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Tariffe: chi sale e chi scende

lucegas-tariffeDal primo luglio la luce costerà il 2,8% in più e il gas il 2,9% in meno. Lo ha deciso l’Autorità per l’energia. Nel dettaglio, per l’elettricità la spesa (al lordo tasse) per la famiglia-tipo nel periodo compreso tra il primo ottobre 2016 e il 30 settembre 2017 sarà di 512,52 euro, pari a un aumento di circa 9 euro l’anno. Nello stesso periodo la spesa della famiglia tipo per la bolletta gas sarà di circa 1.029 euro, per un risparmio di circa 40 euro l’anno.

Entrambe le variazioni, spiega nella nota l’Autorità, sono legate all’atteso andamento dei prezzi nei mercati all’ingrosso nel prossimo trimestre, influenzati dalla stagionalità del periodo. In particolare, l’andamento dell’elettricità è legato a prezzi nel mercato nazionale all’ingrosso previsti in rialzo, derivanti dagli attesi alti consumi collegati alla stagionalità del caldo periodo estivo, già manifestatisi nel mese di giugno particolarmente torrido e con scarsa idraulicità cumulata dal passato inverno. Inoltre, all’aumento contribuisce anche la necessità di recuperare ancora parte dei forti rialzi dei prezzi all’ingrosso di inizio anno, innescati dalle emergenze sui collegati mercati europei, specie quello francese per l’inatteso fermo di numerose centrali nucleari transalpine. Nel dettaglio, l’incremento per l’energia elettrica per la famiglia tipo è determinato dall’aumento dei costi di approvvigionamento della ‘materia energia’, che porta al +2,8% della variazione complessiva della spesa per il cliente tipo. Incremento che al suo interno comprende la crescita dei costi di acquisto (+3,1%, come detto sostanzialmente determinata dalla stagionalità dei prezzi), controbilanciata in parte dalla riduzione della componente di dispacciamento (-0,3%).

Restano invece invariate tutte le altre componenti di commercializzazione e vendita, trasmissione, distribuzione e misura, e gli oneri generali. Per il gas invece la stagione di bassi consumi a livello europeo e nazionale implica – come previsto – una riduzione dei prezzi nei mercati all’ingrosso continentali.

Psi Umbria. Per un nuovo centro sinistra inclusivo

bandiera-psi“Occorre ripensare il quadro politico delle alleanze e costruire un nuovo centro sinistra che sia inclusivo e che rimetta la centro delle propria azione politica i reali bisogni delle persone, superando velleitarie ambizioni maggioritarie legate all’autosufficienza da parte del PD, che alla prova dei fatti non riesce più ad essere attrattivo per gli elettori e abbandoni la politica dei due forni, che prevede larghe intese con il centro destra a livello nazionale e accordi con le forze di centro sinistra a livello locale”.

E’ quanto emerso nel corso dell’ampio dibattito che si è svolto ieri pomeriggio, 26 giugno 2017, nel corso della Direzione Regionale del PSI umbro, riunitasi per la prima volta dopo il recente Congresso Regionale, che ha eletto Cesare Carini alla guida della Segreteria del PSI umbro.

“I Socialisti umbri, partendo dall’analisi del voto, con una particolare attenzione per quanto avvenuto in Umbria e all’indomani della sconfitta nel ballottaggio di Todi della coalizione di centro sinistra, hanno messo in evidenza le difficoltà oggettive per le forze della coalizione nel conquistare o mantenere la guida delle amministrazioni locali alla luce di quanto emerso nel corso dell’ultima tornata elettorale”.

“E’ ormai chiaro che si va consolidando il trend negativo di carattere nazionale per le forze di centro sinistra guidate dal PD, anche a causa della difficoltà che i cittadini hanno nel percepire concretamente i risultati dell’ azione governativa; se a questo si aggiungono le difficoltà che imprese e cittadini riscontrano nel superare la crisi economica e i difficili rapporti all’interno del quadro politico che fa riferimento al centro sinistra “classico” – continuano i socialisti – i risultati elettorali non possono che essere negativi”.

