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Agrippino Castania

Report: il caso vaccini mette la Rai nella bufera

raiCade una vera bufera mediatica sulla trasmissione di Report, andata in onda ieri sera su Rai 3, dedicata al vaccino contro il Papilloma virus, in cui si parlava degli effetti avversi a questo tipo di vaccinazione contro il tumore al collo dell’utero. Il primo a scendere in campo, dopo la messa in onda, è stato il virologo Roberto Burioni, professore Ordinario Microbiologia e virologia Facoltà di Medicina e Chirurgia Università Vita-Salute San Raffaele. “Diffondere la paura raccontando bugie è un atto grave e intollerabile – scrive il virologo su Twitter – È abusare in maniera perversa della libertà di opinione”.
E ancora: “È come gridare c’è una bomba in uno stadio affollato e vedere la gente che fugge e calpesta i bambini”. E ancora: “Le ipotesi allarmistiche riportate non hanno base scientifica”. Il presidente della Vigilanza Rai Roberto Fico sul blog di Beppe Grillo dopo le polemiche sulla trasmissione, ha scritto che se sospendono Report gli italiani dovranno sospendere il pagamento del canone. “Chiediamo a tutti i cittadini di sostenere Report, perché l’Italia ha bisogno di un giornalismo indipendente che faccia informazione di qualità” afferma il deputato M5s che avverte: “Siamo pronti ad andare sotto viale Mazzini con un vero e proprio presidio se la Rai chiude Report. Sarebbe un atto eversivo inaccettabile”.
“Le polemiche della politica sinceramente a me non interessano, mi interessa difendere l’informazione pubblica libera e indipendente e mi interessa che nel Paese si crei un dibattito importante. Nella trasmissione (Report, ndr) si parlava soprattutto di farmacovigilanza e io credo che certi aspetti possano essere oggetto di dibattito pubblico, l’importante è non agire sui temi in forma strumentale, ma cercando di portare sempre fonti attendibili e mi sembra che Report sotto questo punto di vista abbia una storia che può insegnare a tutti”, ha detto inoltre Fico, nel corso di un’intervista a Radio Radicale. Quanto alle critiche di chi sostiene che i Cinque Stelle siano “favorevoli alle fake news sui vaccini”, “nemmeno rispondo”, ha detto Fico. “Rispondono per noi gli atti dei miei colleghi della commissione affari sociali, tutte le iniziative messe in essere in questi anni, siamo tranquillissimi da questo punto di vista. Le fake news non sono nate oggi sulla rete, ma le ha date per tanti anni la tv e nessuno si poteva difendere”. Maggioni, nessuno ha mai pensato di chiudere Report – “Ho sentito le ricostruzioni più fantasiose. Nessuno ha mai pensato per un secondo di chiudere Report. Tanto per sgombrare il campo alle fantasie”. Lo ha detto la presidente Rai Monica Maggioni in Commissione di Vigilanza.

Agrippino Castania

Parlamento Ue: lotta serrata contro le emissioni auto

test-emissioniLa maggiore istituzione del nostro Continente, ha deciso che è arrivato il momento di mettere un freno alle emissioni di gas auto nell’ambiente. Infatti sono in arrivo leggi più severe sulle emissioni. E’ quanto ha deciso il Parlamento Europeo che ha votato in larga maggioranza una proposta di modifica alle norme UE sull’omologazione dei veicoli a motore. Il principale obiettivo è quello di migliorare il controllo del lavoro svolto dai centri di omologazione e dalle autorità nazionali che mettono i veicoli in vendita. I parlamentari europei hanno dato il via libera alla bozza di legge con 585 a favore, 77 contro e 19 astensioni. Il progetto mira a potenziare i controlli europei e consentire a Bruxelles di multare le case produttrici con multe che possono arrivare fino a 30mila euro per auto. Dopo lo scandalo sulle emissioni che ha coinvolto il colosso tedesco Volkswagen, i deputati non solo chiedono controlli più severi sulle auto nuove, ma vogliono intensificare i controlli sulle auto già in strada e chiedono alle autorità nazionali di impegnarsi a verificare regolarmente almeno il 20% delle auto immesse nel mercato nell’anno precedente. Nel caso in cui autorità nazionali non ottemperino agli obblighi di omologazione, la Commissione UE avrà il potere di introdurre maggiore supervisione e di effettuare essa stessa test e ispezioni dei veicoli. Dal punto di vista ambientale, un’emissione è qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’atmosfera che possa causare inquinamento atmosferico. Nel caso di emissioni solide sotto forma di polveri finissime, queste vanno ad incrementare la percentuale di particolato presenti nell’aria, con possibili conseguenze sulla salute umana. Le emissioni possono derivare da lavorazioni industriali (ad esempio impianti chimici) oppure da attività umane svolte quotidianamente (ad esempio gas di scarico degli autoveicoli), ma anche da eventi naturali (ad esempio erosione di rocce oppure eruzioni vulcaniche). Nel caso di emissioni che provengano da attività umane, il controllo può essere svolto predisponendo degli impianti di separazione, che hanno il compito di abbattere la concentrazione di inquinanti nelle emissioni (un esempio nel caso dei gas di scarico è il filtro attivo antiparticolato).

