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Aldo Forbice

Ma se i programmi non servono come ci possiamo muovere?

Giuseppe De Rita ne sa una  più del diavolo,non solo perché è  un cattolico devoto da sempre,ma perché  come sociologo prestigioso ( com’è noto, è fondatore e  presidente del Censis ) conosce da vicino il mondo della politica,dal dopoguerra ad oggi,avendo attraversato tutte le fasi (centrismo,primo centrosinistra,governi tecnici, secondo centrosinistra, governi monocolori, “civici”, ibridati e pasticciati ,ecc.) .Tutto questo per ricordare che non manca certo la saggezza e l’esperienza al più che ottuagenario studioso . L’ultima volta che l’ho visto è stato in un affollato auditorium ,mentre si preparavano le elezioni amministrative di Roma,dove Francesco Rutelli  aveva riunito la creme de la creme degli esperti,dei tecnici della  capitale (architetti,urbanisti,ecologi, ambientalisti,persino psichiatri) per un possibile programma di idee,progetti,iniziative per rivoluzionare il Campidoglio e dare un forte segnale di cambiamento nell’area metropolitana romana ,sia nel modo di governare   che  nelle opere da realizzare per “stupire” l’elettorato. E’ stato un fuoco d’artificio di grandissimo interesse: non si ascoltavano da anni tante voci originali ,direi scoppiettanti ,di veri esperti che analizzavano, con passione e  vera competenza , le direttrici su cui  muoversi per una svolta radicale per rinnovare alle radici la nostra derelitta capitale (ridotta,come purtroppo sappiamo, in uno stato pietoso da una serie di sindaci,non ultima l’attuale Virginia Raggi,che il suo “protettore”,Beppe Grillo, cerca di assolvere ,anche se con scarsa convinzione) .

 Che cosa  c’entra il prestigioso De Rita con tutto questo ? C’entra,centra,perché De Rita era presente,anzi era l’invitato d’onore. Intervistato sul palco dell’auditorium si è rivelato il più “giovane”,il più moderno ,il più realista ( quel realismo che a torto viene spesso definito sprezzantemente pessimismo). In realtà, De Rita ha  detto chiaramente,senza perifrasi,che Roma non può essere governata senza rinnovare radicalmente la classe dirigente capitolina,che  significa  sostituire ,trasferire, licenziare (se necessario) ,cambiare i dirigenti per rinnovare la burocrazia e tutti coloro che hanno il potere di tradurre in atti concreti le decisioni della Giunta e del Consiglio comunale .

 I fatti,anche quelli recenti, hanno confermato che  il “grande vecchio” aveva ragione . Ma continua ad avere  ragione, non solo per Roma,ma anche per l’Italia . Queste idee le ha in qualche modo riproposte  pochi giorni fa sul Corriere della Sera (“Meglio mettere i programmi in soffitta”) .In sostanza il sociologo ,anche sulla scorta della sua lunga esperienza,spiega che le ricette sulla povertà,sulle crescenti diseguaglianze sociali ( ma anche su altri temi ) non servono o per lo meno rischiano di risultare inadeguate a una realtà che muta ogni giorno. Si  risolverebbero ,

scrive De Rita, in un “ insieme di provvidenze  e perderebbero ogni profondità di visione politica…Meglio allora cambiare esercizio .silenziando l’ansia da ‘programma’ e dando invece spazio ad una logica di ‘agenda’ scadenzata nel breve periodo,articolata per specifici scopi,che quindi lavori sull’esistente più che sulle intenzioni. In fondo,se c’è  un’urgenza in Italia ,è quella di far funzionare la macchina istituzionale,che oggi è inceppata,non riesce a fare giustizia fra potere e cittadini e non riesce neppure ad applicare quel po’ di intenzionalità riformista espressa negli ultimi decenni”.

In pratica,si ritorna a porre in primo piano la questione della riforma della Pa , degli apparati amministrativi e burocratici ,delle macchine dei controlli pubblici di quelle istituzioni ( che continuano a rimanere carenti o,in molti casi,del tutto assenti ) . Lo diceva anche il vecchio Pietro Nenni,quando già negli anni ’60 , insisteva sulla necessità e l’urgenza  della “ riforma delle riforme “, rappresentata dalla pubblica amministrazione,cioè da quella burocrazia obsoleta ,su  cui si arenava ogni processo riformista, un “potere” abbarbicato nelle istituzioni,con radici profonde che nessuna legge e neppure le nuove tecnologie riescono ancora oggi  a sradicare .

