misura della terra e contemplazione del trascendentale. Tali forme, non immediatamente percepibili dai sensi, sono individuabili soltanto attraverso una conoscenza interiore. Le pure, precise relazioni che operano tra le figure geometriche si spingono ad identificare il concetto di perfezione ultraterrena, muta e assoluta.

VERONICA DELLA PORTA nasce a Modena nel 1964, vive e lavora a Roma. Scenografa e costumista, ha collaborato con diversi artisti (tra cui Mario Schifano e Isabella Ducrot), prima di intraprendere un autonomo percorso creativo. Le sue opere sono stampe digitali, prevalentemente in bianco e nero, ad unica tiratura. Del 2013 la prima personale curata da Ludovico Pratesi presso la galleria s.t. di Roma.
Seguono collettive e partecipazioni a fiere (Roma 2012, Affordable Art Fair; Bologna 2015, Set Up Fair; Londra 2015, Start Art Fair, Saatchi Gallery).

OLIVIER FERMARIELLO nasce a Roma nel 1975. Fotografo italo-francese, ha esposto il suo lavoro nel quadro di Festival internazionali (Roma 2005-2007, Festival Internazionale di Fotografia; Montpellier 2010, Boutographies; Stoccarda 2010, Fotosommer; Darmstadt 2010, Darmstädter Tage der Fotografie), di Musei (Roma 2005, Galleria Nazionale d’Arte Moderna; Cinisello Balsamo 2007, Museo Fotografia
Contemporanea; Milano 2010, Triennale) oltre che di varie esposizioni personali e collettive. L’opera di Olivier Fermariello è stata segnalata in premi quali il Descubrimiento, Leica Awards, Bourse du Talent, Amilcare Ponchielli ed ha ottenuto riconoscimenti tra cui il Celeste Prize (2009) e l’ICMA (2014). Vive e lavora a Roma.

GIANFRANCO TOSO nasce a Roma nel 1980, dove vive e lavora. Per un decennio si dedica allo studio e alla pratica dell’architettura, portando avanti contemporaneamente attraverso il disegno, la pittura e l’incisione, una personale ricerca sulle forme costruite. L’interesse per la teoria e il significato profondo alla base della composizione di volumi nello spazio, lo portano ad abbandonare progressivamente il dato tangibile ed il fine utilitario del costruire, per approdare ad una dimensione più metafisica del proprio operare, in cui la creazione di geometrie ideali possa riuscire a proiettare in una dimensione superiore a quella sensoriale. Il suo lavoro è stato esposto presso l’Istituto Centrale per la Grafica (Roma 2010, 2012), il Museo CIAC (Genazzano 2013) e la Rhode Island School of Design (Roma 2016).

