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Aldo Forbice

Chi studia è un ribelle. Il pittore terrorista. Le “Calabrotte”. Gli orchi sono fra noi

Del libro di cui parleremo innanzitutto mi è piaciuta la dedica: “Chi studia è sempre un ribelle. Uno che si mette da un’altra parte rispetto al mondo e, a suo modo,ne contrasta la corsa .Chi studia si ferma e sta: così si rende eversivo e contrario. Forse, dietro, c’è sempre una scontentezza di sé, o del mondo. Ma non è mai una fuga. E’ solo una ribellione silenziosa e,oggi più che mai,invisibile. A tutti i ribelli invisibili è dedicato questo libro”. L’autrice de “La passione ribelle” (Laterza ) è Paola Mastrocola, una scrittrice di lungo corso: ha scritto numerosi romanzi, commedie per ragazzi, raccolte di poesie, saggi sulla letteratura italiana, dopo avere insegnato a lungo in un liceo. Questo libro rappresenta un elogio, della lettura,della riflessione “costruita” sullo studio. Come non condividere l’opinione dell’autrice? “Oggi non si studia più. E’ da predestinati alla sconfitta. Lo studio evoca Leopardi che perde la giovinezza,si rovina la salute rimane solo come un cane…Lo studio è sparito dalle nostre vite. E con lui è sparito il piacere per le cose che si fanno senza pensare a cosa servono. La cosa più incredibile è che non importa a nessuno”.
Sono giudizi che,soprattutto negli ultimi tempi,si trovano sui giornali o nelle conversazioni tra amici. Fanno riflettere più seriamente però quando anche degli scrittori e scrittrici serie, come la Mastracola, le fanno propri,anzi ci confezionano libri,con rabbia,come una provocazione ,che dovrebbe suscitare reazioni forti.. Sotto accusa sono la scuola,le famiglie,forse gli stessi insegnanti,i media,le biblioteche pubbliche e tutte quelle altre istituzioni pubbliche che dovrebbero favorire,incentivare la lettura, gli approfondimenti, la ricerca, lo studio.
Del resto i dati sul costante calo delle letture (nelle biblioteche) e nella vendita dei libri (nelle librerie e nelle edicole) non ci fa essere ottimisti sul futuro. Anche perché neppure i libri digitali ci fanno sperare in una crescita dello studio.
Vorrei occuparmi adesso di un libro curioso,diciamo meglio straordinario di Sergio Campailla, docente di letteratura all’Università Roma Tre (“Wanted – Benjamìn Mendoza y Amor “,Marsilio ). E’ la biografia di un pittore boliviano che attentò negli anni ’70 alla vita del papa Paolo VI, all’aeroporto di Manila. Ne seguì un arresto, un processo ,una condanna a quattro anni di carcere .E poi il protagonista, un pittore indio,scompare ,senza lasciare traccia. Lo scrittore ne ricostruisce, dopo 30 anni, la vita densa di artista e viaggiatore di cento paesi ,che ha rappresentato nelle sue opere la condizione dei poveri e degli emarginati. Figlio di una prostituta, specialista in droghe, va sulle cime delle Ande a visitare le tribù in estinzione nella foresta amazzonica per rappresentare nelle sue tele gli indigeni . Un pittore di grandi qualità che però passerà alla storia solo per un attentato contro il papa,il primo nella storia moderna. Questo libro singolare ,di grande interesse, rappresenta (ma è solo uno dei tenti casi) un esempio della trascuratezza dei media che lo hanno quasi ignorato.
Un collettivo di scrittura,che si chiama Lou Palanca, ha prodotto un libro curioso di notevole interesse: “Ti ho visto che ridevi” (Rubbettino). Ricostruisce storie di donne calabresi emigrate ,”scopo matrimonio”,nelle Langhe. E’ una emigrazione matrimoniale che porta le “calabrotte” arrivate in Piemonte,in una realtà dai costumi e dalla lingua profondamente diversi da quelli del sud. Il libro racconta una di queste storie .La protagonista,Dora,emigra da Riace,lasciando un figlio clandestino”.Questo
bambino diventa adulto e decide di andare a cercare la madre biologica. In Piemonte si incrociano altre storie di immigrazione. Un romanzo corale ,con colpi di scena e sorprese , tipiche dei drammi delle migrazioni e delle difficili integrazioni culturali. Un libro utile che ci fa riflettere anche sulle migrazioni di oggi .
Parliamo adesso di orchi,con una ricerca letteraria di uno studioso dell’Università di Torino,Tommaso Braccini ( “Indagine sull’orco”,il Mulino) .Da secoli generazioni di bambini sono state terrorizzate da una strana creatura,chiamata “orco”. Era un animale immaginario che rapiva i bimbi per portarli nella sua tana e divorarli . La letteratura è ricca di storie sanguinarie di questo tipo. Ne parlano Boccaccio,Ariosto ,Basile (“Pentamerone”) e si ritrovano ampie tracce nelle fiabe regionali e in quelle celebri di Perrault. Ma da dove viene la figura dell’orco? L’indagine è serrata,ma in realtà una certezza assoluta non si trova. Del resto, forse l’orco, ben nascosto, è in ognuno di noi in misura diversa. Vi sono i pedofili, i “nemici dei bambini “, che schiavizzano e sfruttano i piccoli, anche nel mercato degli organi. Gli orchi sono troppo spesso fra di noi. Non c’è bisogno di cercarli nelle fiabe di un tempo remoto.

