Redazione Avanti!
BLOG
Redazione Avanti!

STRAGE IN CATALOGNA

catalognaOre drammatiche per una delle città più cosmopolite d’Europa, finita nel mirino Isis. Ieri la Rambla di Barcellona è stata colpita a morte da un attentato terroristico, dopo che un furgone a folle velocità ha falciato decine di persone nel cuore della città, portando alla morte di 13 persone e centinaia di feriti.
Adesso all’ambasciata italiana in Spagna risulta finora che tre connazionali sono rimasti feriti nell’attentato a Barcellona, è quanto riferisce l’ambasciatore a Madrid Stefano Sannino. Tra le vittime un 35enne di Legnano che si trovava lì in vacanza con la famiglia, anche se non ci sono conferme ufficiali. Le ultime notizie sull’attacco di Barcellona danno sempre in fuga il terrorista che ha provocato la strage della Rambla, lanciandosi sulla folla al volante di un furgone bianco, mentre altri due uomini sono stati arrestati, uno marocchino, l’altro originario di Melilla. L’attacco è stato rivendicato dallo Stato islamico. L’uomo è fuggito a piedi dopo che il furgone si era schiantato contro un’edicola. Posti di blocco della polizia sono stati allestiti in tutte le uscite dalla città della Catalogna.
Ma i terroristi del Daesh non si sono fermati anche se a bloccarli ci ha pensato la polizia catalana, otto ore dopo l’attentato di Barcellona, lo scenario stava per ripetersi nella notte a Cambrils, località turistica della costa a sud-ovest della capitale catalana.
Sei civili e un agente sono rimasti feriti e cinque terroristi sono stati uccisi a Cambrils, nel nuovo attacco poche ore dopo la strage sulla Rambla del capoluogo catalano. Intorno alle 2 del mattino un altro veicolo, una Audi A3, è stato scagliato contro la folla con un bilancio fortunatamente meno pesante di quello di Barcellona. In seguito la sparatoria con la polizia, durante la quale 4 persone sono state uccise sul posto e una è morta successivamente per le ferite riportate. Il poliziotto coinvolto è ferito in modo lieve. Dopo aver investito i passanti, l’Audi si è scontrata con un veicolo dei Mossos d’Esquadra, la polizia regionale catalana, ed è iniziata la sparatoria.

50 anni fa il primo disco dei Pink Floyd: “The piper at the gates of dawn”

floyd-pic1Agosto 1967, la Summer of Love che sta sconvolgendo il mondo, esplosa in California pochi mesi prima, è al suo apice. I semi del cambiamento di una delle più clamorose rivoluzioni culturali e di costume della seconda metà del secolo scorso si stanno spargendo nel terreno fecondo del panorama musicale del tempo, soprattutto statunitense e britannico, e il risultato darà vita alla più felice stagione della musica rock-pop della storia. Nell’anno di grazia 1967 escono album destinati a ribaltare la visione conosciuta e a influenzare decenni di musica negli anni anni a venire, esordiscono musicisti e band che segneranno un’epoca, dai Doors a David Bowie, dai Velvet Underground ai Grateful Dead a Jimi Hendrix, i Deep Purple e Led Zeppelin.

Pietra angolare di quella stagione è il primo album di un gruppo di cinque ragazzi inglesi, i Pink Floyd, già conosciutissimi e celebrati a Londra per le loro performance dal vivo al mitico club UFO, uscito per il mercato britannico esattamente cinquanta anni fa, il 5 agosto del 1967.

Il titolo del disco è ‘The piper at the gates of dawn’, ‘Il pifferaio alle porte dell’alba’ ispirato al libro di fiabe per bambini ‘The Wind in the Willows’ (Il vento tra i salici) di Kenneth Grahame, uscito ai primi del ‘900 e considerato un classico per l’infanzia in Gran Bretagna. Il contenuto è rivoluzionario. Psichedelia pura e sonorità ipnotiche si innestano in maniera sublime su testi surreali e fantastici. Roger Waters al basso, Richard Wright alle tastiere, e Nick Mason alla batteria, sono l’equipaggio della nave corsara capitanata da uno dei più grandi talenti musicali bruciati sull’altare effimero e drammatico delle droghe, Syd Barret. Il ‘pifferaio magico’ resterà con il gruppo solo pochi anni, firmando di fatto un solo album con la band e poi altri due da solista, ma il segno che lascia è indelebile. I suoi compagni di viaggio gli dedicheranno anni dopo un tributo meraviglioso, l’immortale ‘Shine on you crazy diamond’, contenuto nell’epico album Wish you were here.

‘The piper at the gates of dawn’ viene registrato in cinque mesi, a partire dal gennaio del 1967, nei mitologici studi londinesi di Abbey road. Nella sala di fronte, nelle stesse settimane, sono chiusi in ritiro creativo i Beatles, che stanno consegnando alla storia il loro disco forse più importante, ‘Sgt Pepper’s Lonely Heart Club Band’. Il disco raccoglie 11 canzoni spesso molto diverse tra loro, maciascuna a suo modo perfetta. Il filo conduttore è un acidissimo viaggio interstellare compiuto da Barrett e la poetica del disco sta tutta nella opening track, ‘Astronomy domine’, racconto inquieto di quel vagabondaggio, ispirato dall’uso massiccio che lo stesso Barret fa dell’Lsd, in cui il basso ipnotico e martellante di Waters è l’onda sonora che collega l’immaginaria stazione spaziale al pianeta Terra, mentre la chitarra e la voce solenne del Pifferaio sono libere di liberarsi nel cosmo.

