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Aldo Forbice

Ma l’Ue ce l’ha una politica estera non dettata dalla Merkel ?

Lo diciamo subito: abbiamo avuto sempre molta simpatia per Paolo Mieli,come giornalista e come storico . E siamo disposti a perdonargli persino qualche “scivolone” del passato ,come quando come direttore del Corriere della Sera” invito esplicitamente i lettori a votare per l’Ulivo .Non fu una bella idea e diverse migliaia di lettori non glielo perdonarono vendicandosi non comprando per diverse settimane il giornale. Ma, a parte qualche gaffe ( ma quale giornalista non ne ha fatto ? Anche Montanelli lo riconosceva senza misteri ,e quasi sempre si scusava con i suoi lettori) . I libri di storia di Mieli non scelgono mai una tesi precostituita o accademica ; cita le maggiori,anche antitetiche , più note nella storiografia contemporanea e quasi ne discute con altri esperti e persino con i lettori .Soprattutto cerca sempre di rifuggire dai luoghi comuni e soprattutto dai pregiudizi ,purtroppo ancora oggi molto diffusi . Degno erede del grande storico Renzo De Felice,il padre di tutti gli storici “riformatori” . Nel Corriere di giovedi 28 dicembre, Mieli ha scritto un editoriale coraggioso e autenticamente fuori dal coro,già dal titolo (Le ipocrisie europee contro gli Stati Uniti). L’autore critica duramente l’atteggiamento conformista del governo italiano e dell’intera Europa ,che si è tradotto “in una licenza generalizzata di vituperio nei confronti di ogni singolo atto della politica americana”. Fra gli ultimi atti di Washinton ,fortemente condannati dalla Ue ,quasi “un linciaggio”,quello del riconoscimento americano di Gerusalemme come capitale di Israele .Mieli spiega che risale al 1995 una decisione del Congresso Usa (presidente Bill Clinton ) che stabiliva la necessità dello spostamento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme,stabilendo che se la Palestina fosse diventata formalmente uno Stato ( come si sperava nelle trattative ripetute in molte occasioni nel corso di almeno un trentennio) anche i palestinesi avrebbero avuto come capitale Gerusalemme ( la parte est della città delle tre religioni ).Ancora adesso Trump va ripetendo ( a partire dalla sua campagna elettorale) che la sua dichiarazione a favore di Israele non esclude l’intenzione di favorire la Palestina nel suo progetto. Ma i paesi europei si sono schierati (Italia compresa)quasi all’unanimità nel condannare gli Stati Uniti. Almeno,osserva Mieli,avrebbero potuto limitarsi all’astensione. Eppure il nostro paese si è trovato,insieme agli altri europei,schierato anche con i paesi più illiberali e autoritari del mondo. Stupisce poi che questo “caso” non è stato generalmente commentato dai nostri autorevoli editorialisti (con l’eccezione di Mieli) perché criticare Trump è un po’ alla moda . Un autorevole giornalista di 7 (settimanale del Corriere) intitolava il suo articolo con “Come fanno a resistere gli Usa con Trump ?” Ma sono molti gli orfani di Obama ( e di Hillary Clinton) , schierati fanaticamente sul fronte anti Trump,al punto che non si valutano con serenità tutti gli atti del presidente ( compresa lo storico taglio delle tasse alle imprese e ai cittadini ) ,ma ci si limita sbrigativamente a rigettare ogni suo comportamento ( che poi ogni punto è stato preannunciato durante la campagna elettorale ),in base a una forsennata campagna basata sui pregiudizi. Per fortuna Trump ha mostrato molta cautela sulla pericolosa vicenda relativa alla Corea del Nord perché si è reso conto che è necessario frenare gli impulsi e cercare di spingere Russia e Cina a muoversi per bloccare quel dittatore sanguinario. Ci riuscirà ? Staremo a vedere ; l’importante è che i bombardieri Usa continuino a rimanere fermi . Ma l’Europa ,nel frattempo,che cosa fa ? Si limita a criticare ipocritamente gli Usa,strizza l’occhio ai paesi arabi ( che hanno un notevole peso nell’assemblea delle Nazioni Unite , e che detengono una grande forza economica,non solo per le grandi riserve di materie prime). Sull’articolo di Mieli c’è solo da aggiungere l’analisi approfondita ed originale dei complessi rapporti tra Ucraina e Russia. E fa capire che gli errori ( e le prepotenze) non stanno solo da una parte ,anche se le sanzioni rimangono in vigore solo nei confronti di Mosca. Questo significa che Bruxelles dovrebbe essere più cauta in politica estera. Ma l’Unione europea ce l’ha una politica estera ,che non sia dettata dalla Merkel ?

Aldo Forbice

Combattere il fascismo, L’etica del ribelle, L’impegno nel “vecchio” sindacato

“Come combattere il fascismo ? “ E’ questa una domanda tornata prepotentemente d’attualità . La si trova sulla prima pagina del libro di Marco Bresciani ,”Quale antifascismo ? “ ( Carocci editore ) . Bresciani è uno storico,un ricercatore che si è formato alla Normale di Pisa e subito dopo borsista in diverse università ( a New York, a Parigi,a Zagabria ). Il libro racconta la storia del movimento politico antifascista più originale e forse più ricco di intelligenze culturali e politiche del nostro paese,che ha intrecciato in forme innovative le tradizioni socialiste e liberali . Il gruppo venne costituito da Carlo Rosselli in esilio a Parigi nel 1929 e venne sciolto nel 1940. Era fondamentalmente antifascista,internazionalista e si batteva contro ogni forma di autoritarismo . L’autore analizza ,attraverso i testi degli intellettuali protagonisti di GL, le azioni del gruppo impegnato nelle reti transnazionali dell’emigrazione e della cospirazione .Non mancarono in questo movimento le contraddizioni tra le aspirazioni riformiste e rivoluzionarie ,il cui riscontro si è avvertito con gli anni,anche nei partiti dove sono confluiti questi intellettuali. Ricordiamo ,fra i tanti, Carlo Rosselli,Emilio Lussu e Francesco Fausto Nitti (che erano fuggiti,in modo rocambolesco ,dal confino di Lipari) . E poi Gaetano Salvemini,Alberto Cianca,Alberto Tarchiani,Cipriano Facchinetti,Raffaele Rossetti. A costoro si unirono Vittorio Foa,Leone Ginsburg,Aldo Garosci (dagli Stati Uniti) e tantissimi altri “fuoriusciti” e chi viveva in clandestinità in Italia,come Eugenio Colorni. Al’interno del composito gruppo (da cui scaturì il Partito d’azione) si distinguevano il socialismo liberale ,che andava da Rosselli a Guido Calogero, e il “comunismo liberale”, che risaliva a Piero Gobetti .Si trattavano però di contraddizioni solo apparenti,perché osservava Norberto Bobbio, si prefigurava già “la sintesi del domani “. Come poi doveva confermare un altro grande maestro di antifascismo,Augusto Monti , nel libro “Realtà del Partito d’Azione”,pubblicato nel 1945 .