Per questo – sottolineano gli esponenti socialisti – nonostante gli ottimi risultati ottenuti dai candidati e dalle liste socialiste, che restano oggi in Umbria gli unici rappresentanti di un partito del centro sinistra in grado di eleggere oltre al PD, il quadro generale non appare positivo”

“Nei prossimi giorni – concludono i socialisti – il segretario regionale Carini incontrerà il Segretario regionale del PD e chiederà che si affronti, senza pregiudiziali, il tema dei futuri rapporti fra gli alleati e si inizi a lavorare ad un serio e repentino rilancio dell’attività amministrativa, anche in vista delle prossime tornate elettorali, che altrimenti porteranno ad altri risultati negativi”

Nel corso dell’incontro, La Direzione, su proposta del Segretario Regionale Carini, ha eletto i membri della Segreteria, che lo affiancheranno nel corso del suo mandato.

Consip: pm Woodcock indagato dalla Procura Roma 

Convegno sul fenomeno della corruzioneIl pm di Napoli Henry John Woodcock è indagato dalla procura di Roma, nell’ambito dell’inchiesta Consip, per violazione del segreto d’ufficio. Da quanto si è appreso, l’inchiesta su Woodcock riguarda la pubblicazione, alcuni mesi fa, da parte del Fatto Quotidiano di un articolo relativo alla fuga di notizie – che coinvolge il ministro Lotti e alti ufficiali dei carabinieri (tutti hanno sempre respinto l’addebito) – attraverso la quale i dirigenti della Consip sarebbero venuti a conoscenza dell’inchiesta avviata dai pm napoletani sulla stessa Centrale Acquisiti della pubblica amministrazione.

L’inchiesta è stata successivamente trasferita, per competenza territoriale dalla procura di Napoli a quella di Roma. Il pm Woodcock sarà interrogato nei prossimi giorni dai magistrati romani. “Ho appreso di essere indagato per il reato di rivelazione di segreto di ufficio”. Ha detto il pm di Napoli all’Ansa. “Ho assoluta fiducia nei colleghi della procura di Roma e sono quindi certo che potrò chiarire la mia posizione, fugando ogni dubbio ed ombra sulla mia correttezza professionale e personale”. “Non nego, tuttavia – ha aggiunto Woodcock – di essere molto amareggiato, e che questo è per me un momento molto difficile. Posso però affermare, in piena serenità – ha concluso il pm napoletano – che la mia attività è sempre stata ispirata dal solo intento di servire la Giustizia, nel rispetto delle regole”.

Per la presunta fuga di notizie riservate relative all’inchiesta Consip, insieme al pm Woodcock, secondo quanto comunica l’agenzia Ansa – è indagata dalla procura di Roma anche la giornalista Federica Sciarelli, nota conduttrice del programma televisivo “Chi l’ha visto?”. Nei riguardi della giornalista Sciarelli, da lungo tempo amica del pm napoletano, è contestato il reato di concorso in rivelazione di segreto. Secondo l’accusa, Sciarelli sarebbe stata il tramite per il passaggio delle informazioni da Woodcock ad un giornalista del Fatto Quotidiano. “Non posso aver rivelato nulla a nessuno – ha detto Federica Sciarelli – semplicemente perché Woodcock non mi svela nulla delle sue inchieste, tantomeno ciò che è coperto da segreto”.

Gap Previdenziale e incubo pensione per i medici

Consulcesi, realtà leader nella tutela dei camici bianchi, ha raccolto i pareri di oltre 2mila medici sulla previdenza complementare: il 51% degli intervistati ha già scelto un fondo pensione, privilegiando i privati.