La Natura delle Cose, un documentario sul Fine Vita

INVITO proiezione La Natura delle CoseAd Aprile arriva nelle sale “La Natura delle Cose”, il film documentario di Laura Viezzoli, realizzato in un anno di incontri e dialoghi tra l’autrice e Angelo Santagostino, filosofo ed ex sacerdote malato terminale di SLA. Questa è la storia di un accanimento registico, ma anche di un’amicizia intergenerazionale tra una regista di 35 anni e un filosofo di 70, un’esplorazione dell’io e del tu, e di quel confine tutto individuale e poco rispettato, del vivibile e dell’invivibile.
Il film, prodotto da Ladoc e finanziato da Marche Film Commission – Fondazione Marche Cultura e Milano Film Network, sarà proiettato in Senato il 29 marzo, su iniziativa del Senatore Luigi Manconi, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. Presentato al Festival di Locarno e vinci-tore, tra gli altri, del prestigioso premio Corso Salani al Trieste film festival, il Film esplora un tema di grande attualità: l’ascolto del malato,
spesso poco rispettato, tra il vivibile e l’invivibile. In un momento storico in cui il dibattito sul fine vita e sul testamento biologico è tornato all’attenzione
politica e mediatica, La natura delle cose è un film importante perché offre un contributo di realtà, osservando e ascoltando chi lotta in prima persona con la malattia, aiutando in questo modo lo spettatore a “conoscere” con delicatezza e a “capire” in profondità, la condizione esistenziale del fine vita.
La Sla, di cui è affetto il protagonista del Film, si tocca e si vede in tutta la sua crudeltà in pochi ma scultorei momenti di vita quotidiana, per dimenticarla di volta in volta nel dialogo tra Angelo e Laura, che diventa un altrove, la dimensione dell’incontro e dell’esplorazione. Nel confronto dialettico Angelo non è un malato di cui avere pietà ma una sorta di astronauta in missione che esplora i limiti dell’umano, interrogandosi ed interrogando lo spettatore con la passione di chi ama la vita ma sa di doverla lasciare a breve.
L’immobilità del corpo è solo un punto di partenza per esplorare la lucida e vivacissima mobilità della mente. Cornice visiva e metaforica di questa esplorazione è proprio lo Spazio. Una dimensione potente e affascinante, che permette di vedere oltre l’esteriore immobilità della malattia e di toccare la bellezza interiore del protagonista. La vita astronauta diventa trasposizione visiva delle inquietudini e delle continue trasformazioni che un corpo malato di Sla deve imparare ad affrontare, un repertorio ricco di suggestioni.
L’intento filosofico è quello di far dialogare in modo lirico le contraddizioni del progresso, facendo toccare e stridere la malattia che paralizza, con la dolcezza del corpo in assenza di gravità.
Missioni estreme, parallele e speculari. Si tratta in entrambi i casi di persone, e corpi, la cui vita è resa possibile esclusivamente dalla tecnologia. Se da una parte però questa spinge a superare se stessi, a volare, a realizzare un sogno, dall’altra, per Angelo, diventa infine gabbia da cui scappare.
Un film delicato e al tempo stesso duro, ma mai pietistico, che accompagna lo spettatore a immedesimarsi senza bandiere ideologiche, ma con la potenza dell’osservazione intima e dell’ascolto da vicino, perché è da vicino che questo tema andrebbe ascoltato, osservato e discusso.

“Ho incontrato Angelo Santagostino per la prima volta nel Luglio 2013 quando era già gravemente malato di Sla. Un corpo completamente immobile, se non per gli occhi, così intelligenti, vivaci e desiderosi di comunicare. Lettera dopo lettera, il suo pensiero prendeva corpo grazie a un puntatore oculare in grado di interpretare il movimento dei suoi occhi sulla tastiera del pc. Una vita estrema aggrappata a 21 micro possibilità, le 21 lettere dell’alfabeto.”
La Sla si tocca e si vede in tutta la sua crudeltà in pochi ma scultorei momenti di vita quotidiana, per dimenticarla di volta in volta nel dialogo che diventa un altrove, la dimensione dell’incontro e dell’esplorazione.
Nel confronto dialettico Angelo non è un malato di cui avere pietà ma un’astronauta in missione che esplora i limiti dell’umano, interrogandosi ed interrogando lo spettatore con la passione di chi ama la vita ma sa di doverla lasciare a breve.
L’immobilità del corpo è solo un punto di partenza per esplorare la vivace mobilità della mente, ed è su questo ipnotico contrasto che si muove visivamente l’intero film. Un viaggio tra le luci e le ombre dell’animo umano per prendere coscienza dei propri limiti e ribadire il valore sacro dell’ascolto e del libero arbitrio.

Il film è a disposizione del pubblico tramite l’innovativa piattaforma MovieDay, dove ciascuno può scegliere la città, la sala e la data in cui vederlo. Un meccanismo di distribuzione dal basso che favorisce la scelta e la partecipazione diretta del pubblico. La primissima sarà all’Apollo 11 di Roma (29 Marzo), a seguire sono previste già diverse proiezioni: Ancona (6 aprile), Urbino (7 aprile), Fermo (10 aprile), Milano e Napoli (11 aprile), Torino e Roma (13 aprile).