Tra i pezzi più belli dell’album ‘Lucifer Sam’, ballata quasi folk che racconta la storia di un gatto magico che ricorda il felino satanico e beffardo che vaga nella la Mosca staliniana del ‘Maestro e Margherita di Bulgakov. E poi ‘Take up thy stetoscope and walk’ di impronta quasi beatlesiana nei cori e nel riff, e ancora quello che può essere considerato il capolavoro dell’album e della produzione musicale di Barret, ‘Interstellar overdrive’, undici minuti di jam session acida e alienante che i Pink Floyd eseguono spesso dal vivo in quegli anni dilatandola all’infinito. E ancora la fiabesca e tolkeniana ‘The gnome’, tratta dal ‘Signore degli anelli’, e ‘Chapter 24’, ispirata dal libro degli I Ching, fino alla conclusione giocosa di ‘Bike’, in cui Barret avverte che il viaggio è finito, e che è tempo di tornare sulla Terra.

‘The Piper’ è considerato un disco fondamentale dai cultori del rock-pop, ispiratore del filone che dagli anni ’70 conduce fino alla new wave inglese e all’indie rock statunitense passando per il punk. Ma è soprattutto il disco che segna il passaggio nella gigantesca cosmogonia del rock di uno dei più grandi talenti della musica contemporanea, quello di Barret appunto, morto undici anni fa nella sua casa di Cambridge dove ha trascorso gran parte della sua vita adulta, fissando con sguardo vuoto e folle il giardino della casa materna. Cinquanta anni dopo, il suono ammaliante del suo flauto continua a sussurrare. Il suo folle diamante continua a splendere.

