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INDOVINA CHI VIENE A CENA

Spada - LaPresse 24 03 2015 Verona ( Italia ) Politica Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini in visita ai padiglioni di Vinitaly 2015 nella foto : matteo salvini

La politica passa dalla piazza agli incontri esclusivi per pochi convitati. Sia a destra che a sinistra le carte si decidono a un tavolo, ben ristretto. Ma mentre il Centrodestra si organizza senza lasciarsi critiche alle spalle, il Centrosinistra sconta ancora una volta una crisi che non vuole cedere il passo e anzi, peggiora di giorno in giorno e di iniziativa in iniziativa.
Ieri due cene, nessuna delle quali prevedeva come invitato l’attuale segretario del Pd, Maurizio Martina: una convocata a casa sua dall’ex ministro Carlo Calenda, che si è pubblicamente rivolto a Renzi, Gentiloni e Minniti con due obiettivi dichiarati: farli smettere di litigare, e metterli d’accordo su una ricetta che faccia uscire il Pd dall’impasse. L’altra convocata subito dopo da Nicola Zingaretti, per rispondere per le rime all’iniziativa ostile di Calenda. Entrambe sono state annullate e hanno portato al ‘digiuno’ di Roberto Giachetti che ha annunciato lo sciopero della fame per chiedere che venga fissata la data del Congresso. “La situazione che ci troviamo di fronte non consente più di giocare, abbiamo giocato anche abbastanza. Devo dire francamente che sono incazzato nero, penso che non sia accettabile quello a cui abbiamo dovuto assistere a proposito di cene e incontri. Penso che non sia più possibile andare avanti così. Tutto questo lo avevo ampiamente previsto, tutti avevano deciso di non fare il congresso subito e che questo avrebbe comportato che il congresso si sarebbe svolto dappertutto tranne che nella sede opportuna”, afferma durante una diretta Facebook e sottolinea: “Il sondaggio ci dà sotto il 17 per cento: davvero al nostro popolo possiamo offrire uno spettacolo di questo tipo? Io penso che sia necessario che tutti inizino a ragionare sulla situazione che ci troviamo di fronte. Io le ho provate tutte, ho spiegato che non era possibile rimandare il Congresso, che la situazione necessitava una reazione immediata”. Infine, l’annuncio roboante: “A questo scenario indecoroso reagisco tornando alle mie origini: dalla mezzanotte di ieri sera ho iniziato lo sciopero della fame perché sia immediatamente convocata una assemblea straordinaria e fissata la data del congresso del Partito democratico”.
“Una cena a quattro con invito su Twitter è fatta apposta per farti litigare. E se invece di rimestare nel solito mortaio si mangiasse un panino, tutta la sinistra riformista, per decidere che fare? C’è poco tempo e il rischio è che il Pd ci porti tutti a fondo”, scrive su Facebook il segretario del Psi, Riccardo Nencini.
I toni non sono morbidi da parte del neo iscritto ai dem, Carlo Calenda, per il quale ai dirigenti del Pd “non importerà” di perdere le prossime elezioni europee e regionali: “Quello che importa a loro è il congresso. Sta diventando un posto in cui l’unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell’associazione di psichiatria”. Ma smentisce la frase che gli è stata attribuita sul fatto che ‘il Pd merita l’estinzione’. “Con Gentiloni e Minniti parlo continuamente – prosegue Calenda – nel Pd c’è un’entità, che si chiama Renzi, che non si capisce cosa voglia fare e che va avanti per conto suo. È una roba un pò singolare. È stato un presidente del Consiglio che all’inizio aveva veramente voglia di cambiare l’Italia e che ha fatto cose buone. È un grosso peccato”. Poi conclude: “L’unica cosa che vuole fare il Pd in questo momento è una resa dei conti fra renziani e antirenziani in vista di un congresso che doveva esserci, per me, settimane fa, e tutto sarà paralizzato in questa cosa di cui al paese non frega nulla. Nel frattempo, l’opposizione si fa in ordine sparso”. Calenda poi risponde sul mancato invito all’attuale segretario che non sente da ‘due mesi’. Maurizio Martina risponde: “Adesso basta, chiedo a tutti più generosità e meno arroganza. Il Pd è l’unico argine al pericolo di questa destra”. E fa un appello in vista della mobilitazione del 30 settembre a Roma: “È possibile chiedere a tutti i dirigenti nazionali del mio partito una mano perché la manifestazione del 30 sia grande, bella e partecipata?”.
Nel frattempo però a destra si decide senza intoppi. Domenica sera la riunione ad Arcore tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, alla quale hanno preso parte anche Antonio Tajani e Giancarlo Giorgetti e che fonti di Forza Italia definiscono un “positivo” anche se ambienti del centrodestra precisano che nessuna decisione è stata presa. Che il leader della Lega avesse deciso che la ‘visita’ al Cavaliere dovesse rimanere in ambito privato è ormai noto, tanto che i dossier più caldi come la decisione sulla presidenza della Rai e le alleanze per le elezioni regionali sono stati rinviati ad un successivo incontro. Ma nel frattempo non si maschera l’irritazione degli alleati di Governo della Lega. Anche se ufficialmente il Movimento cinque stelle ha finto disinteresse, alla base continua lo sgomento per l’alleanza di Salvini con il Cavaliere che potrebbe mettere così le mani proprio sulla tv di Stato, la Rai. “È stata una cena positiva, non si è parlato di Rai ma del futuro del centrodestra e del rapporto Lega-Fi. Ci sarà un incontro nei prossimi giorni tra Cav, Salvini e Meloni”. Così a Rtl 102.5 il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani.

