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NESSUNA INTESA

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“Non siamo a un’intesa e neppure alla vigilia di un’intesa” sulla riforma delle regole di Dublino: così il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni al termine del Vertice Ue, sottolineando come sulla questione della ricollocazione dei migranti resti “un’indisponibilità a nostro avviso inaccettabile di alcuni Paesi, in particolare i Visegrad, a rispettare le decisioni prese”.

Posizione, quella dell’Italia, condivisa dalla Germania (“non posso accettare che ci sia solidarietà in molte aree ma in altre no” ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel) mentre secondo il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk “la questione delle quote obbligatorie resta contenziosa anche se la temperatura è scesa significativamente”. In precedenza, il premier Gentiloni aveva sottolineato come si sia registrato un “passo avanti su quella che viene definita la dimensione esterna, cioè il rapporto tra flussi migratori che attraversano il Mediterraneo e l’azione dell’Unione europea. Credo che l’iniziativa italiana di questi mesi sia stata apprezzata in modo molto rilevante, ed è importante che sia apprezzata dai leader dei governi dei più diversi orientamenti”. Però, avverte il presidente del Consiglio, “c’è uno scoglio nella nostra discussione, in quella che si definisce la dimensione interna: le regole di Dublino, i confini interni tra i Paesi europei. Su questo non siamo riusciti in questa lunga riunione a superare le resistenze dei Paesi del gruppo di Visegrad, che rifiutano la decisione che pure è stata presa di obbligatorietà delle quote: la mia speranza è che i successi nella lotta al traffico di esseri umani e quindi la riduzione dei flussi irregolari rendano il clima sulla discussione delle regole interne più semplice”.

“Non ci siamo ancora – aggiunge il premier – è un lavoro che deve proseguire e che non possiamo tradurre in un avallo alla posizione di chi non vuole applicare le regole europee: aperture a considerare un optional le regole europee sulla rilocation dei migranti non sono condivise dall’Unione europea”.

“L’obiettivo – ha aggiunto Gentiloni – deve essere quello di raggiungere un consenso, proprio la vicenda delle rilocation ci dimostra che non sempre le decisioni prese senza consenso vengono rispettate: considero un’arma estrema quella di ricorrere a un voto di maggioranza. L’Italia deve fare, come credo faranno la Francia e la Germania, ogni possibile sforzo per arrivare a una soluzione consensuale e bisogna provare a farlo entro quest’anno, facendo un passo avanti a giugno ed arrivando a concludere entro la fine dell’anno”. Se resta lo stallo sulla questione migranti, nel corso del Vertice invece i leader dei 27 hanno dato l’ok a passare alla seconda fase dei negoziati sulla Brexit: due anni di transizione, durante i quali resteranno in vigore tutte le norme dell’Unione europea. Per la premier britannica Theresa May si tratta di un “passo importante sulla strada per realizzare una Brexit liscia e ordinata”. “Credo che nessuno nasconda che la seconda fase che inizia adesso sarà molto complicata” ha detto invece Gentiloni, aggiungendo che pur essendo stata apprezzata la buona volontà del governo britannico “la fase di transizione non sarà un regalo alla controparte”.

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Litorale ravennate. Un malessere che preoccupa

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Come sempre il tempo non dimentica. Sono passati decenni da quando la grande lottizzazione di Lido Adriano ha mosso i suoi primi passi. Probabilmente gli attori di quella massiccia urbanizzazione di fascia costiera non erano consapevoli dei suoi frutti avvelenati, dai quali grandi e piccoli hanno comunque tratto qualche vantaggio. Col tempo Lido Adriano ha assunto le caratteristiche di una grande periferia a pochi chilometri dalla città, ma soprattutto a ridosso di storiche località marine – Classe, Marina, Punta Marina e Savio – tradizionalmente residenziali e al tempo stesso meta turistica estiva soprattutto famigliare. Una grande periferia, troppo grande, ‘troppo distante’ dalla città, ma anche così vicina a quei centri abitati, che richiedeva di essere alimentata. Non bastavano, ad alimentarla, un po’ di residenti che non trovavano posto altrove e, solo l’estate, i turisti.

La grande periferia aveva fame e, a quella fame, si è posto rimedio in tutti i modi, a volte anche i meno raccomandabili. Sta di fatto che oggi non siamo più sicuri che alcuni fenomeni non rappresentino una vera e propria occupazione malavitosa del territorio, incontrollata e incontrollabile.

Se si poteva supporre che il tradizionalmente sano tessuto sociale delle nostre comunità facesse da antidoto e argine a eventuali rischi di questo genere, oggi non lo possiamo più.

Tanti sono i segnali di quel rischio, anche politici: un crollo dei votanti, che alle regionali del 2014 sono precipitati sotto il 40%. E ancora, alle ultime comunali la maggioranza che governa la città è risultata sconfitta in tutto il litorale. Fenomeni questi, per spiegare i quali, data la loro eccezionalità, non bastano i fattori generali di disaffezione verso la politica. Non bastano neppure un malcelato fastidio, da parte di alcuni, verso gli immigrati, né lo sconcerto per l’aumento di furti in casa che riguarda anche il nostro forese, ma serve un di più di ripulsa, probabile sintomo di una ancor maggiore sofferenza. Una sofferenza che può generare insicurezza e, con essa, un distacco e una sfiducia nelle istituzioni democratiche, tale da favorire la voglia di autoritarismo.

I socialisti chiedono di non sottovalutare il problema e di porre maggiore impegno nel tutelare i cittadini, intensificando i controlli e la presenza attiva e continua delle forze dell’ordine.

Si verifichino le residenze, quelle effettive e quelle di comodo che, in quanto tali, potrebbero nasconderne un uso improprio, magari in dispregio della legge o della civile convivenza; si accerti se i tanti, troppi, affitti in nero nascondano ‘solo’ redditi che sfuggono al fisco, se i traffici illeciti non riguardino soltanto, si fa per dire, lo spaccio di droga, se infine vi sia un pericoloso insediamento di malavita organizzata.

L’intervento del Ministro Maria Elena Boschi in Aula sulla mozione di sfiducia del 18 dicembre 2015

Non è mia intenzione in questa sede esprimere valutazioni sulla campagna politica in atto contro la mia famiglia e soprattutto contro il Governo: per il rispetto che nutro nei confronti della Presidenza e di tutti i colleghi, mi limiterò ad esporre i fatti.