Aldo Forbice

L’industria 4.0, La genesi del linguaggio, Esilio siriano, I padri “cambiati”

La prima cosa che colpisce di due autrici ,Annalisa Magone e Tatiana Mazali,è la dedica di un libro appena pubblicato,”Uomini e macchine nella fabbrica digitale” (Guerini e Associati editore) : ”Ai nostri padri,operai” . Annalisa Magone  è  una giornalista e presidente di un centro di ricerca torinese, sul lavoro e l’ innovazione; Tatiana Mazali è una sociologa dei media ,esperta di culture digitali. Il libro contiene poi contributi di altri esperti del mondo industriale , che ,com’è noto, sta vivendo una fase di grande trasformazione. Al punto che ormai si può parlare, senza reticenze , di “quarta rivoluzione industriale” : una svolta,che ormai coinvolge prodotti,servizi e metodologie di produzione. E ovviamente  i lavoratori e i tecnici . Oggi si parla di fabbrica flessibile,di modello Toyota (anche se di questo modello se ne parla ormai da vent’anni). Ora però,con notevole ritardo ,rispetto agli Usa e Giappone in modo particolare,anche da noi – come documenta il saggio-  si vanno incontrando la tradizione industriale e il futuro digitale .E,ovviamente,emergono vecchi e nuovi problemi per gli imprenditori,i tecnici,i lavoratori e le gerarchie organizzate .In altre parole,l’industria 4.0 comincia ad essere già una realtà che determina spesso minore occupazione e richiede una formazione più elevata. Ricorda Edoardo Segantini,nella prefazione ,che l’alienazione  ,come conseguenza dell’innovazione tecnologica,aveva anche i suoi lati positivi per gli operai .Lo spiegava anche uno studioso notissimo,Georges Friedmann,nel suo saggio “Le travail en miettes” : mentre lavoro- confessava l’operaio medio –penso agli affari miei. A voi do il mio corpo,non la mia mente. Quell’epoca però è tramontata. Oggi l’azienda cerca un operaio più preparato,con una formazione adeguata alle nuove tecnologie,permanentemente in trasformazione ,partecipativo,attivo; una figura professionale più vicina a quella del manager. In altre parole,l’operaio di una volta è definitivamente scomparso o sta per lasciare il campo. Il problema vero è che i sindacati o buona parte di essi non se ne  sono  ancora accorti  e comunque non hanno preso coscienza di una realtà completamente mutata,elaborando nuove e più adeguate strategie di difesa degli interessi dei “nuovi operai”.Come si documenta in questo libro a più voci.

Il processo di evoluzione degli esseri umani è cominciato con la comunicazione e il linguaggio,come spiega lo studioso Thom Scott-Phillips nel saggio”Dì’ quello che hai in mente”(Carocci editore).L’autore,che è un  ricercatore di antropologia cognitiva ed evoluzionistica  alla Durham University (Regno Unito), racconta perche il linguaggio è la capacità che rende,più di ogni altra cosa , a rendere unici gli esseri umani. In questo quadro appare importante studiare la natura evoluzionistica del linguaggio e della comunicazione. Ovviamente queste analisi valgono anche per le lingue ,che stanno subendo profonde trasformazioni ,per via della diffusione dei nuovi strumenti di comunicazione  (a cominciare da Internet ).

Il libro “Esilio siriano”  (Guerini edizioni) è stato scritto da due giovani studiosi  del Medio Oriente : Marina Calculli e Shady Hamadi,che si sono conosciuti a Beirut. Dai loro testi (ma anche quelli di altri autori inseriti nel libro ) emerge un quadro complesso : uno scenario di una guerra,quella siriana,con oltre mezzo milione di vittime e devastazioni immense, a cominciare da quasi tutte le infrastrutture,  la dissoluzione di uno Stato per le gravissime responsabilità della dittatura sanguinaria di Assad  e gli orrori del cosiddetto Califfato Non vengono taciute o minimizzate neppure  le complici indifferenze e interferenze dell’Europa,della Russia e degli Usa. Sembrano evidenti da questo libro,anche se in sintesi,la diversità delle crisi concentrate (regionali,nazionali e internazionali ) che hanno coinvolto il popolo siriano .Con profonda amarezza ancora oggi,non si intravvede ,dopo sei anni di guerra,una soluzione possibile,una via di uscita, che riporti la pace in questa tormentata area del mondo.

Infine,parliamo di un libro di un analista di grande carisma,Luigi Zoja,che è  stato presidente della Iaap (l’associazione che raggruppa gli analisti junghiani nel mondo).Nel nuovo saggio (“Il gesto di Ettore”, Bollati Boringhieri) ,un’edizione aggiornata e ampliata di un testo di alcuni fa,lo studioso analizza la figura del padre,così come è andata evolvendosi negli ultimi decenni. Oggi il “mammo” è una figura di riferimento per i figli ( ed anche per la compagna) diversa da quella tradizionale .L’analisi approfondisce il cosiddetto “genocidio simbolico dei padri” ,con immersioni nei miti classici di Ettore,Ulisse ed Enea. Quello di Zoja è ormai un testo classico della psicologia del settore,tradotto in  quindici lingue. Temo però che si tratti di una materia in continuo cambiamento ,perche l’evoluzione delle epoche più recenti sono molto più rapide di quelle del passato. E di conseguenza anche le relazioni umane ,comprese quelle all’interno  della famiglia,ne risentono  sensibilmente le conseguenze,nel bene e nel male  .