Cambiamo pagine e occupiamoci di un libretto interessante e “ricco” di contenuti filosofici : Giulio Giorello, “L’etica del ribelle”, a cura di Pino Donghi (Editori Laterza) ) . Si tratta di un libro intervista al filosofo della scienza Giorello che affronta temi di stretta attualità, a cominciare dalle rivoluzioni politiche,scientifiche e religiose . Nell’intervista di Pino Donghi (un esperto di comunicazione scientifica),Giorello risponde con chiarezza ad ogni tipo di domanda sulle rivoluzioni affermando, fra l’altro : ” Come ammonisce Gadda ,anche in politica parecchie cose bisogna buttarle a mare ,giacchè non funzionano e bisogna farlo con la risolutezza del ‘maligno pisano’ (come l’Ingegnere chiamava Galileo”.

Un libro straordinario,ricco di sorprese,di un vulcanico Giorello.

Dalla filosofia al sindacato. Ora anche i sindacalisti,quando vanno in pensione,amano lasciare delle tracce del loro lavoro appassionato di un epoca di conflitti del lavoro ormai al tramonto. Almeno nei termini che si sono conosciuti negli anni scorsi, cioè prima dell’avvento dell’Industria.4 . Anche Sandro Degni ha seguito la “voglia di un libro” , “Con il sindacato nel cuore” ( edito dalle fondazioni Nenni e Buozzi) ,per lasciare le sue impressioni di una lunga esperienza di sindacalista nelle categorie Uil dei metalmeccanici,dei chimici,dei trasporti e nella struttura regionale del Lazio . Degni,abruzzese,ha lavorato in una fabbrica metalmeccanica di Roma e poi ha “scoperto” l’impegno sindacale .Buona parte del merito è sicuramente di Giorgio Benvenuto,che già lavorava nella confederazione di via Lucullo,prima di diventare segretario generale della Uilm e,in seguito,leader per molti anni della confederazione. Degni lo seguì ,insieme a Enzo Mattina , ed entrambi diventarono i due “luogotenenti “ di Benvenuto. Degni però rimase più rigorosamente legato all’impegno sindacale,forse anche per questa sua scarsa catalogazione politica, non ha fatto una rapida carriera sindacale sino ai massimi vertici . O meglio l’ha fatto,ma meno di quella che avrebbe meritato per la sua caratura.Solo per fare un esempio: avrebbe potuto diventare ,dopo Benvenuto, un carismatico segretario generale della Uil. E,invece,ha accettato senza protestare un posto di seconda fila,fedele proprio al suo impegno di sindacalista,impegnato a pieno tempo nel lavoro delle categorie che ha diretto con passione e orgoglio.

Aldo Forbice

Il virus dei regimi totalitari, Il genocidio degli yazidi, Caporetto,le polemiche ancora vive

Sì, i virus ideologici e politici ,purtroppo,esistono . Spiritosamente Dario Fertilio sostiene che potrebbero provenire anche dallo spazio. “Per prudenza- scrive Dario –le sonde terrestri inviate nello spazio vengono sterilizzate,altrimenti rischierebbero di esportare epidemie incontrollabili in mondi alieni” . Si parla soprattutto di quel “terribile male” denominato “totalitarismo” ( comunismo,nazifascismo,islamismo radicale e non solo). Fertilio compie un’analisi approfondita di questi fenomeni politici nel saggio “Il virus totalitario” (Rubbettino editore). Sono ovviamente fenomeni storico-politici complessi e profondamente diversi,anche se i punti in comune sono molti, a cominciare dalla negazione assoluta della libertà e dello scarsissimo valore attribuito alla vita degli esseri umani. Non a caso l’autore parla di “molti nomi”dei virus totalitari che albergano nella mente degli uomini, a secondo del credo politico e dei valori religiosi seguiti.

Da buon laico Fertilio non ha dubbi: per i cristiani conservatori il filo rosso ( e nero ) si va srotolando dal secolo scorso. Ma non dimentichiamo che Benito Mussolini sostenne che è stato il fascismo ad adottare per primo una visione totalitaria,dimenticandosi di tutte le tirannie assolute della storia. Ma Antonio Gramsci rispose duramente rivendicando per il comunismo un totalitarismo “incomparabilmente più perfetto” . E le gerarchie cattoliche, a cominciare da Pio XI, rivendicavano per la Chiesa il carattere di “vero totalitarismo” . In realtà,dunque i regimi illiberali,autoritari ,che abbiamo sempre conosciuto ( fascismo,nazismo,

,nazisti,franchismo,comunismo di varie sfumature,nazionalismo esasperato, islamismo radicale ,ecc.) si sono sempre caratterizzati per la negazione delle libertà individuali e degli altri diritti fondamentali degli esseri umani . Non sono mancate certo le disquisizioni filosofiche e sociologiche ( come le note sei regole di Carl Friedrich e Zbignew Brzezinski ) sull’esistenza di una rigida ideologia ufficiale e la formazione di uno Stato di polizia,sul modello degli ex paesi dell’est o degli attuali regimi di Cina,Cuba ,Corea del Nord e Vietnam. Vi sono poi altre forme “nuove” di Stati totalitari,come le abbiamo conosciute di recente ,con l’Isis o Daesh ,ancora più brutali ,nemici del valore fondamentale della vita e della libertà,in nome di un Dio,quello “stravolto” dalle interpretazioni coraniche. Il saggio di Fertilio è di grande interesse perché dà letture approfondite e inedite su un fenomeno strettamente connaturato alla storia degli esseri umani .Per fortuna però l’uomo ha anche prodotto degli antivirus,risultati alla lunga,vittoriosi .

