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TRAGEDIA BIANCA

albergo slavina

Sono state trovate vive otto persone all’Hotel Rigopiano” a Farindola sul Gran Sasso, dopo che i soccorritori hanno lavorato per tutta la notte, in condizioni estreme. Tra i sopravvissuti c’è una bambina, ha aggiunto il viceministro dell’interno Filippo Bubbico al Gr1. Al momento i superstiti sono ancora sotto le macerie – si trovano sotto ad un solaio – e i vigili del fuoco hanno più volte parlato con loro. Due elicotteri stanno per far scendere i medici e dare soccorso ai superstiti.

I soccorritori al loro arrivo hanno trovato una situazione drammatica. La slavina ha distrutto tutto. L’hotel Rigopiano, nel comune di Farindola (Pescara), non esiste più. E’  completamente distrutto. “La struttura – spiega Luca Cari, responsabile della comunicazione in emergenza dei vigili del fuoco – è stata investita dalla valanga, che l’ha oltrepassata, seppellendola. Ho visto materassi trascinati a centinaia di metri e questo fa capire quanto il cono di ricerca e di intervento sia ampio. Ci sono tonnellate di neve. E tronchi di albero e detriti ovunque”.

Con le temperature ampiamente sotto lo zero, i soccorritori hanno lavorato grazie all’ausilio delle fotocellule ma a ritmi ridotti: non ci sono infatti le condizioni di sicurezza necessarie per operare in maniera massiccia e, dunque, si è preferito ridurre il numero degli uomini impegnati. Nel corso della notte le turbine e le ruspe hanno proseguito inoltre il lavoro per liberare la strada che sale all’hotel e consentire una migliore circolazione dei mezzi di soccorso. Da ieri sono stati estratti due corpi dalle macerie. La Procura ha aperto un’indagine per omicidio colposo.

Una trentina di persone, tra cui diversi bambini, sono rimaste imprigionate nella struttura sotto la neve. Altri due corpi, dopo quello recuperato stamattina, sono stati estratti dalle macerie dell’hotel Rigopiano. Lo si apprende da fonti dei Carabinieri secondo le quali un’altra persona sarebbe stata individuata ma non ancora recuperata. Al momento non ci sono conferme ufficiali. “Mancano all’appello circa 30 persone, tra ospiti e lavoratori dell’Hotel” ha detto il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, durante un punto stampa tenuto nella Direzione di Comando e Controllo (Di.Coma.C.) di Rieti. “Però anche io – ha detto Curcio – mi allineo alla catena di informazione che vede nel Prefetto il punto terminale di queste informazioni”.

30 milioni dal Cdm
Intanto il Cdm ha stanziato 30 milioni per le esigenze avanzate nelle ultime 36 ore dai territori del centro Italia colpiti da terremoto e maltempo. Le  risorse saranno stanziate grazia un’ordinanza del capo della Protezione Civile lo ha annunciato la ministra per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro: “Tutte le richieste delle Regioni saranno esaudite”, ha detto la ministra per i Rapporti con il Parlamento. Esteso dal Cdm, su proposta del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, gli effetti della dichiarazione dello stato di emergenza adottata il 25/8 2016 in quattro regioni: Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.

L’appello di Gentiloni
“Chiedo a tutti – ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni a Rieti – di moltiplicare l’impegno, dimostrare sobrietà rispettando le difficoltà della situazione l’impegno delle forze civili e militari e il dolore delle famiglie che hanno subito delle perdite e chiedo infine a tutti gli italiani di stringersi nella solidarietà nei confronti delle popolazioni colpite”. Gentiloni ha rivolto un appello “a stringersi nella solidarietà verso queste popolazione dell’Italia centrale martoriate dalle scosse di terremoto e dalla neve”. “Devono sentire – ha aggiunto Gentiloni – che lo Stato è presente e insieme la vicinanza dei cittadini”.

“Primo obbiettivo raggiungere tutte le frazioni, almeno avere un contatto, e verificare che non ci siano persone che rischiano la vita”. “Secondo obiettivo ripristinare tutte le utenze elettriche” e per questo ha chiesto uno sforzo all’Enel per eliminare ogni situazione nelle Marche e di ridurla in Abruzzo.  “Si è creata una “tenaglia senza precedenti” tra terremoto e maltempo e “di fronte a questa morsa tutte le istituzione dello Stato si sono mobilitate, civile e militari”.

Un tragico destino
Un tragico destino quello che ha colpito gli ospiti dell’albergo che, dopo le scosse di mercoledì, avevano fatto le valigie ed erano pronti ad andare via. “Avevano pagato e avevano raggiunto la hall pronti per ripartire non appena sarebbe arrivato lo spazzaneve. Gli avevano detto che sarebbe arrivato alle 15, ma l’arrivo è stato posticipato alle 19.