Aldo Forbice

Chi studia è un ribelle – Il pittore terrorista – Le “calabrotte – Gli orchi sono fra noi

Del libro di cui parleremo innanzitutto mi è piaciuta la dedica: “ Chi studia è sempre un ribelle. Uno che si mette da un’altra parte rispetto al mondo e, a suo modo,ne contrasta la corsa .Chi studia si ferma e sta: così si rende eversivo e contrario. Forse, dietro, c’è sempre una scontentezza di sé, o del mondo. Ma non è mai una fuga. E’ solo una ribellione silenziosa e,oggi più che mai,invisibile. A tutti i ribelli invisibili è dedicato questo libro”. L’autrice de “La passione ribelle” (Laterza ) è Paola Mastrocola ,una scrittrice di lungo corso : ha scritto numerosi romanzi,commedie per ragazzi ,raccolte di poesie,saggi sulla letteratura italiana, dopo avere insegnato a lungo in un liceo. Questo libro rappresenta un elogio, della lettura,della riflessione “costruita” sullo studio . Come non condividere l’opinione dell’autrice  ?  “Oggi non si studia più. E’ da predestinati alla sconfitta. Lo studio evoca Leopardi che perde la giovinezza,si rovina la salute rimane solo come un cane…Lo studio è sparito dalle nostre vite. E con lui è sparito il piacere per le cose che si fanno senza pensare a cosa servono. La cosa più incredibile è che non importa a nessuno”.

Sono giudizi che,soprattutto negli ultimi tempi,si trovano sui giornali o nelle conversazioni tra amici. Fanno riflettere più seriamente però quando anche degli scrittori e scrittrici serie,come la Mastracola, le fanno propri,anzi ci confezionano libri,con rabbia,come una provocazione ,che dovrebbe suscitare  reazioni forti.. Sotto accusa sono la scuola,le famiglie,forse gli stessi insegnanti,i media,le biblioteche pubbliche e tutte quelle altre istituzioni pubbliche che dovrebbero favorire,incentivare la lettura ,gli approfondimenti,la ricerca,lo studio.

Del resto i dati sul costante calo delle letture (nelle biblioteche) e nella vendita dei libri (nelle librerie e nelle edicole) non ci fa essere ottimisti sul futuro. Anche perché neppure i libri digitali ci fanno sperare in una crescita dello studio.

Vorrei occuparmi adesso di un libro curioso,diciamo meglio straordinario di Sergio Campailla ,docente di letteratura all’Università Roma Tre (“Wanted – Benjamìn Mendoza y Amor “,Marsilio ).E’ la biografia di un pittore boliviano che attentò negli anni ’70 alla vita del papa Paolo VI,all’aeroporto di Manila. Ne seguì un arresto, un processo ,una condanna a quattro anni di carcere .E poi il protagonista, un pittore  indio,scompare ,senza lasciare traccia. Lo scrittore ne ricostruisce ,dopo 30 anni,la vita densa di artista e viaggiatore di cento paesi ,che ha rappresentato nelle sue opere la condizione dei poveri e degli emarginati .Figlio di una prostituta,specialista in droghe,va sulle cime delle Ande a visitare le tribù in estinzione nella foresta amazzonica per rappresentare nelle sue tele gli indigeni . Un pittore di grandi qualità che però passerà alla storia solo per un attentato contro il papa,il primo nella storia moderna. Questo libro singolare ,di grande interesse, rappresenta (ma è solo uno dei tenti casi ) un esempio della trascuratezza dei media che lo hanno quasi ignorato.

Un collettivo di scrittura,che si chiama Lou Palanca, ha prodotto un libro curioso di notevole interesse: “Ti ho visto che ridevi” (Rubbettino). Ricostruisce storie di donne calabresi emigrate ,”scopo matrimonio”,nelle Langhe. E’ una emigrazione matrimoniale che porta le “calabrotte” arrivate in Piemonte,in una realtà dai costumi e dalla lingua profondamente diversi da quelli del sud. Il libro racconta una di queste storie .La protagonista,Dora,emigra da Riace,lasciando un figlio clandestino”.Questo

bambino diventa adulto e decide di andare a cercare la madre biologica. In Piemonte si incrociano altre storie di immigrazione. Un romanzo corale ,con colpi di scena e sorprese , tipiche dei drammi delle migrazioni e delle difficili integrazioni culturali. Un libro utile che ci fa riflettere anche sulle migrazioni di oggi .

Parliamo adesso di orchi,con una ricerca letteraria di uno studioso dell’Università di Torino,Tommaso Braccini ( “Indagine sull’orco”,il Mulino) .Da secoli generazioni di bambini sono state terrorizzate  da una strana creatura,chiamata “orco”. Era un animale immaginario che rapiva i bimbi per portarli nella sua tana e divorarli . La letteratura è ricca di storie sanguinarie di questo tipo. Ne parlano Boccaccio,Ariosto ,Basile (“Pentamerone”) e si ritrovano  ampie  tracce nelle fiabe regionali  e in  quelle celebri di Perrault. Ma da dove viene la figura dell’orco ?  L’indagine è serrata,ma in realtà una certezza assoluta non si trova. Del resto ,forse l’orco ,ben nascosto, è in ognuno di noi in misura diversa. Vi sono i pedofili, i “nemici  dei bambini “, che schiavizzano e sfruttano i piccoli , anche nel mercato degli organi. Gli orchi sono troppo spesso fra di noi. Non c’è bisogno di cercarli nelle fiabe di un tempo remoto