medici 2Medici tra paura e lungimiranza quando si tratta del proprio futuro pensionistico. Oltre l’80%, infatti, teme che una volta abbandonato il camice bianco, la differenza tra l’attuale retribuzione e l’importo della pensione farà registrare un crollo drastico, tra il 30 e il 50%. Per questo motivo, più della metà di loro ha deciso di non farsi cogliere impreparato ed è già ricorso alla previdenza complementare. Sono questi i dati rivelati da un sondaggio effettuato da Consulcesi, realtà leader nella tutela dei camici bianchi, che ha raccolto opinioni e timori di 2722 medici in tema di previdenza complementare.
SÌ ALLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE, MEGLIO SE PRIVATA
Dal sondaggio emerge innanzitutto che il 51% degli intervistati ha già aderito a una forma di previdenza complementare, di cui il 39% ha preferito un fondo privato rispetto a un fondo di categoria, scelto dal restante 13%. Su base geografica, si segnala inoltre che sono soprattutto i medici del Sud (42%) a preferire il privato, seguiti da Nord (39%) e Centro (35%).
I MEDICI TEMONO UN GAP PREVIDENZIALE TRA IL 30% E IL 50%, I PIÙ SPAVENTATI AL NORD
La paura di vedere il proprio reddito calare drasticamente nella delicata fase della vecchiaia accomuna l’81% degli intervistati. Il 42% di loro, infatti, teme di perdere più della metà rispetto a quanto percepito attualmente; il 39% condivide questo allarme ma crede che subirà un calo leggermente più contenuto, comunque di oltre il 30%. Di fatto, solo il 7% degli intervistati dichiara che avrà sostanzialmente lo stesso reddito attuale. È interessante notare che i più pessimisti in materia di gap previdenziale sono i medici del Nord: il 47% degli interpellati presume una riduzione del reddito superiore al 50%.
PER I CAMICI BIANCHI È FONDAMENTALE LA DEDUCIBILITÀ FISCALE
Se i medici lamentano diversi motivi che frenano l’adesione a un fondo di previdenza complementare, tra cui la scarsa conoscenza della materia (il 22%) e l’eccessiva burocrazia (il 4%), il fattore che la stragrande maggioranza considera strategico è la massima deducibilità fiscale, considerata molto importante per il 71% degli intervistati.
I MEDICI SONO INFORMATI E VOGLIONO MAGGIORI INCENTIVI
Tra gli altri dati emersi, si registra che la maggioranza dei medici conosce le diverse forme di previdenza complementare (il 58%) e l’81% chiede a gran voce un intervento legislativo per incentivare l’adesione a questi fondi.

Vaccini, attivo il Call Center della ASL Roma 1

vaccini_coverUn numero di telefono, un indirizzo di posta elettronica e un pool misto di operatori di front-office e sanitari a disposizione dei cittadini che si trovano alle prese con le novità introdotte dal Decreto Legge n. 73/2017 recante “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”. Questi gli strumenti messi in campo dalla ASL Roma 1, per venire incontro alle esigenze delle famiglie dei 130mila bambini in fascia target presenti sul territorio.

Il Call Center della ASL Roma 1

Il Call Center si potrà raggiungere dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 17 attraverso il numero telefonico dedicato 06.6835.4666 oppure via e-mail all’indirizzo vaccinazioni@aslroma1.it per avere:

• Informazioni relative a cosa fare, come, dove e quando;
• Attestazioni delle vaccinazioni già effettuate ai fini della consegna all’istituto scolastico, mediante un apposito modulo di richiesta;
• Prenotazioni di appuntamenti in uno dei centri vaccinali aziendali, con rilascio attestazione di “prenotazione vaccinale”, valida ai fini dell’iscrizione all’anno scolastico 2017/2018.

Il servizio – sottolinea il Direttore Generale della ASL Angelo Tanese – vuole essere un punto di riferimento per le famiglie, in grado di fornire un supporto rapido, competente e facilmente accessibile, per semplificare l’attuazione del D.L. n.73. Quindi l’invito che rivolgo ai nostri residenti è di non sentirsi smarriti davanti agli obblighi introdotti dal Decreto ma di contattare la ASL, per ottenere una assistenza e una informazione diretta su tutto quello che occorre per l’iscrizione scolastica.

36 giorni senz’acqua per i rom di Castel Romano

Riportiamo e pubblichiamo il comunicato dell’Associazione Nazione Rom e la richiesta finora passata inosservata sulla mancanza di servizi idrici alle porte della Capitale