LA MANOVRINA

manovraLa manovra correttiva ci sarà e sarà da 3,4 miliardi. Conterrà anche misure pro-crescita, a partire da un pacchetto di interventi a favore dell’economia delle zone terremotate. Il valore si aggirerebbe sul miliardo di euro, quanto un terzo della manovra stessa. Si tratterebbe però non di un miliardo aggiuntivo, ma di una fetta a valere sulla stessa correzione. Le misure correttive incideranno infatti sul deficit strutturale, mentre quelle pro-terremoto avrebbero impatto sul deficit nominale e, in accordo con l’Ue, potrebbero non essere calcolate ai fini del fiscal compact. Sembra tramontata al momento ogni ipotesi di rialzo delle accise su alcool e sigarette. La manovrina di aprile da 3,4 mld di euro dovrebbe puntare quasi esclusivamente sulle risorse in arrivo dal contrasto all’evasione fiscale e da aggiustamenti contabili dei conti, più una sforbiciata alla spesa pubblica. Una linea diversa dunque rispetto a quella indicata dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan nella lettera alla Commissione Ue del primo febbraio in cui parlava anche di rialzi della tassazione indiretta.

A circa un mese dal via libera, sull’aggiustamento di fine aprile sembra infatti prevalere la linea politica su quella tecnica, anche se non sarà toccata l’entità dell’intervento pari allo 0,2% del deficit-pil chiesto da Bruxelles all’Italia per evitare una procedura sui conti. Il punto sulle istanze della maggioranza e le relative modifiche al menu ipotizzato inizialmente arriverà all’incontro, presumibilmente la prossima settimana, in agenda tra Padoan e le forze politiche che appoggiano il governo in Parlamento, e dunque cruciali per il via libera sia alla correzione e al Def.

Tra gli interventi che vedranno luce a fine mese, oltre allo split payment che porterà circa 1 mld nelle casse dello Stato, anche nuove misure per potenziare la lotta all’evasione e facilitare la riscossione. È escluso tuttavia, per una questione di tempi, che si possa ricorrere anche al gettito aggiuntivo atteso dalla rottamazione delle cartelle Equitalia, circa 3,4 mld complessivamente nel 2017 e 2018.  La manovra arriva nella più ampia cornice del Documento di economia e Finanza che il governo approverà il 10 aprile, e senza particolari sorprese positive. Le stime del Def infatti non dovrebbero essere molto diverse da quelle contenute nell’ultima legge di Bilancio: la previsione del deficit 2017 infatti sarebbe intorno al 2,4% del pil (il massimo autorizzato dal Parlamento a dicembre), tenendo conto della mini-manovra calerebbe al 2,2%; la crescita si fermerebbe intorno all’1%. Atteso nel Def anche un progetto generico di taglio del cuneo fiscale e interventi per lo sviluppo, da dettagliare e contabilizzare nella legge di bilancio per il prossimo anno.

Al governo è arrivato oggi l’appello del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia in cui chiede all’esecutivo “di continuare sulla strada di un intervento organico di politica economica, facendo una manovra che abbia grande attenzione verso le imprese e partendo dalla politica dell’offerta”. Boccia da un convegno Unicredit a Napoli aggiunge: “Imprese competitive che attuino investimenti, vendano prodotti e servizi nel mondo e alla fine recuperino livelli occupazionali. Un privato che deve reagire ed essere corresponsabile in una dimensione di crescita del Paese. Abbiamo necessità di una politica economica che sia all’altezza di queste aspettative”, conclude.

Una critica alla gestione del bilancio è arrivata dal presidente della commissione Bilancio, tesoro e programmazione alla Camera Francesco Boccia per il quale “spazio di manovra c’era, il problema è come abbiamo usato la flessibilità: lo abbiamo usato per dare dei bonus”. “Abbiamo oltre sei forme di card, dalla famosa social card di Tremonti che non si cancella ancora perché temono di essere criticati, la carta sulla povertà i voucher vari come per le nascite dei bambini – ha detto ancora Boccia . Non si può fare le politiche sociali con i bonus, 80 euro compresi”.