I provvedimenti emanati dal nostro Governo hanno in qualche modo, seppure indirettamente, favorito la mia famiglia ? Pag. 15Questa è la domanda: c’è stato del favoritismo, una corsia preferenziale, la legge non è stata applicata in modo uguale per tutti i cittadini ? Questo è il quesito che viene posto. Forse vi stupirò, ma se la risposta fosse «sì», sarei io la prima a ritenere necessarie le mie dimissioni. Ma restiamo alla verità dei fatti, perché con i «sembrerebbe» e i «pare» che ho sentito questa mattina si va poco lontano (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Scelta Civica per l’Italia).
Vorrei dire a tutti coloro che hanno firmato la richiesta di dimissioni, che mi usassero la gentilezza di ascoltare i fatti che porterò in quest’Aula, perché chi ha un approccio alla realtà dei fatti privo di pregiudizi non può che arrendersi di fronte all’evidenza. Ascoltate prima di votare e ascoltate senza pregiudizio.
Vorrei innanzitutto che fossero chiari i fatti: mio padre è stato eletto membro del consiglio di amministrazione di Banca Etruria nel maggio del 2014. Ricordo che i soci di Banca Etruria, una banca popolare molto diffusa sul territorio, erano oltre 69.350. È stato poi nominato vicepresidente, uno dei vicepresidenti, non vicario e senza deleghe. Ha accettato quell’incarico convinto di poter dare una mano, di poter dare una mano in un momento in cui la banca era già in difficoltà per le gestioni precedenti e per la crisi economica.
Mio padre, come tutti gli altri membri del consiglio di amministrazione, ha perso il proprio incarico, è stato destituito con il commissariamento voluto dal nostro Governo con il decreto n. 45 del 10 febbraio del 2015, firmato dal Ministro Padoan su richiesta di Banca d’Italia. In tutta onestà voglio chiedere a quest’Aula: dov’è il favoritismo nell’aver fatto perdere a mio padre l’incarico, così come tutti gli altri consiglieri di amministrazione hanno perso il proprio incarico?
Ma v’è di più. Mio padre, è già stato detto, è stato al pari degli altri membri del consiglio di amministrazione, dei membri del collegio sindacale, del direttore generale, sanzionato da Banca d’Italia e ha pagato una multa di 144.000 euro. Vorrei chiedere, in tutta onestà, dov’è il favoritismo nella sanzione di Banca d’Italia verso mio padre (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) ?
Lasciatemi dire però quello che ho nel cuore. Io amo mio padre e non mi vergogno a dirlo: mio padre è una persona perbene, io sono fiera di lui e sono fiera di essere la prima nella famiglia Boschi ad essersi laureata e ricordo la gioia e la commozione di mio padre quando è venuto a Firenze ad assistere alla mia laurea. I miei fratelli più piccoli sono laureati uno in economia e uno in ingegneria e noi sappiamo quello che ha fatto mio padre per farci studiare, lui figlio di contadini, che per andare a scuola e diplomarsi ogni giorno faceva 5 chilometri a piedi all’andata e 5 chilometri a piedi al ritorno e 40 minuti di treno. Questa è la storia semplice, umile, ma forte, della mia famiglia, non le maldicenze che ho sentito raccontare in questi giorni, le meschinità che sono state scritte. Io so che questo fa parte delle regole del gioco e non mi arrabbio, ma spero, se un giorno avrò la fortuna di essere madre, che i miei figli siamo orgogliosi del loro padre quanto io lo sono del mio.
Allo stesso modo, però, dico in quest’Aula che sono orgogliosa di far parte di un Governo che esprime un concetto molto semplice: chi sbaglia deve pagare, chiunque sia, senza differenze. Se mio padre ha sbagliato, deve pagare, su questo io non ho dubbi, perché nell’Italia che stiamo ricostruendo non c’è spazio per il favoritismo, non c’è spazio per i due pesi e le due misure. Ma se mio padre ha sbagliato, non lo giudica il tribunale dei talk show o di una parte delle opposizioni, che preferisce strumentalizzare la vita e a volte la morte delle persone, piuttosto che cercare di risolvere i problemi.

  Resta la verità dei fatti: mio padre è stato commissariato dal Governo ed è stato sanzionato da Banca d’Italia. Non c’è nessun favoritismo nella nostra Italia.
Ma la mozione si interroga su altri elementi. I firmatari della mozione si chiedono se in qualche modo i provvedimenti di questo Governo possano aver favorito me o la mia famiglia, sia con il decreto di trasformazione delle banche popolari, che si asserisce avrebbe fatto guadagnare a me e alla mia famiglia delle plusvalenze, sia con l’ultimo decreto di novembre, che avrebbe salvaguardato me e la mia famiglia più degli altri azionisti, a differenza degli altri azionisti. Anche questo non è vero. Come è noto io posseggo, o sarebbe meglio dire possedevo, 1557 azioni di Banca Etruria che ho acquistato ad un valore di poco inferiore a un euro ciascuna, quindi avevano un valore iniziale di circa 1500 euro, così forniamo anche informazioni a chi non era in grado di dare un valore a queste azioni peraltro a tutti noto; dico «possedevo» perché, come sapete dopo il decreto di questo Governo, il valore delle azioni è stato azzerato, quindi oggi equivalgono a zero e sono carta straccia, come quelle di tutti gli altri azionisti. Anche i membri della mia famiglia hanno dei piccoli pacchetti azionari in Banca Etruria. Come consente la legge non hanno fornito informazioni sui loro titoli, ma sicuramente non si offenderanno se lo farò io oggi in quest’Aula. Mio padre possiede, o meglio possedeva, 7550 azioni di Banca Etruria, mia madre 2013, mio fratello Emanuele 1847 e mio fratello Pier Francesco 347. Ad un valore inferiore a un euro ciascuna potete fare agilmente il calcolo del valore di questo pacchetto azionario. Ciò nonostante oggi vale zero, perché a seguito del decreto il valore è stato azzerato.
Ora, io trovo sinceramente molto suggestiva l’idea che, con un pacchetto di 1500 azioni un socio sui 69.350 di qualche anno fa e gli oltre 62.000 attuali soci di Banca Etruria, io fossi la proprietaria di Banca Etruria. Trovo anche molto suggestivo che la mia famiglia, cinque soci su oltre 62.000 soci (e ricordo che in una banca popolare il voto era capitario), soci come tante famiglie del territorio sono soci di quella banca, fosse proprietaria di Banca Etruria. Dire che Banca Etruria è la banca della famiglia Boschi è sicuramente funzionale ai titoli sui giornali, ma poco corrisponde alla realtà dei fatti.
Il provvedimento di novembre, quindi, non ha favorito la mia famiglia perché le nostre azioni sono state azzerate come quelle di tutti gli altri; ma si cerca con malizia, forse puntando un po’ anche sull’ignoranza tecnica procedurale, di provare a sostenere che sarebbe stato invece il decreto di trasformazione delle banche popolari a favorire me o la mia famiglia consentendoci di guadagnare sul plusvalore delle azioni. Allora anche qui è necessario fare un’operazione di chiarezza. Né io né membri della mia famiglia abbiamo acquistato o venduto azioni nel momento in cui io sono stata al Governo, anzi ancora prima, perché gli ultimi movimenti miei o della mia famiglia in azioni di Banca Etruria risalgono a luglio del 2013. Questo vuol dire che noi non abbiamo venduto o acquistato azioni né prima né dopo l’emanazione del decreto di febbraio, quindi nessun plusvalore può essere stato realizzato, semplicemente perché non abbiamo venduto o acquistato.
Ciò detto, siccome non voglio che ci siano dubbi in quest’Aula, proviamo a ragionare per assurdo; immaginiamo quindi che ci possa essere stata una differenza di valore e di nuovo fermiamoci ai fatti. Prima del decreto, approvato dal nostro Governo, il valore delle azioni di Banca Etruria era sceso a circa 0,3670 euro ciascuna. Questo ha comportato per me, come per gli altri azionisti, ovviamente, una minusvalenza che, nel mio caso, corrispondeva a 929 euro. A seguito del decreto le azioni delle banche popolari quotate, non soltanto quelle di Banca Etruria ma di tutte le banche quotate, hanno visto aumentare il valore dei loro titoli, comprese quelle di Banca Etruria. Attraverso questo rialzo dei titoli si è ridotta la minusvalenza. Cosa vuol dire ? Che attraverso questa riduzione di 369 euro della minusvalenza io, ammesso che avessi venduto le azioni, cosa che non ho fatto, ci avrei perso un po’ di meno, anziché perderci 929 euro, ce ne avrei persi 560.
Il grande conflitto di interessi di cui stiamo parlando sono 369 euro, mai realizzati perché mai ho venduto quelle azioni. Stiamo parlando al Paese di 369 euro.

