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La strada a sinistra… per un nuovo presente

la strada a sinistraMercoledì 16 maggio si è svolto presso la sede nazionale del PSI il workshop “la Strada a Sinistra”.
Dopo la sconfitta del 4 marzo si è sentita la necessità di avere un punto di contatto con tutte le forze politiche della sinistra, con il mondo associativo, con quello sindacale, come si evince dal documento di presentazione degli organizzatori dell’evento che prova a fotografare l’attualità politica ad ampio spettro.
In un lungo e proficuo dibattito, ricco di ospiti, sono state analizzate le ragioni dell’insuccesso elettorale che devono spingere le varie componenti riformiste e progressiste a lavorare insieme per raggiungere un obiettivo comune: ridisegnare una soggettività della sinistra italiana. Ritrovare finalmente una direzione certa, per ricominciare ad essere al fianco degli ultimi, per combattere le disuguaglianze, le storture della nostra democrazia.
Luigi Iorio, responsabile Lavoro PSI, ha aperto l’incontro illustrando gli obiettivi: “Dobbiamo abbandonare il paradigma del pensiero unico della terza via e del liberismo. La terza via è servita unicamente ad annacquare le politiche socialiste per attrarre maldestramente gli elettori di centro”.
Maria Pisani, Portavoce del PSI, si dice convinta della necessità “di recuperare una spinta innovativa, una sensibilità culturale per poter ritrovare quella capacità di ascolto e di governo che ha sempre contraddistinto la sinistra italiana”.
Per Elisa Gambardella, responsabile Programma del Partito Socialista, l’incontro di mercoledì è stato “un primo confronto importante per tracciare insieme il futuro della sinistra con un’attenzione particolare al mondo del Lavoro: tirocini curriculari, salario minimo, estensione delle tutele”.
Federico Parea, responsabile Economia PSI, intervenuto con un videomessaggio, ha detto: “la sinistra ha un problema di elaborazione politica e, di riflesso, un problema di connessione con la società, per questo deve rigenerarsi e ripensare il proprio agire politico”.
Francesco Bragagni, Vice-Coordinatore regionale del PSI Emilia-Romagna, ha concluso i lavori intervenendo sui temi della Giustizia, spronando la sinistra a vigilare sui programmi giustizialisti del nascente Governo e annunciando che il format de “la Strada a Sinistra” verrà riproposto a livello territoriale in ogni regione, a cominciare da Rimini, dove a fine giugno sarà organizzato il prossimo appuntamento insieme a Luca Pasini, giovane consigliere comunale della città romagnola intervenuto nel corso del dibattito sui temi dell’economia con particolare riferimento ad una maggior sinergia tra Unione Europea, Stato e Regioni da un lato ed enti locali dall’altro.

Qui di seguito tutti gli interventi

Documento. La strada a sinistra. Confronto, idee e proposte per un nuovo presente