MISSIONE POSSIBILE

nave Comandante Borsini

nave Comandante Borsini

L’Italia è pronta per la Libia. Camera e Senato oggi hanno dato il via libera alla missione navale italiana a sostegno della Guardia costiera libica, con l’obiettivo di favorire il contrasto del traffico di esseri umani e fermare così le partenza dei migranti. Dopo la Camera anche l’Aula del Senato ha approvato le risoluzioni presentate dalla maggioranza e da Forza Italia sulla missione navale in Libia. La prima è passata con 191 voti favorevoli e 47 voti contrari, la seconda con 170 sì, 33 no e 37 astenuti.
“Dopo aver salvato molte vite in mare non possiamo intervenire solo nel contrasto ai trafficanti e disinteressarci di quello che succederà ai migranti riportati in territorio libico. Da qui la nostra proposta di introdurre nella relazione la garanzia di un’assistenza particolare ai soggetti più vulnerabili, in particolare minori non accompagnati/e, donne e ragazze spesso vittime di violenza e di tratta a fine di sfruttamento sessuale e il rispetto del diritto d’asilo dei e delle migranti in territorio libico, in un quadro di protezione dei diritti umani per tutti e tutte”. Lo ha detto Pia Locatelli, Capogruppo Psi, intervenendo alla Camera per dichiarazione di voto sulla relazione delle Commissioni Affari esteri e Difesa sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell’Italia alla missione internazionale in supporto alla Guardia Costiera libica.
Nel corso del dibattito che ha preceduto le votazioni ha sottolineato che le azioni compiute dall’Italia sulla questione libica “sono state orientate da due obiettivi: la stabilizzazione della Libia e il mantenimento della sua unità. Abbiamo assunto una serie di iniziative coerenti alcune di breve, altre, le più, a lungo termine in funzione della stabilizzazione. Siamo stati il primo Paese a riaprire l’ambasciata a Tripoli, abbiamo riconosciuto il governo di Sarraj, dando piena attuazione alla risoluzione ONU 2259 del 2015 approvata all’unanimità dal Consiglio di sicurezza. Altri hanno giocato su più tavoli. Abbiamo sostenuto molti cessate il fuoco nel sud del paese, l’ospedale civile di Misurata cura feriti delle diverse parti evidenziando il carattere squisitamente umanitario di quell’iniziativa tanto aspramente criticata; abbiamo dialogato con le tribù del Fezzan che controllano i confini con Niger, Ciad, Algeria”.
Dopo il via libera parlamentare, lo Stato maggiore della Difesa ha fatto sapere che la nave Comandante Borsini “è da poco entrata nelle acque territoriali libiche”, in rotta verso Tripoli, per le necessarie attività di ricognizione.
Ieri il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, nella informativa alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato aveva fatto sapere che con la missione navale italiana in Libia “non si profila alcuna lesione alla sovranità libica. Il nostro obiettivo è anzi quello di rafforzarla”. Mentre il ministro degli Esteri Angelino Alfano alle Commissioni Esteri-Difesa ha riferito che “la richiesta libica di sostegno navale nasce in una clima di assoluta fiducia reciproca non estemporanea, che viene da lontano, in cui l’Italia ha sempre agito nel rispetto della sovranità libica”. Alfano ha ricordato che il sostegno italiano al governo di Tripoli è stato fornito “senza condizionarne il processo decisionale, altrimenti lo avremmo indebolito”.
Il ministro degli Esteri ha inoltre rivelato che l’ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone – dal 10 gennaio l’unico presente di uno Stato occidentale – è andato a incontrare personalmente, il generale Khalifa Haftar, ai primi di aprile, nella sua base di al Rajma, nell’Est del Paese. Un incontro positivo e da allora, il canale è aperto, sono seguite telefonate e si sta lavorando a un nuovo incontro. Anche se ufficialmente è stata la Francia di Macron la prima a tentare un accordo e un’apertura verso il generale Haftar, il 9 luglio l’Italia ha aperto un ufficio visti a Tobruk: un’iniziativa che è stata possibile solo grazie all’appoggio di Haftar. Tuttavia gli sforzi italiani sembravano vanificati dalla reazione del generale all’accordo di Roma con Sarraj sulle navi in territorio libico.
Nel frattempo, dopo il codice Minniti sulle Ong, è stata sequestrata la nave “Iuventa” della ong tedesca “Jugend Rettet”, fermata la notte scorsa nel porto di Lampedusa. Investigatori del Servizio centrale operativo, della Squadra mobile di Trapani e del Nucleo Speciale d’intervento della Guardia costiera hanno eseguito il sequestro preventivo della motonave battente bandiera olandese ma gestita dall’organizzazione non governativa tedesca che non ha firmato il codice di condotta del Viminale. Il provvedimento è del Gip di Trapani, Emanuele Cersosimo, su richiesta del sostituto procuratore Andrea Tarondo. Le indagini, avviate nell’ottobre del 2016, spiegano gli investigatori, “hanno consentito di raccogliere elementi indiziari in ordine all’utilizzo della motonave ‘Iuventa’ per condotte di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Il natante, viene sottolineato, “è stabilmente utilizzato nel soccorso di migranti in prossimità delle coste libiche ed al loro trasbordo su altre navi sempre in acque internazionali, permanendo abitualmente nel mare Libico, in prossimità delle acque territoriali del paese africano”. “Siamo stati interrogati – riferisce Tommaso Gandini, attivista della campagna #overthefortress lanciata dai membri del progetto Melting Pot (che si occupa di narrare le migrazioni), e che si trovava sulla Iuventa – ci sono state poste delle domande sia sull’ultima missione che sulle precedenti ma siamo stati informati che l’indagine è contro ignoti”.
Anche la Commissione Ue ha salutato con favore la decisione delle Ong di firmare il Codice di condotta italiano, sollecitando il più ampio numero a sottoscriverlo. “L’idea di avere un codice di condotta era stata unanimemente sostenuta da tutti i ministri dell’Interno al consiglio Ue, perché questo codice porterà molta più chiarezza a tutti gli attori sulle pratiche” da adottare e “assicurerà alle Ong, che se aderiscono ad alcuni principi e standard operativi in linea con la legge internazionale, avranno la garanzia di accedere ai porti italiani”, spiega la portavoce della Commissione europea per Migrazione e Affari interni Natasha Bertaud.
La stretta del governo, con il Codice per le ong e la missione in Libia, sembra aver frenato le partenze. In base ai dati diffusi dal ministero dell’Interno, dall’inizio dell’anno a oggi sulle coste italiane sono sbarcati 95.215 migranti, il 2,73% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (97.892). È la prima volta quest’anno che si rileva un calo. Intanto Save The Children, una delle tre ong firmatarie del Codice, oggi è stata sentita dal Comitato parlamentare Shengen, e ha sostenuto che il Codice “aiuta i salvataggi se applicato nella sua correttezza. Il problema sarò per chi non lo ha firmato. Noi abbiamo pensato che era meglio firmarlo risolti alcuni casi che ci preoccupavano, piuttosto che non farlo. Bisognerà vedere come viene applicato”. Poi il direttore generale Valerio Neri ha affermato: “Non abbiamo notizie di contatti fra Ong e trafficanti. Non abbiamo nessuna informazione”.

Buemi: “Non capisco la sinistra che difende Maduro”

leopoldo-lopez-antonio-ledezma_0Continuano le rappresaglie del Presidente Maduro contro la popolazione venezuelana. Maduro aveva avvisato che avrebbe utilizzato il pugno di ferro contro i suoi oppositori ma nessuno si aspettava una mossa così repentina: il servizio segreto venezuelano (Sebin) ha arrestato Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma, i leader che guidano l’opposizione a Nicolas Maduro. L’ordine di cattura sarebbe arrivato proprio dal presidente all’indomani delle contestate elezioni della Costituente. L’avvocato di Leopoldo Lopez ha detto oggi che il suo cliente è stato riportato al carcere militare di Ramo Verde, alla periferia di Caracas, da dove era uscito lo scorso 8 luglio.
Oggi a richiamare l’attenzione su quella che è ormai a tutti gli effetti una dittatura, anche il senatore socialista, Enrico Buemi: “Vorrei ricordare a tutti noi i fatti di questa notte accaduti in Venezuela e ricordare a quest’Assemblea e a tutti noi che queste sono cose che abbiamo già visto: le abbiamo già viste in giro per il mondo, ma le abbiamo viste anche nel nostro Paese (è soltanto di qualche mese fa l’anniversario del rapimento di Giacomo Matteotti e della sua successiva uccisione)”.
“Concordo – aggiunge – con le parole del Presidente Casini nel ritenere, nel caso accadesse qualcosa a questi due esponenti politici dell’opposizione venezuelana, il primo responsabile, almeno per quanto ci riguarda, il Presidente Maduro, che sta forzando, anche con l’uso della forza militare, normative che mettono in discussione i principi fondamentali”.
“Non posso, però, non richiamare alla vostra attenzione, colleghi, il silenzio di due Gruppi parlamentari in quest’Aula che non hanno applaudito quando il presidente Casini richiamava all’impegno ed alla solidarietà di questa Assemblea nei confronti delle opposizioni e della battaglia popolare venezuelana per la democrazia”, ha fatto notare il senatore del Psi.
“Non capisco come certi pezzi della sinistra italiana non si associno a questa battaglia di affermazione di democrazia e di principi di libertà: non ci può essere interesse di bottega, non ci può essere solidarietà con altri Stati che in questo momento in Venezuela giocano una partita magari discutibile da parte di Gruppi politici italiani. Per quanto mi riguarda, non so se il mio futuro sarà ancora di impegno politico in questo Parlamento, ma sarà difficile condividere con loro prospettive politiche che in questo momento li fanno dividere da un impegno solidale di questo Senato”, ha così concluso Enrico Buemi.