  Analoghe considerazioni valgono per il pacchetto azionario della mia famiglia, perché non hanno venduto azioni, non hanno realizzato alcun tipo di plusvalenza, hanno semplicemente visto ridursi la minusvalenza delle loro azioni, per un importo che complessivamente sfiora ben 2.300 euro: una cifra veramente strabiliante che può far parlare di conflitto di interessi. Non vi pare di esagerare ?
Ma ci sono altre considerazioni: noi abbiamo detto che non sono state realizzate plusvalenze, che il valore delle azioni è stato azzerato, che mio padre è stato commissariato dal Governo e sanzionato da Banca d’Italia, quindi direi nessun favoritismo, nessuna corsia preferenziale.
Ma possiamo ragionare anche in termini di opportunità: voi vi ricorderete che in quest’Aula io ho difeso dei colleghi del Governo raggiunti da avvisi di garanzia e sono stata anche molto criticata dopo quel question time. Io credo, però, che, al pari delle tante riforme importanti che il nostro Governo sta portando avanti, anche aver ribaltato il principio in qualche modo del sospetto, di aver riaffermato un principio costituzionale per cui l’avviso di garanzia non è una condanna, ma è semplicemente uno strumento posto a tutela di ogni cittadino indagato, sia altrettanto significativo e altrettanto importante, anche se ora non stiamo parlando di avvisi di garanzia.
In questi giorni mi è stata anche, in qualche modo, contestata la mia posizione, espressa in una trasmissione televisiva, circa due anni fa, nei confronti dell’allora Ministro della giustizia, che a mio avviso avrebbe dovuto dimettersi perché in una intercettazione telefonica si sentiva l’allora Ministro della Giustizia esprimere solidarietà e vicinanza alla famiglia di un indagato, ritenendo che quelle indagini fossero ingiuste e che quel sistema fosse ingiusto. Ecco, io credo che da un Ministro della giustizia ci si aspetti che stia al fianco delle istituzioni e non dei parenti o degli amici. Io, come Ministro, sono sempre stata dalla parte delle istituzioni, non ho mai favorito la mia famiglia, non ho mai favorito i miei amici.
Non c’è dunque conflitto d’interessi, non c’è dunque alcun favoritismo, non c’è alcuna corsia preferenziale: chi ha sbagliato paga e pagherà. Non ho tutelato la mia famiglia, questo Governo ha tutelato le istituzioni. La verità dei fatti è lì, davanti a noi, lo hanno ricordato anche prima in altri interventi: un milione di risparmiatori che, senza l’intervento del Governo, senza il decreto del Governo, avrebbe visto azzerare i propri risparmi, e 7 mila dipendenti che hanno potuto ricevere lo stipendio. Tra questi non c’è mio fratello, perché a marzo dello scorso anno si è licenziato, rinunciando al posto fisso in banca; peraltro non si è mai occupato di crediti, e si è messo in proprio. L’unico legame che ha ancora con quella banca è nell’aver conosciuto lì, ed aver sposato, una collega, e insieme a lei, come tante altre giovani coppie, avere acceso un mutuo per comprare la loro casa alle stesse condizioni che vengono applicate a tutti i dipendenti di quella banca.
Allora, giudichino i colleghi se queste informazioni sono sufficienti a ripristinare la realtà, giudichino i colleghi se io sono venuta meno ai miei doveri istituzionali o alla correttezza che mi impone il mio ruolo, giudichino i colleghi se io ho in qualche modo favorito la mia famiglia o se abbiamo tratto qualche vantaggio. Ripeto: mio padre è stato commissariato, sanzionato, non abbiamo avuto plusvalenze e le nostre azioni sono state azzerate.
I colleghi ovviamente sono liberi di pensare quello che vogliono, di mettermi in discussione. Peraltro, in queste settimane non sono mancate le maldicenze, le bugie, le denigrazioni, i chiacchiericci. So che fare il ministro a 34 anni e con incarichi di responsabilità può attirare invidie e maldicenze, non mi fanno paura, anche perché oggi più che mai sento l’amicizia e l’affetto di tanti colleghi, ma anche di tanti cittadini che mi incoraggiano ad andare avanti.

Senza apparire arrogante, voglio sfidare i firmatari: mi si dica se sono mai venuta meno ai miei doveri istituzionali e sarò la prima a lasciare. Mi si dica e mi si dimostri che ho in qualche modo favorito la mia famiglia e non aspetterò nemmeno l’esito del voto. Mi si dica che non sono all’altezza, se lo ritenete, ma non vi consento di mettere in discussione la mia onestà e il rispetto dei principi di legge: non ve lo consento io e non ve lo consente la realtà dei fatti.

Già, perché la realtà dei fatti che oggi abbiamo portato in quest’Aula è molto più forte del qualunquismo, del pressappochismo, della demagogia, di chi ci vuole dire che non siamo tutti uguali di fronte alla legge. No, cari colleghi, con il nostro Governo siamo tutti uguali davanti alla legge, e ciò è stato dimostrato da commissariamenti, sanzioni, azzeramento di azioni. Auguro, quindi, a tutti voi di giudicare i fatti per quello che sono, perché la realtà dei fatti è molto più forte di ogni strumentalizzazione.