Aldo Forbice

Scelte anarchiche, La vegetariana, Un maestro del te suicida, La giraffa

Siamo un pò tutti visionari  e qualcuno lo è molto di più e anche sognatori . Sicuramente uno di questi è lo scrittore Simone Perotti, autore di ben dodici romanzi e saggi densi di storie fantastiche,con severe denunce al nostro sistema di vita e di lavoro. Perotti è sicuramente un anarchico nello stile di vita e nel suo pensiero veramente libero. E lo conferma anche il suo recente romanzo,”Rais” (Frassinelli ),di quasi cinquecento pagine. Un libro con una intricata serie di storie di donne e uomini,che si intrecciano negli amori,negli odi,nei conflitti .Il romanzo è costellato di violenze,vendette,passioni di protagonisti di altre epoche e altri paesi del mondo. Si parla del ‘500 ,delle navigazioni, dei pirati,dei condottieri,dei marinai,dei cavalieri di Malta. Tutti gli uomini sono coinvolti nel mistero della mappa di Piri Rais ,una carta che rappresenta il mondo intero e può svelare i retroscena delle scoperte di Cristoforo Colombo e degli acerrimi nemici dello scopritore dell’America. Un libro affascinante,polifonico, che  fa scoprire personaggi storici in una luce diversa da quella che abbiamo sempre conosciuto. L’autore, in scenari del passato, inventa in realtà una serie di suggestive metafore che fanno amaramente ricordare i travagli della nostra epoca.

Parliamo adesso di un lungo racconto di una straordinaria scrittrice coreana ,Han Kang,autrice  de “La vegetariana” (Adelphi).Questo romanzo,tradotto in nove lingue,ha ottenuto nel 2016 il Man Booker International Prize,che lo ha scelto fra 155 romanzi ,definendolo “di una potenza e un’originalità indimenticabili”. Un libro che incuriosisce molto,con metafore e immagini fantasiose che ricordano molto Italo Calvino del “Barone rampante”.Leggete questa frase per averne un’idea: “Sai come l’ho scoperto ? Be’ ho fatto un sogno,e stavo sulla testa …Sul mio corpo crescevano le foglie, e dalle mani mi spuntavano le radici…E così affondavo nella terra. Sempre di più…Volevo che tra le gambe mi sbocciassero dei fiori,così le allargavo;le divaricavo completamente…”

“La vegetariana” è un romanzo che stimola la fantasia,suggerisce immagini di paesaggi onirici,come avviene nei sogni,anche quelli più pericolosi,non ci fa sentire soli e fa ritrovare ( a chi se ne è  privato da qualche tempo) il piacere della lettura.

Il romanzo di questa giovane autrice (figlia del noto scrittore Han Seungwon) ci fa ricordare un altro capolavoro letterario,uscito di recente nelle librerie: quello dello scrittore giapponese Yasushi Inoue (“Morte di un maestro del Tè”, Skira edizioni ). Lo scenario storico è il Giappone del Cinquecento e il protagonista un monaco che racconta la storia del suo maestro scomparso,Sen no Rikyù, e la sua oscura morte,sullo sfondo delle lotte di potere dei “signori della guerra” giapponesi.  Servire la bevanda ,per il Maestro,significava dispensare ai suoi ospiti i principi dell’armonia ,del rispetto,della purezza e della serenità. Ma questi insegnamenti ,alla fine ,non saranno sufficienti a fermare la prepotenza del suo allievo prediletto-  il condottiero  Hideyoshi – che lo esiliò e gli ordinò ,secondo le regole di quel tempo, il rituale suicidio . Il monaco che narra la tragica storia cercherà di capire i motivi di

quella misteriosa morte,riflettendo sulla filosofia dell’esistenza, della sofferenza,del sacrificio e della morte. Anche la cerimonia del tè diventa un pretesto per meditare su ogni risvolto della propria vita ,nel tentativo di dare delle risposte ai tanti interrogativi che arrivano all’improvviso.

Infine,lasciando da parte la letteratura asiatica, segnaliamo un libro che ci ha molto divertito,pubblicato da una casa editrice (Dedalo),che con gli anni si è andata specializzando nella divulgazione scientifica. L’autore del libro “Il torcicollo della Giraffa” è Lèo Grasset,un biologo,oggi esperto nella produzione di video di divulgazione. Il suo sito e il canale YouTube DirtyBiology contano circa 400 mila iscritti e oltre 15 milioni di visualizzazioni. Il genetista spiega  in questo libro ,in termini semplici e comprensibili ai ragazzi delle medie, perché le giraffe hanno un collo molto lungo e le zebre hanno le strisce,chi è il “tasso del miele”,come si spiega il talento architettonico delle termiti , a quali rischi può portare la consanguineità dei leoni e delle altre belve della savana. E così via ,vengono snocciolate spiegazioni scientifiche (doc )  convincenti per ogni curiosità .Chissà se l’autore e la casa editrice siano riusciti a diffondere questo libro nelle scuole.