Scevarolli, straordinario impegno politico

Gino ScevarolliNella notte di sabato 25 marzo, è morto Gino Scevarolli, figura eminente della politica  e delle istituzioni mantovane e italiane.
La camera mortuaria è già stata allestita ed aperta alle visite  presso le “sale commiato” delle Onoranze Funebri Maffioli in viale Circonvallazione Sud (“Spolverina”) al n. 4 – Levata di Curtatone. Il funerale si svolgerà lunedì 27 marzo alle ore 15.00 presso la Chiesa di Santa Maria del Gradaro in Mantova (via Gradaro).
Dopo la cerimonia funebre, la cara salma sarà tumulata presso il Cimitero Monumentale degli Angeli (Mantova).

La biografia di Gino Scevarolli è lo straordinario itinerario sindacale, politico ed istituzionale percorso da questo “buon socialista” in quarant’anni di impegno onesto, fecondo e generoso. Itinerario iniziato nella più lontana e minuscola sezione socialista mantovana, quella di Malcantone di Sermide, e conclusosi ai vertici della Repubblica Italiana.
Gino Scevarolli, di Emilio e Maria Brunini, nasce a Santa Croce di Sermide il 6 maggio del 1930.
Le sue origini sono contadine.

Non ancora ventenne, fonda a Malcantone la sezione socialista della quale è segretario.
Nelle elezioni amministrative del 1956 è eletto consigliere comunale di Sermide.  Abbandona l’attività contadina per svolgere quella sindacale, prima quale collaboratore del suo maestro ed amico Lino Panzetta nella Coltivatori Diretti, successivamente nella CGIL (agli inizi presso la Camera del Lavoro di Sermide e poi quale dirigente provinciale della Federmezzadri).
Nel 1959 (su richiesta di Eugenio Dugoni, di Alceo Negri e del Nucleo Aziendale Socialista dei Ferrovieri) passa all’impegno diretto nel Partito quale quadro dirigente della Federazione socialista mantovana.

Il primo incarico amministrativo lo ricopre nel 1962 in qualità di Presidente dell’Ospedale di Roncoferraro, su richiesta dei compagni di quella “forte” area socialista.
Nel 1964 è eletto Consigliere Provinciale, proprio nel collegio di Roncoferraro, e quindi designato quale Assessore ai Lavori Pubblici e Vice Presidente della Provincia.
Sono di quegli anni anche l’ impegno nel Consiglio di Presidenza dell’Autobrennero e la nomina a Commissario della CARIPLO nel settore del credito e del risparmio.
Nel 1967 è segretario politico della Federazione di Mantova del PSI.
Nel 1970 si svolgono in Italia le prime elezioni nelle Regioni a statuto ordinario e Scevarolli viene eletto Consigliere regionale e, per l’intero corso della prima legislatura, assume l’incarico di Assessore all’Artigianato. Viene rieletto in Regione Lombardia anche nel 1975 ed è Presidente della Commissione Sanità e Servizi sociali.

Nel 1979 è eletto, nel Collegio di Mantova, Senatore della Repubblica. Viene rieletto nello stesso collegio nel 1983; mentre nelle elezioni del 1987 è vincitore nel Collegio di Ostiglia. Assume nel corso della X legislatura repubblicana l’incarico di Vice Presidente Vicario del Senato, che manterrà anche nella successiva legislatura sino al 1994. Contemporaneamente è membro della Direzione Nazionale del PSI e della Commissione Parlamentare bicamerale per le riforme istituzionali.
Il 24 ottobre del 1994 il Presidente della Repubblica gli conferisce la massima onorificenza dello Stato, quella di Cavaliere di Gran Croce.