La netta sconfitta elettorale del 4 Marzo non può che spingerci tutti insieme a ripensare totalmente la funzione sociale e politica della sinistra. Il nostro elettorato ci ha percepito come un’entità astratta, sterile, impegnata a difendere soltanto lo status quo. Abbiamo perso consenso tra chi storicamente abbiamo rappresentato. Siamo ormai all’anno zero. La soluzione non può essere rincorrere il populismo e la demagogia dei vincitori, ma ripensare il nostro futuro, ridefinire una nostra identità, una prospettiva, elaborando politiche riformiste credibili. Abbiamo il dovere di ricominciare ad ascoltare i delusi, gli scontenti, avviando un dialogo con le associazioni di categoria, di volontariato, e con il mondo dei saperi e delle professioni. Ricucire un rapporto interrotto con il mondo sindacale. Dobbiamo riprendere il filo dell’ascolto per ridare un senso alla nostra democrazia rappresentativa. I partiti, profondamente in crisi di identità, oggi non bastano più. Occorre voltare pagina: nuovi modi di comunicare, un nuovo lessico, una riorganizzazione degli istituti partecipativi. Ma soprattutto occorre chiedere un passo di lato all’attuale classe dirigente che ha portato al peggior risultato della sinistra della storia. Siamo certi che oggi più che mai continuare a parlarci e confrontarci può essere l’unico strumento utile a un dibattito serio, anche in vista di prossimi appuntamenti elettorali, per recuperare consenso ma soprattutto restituire fiducia. Di queste cose parleremo insieme a rappresentanti di partiti, sindacati, associazioni che hanno ancora l’entusiasmo necessario per tornare a essere protagonisti. In un workshop in cui parleremo poco di noi e molto del futuro. Per indicare una nuova strada, la Strada a sinistra. L’Unione europea è un progetto di pace e integrazione sovranazionale prezioso, da proteggere e rafforzare di fronte all’ondata di euroscetticismo che sta scuotendo tutti i Paesi membri, Italia in testa. Proteggere quel progetto però significa rinnovarlo: il calo di fiducia dei cittadini nei confronti dell’Europa ha ragioni fondate a cui bisogna dare seguito proponendo riforme coraggiose. L’Unione europea deve diventare un’unione politica fondata sulla solidarietà tra i suoi Stati membri. Abbiamo assistito a infinite discussioni su cosa possa dirsi rappresentativo dell’identità europea e dunque su quale debba essere la direzione più giusta da intraprendere per reagire alla crisi dell’UE. Gli aspetti su cui intervenire sono molti: dal grado di democratizzazione del processo decisionale europeo, fino a una più diffusa consapevolezza del funzionamento dell’Unione, dalla riforma dell’unione monetaria, alla razionalizzazione del sistema di accoglienza degli immigrati senza dimenticare il sistema di sicurezza e difesa e la politica estera comune. Nondimeno, tutte le carenze dell’Unione europea emerse dall’adozione del Trattato di Lisbona in poi hanno un elemento comune: nascono dalla mancanza di una forte dimensione sociale nel progetto europeo, che ha alimentato tendenze illiberali in molti stati membri. L’UE è entrata in una spirale di crisi valoriale durante la grave crisi economica, cioè quando più sarebbe stato necessario un sistema organico di politiche sociali che tutelasse i cittadini dai contraccolpi di una crisi che hanno subito sulla loro pelle. Per questo, per noi non ci sono dubbi: l’anima che unisce l’Europa è il suo sistema di welfare e su questa base va rilanciato il progetto di integrazione. L’UE attuale viene percepita come un ostacolo alla crescita e al benessere comune. Dal punto di vista economico ormai un nuovo mondo è davanti a noi, il sogno dogmatico della perfezione del mercato è svanito. Il voler far arretrare la politica in favore delle regole scellerate del mercato ha fallito. La globalizzazione capitalista guidata da grandi gruppi finanziari ha cambiato gli equilibri economici e sociali. Con i partiti in grande difficoltà e con il lento tramonProspettive tare delle ideologie la politica non ha saputo essere arbitro di questo cambiamento epocale. Dall’inizio del nuovo secolo si è aperta una nuova fase di decadenza a vari livelli: l’età dello sfruttamento. Sfruttamento del capitale umano, compressione dei diritti, aumento delle disuguaglianze. Una globalizzazione non governata ha determinato concorrenza sleale nel mondo del lavoro italiano ed europeo. Anche una vecchia certezza sociale come il welfare sta inesorabilmente tramontando: il costante invecchiamento della popolazione Italiana e i continui tagli voluti da politiche neoliberiste che nulla hanno a che vedere con il benessere dei popoli ci pongono davanti a nuovi scenari ai limiti delle barbarie. Quando una società è così impoverita e pervasa da disuguaglianze e povertà apre necessariamente le porte ai populismi, alle paure, al disagio, alla rivendicazione sociale, all’indignazione. La sinistra degli ultimi vent’anni ha ceduto culturalmente al pensiero unico liberista che ispira sempre più spesso le politiche di governo in tutta Europa. Da anni, a sinistra, abbiamo perso la nostra soggettività. Abbiamo abdicato al ruolo della politica nei confronti della società civile, della magistratura ma soprattutto dei tecnici. Si è diffusa l’idea che queste categorie potessero sopperire ad una classe politica ormai logora. Siamo giunti al punto di non ritorno con il governo Monti. Passò nel 2011-2012 il concetto che la società deve essere governata dalle leggi dell’economia, da un libero mercato e dal rigore dei conti pubblici, senza tener conto delle esigenze di povertà e iniquità del paese reale. Questo aprì la strada un neoautoritarismo velato, perché il potere dei tecnici non risponde democraticamente a nessuno, non tollera contestazioni nè dubbi come tutto quello ciò che appare scientifico. Negli anni la sinistra ha anche ascoltato le sirene della morale. L’uso della morale e della giustizia come controllo sociale e un approccio poco garantista sono alla base della delegittimazione politica. Come anche il voler inseguire il populismo su temi quali abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e tagli alla democrazia nulla ha portato in termini elettorali, peggiorando anzi le condizioni del nostro sistema democratico. Al momento è difficile trovare in poco tempo ricette o risposte alla peggiore crisi italiana della sinistra ma una cosa è certa il mondo cambia con una rapidità maggiore della capacità di interpretare i cambiamenti, di individuare rimedi agli squilibri prodotti. Su una cosa però possiamo essere concordi: il fallimento della terza via. Annacquare il socialismo sin dai primi anni 2000 non ha pagato, traducendosi in semplice scorciatoia elettorale per convincere un elettorato di centro ancora dubbioso della parola socialista nella fase post muro di Berlino. Un “terza via” che in pochi anni ha perso credibilità uniformandosi al pensiero liberista. Siamo convinti che i prossimi mesi ci vedranno impegnati in una lunga traversata nel deserto, dovrà essere nostro impegno ricominciare a trovare una giusta rotta mediante una netta e dura opposizione. Una opposizione che deve iniziare nei luoghi di lavoro, tra la gente, nelle università ed essere veicolata nelle istituzioni preposte. A tal proposito lanciamo oggi qui con voi alcune proposte nella speranza che possano risultare patrimonio comune per dare vita ad un nuovo inizia per la sinistra Italia.