Aldo Forbice

Ma quale libertà di stampa. La censura è ormai diffusa

C’è un piccolo quotidiano (la testata è “La Verità”) che sta facendo ogni giorno scuola di giornalismo, con le sue inchieste, i corsivi, i colpi di spillo, le piccole campagne che conduce, senza timori reverenziali, senza conformismi, senza appiattimenti sui potenti di tutte le parrocchie. Non importa qui discutere sulla linea politica (che si può o meno condividere). A me interessa in questa sede sottolineare il coraggio di un giornale che affronta senza veli  qualsiasi argomento,senza imporre ai propri redattori, collaboratori, opinionisti, tagli o articoli e inchieste addomesticate, con la “raccomandazione “di non toccare questo o quell’argomento, questo o quel nome ,come avviene ormai da tempo con grandi e piccoli giornali ,compresi quelli online. Censure su censure,imposte,suggerite,nascoste,ispirate . Proprio quei giornali che vendono la loro merce (che poi risulta avariata) si riempiono la bocca di libertà di stampa,di essere liberi,eccetera,eccetera. Come osservava Leonardo Sciascia ,nel “Giorno della civetta”,gli uomini si distinguono in cinque categorie (uomini,mezzi uomini,ominicchi, piglianculo e quaquaraqua ) .Ma i veri uomini sono pochissimi,sempre più una rarità .Basterebbe però (lo dice sempre il grande scrittore siciliano) che la maggioranza fosse costituita da “mezziuomini”. Purtroppo a dominare sono le altre tre categorie . E’ una metafora suggestiva questa che fa riflettere e fa capire molte cose , a cominciare da molte parole ed espressioni, coltivate anche nella redazione di “Formiche”(giornale online e rivista ),che conta su numerosi intellettuali ,un direttore giornalista e un intellettuale,che da qualche tempo fa anche il consigliere della Rai . Non potrò raccontarvi in questa sede il cumulo di censure praticate,suggerite,perché rischierei una querela,senza elencare prove e documenti . Ne parlo solo per dare un’idea di quello che può fare una “formica” inserita nel complesso scenario dei media. Provate a immaginare che cosa può fare ( e che fa) la grande stampa e mi riferisco ,in particolare,ai giornali nazionali,con i rispettivi megafoni on line ?  Non basta stupirsi di quell’immondezzaio del web,dove ognuno può scrivere ciò che vuole,spargendo falsità e calunnie su tutto e tutti, Qualche giorno fa nella sede della Fieg (la Federazione editori giornali) si è svolto un interessante confronto fra il presidente degli editori,il direttore del “Corriere della Sera”,il Garante Petruzzella e alcuni esperti di pubblicità e comunicazione. Il risultato ci è sembrato scontato: è necessario dire basta con la rete anarchica,senza alcun controllo. I tempi sono cioè maturi per un intervento pubblico,senza che questo debba configurarsi come strumento di censura. Sono sostanzialmente d’accordo con questa tesi,anche se avverto una grande difficoltà  nel realizzarla e soprattutto nel riuscire a mettere in piedi uno  strumento pubblico e gestirlo con equilibrio,senza cioè incorrere nelle scontate accuse di censura,rischiando di essere paragonati ai modelli della  Turchia, Russia, Iran ,Cina e di altre nazioni ( e sono ancora tante) dominate da regimi dittatoriali e illiberali.

Mi chiedo: se oggi i giornali vengono messi sulla graticola soltanto se osano criticare la sindaca Raggi o se attaccano Beppe Grillo per i suoi paranoici discorsi ?  Che cosa si potrà mai fare se i giornalisti ( soprattutto quelli che ancora si “ostinano” a fare inchieste) osano criticare i potenti del sistema ? Forse non vi siete ancora accorti che siamo già alle liste di proscrizione per quei “rompiscatole” di giornalisti che si ostinano a criticare o a rivelare che un assessore giudica incompetente una sindaca  ?

In questo schizofrenico panorama c’è  però chi pratica la vera censura e nessuno se ne accorge,nessuno protesta . Come mai ? Torniamo all’apertura di questa riflessione. Un piccolo quotidiano da parecchi giorni (anche con titoli d’apertura) ha denunciato una serie di grandi scandali che coinvolgono la Rai,la più grande azienda della comunicazione del nostro paese,finanziata dal canone (obbligatorio) dei cittadini .L’elenco dei reati è lungo: corruzione, tangenti che coinvolgono centinaia di dirigenti e funzionari ,gigantesca evasione fiscali e così via. Vi sono già arresti e centinaia di indagati. Fra gli accusati, per decine e decine di milioni di mazzette distribuite,anche lo scenografo prediletto da Carlo Conti. Che cosa succede a questo punto ? Cosa fanno i giornaloni  ? Si impongono il silenzio: un silenzio assordante . E la Rai comincerà a parlarne in Consiglio solo la fine di questo mese ,dopo la conclusione del Festival di San Remo. Nel frattempo le inchieste delle Procure di Torino e Roma proseguono con maggiore intensità . Come volete definirla questa se non una (vergognosa ) censura di massa ?

Aldo Forbice

La globalizzazione cinese e l’assordante silenzio sui diritti umani

Il presidente cinese Xi Jinping sta rilanciando la sua politica sulla globalizzazione, che – diciamo senza perifrasi – fa comodo solo al Celeste Impero perché consente di incrementare ancora di più le esportazioni negli Usa e in Europa. Sulla sua strada questa volta non si troverà però solo quei “mollicci” governanti europei,disposti ad accettare compromessi,contropartite (contratti industriali,collaborazione di aziende cino-europee e altre forme di cooperazione finanziarie e commerciali ). Questa volta Xi si troverà il muro d’acciaio del rude Donald Trump e non sarà facile superare o semplicemente aggirare i suoi “no”. Non credo saranno sufficienti le metafore del presidente cinese,come quelle sviscerate a Davos (dove il discorso pro globalizzazione è stato molto apprezzato). Hanno colpito in primo luogo le cifre rese pubbliche : la Cina nei prossimi cinque anni importerà ottomila miliardi di dollari di prodotti e investirà qualcosa come 750 miliardi . Tutti i “signori della finanza mondiale” hanno percepito un brivido lungo la schiena. Che cosa possiamo fare noi, avranno pensato in particolare i piccoli uomini europei, oltretutto perennemente in conflitto con sé stessi, per fermare la valanga cinese?