Gino Scevarolli continuerà a svolgere la propria testimonianza politica nel suo ufficio di Mantova, in via Sant’Anna al numero 1, sino al 2013. Costretto successivamente per ragioni di salute ad una vita più ritirata, dispone affinché in quegli ambienti abbiano gratuitamente sede il Centro Studi di Formazione Politica (che per volontà degli aderenti viene intitolato alla sua persona) e la stessa Federazione Provinciale del P.S.I.: fisicamente, cioè, in via S.Anna 1  vive quel che resta oggi della grande tradizione socialista a Mantova.

L’Europa si dichiara ‘unita’ a Roma

Dichiarazione dei leader dei 27 Stati membri e del Consiglio europeo, del Parlamento europeo e della Commissione europea.

La dichiarazione di Roma (25 marzo 2017)

ue_in_italia_2017Noi, i leader dei 27 Stati membri e delle istituzioni dell’UE, siamo orgogliosi dei risultati raggiunti dall’Unione europea: la costruzione dell’unità europea è un’impresa coraggiosa e lungimirante. Sessanta anni fa, superando la tragedia di due conflitti mondiali, abbiamo deciso di unirci e di ricostruire il continente dalle sue ceneri.

Abbiamo creato un’Unione unica, dotata di istituzioni comuni e di forti valori, una comunità di pace, libertà, democrazia, fondata sui diritti umani e lo

stato di diritto, una grande potenza economica che può vantare livelli senza pari di protezione sociale e welfare.

L’unità europea è iniziata come il sogno di pochi ed è diventata la speranza di molti. Fin o a che l’Europa non è stata di nuovo una. Oggi siamo uniti e più forti: centinaia di milioni di persone in tutta Europa godono dei vantaggi di vivere in un’Unione allargata che ha superatole antiche divisioni. L’Unione europea è confrontata a sfide senza precedenti, sia a livello mondiale che al suo interno: conflitti regionali, terrorismo, pressioni migratorie crescenti, protezionismo e disuguaglianze sociali ed economiche. Insieme,siamo determinati ad affrontare le sfide di un mondo in rapido mutamento e a offrire ai nostri cittadini sicurezza e nuove opportunità.

Renderemo l’Unione europea più forte e più resiliente, attraverso un’unità e una solidarietà ancora maggiori tra di noi e nel rispetto di regole comuni. L’unità è sia una necessità che una nostra libera scelta.

Agendo singolarmente saremmo tagliati fuori dalle dinamiche mondiali. Restare uniti è la migliore opportunità che abbiamo di influenzarle e di difendere i nostri interessi e valori comuni. Agiremo congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato, in linea con i trattati e lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente. La nostra Unione è indivisa e indivisibile.

Per il prossimo decennio vogliamo un’Unione sicura, prospera, competitiva, sostenibile e socialmente responsabile, che abbia la volontà e la capacità di svolgere un ruolo chiave nel mondo e di plasmare la globalizzazione. Vogliamo un’Unione in cui i cittadini abbiano nuove opportunità di sviluppo culturale e sociale e di crescita economica.

Vogliamo un’Unione che resti aperta a quei paesi europei che rispettano i nostri valori e si impegnano a promuoverli. In questi tempi di cambiamenti, e consapevoli delle preoccupazioni dei nostri cittadini, sosteniamo

il programma di Roma e ci impegniamo ad adoperarci per realizzare:

Un’Europa sicura: un’Unione in cui tutti i cittadini si sentano sicuri e possano spostarsi liberamente, in cui le frontiere esterne siano protette, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile, nel rispetto delle norme internazionali; un’Europa determinata a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata.

Un’Europa prospera e sostenibile: un’Unione che generi crescita e occupazione; un’Unione in cui un mercato unico forte, connesso e in espansione, che faccia proprie le evoluzioni tecnologiche, e una moneta unica stabile e ancora più forte creino opportunità di crescita, coesione, competitività, innovazione e scambio, in particolare per le piccole e medie imprese; un’Unione che promuova una crescita sostenuta e sostenibile attraverso gli investimenti e le riforme strutturali e che si adoperi per il

completamento dell’Unione economica e monetaria; un’Unione in cui le economie convergano; un’Unione in cui l’energia sia sicura e conveniente e l’ambiente pulito e protetto.