Aldo Forbice

Gli interessi dei cittadini? Grillo difende solo il suo Blog

Non ho alcun dubbio: sto dalla parte del presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella. Per troppo tempo, infatti, ci siamo baloccati ,definendo la Rete “anarchica”, liberale, ”contro il potere “,libera,autonoma dalle lobbies,ecc. E per troppo tempo ci siamo schierati contro ogni proposta che tendeva a regolamentare l’incontrollato afflusso di notizie,senza conoscerne la veridicità,senza alcuna verifica: informazioni vere,false,tendenziose,calunniose ,anche “pericolose” (perché a sfondo criminale).
Finalmente ora un’autorità importante,come l’Antitrust, trova il coraggio di dire “Basta” e Pitruzzella propone, non di creare improponibili forme di censura,ma di rafforzare la tutela dei diritti della Rete. “Se vogliamo controllare il potere politico – aggiunge – ed evidenziare quello che di sbagliato politici ed uomini dell’economia fanno,dobbiamo avere una Rete che sia credibile. Occorrono informazioni vere ,altrimenti c’è la nebbia e la nebbia non giova mai alla democrazia”. Ovviamente il solito Beppe Grillo ha parlato a sproposito ,nel suo abituale stile cialtronesco,di “Tribunale dell’Inquisizione”, come se si volesse mettere in discussione il suo blog e non le fandonie e falsità che il suo,come tutti gli altri blog ,pubblicano impunemente. Senza contare gli insulti sistematici,le calunnie a getto continuo, le post,anzi “le non verità “ che ogni giorno migliaia di navigatori pubblicano impunemente .
Quasi nessuno interviene ; raramente la polizia postale se c’è una denuncia motivata, quasi mai i gestori . Si pubblica di tutto, come si sa : “fogna a cielo aperto” l’ha definita più di uno scrittore. Per la verità , le definizioni negative si sprecano,visto che tutti ne siamo vittime. Se qualcuno scrive delle falsità sul tuo conto,anche anonimamente ,deve decidere di incaricare degli avvocati ,per rintracciare l’autore e presentare querela .Ma a parte le spese che deve sostenere il malcapitato ,il cittadino medio non se la sente di avventurarsi in un percorso di procedure tecniche,burocratiche,oltre che onerose, che potrebbe persino farlo diventare ancora più vittima di prepotenze di cialtroni ,sempre pronti – per invidia,cattiveria gratuita e altre ragioni – a procurare danni di immagine a chiunque viene preso di mira. Personalmente , sono da anni una vittima della Rete. Vorrei premettere i grandi,insostituibili vantaggi di questo strumento di comunicazione ,purtroppo però vi sono i navigatori incivili che riescono a inquinare una grande conquista dell’umanità per l’uso nefasto che ne fanno .
Volete un esempio ? Eccolo .Il web è utilizzato largamente dalla criminalità e dai pedofili .Secondo i dati di fine 2016 è stato registrato un arresto la settimana per pedofilia; 313 minorenni,quasi uno al giorno,sono stati adescati sulla Rete in un anno e più di 1900 siti sono stati inseriti nella black list istituita,per legge,dieci anni fa. Gli investigatori della polizia postale hanno condotto 576 indagini che hanno portato a 51 arresti e 449 denunce. Per non parlare degli arresti per traffico di droga,furti,delle minacce terroristiche,anche di matrice islamiche, e degli hacker. Negli ultimi tempi il web è diventato uno strumento di pubblicità anche della prostituzione,compresa quella minorile. Per la verità il mercato del sesso da anni trova un’ampia collocazione sulla rete,ma da qualche tempo anche l’offerta di prestazioni a pagamento è diventata esplicita ( e anche volgare),senza alcun controllo,di polizia o semplicemente interno alla rete . L’involgarimento è dunque più diffuso di un tempo,così come le bufale e le bugie trasmesse da troppi blog e giornali online. Questi ultimi raramente vengono realizzati da giornalisti,quindi gli operatori non sono tenuti neppure a rispondere all’Ordine professionale. Chiunque può scrivere e mandare in rete notizie, analisi “approfondite” e dati che non vengono verificate da alcuno. Questa non è libertà di stampa, ma solo arbitrio, certi dell’impunità,di troppe persone prive di scrupoli. E allora ben venga una legge che regolamenti il web, con un controllo pubblico,senza ovviamente alcun potere di censura,ma semplicemente per colpire i criminali e chi attenta alla libertà di stampa (quella vera e non quella sbandierata per coprire malefatte) e ai diritti dei cittadini .
Se il comico Grillo non si rende conto di questo significa che si preoccupa solo degli interessi (finanziari) del suo blog e non di quelli (civili) dei suoi stessi elettori.

Aldo Forbice

Le radici del nostro malessere. I difficili passaggi. Un liberale anarchico. Dante ‘rivisitato’

Piero Craveri è uno storico di lungo corso. Ha insegnato negli atenei di Roma, Genova, Messina e Napoli. In quest’ultima città ora è professore emerito all’Università Suor Orsola Benincasa ed è anche presidente della Fondazione Benedetto Croce. Si occupa di storia contemporanea da oltre quarant’anni e il suo libro, uscito da pochi giorni, “L’arte del non governo” (Marsilio) rappresenta una rilettura lucida della storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi, con tutti i problemi ,politici,economici e sociali irrisolti che conosciamo.
A scorrere l’indice del voluminoso saggio (quasi 600 pagine) i temi analizzati ci sono tutti: dalla storia dei partiti alla “forma di governo” nella Costituzione, dall’opera incompiuta di De Gasperi,al fallimento del centro sinistra e al mancato consolidamento della struttura economica italiana, alla crisi degli anni ’70, alle “occasioni mancate” degli anni ’80, al declino della cosiddetta Seconda repubblica . Da questa rigorosa analisi emerge in primo luogo l’incapacità di una classe dirigente a dirigere un paese industriale, l’invadenza dei partiti sulle istituzioni, a cominciare dal governo. L’autore osserva che non la crisi degli ultimi decenni non è attribuibile solo alla difficile congiuntura economica ,alla crisi internazionale ma soprattutto alle forze politiche che non hanno saputo affrontare, per smaccate ragioni di parte, la questione centrale della stabilità della democrazia italiana, anche perché non hanno messo in campo quelle necessarie riforme per rinnovare le nostre istituzioni. E’ da questi antichi nodi irrisolti che nasce il profondo malessere di oggi e il pericoloso declino della nostra repubblica. Un libro che lascia, leggendolo, una profonda amarezza e rivela anche il grande coraggio di uno studioso che ha saputo individuare le ragioni profonde del nostro malessere.
Un’altra storica seria, Mariuccia Salvati (ha insegnato per molti anni all’Università di Bologna) si è occupata di un altro importante capitolo della storia repubblicana nel saggio “Passaggi – Italiani dal fascismo alla Repubblica” (Carocci editore). Passaggi? Sono quelli affrontati dagli italiani nel primo Novecento e nel secondo dopoguerra, con particolare attenzione al loro rapporto con il fascismo, la guerra, il crollo del regime, la Resistenza, la scelta della Repubblica. Passaggi collettivi, di massa, ma anche individuali.
Il saggio concede largo spazio anche alla questione del linguaggio: un linguaggio di verità, di realismo, di concretezza, riscoperto, fra l’altro, nei testi di grandi giornalisti e scrittori, come Alvaro, Savinio, Bontempelli, De Ruggiero, Moravia, Brancati. L’analisi dell’autrice ruota però attorno alla guerra ,passaggio necessario per la formazione di una nuova classe politica, democratica, antifascista. Una classe politica nata nel dopoguerra, con meriti largamente superiori alle generazioni di politici seguite dopo, soprattutto negli anni più vicini a noi (e qui ritorna in campo la dissacrante analisi di Craveri) .
Ancora uno storico, questa volta molto giovane: Alberto Mingardi,dell’Università di Milano, che ha scritto un bellissimo saggio su una figura avventurosa e avvincente del mondo culturale inglese (“Thomas Hodgskin, discepolo anarchico di Adam Smith”, Marsilio), poco nota al grande pubblico. Merito dell’autore è di aver riscoperto questo storico intellettuale (1787- 1869), la cui prima biografia è dovuta ad Elie Halèvy (1870-1937) che accostò Hodgskin a Karl Marx. E quest’ultimo lo apprezzò, al punto da definire le sue opere “ fra le produzioni significative dell’economia politica inglese”. Il titolo dà un’idea telegrafica del pensiero di questo stravagante intellettuale, ma ha il pregio di dar conto della forte influenza esercitata su di lui da Adam Smith, ma anche della natura anarchica del suo pensiero. Una contraddizione? Certo, ma collima perfettamente col profilo del personaggio analizzato.
Infine, vorremmo segnalare una monumentale opera in tre volumi della Divina Commedia, con la revisione del testo e commenti di Giorgio Inglese (docente di letteratura italiana all’Università La Sapienza di Roma). Il cofanetto, con i tre volumi della “Commedia“ (Inferno, Purgatorio, Paradiso), pubblicato da Carocci, riassume i testi di un grande esperto del poema dantesco, per la prima volta, in un insieme organico. Non c’è lettura di Roberto Benigni e di altri più esperti “lettori” della Commedia in grado, come questo lavoro di un insigne studioso,di far capire veramente i versi del maestro Alighieri.