E voglio anche dire a chi immagina, attaccando me, di indebolire il Governo: lasciate perdere, perché questo Governo è attrezzato per respingere gli attacchi, questo Governo è attrezzato per portare avanti il cambiamento, perché siamo il cambiamento di cui l’Italia ha bisogno, per cui non ci fermeranno le bugie, le maldicenze. Noi continueremo ad andare avanti senza arroganza, ma con la libertà e il coraggio di chi sa di dare veramente all’Italia una nuova opportunità.

Biotestamento è legge. Locatelli: “Traguardo di civiltà”

biotestamento“È stata una grande battaglia che abbiamo vinto tutti insieme, con i voti favorevoli che sono andati anche al di sopra delle nostre più rosee aspettative – ha dichiarato Pia Locatelli, deputata Psi da sempre in prima linea in questa battaglia -. Questa è una legge di civiltà che andrà a rispettare la volontà delle persone: per me è una gioia immensa sapere che questa legislatura si chiuderà con questa legge”.

Via libera dall’Aula del Senato al provvedimento sul biotestamento. I sì sono stati 180, 71 i no e 6 astenuti. Il testo diventa legge. Un grande applauso si leva dall’Aula. Con il sì dell’aula del Senato alle norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento (Dat), arriva in Italia la legge sul testamento biologico. Rifiutare le terapie, comprese nutrizione e idratazione artificiali, diventa un diritto. Vietato l’accanimento terapeutico. Ok all’obiezione di coscienza per i medici che non vogliono staccare ‘la spina’.

“Il Parlamento italiano ha trasformato in legge ciò che la giurisprudenza aveva gradualmente negli ultimi anni riconosciuto, grazie alle lotte di Piero Welby, Peppino Englaro, Giovanni Nuvoli, Paolo Ravasin, Max Fanelli, Dominique Velati, Valter Piludu, Davide Trentini, Fabiano Antoniani e altri malati che hanno deciso di non subire una condizione divenuta di tortura. Da oggi, il diritto costituzionale a sospendere le cure, e a farlo anche attraverso un testamento biologico, è immediatamente applicabile senza bisogno di lunghi e costosi ricorsi giudiziari”, hanno dichiarato dall’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo e Marco Cappato.

“L’approvazione della legge sul testamento biologico – commenta in una nota il capogruppo PSI alla regione Lazio Daniele Fichera – è un grande passo avanti, civile e sociale, per il nostro paese. E’ un successo del centrosinistra di governo e in particolare dei socialisti che sono stati tra i primi a presentare la proposta. Ora occorre procedere rapidamente nel Lazio alla istituzione del registro regionale delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento come indicato nella proposta di legge regionale che ho presentato nel 2015”.

La legge si divide in due parti: una più generale sul consenso informato sui trattamenti sanitari e una sulla compilazione delle Dat, attraverso le quali una persona potrà lasciare le sue volontà circa le cure a cui essere sottoposto o da rifiutare quando non sarà più cosciente a causa di un incidente o una malattia. Per chi non lascerà disposizioni scritte ovviamente varrà l’alleanza di cura tra medico e paziente.

Le norme erano state approvate dalla Camera il 20 aprile scorso e Palazzo Madama non le ha modificate. Il Registro nazionale delle Dat, che non era stato inserito per mancanza di coperture, potrebbe entrare nella Legge di bilancio.

Ecco cosa prevede la legge sul testamento biologico

CONSENSO INFORMATO. La legge tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione di ogni persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. E’ promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico che si basa sul consenso informato nel quale si incontrano l’autonomia decisionale del paziente e la competenza, l’autonomia professionale e la responsabilità del medico. In tale relazione sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari o la parte dell’unione civile o il convivente ovvero una persona di sua fiducia. Nella relazione di cura rientrano, per le rispettive competenze, anche gli altri componenti dell’equipe sanitaria. Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché sulle possibili alternative e sulle conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento sanitario e dell’accertamento diagnostico o della rinuncia ai medesimi. Il consenso informato è acquisito nei modi e con gli strumenti piu’ consoni alle condizioni del paziente, è documentato in forma scritta o attraverso videoregistrazioni o, per la persona con disabilità, attraverso dispositivi che lo consentano.

POSSIBILE STOP A NUTRIZIONE E IDRATAZIONE ARTIFICIALE. Ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi terapia o di revocare, in qualsiasi momento, il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’interruzione del trattamento. Nutrizione e idratazione vengono equiparate a trattamenti sanitari e quindi sarà possibile chiedere lo stop alla loro sommministrazione o rifiutarli.

ABBANDONO DELLE CURE E OBIEZIONE DI COSCIENZA PER I MEDICI. Al paziente è riconosciuto il diritto di abbandonare le terapie. Ai medici è riconosciuta l’obiezione di coscienza. Di fronte alla richiesta di un malato di ‘staccare’ la spina, non avranno quindi ‘l’obbligo professionale’ di attuare le volonta’ del paziente. Il malato potrà comunque rivolgersi a un altro medico nell’ambito della stessa struttura sanitaria.

DIVIETO DI ACCANIMENTO TERAPEUTICO E SEDAZIONE PROFONDA. Divieto di accanimento terapeutico in caso di malattia terminale. E possibilità, in presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, di ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua, in associazione con la terapia del dolore. Secondo la legge, il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario. È sempre garantita un’appropriata terapia del dolore e l’erogazione delle cure palliative. Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.

SOSTEGNO PSICOLOGICO. Qualora il paziente esprima la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza, il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, anche ai suoi familiari, le conseguenze di tale decisione e le possibili alternative e promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica.

MINORI E INCAPACI. La persona minore o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e di decisione. Deve ricevere informazioni sulle scelte relative alla propria salute in modo consono alle sue capacità per essere messa nelle condizioni di esprimere la sua volontà. Il consenso informato al trattamento sanitario del minore è espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore tenendo conto della volontà della persona minore, in relazione alla sua età e al suo grado di maturità, e avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita del minore. Nel caso in cui il rappresentante legale della persona minore o interdetta o inabilitata oppure l’amministratore di sostegno rifiuti le cure proposte, la decisione è rimessa al giudice tutelare.

COSA SONO LE DAT. Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di futura incapacità di autodeterminarsi, e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (Dat), esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, compresi il consenso o il rifiuto a idratazione e nutrizione artificiali. Le Dat saranno vincolanti per il medico a meno che appaiano manifestamente inappropriate o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente, oppure qualora sussistano terapie non prevedibili o non conosciute dal disponente all’atto della sottoscrizione, capaci di assicurare possibilità di miglioramento delle condizioni di vita. Le Dat devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o consegnata presso l’Ufficio dello Stato civile del Comune di residenza, che provvede all’annotazione in apposito registro, ove istituito, oppure presso le strutture sanitarie qualora si servano di modalità telematiche di gestione. Possono essere espresse anche attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilita’ di comunicare. Con le medesime forme esse sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento, anche a voce in caso di emergenze o urgenza.