Un’Europa sociale: un’Unione che, sulla base di una crescita sostenibile,

favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e

la convergenza, difendendo nel contempo l’integrità del mercato interno; un’Unione che tenga conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo

fondamentale delle parti sociali; un’Unione che promuova la parità tra donne e uomini e diritti e pari opportunità per tutti; un’Unione che lotti contro la disoccupazione, la discriminazione, l’esclusione sociale e la povertà; un’

Unione in cui i giovani ricevano l’istruzione e la formazione migliori e possano studiare e trovare un lavoro in tutto il continente; un’Unione che preservi il

nostro patrimonio culturale e promuova la diversità culturale.

Un’Europa più forte sulla scena mondiale: un’Unione che sviluppi ulteriormente i partenariati esistenti e al tempo stesso ne crei di nuovi e promuova la stabilità e la prosperità nel suo immediato vicinato a est e a sud, ma anche in Medio Oriente e in tutta l’Africa e nel mondo; un’Unione

pronta ad assumersi maggiori responsabilità e a contribuire alla creazione di

un’industria della difesa più competitiva e integrata; un’Unione impegnata a rafforzare la propria sicurezza e difesa comuni, anche in cooperazione

e complementarità con l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, tenendo conto degli impegni giuridici e delle situazioni nazionali; un’Unione attiva in seno alle Nazioni Unite che difenda un sistema multilaterale disciplinato da regole, che sia orgogliosa dei propri valori e protettiva nei confronti dei propri cittadini, che promuova un commercio libero ed equo

e una politica climatica globale positiva. Perseguiremo questi obiettivi, fermi nella convinzione che il futuro dell’Europa è nelle nostre mani e

che l’Unione europea è il migliore strumento per conseguire i nostri obiettivi. Ci impegniamo a dare ascolto e risposte alle preoccupazioni espresse dai nostri cittadini e dialogheremo con i parlamenti nazionali. Collaboreremo a livello di Unione europea, nazionale, regionale o locale per fare davvero la

differenza, in uno spirito di fiducia e di leale cooperazione, sia tra gli Stati membri che tra di essi e le istituzioni dell’UE, nel rispetto del principio di sussidiarietà. Lasceremo ai diversi livelli decisionali sufficiente margine di manovra per rafforzare il potenziale di innovazione e crescita dell’Europa.

Vogliamo che l’Unione sia grande sulle grandi questioni e piccola sulle piccole. Promuoveremo un processo decisionale democratico, efficace e trasparente, e risultati migliori.

Noi leader, lavorando insieme nell’ambito del Consiglio europeo e tra le istituzioni, faremo sì che il programma di oggi sia attuato e divenga così

a realtà di domani.

Ci siamo uniti per un buon fine.

L’Europa è il nostro futuro comune.

ROMA 60

60È tutto pronto da giorni, l’Italia e Roma in particolare si preparano a celebrare i sessant’anni dei Trattati di Roma. Anche se non è il primo atto ufficiale da cui prende avvio il processo d’integrazione europea, il Trattato di Roma è associato, nell’immaginario collettivo, al punto di partenza della grande avventura della costruzione comunitaria. Dal 25 marzo 1957 è iniziato uno straordinario processo di pace, solidarietà e prosperità che trentacinque anni più tardi ha condotto alla
creazione dell’Unione europea. Alla dimensione economica è stata infatti associata una dimensione politica. Nonostante abbia superato mille e più ostacoli, da alcuni anni l’Europa si trova in una stagione difficile, dove ad una crisi economica e finanziaria particolarmente severa si accompagna una crisi di sfiducia.
“L’Europa si trova di fronte a differenti sfide anche nuove, dalla Brexit al rinascere del protezionismo, ma abbiamo una opportunità per reagire”. Ha affermato Paolo Gentiloni incontrando nella biblioteca chigiana le associazioni imprenditoriali europee. “Rivendichiamo un ruolo globale per l’Europa. Per questo abbiamo bisogno anche di voi per sostenere il libero scambio, la crescita, una agenda per l’innovazione, e anche una Europa sociale”.