Si dimette Mazzillo. Roma perde altri pezzi

mazzillo raggi

Ancora alta tensione in Campidoglio. La sindaca di Roma Virginia Raggi sarebbe alla ricerca di un nuovo assessore alla Casa e al Patrimonio, da nominare presumibilmente dopo Ferragosto. Entrambe le deleghe fino a pochi giorni fa erano in capo all’assessore al Bilancio, Andrea Mazzillo. Il titolare dei conti, in polemica, ha rimesso la prima delega la scorsa settimana mente oggi ha comunicato con una lettera di aver lasciato anche la seconda. Nel testo scritto da Mazzillo si legge: “Preso atto, attraverso una chat, dell’intenzione della sindaca di nominare altri due assessori, uno con delega ai lavori pubblici e l’altro con delega al Patrimonio e politiche abitative, senza avermi neanche informato, ho ritenuto di rimettere a disposizione della sindaca le deleghe attinenti al Patrimonio già da stamattina”. Una mossa per cercare di blindarsi, ma non è escluso, a quanto filtra, che nei prossimi giorni possa comunque terminare la sua permanenza in giunta.

Resta comunque il quadro desolante di una giunta mai del tutto nel pieno dei propri poteri e incapace di gestire la città senza che un giorno sì e l’altro pure scoppi un caso al proprio interno. La lista dei nomi che sino alternati sulle diverse poltrone del Campidoglio si allunga ancora. “Siamo ben oltre i ‘dieci piccoli indiani’ di Agatha Christie, e neanche uno specialista come Donald Trump riesce a tenere il ritmo” afferma ironico Ernesto Carbone, responsabile Sviluppo economico del PD, che porta l’affondo: “Tra dimissioni e deleghe date e tolte, è innegabile che la sindaca Raggi si è dimostrata un fenomeno. Nell’ultima settimana sono caduti prima Rota, poi Fantasia (ieri); e oggi tocca a Mazzillo, esautorato da assessore al Patrimonio”.

Nelle prossime settimane, probabilmente dopo Ferragosto, è atteso un nuovo assessore nella giunta di Virginia Raggi. A quanto filtra sono già aperti il concorso e i colloqui per la selezione per il nuovo titolare delle deleghe alla Casa e al Patrimonio. La sindaca di Roma Virginia Raggi starebbe vagliando diversi curriculum per questa posizione. Una attività che sta diventando ormai l’unica della sua giunta. Tanto che Roberto Giachetti vicepresidente della Camera e avversario delle raggi nella corsa al Campidoglio, ironizza ipotizzando di istituire un assessore alle dimissioni “per gestire tutto sto traffico di gente che va e gente che viene”.

Psi Livorno a Congresso.
L’impegno per la città

Stamani si è tenuto il 4^ congresso provinciale del PSI di Livorno.
Dopo la relazione del segretario uscente Aldo Repeti, che ha spaziato dai temi di carattere nazionale fino alle questioni della città e della provincia, sono intervenuti il vicesegretario regionale Francesco Giorgi ed il componente della direzione nazionale Marco Andreini. Il dibattito che ha visto numerosi interventi, si è centrato sul punto proposto dal segretario uscente Repeti circa l’esigenza di stimolare il PD e realtà civiche verso la costruzione di una seria alternativa riformista di governo, politica e programmatica, alla deriva populista che rischia di travolgere la provincia di Livorno dopo la vittoria dei 5 stelle in città.

Avversione netta e totale a coalizioni o alleanze che abbiano come collante l’avversione al PD ed al suo segretario Renzi. Ampia disponibilità di confronto sul terreno di una ampia condivisione di una prospettiva di sviluppo per il Paese e per la provincia livornese.
livorno
Il PSI sarà impegnato sin dalle prossime settimane nella definizione e nel confronto su alcuni temi caldi come la questione dell’ospedale di Livorno, di quello di Piombino e Cecina, sulla tematica della Darsena Europa nell’ottica dello sviluppo portuale a fronte dell’autorità unica Piombino Livorno ed infine sulla tematica dello smaltimento dei rifiuti sfuggendo alle facili e demagogiche posizioni di chi propone soluzioni ideologiche sganciate dalla realtà e finalizzate al tirare la volata al movimento 5 stelle.