campo romNonostante le denunce di Sabaheta Hamidovic, rappresentante dei Rom, Sinti e Caminanti (RSC) dagli studi di Quinta Colonna su Rete 4 e quelle di Marcello Zunisi legale rappresentante dell’Associazione Nazione Rom (ANR), nonostante gli interventi della Prefettura di Roma Capitale della Protezione Civile e di Acea, avvenuti sabato scorso, la situazione del campo di Castel Romano, al centro del processo di Mafia Capitale, rimane drammatica.
I container in lamiera, dove vivono bambini, anziani, decine e decine di famiglie, sono privi del piu’ importante elemento della vita, l’acqua. Da 36 giorni è completamente assente il servizio di fornitura idrica.
Il campo di Castel Romano è situato 30 chilometri fuori dal centro abitato, su una landa desolata, nel mezzo di un vero e proprio deserto sulla Pontina. I suoi abitanti devono fronteggiare giornate meteo da «bollino rosso» senza acqua. Enorme il rischio sanitario. La loro vita è in pericolo. Si registrano i primi casi di scabbia tra i bambini. I terreni su cui sono istallate le abitazioni appartiene a Salvatore Buzzi.
La Polizia Municipale di Roma Capitale, coordinata dal Comandante Lorenzo Botta, si è recata sul posto giovedi e venerdi 22 e 23 giugno 2017 accertando la drammaticità della situazione. Allertate le istituzioni, gli uffici del Dipartimento delle Politiche Sociali di Viale Manzoni, l’Assessore Laura Baldassarre, il Sindaco Virginia Raggi, il Vicecapo di Gabinetto Marco Cardilli, i dirigenti Angelo Marra e Michela Micheli.
La Prefettura, tramite il dott. Massimo Grimaldi, ha interessato Protezione Civile ed Acea per provvedere all’immediata rifornitura di acqua: sabato sono state distribuite delle bottigliette di acqua, solo ad una parte del campo, questo risulta invece diviso in quattro settori. Le famiglie e le persone, ridotte allo stremo dalla mancanza di acqua, hanno litigato tra loro per averle.
Acea, la municipalizzata di Roma Capitale, ha scoperto una inquietante realtà. E’ il Geometra Roberto Bellinzaf a raccontarla telefonicamente al legale rappresentante dell’ANR : «nel campo di Castel Romano non esiste un contatore ne una fornitura diretta. I container dove abitano le famiglie sono servite tramite un utente separato, un importante soggetto privato che se pur fornito della necessaria cubatura di acqua preferisce tenersela per se lasciando le famiglie a secco»
Solo stamani il funzionario di Roma Capitale Fabrizio Fraternali dell’Ufficio RSC si è recato sul posto per poi ripartire. Il campo di Castel Romano rimane senza acqua, un vero deserto al quale sembrano condannate centinaia di persone.
ANR si è da tempo rivolta ad ANAC Autorità Nazionale Anticorruzione denunciando le gravi mancanze delle istituzioni capitoline e nazionali. Il stesso Governo di Paolo Gentiloni è stato formalmente messo sotto accusa. L’Unione Europea ha inviato all’Italia la somma di euro 2.146.000.000 (PON Metro e PON Inclusione 2014 – 2020) per garantire inclusione sociale di senza fissa dimora e RSC, ma nei campi si muore o si rischia di morire.
Chiediamo un intervento immediato ed urgente per garantire soccorso alle famiglie di Castel Romano ed un intervento della Magistratura per ripristinare lo Stato di Diritto. È in corso un’azione di pura barbarie, violenza, corruzione, razzismo, volta alla negazione della vita di RSC. I nostri diritti devono essere rispettati, siamo esseri umani e la legge è uguale per tutti.