Lega, ci vorranno 80 anni per ripagare il debito

legaCirca 80 anni, uno più uno meno, per sanare il debito. Questa la rateizzazione concessa alla Lega per restituire quanto, secondo i magistrati il partito avrebbe ottenuto in maniera irregolare. L’accordo prevede anche che, in caso di necessità, la Lega affitti una parte della sua storica sede in via Bellerio, a Milano.

In base all’accordo, se la Lega dovesse risparmiare una cifra superiore una volta effettuate le spese per il mantenimento del partito, la rata da versare sul conto aumenterà proporzionalmente. “Credo si sia arrivati a un epilogo civile e istituzionale nell’ambito d’uno scontro giudiziario aspro”, ha commentato il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi.

I 49 milioni sono frutto dei rimborsi elettorali ricevuti dal partito nel periodo 2008-2010. Secondo i giudici che hanno condannato la Lega in primo grado, questi fondi furono utilizzati in maniera fraudolenta e utilizzati in particolare per le spese private della famiglia del fondatore del partito Umberto Bossi e della sua cerchia ristretta di collaboratori. Per questa ragione il tribunale di Genova ha deciso che il partito deve restituire allo stato il denaro ricevuto in quel periodo.

Occorre precisare, tuttavia, che non si tratta di una rateizzazione, non prevista dalla legge, quanto piuttosto di un sequestro dilazionato. Intanto i legali della Lega, gli avvocati Giovanni Ponti e Roberto Zingari, hanno annunciato di aver depositato il ricorso in Cassazione contro la decisione del tribunale del Riesame di Genova che il 6 settembre ha dato il via libera al sequestro dei 49 milioni di euro.

Romaeuropa. Prima italiana di “Kirina” di Serge-Aimé Coulibaly

Inaugurazione all’insegna dell’incontro tra due continenti quella del trentatreesimo Romaeuropa Festival. È infatti la prima italiana di Kirina, lo spettacolo firmato dal coreografo burkinabé Serge-Aimé Coulibaly, la cantante maliana, icona della musica mondiale, Rokia Traoré e lo studioso e scrittore Felwine Sarr ad aprire, il 19 Settembre al Teatro Argentina (in replica fino al 22), il percorso tra i mondi che anima questa edizione del festival il cui titolo è, non a caso, Between Worlds.

kirina_02_philippe_magoni-min«Kirina ci introduce ai temi e ai percorsi che saranno affrontati durante Romaeuropa Festival 2018» afferma Fabrizio Grifasi, direttore generale e artistico della Fondazione Romaeuropa, presieduta da Monique Veaute, «un Festival Mondo che fisicamente intercetta e convoglia pensieri e progetti, incrocia temi e questioni al cuore del nostro vivere come modalità di libero sviluppo della ricerca artistica, sovrapponendo le generazioni ed eleggendo le contraddizioni e le diversità al cuore del proprio operare come pratica di racconto del presente attraverso le opere degli artisti che riteniamo significativi. L’essenza stessa della nostra missione si colloca in questo spazio “in between”, luogo di mediazioni e riconciliazioni tra opposti, ambito di riflessioni e accoglienza»

Ed è in quest’ottica che il festival proseguirà nel mese di settembre all’Auditorium Parco della musica con il live della maliana Oumou Sangarè, altra icona della world music che presenterà il suo ultimo album Mogoya (22 settembre); con il teatro “documentato” degli spagnoli Agrupación Señor Serrano che con Kingdom affronteranno il tema del capitalismo affiancandolo ironicamente alla figura di King Kong e alla storia delle banane (25 e 26 settembre) e con i việt kiều raccontati della giovane Caroline Guiela Nguien nel suo Saigon, spettacolo toccante e intenso interamente ambientato in un ristorante vietnamita, ponte d’incontro tra il Vietnam degli anni Cinquanta e la Francia di oggi (29 e 30 settembre). Al Teatro Argentina l’israeliana Sharon Eyal insieme a Gai Behar, con cui guida la compagnia L-E-V, presenterà il suo seducente Love Chapter II (il 25 e il 26 settembre) mentre il libanese Omar Rajeh in #minaret s’interrogherà sul nostro ruolo dinanzi ad atti di distruzione – come quello che ha raso al suolo Aleppo e la sua storia – in una coreografia per corpi, droni e suoni (29 e 30 settembre). Passaggio di testimone tra Short Theatre e il REf18 è invece la performance The Quiet Volume di Ant Hampton e Tim Etchells nella Biblioteca Enzo Tortora (dal 20 al 29 settembre).

Talk di approfondimento e momenti di confronto il 18 Settembre in Opificio Romaeuropa alle 18.30 con Felwine Sarr in dialogo con Aboubakar Soumahoro e Francesca Caferri, il 27 Settembre (sempre in Opificio alle 18.30) con Omar Rajeh e Paolo Matthiae e, il 29 settembre, con la franco-vietnamita Caroline Guiela Nguyen. Discussione post spettacolo il 25 Settembre con Agrupación Señor Serrano per il ciclo Post It.