BANCHE DATI REGIONI IN ATTESA REGISTRO NAZIONALE DAT. Le Regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico o altre modalità informatiche di gestione dei dati del singolo iscritto al Servizio sanitario nazionale possono regolamentare la raccolta di copia delle Dat. Non e’ stato possibile, per mancanza di coperture, istituire nel passaggio alla Camera un Registro nazionale delle Dat. Con un ordine del giorno del Pd si è impegnato il governo a trovare una soluzione in un altro provvedimento. Il Registro nazionale dovrebbe entrare nella Legge di Bilancio.

FIDUCIARIO. Si potrà indicare una persona di fiducia, che rappresenterà il malato nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Al fiduciario sarà rilasciata una copia delle Dat, redatte con atto scritto o con videoregistrazione.

PIANIFICAZIONE CONDIVISA DELLE CURE. Nella relazione tra medico e paziente, rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico. L’equipe sanitaria deve attenersi a quanto stabilito nella pianificazione delle cure qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. La pianificazione può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

RELAZIONE ANNUALE MINISTRO SALUTE. Annualmente il ministro della Salute presenta al Parlamento una relazione sull’applicazione della legge stessa. Le Regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di febbraio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal ministero della Salute.

NORMA TRANSITORIA. Ai documenti atti ad esprimere le volontà di fine vita in merito ai trattamenti sanitari, depositati presso il Comune di residenza o davanti a un notaio prima della data di entrata in vigore della legge, si applicano le disposizioni della legge approvata dal Parlamento.

BIOTESTAMENTO È LEGGE

biotestamento

Via libera dall’Aula del Senato al provvedimento sul biotestamento. I sì sono stati 180, 71 i no e 6 astenuti. Il testo diventa legge. Un grande applauso si leva dall’Aula. Con il sì dell’aula del Senato alle norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento (Dat), arriva in Italia la legge sul testamento biologico. Rifiutare le terapie, comprese nutrizione e idratazione artificiali, diventa un diritto. Vietato l’accanimento terapeutico. Ok all’obiezione di coscienza per i medici che non vogliono staccare ‘la spina’.

La legge si divide in due parti: una più generale sul consenso informato sui trattamenti sanitari e una sulla compilazione delle Dat, attraverso le quali una persona potrà lasciare le sue volontà circa le cure a cui essere sottoposto o da rifiutare quando non sarà più cosciente a causa di un incidente o una malattia. Per chi non lascerà disposizioni scritte ovviamente varrà l’alleanza di cura tra medico e paziente.

Le norme erano state approvate dalla Camera il 20 aprile scorso e Palazzo Madama non le ha modificate. Il Registro nazionale delle Dat, che non era stato inserito per mancanza di coperture, potrebbe entrare nella Legge di bilancio.

Ecco cosa prevede la legge sul testamento biologico

CONSENSO INFORMATO. La legge tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione di ogni persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. E’ promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico che si basa sul consenso informato nel quale si incontrano l’autonomia decisionale del paziente e la competenza, l’autonomia professionale e la responsabilità del medico. In tale relazione sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari o la parte dell’unione civile o il convivente ovvero una persona di sua fiducia. Nella relazione di cura rientrano, per le rispettive competenze, anche gli altri componenti dell’equipe sanitaria. Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché sulle possibili alternative e sulle conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento sanitario e dell’accertamento diagnostico o della rinuncia ai medesimi. Il consenso informato è acquisito nei modi e con gli strumenti piu’ consoni alle condizioni del paziente, è documentato in forma scritta o attraverso videoregistrazioni o, per la persona con disabilità, attraverso dispositivi che lo consentano.

POSSIBILE STOP A NUTRIZIONE E IDRATAZIONE ARTIFICIALE. Ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi terapia o di revocare, in qualsiasi momento, il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’interruzione del trattamento. Nutrizione e idratazione vengono equiparate a trattamenti sanitari e quindi sarà possibile chiedere lo stop alla loro sommministrazione o rifiutarli.

ABBANDONO DELLE CURE E OBIEZIONE DI COSCIENZA PER I MEDICI. Al paziente è riconosciuto il diritto di abbandonare le terapie. Ai medici è riconosciuta l’obiezione di coscienza. Di fronte alla richiesta di un malato di ‘staccare’ la spina, non avranno quindi ‘l’obbligo professionale’ di attuare le volonta’ del paziente. Il malato potrà comunque rivolgersi a un altro medico nell’ambito della stessa struttura sanitaria.

DIVIETO DI ACCANIMENTO TERAPEUTICO E SEDAZIONE PROFONDA. Divieto di accanimento terapeutico in caso di malattia terminale. E possibilità, in presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, di ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua, in associazione con la terapia del dolore. Secondo la legge, il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario. È sempre garantita un’appropriata terapia del dolore e l’erogazione delle cure palliative. Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.

SOSTEGNO PSICOLOGICO. Qualora il paziente esprima la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza, il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, anche ai suoi familiari, le conseguenze di tale decisione e le possibili alternative e promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica.

MINORI E INCAPACI. La persona minore o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e di decisione. Deve ricevere informazioni sulle scelte relative alla propria salute in modo consono alle sue capacità per essere messa nelle condizioni di esprimere la sua volontà. Il consenso informato al trattamento sanitario del minore è espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore tenendo conto della volontà della persona minore, in relazione alla sua età e al suo grado di maturità, e avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita del minore. Nel caso in cui il rappresentante legale della persona minore o interdetta o inabilitata oppure l’amministratore di sostegno rifiuti le cure proposte, la decisione è rimessa al giudice tutelare.

COSA SONO LE DAT. Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di futura incapacità di autodeterminarsi, e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (Dat), esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, compresi il consenso o il rifiuto a idratazione e nutrizione artificiali. Le Dat saranno vincolanti per il medico a meno che appaiano manifestamente inappropriate o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente, oppure qualora sussistano terapie non prevedibili o non conosciute dal disponente all’atto della sottoscrizione, capaci di assicurare possibilità di miglioramento delle condizioni di vita. Le Dat devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o consegnata presso l’Ufficio dello Stato civile del Comune di residenza, che provvede all’annotazione in apposito registro, ove istituito, oppure presso le strutture sanitarie qualora si servano di modalità telematiche di gestione. Possono essere espresse anche attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilita’ di comunicare. Con le medesime forme esse sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento, anche a voce in caso di emergenze o urgenza.

BANCHE DATI REGIONI IN ATTESA REGISTRO NAZIONALE DAT. Le Regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico o altre modalità informatiche di gestione dei dati del singolo iscritto al Servizio sanitario nazionale possono regolamentare la raccolta di copia delle Dat. Non e’ stato possibile, per mancanza di coperture, istituire nel passaggio alla Camera un Registro nazionale delle Dat. Con un ordine del giorno del Pd si è impegnato il governo a trovare una soluzione in un altro provvedimento. Il Registro nazionale dovrebbe entrare nella Legge di Bilancio.