Il digitale conquista il mondo dell’Industria

marco gay“Sono convinto che il digitale ridistribuisca posti di lavoro”, dice il presidente dei Giovani di Confindustria, Marco Gay, in un forum con il country manager per l’Italia di Facebook, Luca Colombo. Oggi il 22% delle posizioni di lavoro disponibili in Italia non trova addetti perché mancano le e competenze”, mentre l’Ue stima che ci saranno 500mila nuovi posti di lavoro in tre anni grazie alle competenze digitali. Ed oggi, in Italia, sei ragazzi su dieci studiano per un lavoro che ancora non c’è, i mestieri del futuro. La sfida è “capire come andare a colmare quel 22% in un Paese che ha il 40% di disoccupazione giovanile, e capire come andarci a prendere quei 500mila posti di lavoro in Europa. Gay ribadisce: “La sfida digitale distrugge i posti di lavoro? La risposta è che li ridistribuisce, ma dipende da tutti gli attori in gioco, perché il cambiamento o lo subisci o lo gestisci. E la digitalizzazione va gestita meglio rispetto a come sono state gestite altre sfide come quella la globalizzazione”. Il digitale è la nuova frontiera dell’economia internazionale.

”Nell’indice – lo sottolinea il numero uno dei giovani industriali italiani – di digitalizzazione europea l’Italia è al 25mo posto su 28. Una posizione che non rispecchia assolutamente l’intensità e la volontà di un mondo che della digitalizzazione cerca di fare una leva, una delle leve, dell’economia. Non ci fa onore essere in fondo alla classifica. Inoltre è una contraddizione assurda perché siamo il secondo paese manifatturiero europeo ma terz’ultimi nella digitalizzazione, delle due”.

Anche il rappresentante di Facebook Colombo dice la sua, intervenendo sul fronte privacy e imprese. “La gestione – dice il manager di Facebook – dei dati è importante per le aziende e per gli utenti, ci vuole educazione su questi temi. Le aziende devono comprendere la regolamentazione, gestire i dati delle persone correttamente altrimenti a lungo termine ne pagano le conseguenze. Riguardo poi la digitalizzazione delle imprese, l’Ad di Facebook Italia ha spiegato che i dati dicono sempre di più che i consumatori vanno su mezzi digitali, c’è stata una vera rivoluzione con il ‘mobile’, un cambiamento profondo e veloce e bisogna capire le variabili che regolano questo cambiamento. Una rivoluzione faticosa ma ricompensata dai vantaggi che il digitale porta con se'”.

Agrippino Castania

Scrive Agrippino Castania:
La memoria di Craxi rinasce nel petalo di un garofano

Il leader del Psi, Bettino Craxi, ha avuto una storia di successi ma anche di profonde ferite. Nonostante tutto, Bettino, ha piantato un ricordo indelebile nel cuore della socialdemocrazia internazionale. Il suo carattere deciso e pieno di positività ha sempre riscontrato grande apprezzamento da parte di tutti. Egli è stato un uomo letteralmente massacrato dalla stampa e dall’opinione pubblica. Il Partito socialista italiano, dopo la sua morte, non è rimasto orfano, anzi ha proseguito nella sua straordinaria battaglia per la libertà. Essere liberi significa desiderare una società civile priva di ogni ostacolo, solo in questo modo si può puntare a un Paese moderno sul piano culturale ed economico. Craxi puntava propriamente a quello, realizzare un percorso di governo basato al miglioramento burocratico e ideologico. Una ascesa verso un riformismo concreto. Una sera guardando un documentario sulla morte di Aldo Moro, scoprì che Craxi era stato l’unico politico, insieme a Pannella e Fanfani, ad aver espresso una intenzione di trattativa con le Brigate Rosse, per la liberazione del dirigente della Democrazia Cristiana, poi subito dopo giustiziato con atroce spietatezza. Quel gesto rimase nella mia memoria, ma suscitò anche in me una semplice domanda: perché un uomo di tanta sensibilità è stato costretto a morire lontano dalla sua famiglia? Ci sono domande che nella vita non possono avere una risposta. Mi auguro che i figli di Bettino pensino sempre di come loro padre abbia dato il cuore per far nascere in Italia un socialismo romantico, cioè un pensiero di equità quasi sentimentale. Al dì là dell’innocenza o colpevolezza, un essere umano merita sempre rispetto nella sua dignità. La personalità di Bettino Craxi incise in tal modo sulla strutturazione stessa del PSI da determinarne, la vasta crescita nel tessuto politico italiano. Dei tre immediati eredi del PSI, i Socialisti Italiani la Federazione Laburista e il Partito Socialista Riformista, sarà quest’ultimo, nonostante la breve vita, ad ospitare la maggioranza dei membri della corrente craxiana rimasti in politica.