Tre metri di neve
Antonio Crocetta, delegato abruzzese del corpo nazionale del Soccorso Alpino, che insieme ad altri soccorritori tra i primi ha raggiunto l’hotel, ha spiegato che “la situazione è molto complicata perché ci sono tre metri di neve. E’ stato aperto un varco con una turbina e quindi abbiamo raggiunto il luogo dell’incidente con gli sci da alpinismo”.

Intervento del Capogruppo Psi alla Camera Pia Locatelli, nel dibattito sulle comunicazioni del Ministro Orlando sullo stato della giustizia

Signora Presidente, signor Ministro, nessuno può negare che in questa legislatura siano stati compiuti molti importanti passi avanti in tema di giustizia, gliene diamo atto. Ricordo la depenalizzazione di quarantuno reati, fatto positivo per noi socialisti, ma che presenta qualche criticità: tra i quarantuno non c’è il reato di immigrazione clandestina, un reato sbagliato e controproducente, perché ingolfa i tribunali e rende più difficili le espulsioni. La seconda criticità riguarda la depenalizzazione relativa all’interruzione di gravidanza in strutture non autorizzate. Va benissimo la depenalizzazione, ma non va bene l’inasprimento delle multe, che, se prima erano di 51 euro, ora vanno da 5.000 a 10.000 euro. Chiediamo a lei, come abbiamo già fatto con la Ministra Lorenzin, di cancellare o quanto meno attenuare l’inasprimento.
Tra le cose fatte, ricordo la riforma complessiva della giustizia civile – se ne parla poco perché è fatto positivo, di solito si parla delle cose che non vanno, l’ha sottolineato giustamente il collega Mazziotti Di Celso –, poi l’introduzione del processo amministrativo telematico e la previsione di nuove figure di reato come le tre fattispecie legate al terrorismo internazionale che – lei ha sottolineato – mantengono in equilibrio diritti fondamentali e sicurezza, diversamente da quanto avviene in altri Paesi, anche a noi vicini. Grazie alla sua opera è sensibilmente migliorata la situazione del sovraffollamento delle carceri: un passo avanti ma insufficiente. Come lei ben sa, non è solo questione di metri quadrati ma anche di qualità della vita dietro le sbarre, se si vuole che i detenuti diventino migliori di come erano prima di perdere libertà; su questo c’è ancora tanto da fare. Ci sono, però, segnali di miglioramento dell’efficienza del sistema giudiziario, ma il tema delle carcerazioni preventive rimane aperto, così come resta da affrontare la riforma del CSM, dell’obbligatorietà dell’azione penale, che è tale solo formalmente, e la separazione delle funzioni di magistratura inquirente e giudicante, che noi socialisti chiediamo non da anni ma da decenni. Infine, da presidente del comitato diritti umani della Commissione esteri, colgo l’occasione per chiedere il suo aiuto, il suo supporto, tutto quello che lei può fare, perché venga finalmente introdotto nel nostro ordinamento giudiziario il reato di tortura, quanto mai necessario, come ha evidenziato il caso di Stefano Cucchi, tornato ieri alla ribalta delle cronache. Il gruppo socialista voterà a favore della risoluzione presentata dalla maggioranza.

Tajani è il nuovo presidente del Parlamento europeo

Parlamento-europeoUn testa a testa fino all’ultimo. Alla fina la ha spuntata Antonio Tajani, nel derby tutto italiano con Gianni Pittella. L’Italia, dopo quasi quarant’anni, esprime di nuovo un presidente del Parlamento europeo, il primo da quando l’aula è eletta a suffragio universale. “Sarò il presidente di tutti”, dice dopo aver ricevuto anche l’abbraccio dell’avversario Pittella. Che però ribadisce: basta con la grande coalizione che finora ha retto gli equilibri europei.

Come previsto, la corsa per lo scranno più alto dell’aula di Strasburgo è stata una gara all’ultimo deputato tra il candidato del Ppe e quello del Pse, finiti al ballottaggio dopo una giornata di votazioni che li ha sempre visti in testa a testa. Tajani ha mantenuto per tutta la giornata un vantaggio di circa 90 voti, che Pittella non è riuscito a colmare. A lanciarlo verso la vittoria l’accordo stretto con i 68 liberali del gruppo Alde di Guy Verhofstadt, che sono andati a sommarsi ai 217 eurodeputati popolari.

Un accordo che ha esposto nuovamente alle critiche il fianco dei liberali, passati nel giro di qualche settimana da una proposta di intesa fatta ai socialisti al patto con il Ppe, passando per un fallimentare tentativo di accordo con Grillo.