FIDUCIARIO. Si potrà indicare una persona di fiducia, che rappresenterà il malato nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Al fiduciario sarà rilasciata una copia delle Dat, redatte con atto scritto o con videoregistrazione.

PIANIFICAZIONE CONDIVISA DELLE CURE. Nella relazione tra medico e paziente, rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico. L’equipe sanitaria deve attenersi a quanto stabilito nella pianificazione delle cure qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. La pianificazione può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

RELAZIONE ANNUALE MINISTRO SALUTE. Annualmente il ministro della Salute presenta al Parlamento una relazione sull’applicazione della legge stessa. Le Regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di febbraio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal ministero della Salute.

NORMA TRANSITORIA. Ai documenti atti ad esprimere le volontà di fine vita in merito ai trattamenti sanitari, depositati presso il Comune di residenza o davanti a un notaio prima della data di entrata in vigore della legge, si applicano le disposizioni della legge approvata dal Parlamento.

Psi verso il voto, approvata la relazione del segretario

direzione psi

Socialisti, verdi, parlamentari vicini a Romano Prodi e parte dei sostenitori di Giuliano Pisapia presenteranno domani a Roma (giovedì 14 dicembre, alle ore 11.30, presso l’hotel Nazionale in Piazza Montecitorio 131), il simbolo della formazione “ulivista” che sarà alleata del Pd alle elezioni di marzo.

Intanto oggi 13 dicembre, si è riunita, nella sede nazionale del Partito a Roma, la Direzione nazionale del Psi. La Direzione all’unanimità ha approvato la relazione del segretario Riccardo Nencini e ha votato un documento nel quale:
– definisce il rafforzamento e l’autonomia del Psi valori essenziali sia per un’azione di governo ancor più incisiva a difesa dei più deboli, sia al fine di una necessaria articolazione plurale della coalizione di centrosinistra;

– afferma che l’Italia, nel terzo millennio, deve avere come vocazione prevalente quella di puntare, assieme all’industria 4.0, sullo sviluppo delle attività turistiche e culturali e sul risanamento e la valorizzazione dell’ambiente per determinare importanti prospettive di crescita economica e notevoli opportunità di nuova occupazione dentro un’Europa rinnovata;

– valuta positivamente l’evoluzione politica verso un’articolazione plurale della coalizione di centrosinistra alle prossime elezioni politiche, secondo quanto auspicato dai socialisti anche nell’ultimo Congresso nazionale del Partito;

– ritiene opportuno che il Psi si adoperi fattivamente per dar vita, insieme con altri – civici, riformisti e ambientalisti – a una lista autonoma per la parte proporzionale, nell’ambito della coalizione di centrosinistra;

– manifesta l’auspicio che si realizzi l’unità delle forze politiche e civiche di centrosinistra al fine di sconfiggere le destre, i populismi, e i movimenti senza storia;

– reputa necessario che i socialisti, sin da ora, si impegnino a costruire comitati elettorali sul territorio, nei collegi e nelle circoscrizioni.

La Direzione nazionale ha quindi delegato il Segretario e la Segreteria a operare per la concreta attuazione di quanto contenuto nel documento.

Cicchitto: “Con Salvini-Berlusconi esplosione del debito”

fabrizio-cicchitto

Da separati in casa al divorzio ufficiale. Dopo 48 mesi di lotte e di governo, la parabola politica del Nuovo Centro Destra poi Alleanza Popolare, si infrange sullo spartiacque politico fra Berlusconi e Renzi. L’addio arriva in un pomeriggio di metà dicembre. Come hanno fatto Fabrizio Cicchitto, politico di lungo corso e sostenitore della linea filo Pd di Beatrice Lorenzin, e Simona Vicari, già sottosegretaria alle Infrastrutture e allo Sviluppo dei governi Letta, Renzi e Berlusconi, che seguirà Maurizio Lupi della rotta di ricongiungimento al centrodestra.

Fabrizio Cicchitto, che ha oggi ha preso la tessera del partito radicale che, si è dato l’obiettivo di raggiungere i 3.000 iscritti per assicurare la continuità della sua esistenza, ha espresso la propria preoccupazione per un eventuale governo del centrodestra a guida Berlusconi-Salvini. “Mettendo insieme le proposte di Berlusconi e di Salvini – ha detto Cicchitto – è evidente che se vincesse il centrodestra avremmo un’esplosione del debito pubblico. Non parliamo poi del Movimento 5 Stelle: davvero una bella gara”. “Il centrodestra – afferma Cicchitto – è dominato da Salvini, da una linea lepenista e sovranista, Berlusconi è un fenomeno mediatico, ripetitivo e con un programma non credibile perché senza coperture. Con il Pd abbiamo governato per cinque anni, con un governo Gentiloni che ha riportato il paese alla crescita. Inoltre coloro che si sono scissi dal Pd sono quei post-comunisti massimalisti e giustizialisti con i quali ci siamo scontrati sempre”. Per Simona Vicari invece “l’accordo di governo col Pd non ha mai previsto un’alleanza organica, ma semplicemente la volontà di attuare le riforme per salvare l’Italia dalla crisi, metterla in sicurezza e dare un esecutivo stabile visto che la sinistra, nel 2013, non riusciva a formare il governo. Conclusa questa fase era ed è giusto rimanere lì dove siamo sempre stati: nel centrodestra. Così avevamo annunciato all’epoca e così è naturale che avvenga. Almeno per quello che mi riguarda”.

Nella doppia intervista realizzata da Italpress Cicchitto continua: “Non ci siamo contati, ma conoscendo le persone l’orientamento nei confronti del Pd è prevalente nel gruppo dirigente. Evidentemente per gli elettori bisogna attendere non tanto i sondaggi ma le elezioni”. Mentre Vicari afferma: “Non abbiamo fatto conteggi e non è nostra intenzione farne. In base al documento che verrà discusso oggi in direzione si trarranno le conclusioni senza minoranze o maggioranze. Questa contraddizione tra chi era favorevole a rimanere nel perimetro del centrodestra e chi, invece, preferisce rimanere ancorato nell’alleanza di sinistra, in realtà, è sempre esistita e non è certo una novità ma si è sempre deciso di rinviare il momento della decisione”.

E sulla decisione di Alfano di non ricandidarsi rispondono: “Alfano – dice Cicchitto – ha dato una risposta di alto livello ai rozzi e biechi attacchi di tipi come Salvini che hanno messo in conto a lui un fenomeno come quello dei migranti. Questo piccolo demagogo, però, non ci ha spiegato qual era l’alternativa: respingere tutti in mare. Il fatto è che Salvini cavalca la tigre, deve solo sperare di non vincere le elezioni e non avere responsabilità di governo”. Vicari aggiunge: “Alfano si è assunto le sue responsabilità con serietà ed onestà intellettuale e per questo merita il rispetto di tutti”.