KIRINA

Nasce dall’energia di una crew d’eccezione composta da Serge-Aimé Coulibaly, Rokia Traoré e Felwine Sarr, Kirina, opera africana per 9 danzatori, 1 attore, 4 musicisti, 2 cantanti e 40 figuranti (selezionati, per le repliche romane, tra gli studenti dell’Accademia Nazionale di Danza). Definito dal New York Time come uno spettacolo «sbalorditivo» capace di fondere sulla scena «danze ritualistiche, estatiche e sudate, musica propulsiva e una narrazione incantatoria in lingua francese» e di dar vita a «un’arte fresca ed elettrizzante», Kirina nasce nel segno dell’incontro tra mitologia africana e cultura occidentale. Fonte d’ispirazione per i tre creatori è, infatti, la mitologia mandinga e in particolare l’epopea di Soundjata Keita, il poema epico che racconta della fondazione dell’Impero del Mali nel tredicesimo secolo. Il titolo dello spettacolo è il nome della località situata nell’odierna Guinea dove si è svolta l’ultima battaglia da cui è nato l’impero mandingo. Un momento storico in cui si potrebbe individuare l’origine di una storia africana radicata nel rispetto della dignità umana e caratterizzata da un lungo periodo di pace e prosperità. Trasmessa dalla tradizione orale in molte versioni e diverse lingue, l’epopea ha occupato e continua a occupare un posto molto importante nella cultura dell’Africa Occidentale fungendo da fonte d’ispirazione per molti artisti. Ma questo bagaglio culturale è per Serge-Aimé Coulibaly solo un modo per far risuonare il presente, restituire un’immagine dell’Africa lontana dagli stereotipi con cui è raccontata dai media occidentali, rintracciare i punti di contatto tra la storia di due continenti e visualizzare la marcia eterna del mondo. In scena cumuli di abiti, danza tradizionale e contemporanea, musiche energiche e coinvolgenti disegnano la marcia di un popolo in continuo movimento e trasformazione a sua volta narrata dallo slam-rock di un griot (poeta e cantore della tradizione africana) ricontestualizzato nel presente ma capace di attraversare la Storia. Ieri come oggi: esili, spostamenti, lotte, ricchezze e povertà e incontri spingono l’uomo verso il futuro.

SERGE-AIMÉ COULIBALY | Nato nel 1972 a Bodo-Dioulasso, la capitale economica del Burkina Faso, Serge-Aimé Coulibaly lavora come danzatore e coreografo prima in Africa dove nel 1998 firma le coreografie per la cerimonia di apertura dell’Africa Cup of Nations e poi in Europa dove, trasferitosi nel 2001, danza in alcune delle più importanti opere de les ballets C de la B di Alain Platel e di Sidi Larbi Cherkaoui, prima di formare la sua compagnia Faso Danse Théâtre.

ROKIA TRAORÉ | Tra le regine della nuova musica africana e tra le musiciste e cantanti più richieste in Europa e nel mondo, Rokia Traoré mescola musica tradizionale e influssi moderni che vanno dal blues all’elettronica, dal rock-n-roll al jazz. La riscoperta delle proprie tradizioni ha portato la musicista e cantante alla fama internazionale. Oggi Rokia è impegnata nella riscoperta della tradizione mandinga e in particolare dei canti dei griot, cantori custodi della genealogia del proprio popolo.

FELWINE SARR | Considerato uno dei più importanti economisti e studiosi africani, Felwine Sarr ha rivoluzionato il modo in cui guardiamo il continente africano con il suo Afrotopia, un libro in cui unisce al suo acuto sguardo da economista, arte, cultura e letteratura. La sua visione del mondo africano incrocia in maniera inedita l’occidente, individuando il modo in cui l’Africa ha contribuito allo sviluppo della musica, della danza, del teatro e dell’immaginario nel mondo odierno. Lo studioso rivendica una lettura autonoma e lontana dall’immagine stereotipata del continente per fuggire la retorica del modello di sviluppo occidentale.

Un Fronte repubblicano per l’Italia

casini

Pier Ferdinando Casini. La seconda repubblica in gran parte era fatta da classi dirigenti che si ponevano su una linea di continuità. La classe dirigente di quei partiti è rimasta. Anche in Europa il rapporto è sullo stesso sentiero.

Veniamo a Salvini. Mi sono chiesto il perché dell’atteggiamento di Salvini dopo le elezioni. Perché dopo la disquisizione con Berlusconi, di cui si è preso l’eredità, ha stretto alleanza con i Cinque Stelle. La risposta è che con questa alleanza ha liquidato lo schema centrodestra centrosinistra. E lo ha fatto anche in Europa. Zingaretti mi sembra il Pci 4.0. E Tajani tutti i giorni chiede a Salvini di tornare nel centrodestra. Ma Salvini che è figlio della Lega di Bossi, oggi rappresenta uno schema nuovo, perché ha liquidato quello vecchio.

Oggi lo schema è saltato interamente. Non so se il Pd va rifondato, lo guardo con rispetto, ma non voglio entrare in questo dibattito. Ma se le forze politiche che sono figlie di tradizioni di centrosinistra si presentano sparse, prendono una legnata che non finisce più. Solo se si presentano insieme, ma in modo nuovo, posso avere possibilità. No possiamo pensare di fare una cosa nuova con cose vecchie. Dobbiamo creare una suggestione nuova. E Salvini e questo lo ha capito prima di altri.