Erdogan: “Dopo Gaza le Nazioni Unite sono finite”

Turkey's President Recep Tayyip Erdogan adjusts his sunglasses before a wreath-laying ceremony at the Jose Marti monument in Havana

Di fronte a quello che è successo a Gaza, “le Nazioni Unite sono finite, sono crollate. In questo momento, non riesco neppure a parlare con il segretario generale dell’Onu, nonostante abbiamo una buona amicizia. Se continuerà a esserci silenzio sul bullismo di Israele, il mondo sarà trascinato nel caos”. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, parlando ieri sera ad Ankara. “Non permetteremo che Gerusalemme sia usurpata da Israele. Sosterremo la lotta dei nostri fratelli fino al giorno in cui le terre palestinesi – che sono state a lungo occupate – avranno pace e sicurezza dentro i confini di un libero Stato palestinese”, ha aggiunto Erdogan, che come presidente di turno ha convocato per domani a Istanbul un vertice straordinario dei 57 Paesi dell’Organizzazione della cooperazione islamica (Oic), seguito da una grande manifestazione di piazza.

Intanto mezzi aerei e di terra dell’esercito israeliano hanno attaccato sei postazioni di Hamas in tutta la Striscia di Gaza con numerosi missili. Lo rendono noto i media palestinesi citati dal Jerusalem Post. Secondo il portavoce delle forze di difesa israeliane (Idf) “sono stati attaccati obiettivi terroristici appartenenti ad Hamas nel nord della Striscia di Gaza. Quattro obiettivi sono stati attaccati in un compound militare, compresi edifici e infrastrutture terroristiche. Altri tre obiettivi sono stati colpiti in un impianto di produzione di armi”. “L’attacco – ha aggiunto – è stato condotto in risposta al fuoco aperto da una mitragliatrice nella città di Sderot e a numerosi scontri a fuoco contro militari dell’Idf durante l’intera giornata”. “L’organizzazione terroristica di Hamas è l’unica responsabile per quello che sta succedendo dentro e fuori la Striscia di Gaza – ha concluso il portavoce – e pagherà le conseguenze degli atti di terrore compiuti da Gaza contro i cittadini e la sovranità di Israele. L’Idf è determinato a continuare le sue missioni e ad assicurare la sicurezza dei cittadini di Israele”.

Le Seduzioni del Tempo, nuovo lavoro di Licia Fierro

Copertina Licia Fierro tg

Le seduzioni del tempo è un’opera segnata da una dualità irrisolta, che si esprime attraverso la tensione tra eros ed introspezione, tra la dimensione corporea e le voci dell’anima, tra il segno lasciato dagli orrori vissuti nel lager ed una tenace affermazione di vita gravida di futuro. Nel precario equilibrio tra passato e divenire, Giulia Nepi, un’ebrea sopravvissuta all’orrore del campo di concentramento, ricompone negli anni i frammenti della propria esistenza: sperimenta la vita nei rapporti umani, ricostruisce una famiglia e si ricongiunge con la propria storia.

Era solo una bambina la notte del ghetto, quando venne trascinata via dai giochi allegri e dalle passeggiate sul Lungotevere; quella notte in cui tanti furono rapiti dietro il portico di Ottavia. Sopravvissuta alla violenza, Giulia ricostruisce la sua vita a Firenze, in un’apparente completezza nei suoi ruoli di giudice, moglie e madre. La sua esistenza è dominata dal corpo e le sue scelte sono guidate dal bisogno di vita: con Aldo sperimenta la potenza del desiderio e con la figlia

Miriam la forza creatrice della maternità. Ma la sua anima la tiene per sé, al riparo dagli altri e dalle seduzioni del tempo, nutrendola di arte e filosofia. Poi, l’incontro con Enrico la ricongiunge alla sua persona: Enrico è l’amore che dà senso alle parole e all’attesa, oltre la ricerca dell’appagamento dei sensi. Ma nessuno, meno che mai un’ebrea, può smettere di fare i conti con il passato; è l’anziano Gad, l’uomo che l’aveva accompagnata nel viaggio di ritorno dal campo di concentramento, a dare a Giulia l’occasione per tessere insieme i fili tra passato e presente, e per intrecciare in modo inaspettato il dolore alla colpa. Di fianco alla complessità delle tematiche affrontate e del vissuto della protagonista, si pone, tuttavia, una scrittura sottile, una narrazione essenziale e sintetica, che si arricchisce e si nutre di spunti di arte e filosofia.