A complicare la partita di Tajani ci hanno pensato i conservatori del gruppo Ecr, un plotone di 74 deputati che in casa popolare davano già per acquisiti e che invece hanno mal digerito l’accordo del Ppe con l’Alde, definito un “approccio fallito e legato al passato”. Tajani alla fine li ha convinti, stringendo un accordo che di fatto ha blindato la sua elezione.  Anche con la convergenza di Verdi e sinistra unitaria, la rincorsa di Pittella è apparsa disperata. Alla fine, lo scarto è stato di 69 voti: 351 voti a 282 il risultato finale, con 80 astenuti. In ogni caso, una corsa con una suspense simile l’aula di Strasburgo non la vedeva da decenni.

L’ultima volta, e l’unica, in cui si era arrivati al quarto turno di votazioni era stata nel 1982 per l’elezione dell’olandese Piet Dankert. Fu anche l’ultima elezione ‘vera’, dato che da allora i presidenti sono sempre stati scelti con accordi preventivi tra i gruppi politici, che spesso si sono alternati nella carica nel corso della legislatura.

Tra i primi a reagire, Silvio Berlusconi, per cui “l’elezione di Antonio Tajani a Presidente del Parlamento Europeo mi riempie di gioia e di orgoglio come italiano e come Presidente di Forza Italia: ad Antonio sono legato da amicizia e affetto sin dal 1994 quando fu con me uno dei cinque fondatori di Forza Italia”.

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, in un tweet ha inviato le sue “congratulazioni al nuovo presidente, finalmente un italiano alla guida di una istituzione così importante”.

In Europa i primi a reagire sono stati il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker (“Lavoriamo insieme da domani per un’Europa migliore”), e il ministro degli esteri tedesco Frank Walter Steinmeier, secondo cui “con la sua esperienza nella politica europea, come membro per molti anni del Parlamento europeo e della Commissione, Tajani ha i requisiti per guidare il Parlamento in tempi difficili”.

“Oggi abbiamo voltato una nuova storica pagina”: ha affermato Gianni Pittella, “Il panorama nel Parlamento Ue è drammaticamente cambiato con la nascita di un nuovo blocco conservatore. Ci opporremo costruttivamente a questo blocco lavorando da domani con le altre forze progressiste”, ha annunciato Pittella, dando ancora una volta per superata la fase della grande coalizione in chiave europea.

Redazione Avanti!

TORNA LA PAURA

terremoto neveTorna a tremare la terra in centro Italia. Tre forti scosse. Il sisma è stato localizzato a 4 chilometri da L’Aquila, 38 da Teramo, 50 da Terni, 64 da Foligno, 73 da Montesilvano, 77 da Chieti, 79 da Pescara, 95 da Perugia, 96 da Viterbo, 97 da Roma. I comuni più vicini all’epicentro sono Montereale (AQ), Capitignano (AQ), Campotosto (AQ) e Amatrice (RI). La zona del terremoto è “purtroppo nota, è un valore che può creare qualche problema alle infrastrutture già compromesse, anche se non ci attendiamo molti crolli. In quelle zone sta nevicando da diverse ore, la situazione è complicata”. Così il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio. Successivamente sono state avvertite altre due forti scosse, rispettivamente di magnitudo 5.4 e 5.3. A Roma chiusa la metropolitana per verifiche tecniche.

La prima, di magnitudo 5.3 è stata registrata alle 10.25 a 111 km dalla Capitale. L’epicentro si trova a tre chilometri da Montereale, nella zona dell’Aquila, a 4 km da Capitignano e a 9 km da Campotosto e Amatrice nel reatino. La seconda scossa è stata invece avvertita verso le 11.15. Secondo una prima stima dell’Ingv dovrebbe avere una magnitudo 5.4. Il terremoto è stato registrato nella stessa zona della prima scossa.  La terza forte scossa, “subito successiva a quella delle 11,15 è stata di magnitudo 5.3 ed è avvenuta a 10 chilometri più a Sud rispetto alla prima di stamattina delle 10,25” la sismologa dell’Ingv Paola Montone. “Il centro più vicino all’epicentro di questa terza scossa -riferisce ancora Montone- è Capitignano, sempre nell’area de L’Aquila”.

“Ci sono stati dei crolli e sono in corso le verifiche da parte delle forze dell’ordine”, ha affermato il sindaco di Montereale (L’Aquila) Massimiliano Giorgi sottolineando che “la situazione è critica. C’è il terremoto, c’è la neve. C’è difficoltà nei soccorsi perché la statale 260 dall’Aquila è bloccata per un autotreno di traverso”.

Tutte e tre le scosse sono state avvertite a Roma dove molte scuole sono state evacuate. E’ stata chiusa anche la metropolitana. Inoltre è stata chiusa anche la A24, tra Valle del Salto e Teramo est: sono in corso verifiche tecniche sulle strutture dell’autostrada.

Il premier Paolo Gentiloni è in contatto continuo con il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio e ha sentito il commissario Vasco Errani e il ministro della Difesa Roberta Pinotti.