A proposito di diritti umani ci fa piacere segnalare un piccolo libro di Simone Zoppellaro (“Il genocidio degli yaziti” ,Guerini e Associati) .Siamo stati tra i primi a occuparci con diversi articoli (anche su l’Avanti! )di questo popolo sempre perseguitato, anche dai guerriglieri Isis .Le giovani donne stuprate,schiavizzate e troppo spesso torturate e uccise con disprezzo . Un popolo- scrive nella prefazione Riccardo Noury,portavoce di Amnesty International- che l’assistenza umanitaria fornita da alcuni governi e dalle agenzie delle Nazioni Unite “è insufficiente e di qualità variabile”. E aggiunge: “ Se mai un giorno dovesse esservi un po’ di giustizia ( internazionale,non cero locale) per questo popolo,saranno libri come questo a far parte della documentazione dell’accusa”. Ricordiamo che nell’agosto del 2014 i “briganti” del Daesh si sono lanciati alla conquista del Sinjar,nell’Iraq del nord,massacrando in pochi giorni più di tremila yazidi.Ancora oggi oltre seimila persone (soprattutto donne e bambini )sono ridotte in stato di schiavitù dagli uomini dell’Isis.

Di Caporetto si è parlato molto nelle ultime settimane,con numerose rievocazioni storiche e polemiche vive ancora oggi ,dopo un secolo,dal 24 ottobre 1917.Il libro di Alfio Caruso ,un giornalista ( e autore di sette romanzi,thriller politici e di mafia) , “Caporetto “,Longanesi editore , si distingue nettamente dagli altri saggi per l’analisi rigorosa di quei giorni terribili,definiti dall’autore,” dell’angoscia per salvare i cannoni e bloccare i commandos del giovanissimo Rommel” ,combattendo casa per casa di Udine .Ma l’autore approfondisce,utilizzando una varietà di fonti,la controversa sostituzione di Cadorna con Diaz e il ruolo della massoneria nel salvataggio di Badoglio. Poi racconta,con episodi agghiaccianti ,l’offensiva italiana ,nell’estate del 1918,che portò alla vittoria .Grazie anche alle migliaia di meridionali morti per la patria: siciliani,pugliesi,calabresi,campani ,sardi, che non sapevano neppure dove si trovava Trieste, Di quegli italiani non è rimasto neppure un nome,solo il ricordo delle famiglie .Di tutte quelle vittime i leghisti non sanno nulla .Anzi,quasi sempre, non ne condividono neppure il sacrificio per la patria.

Aldo Forbice

Il dibattito va proseguito, ma la strategia aggiornata

Il dibattito che abbiamo promosso, per la verità, sembra appena iniziato ,ma decidiamo di chiuderlo o meglio di rinviarlo a dopo le elezioni politiche perché adesso (come ci è stato suggerito in più di un intervento ) appare “prematuro” . Non è chiaro che cosa significhi tutto questo. Io penso che ,per confrontarsi,discutere, approfondire le diverse ipotesi di schieramento e di strategia politica,di collocazione del vecchio ma ormai piccolo Psi ,non ci siano tempi giusti ,”maturi”. I tempi sono sempre giusti per approfondire,anche per polemizzare,se necessario,con chiarezza e senza ipocrisie . Del resto,qualcuno ha scritto,”se non ci sono riusciti ben due congressi perché dovremmo indicare ora la strada da imboccare ? “ E’ vero ,da tempo non siamo più protagonisti,troppo spesso andiamo al traino di forze politiche più grandi ; ancora oggi abbiamo idee e proposte di cambiamento coraggiose ,ma che rimangono quasi sempre “prigioniere dei numeri bassi”. La politica ,lo sappiamo bene ,si fa con i grandi numeri del consenso. Non viviamo più nella stagione gloriosa di leader,come Bettino Craxi ,che con appena il 10-12 per cento di voti riusciva a mettere in crisi pachidermi come la Dc e il Pci,che calamitavano due terzi dei voti del nostro elettorato,mandando in letargo progetti come il “compromesso storico” . Sappiamo bene come tutto sia cambiato, a cominciare dalla fedeltà ideologica e politica di un tempo. Oggi dobbiamo fare i conti con un piccolo partito,povero,debole di risorse ma ricco di storia gloriosa. La domanda è sempre la stessa: che cosa fare ? Dobbiamo continuare a languire, a fare sacrifici enormi per presentare qua e là ,nelle elezioni amministrative,qualche lista socialista o civica,dove trovano posto esponenti del Psi ? E alle politiche siamo certi di farcela a conquistare il 3% o ci conviene allearci con gruppi che nulla hanno a che fare col socialismo,come suggerisce Gigi Covatta ,cioè con ex radicali,radicali doc,come Emma Bonino ( che sicuramente preferirà candidarsi al Senato col Pd,visto i suoi ottimi rapporti con Matteo Renzi ) e col ministro Calenda . Quest’ultimo gode di una grande reputazione : è conteso sia da Berlusconi che dal Pd .Infatti ,il figlio della scrittrice e regista Cristina Comencini,passa per un economista “neutrale”,fuori dai due blocchi (centro sinistra e centro destra). Qualcuno ha pronosticato che potrebbe diventare il Macron italiano. Non ne siamo convinti .Alla fine, a meno di un colpo di scena (passaggio a sorpresa nei Cinque stesse ),penso che si ritirerà dalla politica attiva,come peraltro ha più volte dichiarato. Covatta,nel suo disegno prospettico,ha anche immaginato che le forze e le personalità indicate potrebbero collegarsi con Pisapia e con quel “Campo progressista”,che ha divorziato,prima del matrimonio, con Mdp e il resto della sinistra. Mi sembrano ipotesi da laboratorio,irrealizzabili e,francamente,un po’ cervellotiche.

Personalmente sono convinto,interpretando anche le opinioni ( una trentina) di coloro che mi hanno inviato contributi, sull’Avanti! o nella mia mail personale , che le alternative possibili si riducono a una soltanto : l’alleanza,se si vuole evitare la confluenza, col Pd . Non vedo un futuro fuori da questo grande partito della sinistra che,comunque aderisce all’Internazionale socialista e al gruppo dei socialisti europei . E’ in quell’ambito che i dirigenti,i militanti del Psi dovranno far valere i loro valori: quel socialismo italiano,che risale agli albori del secolo scorso,con idee nuove ,in grado di rivitalizzare le proposte riformatrici, per attrarre le nuove generazioni,per sconfiggere i populismi di tutti i colori e la demagogia imperante . Il socialismo non è morto,nonostante le cattive notizie che negli ultimi tempi ci sono venuti dall’estero . Forse è di questo che dobbiamo continuare a parlare,per approfondire le strategie politiche (diverse da paese a paese) perché sono convinto che vi sia un grande spazio di azione politica,in Italia e in Europa,per forze autenticamente laiche,riformiste e socialiste .