Ma il vero pericolo è rappresentato dal ruolo guida della politica economica mondiale che Pechino si propone di conquistare ,forzando al massimo il grimaldello della globalizzazione. Ha detto il leader cinese: “La globalizzazione è stata all’inizio come il tesoro nella grotta di Ali Babà, poi è stata vista da molti come il vaso di pandora delle diseguaglianze”. E ancora: “Per crescere bisogna avere l’ardimento di navigare nel vasto oceano dei mercati globali,i timonieri non debbono rifugiarsi nel porto del protezionismo”.

La Cina appare oggi molto potente, ma non mancano gli interrogativi, fatti anche a Davos. E’ bene ricordare allora che nel 2016 la Repubblica popolare ha registrato una fuga di capitali gigantesca: 64 miliardi di dollari al mese e dall’agosto 2015 sono usciti dai confini di questo immenso paese ben 1300 miliardi. C’è da aggiungere che, secondo un recente rapporto della Goldon Sachs (la più influente banca d’affari Usa), l’economia cinese vale il 14% del reddito mondiale e almeno il cinquanta per cento della domanda di acciaio,zinco e rame, ma ha un punto debole : un livello di debito delle imprese in costante aumento,già oggi “al di sopra di tutte le soglie di sicurezza”.La banca di Wall Street commenta: “Non è questione del ‘se’, ma di ‘quando’ gli squilibri porteranno la Cina a una crisi finanziaria”.Secondo Goldon la crisi sarà vicina,forse fra due-tre anni .E’ anche per questo che Xi cerca di spingere la locomotiva dell’economia verso una più marcata globalizzazione,puntando a guidarla ,anche per fronteggiare gli Stati Uniti di Trump (che ,invece, si trincereranno su una linea nettamente protezionista) e l’Europa,dalla linea ancora confusa e caratterizzata da troppe contraddizioni .

Ora Xi, leader di un paese tra i più inquinati del mondo,si presenta – per contrastare Trump- come un grande ambientalista. Si preoccupa della natura (e questo ci sembra ovviamente encomiabile) ma non troppo degli esseri umani ,della tutela dei diritti fondamentali degli uomini e donne. In questo campo la Cina detiene un primato mondiale,ma negativo,come abbiamo avuto modo di denunciare qui,alla radio,in tv ,in libri e sul web . Ma c’è una storia che vorrei raccontare,sia pure sinteticamente,che rappresenta un simbolo del disprezzo permanente di Pechino per i suoi cittadini ,per la tutela dei diritti delle minoranze etniche e religiose. Persino dei cinesi che vivono all’estero.

Anastasia Lin è emigrata ,con sua madre in Canada,nel 2004 .E’ stata eletta dopo alcuni anni Miss Mondo Canada e doveva partecipare nel dicembre 2016 al concorso mondiale ,ma ha commesso un “errore”,diventando una appassionata estimatrice della pratica filosofica dei Falun Gong e, in seguito, paladina dei diritti umani.

Da molti anni il partito comunista e il regime di Pechino perseguitano gli aderenti a questo movimento pacifico,radicato nei principi buddisti e taoisti di verità. Sono migliaia i dissidenti in carcere o nei laogai ,spesso torturati e utilizzati barbaramente come “prelievo degli organi”. Per queste ragioni ad Anastasia è stato negato il visto d’ingresso nella terra dove è nata . E gli organizzatori della manifestazione si sono piegati al volere della Grande Cina. E quel che è peggio, la grande stampa e le tv (comprese quelle italiane) hanno taciuto , in un silenzio assordante.

Aldo Forbice

Chi studia è un ribelle. Il pittore terrorista. Le “Calabrotte”. Gli orchi sono fra noi