Sul piano regionale è stata avanzata una netta critica nei confronti del Presidente Rossi a fronte dell’incoerente ed ambiguo doppio ruolo di presidente di una giunta monocolore PD e di leader di una formazione che fa dell’avversione al PD il proprio tratto identitario.
Il congresso si è chiuso con l’approvazione della relazione politica e conseguente rielezione all’unanimità di Aldo Repeti come segretario provinciale.
Su sua proposta e sempre all’unanimità è stato eletto anche il direttivo provinciale così composto: Alberto Rossi, Marco Bertini, Fausto Bonsignori, Sonia Baronti, Piero Conti, Paolo Bientinesi, Jonnhy Calderini, Stefano Ferrini, Marco Bonicoli, Claudio Potenti, Nedo Di Batte, Anna Maria Bellini, Giuliana Grifoni, Carla Lucarelli, Gilfredo Batistini, Angelo Pedani, Lorenzo Ristori, Mauro Terreni, Giampaolo Barabaschi, Stefano Fiori, Bruno Pistolesi, Graziano Luppichini, Vito Tota, Luciano Guidotti, Flavio Lombardi, tutti gli amministratori in quota PSI della provincia di Livorno.

La commissione di garanzia è composta da Leonardo Casorio, Wladimiro Lorenzini e Gianfranco Balestri.

Fincantieri: governo conferma linea fermezza

Fincantieri-di-MonfalconeNessun passo indietro. Il governo italiano conferma la linea della fermezza alla vigilia di quello che si preannuncia un difficile confronto con il governo francese sui cantieri navali della Stx che Parigi ha deciso di nazionalizzare sottraendo a Fincantieri il controllo. “Condivido quanto hanno detto i ministri Calenda e Padoan: l’Italia non farà un passo indietro”, ribadisce il ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Domani il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e il collega dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, terranno il punto con il ministro dell’Economia Francese, Bruno Le Maire, che arriverà a Roma con una nuova proposta. Il governo italiano ha respinto nei giorni scorsi l’offerta di Emmanuel Macron di limitare al 50% la quota di Fincantieri in Stx, che avrebbe invece dovuto rilevare il 66,6% in mano ai sudcoreani.

Parigi, che ha stracciato il precedente accordo raggiunto tra l’Italia e il governo Hollande, per uscire dall’empasse, si dice ora pronta ad allargare i termini dell’accordo al settore militare, con il coinvolgimento di altre imprese, come Leonardo. Un’apertura a cui si guarda con interesse ma che potrebbe non cambiare i termini della questione. “Il dialogo con la Francia era già avviato: sarebbe importante – sottolinea ancora Pinotti – raggiungere un accordo che comprenda sia la parte civile che quella militare. Mi auguro che nell’incontro tra i ministri possano essere fatti passi avanti e che non sia una strada chiusa”. D’altronde la cooperazione tra Parigi e Roma in ambito militare va già avanti da tempo. “Abbiamo avuto lunghe collaborazioni con la Francia – ha ricordato Angelo Fusco, Direttore Divisione Navi Militari di Fincantieri – siamo già al secondo programma congiunto, prima con le fregate Orizzonte e poi con le Fremm.

La sintonia, sia dal punto di vista produttivo che operativo con i francesi c’è sempre stata e i programmi hanno funzionato benissimo. Sui programmi, la cooperazione in passato ha funzionato bene. Potrebbero esserci ulteriori opportunità”. Intanto i francesi provano a trovare una via di uscita ‘nazionale’. Prima di volare a Roma, Le Maire vedrà il presidente della Regione Pays de la Loire, Bruno Retailleau, e una delegazione di imprese locali che si dicono pronte a entrare nel capitale dei cantieri navali Stx France di Saint-Nazaire. La riunione si terra’ domani mattina a Bercy e, secondo Retailleau, “deve permettere di studiare le condizioni della partecipazione delle imprese regionali al tavolo di Stx”. Le aziende interessate sono una ventina, tra cui due committenti di Stx e la loro presenza, ha detto il presidente della Loira, “fornirà una seria garanzia che occupazione e interessi locali saranno difesi e preservati”.

Redazione Avanti!

SANITA’ PUBBLICA

decreto-vaccini-approvatoIl decreto vaccini incassa l’ok definitivo a Montecitorio e diventa legge con 296 voti a favore, 92 contrari e 15 astenuti. “Sono molto soddisfatta, abbiamo messo in sicurezza questa e le prossime generazioni contro una serie di malattie infettive molto gravi. Oggi abbiamo dato uno scudo protettivo per i nostri figli rispetto a malattie molto gravi che ancora sono tra noi”, ha affermato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
“Sulla salute non si può improvvisare né tentennare, soprattutto se riguarda i più piccoli, i bambini. In una stagione fatta di incertezze e di fronte al dilagarsi di un sentimento antiscientifico, noi continuiamo ad affidarci al rigore della scienza e al progresso della medicina”. Lo afferma in un post su Facebook il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato.

Come cambia l’iscrizione a Scuola
A cambiare con la nuova legge sono soprattutto gli adempimenti per l’iscrizione a scuola.