CALENDA SALVA TUTTI

carlo-calenda (1)Carlo Calenda ha mantenuto gli impegni nei confronti dei lavoratori Embraco e oggi ha annunciato che gli operai nel torinese manterranno “stessi diritti e stressa retribuzione”. Il ministro dello Sviluppo economico al termine dell’incontro al ministero con le due società che si occuperanno della reindustrializzazione del sito ha assicurato:
“Oggi sono stati presentati ai sindacati i progetti delle due aziende che investiranno nell’ex Embraco riprendendo tutti i lavoratori con gli stessi diritti e le stesse retribuzioni, senza nessun supporto di denaro pubblico”. “È un accordo – ha spiegato – fra le due parti dove in questo momento Invitalia non ha un ruolo: se ci fossero problemi con queste due società, speriamo di no, è pronta ad aprire il paracadute ma mi pare che siamo sulla strada giusta”, ha aggiunto Calenda.

Le due aziende sono la Venture Productions, israeliana con capitale cinese, che punta a produrre robot e droni per la pulizia di pannelli fotovoltaici e filtri per l’acqua e che dovrebbe occupare 370 lavoratori, mentre la seconda è la torinese Astelav, che si occupa della rigenerazione di frigoriferi usati e che dovrebbe occupare in un primo tempo 30 lavoratori e poi successivamente altri 10. Mentre 70 addetti, invece, dovrebbero lasciare l’azienda grazie agli incentivi offerti da Embraco. Calenda, nel ribadire che “non sono stati usati soldi pubblici”, sottolinea che sarà usata “la dote che Whirpool-Embraco ha messo a disposizione per i lavoratori”. Le parti, rileva ancora il ministro, “si vedranno venerdì all’Unione industriale di Torino per definire il dettaglio del passaggio”.
Si attende quindi il fine settimana per la firma, nel frattempo oggi le due aziende hanno presentato ai sindacati i progetti futuri, garantendo gli stessi diritti e gli stessi emolumenti. Le sigle sindacali si sono dette infatti soddisfatte dell’incontro.
“Stamattina abbiamo finalmente conosciuto le due aziende che si insedieranno, ci sono stati presentati i progetti che sembrano interessanti ma bisognerà poi valutare nella concretezza dei quello che succederà”, spiega Ugo Bolognesi della Fiom di Torino. “È una giornata importante per tutti i lavoratori che stavano perdendo il posto di lavoro – aggiunge Arcangelo Montemarano, della Fim Cisl – Sono due società che hanno progetti ambiziosi e seri”. I tempi, rileva Dario Basso della Uilm di Torino, “sono abbastanza contingentati nel senso che l’azienda israeliana ha la necessità di iniziare a produrre molto presto e di assumere circa 370 persone e a regime l’interezza dei lavoratori che rimarrebbero in esubero. Anche Astelav, che ha anche la necessità di produrre subito, prevede di assumere prima 30 e poi 10 lavoratori”.  “Abbiamo trovato insieme la volontà di traguardare il problema – conclude Basso – questo può essere da esempio”.
“Oggi al ministero dello Sviluppo economico è stato compiuto un significativo passo in avanti, entrando nel merito delle soluzioni operative che riguardano il piano di re-industrializzazione del sito produttivo di Riva di Chieri”, commenta l’assessora al Lavoro Gianna Pentenero. “Mi pare – aggiunge – ci siano tutte le condizioni perché l’accordo si chiuda positivamente”.

Fine vita. Pisani, in Basilicata è battaglia vinta

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“Quella sul fine vita è una battaglia che combatto in prima fila da anni; nel 2015, per ovviare al silenzio del Parlamento, inviai una lettera a tutti i consiglieri regionali del PSI per invitarli a presentare nelle rispettive regioni la proposta di legge «Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (DAT)» che includeva l’istituzione di un Registro Regionale. Sapere che quel registro oggi diventa realtà in 12 comuni della mia Regione, inclusa la mia Lauria, è per me una conquista personale e politica. Si tratta di una scelta di civiltà e di libertà”.

Questo il commento della portavoce del PSI, Maria Pisani, alla notizia dell’istituzione, in 12 comuni della Basilicata, del registro territoriale delle dichiarazioni anticipate di trattamento medico (DAT) che dà la possibilità di manifestare anticipatamente la propria volontà rispetto ai trattamenti di natura medica in previsione dell’eventualità che l’interessato si trovi in una condizione irreversibile di incapacità di intendere e di volere.