Aldo Forbice

La cultura come marmellata? Un socialista con gli occhiali. Silone cristiano – le difficili metafore

“La cultura è come la marmellata”. E’ questo il titolo di un libro curioso di un’autrice molto curiosa e bizzarra,la giornalista Marina Valensise (Marsilio editore) ,che è stata per quattro anni direttrice dell’Istituto italiano di cultura a Parigi . Il titolo è mutuato da una scritta sui muri della capitale francese degli anni della contestazione giovanile: “La cultura è come la marmellata .meno ne hai più la spalmi “. L’Italia,invece,come ben sappiamo,ha un patrimonio culturale ricchissimo . L’autrice definisce il nostro paese “una grande potenza culturale inconsapevole “. La cultura ,infatti,in Italia è dappertutto . Il libro della Valesise è un racconto della sua esperienza a Parigi (2012-2016),dei suoi sforzi per rinnovare la sede ( lo storico Hotel de Galliffet),per ampliare il numero dei frequentatori (40 per cento in più, incrementando il numero delle iniziative ,sino a 260 all’anno) e cercando anche le sponsorizzazioni private,viste le risorse sempre più limitate. Non è stato facile,anche perché , l’autrice,ha dovuto fare i conti con la burocrazia ,le scarse capacità e la carente volontà dei funzionari e impiegati della sede abituati a vivacchiare. Una caratteristica comune a quasi tutti i 90 istituti culturali italiani all’estero.
Una testimonianza questa dell’attivo lavoro di una intellettuale italiana ,ma è anche una provocazione che fa riflettere sulla necessità di riformare ( e potenziare) gli strumenti culturali del nostro paese all’estero.
Occupiamoci adesso di due intellettuali socialisti. Il primo ,Antonio Landolfi (“Il socialista con gli occhiali”, Rubbettino) ,è stato un politico di vasta cultura. Per diverse legislature è stato senatore ,membro della direzione e della segreteria del Psi , sempre fedelissimo di Giacomo Mancini. Ha insegnato in diverse università ( alla Sapienza di Roma,all’Aquila,Palermo e Luiss),ha scritto numerosi saggi di storia e politica,
“Il socialista con gli occhiali”(che non è un bel titolo) è un libro composito: una parte è composta da frammenti di autobiografia,un tentativo di Landolfi di “costruire” una storia della sua vita politica utilizzando i suoi stessi scritti. Un’altra parte è composta da testi e testimonianze di amici politici sull’opera di Antonio. Un libro di grande interesse anche per la storia del Psi e del nostro paese .Rappresenta- scrivono le tre curatrici- il “pensiero autentico di un autentico socialista che provò a raccontarci qualcosa della nostra storia” ( Adriana Martinelli,Laura e Flavia Landolfi).
Il secondo libro parla di un altro grande socialista,Ignazio Silone. L’autore di “Fontamara” amava definirsi “ un socialista senza partito e un cristiano senza Chiesa”. Del Silone politico se ne è parlato a lungo in molti libri; del Silone cristiano se ne occupa ora lo storico Sergio Soave con “Prendere Cristo sul serio” (Cittadella editrice). Soave ripercorre il difficile itinerario cristiano dell’intellettuale socialista. Silone aveva fatto dolorosamente i conti col comunismo,si era schierato con il movimento socialista,subendo le sofferenze delle lacerazioni e delle scissioni. Nel suo credo religioso , leggeva le aspirazioni alla giustizia , e riusciva a coniugare il socialismo con il cristianesimo ,ricavandone ispirazione per il riscatto dei poveri e degli ultimi. Ma anche nella Chiesa cattolica Silone trovava motivi di insoddisfazione e di “tradimento” del Vangelo,anche se ribadiva sempre ,”vi sarà sempre qualche cristiano che prenderà Cristo sul serio”. Soave ha approfondito con rigore e passione di studioso,il “lato oscuro” dello scrittore de “L’avventura di un povero cristiano”,fondamentale per comprendere la complessità di questo scrittore.
Infine,due parole su un tema ricorrente : la metafora. Ce ne occupiamo con due studiose del linguaggio dell’Università di Cagliari : Francesca Ervas ed Elisabetta Gola,che hanno scritto “Che cos’è una metafora” (Carocci editore) .
”La metafora non è solo uno strumento retorico o un abbellimento letterario,ma permette anche di esprimere in modo efficace il proprio pensiero e di creare connessioni inedite con concetti o immagini in vari ambiti del pensiero”. In altre parole ,la metafora non è solo un’astuzia retorica ,è un potente strumento del pensiero in diversi ambiti del sapere. La ricerca si concentra quindi non solo sulla letteratura,ma anche sulla filosofia e sul linguaggio nelle sue diverse applicazioni. Le due studiose hanno compiuto un’analisi rigorosa che chiarisce molti dubbi e apre le strade per nuove e più approfondite ricerche.