Agrippino Castania

Tomas Milian lascia il teatro della vita. Dai film d’autore a “Er Monnezza”

milianÈ morto a 84 anni uno dei colossi del cinema degli anni ’70, il bravissimo Tomas Milian, in arte Er Monnezza. Viveva da molti anni negli Usa ma era noto soprattutto in Italia dove, nonostante avesse lavorato con autori come Lattuada, Visconti o Maselli, era famoso per la sua partecipazione in western e nei film polizieschi dove impersonava l’ispettore Nico Giraldi e il poco onesto quanto romanissimo Sergio Marazzi. L’attore è stato trovato nella sua abitazione di Miami. La morte è avvenuta per ictus. Lo ha svelato la sua amica Monica Cattaneo. ”La settimana scorsa – racconta la donna – l’ultima volta che ci siamo sentiti, mi chiedeva di riportarlo a Roma perché aveva deciso che lì voleva vivere gli ultimi anni della sua vita e morire nella città che aveva visitato l’ultima volta quando era stato premiato alla Festa del cinema di Roma”.

Non si hanno ancora notizie dei funerali ma l’artista aveva espresso la volontà di essere cremato. La moglie era morta nel 2012, lascia il figlio Tommaso che vive a New York. I primi lavori teatrali a Broadway e, nel1957, la sua partecipazione a una serie televisiva statunitense. Una donna poliziotto (Decoy). Alla fine degli anni cinquanta ebbe inizio la sua fortunata carriera italiana: arrivato in Italia con soli cinque dollari in tasca, partecipò nel 1959 al Festival di Spoleto: recitò una pantomima di Jean Cocteau e venne individuato e scelto dal regista Mauro Bolognini per il personaggio di un film che aveva intenzione di girare (La notte brava). Milian firma un contratto che lo lega alla Vides di Cristaldi e tra il 1960 e il1966 recita in ruoli impegnati lavorando con registi del calibro di Alberto Lattuada, Valerio Zurlini, Luchino Visconti e Pier Paolo Pasolini, oltre allo stesso Bolognini. A questo periodo della sua carriera appartengono i ruoli interpretati in molti film assieme con Claudia Cardinale, in opere quali “I delfini” e ”Il bell’Antonio” del 1960, “Gli indifferenti”del 1964, e “Ruba al prossimo tuo” di Francesco Maselli del 1968. Contrariato dal doppiaggio, insoddisfatto dei ruoli e dei guadagni, non rinnova il contratto e tenta la strada del cinema popolare. Nel 1967, dopo il buon successo di “The Bounty Killer”, fu protagonista di “La resa dei conti”, spaghetti-western diretto da Sergio Sollima; quindi continuò con questo genere, diventandone uno degli attori simbolo. Indimenticabili i suoi personaggi western di “Cuchillo” (nella trilogia western diretta da Sergio Sollima), e di “Chaco” (nello spaghetti-western iperviolento I quattro dell’apocalisse, diretto da Lucio Fulci). Il grande successo giunse però negli anni settanta, anche grazie all’eccellente doppiaggio di Ferruccio Amendola, con film polizieschi all’italiana che la critica ufficiale ha sempre giudicato di qualità inferiore ma che sono stati a poco a poco rivalutati, e oggi sono diventati dei cult movie.

Famoso il suo sodalizio con il regista Umberto Lenzi, che lo ha diretto in molti polizieschi divenuti cult come “La polizia accusa”, “il Servizio Segreto uccide” di Sergio Martino, con Luc Merenda e Mel Ferrer, “Roma a mano armata”, con Maurizio Merli, “Il giustiziere sfida la città” (dove – siamo nel 1975 – interpreta un personaggio col nome di Rambo ben sette anni prima dell’omonimo impersonato da Stallone), “Milano odia: la polizia non può sparare” con Henry Silva e Ray Lovelock e “La banda del gobbo”.