Il registro permetterà ai cittadini coinvolti di disporre anche sulla donazione degli organi e sulla cremazione. Pisani ricorda che la richiesta di presentare richiesta ai comuni in assenza della legge fu estesa anche agli amministratori e proprio a Lauria i socialisti presentarono un odg. “Nei prossimi giorni sarò nel mio comune per sottoscrivere la mia DAT”, ha aggiunto Pisani, “un passo che invito tutti a fare per essere liberi di scegliere sul proprio destino”, ha concluso la portavoce socialista.

Redazione Avanti!

RIVOLTA A GAZA

gaza

È alta tensione in Medioriente nel giorno in cui Israele celebra l’apertura dell’ambasciata Usa a Gerusalemme. Scontri, violenti, fra manifestanti ed esercito israeliano a Gaza e in Cisgiordania, nel giorno in cui si inaugura l’ambasciata americana a Gerusalemme e si celebrano i 70 anni della nascita dello stato d’Israele. Sono almeno 52 morti e 1900 feriti, inclusi gli intossicati. Decine di migliaia di persone partecipano alla protesta. L’opposizione alla decisione di Donald Trump dello scorso dicembre non è solo in piazza, ma riguarda tutto il mondo arabo, l’Onu e gran parte della comunità internazionale, Unione Europea compresa. Tutti sono preoccupati che questo passaggio segni la fine della soluzione a due stati.

Ci sono anche sei minori tra le vittime degli scontri sulla Striscia di Gaza. Lo ha riferisce Amnesty International in un tweet in cui ha definito la reazione dell’esercito israeliano alle proteste dei palestinesi “un’aberrante violazione del diritto internazionale e dei diritti umani”. Il bilancio attuale è di 52 morti e oltre 1.600 feriti nella Striscia di Gaza. Questa mattina l’aviazione israeliana aveva lanciato volantini sull’area, invitando i palestinesi a tenersi lontano dal confine e a non partecipare ad attività violente. Sono oltre 10mila i palestinesi che si sono riuniti alla barriera di confine, dove sono stati dislocati cecchini israeliani. La cerimonia di inaugurazione inizia con l’inno americano. Da Ivanka e Kushner l’apertura ufficiale Dopo l’inno americano, è poi toccato a Ivanka Trump, la figlia prediletta del presidente Usa, il compito di togliere il velo allo stemma sul muro della legazione americana: “A nome del 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America – ha detto Ivanka – vi diamo ufficialmente il benvenuto per la prima volta all’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, capitale di Israele”. “Quando Trump fa una promessa, la mantiene”: così Jared Kushner, marito di Ivanka Trump, che ha poi ha precisato come con il trasferimento della legazione “abbiamo mostrato al mondo, ancora una volta, che degli Usa ci si può fidare”.

Poi l’appassionato discorso di Netanyahu: “Questa è storia” “Non abbiamo migliori amici al mondo che gli Usa”. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu inizia così il suo appassionato discorso. “Grazie per aver avuto il coraggio di mantenere la promessa”, ha aggiunto rivolgendosi alla delegazione Usa e al presidente Trump. “Ricordate questo momento, questa storia. Il Paese più potente del mondo oggi ha aperto a Gerusalemme la sua ambasciata. Eravamo a Gerusalemme e – ha proseguito tra gli applausi – siamo qui per restarci”. Netanyahu ha quindi aggiunto: “Questo un gran giorno per la pace. La pace e la verità sono connesse. Non si può edificare la pace se non sulla base della verità. E la verità è che Gerusalemme è la capitale di Israele”.
“La nostra più grande speranza è la pace”: così il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un messaggio preregistrato inviato in in occasione dell’inaugurazione dell’ambasciata. “Gli Stati Uniti rimangono pienamente impegnati a facilitare un accordo di pace duraturo”.