Aldo Forbice

La crisi della stampa: “Una boccata d’ossigeno”. Convegno del dipartimento cultura Psi

Di crisi dei media e della carta, in modo particolare, ne abbiamo già parlato, ma qualche giorno fa il Dipartimento cultura del Psi ha affrontato l’argomento, con un convegno nella sede della Fuis (Federazione unitaria scrittori), a Roma. Mentre gli esperti discutevano, analizzando la recente legge sull’editoria, una nota d’agenzia confermava i dati della “catastrofe” nel campo della stampa quotidiana e periodica. Infatti, secondo uno studio di R&S di Mediobanca (che ha riassunto i bilanci dei nove maggiori gruppi editoriali  del nostro paese, che valgono il 70 % del giro d’affari complessivo) si denunciava che l’editoria italiana aveva perso, dal 2011 al 2015, un terzo del suo fatturato (due miliardi di euro), cancellando oltre un milione di lettori.
La flessione su base annua è stata di 460 mila lettori in meno (-10,6% ,dati ottobre 2016 ) che ha portato a 3,6 milioni le copie diffuse in media ogni giorno (contro i cinque milioni e mezzo di qualche anno fa ). La crisi dunque appare irreversibile per le aziende editoriali ( e per le edicole : ne sono state chiuse ben 16 mila negli ultimi due anni ). Il calo delle vendite,non appare compensato dall’incremento della lettura dei giornali online (peraltro ancora quasi tutti gratuiti) e sono stati  accompagnati dall’altro preoccupante fenomeno della flessione della pubblicità negli ultimi anni ( 3,5- 5%  annuo) .

All’incontro,promosso dal Dipartimento cultura Psi,hanno partecipato i direttori generali della Fnsi (Federazione della stampa),Giancarlo Tartaglia, della Fieg (Federazione editori giornali),Fabrizio Carotti, il consigliere dell’Inpgi Edmondo Rho,l’esperto di distribuzione e marketing Walter Marossi , direttori di quotidiani ,giornalisti ,piccoli editori ed esperti del settore.

Dall’analisi approfondita della recente legge sull’editoria è emerso il comune giudizio che si tratti di “un provvedimento tampone”,con qualche innovazione  e che non riuscirà ad affrontare “in modo strutturale” ed organico una riforma globale dell’editoria (carta stampata ,web ,tv e radio).

Oggi tutti i gruppi editoriali ,anche quelli piccoli,stanno affrontando la crisi con provvedimenti drastici,che comportano licenziamenti,cassa integrazione dei giornalisti ,prepensionamenti ,taglio di collaboratori,con le conseguenti eliminazioni di edizioni locali, accorpamenti di strutture redazionali ,oltre al blocco di assunzione per i giovani che ,usciti dalle scuole di giornalismo e diventati professionisti, si vedono sbarrata la strada di un lavoro sicuro . E ,infatti,la stragrande maggioranza   finisce con l’imboccare la strada del precariato e del lavoro nero ,con la sola alternativa di “cambiare mestiere”.

“La crisi è la più grave del dopoguerra”,ha sottolineato Tartaglia. “Oggi la tecnologia ci porta alla crisi ,alla chiusura di  giornali e alla perdita di posti di lavoro ,soprattutto dei giornalisti “,ha aggiunto Carotti. Tutto questo sta arrecando anche un grave danno ai bilanci dell’Inpgi. Rho non è stato eccessivamente pessimista,come molti altri giornalisti ( che addirittura ipotizzano fra un anno o due l’assorbimento dell’Istituto nell’Inps,come è avvenuto con l’Inpdai e  con altri enti previdenziali ) ma non ha sottaciuto il bilancio in rosso  dell’ente e il rischio che i deficit possano aumentare a livelli preoccupanti per le pensioni dei giornalisti,quelli di oggi e soprattutto quelli di domani .

La legge rappresenta comunque una boccata d’ossigeno per la nostra editoria .Col nuovo Fondo per il pluralismo e l’innovazione garantisce,oltre ai 200 milioni di euro già stanziati con diversi provvedimenti, si aggiungeranno altri 100 milioni l’anno provenienti dalle eventuali maggiori entrate derivanti dal canone Rai in bolletta. Anche i concessionari di pubblicità dovranno contribuire ad alimentare il Fondo con un contributo (simbolico) dello 0,1% del reddito complessivo annuo. I beneficiari esclusivi saranno i giornali cooperativi,le aziende senza fini di lucro,comprese le testate in formato digitale,le tv locali ,escludendo i giornali di partito e i grandi gruppi .Saranno ,inoltre, premiate tutte quelle testate che favoriranno l’assunzione dei giovani giornalisti .

 Una legge quindi che dovrebbe garantire il pluralismo, almeno più che in passato. Lo vedremo dai regolamenti che nelle prossime settimane saranno approvati e dalle procedure ,meno burocratiche  degli anni scorsi (almeno si spera), che saranno seguite. In ogni caso, i “buchi” e gli interrogativi rimangono .Speriamo però che  questo provvedimento possa essere il primo passo per una più organica legge di sistema .