Pd ha fatto grandi errori sulla sicurezza. Mininiti, da ministro, invece ha tentanto di rimettere in pista un Pd che ha ragionato da piccolo borghese e non da classe popolare. Il governo andra avanti. Salvini non sarà tentato da elezini subito per avere più ruolo. Salvini ha già preso la leaderschip. Tutto il resto sono chiacchiere. Si parla ancora come se il modo fosse quello di 10 anni fa. Oggi i parlamentari di Forza Italia sono già con Salvini. Ogni Parlamento è sempre espressione di qualosa non c’è più. Non c’è più neanche il 4 marzo. Sono convinto che la vicenda 5 Stelle-Lega insegna che i miracoli sono possibili. Craxi al massimo arrivò al 15%. Noi non siamo così importanti, ma gli ingranaggi si determinano con delle cose che non dipendano da noi. Il tempo di questi personaggi sarà veloce. Se parliamo male di questi gli facciamo una cortesia. Toninelli si fa da solo più danni di quanti possiamo fargliene noi. Dobbiamo avere fiducia. Gli eredi di Dc e Psi oggi possono anche avere da giocare delle carte che in passato non hanno avuto perché si avrà nostalgia di quello che si è fatto in passato. La gestione del potere a volte ha effetti perversi per chi la esercita.

Maurizio Turco. Craxi nel 1986 propose il referendum sui magistrati. Oggi, a distanza di tanti anni, stiamo continato a raccogliere le firme per i cittadini che si sentono raggirati dal Parlamento. Crediamo di dovere lottare per il futuro.

La maggiornza e il governo deve smetterre di usare un tono di disprezzo verso tutti. Se guardiamo bene simo in una situazione simile a qualla che portò alla pirma guerra mondiale poi ai regismi totalitarli. Noi siamo una minoranza perché la gente non ci conosce. Non ha modo di conoscete le nostre proposte. Le nostre idee. I cittadini non sanno cosa proproniamo oggi e questo è un danno per tutti. Per noi e per i cittadini. Bisgona recuperare il diritto dei cittadini di conosce e quindi di poter scegliere.

Bisogna recuperare il simbolo della Rosa nel Pugno con una unione federale europae nel momento cui Forza Italia, con il voto su Orban, di fatto abbandona il Ppe. Partiamo dal fatto che le regole della Ue vanno riscritte. Se l’Europa non funziona come dovrebbe, le colpe nn sono della Ue, ma dei leader dei paesi membri che di fatto la compongono. L’unico punto di partenza oggi è la costruizione di un nuovo pensiero politico forte con un occhio verso l’Europa.

La Rosa nel pugno è stata ultima possibilità. Poi arrivato Veltroni che ha negato ai socialisti di essere in Parlamento. La volta successiva non ha voluto fare accordi con i radicali. Se non capiamo come la sinistra è arrivata a questo punto a questo punto non andiamo avanti. Quando Salvini e DI Maio sono andati in tutte le tv senza contraddittorio, senza nessuno che li potesse sfidare sulla questioni vere, vuole dire condizionare i cittadini in una unica direzione. Noi siamo scomparsi. I cittadini non sanno nulla di noi, mentre i cittadini devono conoscere per poter deliberare.

Per chiudere ancora una parola sulla Ue. C’è qualcuno oltre noi che propone una riforma dei trattati in senso federalista? Nessuno lo fa. Neanche il Pd. Il nuovo si costruisce con il nuovo. Se la proposta politica è quella che ci auguriamo spero di poter dare una mano. Gli sbarramenti nella legge elettorale Europea infatti non li hanno messi di né Di Maioo né la Lega. Lo ha fatto il Pd.

Nencini: “Mettere le gambe a un progetto nuovo”

nencini tagliatoRiccardo Nencini. “L‘analisi che prevale in questo dibattito è che tutto è cambiato. Prima della guerra mondiale vi era il Partito liberale, nel 1919 sparì. Lo schema novecentesco oggi non c’è più. Questo non vuole dire che il sistema dei  partiti sia destinando a terminare. Ma comunque che non è più quello di prima. Anche il ciclo della Merkel è finito e il fenomeno immigrazione sta cambiando il modo di sentire mettendo al centro del dibattito temi collegati come protezione e sicurezza sociale su cui si specula in modo inappropriato. Noi abbiamo lanciato l’ipotesi di una alleanza repubblicana. Bisogna riscoprire il primario della politica. Invece la sinistra ha rinunciato a difenderlo. Se cresce il tema del fronte repubblicano, ma se allo stesso tempo il Partito Democratico non scioglie il tema del congresso, allora si crea un problema. Lo stesso se il congresso si svolgerà dopo le elezioni europee. E noi nel frattempo che facciamo? Aspettiamo i tempi del Pd? Io sono per fare una cosa diversa con chi ci sta, ma bisogna iniziare a lavorarci da  subito. Le feste di partito servono per fare proposte. Ma poi servono le gambe per cercare di capire se questa è una barca che può tenere il mare.

Riunire a ottobre tutti coloro che alle prossime elezioni europee intendono costruire un’Europa federale. La scelta del candidato alla presidenza della Commissione Europea può essere il primo banco di prova: non una decisione presa solo da Pd e PSI in quanto membri del PSE ma un nome individuato da tutta la sinistra riformista; non una scelta fatta dai vertici ma un processo che coinvolga i cittadini con vere e proprie primarie da tenere prima del congresso del PSE a Lisbona nel prossimo dicembre”. Lanciamo subito questa proposta.