Federica Mogherini, alto rappresentante per la politica estera della Ue, ha affermato che l’Unione europea ha chiesto il “massimo autocontrollo” dopo le decine di morti a Gaza da fuoco israeliano: “Decine di palestinesi, tra i quali bambini, sono stati uccisi e centinaia feriti da fuoco israeliano oggi, durante proteste di massa vicino alla barriera di Gaza”, ha detto Mogherini. “Ci aspettiamo – ha aggiunto – che tutti agiscano con il massimo autocrontrollo per evitare ulteriori perdite di vite”.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è detto “particolarmente preoccupato” per la situazione a Gaza, sottolineando che “vediamo una moltiplicazione di conflitti, sembrano essere vecchi conflitti che non muoiono mai, sono particolarmente preoccupato oggi nel sentire le notizie su quello che sta accadendo a Gaza, con un alto numero di persone ucciso”. Il fronte anti ambasciata registra intanto le prime crepe: quattro nazioni delle 28 dell’Ue – Austria, Ungheria, Romania e Repubblica Ceca – hanno risposto all’invito del ministero degli Esteri israeliano e invieranno loro rappresentanti all’inaugurazione nel quartiere di Arnona, nella parte ovest della città. Una scelta che sarà seguita, almeno per due di loro (Repubblica Ceca e Romania), dalla decisione di spostare, anche se con tempi e modalità diverse, la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Nella serata di ieri il premier Benyamin Netanyahu ha ricevuto la delegazione Usa inviata dal capo della Casa Bianca per la cerimonia, tornando a definire “storica e coraggiosa” la mossa di Trump. Mentre l’Olp ha lanciato un nuovo appello agli americani “a revocare la loro disastrosa e irresponsabile decisione di muovere l’ambasciata nella Gerusalemme occupata”. In città intanto – dove ieri si è festeggiato il ‘Jerusalem Day’ a ricordo della riunificazione sotto il controllo israeliano a seguito della guerra del 1967 – si respira l’aria delle grandi occasioni. 800 inviti, 86 per i diplomatici Gli inviti partiti dal ministero degli Esteri sono stati circa 800: 86 per i diplomatici, di cui 33 hanno accettato. Non ci saranno – secondo i media – né la Russia né l’Egitto. Gerusalemme in queste ore è tappezzata di bandiere israeliane e americane, e di cartelloni inneggianti a Trump. In un mese – hanno fatto sapere dall’ufficio stampa del governo che ha approntato un mega tendone dove poter seguire la cerimonia – sono state tra 300 e 400 le richieste di accredito di giornalisti da tutto il mondo per entrare nel paese. Numeri – hanno aggiunto – che si sono visti soltanto in occasione dell’ultima guerra con Gaza, quella del 2014. E non sono pochi neanche quelli che sono entrati nella Striscia per vedere quello che succede alla manifestazione indetta da Hamas davanti ai reticolati. L’esercito ha rafforzato la sua presenza lungo tutto il confine con due ulteriori battaglioni, e ne ha inviato un altro in Cisgiordania.   Capeggiata da Ivanka Trump e dal marito Jared Kushner, responsabile del dossier israelo-palestinese per conto del presidente Usa, la missione americana  è composta anche dal segretario al Tesoro Usa Steve Mnuchin, dal vicesegretario di Stato John Sullivan e da 12 membri del Congresso.

Il governo palestinese ha accusato Israele di commettere un “terribile massacro” nella Striscia di Gaza, sollecitando “un intervento internazionale immediato”. Il portavoce del governo palestinese, Yusuf al-Mahmoud, ha chiesto in un comunicato “un intervento internazionale immediato per fermare il terribile massacro commesso a Gaza dalle forze dell’occupazione israeliana contro la nostra eroica gente”. Intanto, un aereo da combattimento israeliano ha colpito con almeno un missile un obiettivo nel Nord della Striscia. In precedenza l’aviazione aveva già colpito una postazione di Hamas presso il campo profughi di Jabalya.

Per la Turchia gli Stati Uniti condividono la responsabilità del “massacro” a Gaza, dove decine di palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano mentre manifestavano contro il trasferimento dell’ambasciata Usa in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. È quanto afferma il portavoce del governo della Turchia, Bekir Bozdag. “L’amministrazione americana è responsabile tanto quanto Israele di questo massacro”, ha scritto il portavoce su Twitter, aggiungendo che gli incidenti sono stati causati da “decisioni ingiuste e illegali”.

Lipodistrofia, colpite soprattutto donne e bambine

lipodistrofiaPer le persone affette da lipodistrofia, circa 100 in Italia, soprattutto donne e bambine, il futuro si profila denso di cambiamenti. La nascita della prima associazione di pazienti italiana è una delle novità presentate agli “Incontri Italiani di Endocrinologia e Metabolismo” organizzati dalla Società Italiana di Endocrinologia (SIE), a Bari nel corso di un incontro con la stampa organizzato dall’Osservatorio Malattie Rare. All’incontro, realizzato con il contributo non condizionato di Aegerion, hanno partecipato due dei maggiori esperti di questa rara patologia: il prof. Ferruccio Santini dell’Unità Operativa di Endocrinologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Pisa e il Prof. Martin Wabitsch di Professore di endocrinologia e diabetologia pediatrica dell’Università di ULM, in Germania.
La lipodistrofia è una malattia molto rara, poco conosciuta e sottodiagnosticata. Si manifesta con perdita generalizzata o parziale di grasso in alcuni distretti del corpo e l’accumulo laddove questo non dovrebbe normalmente essere presente, ovvero nei muscoli, negli organi interni e soprattutto nel fegato. I pazienti presentano frequentemente alterazioni ormonali e metaboliche con una notevole compromissione della qualità della vita. Tra i pazienti italiani quelli di sesso femminile sono in netta prevalenza, con un rapporto donne/uomini di 3:1.
“Le sindromi lipodistrofiche sono un gruppo eterogeneo di malattie caratterizzate dalla perdita più o meno estesa di tessuto adiposo sottocutaneo, in assenza di uno stato di deprivazione nutrizionale o di uno stato di aumentato catabolismo. – ha spiegato il prof. Ferruccio Santini – In base all’eziologia, vengono distinte forme genetiche o acquisite e, in base al grado di perdita del tessuto adiposo, forme generalizzate o parziali. Le forme congenite includono sottotipi a trasmissione autosomica recessiva e dominante, mentre le forme acquisite possono riconoscere una causa autoimmune”.
“La diagnosi viene effettuata mediante valutazione clinica della storia medica, descrizione del fenotipo clinico, storia familiare e risultati di laboratorio. – ha spiegato il Prof. Martin Wabitsch – Se si sospetta una lipodistrofia familiare, i test genetici possono aiutare a confermare la diagnosi. Lo screening annuale per le complicanze della lipodistrofia (diabete, dislipidemia, steatosi epatica, insufficienza renale, malattie cardiache) è raccomandato in una grande proporzione di pazienti affetti da lipodistrofia”.