Tra il 1976 e il 1981 si era dedicato anche a film della commedia erotica all’italiana come 40 gradi all’ombra del lenzuolo, un film ad episodi di Sergio Martino con Edwige Fenech, Uno contro l’altro, praticamente amici, con Anna Maria Rizzoli e Renato Pozzetto e Messalina, Messalina! di Bruno Corbucci del 1977. I successi di molti film polizieschi li ebbe negli anni 60-70 con Gastone Moschin in “Squadra volante”, Mario Carotenuto, Ray Lovelock, “La banda del trucido” di Stelvio Massi, e anche “Squadra antifurto” di Bruno Corbucci con Lilli Carati del 1976. Nella sua filmografia ci sono anche due film a sfondo politico con Gian Maria Volonté: uno è Banditi a Milano di Carlo Lizzani e un altro è Faccia a faccia di Sergio Sollima. I thriller più famosi girati da Tomas Milian furono La vittima designata di Maurizio Lucidi, con Pierre Clémenti, I cannibali di Liliana Cavani, con Pierre Clémenti, Il consigliori di Alberto De Martino, con Martin Balsam.
Tornò agli impegni drammatici iniziali con La luna (1979) di Bertolucci e Identificazione di una donna (1982) di Antonioni. Il declino del genere poliziesco sembrò coincidere con quello della sua carriera ma, dopo un periodo di scarse apparizioni in pellicole non certo indimenticabili, all’inizio degli anni novanta tornò negli Stati Uniti per partecipare, sia pure per parti minori, a film diretti da noti registi internazionali come Tony Scott, Sydney Pollack, Oliver Stone, Steven Spielberg, Steven Soderbergh,Andy Garcia e in varie produzioni televisive. Vive a Miami Beach in Florida. In America riscopre il teatro, partecipando inoltre alla sit-com Frannie’s Turn, che purtroppo dopo una mezza dozzina di puntate naufraga per mancanza di audience. Nel 2011 è ritornato in Italia, dopo un’assenza di vent’anni, per girare il film Roma nuda (rimasto tuttora inedito per problemi distributivi), con la regia di Giuseppe Ferrara, dove interpreta il ruolo di un funzionario di polizia in pensione. Durante una sua intervista per il programma Rai Da Da Da del 2010, ha dichiarato che alla sua morte vorrà essere sepolto sotto la terra di Roma, città che ha regalato all’artista una notorietà inossidabile nonostante i tanti anni di silenzio artistico. Il 14 aprile 2013 è testimone alle nozze di Eva Henger e Massimiliano Caroletti. L’8 ottobre 2014, dopo una lunga gestazione, esce la sua autobiografia, scritta con la collaborazione di Manlio Gomarasca, Monnezza amore mio. Il 16 ottobre dello stesso anno, Milián ha ricevuto il Marc’Aurelio Acting Award alla carriera al Festival internazionale del film di Roma. Nel 2014 è protagonista del documentario The Cuban Hamlet – Storia di Tomas Milian, diretto da Giuseppe Sansonna, nel quale Tomas Milian ritorna dopo 58 anni nella sua Cuba, che aveva lasciato nel 1956. Il film è un’intervista sull’onda dei ricordi e delle emozioni provocate nell’attore dal suo ritorno alla natìa L’Avana. Questa la vita cinematografica del fantastico e inimitabile Er Monnezza. I romani lo ricorderanno per il suo stile semplice.

Agrippino Castania

Alfredo Reichlin ha lasciato un vuoto nella sinistra

È morto a 91 anni Alfredo Reichlin, figlio di Pietro ed Elisabetta Lauro, nato a Barletta, all’età di cinque anni Reichlin si trasferì a Roma, dove il padre esercitò la professione d’avvocato. A Roma Reichlin partecipò alla storica Resistenza con le Brigate Garibaldi, facendo parte dei GAP. Nel 1946 aderi al Partito Comunista Italiano, di cui fu uno dei dirigenti più importanti per circa trent’anni. Allievo di Palmiro Togliatti, fu vicesegretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana e nel 1955 entrò ne l’Unità, di cui dopo un anno diventò vice-direttore.