Cristina D’Avena con la DBDays Band e il coro Voices of Heaven

cristina-d-avena“Credo di essere una persona estremamente sincera, un’artista che canta da una vita. Ho iniziato poi con le sigle negli anni, 80 ed ancora oggi canto e faccio concerti con tantissimo pubblico, ci divertiamo ed è una festa continua. Penso che più che un vero e proprio segreto ci sia il carattere e il modo di essere.

Sono una persona semplice, tranquilla, una persona che ama tantissimo il proprio lavoro e cerca di rispettare moltissimo i fans o chi comunque mi ama e che mi ha permesso di arrivare fin qui. Non sarei nessuno se non avessi avuto un seguito così importante. Ed è normale che io abbia un particolare riguardo per chi mi ama e mi segue da tantissimi anni e penso che questa sia una delle particolarità che mi avvicina al pubblico e che fa sì che il pubblico continui ad amarmi dopo tanto tempo. E che faccia sì che anche i piccoli che iniziano solo ora a conoscermi mi amino. Essere se stessi sempre e comunque, in qualunque momento, anche con il passare del tempo. Essere serena, umile, ma soprattutto essere vera”.

È questo quanto dichiara Cristina D’Avena per presentare il suo prossimo concerto romano all’Atlantico Live il 28 gennaio, in occasione del quale vedremo la regina delle sigle tv in una versione nuova, meno dissacrante rispetto a quando calcava i palchi con i Gem Boy, ma al tempo stesso gioiosa, divertente e ironica con un’orchestra di 20 musicisti ad accompagnarla per più di due ore di imperdibile live in compagnia di una delle più amate icone italiane.

“E’ un concerto di sigle di cartoni pure, così come ce lo aspettiamo” continua la cantante, “ovviamente con delle sonorità moderne. Sul palco saremo in 20, non siamo proprio pochi. Il coro è molto numeroso e ti dà il giusto colore, il giusto sapore, è bellissimo. E quando senti il pezzo con il coro dal vivo ti emoziona, E’ un concerto, secondo me, molto emozionante e che ti porta indietro nel tempo e che ti riporta a quando eri bambino”.

Un salto nel passato unico, da vivere questa volta anche con la famiglia, piccoli e adolescenti, adulti e amanti della buona musica per rivivere l’infanzia…con nuovi arrangiamenti e una nuova anima, sotto il segno della festa e della spensieratezza.

Nakariakov, il Paganini della tromba, in concerto con il gruppo I Musici

Il sensazionale trombettista russo Sergej Nakariakov ,”il Paganini della tromba”, e lo storico gruppo italiano I Musici, il primo a riscoprire Vivaldi, insieme in un concerto di musica barocca, con una puntata nel romanticismoSergej Nakariakov

Sabato 21 gennaio dicembre alle 17.30 nell’Aula Magna della Sapienza, la IUC presenta Sergej Nakariakov, il più sensazionale virtuoso della tromba dei nostri giorni. Insieme allo storico ensemble I Musici eseguirà musiche di Bach, Mendelsshon e altri autori.

Sergej Nakariakov, che tra qualche mese compirà quarant’anni, non è un virtuoso della tromba ma “il” virtuoso per antonomasia di quello strumento così difficile da domare e del suo parente stretto, il flicorno. È stato definito “il Paganini della tromba” e anche “il Caruso della tromba”: potrebbe sembrare un’iperbole ma descrive perfettamente l’incredibile capacità del trombettsita russo di dare al suo strumento una morbidezza e una cantabilità che sembrerebbero precluse alla tromba e che ricordano il violino e la voce. Ne darà una prova stupefacente l’ascolto del Concerto in re minore per violino di Felix Mendelssohn, che Nakariakov suonerà con la tromba, gareggiando in agilità, cantabilità e delicatezza di sfumature con lo strumento che fu di Paganini. Eseguirà anche un’altra trascrizione di un brano concepito per strumenti ad arco, la celeberrima Aria sulla quarta corda di Johann Sebastian Bach. L’occasione di mettere in mostra il lato pirotecnico del suo sbalorditivo virtuosismo gliela offriranno le Variazioni sul “Carnevale di Venezia” di Jean-Baptiste Arban, che è stato un cavallo di battaglia dei più grandi virtuosi della tromba degli ultimicentocinquant’anni.

Insieme a Nakariakov suonano I Musici, lo storico gruppo di strumentisti fondato a Roma nel 1952, che celebra dunque nel 2017 il suo sessantacinquesimo anniversario. Hanno avuto un ruolo fondamentale nella riscoperta della musica del barocco italiano e di Vivaldi in particolare: basti dire che la loro incisone delle Quattrio stagioni ha superato i 25 milioni di copie vendute. Nel tempo naturalmente i dodici elementi dell’ensemble sono cambiate, ma immutate sono rimaste l’altissima qualità del gruppo, la perfezione tecnica e la bellezza del suono, Oltre ad accompagnare Nakariakov, I Musici eseguiranno due Concerti di Arcangelo Corelli e Francesco Geminiani e una Sinfonia di Carl Philipp Emanuel Bach, il più noto dei figli del grande Johann Sebastian.