Aldo Forbice

Un artista contro tutte le dittature, uno scrittore fuori dal coro, un attentato fallito a Mussolini

Alejandro è la vita,giovane,dura/ dura fin troppo/ apertamente oscura,/
Angelo operaio in triste urgenza precipitosa

Sono questi versi che il poeta Rafael Alberti esule spagnolo in Italia scrisse per un grande artista apolide, anche se è nato in Italia (esattamente a Porto Recanati,nell’aprile del 1948). Il suo nome è Alessandro Kokocinski,che da alcuni anni vive a Tuscania ,dopo aver trascorso la sua adolescenza e la sua giovinezza in Argentina ,Cile e ,in Europa, ad Amburgo,Londra,Parigi e , a diverse riprese, a Roma . Koko ha poi “conquistato” la cittadinanza italiano,dopo aver subito due arresti per “renitenza alla leva militare“. Un artista poliedrico,amico di numerosi intellettuali (poeti,scrittori,artisti), italiani e stranieri,che ha presentato le sue opere in mostre che hanno fatto il giro del mondo (una delle ultime in Cina) . Alessandro non è mai stato “appiattito” su un’ideologia, anche se si definisce “anarchista”, probamente perché è nato da una madre russa, anticonformista, anticomunista: una donna colta che ha influenzato molto il piccolo Alik (così veniva chiamato da piccolo) e da un padre polacco,dai mille mestieri, anch’esso un combattente per la libertà. I genitori di Koko furono costretti a emigrare in Argentina e,in seguito, a far vivere il figlio con gli indios Guaranì nella foresta pluviale. Dopo alcuni anni decidono di far “adottare” Koko da un circo uruguaiano come acrobata cavallerizzo: questa è stato il liceo e forse la vera università dell’artista. Conosciamo da molti anni Koko, ma molte altre notizie le abbiamo ricavate dal bellissimo libro di Tiziana Gazzini (“Kokocinski –Vita straordinaria di un artista”,edizioni Clichy) . Effettivamente quella di Koko è stata una vita avventurosa,tale da ispirare documentari, film e sicuramente darà stimoli per nuovi libri . La ricerca della Gazzini è encomiabile perché l’autrice conosce l’autrice da oltre trent’anni. Il lungo “racconto” si snoda per almeno tre decenni e si sofferma sulle tappe della intensa vita artistica di Alessandro nei diversi continenti dove è vissuto. E’ sicuramente carente sui capitoli della vita privata (si parla poco della figlia Maja,della prima moglie,Prudencia). Forse l’unica eccezione è rappresentata dell’appassionato amore per Lina Sastri, con cui ha vissuto per anni. Probabilmente, immagino, che Alessandro abbia posto all’autrice dei veti rigidi perché (avrà detto): “non voglio far ingelosire o solo amareggiare la mia attuale moglie, che amo”.
Koko è un grande pittore,scultore e scenografo e nel libro vi sono raccolti buona parte dei documenti sulla genesi delle sue opere (ragioni esistenziali e la passione per i conflitti sociali ),gli apprezzamenti di critici e scrittori autorevoli e così via. La sua pittura si ispira a Velasquez, Rubens, Goya, Tiziano, Beato Angelico, Picasso,Grozt e ad altri grandi artisti del Rinascimento italiano,”usciti dal sonno delle loro tele” . C’è sempre qualcosa di inquietante nei suoi dipinti e nelle sculture frammiste o inserite in grandi tele: emerge sempre il suo messaggio contro le dittature di ogni colore ( a cominciare da quelle del Cile e dell’Argentina) e il suo grido di libertà in ogni regione del mondo.
A proposito di anticonformismo parliamo adesso di uno scrittore geniale,un po’ troppo trascurato dagli accademici e dagli scrittori appiattiti su una ideologia e/o una parte politica facilmente identificabile. Ci riferiamo a Luciano Bianciardi, su cui ha scritto un ampio e intelligente saggio Carlo Varotti (“Luciano Bianciardi,la protesta dello stile”, Carocci editore ) .L’autore,che insegna letteratura italiana all’Università di Parma, ha messo in luce l’indole dell’intellettuale ”fuori dal coro”, analizzando il valore sperimentale della sua scrittura. Bianciardi si è speso senza risparmio di energie , come narratore,saggista, autore di inchieste sociali,divulgatore di storia e scrittore di costume. E’ stato uno “sperimentalista”, ante litteram, testimone del suo tempo (erano gli anni del boom) e,in particolare, delle profonde trasformazioni sociali e politiche del paese. L’autore de La vita agra (che è stato anche critico televisivo dell’Avanti), si era distinto tra gli scrittori perchè aveva intuito che la produzione artistica e letteraria era destinata,prima o poi,ad essere inglobata “in un orizzonte di attesa massificato “: sarebbe diventata cioè “un prodotto commercialmente appetibile “.Come del resto spiega l’autore in ogni dettaglio ne Il lavoro culturale.
Molti critici hanno parlato di Bianciardi come di un intellettuale incapace di entrare a patti col sistema,Sicuramente questo è vero,anche se, purtroppo, l’apprezzamento della sua indipendenza e dell’indiscutibile anticonformismo è venuto solo dopo la sua morte,insieme – come conferma questo saggio – al riconoscimento del grande talento. Credo sia giusto oggi riscoprire e valorizzare le doti di questo versatile giornalista e scrittore ripubblicando tutte le sue opere.
Infine, parliamo di storia. Anzi di “storia ribelle”,per riprendere il titolo di una meritoria piccola casa editrice ,che ora ha pubblicato un libro dello studioso Roberto Gremmo, “Anteo Zamboni e l’attentato a Mussolini”. Nel lungo saggio (di un’edizione quasi artigianale) l’autore ricostruisce l’attentato a Mussolini,nel 1926 a Bologna. L’attentatore era un ragazzo, figlio di anarchici, che sbagliò il colpo e venne massacrato a pugnalate dal un gruppo di fascisti. Anche il padre e la zia,sospettati di essere stati i mandanti dell’attentato,vennero arrestati e condannati a lunghe pene detentive dal Tribunale speciale. Non mancarono inquietanti ipotesi,comprese quelle che si rifacevano a complotti dei dissidenti interni al fascismo. Gremmo ricostruisce minuziosamente tutti i fatti collegati,attingendo copiosamente ai documenti dell’Archivio centrale dello Stato. Grazie a ricerche,come queste,di studiosi indipendenti, trascurati dalla grande editoria,è possibile spesso ricostruire col massimo di verità possibile pagine di storia controverse del Novecento.