Ma Alfano con quale dei due schieramenti continuerà, come ha detto, a fare politica all’esterno del Parlamento? Cicchitto: “Alfano si è schierato chiaramente con chi vuol tradurre l’esperienza di governo in una coalizione politico-elettorale”. Vicari: “Alfano è Ministro degli Esteri in carica ed è ovviamente più favorevole a proseguire l’alleanza con la sinistra.”

Quale sarà da una parte e dall’altra il baricentro politico della vostra parte di Ap? Cicchitto: “Proseguire e sviluppare il percorso di crescita del Paese portato avanti in questi anni di Governo”. Vicari: “Ap è nata in continuità con l’esperienza di Ncd che prevedeva una nuova area di centrodestra popolare e liberale e vorrei ricordare che, all’epoca della nascita di Ncd c’era una aspettativa degli elettori all’epoca testata dai sondaggi tra il 9 e il 10%. Da parte nostra c’è semplicemente la volontà di proseguire un impegno politico lì dove questa è iniziata e si è sviluppata negli anni: nel centrodestra. In tutta Europa destra e sinistra si sono trovate in situazioni di emergenza a governare assieme ma nessuno di questi schieramenti si è sognato di presentarsi assieme alle elezioni”.

Dichiarazione di voto di Pia Locatelli

Il consiglio europeo dei prossimi giorni ha un’agenda impegnativa e la risoluzione di maggioranza, che abbiamo sottoscritto, non poteva non essere altrettanto ricca.

Parto dal Vertice di Goteborg, che finalmente si è concentrato su come stimolare la crescita inclusiva, come creare posti di lavoro equo e come sviluppare pari opportunità tra donne e uomini. Sembra, quindi, come ha detto l’ambasciatore svedese in Italia, che stiamo riprendendo la strada “per un’Europa più inclusiva che mette al primo posto occupazione e crescita eque”.

Brexit: si è conclusa una fase dei negoziati e , come era prevedibile, non è esito vantaggioso per i britannici: alcune decine di miliardi da pagare, più del doppio della loro offerta iniziale, per anni pieni diritti ai cittadini europei residenti in UK, nessuna frontiera tra Irlanda del Nord e Irlanda. Ora si apre la seconda fase delle trattative. Io mi auguro che tra un anno il parlamento non ratificherà l’accordo e si ritorni ad un nuovo referendum. Qualcuno ci sta lavorando e noi facciamo il tifo per questo gruppo di lavoro.

Ultime due brevissime note: abbiamo apprezzato la posizione dell’Alta Rappresentante Mogherini su Gerusalemme: nessun Paese della Ue seguirà l’esempio degli USA. Una posizione netta che conferma quanto sosteniamo da tempo: la soluzione del conflitto può avvenire solo con la nascita di sue Stati con Gerusalemme capitale di entrambi. In questa legislatura abbiamo presentato una mozione, votata dalla Camera, per il riconoscimento dello Stato palestinese, mi auguro che il Governo faccia il possibile perché si concretizzi.

Infine un’altra buona notizia: nel Consiglio che ha tenuto a Lisbona l’1-2 dicembre il PSE ha approvato a larghissima maggioranza la proposta di liste europee transnazionali per le prossime elezioni del Parlamento europeo. Un passo avanti per più Europa.

Voteremo la risoluzione della maggioranza che abbiamo sottoscritto.

Alla Galleria Nazionale la prima del progetto CONTROL di Paco Cao

Paco Cao6Ieri alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ha avuto luogo la prima assoluta del progetto CONTROL di Paco Cao, organizzato in collaborazione con Google Arts & Culture.                                                                                         

L’artista Spagnolo Paco Cao si è posto alla guida di dieci  illustratori con background artistici diversi e ha presentato la sua nuova performance sul tema del “Controllo”. Due gruppi, ciascuno composto da quattro illustratori e una guida, hanno prodotto due creazioni visive parallele ed in competizione usando Tilt Brush. Cao espande l’applicazione di pittura virtuale di Google oltre l’esplorazione individuale a favore di un’esperienza partecipativa. Il pubblico osserva gli illustratori lavorare dal vivo nel loro spazio virtuale, mentre le risultanti due storie visive sono proiettate in grande scala nella Sala della Guerra della Galleria Nazionale. Inoltre, durante la performance il pubblico è stato coinvolto come giuria dall’artista Alex Braga, che ha chiamato alla partecipazione attiva i presenti sottolineando nuovamente la natura partecipativa della performance.

La collaborazione con Google Arts & Culture si estende anche alla digitalizzazione di un’ampia selezione di capolavori dei principali artisti italiani e stranieri della collezione del museo, da oggi ospitati sulla piattaforma di Google. Con questa collaborazione arrivano a 100 i partner italiani presenti su Google Arts & Culture, che nel mondo conta oltre 1500 tra musei e istituzioni culturali partner.

Galleria Nazionale su Google Arts & Culture

Visitando Google Arts & Culture o g.co/lagallerianazionale utenti da tutto il mondo potranno accedere ad oltre 400 opere, di cui 170 dipinti digitalizzati in altissima risoluzione grazie alla tecnologia di Art Camera. Vincent van GoghGustav KlimtJackson PollockAmedeo ModiglianiMario SironiGiovanni Boldini, Giorgio de ChiricoAlberto Burri e Gastone Novelli, sono solo alcuni degli artisti le cui opere sono rese disponibili all’interno di un racconto in lingua italiana e inglese. Inoltre, grazie a una nuova funzionalità, gli utenti vivranno l’esperienza di una visita guidata che permetterà di scoprire cosa si nasconde dietro le pennellate di alcuni capolavori della Galleria.

Grazie alla tecnologia di Street View sarà possibile visitare gli spazi interni del Museo in un tour virtuale senza tralasciare il Cortile Centrale, il Cortile dei Romani e il Cortile dei Saturnali.

La Galleria Nazionale renderà disponibili sulla piattaforma 16 tra mostre virtuali e veri e propri tour all’interno dei dipinti che mettono in luce alcuni temi e aspetti stilistici che inerenti le collezioni: un viaggio trasversale tra le opere della Galleria che va dalla scrittura alle geometrie fino ad arrivare alle pose. Non mancheranno, inoltre, tour artistici che grazie alla tecnologia di Google Cardboard apriranno le porte della Sala dell’Ercole e ai giardini del museo.