Promosso a direttore nel 1958, negli anni sessanta si avvicina alle posizioni di Pietro Ingrao, le più a sinistra nel partito. Quando l’attrito tra Togliatti e la corrente di Ingrao diventa inconciliabile, Reichlin è allontanato dai quadri de l’Unità per far spazio alla direzione di Mario Alicata. Da Segretario regionale del PCI in Puglia fu molto attento alla questione meridionale, alla quale dedicò anche alcune sue opere. Deputato nazionale fin dal 1968, durante gli anni Settanta entrò nella direzione nazionale del partito e collaborò con Enrico Berlinguer. Successivamente fu favorevole alle trasformazioni del partito da PCI in Partito Democratico della Sinistra prima, da PDS in Democratici di Sinistra poi, ed infine da DS in Partito Democratico. Dal 1989 al 1992 fu “Ministro dell’Economia” del governo ombra del Partito Comunista Italiano. Sposato in prime nozze con la militante comunista (espulsa nel 1969 per aver aderito al gruppo de Il manifesto) Luciana Castellina, ha avuto due figli: Lucrezia e Pietro, entrambi economisti. Il premier Paolo Gentiloni ricorda così lo storico funzionario comunista: “Ricordo Alfredo Reichlin grande dirigente della sinistra. Una vita esemplare di impegno verso i più deboli e di responsabilità nazionale”.

Egli è stato considerato come uno degli esponenti principali della cultura italiana, giornalista brillante e dotato di una visione concreta delle cose. Berlinguer, Craxi e Cossutta lo ammiravano per il suo coraggio, equilibrio e forza di volontà. Anche Massimo D’Alema ha voluto esprimere il cordoglio di un compagno politico. “Con la morte – afferma D’Alema – di Alfredo Reichlin scompare “un compagno e un amico. E’ una giornata per noi molto importante ma velata di tristezza per la dolorosa scomparsa di Alfredo Reichlin. Abbiamo perduto un compagno, un compagno prezioso. E per molti di noi si tratta della perdita di un amico. Grande personalità della nostra Repubblica che è stato anche, e soprattutto, uno degli ultimi patriarchi della sinistra italiana. Non ha mai amato lo scontro e non ha mai condiviso le asprezze della lotta politica”. Reichlin è stato “uomo di tutta la sinistra, al di sopra e al di fuori dei conflitti che ci hanno lacerato”.

Agrippino Castania

La Rai silura Paola Perego dopo la bufera mediatica

1490001219_rai1“È da mesi che lavoriamo per cambiare i contenuti del daytime, quella parte di televisione che più di tutte, proprio perché si rivolge a un pubblico largo, deve essere coerente con l’identità del servizio pubblico”, adesso “ripensiamo tutti i contenuti”. Lo afferma il Dg della TV pubblica italiana, Antonio Campo Dall’Orto, dopo la chiusura dello show di Rai Uno “Parliamone sabato”. “Un errore lo possiamo fare tutti.
“Sabato – afferma il direttore generale Rai – è successa una cosa enorme: se si arriva a rompere il patto di fiducia con i telespettatori e a dare una rappresentazione completamente inaccettabile delle donne, significa che nessun campanello d’allarme è suonato. Per questo il programma è stato cancellato”. Ha ripercorso, spiega, “tutta la catena di controllo e purtroppo ogni passaggio è stato rispettato”, e la cosa è ancora più grave perché “il problema non riguarda solamente la conduttrice”, ma “un gruppo di lavoro ha ritenuto che fosse accettabile un contenuto inaccettabile per il servizio pubblico”. Farete qualcosa per contenere lo strapotere dei manager esterni? “La verità – risponde – è che quanto più un’azienda ha le idee chiare sulla sua mission, tanto più è indipendente da figure esterne di questo tipo. I manager come Presta”, marito e agente di Paola Perego, “ci sono in tutte le tv del mondo, fanno il loro mestiere, ma sei tu azienda che devi avere la forza per decidere in maniera autonoma senza sottostare alle pressioni”. Ricordiamo la puntata è stata chiusa perché si è discusso dei motivi per i quali scegliere una fidanzata dell’Est con una lista ben precisa. Una puntata ritenuta scandalosa dall’opinione pubblica. “Non ho visto la puntata. Quello che vedo è una rappresentazione surreale dell’Italia del 2017: se poi questo tipo di rappresentazione viene fatta sul servizio pubblico è un errore folle, inaccettabile. Personalmente mi sento coinvolta in quanto donna, mi scuso”. Sgomentata anche il presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, che parla di “lista vergognosa”.
“È inaccettabile che in un programma televisivo le donne siano rappresentate come animali domestici di cui apprezzare mansuetudine, accondiscendenza, sottomissione. Questa vergognosa lista – trasmessa durante la trasmissione ‘Parliamone sabato’, in onda su Rai Uno – è offensiva sicuramente nei confronti delle donne: quelle italiane che non sarebbero sufficientemente brave con i propri compagni e quelle dell’est descritte come dei peluche. Ma offende anche gli uomini, che risulterebbero esseri incapaci di relazionarsi alle donne in modo paritario. Insomma, guardando questo programma la società sembra avere fatto un passo indietro di un secolo. Ed è ancor più grave che ciò sia avvenuto in un programma del servizio pubblico, condotto da una donna e in una fascia oraria pomeridiana. Così si rischia di vanificare i tanti sforzi che la Rai stessa sta facendo per dare un’immagine della donna dignitosa e contemporanea. Per questo mi auguro che siano fatte le dovute verifiche e siano presi adeguati provvedimenti. Con una lista del genere non si fa altro che proporre stereotipi sorpassati da decenni: si rende la donna un oggetto, e da questo alla violenza il passo è breve. In un tempo in cui, nel nostro Paese, una donna ogni tre giorni viene ammazzata dall’uomo che dovrebbe amarla, dobbiamo impegnarci tutti per contrastare lo squallore di certe rappresentazioni e dare alle donne la dignità e il rispetto che meritano” conclude così Boldrini, paladina della dignità femminile.