GELO EUROPEO

belgrado rifugiatiPer troppo tempo l’Europa si è voltata dall’altra parte, ma la questione dei migranti e dei rifugiati resta ancora lì in attesa di esser risolta. Dopo i morti in mare, a rischio sono i migranti che attraversano la rotta balcanica per la morsa del gelo e bloccati in Serbia in attesa di trovare un modo per oltrepassare il confine verso l’Unione Europea nella speranza di trovare asilo. Sulla rotta balcanica cinque persone sono morte per congelamento dall’inizio dell’anno nel tentativo di entrare in Europa o di spostarsi tra i vari Stati membri.

L’Inferno di ghiaccio a Belgrado.
MSF: “Meritano di essere trattati come esseri umani”

Sono mesi ormai che centinaia di migranti, per lo più afghani, siriani e iracheni, hanno trovato rifugio nei depositi abbandonati lungo la ferrovia a Belgrado nel loro cammino di avvicinamento ai confini dell’Unione Europea e che a causa del freddo che ha investito l’Europa rischiano di morire per ipotermia, in questi giorni, infatti, le temperature nella notte scendono abbondantemente sotto lo zero rendendo la vita in questi asili di fortuna un vero inferno polare che in molti hanno paragonato alle scene vissute in Europa ai tempi della Seconda Guerra Mondiale. rifugiati 2 guerra mondiale
“Ci sono stati sette casi di congelamento a Belgrado – ha detto Andrea Contenta, Esperto affari umanitari di MSF in Serbia – vi assicuro che è molto più grave di quanto sembra. Il congelamento fa sì che il sangue non raggiunga le estremità del corpo, addormenta i nervi e nei casi più gravi può essere trattato solo con l’amputazione perché i tessuti muoiono”. Medici senza Frontiere accusa poi la politica europea: “L’inverno è un fenomeno naturale che non possiamo controllare. Il vero problema è la mancanza di volontà politica per cercare di soddisfare le esigenze immediate di queste persone vulnerabili. È un fallimento dell’Unione Europea, che ha chiuso gli occhi davanti al fatto lampante che le proprie politiche mal pianificate non hanno fermato il flusso di persone, ma non hanno nemmeno predisposto alternative legali per permettere loro di viaggiare in modo sicuro”. “Far finta che questo percorso sia chiuso e che queste persone non esistano non è la soluzione”, aggiunge Andrea Contenta che conclude: “Qualunque cosa si pensi circa il loro diritto di raggiungere l’Europa, meritano di essere trattati come esseri umani, con dignità. E in questo momento, non lo sono”.

Autorità serbe rinnovano appelli ad andare in centri accoglienza
In soccorso di queste persone è arrivata Belgrado: il commissariato serbo per l’assistenza ai profughi ha rinnovato oggi l’appello ai migranti che restano accampati al gelo a Belgrado e nel resto della Serbia ad accettare la sistemazione nei centri di accoglienza dove, ha sottolineato, c’è posto per tutti e nei centri vengono garantiti un posto al caldo, tre pasti al giorno e assistenza medica, ma la maggiorparte teme di essere respinta e per questo evita le strutture di assistenza ufficiali. A Belgrado, secondo il commissariato, sono ancora oltre mille i migranti e profughi che bivaccano praticamente all’aperto e al gelo nella zona della stazione degli autobus, a ridosso del centro della capitale, accampati in locali e magazzini abbandonati, parcheggi coperti e tende malmesse.migranti belgrado
Gran parte di loro non accetta di andare nei centri di accoglienza per timore di essere registrati e trasferiti a sud al confine con Macedonia e Bulgaria, e di essere quindi poi rimandati nei Paesi di provenienza. In soccorso dei migranti che ancora resistono al freddo a Belgrado sono mobilitate ong e organizzazioni umanitarie internazionali. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime forte preoccupazione per la situazione in cui si trovano rifugiati e migranti in Europa a causa del rigido inverno. L’UNHCR ha aumentato l’assistenza in diversi Paesi, come Grecia e Serbia. Considerate le dure condizioni invernali, l’UNHCR è fortemente preoccupato dal fatto che le autorità di tutti i Paesi che si trovano lungo la rotta dei Balcani occidentali continuano a respingere rifugiati e migranti dai propri territori verso i Paesi confinanti. In diversi casi rifugiati e migranti hanno accusato le forze di polizia di avere usato violenza. Molti hanno inoltre denunciato che le stesse forze dell’ordine hanno sequestrato o distrutto i loro cellulari, impedendo loro di effettuare chiamate per chiedere aiuto.