Aldo Forbice     

Giornali e libri, come fronteggiare il declino di una crisi sempre più forte 

Editoria-finanziamentiLa crisi della carta stampata (giornali e libri) ha assunto ormai da tempo proporzioni preoccupanti. Una crisi ormai sotto gli occhi di tutti: quotidiani e periodici che muoiono o languono . Non solo i giornali nazionali,ma anche quelli  regionali soffrono il calo delle vendite, la costante riduzione delle entrate pubblicitarie, la distribuzione che diventa ogni giorno più selettiva e onerosa. La conversione  dei quotidiani in giornali online, che molte imprese giornalistiche stanno faticosamente attuando, non  garantisce sufficienti  ricavi, in termini di apporti da inserzioni pubblicitarie e di contributi  dei “lettori  informatici”, essendo ancora gratuita (o quasi ) la fruizione  dell’informazione via computer.

Anche nel campo della editoria libraria non si può essere ottimisti .Il mercato del libro in Italia è costantemente in calo .Per fare un solo esempio: nel 2012  si vendevano nei canali noti (librerie,librerie online e grande distribuzione)  oltre 101 milioni di copie,per un fatturato di 1317 milioni di euro; nel 2014 le copie sono state meno di 92 milioni e nel 2015 ancora di meno (-4 % sul 2014 e – 1,9 %  del fatturato) Un mercato dunque in fase declinante ,con una distribuzione asfittica (chiudono le librerie,si riduce la vendita nelle edicole, non decolla, come dovrebbe, il digitale, le case editrici  si fondono e comunque trovano nuove forme di aggregazioni che mettono in crisi il pluralismo ).

Una boccata d’ossigeno è ora arrivata con l’approvazione della legge sull’editoria (istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione,ridefinendo i contributi pubblici per l’editoria ,ecc.)  . Servirà questa legge per  contrastare le crisi dell’editoria? E in  che modo?  In quali altri modi  lo Stato può  intervenire ?

Per un’analisi del sistema editoriale il Dipartimento cultura del Psi  e la Fuis (Federazione unitaria degli scrittori) hanno promosso un incontro di esperti e responsabili dei diversi settori e interessi del sistema editoriale italiano. L’incontro si terrà a Roma mercoledì  23 novembre, in piazza Augusto Imperatore, 4 alle ore 16.30.

Breve introduzione, Aldo Forbice

– On. Oreste Pastorelli  (Psi, esperto legge sull’editoria )

– Giancarlo Tartaglia, direttore generale della Fnsi (Federazione della stampa )

–  Maurizio Costa, presidente della Fieg (Federazione editori giornali )

– Edmondo Rho, Consiglio di amministrazione Inpgi

– Testimonianza :  Gaetano Pedullà ,direttore de “La Notizia” (giornale su carta e online)

– Prof. Francesco Mercadante, presidente della Fuis

– Mauro Mazza,giornalista e scrittore

– Elia Fiorillo, giornalista

– Libri / Ev. Intervento  rappresentanti dell’Aie (Associazione imprese editoriali )

– Walter Marossi ,esperto di distribuzione e imprenditore librario nei grandi aeroporti

– Fabio Furnari,direttore editoriale della rivista “I Quaderni di Corus Cafè V e piccolo

Editore.

– Interventi del pubblico

L’incontro sarà coordinato da Aldo Forbice,giornalista e scrittore .

Presiederanno l’on. Oreste  Pastorelli e i presidenti della Fuis, Francesco Mercadante e Natale Antonio Rossi .