Associazione Nazione Rom

Banche Venete, si punta a tutelare i risparmiatori

banche venete 2“L’unica cosa che voglio dire è che siamo in contatto continuo con le autorità europee competenti e che la garanzia per risparmiatori e correntisti, nelle discussioni che stiamo facendo, è una garanzia che mi sento di confermare totalmente”, ha risposto Gentiloni al termine del summit Ue di Bruxelles alla domanda se ci sarà un decreto entro il fine settimana sulle banche venete, Banco Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Tuttavia il Presidente del Consiglio non si sbilancia sull’ipotesi di un decreto sulle banche venete questo weekend, ma garantisce che il governo sta lavorando con le autorità europee e che i risparmiatori saranno tutelati.
Anche se ormai tutto dipende dal decreto del Consiglio dei ministri che avvierà la liquidazione, che le
banche prevedono possa arrivare domenica sera, o al più tardi lunedì mattina all’alba, prima dell’apertura dei mercati. La bozza è pronta, ma per il varo c’è da mettere a punto alcuni dettagli relativi all’offerta depositata mercoledì da Intesa Sanpaolo.
Nel frattempo si avvia alla chiusura l’attuale gestione delle due banche: il cda della popolare di Vicenza (secondo il Sole 24 ore) è previsto per martedì e dovrebbe essere l’ultimo. Già oggi il presidente Gianni Mion sembra ottimista e a margine di un evento a Milano, Mion ha risposto “no” a chi gli chiedeva se i deflussi continuino. Il presidente della banca vicentina ha poi aggiunto che a lui risulta sia arrivata soltanto l’offerta di Intesa Sanpaolo. A chi gli chiedeva se intende dimettersi prima che decada il consiglio, Mion si è limitato a dire che “tra oggi e martedì” l’istituto terrà una riunione del consiglio.
Per il momento comunque gli occhi restano puntati su Intesa San Paolo, anche se il ministero dell’Economia non ha ancora in tasca l’autorizzazione della Ue a mettere in gioco 3,5 miliardi dei contribuenti per creare la banca cattiva e permettere a Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa, di partire con le reti delle ex popolari venete completamente ripulite da tutto ciò che non generi profitti.
“Io non entro nel merito di questa operazione – ha detto il presidente emerito di Intesa San Paolo, Giovanni Bazoli – Ho una posizione defilata essendo presidente emerito. Oggi un banchiere non può occuparsi solo della sua banca, ma deve guardare anche alle altre banche perché ormai siamo in un sistema così interrelato che quello che avviene su una banca si ripercuote su un intero sistema”.