Fino a poco fa in Italia i pazienti non avevano un’associazione alla quale fare riferimento. Tutto questo ora sta cambiando, grazie all’impegno dei pazienti e degli specialisti.

È, infatti, grazie all’iniziativa dei pazienti e dei loro familiari se in Italia c’è finalmente un’associazione pronta a supportare le persone affette dalla malattia: si tratta di AILIP la prima associazione italiana che conta già circa venti iscritti e ha l’obiettivo di raggiungere in breve tempo tutte le persone interessate da questa patologia.
Anche il fronte dei clinici si sta dando molto da fare. La Società Italiana di Endocrinologia sta dedicando un’attenzione particolare alla patologia, al punto da aver recentemente creato al suo interno un gruppo di lavoro dedicato, guidato dal prof. Ferruccio Santini.

Tra gli obiettivi comuni all’Associazione AILIP e al Gruppo di Lavoro SIE c’è la volontà di far modificare nell’elenco delle malattie rare esenti, inserito nei nuovi LEA, la denominazione della patologia. Attualmente infatti viene utilizzato il termine ‘Lipodistrofia totale’ che però non ha riscontro nella letteratura scientifica e che potrebbe creare delle difficoltà nell’esenzione per i pazienti. La corretta denominazione richiesta è quella di ‘sindromi lipodistrofiche’: richiesta formale di modifica è già stata presentata un anno fa alla Commissione Nazionale Lea e, nonostante non vi sia ancora una risposta soddisfacente, la società scientifica e i pazienti sono determinati nel portare ancora avanti questa richiesta. La comunità scientifica si sta muovendo anche a livello europeo, dove è stato attivato il registro dell’European Consortium of Lipodystrophies (ECLip), un network di 14 nazioni, il cui meeting annuale si è appena concluso in Germania a Münster e del quale ha parlato il prof. Martin Wabitsch.
Un’altra importante novità è la realizzazione di un sito completamente dedicato alla patologia. Tale sito web, che fornisce informazioni aggiornate sulla patologia, è diviso in due aree: una dedicata ai pazienti e l’altra ai medici ed è tradotto in varie lingue.