– DIRIGENTI SCOLASTICI: all’atto dell’iscrizione hanno l’obbligo di richiedere, alternativamente, la documentazione comprovante: l’effettuazione delle vaccinazioni, l’omissione o il differimento della somministrazione del vaccino, l’esonero per intervenuta immunizzazione per malattia naturale, copia della prenotazione dell’appuntamento presso l’asl.
– AUTOCERTIFICAZIONE: il genitore può anche autocertificare l’avvenuta vaccinazione e presentare successivamente copia del libretto. La semplice presentazione alla asl della richiesta di vaccinazione consente l’iscrizione a scuola, in attesa che la asl provveda ad eseguire la vaccinazione entro la fine dell’anno scolastico.
– LA FORMAZIONE DELLE CLASSI: i minori non vaccinabili per ragioni di salute sono inseriti in classi nelle quali sono presenti soltanto minori vaccinati o immunizzati naturalmente. I dirigenti scolastici comunicano all’asl competente, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi nelle quali sono presenti più di due alunni non vaccinati.
– GRATUITÀ: tutte le vaccinazioni obbligatorie sono gratuite, anche quando è necessario ‘recuperare’ somministrazioni che non sono state effettuate in tempo.
– DISPOSIZIONI TRANSITORIE PER L’ANNO SCOLASTICO 2017-18: per la fase di prima applicazione del decreto si prevede che entro il 31 ottobre 2017 per la scuola dell’obbligo e entro il 10 settembre per i nidi si presenti la relativa documentazione o l’autocertificazione per l’avvenuta vaccinazione; la relativa documentazione per l’omissione, il differimento e l’immunizzazione da malattia; copia della prenotazione dell’appuntamento per le vaccinazioni presso l’asl. Inoltre: entro il 10 marzo 2018, nel caso in cui sia stata precedentemente presentata l’autocertificazione, deve essere presentata la documentazione comprovante l’avvenuta vaccinazione. Dall’anno 2019-20 è invece prevista un’ulteriore semplificazione e gli istituti dialogheranno direttamente con le asl per verificare lo stato vaccinale degli studenti.
– VACCINI OBBLIGATORI – Le vaccinazioni obbligatorie per iscriversi a scuola sono 10: anti-poliomielitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo b (tutte vaccinazioni obbligatorie in via permanente), anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella (vaccinazioni obbligatorie, sino a diversa successiva valutazione). Le 4 vaccinazioni fortemente raccomandate sono quelle contro meningococco B, meningococco C, pneumococco e rotavirus. In questo modo diventano 14 i vaccini inseriti nel decreto legge. Le vaccinazioni obbligatorie sono gratuite e devono tutte essere somministrate ai nati dal 2017. Per i nati dal 2001 al 2016 devono essere somministrate le vaccinazioni contenute nel calendario vaccinale nazionale vigente nell’anno di nascita. In generale, il rispetto degli obblighi vaccinali diventa un requisito per l’ammissione all’asilo nido e alle scuole dell’infanzia (per i bambini da 0 a 6 anni), mentre dalla scuola primaria (scuola elementare) in poi i bambini e i ragazzi possono accedere comunque a scuola, ma in caso non siano stati rispettati gli obblighi viene attivato un percorso di recupero della vaccinazione ed è possibile incorrere in sanzioni amministrative. Per l’anno scolastico 2017-2018, sono dettate specifiche disposizioni transitorie per la fase di prima applicazione del decreto. Il provvedimento ha l’obiettivo di contrastare il progressivo calo delle vaccinazioni, sia obbligatorie che raccomandate, in atto dal 2013, che ha determinato una copertura vaccinale media nel nostro Paese al di sotto del 95%. Questa è la soglia raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità per garantire la cosiddetta ‘immunità di gregge’, per proteggere cioè indirettamente anche coloro che, per motivi di salute, non possono essere vaccinati.

Pastorelli: Aiutare le Farmacie per la somministrazione
“La comunità scientifica internazionale ha comunicato compatta la propria opinione: l’Italia è tra i paesi meno virtuosi in tema di vaccinazioni e per questo motivo le coperture stanno oggi vivendo un calo preoccupante. Appare quindi condivisibile, oltre che necessaria e urgente, la scelta del Governo di tornare all’obbligo vaccinale”. Lo afferma Oreste Pastorelli, deputato del Psi, durante le dichiarazioni di voto alla Camera sul dl Vaccini. “Tuttavia – prosegue il parlamentare socialista – nei prossimi mesi potrebbero venire a crearsi difficoltà di tipo logistico per le Aziende Sanitarie Locali, che dovranno far fronte ad una elevata richiesta di somministrazione di vaccini. Per questo abbiamo presentato un Ordine del Giorno, accolto dal Governo, che prevede la possibilità di utilizzare spazi idonei messi a disposizione dalle farmacie così da contribuire allo smaltimento della grande mole di lavoro. Detto questo, il decreto costituisce un risultato soddisfacente. Troviamo infatti assurdo – conclude – che nel 2017 si debba ancora spiegare l’utilità delle vaccinazioni. Purtroppo internet, se da una parte ci ha semplificato la vita, dall’altra ha contribuito a diffondere convinzioni prive di fondamento che hanno il fine unico di destabilizzare l’opinione pubblica”.