Aldo Forbice

Alla ricerca dell’Utopia. La riscoperta della poesia. L’adolescenza rivisitata

Ogni tanto un po’ di utopia ci aiuta a vivere,ma non si può esagerare, come fa, invece ,uno scrittore olandese, Rutger Bregman, col saggio “Utopia per realisti- Come costruire davvero il mondo ideale” (Feltrinelli). L’autore è uno storico ed ha ricevuto due nomination per il prestigioso European Press Prize. Del resto,scriveva Oscar Wilde: “Una carta del mondo che non contenga il paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non prevede l’unico paese al quale l’umanità approda di continuo. E anche quando vi getta l’ancora, la vedetta scorge un paese migliore, e così l’umanità fa di nuovo vela .Il progresso altro non è che il farsi storia delle utopie”. L’autore cerca di dimostrare,attraverso la storia dell’umanità che,in fondo in fondo, l’utopia è largamente una realtà di oggi.”Il progresso,scrive, ha sbaragliato i sogni più arditi dei nostri antenati”. Non condividiamo l’eccessivo ottimismo di Bregman perché il progresso, se ha portato a livelli più elevati le condizioni di vita degli esseri umani,non ha cancellato la povertà,la fame,l’immigrazione senza regole, lo sfruttamento,le epidemie diffuse,i conflitti ,il razzismo e lo schiavismo in tutto il mondo. Anzi,in molte aree del mondo, la criminalità organizzata (comprese le mafie e i narcos) si è incrementa proprio per il cosiddetto progresso economico. Tuttavia il saggio dello scrittore olandese è stimolante per la ricchezza dei dati esposti e per le brillanti performance di scrittura.
Dall’utopia passiamo alla poesia. In fondo ci sono molte affinità. Cominciamo col bel libro di Elio Pecora (“Il libro degli amici”, Neri Pozza). Pecora vive a Roma da mezzo secolo, è un poeta raffinato,un critico letterario e uno scrittore molto apprezzato. È stato sempre un protagonista del mondo culturale; ha conosciuto tutti i saggisti,i poeti,gli “uomini di penna” più noti,oltre alla miriade di personaggi del sottobosco letterario. In questo libro ha raccontato i personaggi della Roma letteraria : da Alberto Moravia a Elsa Morante,Sandro Penna, Italo Calvino, Francesca Sanvitale, Elsa de Giorgi ,Amelia Rosselli ,Dario Bellezza,Rodolfo Wilcock,Aldo Palazzeschi e tanti altri. In realtà però per Pecora parlare dei suoi amici costituisce un pretesto per raccontare sé stesso,la sua vita passata,la tristezza di quella di oggi,in una Roma “imbarbarita”,che non rappresenta più quella di un tempo . E c’è da pensare che descrivendo,via via, i funerali dei suoi amici prefigura la sua scomparsa .Un libro triste,che prevale sulla curiosità e l’interesse per tante pagine che raccontano le vite e i segreti di tanti personaggi,ma fa anche riflettere profondamente (e dolorosamente) . Un libro stimolante e di grande attualità quello di Paolo Giovannetti, professore di letteratura allo Iulm di Milano), in cui si analizza la poesia del nostro tempo ( “La poesia italiana degli anni Duemila”,Carocci editore ). Da anni si parla poco dell’evoluzione (o involuzione) della composizione letteraria in versi,anche perché – purtroppo – c’è sempre meno gente che legge si lascia affascinare dai versi . La poesia è però un genere che resiste,che non accenna a tramontare ,e che comunque coinvolge nella scrittura sempre centinaia di migliaia di appassionati. Il saggio analizza i diversi modi di fare poesia,i più differenti,i più bizzarri:, per “far capire” meglio la poesia,soprattutto quella contemporanea. Un’opera utile,di cui si sentiva sicuramente il bisogno .Speriamo però che si faccia anche capire (in una successiva edizione) che cosa si può definire poesia,da quella di un divertimento di scrittura che forse non ha nulla a che vedere con la letteratura.
In chiusura , segnaliamo un romanzo di una grande scrittrice austriaca, Helga Schneider,autrice di “Un amore adolescente” (Salani edizioni) . Non è una scrittrice alle prime armi. Infatti, nel suo curriculum, ha diversi romanzi di successo tradotti sia negli Usa che in Cina e in Giappone. Quello indicato è però un libro riservato soprattutto ai ragazzi. La protagonista è infatti una adolescente alla prese con i problemi dei rapporti con i giovani maschi della sua età, con la sua socializzazione e la voglia di crescere in un difficile dopo guerra. Ammirevole la qualità della scrittura,comprensibile e chiara anche per i giovani lettori, non ancora abituati a leggere i romanzi che parlano della loro generazione.

Aldo Forbice

Apriamo il dibattito sul Psi, con chiarezza e senza ipocrisie

Qualche giorno fa sono stato a Bozzolo,in provincia di Mantova,per il festival dell’Avanti! Sì,per chi non lo sapesse,ancora in giro per l’Italia si organizzano molte feste per il nostro giornale. Del resto anche l’Unità non è più in edicola da tempo ,ma le feste sono sempre numerose. Anzi il segretario Renzi le ha “utilizzate” come tribune per un richiamo televisivo (non c’è tg della Rai che non le abbia ampiamente pubblicizzate ) per il suo libro,intitolato, con cattivo gusto, Avanti e per polemizzare con i suoi avversari,interni ed esterni al Pd.

Sono rimasto colpito a Bozzolo dalla passione politica, dall’attaccamento alla bandiera socialista ,alla storia del nostro partito e per l’interesse agli sbocchi politici di oggi .Ho svolto una conferenza su Eugenio Colorni,il noto socialista europeista,uno dei padri del “Manifesto di Ventotene” (insieme ad Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi). E’ stata molto apprezzata quella conferenza su un uomo dimenticato dagli europeisti , che pure è stato un profeta (spesso inascoltato anche all’interno del Psi ) dell’Europa federale . Un saggio su questo filosofo e scienziato (assassinato dalla banda filonazista Koch nel 1944 a Roma), sarà pubblicato nel prossimo numero di Mondoperaio. I compagni che affollavano la sala “Sandro Pertini” del Circolo socialista erano entusiasti ,felici di ritrovarsi insieme : provenivano dai paesi di tutta la provincia, un territorio un tempo con un elettorato socialista forte,con una lunga storia di lotte sociali ,in cui i socialisti hanno svolto sempre un ruolo di primo piano . Ma guardavo la sala e vedevo solo uomini e donne di età anagrafica molto avanzata .E i giovani ? Una rarità ,si potevano contare come le dita di una mano. Che cosa pensare ? Che il socialismo e,in particolare,il Psi non ha più un potere di attrazione ? Che un partito,con 125 anni di storia,non riesce più a cambiare pelle, a rinnovarsi per continuare a svolgere un ruolo da protagonista ,in grado di affascinare le nuove generazioni che scoprono l’impegno politico ?