Socialisti! Dibattito con Cicchitto, Pizzolante e Caldoro

cicchito casini del bue tgFabrizio Cicchitto Nel conteggio delle repubbliche si dice che siamo alla terza, io ne conto due e mezzo. Quello del ‘92-‘94 è stato l’unico colpo di stato in Italia gestito da magistrati e due testate giornalistiche. Il partito più finanziato in modo irregolare era il Pci, solo che alcune forze politiche sono state distrutte ed altre no. La destra della Dc fu massacrata, altre correnti no. Vi fu un vero colpo di Stato con gli avvisi di garanzia. Lì scattò la seconda Repubblica. Berlusconi ha coperto quel vuoto e ha fatto nascere un bipolarismo, purtroppo all’italiana. Questa fase è finita nel 2013. Fu una fase intermedia durata fino al 2018 ma non è nata una terza repubblica.

Il ministro Marco Minniti è arrivato troppo tardi. Il Pd è stato spazzato via dal mezzogiorno. Il governo Renzi e poi quello Gentiloni per il sud non hanno fatto quasi nulla. Per il centro nord invece hanno fatto molto. Ma sono stati bloccati dal fenomeno immigrazione e dal crollo delle banche.

Oggi la stampa sta giocando di sponda con i 5 Stelle ed in adorazione di Salvini. Per questo la sentenza sui 49 milioni sta passando in cavalleria. Una volta in una situazione simile, ma anche per molto meno, si entrava nel tritacarne dei media non se ne usciva più.

Oggi quando sento parlare il segretario del Pd Martina vado in difficoltà. Alleato di Salvini è anche Moscovici con le sue uscite non fa cha rafforzare il vicepremier.

Oggi l’unica carta possibile da giocare è quella di andare oltre il Pd, i centristi e anche oltre Forza Italia. Ma purtroppo su questo non vedo buone intenzioni. Quando Berlusconi vota per Orban fa un grande errore. Per questa battaglia servono anche le persone. Vedo possibili leader solo Minniti e Renzi. Salvini è osannato, Berlusconi orami è retrò. Ipoteticamente l’unica via di uscita è un salto di qualità con costoro per una nuova leadership. Ne vedo esigenza, ma non ve vedo la fattibilità.

Per finire un parola sulla battuta su Draghi: è una cosa  gravissima. Draghi ha salvato l’Italia e la Ue. Che sia un esponente del governo ad attaccare Draghi come ha fatto Savona è di una gravitá inaudita.

Stefano Caldoro.  Nel momento in cui si chiudono i confini è il momento di rilanciare una idea di progetto unitario. Poi si vedranno i metodi, ma un progetto unitario va rilanciato, vendendo anche quello che succede nel Pd. Anche dalla mia parte politica questo sguardo va mantenuto e pensi anche da Forza Italia che può dare una mano a un progetto politico.

Il popolo della libertà era un progetto unitario. Così come lo era il Pd. Condivido il lavoro fatto sull’Avanti!, serve però un percorso organizzativo più concreto, con all’interno la proposizione dei contenuti sul perché fare questa battaglia. Quante volte abbiamo tenuto un filo con cui si siamo confrontati. Non ci è mancato il confronto di merito. Però non ritengo scontata la partita.

Salvini oggi si è preso in mano la regia. È al centro di tutto. Ma vediamo cosa è successo a Renzi. La rottamazione è stata una cosa negativa. Il rinnovamento è una altra cosa.

Sergio Pizzolante  Nel ceto politico c’è nostalgia del centro destra e del centro sinistra. Invece serve una capacità di lettura di quello che è successo altrimenti non si cambia nulla. Siamo di fronte alla frantumazione del ceto medio. Un 40% di italiani in pochi anni è passato a non sentirsi più ceto medio e a non sentirsi più protetto. Il ceto medio era diga al populismo, oggi invece ne fa parte. Le risposte di destra e di sinistra sono diverse. Da una parte la chiusura e dall’altra lo statalismo. E queste due proposte oggi sono nello stesso governo. È cambiato radicalmente tutto, e serve invece una risposta seria.

L’unione delle sigle ha sempre portato a risultati peggiori. Ma si parla di mondi diversi. Oggi i sondaggi danno risultati mai visti. In Emilia Romagna e Toscana il colore rosso non esiste più.  È vero che oggi le stagioni politiche sono corte. Ma non è vero che, finita una, la successiva sia migliore. Quando si imbocca la via sudamericana non si sa dove si va a finire. Bisogna fare l’esatto contrario rispetto a quello che è successo con il fascismo. Anziché dividerci di fronte all’avanzata dei fascismi bisogna unirsi ma non con le sigle ma con un programma e con una suggestione nuova. Con un programma che abbia una visione diversa, che parte da una analisi seria. E bisogna farlo presto, senza aspettare il Pd che vive in una visione conservativa ed è diventato un tappo a una visione nuova. Se va male pazienza ma se non lo facciamo andrà peggio. E peggio di così é difficile che vada.

Locatelli. Salvini è un imprenditore della paura

locatelli 1Pia Locatelli. Sul palco in questo momento siamo in 4 e parliamo tre lingue diverse e ci capiamo. Questo mi fa sentire europea. Salvini non ha ragione. È la contraddizione in persona, attacca pesantemente l’Europa e contemporaneamente afferma che ognuno comanda a casa propria.  Dobbiamo tenere insieme diritti e sicurezza, ma allo stesso tempo non dobbiamo dimenticare che nel nostro paese le persone hanno delle paure e noi abbiamo il dovere di spiegare e di fare capire che quelle paure non sono fondate. Invece Salvini è un imprenditore della paura. Giocano con le paure in maniera disonesta.