Google Arts & Culture

Google Arts & Culture è uno spazio online che permette agli utenti di esplorare le opere d’arte, i manufatti e molto altro di oltre 1.000 musei, archivi e organizzazioni che hanno lavorato con il Google Cultural Institute per trasferire online le loro collezioni e le loro storie. Disponibile sul Web da laptop e dispositivi mobili, o tramite l’app per iOS e Android, il sito è pensato come un luogo in cui esplorare l’arte e la cultura online. Google Arts and Culture è una creazione del Google Cultural Institute.

 

CONTROL

di Paco Cao

con la partecipazione di Alex Braga

 

Gli illustratori

Martina D’Anastasio

Daniele De Sando

Giusy Guerriero

Susanna Mariani

Claudia Matta

Leonardo Murtas

Antonio Paoletti

Paolo Pibi

Sara Tiano

Paolo Voto

 

Un progetto

La Galleria Nazionale / Google Arts & Culture

 

Sciopero medici, adesione dell’80% e stop a interventi

sciopero-medici-16-dicembre

Manifestazioni e sit-in in tutta Italia per dire “basta” al “sottofinanziamento” della Sanità pubblica e per chiedere nuove assunzioni ed il rinnovo del contratto scaduto ormai da otto anni. Medici e veterinari italiani hanno oggi incrociato le braccia, intimando al governo di “cambiare rotta”: uno sciopero nazionale che ha raggiunto un’adesione oltre le aspettative degli stessi sindacati promotori, con punte dell’80%, mentre negli ospedali sono saltati circa 40mila interventi chirurgici programmati e migliaia di visite specialistiche. La Sanità pubblica “è in piena emergenza”, afferma il segretario nazionale del maggiore dei sindacati dei medici dirigenti, l’Anaao-Assomed, Costantino Toise, sottolineando il “grande successo” dello sciopero e ribadendo il ‘no’ della categoria a “condizioni di lavoro non più accettabili”.

Il blocco per una giornata di “40.000 interventi chirurgici non urgenti e di centinaia di migliaia di visite specialistiche ed esami, per quanto fonte di disagio per i cittadini – evidenzia – è servito per cercare di evitare un blocco totale e definitivo della sanità pubblica”. E l’adesione è stata alta, avvertono le organizzazioni mediche, “nonostante la reiterazione, in queste ore, di numerosissimi comportamenti antisindacali per impedire il diritto di sciopero, messi in atto da certe Amministrazioni”. Il punto, ribadiscono, è che “l’insufficienza di risorse economiche rende ormai difficile mantenere i risultati di salute conseguiti, che già manifestano le prime crepe con la riduzione degli anni di buona salute nella fascia di età over 65, con l’aumento della spesa privata, che ormai lega il diritto alla salute al censo, con l’eccezionale incremento di diseguaglianze territoriali”. Infatti, attacca il segretario nazionale della Fp Cgil medici e Dirigenti Ssn, Andrea Filippi, “il grande assente nella legge di Bilancio è proprio la Sanita’”.

Un malessere, quello dei camici bianchi, che ha dato vita ad oltre 50 sit-in e manifestazioni dal Nord al Sud: a Roma, i medici hanno manifestato davanti al ministero dell’Economia con cartelloni che riportavano un messaggio chiaro, ‘Senza i medici restano solo i miracoli’. Infatti, “negli ultimi 20 anni non si sono ristrutturati i servizi mentre abbiamo perso – evidenziano i sindacati – oltre 9.000 medici”. A fronte di ciò, affermano ancora le organizzazioni, “colpisce il distacco della politica” e forte è la delusione anche per il mancato incontro con il governo: “Da una parte il governo ci dice che ci appoggia ma dall’altra non ci riceve, come è successo oggi. C’è mutismo – afferma Filippi – ma noi continueremo comunque imperterriti nella nostra battaglia”.

Medici a confronto in Europa
L’Italia spende molto meno degli altri per la sanità, con un numero di medici inferiore rispetto a molti concorrenti e retribuzioni più basse degli altri. Il confronto del sistema sanitario italiano, oggi in sciopero, con quello degli altri paesi, è impietoso sotto molti punti di vista.
SPESA TOTALE: secondo il rapporto Ocse ‘Healt at a Glance’ “l’Italia ha speso 9,1% del Pil nel settore sanitario nel 2015, meno della media pesata Ue del 9,9% e molto meno di Germania, Svezia e Francia, che hanno speso circa l’11%”.

NUMERO DI MEDICI E INFERMIERI: sul numero di medici ogni mille abitanti l’Italia ‘tiene’ con 3,8 un dato leggermente superiore alla media Ocse che è 3,4 ma che comunque è inferiore a quello di molti diretti concorrenti come Germania (4,1), Spagna (3,9) o Svezia (4,2). Ci sono però preoccupazioni per il futuro con diverse ricerche che hanno sottolineato come l’età media dei medici italiani sia tra le più alte. Dove invece il nostro paese segna il passo è sul personale infermieristico: 5,4 unità ogni mille abitanti in Italia contro i 9 della media Ocse, che vede anche punte di 13,3 in Germania o 18 in Svizzera. Anche per posti letto siamo molto indietro, 3 ogni mille abitanti contro i 4 della media Ocse.

ORARIO: il contratto di lavoro italiano, spiega un rapporto realizzato da Anaao Assomed e Snr, stabilisce un orario di 38 ore settimanali. Inoltre la durata media dell’orario di lavoro, calcolata su un periodo di quattro mesi, non potrà in ogni caso superare le 48 ore settimanali, comprensive delle ore di lavoro straordinario. Secondo i sindacati che promuovono lo sciopero però in molti casi si superano questi limiti, e i controlli sul rispetto della direttiva europea che stabilisce norme rigide sui riposi tra un turno e l’altro non sono rispettati. Negli altri paesi europei la situazione è varia, si passa da 37,5 ore settimanali per la Spagna a 52 ore con la reperibilità per l’Olanda a 48 per la Francia a 40 per l’Inghilterra a un massimo di 58 ore per la Germania.

RETRIBUZIONE: Per i medici ospedalieri in Italia si va, sempre secondo Anaao, da un minimo di circa 50mila euro lordi annui per un medico e dirigente con meno di 5 anni di anzianità ad un massimo di circa 65mila euro lordi annui per il direttore di struttura complessa. In Inghilterra invece uno specialista prende da 75.000 a 101.000 sterline (da 85mila a 115mila euro), mentre in Olanda lo stipendio medio dei medici è circa 73mila euro. Impietoso anche il confronto con la Germania. “I medici in formazione specialistica, che sono considerati lavoratori a tutti gli effetti – e non studenti – guadagnano un salario che passa dai 4.190 euro (primo anno) a 5.386 euro (sesto anno) – si legge nel rapporto Anaao -. Uno specialista guadagna da 5.530 (primo anno) a 7.102 (dal 13 anno in poi) ma può arrivare anche a 200.000 l’anno. Un Capo Dipartimento riceve uno stipendio annuo lordo con una componente fissa di circa 129.000 euro e una parte variabile di circa 127.000 euro”.