Agrippino Castania

Prodi sulla Ue: “Ok doppia velocità, ma senza chiusure”

romano-prodiLe “cooperazioni rafforzate” possono servire a ridare slancio al progetto europeo ma solo se “si lascia aperta la porta a tutti gli altri Stati membri”. Così l’ex presidente della Commissione europea, Romano Prodi parlando questa mattina a Montecitorio nel corso del primo evento celebrativo per i 60 anni dei Trattati di Roma.

“Siamo di fronte alla crisi delle istituzioni europee. Dopo la crisi economica, siamo entrati in un periodo di stanchezza, il senso comunitario si è affievolito. Abbiamo bisogno di altre umiliazioni, di essere emarginati ancor di più per poter reagire? Ricordiamoci – ha detto prodi – che nessun Paese europeo può essere protagonista della nuova globalizzazione”.

Per Prodi le “elezioni olandesi hanno dimostrato che il popolo europeo è desideroso di stare insieme,quando arriva il momento del pericolo, al momento del rischio vota la saggezza e credo che gli altri due grandi appuntamenti elettorali di quest’anno daranno lo stesso risultato”.

Intervenendo nel dibatto sull’Europa a due velocità, l’ex presidente della Commissione Ue ha detto: “Non vogliamo un’Europa a più velocità con chiusure, ma un’Europa a più velocità che sia esperimento del nuovo, che con il suo successo rende possibile a tutti in un momento successivo di partecipare”. “Cammino – ha avvertito – che non sarà né breve, né facile”. E ancora: “Penso che quest’anno sarà un anno di attesa, è inutile che pensiamo di fare salti in avanti di fronte a due appuntamenti elettorali” come quello in Germania e Francia. Ma sono successi dei fatti nuovi: da un lato la Merkel ha dato vita a un progetto che avevamo già fatto, quello delle cooperazioni rafforzate. Dall’altro lato uscita la Gran Bretagna è cambiata radicalmente la situazione: l’unico Paese che ha l’arma nucleare e che ha diritto di veto all’Onu è rimasta la Francia mentre Trump ha
detto che gli europei devono provvedere per la difesa. Allora si è aperta la porta ad una cooperazione rafforzata in campo militare: unificando i comandi l’efficacia si moltiplica”.

“Nessun paese europeo può entrare da solo nella leadership mondiale, non lo può fare l’Italia, né la Francia e nemmeno la grande Germania”, ha spiegato Prodi sottolineando che “uniti siamo ancora la più grande potenza industriale del mondo e il più grande esportatore del mondo. Uniti abbiamo il più grande patrimonio scientifico potenziale
del mondo”. “Oggi i protagonisti del mondo sono sempre più Usa e Cina, le nuove reti che legano il mondo sono Gioogle, Apple, Ali Baba, Ebay e potrei continuare a lungo senza citare un nome europeo”.