La soluzione di Minniti: “Chi chiede asilo dovrà lavorare”
Il nuovo piano che il ministro dell’Interno Marco Minniti intende presentare al Parlamento mercoledì presenta molte novità, molte delle quali contestate a sinistra ed elogi a destra. Quella che ha fatto maggior scalpore è la novità che prevede la possibilità che i richiedenti asilo vengano impiegati in lavori socialmente utili, non su base volontaria, ma un obbligo perché la pratica vada a buon fine. Convenzioni anche con aziende per gli stage.
Il permesso provvisorio
A due mesi dall’arrivo, l’immigrato riceverà un permesso provvisorio, in attesa che la sua identità sia verificata. Così il richiedente asilo finirà in uno Sprar e il sindaco del comune ospitante offrirà opportunità di lavori socialmente utili. L’ipotesi retribuzione al momento rappresenta uno scoglio.
I CIE trasformati in CPR
I Cie cambieranno nome in Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) i vecchi Cie. E con il nome dovrebbe cambiare la loro organizzazione e il loro funzionamento, almeno in base a quanto dichiara il ministro Minniti. “I nuovi centri non avranno nulla a che fare con i vecchi, avranno governance trasparente e un potere esterno rispetto alle condizioni di vita all’interno”, assicura. Si parla di centri piccoli, fuori dai centri cittadini e vicini a infrastrutture come gli aeroporti così da agevolare il rimpiatrio, da 80-100 posti, uno per regione, escludendo Valle d’Aosta e Molise, per un totale di 1.500-1.600 ospiti, non migranti senza permesso di soggiorno, ma sospetti criminali. All’interno sarà presente la figura di un garante per verificare il rispetto dei diritti e delle procedure. Poliziotti impiegati per le identificazioni, ma la sorveglianza spetterebbe all’esercito.
Tra le altre novità del piano immigrazione firmato Minniti ci sono: la riduzione a un solo grado di appello nel caso di bocciatura della domanda di asilo; gli accordi con i Paesi di provenienza; aumento del numero dei Comuni che danno accoglienza tramite incentivi (500 euro a migrante già stanziati). Proposta di modifica anche sul reato di clandestinità.

Nencini, in comuni con sindaci socialisti migranti svolgono lavori socialmente utili

“Da almeno tre anni proponiamo di impegnare i profughi in lavori socialmente utili in cambio dell’ospitalità. Forse ci siamo. Nel 2015 invitammo tutti i sindaci socialisti a muoversi in questa direzione. Lo fecero in molti. È un modo utile a integrarsi e a restituire ciò che si prende”.
È quanto ha affermato il segretario del PSI Riccardo Nencini, riferendosi all’iniziativa dei sindaci socialisti che offrono ai migranti la possibilità di svolgere servizi socialmente utili in cambio della permanenza nei loro comuni.

L’Ungheria di Orban: dopo il ‘muro’, migranti in detenzione

Continua la linea dura del Premier ungherese Viktor Orban che ha annunciato che ripristinerà la misura di chiudere in prigione i profughi in attesa del diritto d’asilo sospesa nel 2013 dopo le pressioni dell’Unione europea, della Corte europea dei diritti dell’uomo e delle Nazioni Unite.
Il leader magiaro in persona lo ha detto parlando alla Magyar Ràdio, l’emittente radiofonica pubblica, richiamandosi tra l’altro all’esigenza di difendere l’Europa dalla minaccia del terrorismo islamista. “Sappiamo che la decisione va contro le norme internazionali precedentemente accettate dal nostro paese, ma lo faremo lo stesso”, ha sottolineato secondo i resoconti delle agenzie di stampa. Ma l’Ungheria alza ulteriormente il tiro, rifiutando ogni aiuto e anche di far entrare nel suo territorio migranti che rischiano di morire assiderati al confine serbo.

Dieselgate. Continua il braccio di ferro Berlino-Fca

dieselContinua il braccio di ferro sul dieselgate. La Germania insiste infatti sulla richiesta di richiamare i modelli diesel di Fca. Nel mirino del governo tedesco ci sono Fiat 500, Doblò e Jeep Renegade. Per questo modelli il ministero dei Trasporti chiede alla Ue di porre delle modifiche in quanto le loro emissioni sarebbero superiori ai limiti imposti dalle norme europee. Lo ha chiarito oggi il portavoce del ministero, in conferenza stampa a Berlino. “I modelli testati sono Fiat 500, Fiat Doblò e Jeep Renegade”, ha detto. Anche la portavoce della Commissione europea per l’Industria, Lucia Caudet, ha ribadito la richiesta all’Italia di presentare “risposte convincenti al più presto. Il tempo si sta esaurendo, perché vogliamo concludere le discussioni sulla conformità della Fiat a breve”. La Commissione europea starebbe, infatti, cercando di fissare una data per un incontro con le due parti per gli inizi di febbraio, perché è intenzionata a chiudere il dossier entro le prossime settimane.