La rabbia dei No VAX che aggrediscono tre deputati PD
Subito dopo il via libera è scoppiata la rabbia tra i manifestanti che stazionano davanti a Montecitorio da stamani per protestare contro il decreto sui vaccini obbligatori. Elisa Mariano, Ludovico Vico e Salvatore Capone, tre deputati Pd, sono stati aggrediti dai manifestanti. “Siamo stati inseguiti da decine e decine di persone, fino a quando siamo arrivati alla macchina. Erano veramente tanti, hanno circondato l’auto, l’hanno presa a pugni e calci. Eravamo spaventati, temevamo che potessero rompere i vetri. Anche perché alcuni di loro erano davvero grossi, ma c’erano decine di persone, ripeto, di tutti i tipi. Davvero una brutta avventura”, ha raccontato il deputato del Pd,
Salvatore Capon, l’aggressione subita.
Parole di solidarietà ai deputati sono arrivate dal Segretario del Pd, Matteo Renzi, dalla presidente Boldrini e da tutto il mondo politico, inclusi i cinquestelle. “L’aggressione nei confronti dei deputati del Pd fuori da Montecitorio non è giustificabile in alcun modo e a loro va la solidarietà di un movimento che si è sempre, convintamente, dichiarato non violento. La contrarietà a un provvedimento è un conto, la violenza un altro”. Lo scrive in una nota il Movimento 5 Stelle.

Ravenna. Acqua un bene sempre più prezioso e indispensabile

A settembre in Romagna prenderà il via una campagna pubblica di sensibilizzazione e approfondimento sul tema promossa dal Partito Socialista. Le Federazioni di Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini del Partito Socialista, in considerazione della gravità del problema dell’approvvigionamento idrico, ad oggi meno grave che altrove nel nostro territorio, ma soprattutto del suo più che probabile aggravamento nel futuro, hanno predisposto un Ordine del Giorno da presentare nei Consigli comunali della Romagna.

L’Ordine del Giorno, che contiene alcune proposte per essere meglio preparati, nel tempo, ad affrontare quella che ormai non è più una semplice emergenza, potrà essere anche presentato nelle forme più stringenti ed impegnative di Interrogazione o Mozione, tese a conoscere gli intendimenti delle Amministrazioni comunali interpellate.

Esso sarà presentato fin d’ora ovvero, in caso di sospensione dei lavori consiliari, immediatamente alla loro ripresa di settembre, quando in tutto il territorio romagnolo i socialisti avvieranno in regione una campagna pubblica di sensibilizzazione e approfondimento sul tema.

Di seguito si illustrano i contenuti della proposta di Ordine del Giorno, che a settembre sarà oggetto di ulteriore elaborazione per assumere la veste di un progetto regionale del Partito Socialista sul tema, da presentare pubblicamente in Romagna.

IN BREVE ALCUNE CONSIDERAZIONI

Il clima sempre più siccitoso del nostro Paese sta mettendo in ginocchio la nostra fonte primaria di economia, l’agricoltura, e per noi romagnoli, dove l’agroalimentare è elemento fondamentale per l’economia del territorio, il problema di studiare come affrontarlo con efficacia e lungimiranza, si pone con particolare urgenza, tenendo conto anche dell’altro importante settore economico che è rappresentato dal turismo, che proprio d’estate richiede il massimo di disponibilità di buona acqua.

Se finora diga di Ridracoli e CER si sono dimostrate infrastrutture preziose, oggi non appaiono più del tutto sufficienti per affrontare le nuove condizioni climatiche che si stanno purtroppo manifestando con sempre maggiore intensità.

Occorre quindi, ed è prudente, pensare ad ulteriori interventi di sistema per guardare al futuro con una certa tranquillità.

Vanno indubbiamente bene tutti gli accorgimenti per ridurre i consumi e gli sprechi, e gli interventi sulla vecchia rete di distribuzione per contenerne le perdite, ancorché ci sia da chiedersi se si sta facendo tutto il possibile in queste due direzioni

Ci chiediamo se ci sia un piano di risparmio dell’acqua, contro eventuali sprechi , con relative ordinanze concordate tra tutti i sindaci della Romagna e se Hera e gli enti locali abbiano un progetto di risanamento della rete di distribuzione dell’acqua atto a ridurre al minimo le perdite e le dispersioni.

Un tale progetto, da realizzarsi gradualmente nel tempo, va programmato e può e deve concorrere ai promessi finanziamenti che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

A partire da quanto sopra esposto, quelle che seguono sono alcune prime indicazioni sulle quali impegnare le amministrazioni locali della Romagna e il Governo:

● verificare, con l’urgenza del caso, l’adottabilità delle misure indicate in premessa, possibilmente di concerto con gli altri Comuni della Romagna, laddove occorra, sollecitando altresì impegni concreti di Hera e dei gestori, in particolare per quanto riguarda un concreto programma sia di risanamento dei materiali di rete sia di riduzione delle loro perdite che causano dispersioni nella distribuzione ;
● valutare, di concerto con le altre amministrazioni comunali della Romagna e con “Romagna Acque”, l’opportunità di riprendere e aggiornare lo studio di fattibilità, a suo tempo commissionato, per il ripristino dell’invaso “lago di Quarto” , quale ulteriore fonte di approvvigionamento e riserva di acqua potabile;
● far sì, parimenti, che anche la Romagna possa partecipare al piano straordinario, che Il governo sta predisponendo, per la realizzazione di nuovi invasi atti a meglio affrontare il grave problema della siccità, con progetti come quelli sommariamente richiamati in premessa, e metterci così nelle condizioni di guardare con maggiore tranquillità al futuro, che purtroppo appare sempre più prossimo.