Parliamo spesso dell’accordo di Dublino. Schengen ha compiuto 30 anni. Era una logica che funzionava bene finché gli arrivi erano distribuiti in Europa. Ora non funziona più. Ma i migranti arrivano alla frontiera europea e per questo se ne deve fare carico l’Europa che però fino ad oggi è stata sorda. Nel Consiglio europeo le decisioni si prendono sempre all’unanimità e questo principio deve cambiare per arrivare a un sistema delle cooperazioni rafforzate. Il Parlamento europeo ne ha fatto una buona: la distribuzione automatica in proporzione ad abitanti e Pil, ma il gruppo Visegrad ha bloccato tutto. Ma noi dobbiamo continuare su questa strada. Come socialisti diciamo di tornare alle origini. Alla legge Martelli che prevedeva dei flussi legali, dei canali legali. La balla dei migranti economici e umanitari va superata. Ci sono situazioni di fuga dalla fame che non vengono considerate. Invece dobbiamo aprire canali legali misurati e controllati e allo stesso tempo gestire tutti insieme le frontiere europee. E vorrei tanto si tornasse a mare nostrum. Senza navi nel mare i morti si sono moltiplicati. E questo non lo possiamo accettare. Se Salvini avesse visti i morti chiusi nei sacchi a Lampedusa forse sarebbe meno salviniano.

Il 26 maggio del prossimo si voterà per le Europee. Saranno passati 40 anni dal primo volto per il Pe. Davvero dobbiamo impegnaci a può livelli di partecipazione per sconfiggere il partito del sofà.

La buona storia. Il governo Craxi

craxi 1Bobo Craxi. Non posso dimenticare che Psi arriva alla seconda esperienza di governo forte degli errori della prima. Il Psi arriva alla esperienza del pentapartito più debole numericamente ma più forte politicamente. Era il motore di quel governo nonostante la differenza di peso in termine di voti con la Dc. Rimini fu la riflessione di un partito che non cresceva elettoralmente ma cresceva politicamente dopo lo sfascio e il fallimento del compromesso storico. Il governo Craxi ereditò una situazione pre-argentina. Unico modo per governare era ritrovare il blocco del centrosinistra di cui il Partito socialista era il pezzo dinamico. Le condizioni internazionali lo favorirono e l’impulso della politica estera proseguì una visione euro-mediterranea. L’Italia cominciava a promuovere un certo protagonismo in campo internazionale.

Voglio sottolineare che nessuno dei reati contestati dal Pool mani pulite riguarda il periodo di governo di Craxi. Che non fu una storia a lieto fine. È vero che si passò da 11 a 14 per cento. Quando arrivò Craxi l’inflazione era all’11% e scese al  4%. L’Italia da forza sconfitta tornò a forza centrale nello scenario internazionali. Dopo tutto questo il Psi si aspettava di più. Anche se il risultato fu il migliore di quelli ottenuti dal Psi nella storia repubblicana

Oggi si arriva al governo dopo aver denigrato l’avversario, si arriva senza che le forze politiche abbiamo la capacità di leadership per governare. A Sigonella fu impedito l’assalto della Delta Force; a Catania, Salvini ha arrestato cento africani stremati: credo che il paragone sia un insulto all’intelligenza e alla Storia.

Gennaro Acquaviva Non dobbiamo qui fare una rassegna di rimpianti. Non faremmo un buon servizio. Occorre invece citare episodi, provvedimenti, situazioni. Io fui direttamente coinvolto sul tema della revisione del Concordato. Costituimmo una commissiibe mista e ne fece parte anche il nostro Tremonti che suggerì l’8 per mille per tutte le Chiese. Abolimmo la religione di Stato e l’obbligatorietà dell’ora di religione nelle scuole. Craxi aveva ben presente che solo in accordo coi cattolici e con la Chiesa si poteva tenere unita l’Italia. In fondo superammo quell’articolo sette della Costituzione votato da Dc e Pci ma non dal Psi, che introduceva i Patti lateranensi del 1929.

Luigi Covatta. Il governo Craxi fu adeguatamente preparato, a partire dalla Conferenza di Rimini del 1982. Ricordiamo che uno dei provvedimenti più importanti, il decreti di San Valentino, trovò il consenso di due sindacati, la Cisl di Carniti e la Uil di Benvenuto e che anche oa componente socialista della Cgil l’appoggiò. Quel che i comunisti berlungueriani non capironi era la trasformazione sociale ed economca dell’Italia. Erano fermi all’occupazione della Fiat del 1980.

Carlo VIzzinil Nessun governo della Repubblica suscitò tanta ostilità come il governo Craxi da parte dei Pci. Eppure i comunisti prima si erano astenuti e poi avevano votato a favore del governo Andreotti. Craxi era il nemico numero uno perché aveva iniziato a declinare a favore del Psi i consensi a sinistra. Ricordo bene gli anni dell’accordo con Reagan sugli euromissili ma anche le tensioni per Sigonella e ancor di più sui bombardamenti a Tripoli e Bengasi. Craxi salvò la vita a Gheddafi. Lo ha ricordato Bobo, che Gheddafi incontrò quando era sottosegretario agli Esteri. Il conflitto cogli amerucani, gli istaeliani, i sovietici é alla base di quel che succederà a Craxi in seguito.

IL RICHIAMO ALLA POLITICA

La prima sera della Festa dell’Avanti 2018 si è conclusa con il dialogo tra l’ex Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni e il segretario del Partito Socialista, Riccardo Nencini, con la moderazione di Antonella Baccaro (caporedattore centrale del Corriere della Sera).