Fonti europee riferiscono che in mancanza di una risposta dell’Italia Bruxelles potrebbe intraprendere azioni, che potenzialmente includono anche la procedura di infrazione. Secondo il ministero tedesco ci sarebbe uno scostamento tra dati “reali” e valori in fase di omologazione a causa di un software che interverrebbe sulla cosiddetta “finestra termica”. Vale a dire nel range di temperature entro le quali è lecito che la centralina di gestione motore disattivi i sistemi di trattamento dello scarico onde evitare danni dovuti, per esempio, dalla condensa.

Si tratterebbe dunque di un sistema come quello usato da Vw quando è scoppiato il caso dieselgate. “Al giorno d’oggi – ha insistito il portavoce – non ci sono prese di posizione e risposte dell’Italia”, alle richieste delle istituzioni europee sui risultati dell’inchiesta degli enti tedeschi sulle violazioni in materia di emissioni delle auto Fca. “Quando dopo più mesi non ci sono reazioni, né alle nostre domande né a quelle della Ue, questo non rende certo felici”, ha concluso. “La richiesta della Germania alla Ue di una campagna di ritiro delle Fca è totalmente irricevibile” ha commentato Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. “Abbiamo accettato di istituire una commissione di mediazione presso la Commissione europea a Bruxelles esattamente perché non abbiamo niente da nascondere. I nostri test – ha aggiunto Delrio – dimostrano che non esistono dispositivi illegali e comportamenti anomali. Questa interpretazione della Germania va contro le regole che ci siamo dati, di responsabilità di ogni nazione verso le proprie case produttrici. Noi non abbiamo chiesto nessuna ulteriore indagine da parte di Volkswagen, ci siamo fidati di loro, ed è giusto che il confronto avvenga sulla fiducia e il rispetto reciproco. Presenteremo a Bruxelles i risultati dei nostri test e lì confronteremo i nostri dati con quelli di tutti i produttori. L’Italia ha una posizione di totale trasparenza”.

Redazione Avanti!

Aeham Ahmad, il pianista di Damasco al Centro Culturale Candiani

Aeham AhmadDopo il tutto esaurito del primo concerto del nuovo anno con la Medfreeorkestra sabato scorso, un altro concerto da non perdere domenica 22 gennaio alle ore 18.00 al Centro Culturale Candiani, nella prima delle due date nel nord Italia, di un talento straordinario.
Il suo nome è Aeham Ahmad, ma è entrato nella leggenda come il pianista di Yarmouk: le immagini che lo ritraggono al pianoforte tra le macerie nel suo quartiere alle porte di Damasco, hanno commosso il mondo intero.
È stato il giorno in cui l’Isis gli ha bruciato il pianoforte che Aeham ha deciso di fuggire e venire in Europa. La musica Aeham l’ha nel cuore, da sempre: classe 1989, pianista, Aeham Ahmad lavorava nel negozio di strumenti musicali di suo padre, violinista non vedente.
“All’inizio dell’assedio volevo rinunciare alla musica, restare neutrale nel conflitto siriano. Vendevo falafel, e tenevo la musica chiusa nel cuore. Ma dopo sei mesi, non riuscivo più a contenerla: era più forte di me. Perciò ho ripreso il mio piano, l’ho fissato sul carretto dello zio ortolano, e ho cominciato a trasportarlo fra i quartieri più segnati dalla guerra per ridare speranza cantando per la gente stremata dall’assedio delle truppe di Assad, dai jihaidisti, dai bombardamenti e dalla fame”. Aeham Ahmad diventa il pianista di Yarmuk, campo profughi palestinesi alle porte di Damasco.
I video in cui lo si vede suonare sui cumuli di macerie hanno fatto il giro del mondo e tutto il mondo conosce la sua storia interrotta il giorno in cui i miliziani dell’ISIS bruciarono il suo pianoforte in quanto haram – proibito.
Ha percorso le migliaia di chilometri che separano Damasco da Berlino a piedi, su bagnarole di fortuna, autobus devastati, solo con uno zaino in spalla e la miseria a tracolla.
In Germania ha trovato rifugio in un vecchio motel abbandonato, dove ha ricominciato a fare ciò che faceva a Yarmuk: suonare e cantare per i bambini sballottati dall’esilio.
Ha iniziato a fare concerti e ha ricevuto un premio per il suo impegno a favore dei diritti umani
Nell’agosto 2016 ha pubblicato il suo primo disco, Music For Hope, una ventina di tracce che raccontano il dramma della guerra in Siria fondendo la musica classica con il canto arabo. Entro la fine del 2017 pubblicherà un altro album e un’autobiografia. Intanto è partito il 6 gennaio a Locorotondo (Ba), il 7 a Roma il primo tour in Italia che prosegue il 22 al Centro Culturale Candiani a Mestre, il 27 a Taranto, il 2 febbraio a Firenze e il 4 ad Aosta.