LIBIA CHIAMA ITALIA

serraj gentiloniNonostante i malumori dell’opinione pubblica italiana per l’intervento francese, nessun risentimento da parte del Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che al termine dell’incontro con il premier libico Fayez al-Sarraj a Palazzo Chigi, ha affermato: “Voglio rivolgere un ringraziamento alla Francia e a Macron, che ha lavorato con impegno personale all’incontro che credo vada nella giusta direzione. Se si fanno passi in avanti in Libia il primo Paese a essere felice è l’Italia”.
Ieri infatti a Parigi è stato raggiunto l’accordo per il cessate il fuoco ed elezioni in primavera dai due rivali libici: Fayez al-Sarraj, capo del governo di unità nazionale riconosciuto dalla comunità internazionale e Khalifa Haftar, autoproclamato comandante dell’esercito nazionale libico che controlla l’est del Paese. Il tutto è avvenuto sotto l’egida del presidente francese Emmanuel Macron che ha elogiato il “coraggio storico” dei suoi ospiti. “È un processo essenziale per tutta l’Europa”, ha affermato Macron. “Perché se questo processo fallisce, attraverso i rischi terroristici, attraverso i rischi migratori che un tale fallimento provocherebbe le conseguenze per i nostri Paesi saranno dirette”.
“L’incontro di oggi è di particolare importanza perché avviene all’indomani di quello di Parigi che l’Italia sia augura produca risultati importanti nelle prossime settimane e nei prossimi mesi”, ha detto Gentiloni in una conferenza stampa a Palazzo Chigi con il premier libico Fayez al-Sarraj. “Non sarà un percorso semplice ma siamo fiduciosi che lavorando tutti insieme si possano ottener risultati. Voglio ringraziare la Francia e Macron che a questo incontro ha lavorato con impegno personale”. “Se si fanno passi avanti in Libia il primo tra i paesi europei a esserne felice è l’Italia”. “Lavoriamo contro i trafficanti assieme alle autorità libiche, centrali, locali”, ha detto il premier italiano. “Un paio d’ore fa ne ho parlato con la Merkel che mi ha confermato l’impegno della Germania a sostenere le iniziative italiane per il contrasto al traffico di essere umani e alla cooperazione italo-libica”, ha aggiunto. “Sarraj mi ha indirizzato alcuni giorni fa una lettera nella quale si chiede al governo italiano un sostegno tecnico con unità navali al contrasto del traffico di esseri umani. La richiesta è all’esame del nostro ministero della Difesa”. La Libia ha infatti chiesto nei giorni scorsi all’Italia aiuto “tecnico” contro i trafficanti di esseri umani, con l’invio di navi nelle acque interne del paese nordafricano. Con una lettera inviata alcuni giorni fa, il premier libico ha chiesto “sostegno tecnico attraverso unità navali nel comune impegno per il contrasto al traffico di esseri umani”, ha detto Gentiloni, specificando che si tratterebbe di un intervento “in acque libiche con unità navali inviate dall’Italia”. Per contrastare il traffico di esseri umani occorre controllare non solo le coste della Libia, ma anche la frontiera Sud “per far sì che gli sfollati tornino nel loro Paese”. Lo ha detto il premier libico Fayez al-Sarraj al termine dell’incontro con il premier Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi. “Per quanto riguarda gli sforzi che facciamo per contrastare l’immigrazione clandestina – ha detto – troveremo difficoltà ma vogliamo far sì che questi sforzi camminino di pari passo a quelli politici. Ringrazio l’Italia per gli sforzi fatto insieme alla nostra Guardia Costiera, vogliamo che la nostra Guardia costiera riesca a bloccare l’immigrazione e dobbiamo avere la tecnologia per il controllo delle coste. Occorrono anche sforzi per il controllo delle frontiere Sud della Libia per fare in modo che gli sfollati tornino nel loro Paese”, ha concluso.
Gentiloni incassa poi anche il sostegno della cancelliera tedesca Angela Merkel. Contro i trafficanti “lavoriamo insieme alle autorità libiche – dice – Ne ho parlato due ore fa con la cancelliera Merkel che mi ha confermato l’impegno della Germania a sostenere le iniziative italiane per contrastare il traffico di esseri umani”.
“La richiesta è attualmente all’esame del nostro ministero della Difesa”, ha detto ancora il capo del governo, assicurando che “le decisioni che prenderemo verranno valutate d’intesa col Parlamento”.
“Nella conferenza stampa congiunta con al Serraj, il presidente Gentiloni ha finalmente dato l’annuncio che attendevamo da tempo – dichiarano congiuntamente il presidente dei senatori di Forza Italia Paolo Romani e il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri – è arrivata la richiesta dal governo libico di intervenire nelle acque territoriali con unità navali italiane a supporto tecnico al comune impegno nel contrasto al traffico di esseri umani”. E aggiungono: “Chiediamo dunque che Gentiloni venga a riferire quanto prima degli sviluppi degli ultimi giorni nella crisi libica e soprattutto venga a proporre la risposta operativa che il suo esecutivo intende fornire alla richiesta libica”.