Ormai credo che non vi siano più dubbi in proposito. Non credo che siano necessarie dotte analisi sociologiche per arrivare a questa conclusione. Del resto ,il fenomeno non è solo nazionale,anche in altri paesi (Francia,Spagna,Gran Bretagna, Germania) si registra lo stesso fenomeno,forse di dimensioni ancora più ampie : un fenomeno di superamento delle vecchie formazioni politiche e anche di deologizzazione . Basti pensare al caso Macron per avere una conferma di quanto affermiamo. Quando si discute su certi partiti (Lega, M5S ,liste civiche ,ecc.) che non si definiscono “né di destra,né di sinistra”, dobbiamo renderci conto che nello scenario politico si registrano da molti anni cambiamenti epocali. E questo vale anche per quei movimenti o gruppi politici che si definiscono genericamente “liberali” ,”centristi” o ancora più semplicemente “democratici”. Dobbiamo prendere atto dei profondi mutamenti nelle strutture economico-sociali del paese ,avvenuti negli ultimo decenni,che hanno coinvolto di conseguenza anche le trasformazioni dei partiti politici ,sino farli diventare dei gusci vuoti,attivi solo durante le campagne elettorali . In questa realtà,in continua trasformazione,quale futuro può profilarsi per un piccolo partito,come il nostro,anche se con una gloriosa storia politica ? L’ho detto anche a Bozzolo : il Psi è stata la madre di tutti i partiti della sinistra ,ma ora ha sicuramente esaurito la sua spinta propulsiva,non riuscendo a radicarsi ,come lo era in passato, come una forza capace di collegarsi attivamente con un ampio schieramento riformatore. Un partito,dunque,con i blasoni della grande storia ,ma che ci sembra appartenere più al passato che al futuro.

Affermo tutto questo,con profonda amarezza, come giornalista politico,da attento osservatore, come appassionato studioso e storico militante del movimento operaio e socialista. Penso realisticamente che non sia più sufficiente tenere in vita un piccolo partito per mantenere viva la fiammella della memoria .Per questi scopi esistono già molte Fondazioni e associazioni anche se non sempre operano con diligenza. Sicuramente è encomiabile il lavoro di “Socialismo” di Acquaviva e Covatta,della “Nenni” e della “Buozzi” di Benvenuto,della “Turati”, della “Kuliscioff”, sino a poco tempo fa della “Modigliani “(ora ridotta male, anche per la pessima gestione dell’ultima presidenza) e cosi via .

Qualcuno si è chiesto: è necessario cercare altre strade,altri sbocchi ,con aggregazioni politiche e sociali affini o contigue al Psi,come ha più volte proposto l’amico Del Bue,dissertando su una mitica prospettiva laica, in grado di unire in un comune progetto riformatore socialisti,radicali,ambientalisti e forse anche cattolici democratici. Anch’io un tempo ero su questa linea,ma poi mi sono convinto che si tratta di una pia illusione : i radicali,dopo la scomparsa di Marco Pannella,sono profondamente divisi almeno in tre tronconi e perennemente in conflitto fra di loro; ,Emma Bonino è interessata solo alla ricerca di un incarico istituzionale e/o di una candidatura Pd al Senato; gli ecologici,dispersi in mille rivoli. guardano solo ai grandi partiti. Ho l’impressione che anche liste del tipo “La rosa nel pugno” appartengono al passato e non sono più riproponibili

E allora ? Le idee certo non mancano,ma è importante discuterne sull’Avanti!! ,sul sito del partito,se è possibile, anche su Mondoperaio. Gli ultimi due congressi del Psi non hanno affrontato questi problemi di fondo,se non marginalmente. Siamo quasi alla vigilia delle elezioni politiche e siamo impantanati : abbiamo quasi paura di esprimere le nostre preoccupazioni .Usciamo dal letargo e,per cortesia,vi imploro di parlare ,di dire come la pensate ,con chiarezza,senza ipocrisie . L’ho fatta troppa lunga e vi chiedo scusa . Attendo le vostre opinioni. Vi prometto che ,alla prossima puntata,vi dirò come la penso. Grazie a tutti coloro che mi hanno letto.

Aldo Forbice

Le aziende “rigenerate” contro la crisi, Leo Longanesi e le sorprese dei gialli

Chi l’avrebbe detto che tre politici si riciclassero come tecnici,studiosi della disoccupazione, della crisi delle imprese, soprattutto delle piccole? E lo hanno fatto con distacco, competenza e attiva partecipazione alle sofferenze della gente e del paese. E’ quanto emerge subito dalla lettura del saggio di tre autori (Paola De Micheli, Stefano Imbruglia e Antonio Misiani), dal titolo “Se chiudi ti compro – Le imprese rigenerate dai lavoratori” (Guerini e associati). Com’è noto, la De Micheli è sottosegretaria all’Economia, Imbruglia è un giornalista,legato alla politica, esperto di economia e Misiani è deputato del Pd. L’orbita di appartenenza è quella del partito di Matteo Renzi, anche se le influenze politiche e ideologiche non si avvertono. Neppure nella prefazione di Romano Prodi che si sofferma soprattutto sull’attualità di una legge (la Marcora ), vecchia di 40 anni,ma ancora valida. E’ proprio grazie a questa legge che molte aziende sono sopravvissute, nel declino generale della nostra industria. E migliaia di lavoratori hanno reagito, rifiutando un destino di disoccupazione,investendo i propri soldi e rimboccandosi le maniche. In tal modo hanno salvato il loro posto di lavoro insieme ad imprese,anche storiche.

I tre studiosi hanno compiuto un originale viaggio raccontando storie di lavoratori,di tecnici,di imprese della provincia italiana che hanno saputo reagire alla crisi. Il dato di partenza sono le cifre ,forse un po’ troppo sottostimati,ma comunque rilevanti. Nel periodo 2007-2014,secondo l’Istat,l’occupazione industriale è calata di un milione 400 mila unità. Se calcoliamo che, per ogni lavoratore che perde il posto di lavoro viene coinvolta una famiglia, è facile arrivare a un numero impressionante. Prodi lo calcola in 4 milioni 200 mila ,ma la cifra è sicuramente più grande. La qualità della vita è peggiorata,la disoccupazione porta alla disperazione .E anche i piccoli imprenditori hanno lasciato una scia di sangue e dolore per le loro famiglie,come conferma la lunga serie di suicidi,di cui in appendice vengono riportate stralci di lettere inedite di Giorgio Zanardi,scritte pochi minuti del gesto estremo. Documenti strazianti della realtà di una crisi (non ancora del tutto superata ) che ci fanno capire quanto siano “pesate” nel nostro paese le conseguenze della destabilizzazione finanziaria internazionale e della pessima gestione europea e nazionale della politica economica .