“Non vogliamo una Europa divisa, l’Europa è unita e indivisibile, ma vogliamo anche andare avanti su una idea comune di Europa, in aree ad esempio come difesa, sicurezza”, aggiunge. “Abbiamo bisogno di una maggiore integrazione e rivendichiamo un ruolo globale per l’Europa”.

“È tempo di riacquistare fiducia, di supportare il progetto europeo e di difendere quanto abbiamo costruito”, avvertono insieme le ‘confindustrie’ europee, in un dichiarazione comune consegnata questa mattina al premier Paolo Gentiloni nella sua qualità di depositario dei trattati. Sarà consegnata anche al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ed al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. A Palazzo Chigi, questa mattina, la presidente di Business Europe (che rappresenta 40 associazioni di industriali europee), Emma Marcegaglia, e il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia. “Crediamo – conclude la dichiarazione comune – che il 2017 sia un anno decisivo e per questo vogliamo dare tutto il nostro contributo per assicurare un cambio di rotta, dimostrando ancora una volta che il successo politico, economico e sociale del progetto europeo può essere raggiunto solo insieme. È tempo di scegliere: o avere successo insieme o diventare irrilevanti separatamente”.

L’Italia afferma così ancora una volta la priorità europea, ma la difesa dell’Unione è rappresentata anche dai ruoli che l’Italia ricopre nell’Ue. Dalla Lady Pesc, Federica Mogherini, al Presidente del gruppo S&D in Parlamento europeo, Gianni Pittella, fino il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani.

Per quanto riguarda la politica comune sul tema della difesa comune, non c’è niente che qualcuno possa imporre all’Unione europea. Lo ha dichiarato l’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza europea, Federica Mogherini, intervenendo all’evento “Dialogo sul futuro dell’Europa” tenutosi oggi a Roma. “La politica di difesa comune esiste dal trattato di Lisbona”, ha ricordato Mogherini, sottolineando le 16 operazioni militari e civili portate attualmente avanti con personale dell’Ue. L’Operazione Sophia, secondo l’Alto rappresentante Ue, ha avuto successo “per la combinazione degli strumenti militari con il dialogo e gli strumenti di soft power”. Parlando della politica di difesa operativa dell’Ue, Mogherini ha chiarito come anche ai paesi alleati, come gli Stati Uniti, sia stato indicato che “la sicurezza non la si fa soltanto con le armi, non si investe in sicurezza solo con il bilancio alla difesa”. Quando l’Ue viene chiamata, o i paesi singoli della Nato, ad aumentare i bilanci per la difesa, si tratta secondo l’Alto rappresentante di una scelta che riguarda i singoli paesi, ma non è da leggere in maniera disgiunta da altre voci di bilancio che fanno parte della politica di sicurezza, quali gli aiuti allo sviluppo, umanitari, per il peacekeeping.

Ma nemmeno sono iniziate le celebrazioni che già iniziano le polemiche, Lega a parte, le proteste arrivano da sinistra italiana, con Stefano Fassina:

Dall’Europa invece dopo gli avvertimenti della Polonia è la Grecia a mettere i puntini sulle I. Il testo che sarà firmato dai 27 leader (Gran Bretagna esclusa) indica l’agenda della Ue in quattro punti principali: un’Europa sicura; prosperosa e sostenibile; sociale; più forte sulla scena mondiale. La Dichiarazione definisce l’Unione “una comunità di pace, libertà, democrazia, diritti umani e primato della legge, una potenza economica di primo piano con livelli senza precedenti di protezione sociale e welfare”. Il messaggio che uscirà da Roma sarà quello della “unità”, anche se non si escludono intese ulteriori tra Stati membri, quella “Ue a più velocità” che non piace ai paesi dell’est. Ma il compromesso raggiunto è che queste “cooperazioni rafforzate” restino comunque aperte ad altri partecipanti.
Anche la Grecia firmerà il documento, nonostante le minacce dei giorni scorsi, ma Atene chiede che l’Unione Europea la sostenga a contrastare la richiesta del Fmi di una riforma del mercato del lavoro che, secondo il governo di Alexis Tsipras, toglierebbe diritti ai lavoratori.
“Tuttavia, al fine di poter celebrare questi risultati, deve essere chiarito, a livello ufficiale, che essi riguardano anche la Grecia…Chiedo il vostro sostegno al fine di proteggere, insieme, il diritto della Grecia a tornare agli standard del modello sociale europeo”, si legge nella missiva di Tsipras al presidente del Consiglio Ue Donald Tusk e al presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker.
“Nelle condizioni date, non possiamo attenderci una rivoluzione, ma già arrivare a una dichiarazione comune con quattro pilastri chiari è un successo: una nuova agenda sociale; un governo unitario per le politiche migratorie, per i rifugiati; politiche per la crescita e basta con l’austerity di Schaeuble; una politica comune estera e di difesa”. Ha affermato il Presidente Gianni Pittella in un’intervista all‘Huffington Post e che ha fatto sapere: “Proprio perché ci sono così tante tensioni, l’importante è che si riesca a fare una dichiarazione comune con delle linee di marcia”. E infine sulle dichiarazioni del presidente dell’Eurogruppo dice: “Dijsselbloem rivela uno stereotipo, una cultura anche trasversale non solo sua, ma di tanti esponenti e personalità del nord Europa che hanno un’idea calvinista dell’Ue in cui ci sono i peccatori del sud e i santi fustigatori del nord. Questo stereotipo va sconfitto. Il fato che Schaeuble abbia dovuto difendere l’indifendibile Dijsselbloem dimostra che si tratta di un team, di una squadra oltre i confini politici che sta portando alla rovina l’Europa: perché la crisi è frutto di politiche dissennate e dell’austerity usata come dogma”. “Per l’Italia – aggiunge Pittella – non sarà facile ma il governo italiano ha un ministro dell’Economia molto stimato e un presidente del Consiglio che interloquisce in maniera autorevole con la commissione europea ed è supportato da tutti noi. Nella commissione europea, le personalità più sensibili al tema sociale, alla crescita e alla difesa delle persone più deboli saranno attente a trovare un punto di equilibrio”.

Su Jeroen Dijsselbloem è intervenuto anche Antonio Tajani. “Dal presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem parole inaccettabili, ma non cambieranno il destino dell’Europa. Qui a Norcia il Parlamento europeo ha dimostrato che non ci sono differenze tra Nord, Sud, Est e Ovest”. Così il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani a Norcia. Parole dure anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Sandro Gozi, intervenuto a margine del vertice di Norcia: “Dijsselbloem è un’apprendista maldestro; l’Europa ha progetti molto più alti”.
“Dall’Unione europea arriveranno circa due miliardi di euro per la ricostruzione post terremoto delle aree colpite del centro Italia”. Ha fatto sapere Antonio Tajani nel suo intervento in apertura dei lavori del vertice dei rappresentanti del parlamento in corso a Norcia. “Tra le manifestazioni per i trattati di Roma – ha aggiunto Tajani – questa è quella che più di ogni altra dimostra quanto bisogno c’è di avere istituzioni vicino ai cittadini. Il mio obiettivo, e quello di tutti i parlamentari europei, indipendentemente dai colori politici, è quello di fare di tutto perché le istituzioni comunitarie siano vicino alla gente, perché nessuno senta Bruxelles lontana dal proprio territorio. È vero, c’è malcontento e sono stati fatti degli errori, ma noi siamo qui per combattere questa diffidenza”.