Del libro di cui parleremo innanzitutto mi è piaciuta la dedica: “Chi studia è sempre un ribelle. Uno che si mette da un’altra parte rispetto al mondo e, a suo modo,ne contrasta la corsa .Chi studia si ferma e sta: così si rende eversivo e contrario. Forse, dietro, c’è sempre una scontentezza di sé, o del mondo. Ma non è mai una fuga. E’ solo una ribellione silenziosa e,oggi più che mai,invisibile. A tutti i ribelli invisibili è dedicato questo libro”. L’autrice de “La passione ribelle” (Laterza ) è Paola Mastrocola, una scrittrice di lungo corso: ha scritto numerosi romanzi, commedie per ragazzi, raccolte di poesie, saggi sulla letteratura italiana, dopo avere insegnato a lungo in un liceo. Questo libro rappresenta un elogio, della lettura,della riflessione “costruita” sullo studio. Come non condividere l’opinione dell’autrice? “Oggi non si studia più. E’ da predestinati alla sconfitta. Lo studio evoca Leopardi che perde la giovinezza,si rovina la salute rimane solo come un cane…Lo studio è sparito dalle nostre vite. E con lui è sparito il piacere per le cose che si fanno senza pensare a cosa servono. La cosa più incredibile è che non importa a nessuno”.
Sono giudizi che,soprattutto negli ultimi tempi,si trovano sui giornali o nelle conversazioni tra amici. Fanno riflettere più seriamente però quando anche degli scrittori e scrittrici serie, come la Mastracola, le fanno propri,anzi ci confezionano libri,con rabbia,come una provocazione ,che dovrebbe suscitare reazioni forti.. Sotto accusa sono la scuola,le famiglie,forse gli stessi insegnanti,i media,le biblioteche pubbliche e tutte quelle altre istituzioni pubbliche che dovrebbero favorire,incentivare la lettura, gli approfondimenti, la ricerca, lo studio.
Del resto i dati sul costante calo delle letture (nelle biblioteche) e nella vendita dei libri (nelle librerie e nelle edicole) non ci fa essere ottimisti sul futuro. Anche perché neppure i libri digitali ci fanno sperare in una crescita dello studio.
Vorrei occuparmi adesso di un libro curioso,diciamo meglio straordinario di Sergio Campailla, docente di letteratura all’Università Roma Tre (“Wanted – Benjamìn Mendoza y Amor “,Marsilio ). E’ la biografia di un pittore boliviano che attentò negli anni ’70 alla vita del papa Paolo VI, all’aeroporto di Manila. Ne seguì un arresto, un processo ,una condanna a quattro anni di carcere .E poi il protagonista, un pittore indio,scompare ,senza lasciare traccia. Lo scrittore ne ricostruisce, dopo 30 anni, la vita densa di artista e viaggiatore di cento paesi ,che ha rappresentato nelle sue opere la condizione dei poveri e degli emarginati. Figlio di una prostituta, specialista in droghe, va sulle cime delle Ande a visitare le tribù in estinzione nella foresta amazzonica per rappresentare nelle sue tele gli indigeni . Un pittore di grandi qualità che però passerà alla storia solo per un attentato contro il papa,il primo nella storia moderna. Questo libro singolare ,di grande interesse, rappresenta (ma è solo uno dei tenti casi) un esempio della trascuratezza dei media che lo hanno quasi ignorato.
Un collettivo di scrittura,che si chiama Lou Palanca, ha prodotto un libro curioso di notevole interesse: “Ti ho visto che ridevi” (Rubbettino). Ricostruisce storie di donne calabresi emigrate ,”scopo matrimonio”,nelle Langhe. E’ una emigrazione matrimoniale che porta le “calabrotte” arrivate in Piemonte,in una realtà dai costumi e dalla lingua profondamente diversi da quelli del sud. Il libro racconta una di queste storie .La protagonista,Dora,emigra da Riace,lasciando un figlio clandestino”.Questo
bambino diventa adulto e decide di andare a cercare la madre biologica. In Piemonte si incrociano altre storie di immigrazione. Un romanzo corale ,con colpi di scena e sorprese , tipiche dei drammi delle migrazioni e delle difficili integrazioni culturali. Un libro utile che ci fa riflettere anche sulle migrazioni di oggi .
Parliamo adesso di orchi,con una ricerca letteraria di uno studioso dell’Università di Torino,Tommaso Braccini ( “Indagine sull’orco”,il Mulino) .Da secoli generazioni di bambini sono state terrorizzate da una strana creatura,chiamata “orco”. Era un animale immaginario che rapiva i bimbi per portarli nella sua tana e divorarli . La letteratura è ricca di storie sanguinarie di questo tipo. Ne parlano Boccaccio,Ariosto ,Basile (“Pentamerone”) e si ritrovano ampie tracce nelle fiabe regionali e in quelle celebri di Perrault. Ma da dove viene la figura dell’orco? L’indagine è serrata,ma in realtà una certezza assoluta non si trova. Del resto, forse l’orco, ben nascosto, è in ognuno di noi in misura diversa. Vi sono i pedofili, i “nemici dei bambini “, che schiavizzano e sfruttano i piccoli, anche nel mercato degli organi. Gli orchi sono troppo spesso fra di noi. Non c’è bisogno di cercarli nelle fiabe di un tempo remoto.

Aldo Forbice

Chi studia è un ribelle – Il pittore terrorista – Le “calabrotte – Gli orchi sono fra noi

Del libro di cui parleremo innanzitutto mi è piaciuta la dedica: “ Chi studia è sempre un ribelle. Uno che si mette da un’altra parte rispetto al mondo e, a suo modo,ne contrasta la corsa .Chi studia si ferma e sta: così si rende eversivo e contrario. Forse, dietro, c’è sempre una scontentezza di sé, o del mondo. Ma non è mai una fuga. E’ solo una ribellione silenziosa e,oggi più che mai,invisibile. A tutti i ribelli invisibili è dedicato questo libro”. L’autrice de “La passione ribelle” (Laterza ) è Paola Mastrocola ,una scrittrice di lungo corso : ha scritto numerosi romanzi,commedie per ragazzi ,raccolte di poesie,saggi sulla letteratura italiana, dopo avere insegnato a lungo in un liceo. Questo libro rappresenta un elogio, della lettura,della riflessione “costruita” sullo studio . Come non condividere l’opinione dell’autrice  ?  “Oggi non si studia più. E’ da predestinati alla sconfitta. Lo studio evoca Leopardi che perde la giovinezza,si rovina la salute rimane solo come un cane…Lo studio è sparito dalle nostre vite. E con lui è sparito il piacere per le cose che si fanno senza pensare a cosa servono. La cosa più incredibile è che non importa a nessuno”.