E sulla doppia moneta ha detto che “l’ipotesi dei matti sono sempre possibili, possiamo immaginare anche quattro monete”. L’ipotesi di una doppia moneta in Italia è stata avanzata anche da Silvio Berlusconi. “Ma – ha aggiunto Prodi – se stiamo nel campo della razionalità non è possibile”

Boldrini-Renzi-scontroE sul fronte interno l’ex presidente del Consiglio ha “escluso il fatto di scendere in campo, per il resto ricordatevi che sono capace di tutto”. Infine interviene con una battuta sul centrosinistra: “In tempi di xylella si salva l’Ulivo eh…”.  “Adesso domina la xylella, che è
fastidiosa”, osserva Prodi che, a chi gli chiede chi rappresenti, oggi per il Pd, la xylella, replica: “Non l’hanno ancora scoperta la xylella, siamo nella stessa situazione…”.

Alla conferenza dei presidenti dei Parlameti Ue è intervenuta anche il presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini che è stata sempre una paladina dell’unità. L’Europa rischia una divisione netta, non sul piano territoriale ma bensì sul punto di vista degli obiettivi. Il Vecchio Continente, dopo la seconda guerra mondiale, ha voluto una grande unione, con l’obiettivo di creare una Comunità europea forte e stabile. “Oggi più che mai, in questa sede, abbiamo anche il dovere – ha sottolineato Laura Boldrini – di interrogarci sulle ragioni per le quali il progetto europeista sta progressivamente perdendo la sua spinta propulsiva. Bisogna prendere atto – spiega – che, nonostante i traguardi raggiunti, l’Europa attuale non funziona. Sembra una macchina con il freno a mano tirato, costretta a procedere a velocità ridotta. Ne sono prova la disoccupazione e le diseguaglianze crescenti, così come l’incapacità di gestire in modo solidale i flussi migratori e di parlare con un’unica voce nelle numerose aree di conflitto ai nostri confini esterni”. Con queste parole, la Boldrini fa intendere di come sia prezioso il recupero di certi valori. Purtroppo negli ultimi anni, in  Europa è cresciuto in modo esponenziale un sentimento pericolosamente anti europeo. “Si tratta di problemi ai quali, per la loro scala globale, solo l’Unione potrebbe dare risposta. Nessun Paese europeo può affrontare da solo queste ed altri grandi sfide. Nel tempo che viviamo nessun Paese è un’isola. E’ dunque paradossale prospettare oggi, in piena globalizzazione, la disgregazione dell’Unione e il ritorno ad assetti istituzionali ottocenteschi. Senza una risposta comune il nostro continente è condannato ad una progressiva e pericolosa marginalizzazione. Chi ha a cuore l’Europa non può chiudere gli occhi su questi problemi sperando che la bufera passerà da sola. Perché la bufera passerà soltanto se sapremo riportare il sereno. Soltanto se sapremo dotare l’Unione di mezzi e forza necessari a rispondere alle aspettative. Occorre reagire, ponendo al centro il rinnovamento della nostra casa comune: l’Europa per prima, Europe first”, spiega il presidente della Camera. Intanto sul fronte Olanda, essa è convinta che alzare i toni in modo così radicale come ha fatto Wilders non paga, si va oltre qualsiasi rispetto, oltre qualsiasi accettabile provocazione. “I cittadini – conclude – comprendono che quelle non sono ricette che mirano alla soluzione dei problemi. Sono sollevata come europeista e come persona che crede in una società che rispetta i diritti di tutti. Spero di non assistere ancora a queste polemiche, perché distruggono ogni forma di rispetto”. Assistere ad una disgregazione europea significherebbe rinnegare pienamente i principi dei nostri padri fondatori.

Alitalia. Tagli ed esuberi, domani incontro con sindacati

Tagli sui costi per un miliardo e aumento dei ricavi pari al 30% entro la fine del 2019. E, questione ancora in bilico, il rischio esuberi: circa 2mila. Sono questi gli interventi previsti dal nuovo piano industriale 2017/2021 approvato ieri dal cda di Alitalia arrivato oggi sul tavolo del governo. Il piano industriale di Alitalia presentato oggi al governo “è un piano molto ampio che contiene numerosi elementi da approfondire e richiede un’implementazione rapidissima”. Lo si legge nel comunicato diffuso dai ministri dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e il ministro dei Trasporti Graziano Del Rio al termine dell’incontro con i vertici della compagnia. “Il lavoro di approfondimento inizia già dalle prossime ore nei rispettivi ambiti di competenza”, si legge ancora nel comunicato. Già la prossima settimana ci sarà un incontro a tre, azienda-sindacati e governo vista la necessità che il management della compagnia incontri al più presto i sindacati per l’illustrazione del piano”. C’è ancora “tanto da lavorare” è il solo commento che i due ministri hanno rilasciato al termine dell’incontro di oggi.