L’incontro sarà trasmesso in streaming

Fanatismo ideologico e (grave) crisi della stampa

Persino Michael Moore, il regista che non è stato mai tenero con i potenti (e che ha fatto un film di feroce critica a Trump,”Trumpland”) ha dichiarato che  si deve cercare di capire le ragioni dei sostenitori del tycoon,lanciando un appello “agli elettori di sinistra depressi”. Il film non offende,non provoca ,non offende i sostenitori di Trump: ha ecceduto soltanto quando ha paragonato ,alla vigilia delle elezioni la Clinton al Papa,anche se  ,in passato,non  aveva mai dimostrato di stimarla . Tuttavia,Moore ,anche se schierato apertamente,non ha detto che gli elettori di Trump (60 milioni di americani) sono degli imbecilli,come –  ha stigmatizza rabbiosa  Hillary e quel che è peggio molti colleghi giornalisti italiani ,che si sono allontanati,anzi non si sono mai avvicinati ,a quella metodologia basata sull’osservazione,il ragionamento,l’analisi del voto,lasciandosi invece dominare  dal pregiudizio,dall’influenza ideologica e politica e dal sentimento che ,schematicamente,definiamo  antipatia dell’uomo ed anche invidia (umanamente  comprensibile,ma personalmente disdicevole) della sua ricchezza,della sua popolarità,persino delle donne belle che lo circondano . Nel nostro piccolo ,anche in Italia ,abbiamo vissuto qualcosa di simile con altri uomini di governo e potenti. Ma ci ha stupito che giornalisti famosi ,come Massimo Gramellini  (“La Stampa” e Tg3) e Michele Serra (“La Repubblica”,un tempo “L’Unità “) si lascino andare a insulti grossolani nei confronti,non solo del presidente americano eletto,ma anche nei confronti degli elettori ( ripetiamo, 60 milioni ),definiti “ignoranti”,”stupidi”, “arroganti”,”fanatici”, “razzisti “,ecc.,ecc.  Per la verità l’elenco dei giornalisti che,prima e dopo le elezioni Usa,si sono schierati acriticamente con la moglie di Bill Clinton sono stati molti,credo la maggioranza dei media (giornali ,tv e radio,compresi) ,accreditando la tesi di una ricerca ,pubblicata da “La Voce.it “ ( che ha messo a raffronto i dati di una indagine dell’Eurobarometro con quelli di “The Worlds of Jornalism Study”). Il risultato ? Viene confermata la posizione ideologica della grande maggioranza dei giornalisti italiani : “la  distribuzione ideologica dei giornalisti italiani che appare marcatamente posizionata a sinistra rispetto a quella degli italiani in generale “. Questo significa che la fiducia degli italiani di idee politiche diverse da quelle dalla media dei giornalisti arriva a stento al 30 %,mentre chi ha una posizione ideologica vicina  a quella della dei giornalisti raggiunge il 65 % . E’ evidente l’attuale disequilibrio del mercato dei media, a cui diversi esperti attribuiscono anche la grave crisi che sta attraversando  soprattutto la carta stampata. Infatti i dati dell’Eurobarometro confermano che i lettori più assidui dei giornali sono quelli che rivelano una formazione ideologica più affine a quella della media dei giornalisti. In sostanza il “circuito mediatico”,almeno della carta stampata (il più influente,rispetto alla tv e alla radio e persino del web) si autodiffonde e  si autoriproduce perche chi continua a comprare i giornali ha la stessa visione di chi li scrive.  Il paradosso andrebbe ancora ampliato e approfondito. Per ragioni di spazio poniamo solo qualche domanda: la crisi dei media ,ormai in corso da anni,sta pericolosamente restringendo il pluralismo del’informazione. E  quello che viene comunemente etichettato “di sinistra”non tiene in alcun conto della estrema differenziazione  del variegato mondo della sinistra .E  in questo ambito i giornali laici,liberali ,libertari, radicali ,socialisti sono,come ampiamente noto, quasi ridotti a zero. Così  come sono una rarità le voci (giornalisti,opinionisti,scrittori,operatori culturali) veramente autonome,non inquadrate politicamente nei grandi partiti politici o in movimenti (come 5Stelle) che comprimono la libertà di espressione,magari utilizzando la “dittatura della Rete” ,manovrata da interessi personali,di gruppo ,finanziari ed economici . Su tutto ora domina la Grande Crisi del sistema editoriale che,sta smantellando l’industria editoriale e il mondo dei giornali : una mutazione che nulla ha a che vedere con quella tecnologica degli anni 60-70 ,della composizione a freddo,cioè della sostituzione delle linotype con i computer ( che comportò il licenziamento di migliaia di tipografi). La crisi attuale si chiama alti costi di produzione a causa anche dell’impressionante riduzione di lettori e della pubblicità .Una crisi che nessuna legge (come quella approvata di recente) che non  potrà risolversi a breve tempo e che la Rete  non potrà servire,se non in piccola parte.

Il Dipartimento cultura del Psi,di cui sono coordinatore,ne discuterà in questi giorni in un apposito convegno con esperti ,giornalisti e presidenti della Federazione della stampa e della Federazione editori .

Aldo Forbice      

La “forza” del 1960, dopo “i professionisti dell’antimafia”, la Shoah, anarchia diffusa

Non sappiamo ancora esattamente perché Alfio Caruso abbia scelto il 1960 , come titolo del suo nuovo libro, che definisce “il miglior anno della nostra vita” e che analizza. in ogni dettaglio.  Ne scrive da un punto di vista economico,politico,sociale,culturale e persino dello spettacolo. Un innamoramento incredibile per quell’anno: l’inizio degli anni del boom,purtroppo durati poco. Alfio Caruso,un giornalista  e scrittore, che ha sempre registrato buoni successi con i suoi libri sulla mafia e sulla storia del  Novecento , ora si cimenta  ( “1960”,Longanesi editore ), con un  anno cruciale della nostra era contemporanea. Il libro comincia con la citazione del “Financial Times” (l’11 gennaio ’60) che assegna alla lira l’Oscar delle valute e con le opinioni di autorevoli banchieri stranieri che confermano il “miracolo “ italiano,largamente superiore a quello tedesco. L’autore ricorda poi i successi italiani non solo in economia,ma anche nella costruzione delle infrastrutture (ferrovie,autostrade,ecc.),delle crescita di grandi aziende,come  Enel ,Eni,dell’allora Cnen (energia nucleare),ecc .Si sofferma poi sulle trasmissioni televisive “leggere”,ma  di qualità, che influenzavano tanto gli italiani (“Il Musichiere”,”Non è mai troppo tardi”,ecc.) e dei film che rimarranno nella storia del nostro cinema (“La grande guerra” di Monicelli,”La dolce vita” di Fellini ,”Rocco e i suoi fratelli” di Visconti e numerosi altri capolavori ). Un libro ,quello di Caruso, sicuramente nostalgico,ma che fa riflettere sulle miserie dei nostri anni , sulle sterili polemiche di oggi e forse ci fa capire quanto sia difficile uscire dalla palude in cui ci troviamo da troppi anni .

Vi ricordate quando Leonardo Sciascia parlava polemicamente dei “professionisti dell’antimafia”. Adesso un giornalista ,specializzato in libri sulla criminalizzata organizzata, riprende il concetto ,per attualizzarlo e ampliarlo. Infatti,Giacomo Di Girolamo ,nel libro “Contro l’antimafia” (ilSaggiatore) che quella definizione è superata perché  “oggi comanda un’oligarchia dell’antimafia e chiunque osi metterla in discussione viene accusato di complicità”. Di Girolamo non teme ritorsioni da parte di alcuno, commenta con amarezza che, per combattere seriamente  Cosa Nostra , è  necessario ripartire da zero,buttando alle ortiche la militanza settaria per abbracciare gli strumenti della cultura,dell’onestà intellettuale e dell’impegno ,  mirato solo a sconfiggere la criminalità,rifuggendo da ogni interesse personale o politico. Encomiabile proposito,che appartiene però,purtroppo,solo a poche persone,anche perché la stessa Commissione antimafia,che pure in passato  ha avuto grandi meriti, ora sembra ,osserva l’autore ,”ridotta alla reiterazione di riti e mitologie svuotati di significato”. Forse la rabbia dell’autore gli  fa esprimere incontrollati umori,ma non siamo convinti che abbia del tutto torto.