IMPEGNO COMUNE

juncker gentiloniSono giorni importanti per l’Europa alle prese con gli ultimi passi sulla Brexit, ma non è la sola questione su cui si punterà nella due giorni di Consiglio Europeo che metterà sul tavolo anche il tema di immigrazione e sicurezza.
Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha rassicurato Paolo Gentiloni durante l’incontro bilaterale, affermando che l’Italia può “continuare a contare sulla solidarietà europea” sul fronte della crisi dei migranti. Ieri infatti, Gentiloni in Aula al Senato, nelle comunicazioni in vista del Consiglio Ue aveva incalzato l’Europa: “Sull’immigrazione dobbiamo dirci onestamente che nonostante qualche passo in avanti la velocità con cui l’Ue si muove sul terreno delle politiche comuni resta drammaticamente al di sotto delle esigenze di governo e gestione di questo fenomeno. Lo diremo apertamente anche a Bruxelles – ha sottolineato il premier – Qualche risultato almeno simbolico è stato ottenuto: la Commissione ha annunciato una procedura d’infrazione per i tre Paesi che non accettano gli impegni. Ma non ci consola questa soddisfazione morale”.
“Quel che vogliamo sapere dall’Ue è se sulla strada” della gestione dei flussi migratori “c’è l’Ue o se noi dobbiamo continuare a cavarcela da soli. L’Italia è in grado di gestire la questione, sia pure con difficoltà crescenti, ma l’Europa se vuole recuperare la sua vitalità e scommettere sul proprio futuro deve avere una politica migratoria comune: lo pretendiamo a Bruxelles”.
La risposta da Juncker è arrivata subito dopo che stamattina a Bruxelles il Presidente del Consiglio italiano ha avuto un colloquio con il premier libico Fayez al-Sarraj. “Gli incontri di stamattina – ha spiegato il capo del Governo – avevano come obiettivo promuovere un maggiore impegno dell’Europa e delle autorità libiche: l’obiettivo è contenere i flussi migratori, mettere in condizione le autorità libiche di esercitare un maggiore controllo del loro territorio, dare un contributo alla lotta contro i trafficanti di esseri umani. Obiettivi sui quali l’Italia come sapete è impegnata da tempo. La mia valutazione è positiva. Certamente in Libia bisogna accelerare e dare efficienza ai processi”.
“Non vedo perché non dovremmo aumentare i finanziamenti europei per il funzionamento del Guardacoste libico”, osserva il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, per la convocazione dei capi di Stato e lamentandosi con i leader per il fatto che al livello delle decisioni ministeriali in Consiglio Ue “alcuni dei vostri rappresentanti non stanno prendendo le decisioni necessarie a questo riguardo”. Su una nota più positiva, sembra che gli altri paesi membri abbiano ormai capito e accettato l’impostazione dei cosiddetti “migration compact”, fortemente voluta dall’Italia e che la Commissione europea sta mettendo in atto e finanziando.
Nel frattempo dagli Interni si attende il documento il primo piano nazionale per l’integrazione, in corso di stesura finale e che dovrebbe essere illustrato dal Ministro Minniti il 30 giugno al tavolo di coordinamento nazionale presso il ministero dell’Interno, dove siedono anche i rappresentanti del dicastero del Lavoro, delle Regioni e dei Comuni. Punto cardine del piano è l’avvio del processo di integrazione fin dalla fase iniziale dell’arrivo in Italia del migrante, la cosiddetta prima accoglienza.
Tornando al Vertice del Vecchio Continente, tra i punti in agenda per la cena di oggi ci saranno invece le relazioni internazionali. Il cancelliere della Germania, Angela Merkel, e il presidente della Repubblica della Francia, Emmanuel Macron, presenteranno lo stato dell’arte sull’attuazione degli accordi di Minsk. All’attuazione degli accordi di Minsk sono legate le sanzioni economiche alla Federazione Russa, che scadono il prossimo 31 luglio, e che dovrebbero essere rinnovate prima di quella data. Le misure restrittive riguardano il settore finanziario, dell’energia, della difesa e dei beni a duplice uso. Nel corso della cena, Tusk riferirà inoltre dell’incontro avuto con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e con il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan, lo scorso maggio a Bruxelles.
Ma il tema portante al momento resta quello della Brexit, nella sua versione a 27, senza il Regno Unito, nel dopocena di stasera il vertice discuterà sui criteri e le procedure per la scelta dei paesi membri in cui trasferire dopo la Brexit dell’Eba e dell’Ema, le due agenzie indipendenti dell’Ue (l’Autorità bancaria e l’Agenzia per i farmaci) che oggi sono basate a Londra. Ci sono una ventina di Stati membri che si sono candidati per l’una o l’altra o entrambe le agenzie, ed è una partita importante per l’Italia che vorrebbe l’Ema a Milano.
In merito alla Brexit, la deputata Pia Locatelli ieri in dichiarazione di voto sulle mozioni, ha fatto sapere che è nell’interesse comune “costruire basi solide per le future relazioni tra i 27 e il Regno Unito. Nelle difficili acque internazionali di questo periodo credo sia conveniente per tutti affrontare le trattative in modo costruttivo, adoperandoci per trovare un accordo e augurandoci che per un futuro vicino il Regno Unito resti un partner stretto, per uno più lontano che i cittadini del Regno Unito ci ripensino e tornino a far parte dell’Unione Europea, come prevede l’articolo 50 del trattato UE”.

Raikkonen pronto ad aiutare Vettel:
la Ferrari prima di tutto

vettel raikonenLa Ferrari prima di tutto. Un dogma targato Maranello che Kimi fa suo in vista del Gran Premio dell’Azerbaigian dove la Rossa è chiamata a riscattarsi dopo il difficile Gp del Canada che ha riportato Lewis Hamilton a soli 12 punti di distacco dal leader del Mondiale Sebastian Vettel. “Le regole all’interno del team sono molto chiare e non sono cambiate – assicura il pilota finlandese nella consueta conferenza Fia prima del weekend di gara – La prima cosa è fare in modo che entrambe le Ferrari stiano davanti; poi, se Sebastian fosse in grado di vincere ed io no, certamente lo aiuterà”. Un supporto indispensabile quello di Raikkonen a Vettel dopo che la Mercedes si è rifatta sotto pericolosamente a Montreal con la vittoria di Hamilton che nel paddock di Baku si è rimangiato l’intervista in cui ipotizzava un possibile addio alla Formula 1 già alla fine di quest’anno.