Sono giudizi che,soprattutto negli ultimi tempi,si trovano sui giornali o nelle conversazioni tra amici. Fanno riflettere più seriamente però quando anche degli scrittori e scrittrici serie,come la Mastracola, le fanno propri,anzi ci confezionano libri,con rabbia,come una provocazione ,che dovrebbe suscitare  reazioni forti.. Sotto accusa sono la scuola,le famiglie,forse gli stessi insegnanti,i media,le biblioteche pubbliche e tutte quelle altre istituzioni pubbliche che dovrebbero favorire,incentivare la lettura ,gli approfondimenti,la ricerca,lo studio.

Del resto i dati sul costante calo delle letture (nelle biblioteche) e nella vendita dei libri (nelle librerie e nelle edicole) non ci fa essere ottimisti sul futuro. Anche perché neppure i libri digitali ci fanno sperare in una crescita dello studio.

Vorrei occuparmi adesso di un libro curioso,diciamo meglio straordinario di Sergio Campailla ,docente di letteratura all’Università Roma Tre (“Wanted – Benjamìn Mendoza y Amor “,Marsilio ).E’ la biografia di un pittore boliviano che attentò negli anni ’70 alla vita del papa Paolo VI,all’aeroporto di Manila. Ne seguì un arresto, un processo ,una condanna a quattro anni di carcere .E poi il protagonista, un pittore  indio,scompare ,senza lasciare traccia. Lo scrittore ne ricostruisce ,dopo 30 anni,la vita densa di artista e viaggiatore di cento paesi ,che ha rappresentato nelle sue opere la condizione dei poveri e degli emarginati .Figlio di una prostituta,specialista in droghe,va sulle cime delle Ande a visitare le tribù in estinzione nella foresta amazzonica per rappresentare nelle sue tele gli indigeni . Un pittore di grandi qualità che però passerà alla storia solo per un attentato contro il papa,il primo nella storia moderna. Questo libro singolare ,di grande interesse, rappresenta (ma è solo uno dei tenti casi ) un esempio della trascuratezza dei media che lo hanno quasi ignorato.

Un collettivo di scrittura,che si chiama Lou Palanca, ha prodotto un libro curioso di notevole interesse: “Ti ho visto che ridevi” (Rubbettino). Ricostruisce storie di donne calabresi emigrate ,”scopo matrimonio”,nelle Langhe. E’ una emigrazione matrimoniale che porta le “calabrotte” arrivate in Piemonte,in una realtà dai costumi e dalla lingua profondamente diversi da quelli del sud. Il libro racconta una di queste storie .La protagonista,Dora,emigra da Riace,lasciando un figlio clandestino”.Questo

bambino diventa adulto e decide di andare a cercare la madre biologica. In Piemonte si incrociano altre storie di immigrazione. Un romanzo corale ,con colpi di scena e sorprese , tipiche dei drammi delle migrazioni e delle difficili integrazioni culturali. Un libro utile che ci fa riflettere anche sulle migrazioni di oggi .

Parliamo adesso di orchi,con una ricerca letteraria di uno studioso dell’Università di Torino,Tommaso Braccini ( “Indagine sull’orco”,il Mulino) .Da secoli generazioni di bambini sono state terrorizzate  da una strana creatura,chiamata “orco”. Era un animale immaginario che rapiva i bimbi per portarli nella sua tana e divorarli . La letteratura è ricca di storie sanguinarie di questo tipo. Ne parlano Boccaccio,Ariosto ,Basile (“Pentamerone”) e si ritrovano  ampie  tracce nelle fiabe regionali  e in  quelle celebri di Perrault. Ma da dove viene la figura dell’orco ?  L’indagine è serrata,ma in realtà una certezza assoluta non si trova. Del resto ,forse l’orco ,ben nascosto, è in ognuno di noi in misura diversa. Vi sono i pedofili, i “nemici  dei bambini “, che schiavizzano e sfruttano i piccoli , anche nel mercato degli organi. Gli orchi sono troppo spesso fra di noi. Non c’è bisogno di cercarli nelle fiabe di un tempo remoto