alitalia 2Il Cda di Alitalia ha approvato il piano di rilancio della compagnia 2017-2021 presentato dall’Amministratore delegato Cramer Ball e verificato dall’Advisor indipendente Roland Berger. Lo si legge in una nota ufficiale diffusa al termine del Cda durato circa 6 ore e mezza. È stato cooptato Luigi Gubitosi quale nuovo membro dello stesso Consiglio, in sostituzione di Roberto Colaninno, che ha lasciato il consiglio lo scorso febbraio, con l’intenzione condivisa unanimemente da tutti gli azionisti di conferirgli l’incarico di presidente esecutivo una volta approvato il finanziamento del piano. Il finanziamento del piano da parte degli azionisti è subordinato all’accordo con i sindacati sul nuovo contratto di lavoro e sulle misure relative al personale. Il management di Alitalia presenterà oggi il piano al Governo. Poi i vertici di Alitalia incontreranno i sindacati per illustrare i dettagli del piano che prevede una riduzione dei costi per 1 miliardo di euro entro la fine del 2019 e aumento dei ricavi del 30% entro la fine del 2019. Intanto Luca Cordero di Montezemolo lascerà la presidenza di Alitalia. Lo svelano le principali agenzie di stampa italiane. L’ex numero uno di Ferrari dovrebbe lasciare l’incarico di presidente, ora che è arrivata l’approvazione del nuovo piano industriale, che dovrebbe ricevere un primo via libera già nella riunione del Consiglio di Amministrazione. La decisione però non potrebbe rivelarsi subito operativa. Al suo posto dovrebbe arrivare Luigi Gubitosi. Montezemolo aveva espresso già l’intenzione di abbandonare la carica di presidente senza poteri esecutivi ormai da un paio di mesi, sin da novembre dello scorso anno, ma i soci della compagnia gli avrebbero chiesto di rimanere fino all’approvazione del piano per il suo ruolo di collegamento con Abu Dhabi. Ricordiamo che per le dimissioni sono infatti necessari una serie di passaggi formali e la convocazione di un nuovo consiglio di amministrazione. Intanto lo stesso Montezemolo avrebbe detto a fonti amiche che per lui, la presidenza di Alitalia, è stata una esperienza dirigenziale indimenticabile. Non dimentichiamo che egli ha trovato una situazione gestionale complessa. Il suo successore, come già anticipato potrebbe essere Gubitosi, ex direttore generale della Rai. C’è da vedere cosa cambierà nel piano gestionale dell’azienda dopo che Montezemolo lascerà il suo incarico. L’opinione pubblica è convinta che l’attuale numero uno di Alitalia, sia uno dei pochi dirigenti aziendali italiani capace di gestire una compagnia così complessa.

Agrippino Castania

Il ciclone Trump continua
a sorprendere il mondo

trumpIl presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, durante il suo primo discorso al Paese ha esposto i suoi punti chiave: ampia revisione della riforma dell’immigrazione “per dare lavoro agli americani”, un aumento dei salari, norme per investimenti da mille miliardi di dollari e soprattutto la revisione della riforma sanitaria conosciuta come Obamacare. “Quello oggi stiamo testimoniando e il rinnovo dello spirito americano. I nostri alleati sapranno che l’America è ancora una volta pronta a guidare il mondo, tutte le nazioni del mondo, amici o nemici capiranno che l’America è forte, l’America è orgogliosa, l’America è libera”, ha dichiarato il numero uno della Casa Bianca, iniziando il discorso con una condanna all’antisemitismo e di ogni forma di intolleranza.

Da quando il neo presidente Trump è stato eletto ha dimostrato il suo carattere arcigno. Vediamo nello specifico i punti chiave dell’Obamacare: l’obiettivo della riforma era quello di aumentare la qualità ed affidabilità delle coperture assicurative abbassare la percentuale di popolazione non assicurata, ridurre i costi della sanità sia per le persone che per il governo. La previsione era quella di arrivare a 32 milioni in più di persone tutelate da una polizza sanitaria (e i dati sui risultati della riforma sembrano attualmente confortanti), diminuendo i casi di collasso finanziario delle famiglie americane dovuti alla necessità di cure mediche -eventualità drammaticamente frequente negli USA- con una diminuzione della spesa pubblica destinata alla sanità.

Tutto questo poteva essere possibile solo attraverso l’applicazione di 5 punti fondamentali. In parole povere è una soluzione sanitaria non compatibile ai piani di Trump. Gli Stati Uniti devono prepararsi ad un cambiamento radicale. Oltre alla riforma sanitaria, dovrebbe esserci anche quella della giustizia.