“Non ricordo di aver parlato di ritiro, non è una cosa cui sto pensando al momento – l’uscita odierna del pilota inglese – Nemmeno a questo sto pensando, al momento. Ora – aggiunge il pilota inglese della Mercedes – penso solo a batterle: non è un segreto che sia un grande fan del team di Maranello, della squadra, dei loro successi ottenuti nella storia e delle macchine che creano, ma chissà cosa ha in serbo il futuro. Al momento – continua Hamilton – non posso pensare di immaginarmi in nessun altro posto diverso da dove sono ora. Mi concentro sulla lotta con la Ferrari e li ammiro perché sono avversari molto forti”. Una Rossa super quest’anno anche se un po’ in affanno nel Gp del Canada, ma che con Vettel ha saputo reagire rimontando fino alla quarta posizione: ”Credo che alla fine a Montreal abbiamo fatto bene, siamo partiti male, ma – ricorda il pilota tedesco – della Ferrari – dopo abbiamo rimontato bene, abbiamo già reagito. La pista qui è diversa rispetto a Montreal, l’anno scorso siamo andati abbastanza bene, vediamo come riusciamo a gestire la situazione”. Poi Vettel, interrogato sul contratto in scadenza, rimanda ogni discorso alle vacanze estive: ”Non saprei se ci sia una scadenza, normalmente i contratti finiscono il 31 dicembre, al momento – taglia corto Vettel – siamo molto impegnati quindi in estate ci sarò più tempo”. E parlando del suo prossimo futuro rimanda ogni discorso anche l’ex ferrarista Fernando Alonso che liquida così la possibilità di vederlo in Mercedes il prossimo anno: “È abbastanza fantasia ora – assicura Alonso – vediamo questa estate, quando verrà il momento cercherò di prendere la decisione migliore che mi permetta di vincere”.
(ANSA)

G8. Ue condanna la legge italiana per i fatti della Diaz

diazL’Europa torna a farsi sentire sui fatti del G8 a Genova e in particolare per la “macelleria messicana” alla scuola Diaz di Genova della notte tra il 20 e il 21 luglio 2001. La Corte europea dei diritti umani, con sede a Strasburgo, ha stabilito che le leggi italiane sono inadeguate a punire e prevenire gli atti di tortura commessi dalle forze dell’ordine.
“C’è bisogno di dare all’Italia una legge in questo campo”, aveva già detto anni fa il senatore socialista e responsabile giustizia del Psi, Enrico Buemi.
La legge sul reato di tortura e sull’identificazione degli agenti promossa già a inizio legislatura è ancora nei cassetti e non è stata approvata, nel frattempo però è arrivato già il secondo richiamo europeo con una sentenza che stabilisce che i ricorrenti furono torturati, i responsabili non puniti adeguatamente e l’assenza di una norma contro la tortura nell’ordinamento italiano. La Corte di Strasburgo ha inoltre riconosciuto 29 indennizzi che variano dai 45 ai 55 mila euro per danni morali. Già due anni fa la Corte europea dei diritti dell’uomo, rispondendo al ricorso presentato da Arnaldo Cestaro, una delle persone brutalmente picchiate, ha dichiarato all’unanimità che è stato violato l’articolo 3 sul “divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti”. Quanto compiuto dalle forze dell’Ordine italiane nell’irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 “deve essere qualificato come tortura” ha precisato la Corte che ha condannato il nostro Paese non solo per quanto fatto ai manifestanti, ma anche perché non è in possesso di una legislazione adeguata a punire il reato di tortura.
La condanna emessa oggi dalla Corte di Strasburgo ricalca quella stessa condanna a cui è seguita una lettera inviata alle autorità italiane dal commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, in cui sono espresse preoccupazioni per il testo ora all’esame del Parlamento italiano. La Camera dei Deputati deve modificare il testo della legge contro la tortura che sta discutendo, perché nella sua forma attuale contiene una definizione del reato e diversi elementi in disaccordo con quanto prescritto dagli standard internazionali, questo l’invito del commissario europeo nella missiva inviata tra gli altri ai Presidenti dei due rami del Parlamento, Laura Boldrini e Pietro Grasso.
Il nostro Paese annovera numerosi casi di violazioni e torture da parte delle Forze dell’Ordine come il caso Aldrovandi o quello Cucchi ed è dalla primavera del 2013 che si attende una legge sul reato di tortura.