20180914_211320Riccardo Nencini. Sul ponte di Genova ci sono due inchieste aperte. Aspettiamo. Ma quello che sta emergendo è che c’è stata una mancata manutenzione e ora bisogna capire se è derivata da una carenza strutturale o da una valutazione errata ingegneristica. Ci sono anche altri aspetti preoccupanti ovvero dichiarazioni avventuristiche da parte del ministro competente e tutta la polemica su chi deve ricostruire. Con quello che sta emergendo si rischia di aggiungere danno a una tragedia. Una serie di dichiarazione avventuristiche. Poi manca un piano per Genova. Ossia che cosa fare per l’economia di Genova perché va ricostruito il collegamento con il porto. Tutta la polemica fino ad oggi si è fatta su chi deve costruire. Le norme europee obbligano ad andare a gare. Si parla di 200-300 milioni. Poi ci sarebbe da riaprire la partita della Gronda su cui governo non ha detto e non dice nulla.

Serve un’alleanza per il centrosinistra. L’occasione la abbiamo: le elezioni europee. Una normativa nuova prevede di definire la candidatura del presidente della Commissione europea. Questa è una ottima occasione non solo per il Pd e il Psi, ma anche per la sinistra riformista intera che può confrontarsi insieme sulla scelta del candidato. Un’occasione per presentare un fronte. Voglio sottolineare un paradosso: Salvini sale nei sondaggi fino a punte mai viste, e lo fa sbandierando un con forza l’arma dell’antipolitica. Poi si inventa l’internazionale nera. Che ha invece un taglio politico vero e proprio e ben definito. Noi come sinistra dobbiamo invece riproporre il tema del primato della politica.

Paolo Gentiloni. È importante impostare un’opposizione gagliarda in Parlamento. Va bene la bagarre in Parlamento e la mobilitazione di piazza. Ma il primo problema è capire chi si ha di fronte e non dobbiamo sottovalutare il fatto che questo Governo può fare molti danni al Paese con un gruppo di incompetenti messi lì. Non voglio fare allarmismo, ma questo Governo a tre mesi e mezzo ha al suo attivo solo un decreto insignificante e poi un decreto mille proroghe emanato ad agosto il che significa che se ne approveranno due uno ad agosto e l’altro a dicembre. Questo Governo non ha fatto ancora nulla. Ma nel non fare nulla sono state dichiarate delle cose e fatti dei gesti dimostrativi. L’Italia in 3 mesi e mezzo è stata isolata e questo è molto pericoloso”. Parlando della tragedia del ponte di Genova, Gentiloni ha aggiunto: “Io avrei fatto tre cose: occuparsi delle famiglie colpite, lavorare per capire cosa non ha funzionato e avrei riunito tutto il Paese, il Parlamento, perché di fronte al dramma in qualsiasi Paese democratico chi sta al Governo promuove un’unità nazionale. Noi invece ci siamo trovati di fronte a chi ha incolpato il Pd pur sapendo di mentire. Questa non è stata una reazione da Paese maturo perché se c’è un dramma tu chiami all’unità e non all’odio. Ma poi cosa è stato detto sul futuro di Genova? C’e’ un progetto oltre a quello generoso di Renzo Piano? Qui si semina odio e non si parla del futuro di Genova”.

“Guai – afferma ancora Gentiloni – a pensare che si tratta di un gruppo di sbruffoni che sarà travolto dall’inesperienza. Sono pericolosi e dobbiamo prenderli sul serio. Non fanno nulla, ma le loro dichiarazioni e i gesti dimostrativi hanno isolato l’Italia, provocando una crisi di fiducia verso il Paese, che con i precedenti governi aveva risalito la china. Oggi il livello di popolarità di questo governo non è superiore a quello di altri governi dopo pochi mesi dalle elezioni: il governo Renzi e Monti per esempio. Ma non mi faccio incantare dai sondaggi.

Ora guardiamo a due date. Il 6 novembre ci saranno le elezioni negli Stati Uniti, se Trump perde le Camere vi sarà uno stop alla sua spinta, ma può avvenire anche l’opposto. Sulle elezioni europee bisogna ragionare in modo più ampio possibile. Per il Pd sarebbe un grave errore non fare il congresso. Non dobbiamo avere nessuna paura del congresso e dobbiamo farlo il prima possibile. Il Pd ha bisogno di leader nuovi. Guardiamo la Spd: con un leader nuovo ha fatto un balzo in avanti nei sondaggi. Abbiamo bisogno di una alleanza e di una coalizione e spero di farlo insieme con voi.

Nencini chiudendo i lavori il giorno successivo ha osservato come “l‘analisi che prevale in questo dibattito è che tutto è cambiato. Prima della guerra mondiale vi era il Partito liberale, nel 1919 sparì. Lo schema novecentesco oggi non c’è più. Questo non vuole dire che il sistema dei  partiti sia destinando a terminare. Ma comunque che non è più quello di prima. Anche il ciclo della Merkel è finito e il fenomeno immigrazione sta cambiando il modo di sentire mettendo al centro del dibattito temi collegati come protezione e sicurezza sociale su cui si specula in modo inappropriato. Noi abbiamo lanciato l’ipotesi di una alleanza repubblicana. Bisogna riscoprire il primario della politica. Invece la sinistra ha rinunciato a difenderlo. Se cresce il tema del fronte repubblicano, ma se allo stesso tempo il Partito Democratico non scioglie il tema del congresso, allora si crea un problema. Lo stesso se il congresso si svolgerà dopo le elezioni europee. E noi nel frattempo che facciamo? Aspettiamo i tempi del Pd? Io sono per fare una cosa diversa con chi ci sta, ma bisogna iniziare a lavorarci da  subito. Le feste di partito servono per fare proposte. Ma poi servono le gambe per cercare di capire se questa è una barca che può tenere il mare.