Al Salone del Libro di Torino “Avviso Pubblico” e la lotta alla Mafia

avviso pubblico antimafiaSabato 12 maggio, al Salone del libro di Torino, è stato presentato il libro di Avviso Pubblico “Vent’anni di lotta alle mafie e alla corruzione. L’esperienza di Avviso Pubblico”, edito da Rubbettino. Alla presentazione moderata da Francesco Vignola, Responsabile del Dipartimento Formazione di Avviso Pubblico, sono intervenuti: Antonio Viscomi, membro dell’Ufficio di presidenza del PD alla Camera dei deputati, Maria Antonietta Sacco, Vicepresidente di Avviso Pubblico e consigliera comunale di Carlopoli, Diego Sarno, Coordinatore regionale di Avviso Pubblico e Assessore del Comune di Nichelino e Giulia Migneco, coautrice del libro. “Nel 1996 un gruppo di amministratori locali di varie regioni e appartenenze politiche, capeggiati da un giovane sindaco di un comune del modenese, decise di dare vita ad Avviso Pubblico con l’obiettivo di mettere in rete gli enti locali e le Regioni che volevano impegnarsi in progetti di formazione civile contro le mafie, diffondendo buone pratiche e non lasciando sole le persone più esposte – ha dichiarato Giulia Migneco -. Fu così che il 22 maggio 1996, un anno dopo Libera, nacque Avviso Pubblico, una realtà che oggi conta più di 400 enti soci e che da più di vent’anni organizza, sostiene e mette insieme tutte quelle donne e uomini che con impegno, serietà e responsabilità operano all’interno delle istituzioni avendo come faro guida la Costituzione repubblicana. Perché solo attraverso la relazione, lo scambio di buone prassi e la condivisione di buona politica il desiderio di cambiamento diventa forza di cambiamento”. “Una bella emozione presentare al Salone di Torino il libro dei Venti anni di storia di Avviso Pubblico. Un’occasione importante, offerta dalla Regione Calabria su proposta del Comune di Carlopoli, per ribadire quanto di buono ha fatto la rete degli amministratori soci per promuovere la Formazione Civile contro le mafie e quanto ancora deve fare in sinergia con i nuovi soci, con il Parlamento, con la Chiesa, con la magistratura, con le Forze dell’ordine, con gli imprenditori, con i familiari delle vittime, con le altre associazioni ed in particolar modo con tutti i cittadini – ha aggiunto Maria Antonietta Sacco -. In un periodo storico in cui le mafie e la corruzione disegnano a tinte fosche un presente privo di speranze, facciamo appello al senso di “corresponsabilità” e di “impegno comune” di tutte le persone perbene, che abitano l’Italia da nord a sud, e che rappresentano la netta maggioranza del Paese, per costruire insieme un presente ed un futuro di legalità, di democrazia e di libertà all’insegna dei più bei colori dell’arcobaleno”. “Nella Relazione della Commissione parlamentare antimafia del 2006 presieduta da Francesco Forgione veniva scritto che ‘in Piemonte, in particolare a Torino, la ‘ndrangheta è radicata a livello politico, imprenditoriale ed economico’. Quelle parole, in quegli anni, furono criticate perché sembravano offendere il nostro territorio – ha commentato Diego Sarno -. Oggi diverse inchieste giudiziarie, a partire dall’Operazione Minotauro, hanno dimostrato che era proprio così. Noi dobbiamo far capire che la politica deve arrivare prima della magistratura e per questo abbiamo bisogno di persone autorevoli, competenti e informate, che sappiano con chi fanno affari, con chi siedono al tavolo, con chi prendono un caffè. E abbiamo bisogno che i cittadini sostengono quella politica sana. Avviso Pubblico è un luogo di resistenza e di contrattacco che oggi in Piemonte ha circa 60 enti aderenti e che ribadisce giornalmente che non basta essere onesti ma che bisogna essere preparati per vincere insieme questa battaglia”. “Se veramente vogliamo contrastare mafie e corruzione dobbiamo avere il coraggio di accantonare una politica che si identifica con la gestione del potere, l’accaparramento di privilegi e la spartizione dei posti e di promuovere politici che siano credibili, coerenti, competenti e attenti alle comunità in cui operano – ha concluso l’On. Viscomi -. È certo compito dei partiti selezionare buoni candidati ma è dovere primo dei cittadini, di ciascun cittadino, valutare attentamente le persone cui si da il proprio voto. L’esercizio del giudizio critico ed informato da parte dei cittadini è essenziale, soprattutto in una regione complessa come la Calabria che ha il primato dei comuni sciolti per essere stati infiltrati dalia mafia ma anche e contestualmente il primato degli amministratori locali sotto tiro per aver detto di no alla mafia”.

Fine Vita. Iniziativa per un Manifesto Interreligioso

Fine-vita 3Un Manifesto Interreligioso nei percorsi di fine vita. È questo il progetto del Gruppo Promotore costituito dalla ASL Roma 1, dal Tavolo Interreligioso di Roma e dall’Hospice Villa Speranza. L’iniziativa, che si basa sulla consolidata esperienza di umanizzazione delle cure della ASL Roma 1, è volta a favorire una riflessione tra i rappresentanti delle fedi presenti nel territorio nazionale sui diritti della persona morente nelle strutture sanitarie per garantire, oltre alle cure, il rispetto della dignità e il sostegno della fede nei momenti del fine vita.
La nascita di questo gruppo di lavoro – attualmente formato da ASL Roma 1, Conferenza Episcopale Italiana, Vicariato di Roma, Unione delle Comunità Ebraiche, Centro culturale Islamico d’Italia, Diocesi Rumena in Italia, Chiesa Avventista, Unione Induista Italia, Unione Buddista Italiana, Istituto Buddista Soka Gakkai – rappresenta chiaramente una rinnovata sensibilità al dialogo interreligioso con particolare riferimento all’ambito sanitario, per proporre non un generico riconoscimento di diritti, bensì un percorso già pienamente condiviso, che renda possibile una loro trasformazione in obiettivi e in procedure operative da parte delle istituzioni sanitarie.

Il progetto è sostenuto da Cittadinanzattiva-Tribunale per i Diritti del Malato-Lazio, AVO (Associazione Volontari Ospedalieri) e Centri di Servizio per il Volontariato del Lazio CESV e SPES, che dal 2011 hanno attivato un percorso di collaborazione su questi temi con la ASL Roma 1.