Parliamo adesso di letteratura,quella vera. Cominciamo con un intelligente libro su un poliedrico personaggio,Leo Longanesi,scrittore,pittore,giornalista ed editore. L’autore di questo saggio (“Leo Longanesi,un borghese corsaro tra fascismo e Repubblica”,Carocci editore) è Raffaele Liucci,noto anche per avere scritto,con Sandro Gerbi,una biografia in due tomi di Indro Montanelli.

L’autore ripercorre ,parlando di Longanesi,la storia delle vicende politiche e letterarie dal 1926 agli anni ’40. Longanesi morì ad appena 52 anni ma fece in tempo, nelle riviste da lui fondate e dirette ( “Italiano”, “Omnibus” e “il Borghese” ) a cogliere pienamente le radici della “destra carsica”,raccontando le storie dei tanti intellettuali passati dal fascismo al post fascismo (compresi quei personaggi che ritroveremo nel Pci ). Un bel documento di un’Italia del tempo che ci fa riflettere anche sull’Italia di oggi .

I gialli rappresentano oggi una parte consistente del mercato editoriale. Anche una media casa editrice,come la Marsilio,che concede un largo spazio alla saggistica politica e alla narrativa di qualità ,ha una collana di gialli. Ma l’originalità è rappresentata dai “Gialli Svezia”.Gli ultimi pubblicati sono di grande interesse perché rivelano intrecci molto diversi da quelli anglosassoni o italiani .Vi è poco sesso e anche l’orrore non viene mai raccontato nei dettagli. E’ questo il caso di Arne Dahl ,pseudonimo del giornalista Jan Arnald,che in un libro di oltre 400 pagine (“Il tempo del male”) fa venire i brividi : provoca una suspence continua,sorprese a getto continuo sino all’ultima riga,che preannuncia un altro giallo. Liza Marklund ,una scrittrice di romanzi polizieschi (15 milioni di copie fin’ora venduti) racconta nell’ultimo libro (“Ferro e sangue”) casi irrisolti,in gran parte ispirati a storie vere ripescate negli archivi . Il pretesto sono inchieste giornalistiche che “scavano” nelle cronache nere che la polizia ha abbandonato senza trovare una soluzione, Il libro ricorda un po’ la serie di film per la tv “Senza traccia”; non a caso la via della tv è riservata anche alle storie di questo libro. Del resto quasi tutti gli autori raccontano tragedie,orrori e drammi sociali utilizzando spesso i format dei gialli. Per non andare troppo lontano,anch’io ho utilizzato lo stesso “modello” narrativo nel recente romanzo “Fuori dal coro” (Dario Flaccovio editore),protagonista un giornalista conduttore radiotelevisivo. Scusate l’autocitazione, ma forse è utile farlo sapere a chi è sfuggita la “notizia”.

Aldo Forbice

Che significa essere terroni? – Mieli, in guerra con il passato – Gli etruschi sconfitti e vincitori

Chi può capire meglio di me Francesco Merlo ? Come me, giornalista a Catania,Milano e Roma .Gi ho espresso solidarietà quando decise di andar via dalla Rai,dove era stato consulente per la ristrutturazione dell’informazione radiotelevisiva. È stato il primo ad abbandonare la nave ,controllata da orde di pirati col marchio di partiti e sindacati. Poi seguirono le dimissioni di Vercesi e dello stesso direttore generale Campo Dall’Orto. Oggi però ci occupiamo di lui per un libro,curioso,impertinente e originale: “Sillabario dei malintesi – Storia sentimentale d’Italia in poche parole” (Marsilio) . L’autore ci spiega,anche con viva ironia,come le parole possono perdere il significato originario, assumendone uno negativo e viceversa. Sono assolutamente d’accordo con lui e gli esempi sono moltissimi e Merlo impiega ben 400 pagine per citarli tutti o quasi. Dato lo spazio limitato di questa rubrica ci limitiamo a fare un solo esempio: quello della parola “Terrone”. Sono un esperto in questo campo,non solo come terrone doc,ma anche per aver pubblicato un libro ,dal titolo “Io, ingegner Terrone “ ( Log-Guerini editore) . Merlo,anche lui terrone doc, ha scritto in materia pagine divertenti e di grande verità. Fra l’altro, ha fatto notare che “è stata raccontata la storia dei Crispi e dei San Giuliano,degli emigrati che diventano operai della Fiat,dei soldati del nord e del sud che nelle trincee della prima guerra mondiale muoiono italiani. Manca invece la storia del terrone italiano,la storia dei prefetti e dei maestri e quella dei ferrovieri che rappresentano non solo il meglio dell’Italia “terrorizzata” ma anche della sinistra”.C’è un’altra cosa che condivido con Merlo. La prima sul giornalismo (“un mestiere che si sta irrimediabilmente guastando”) ; la seconda riguarda il suo maestro Vizzini .Anche il mio maestro si chiamava Vizzini : sarà lo stesso ?

Passiamo adesso alla storia,quella scritta da storici e da quei giornalisti,che talvolta sono molto più bravi di quelli accademici. E mi riferisco a Paolo Mieli ,che ha ora pubblicato “In guerra con il passato –Le falsificazioni della storia” (Rizzoli).

E’ un compito difficile quello del notissimo giornalista- storico: mettere a nudo l’uso strumentale della storia per avallare le esigenze del presente. Una guerra che si produce proprio in tempi in cui si scopre che “niente è più moderno della memoria”. Mieli cita James Hillman (“Un terribile amore per la guerra”) per ribadire che la memoria ufficiale è corta.”Le prove delle atrocità marciscono negli archivi istituzionali ,eppure la memoria della inumanità della guerra non sbiadisce con il tempo. Aleggia con i suoi fantasmi. Peggio si proietta sull’intera storia”. L’autore porta il lettore in un viaggio lungo i secoli per rivelare le troppe manipolazioni e le contraffazioni . E’ un’analisi difficile che rimette in discussione motivazioni ed eventi,compresi atti compiuti da quella che si è sempre ritenuta “la parte giusta”. Si tratta di un’operazione senza fine ,di cui il revisionismo (col capo scuola De Felice) è solo una componente o l’antesignano di questa nuova ricerca storica,che comunque – avverte Mieli- non va rapportata al tempo presente. Finiremmo con lo scoprire sempre sorprese negative.