Appello di Libera, Legambiente e sindacati per leggi contro le mafie

mafiaApprovare rapidamente leggi per rafforzare la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione. Avviso Pubblico, Libera, Legambiente e i sindacati rivolgono un Appello al Governo e al Parlamento.
Approvare le misure riguardanti gli amministratori locali minacciati e intimiditi, le modifiche alla normativa in materia di beni e aziende confiscate alle mafie, la riforma della prescrizione dei processi, le misure di contrasto alla criminalità nel settore del gioco d’azzardo e quelle a favore dei testimoni di giustizia, e riconoscere ufficialmente il 21 marzo come Giornata nazionale della memoria in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Sono queste le richieste dell’Appello, sottoscritto dalle associazioni Avviso Pubblico, Libera, Legambiente e da tutti i sindacati (Cgil, Cisl e Uil), e inviato ai capigruppo di Camera e Senato delle varie forze politiche, ai Presidenti del Senato e della Camera, al Presidente della Repubblica e ai presidenti delle Commissioni Antimafia, Giustizia e Affari costituzionali.
Si tratta di progetti di legge per molti dei quali l’iter è già in uno stato avanzato di discussione e in attesa di approvazione.
Con l’approssimarsi della fine della legislatura, approvare questi provvedimenti sarebbe un modo concreto per rafforzare la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione nonché una via per accrescere la credibilità delle istituzioni verso i cittadini.
Si eviterebbe di disperdere inoltre l’importante lavoro svolto durante questa legislatura dalle Camere e dal Senato, proprio mentre assistiamo ad un’aumentata e pericolosa pervasività e presenza dei mafiosi e dei corrotti nella vita politica ed economica del Paese, con danni ingenti per la democrazia e lo sviluppo dell’Italia.
Avviso Pubblico, Libera, Legambiente e i sindacati si rendono disponibili ad ogni forma di collaborazione possibile con altre associazioni e realtà, lasciando aperta la possibilità di sostenere e sottoscrivere l’Appello a tutti coloro che hanno a cuore il raggiungimento di questi obiettivi.
In questa legislatura il Parlamento ha approvato alcuni importanti provvedimenti di legge in materia di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e alla corruzione. Tra questi, ricordiamo quelli sullo scambio elettorale politico-mafioso, sulla corruzione e falso in bilancio, sui reati ambientali, sul caporalato e sul nuovo codice dei contratti e degli appalti, nonché alcuni decreti attuativi di atti normativi europei in materia. Tuttavia, non possiamo non evidenziare che alcune di queste riforme sono ancora incomplete. Inoltre, sono in attesa di approvazione altri importanti progetti di legge per molti dei quali l’iter è già in uno stato avanzato. Con la possibile fine anticipata della legislatura, vi è il rischio concreto che tutto questo importante lavoro possa essere disperso, mentre assistiamo ad un’aumentata e pericolosa pervasività e presenza dei mafiosi e dei corrotti nella vita politica ed economica del Paese, con danni ingenti per la democrazia e lo sviluppo dell’Italia.
Al fine di evitare questa situazione riteniamo importante che, prima dell’indizione delle prossime elezioni politiche, il Parlamento approvi in via definitiva alcuni importanti provvedimenti, tra i quali:

• le misure riguardanti gli amministratori locali minacciati ed intimiditi (AC 3891, Disposizioni in materia di contrasto al fenomeno delle intimidazioni ai danni degli amministratori locali);
• il riconoscimento ufficiale del 21 marzo come Giornata nazionale della memoria in ricordo delle vittime delle mafie (AC 3683, Istituzione della Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime delle mafie);
• le modifiche alla normativa in materia di beni e aziende confiscate alle mafie, stralciando eventualmente questa parte dal complesso disegno di riforma del codice antimafia (AS 2134 e abbinati. Modifiche al codice antimafia, al codice penale e al codice di procedura penale. Delega al governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate);
• la riforma della prescrizione dei processi (AS 2067, Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi nonché all’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena);
• le misure di contrasto della criminalità nel settore del gioco d’azzardo, secondo le proposte elaborate dalla Commissione antimafia (Doc. XXIII, n. 18);
• le misure a favore dei testimoni di giustizia, secondo le proposte contenute nelle Disposizioni per la protezione dei testimoni di giustizia (AC 3500).

Confidiamo che questo appello venga accolto rapidamente da tutte le forze politiche presenti in Parlamento e nel Governo e sia così possibile approvare prima della fine della legislatura i provvedimenti sopra citati. Sarebbe questo un modo concreto per rafforzare la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione nonché una via per accrescere la credibilità delle istituzioni verso i cittadini.
Le associazioni e le altre realtà proponenti e firmatarie di questo appello si rendono fin da ora disponibili ad ogni forma di collaborazione possibile, finalizzata al raggiungimento degli obiettivi sopra esposti.

Avviso Pubblico, Libera, Legambiente, Cgil, Cisl, Uil