Riunire a ottobre tutti coloro che alle prossime elezioni europee intendono costruire un’Europa federale. La scelta del candidato alla presidenza della Commissione Europea può essere il primo banco di prova: non una decisione presa solo da Pd e PSI in quanto membri del PSE ma un nome individuato da tutta la sinistra riformista; non una scelta fatta dai vertici ma un processo che coinvolga i cittadini con vere e proprie primarie da tenere prima del congresso del PSE a Lisbona nel prossimo dicembre”. Lanciamo subito questa proposta.

La diretta su RadioRadicale

Nencini: “Riproporre il tema del primato della politica”

nencini gentiloniRiccardo Nencini. Sul ponte di Genova ci sono due inchieste aperte. Aspettiamo. Ma quello che sta emergendo è che c’è stata una mancata manutenzione e ora bisogna capire se è derivata da una carenza strutturale o da una valutazione errata ingegneristica. Ci sono anche altri aspetti preoccupanti ovvero dichiarazioni avventuristiche da parte del ministro competente e tutta la polemica su chi deve ricostruire. Con quello che sta emergendo si rischia di aggiungere danno a una tragedia. Una serie di dichiarazione avventuristiche. Poi manca un piano per Genova. Ossia che cosa fare per l’economia di Genova perché va ricostruito il collegamento con il porto. Tutta la polemica fino ad oggi si è fatta su chi deve costruire. Le norme europee obbligano ad andare a gare. Si parla di 200-300 milioni. Poi ci sarebbe da riaprire la partita della Gronda su cui governo non ha detto e non dice nulla.

Serve una alleanza per il centrosinistra. L’occasione la abbiamo: le elezioni europee. Una normativa nuova prevede di definire la candidatura del presidente della  commissione europea. Questa è una ottima occasione non solo per il Pd e il Psi ma anche per la sinistra riformista intera che può confrontarsi insieme sulla scelta del candidato. Una occasione per presentare un fronte. Voglio sottolineare un paradosso: Salvini sale nei sondaggi fino a punte mai viste, e lo fa sbandierando un con forza l’arma dell’antipolitica. Poi si inventa l’internazionale nera. Che ha invece un taglio politico vero e proprio e ben definito. Noi come sinistra dobbiamo invece riproporre il tema del primato della politica.

Paolo Gentiloni. È  importante impostare un’opposizione gagliarda in Parlamento. Va bene la bagarre in Parlamento e la mobilitazione di piazza. Ma il primo problema è capire chi si ha di fronte e non dobbiamo sottovalutare il fatto che questo Governo può fare molti danni al Paese con un gruppo di incompetenti messi lì. Non voglio fare allarmismo, ma questo Governo a tre mesi e mezzo ha al suo attivo solo un decreto insignificante e poi un decreto mille proroghe emanato ad agosto il che significa che se ne approveranno due uno ad agosto e l’altro a dicembre. Questo Governo non ha fatto ancora nulla. Ma nel non fare nulla sono state dichiarate delle cose e fatti dei gesti dimostrativi. L’Italia in 3 mesi e mezzo è stata isolata e questo è molto pericoloso”. Parlando della tragedia del ponte di Genova, Gentiloni ha aggiunto: “Io avrei fatto tre cose: occuparsi delle famiglie colpite, lavorare per capire cosa non ha funzionato e avrei riunito tutto il Paese, il Parlamento, perché di fronte al dramma in qualsiasi Paese democratico chi sta al Governo promuove un’unità nazionale. Noi invece ci siamo trovati di fronte a chi ha incolpato il Pd pur sapendo di mentire. Questa non è stata una reazione da Paese maturo perché se c’è un dramma tu chiami all’unità e non all’odio. Ma poi cosa è stato detto sul futuro di Genova? C’e’ un progetto oltre a quello generoso di Renzo Piano? Qui si semina odio e non si parla del futuro di Genova”.

“Guai – afferma ancora Gentiloni – a pensare che si tratta di un gruppo di sbruffoni che sarà travolto dall’inesperienza. Sono pericolosi e dobbiamo prenderli sul serio. Non fanno nulla ma le loro dichiarazioni e i gesti dimostrativi hanno isolato l’Italia, provocando una crisi di fiducia verso il Paese, che con i precedenti governi aveva risalito la china. Oggi il livello di popolarità di questo governo non è superiore a quello di altri governi dopo pochi mesi dalle elezioni: il governo Renzi e Monti per esempio. Ma non mi faccio incantare dai sondaggi.

Ora guardiamo a due date. Il 6 novembre ci saranno le elezioni negli Stati Uniti, se Trump perde le Camere vi sarà uno stop alla sua  spinta, ma può avvenire anche l’opposto. Sulle elezioni europee bisogna ragionare in modo più ampio possibile. Per il Pd sarebbe un grave errore non fare il congresso. Non dobbiamo avere nessuna paura del congresso e dobbiamo farlo il prima possibile.  Il Pd ha bisogno di leader nuovi. Guardiamo la Spd: con un leader nuovo ha fatto un balzo in avanti nei sondaggi.

Abbiamo bisogno di una alleanza e di una coalizione e spero di farlo insieme con voi.