Un libro testimonianza rinnova una tragedia mai dimenticata,quella della Shoah .Un sopravvissuto da Aushchwitz ,Alberto Mieli,racconta alla  nipote Ester, la sua infernale esperienza da deportato in un lager.

Nel libro  ( “Eravamo ebrei”,Marsilio editori) ricorda prima la vita in una Roma nazifascista,la sofferenza subita con le leggi razziali e il giorno dell’arresto ,il 16 ottobre 1943,da parte delle SS. Ancora oggi non dimentica il suo arrivo con i vagoni piombati dei lugubri treni nazisti nel campo di sterminio ,l’odore acre dei corpi che bruciavano nei forni crematori,la stanchezza e la fame continua che portava alla pazzia e alla morte migliaia di prigionieri. ”Ad Auschwitz ho visto l’apice della cattiveria umana”. Non sono racconti nuovi quelli di Alberto Mieli. La letteratura sulla Shoah si arricchisce ogni giorno di più. Ma  indigna  ,proprio per questo,sempre di più l’indifferenza e,peggio ancora,il negazionismo  che si diffonde pericolosamente anche fra i giovani.

Infine,segnaliamo un pregevole saggio di Luigi Bonanate (“Anarchia o democrazia”,Carocci editore),docente di relazioni internazionali all’Università di Torino. Lo studioso analizza i cambiamenti nella politica internazionale dal 2001 (dopo l’attacco alle Torri gemelle) ad oggi,mettendo il dito sulle “piaghe” delle occasioni perdute  della politica (le logiche diplomatiche ,in particolare) che non hanno favorito la ricerca della pace e la sconfitta del fanatismo ideologico e religioso. La conseguenza è che oggi il mondo è dominato da tendenze anarchiche che possono essere contrastate soltanto se si fa ricorso a una democrazia più  ampia e di qualità superiore a quella attuale.

Aldo Forbice 

Premio Sakharov a Nadia e Lamiya e a tutte le donne yazite

Siamo molto contenti,anche perché siamo stati tra i primi a parlare delle ragazze yazide, a cui è stato assegnato ora il Premio Sakharov del parlamento europeo. Ce ne siamo occupati sull’Avanti on line e anche in altri giornali .

In particolare,dopo l’encomiabile iniziativa di Pia Locatelli (presidente della Commissione diritti umani della Camera) ,che ha invitato Nadia Murad per un’audizione  , facendo poi approvare dalla sua Commissione una mozione  che sollecita il riconoscimento del parlamento europeo del genocidio del popolo yazita. ,così come prescrive la Carta delle Nazioni Unite del 1948.

Vogliamo ricordare che Nadia Murad venne sequestrata ,all’età di 21 anni,dalle bande dell’Isis  e  ridotta in schiavitù,insieme ad altre 5000 donne e alcune migliaia di bambini yaziti (questi ultimi vengono addestrati come soldati e avviati a combattere e a torturare i nemici).

 Le donne vengono (ancora oggi) sistematicamente violentate e impiegate per i servizi più degradanti,con stupri individuali e di gruppo.  Sua madre, sei dei suoi fratelli e altri undici parenti sono stati assassinati,anche davanti agli occhi di Nadia . Il 3 agosto 2014,quando è stata rapita,ha raccontato la giovanissima yazita, hanno massacrato in un villaggio a nord dell’ Iraq (nella zona del Sinjar) oltre 5000 uomini,”facendo esplodere i templi e sequestrato oltre 6000 donne e bambini .” Prosegue Nadia: “Mi  trovavo in un gruppo di 150 ragazze e bambine,dai 9 ai 25 anni. Siamo state distribuite fra i combattenti del Daesh .Anche le bambine di 9 anni dovevano essere stuprate in pubblico e portate in giro come un trofeo. Poi Nadia è riuscita a fuggire ed ha raggiunto l’Europa,dove ora,come ambasciatrice di buona volontà dell’Onu,gira tutti i paesi per sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi sul genocidio del suo popolo : un popolo di circa 600 mila persone ,che vive tra l’Iraq e la Siria, da sempre perseguitato per la diversità della religione che professa ( preislamica,con elementi di giudaismo,cristianesimo,islam e zoroastrismo ) che , ovviamente, non è contemplata dal Corano “tra le religioni del Libro”.Ed è per questa ragione che i combattenti dell’Isis  si accaniscono contro questa popolazione ,superando largamente,in ferocia,la storica  persecuzione dei turchi.

 L’altra ragazza,Lamiya Aji Bashar,non aveva ancora diciotto anni  quando venne  catturata e schiavizzata due anni fa  dagli uomini dell’Isis. I suoi genitori riuscirono a pagare un riscatto per liberarla ,ma i suoi torturatori  la inseguirono per riprenderla prima che la ragazza raggiungesse una delle zone controllate dall’esercito iracheno. Nella fuga però è rimasta vittima dello scoppio di una mina ,che ha provocato la morte di due sue compagne e per un caso non è rimasta accecata. Alla fine,tra mille difficoltà, è riuscita a raggiungere la Germania,dove ha ritrovato altre  ragazze sfuggite alla schiavitù dei barbari fondamentalisti dell’Isis.

Il Premio Sakharov è molto importante perché rappresenta simbolicamente l’impegno dell’Europa per difendere i diritti umani in tutto il mondo,compresi quelli del popolo yazita che non gode sostegni e protezioni da parte di nessun paese. Infatti , le denunce al Tribunale penale internazionale non si contano più,ma questo organismo dell’Onu non ha i poteri per condurre una inchiesta approfondita per accertare ,non solo le responsabilità del genocidio,ma neppure  il numero delle vittime  dei massacri  di yazidi e di altre minoranze  etniche e religiose ( cristiani,curdi,ecc. ) per opera dei militanti del Daesh , perché  in quei territori la guerra non è mai cessata completamente e non si ha alcuna possibilità di accedere allo sterminato numero di fosse comuni  di militari e civili,comprese donne e bambini .

Aldo Forbice