Ad arricchire la già cospicua letteratura etrusco-romana è ora uscito un libro di Thierry Camous,”Tarquinio il Superbo” pubblicato da Salerno editrice. L’autore è un ricercatore del Cnrs e storico particolarmente esperto nella storia delle origini di Roma. Questo saggio racconta alcuni importanti capitoli della storia degli etruschi,non dalla parte dei vincitori (come spesso è avvenuto: sono numerosi gli autori greci e romani,notoriamente nemici dei “Tirreni”,come venivano chiamati gli etruschi). L’autore,scrive infatti che la prima morte degli etruschi avvenne tra il 396- quando Camillo fece cadere la potente Veio,nemica secolare e vicina di Roma – e il 264,con la caduta dell’ultima città “toscana” rimasta libera,Volsinii. Non è ancora del tutto certa l’origine di questa città: se cioè collocabile nell’attuale Orvieto ,oppure nella vicina Bolsena,dove di recente sono state rinvenuti reperti archeologici che avvalorerebbero le origini della città etrusca. Ma di tutto questo l’autore non ne parla,anche perché la sua ricerca è concentrata sulla figura del dittatore Tarquinio ,definito da Tito Livio,il “Superbo” ,che conquistò il potere con un efferato omicidio di un innocente (Erdonio). Tarquinio fu un grande condottiero,fece crescere Roma,con grandi conquiste militari,ma non fu molto amato dal popolo,per il saccheggio delle città conquistate , i massacri delle popolazioni e lo sterminio dei suoi nemici. La “Grande Roma dei Tarquini” doveva passare anche con gli orrori e il sangue che scorreva a fiumi. Del resto perché stupirsi ? E’ cambiato qualcosa nell’epoca moderna ?

Infine ,una segnalazione della rivista quadrimestrale “Storia Ribelle”,diretta dallo storico Roberto Gremmo.Di particolare interesse ,nel numero 45, un saggio sui rapporti inediti della polizia fascista sulla Resistenza laziale nel 1944 e la rivelazione di documenti di Giancarlo Pajetta ed Enrico Berlinguer che proponevano accordi politici con Pino Rauti.

Aldo Forbice

La morte di Liu Xiabo: vergogna per il governo cinese ma anche per l’occidente

“C’è qualcuno con te? / Ci sono degli uccelli / Non li vedo/ Ascolta il battito delle loro ali/ Non sarebbe bello disegnare degli uccelli sui rami ? / Sono troppo vecchia per vedere,cieca”.

Questi versi sono di Liu Xia,la moglie del dissidente Liu Xiabo ,morto a 61 anni, di un tumore al fegato dopo otto anni (su 11 anni di condanna) trascorsi in un carcere cinese. Le autorità lo hanno “liberato” per evitare di farlo morire in una cella: non lo hanno fatto per umanità,ma semplicemente perché temevano un impatto sull’opinione pubblica ancora più devastante . Alla moglie ,la poetessa Liu Xia,agli arresti domiciliari da molti anni,non le hanno concesso di vedere il marito ,neppure in fin di vita. L’Occidente è rimasto sordo all’appello degli intellettuali per consentire a Xiabo di recarsi in un paese europeo o negli Usa per potersi curare in un moderno ospedale e consultare specialisti oncologi. Per la verità la cancelliera Merkel ha chiesto a Pechino un gesto umanitario,ma senza farne parlare troppo dai giornali per non irritare il governo cinese. La stessa cosa,ma anche più sommessamente,ha fatto Donald Trump ,ma non è stato direttamente il presidente americano a chiederlo,ma un suo portavoce. Ora,solo dopo questa tragica morte,l’Occidente ha scoperto l’eroe di Tienamnen ,premio Nobel per la pace nel 2010,un riconoscimento che non ha potuto ritirare perché il governo non gli ha consentito di recarsi a Oslo. Liu era stato condannato a 11 anni di carcere duro per aver scritto un documento,”Charta 08” in cui si chiedevano riforme democratiche,così come avevano fatto i dissidenti cecoslovacchi ,con “Charta 77” . Anche la moglie,che ha sempre condiviso le traversie e le sofferenze di Liu ,è stata condannata agli arresti domiciliari ; le è stato vietato ogni contatto con il marito,parenti e amici,con la proibizione di qualsiasi viaggio , a cominciare di Oslo,dove avrebbe potuto ritirare il premio Nobel,al posto del marito. Ora Xia si trova ancora agli arresti domiciliari e sembra ammalata da una gravissima forma di depressione .Diversi governi europei (ma non risulta quello italiano ) hanno chiesto la liberazione della donna,ma fin’ora il governo cinese appare irremovibile. Liu Xiabo è diventato il simbolo dei dissidenti nella Rpc. Era rientrato a Pechino nel 1989 da New York ,dove insegnava alla Columbia University ; si era subito schierato a Tienanmen con gli studenti,ma quando si è reso conto che la partita era persa di fronte alla testarda ostinazione di un regime plumbeo e disumano ,fece di tutto per convincere i ragazzi a “mollare” per non finire vittime di un tremendo massacro,con migliaia di morti,feriti,torture nelle carceri di tutta la Cina. Come poi,purtroppo,è avvenuto. Ancora oggi gli intellettuali in cella di quella stagione sanguinosa sono diverse decine. Xiabo è stato controllato sino alla fine dal regime ,che gli impedì le cure all’estero e ogni tipo di contatto esterno,compreso quello con la moglie molto amata. In una lettera lasciata alla sua compagna ,ha scritto: ”Se fossi ridotto in polvere ,userei le mie ceneri per abbracciarti”.

Se gli fosse stato concesso di recarsi a Oslo per ritirare il Premio ,il combattente per i diritti umani,avrebbe sicuramente letto un brano di “Charta 08 “: “ La Cina è una grande nazione ,il cui sistema politico continua a produrre disastri sul fronte dei diritti dell’uomo… Spero di poter essere l’ultima vittima dell’inquisizione”. Purtroppo siamo convinti,anzi ne siamo più che certi,che Liu non sarà l’ultima vittima,sino a quando continuerà a esistere un regime comunista che schiavizza gli uomini in nome del mercato e del profitto (capitalista).

Aldo Forbice