Aldo Forbice

Gli interessi dei cittadini? Grillo difende solo il suo Blog

Non ho alcun dubbio: sto dalla parte del presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella. Per troppo tempo, infatti, ci siamo baloccati ,definendo la Rete “anarchica”, liberale, ”contro il potere “,libera,autonoma dalle lobbies,ecc. E per troppo tempo ci siamo schierati contro ogni proposta che tendeva a regolamentare l’incontrollato afflusso di notizie,senza conoscerne la veridicità,senza alcuna verifica: informazioni vere,false,tendenziose,calunniose ,anche “pericolose” (perché a sfondo criminale).
Finalmente ora un’autorità importante,come l’Antitrust, trova il coraggio di dire “Basta” e Pitruzzella propone, non di creare improponibili forme di censura,ma di rafforzare la tutela dei diritti della Rete. “Se vogliamo controllare il potere politico – aggiunge – ed evidenziare quello che di sbagliato politici ed uomini dell’economia fanno,dobbiamo avere una Rete che sia credibile. Occorrono informazioni vere ,altrimenti c’è la nebbia e la nebbia non giova mai alla democrazia”. Ovviamente il solito Beppe Grillo ha parlato a sproposito ,nel suo abituale stile cialtronesco,di “Tribunale dell’Inquisizione”, come se si volesse mettere in discussione il suo blog e non le fandonie e falsità che il suo,come tutti gli altri blog ,pubblicano impunemente. Senza contare gli insulti sistematici,le calunnie a getto continuo, le post,anzi “le non verità “ che ogni giorno migliaia di navigatori pubblicano impunemente .
Quasi nessuno interviene ; raramente la polizia postale se c’è una denuncia motivata, quasi mai i gestori . Si pubblica di tutto, come si sa : “fogna a cielo aperto” l’ha definita più di uno scrittore. Per la verità , le definizioni negative si sprecano,visto che tutti ne siamo vittime. Se qualcuno scrive delle falsità sul tuo conto,anche anonimamente ,deve decidere di incaricare degli avvocati ,per rintracciare l’autore e presentare querela .Ma a parte le spese che deve sostenere il malcapitato ,il cittadino medio non se la sente di avventurarsi in un percorso di procedure tecniche,burocratiche,oltre che onerose, che potrebbe persino farlo diventare ancora più vittima di prepotenze di cialtroni ,sempre pronti – per invidia,cattiveria gratuita e altre ragioni – a procurare danni di immagine a chiunque viene preso di mira. Personalmente , sono da anni una vittima della Rete. Vorrei premettere i grandi,insostituibili vantaggi di questo strumento di comunicazione ,purtroppo però vi sono i navigatori incivili che riescono a inquinare una grande conquista dell’umanità per l’uso nefasto che ne fanno .
Volete un esempio ? Eccolo .Il web è utilizzato largamente dalla criminalità e dai pedofili .Secondo i dati di fine 2016 è stato registrato un arresto la settimana per pedofilia; 313 minorenni,quasi uno al giorno,sono stati adescati sulla Rete in un anno e più di 1900 siti sono stati inseriti nella black list istituita,per legge,dieci anni fa. Gli investigatori della polizia postale hanno condotto 576 indagini che hanno portato a 51 arresti e 449 denunce. Per non parlare degli arresti per traffico di droga,furti,delle minacce terroristiche,anche di matrice islamiche, e degli hacker. Negli ultimi tempi il web è diventato uno strumento di pubblicità anche della prostituzione,compresa quella minorile. Per la verità il mercato del sesso da anni trova un’ampia collocazione sulla rete,ma da qualche tempo anche l’offerta di prestazioni a pagamento è diventata esplicita ( e anche volgare),senza alcun controllo,di polizia o semplicemente interno alla rete . L’involgarimento è dunque più diffuso di un tempo,così come le bufale e le bugie trasmesse da troppi blog e giornali online. Questi ultimi raramente vengono realizzati da giornalisti,quindi gli operatori non sono tenuti neppure a rispondere all’Ordine professionale. Chiunque può scrivere e mandare in rete notizie, analisi “approfondite” e dati che non vengono verificate da alcuno. Questa non è libertà di stampa, ma solo arbitrio, certi dell’impunità,di troppe persone prive di scrupoli. E allora ben venga una legge che regolamenti il web, con un controllo pubblico,senza ovviamente alcun potere di censura,ma semplicemente per colpire i criminali e chi attenta alla libertà di stampa (quella vera e non quella sbandierata per coprire malefatte) e ai diritti dei cittadini .
Se il comico Grillo non si rende conto di questo significa che si preoccupa solo degli interessi (finanziari) del suo blog e non di quelli (civili) dei suoi stessi elettori.

Aldo Forbice

Le radici del nostro malessere. I difficili passaggi. Un liberale anarchico. Dante ‘rivisitato’

Piero Craveri è uno storico di lungo corso. Ha insegnato negli atenei di Roma, Genova, Messina e Napoli. In quest’ultima città ora è professore emerito all’Università Suor Orsola Benincasa ed è anche presidente della Fondazione Benedetto Croce. Si occupa di storia contemporanea da oltre quarant’anni e il suo libro, uscito da pochi giorni, “L’arte del non governo” (Marsilio) rappresenta una rilettura lucida della storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi, con tutti i problemi ,politici,economici e sociali irrisolti che conosciamo.
A scorrere l’indice del voluminoso saggio (quasi 600 pagine) i temi analizzati ci sono tutti: dalla storia dei partiti alla “forma di governo” nella Costituzione, dall’opera incompiuta di De Gasperi,al fallimento del centro sinistra e al mancato consolidamento della struttura economica italiana, alla crisi degli anni ’70, alle “occasioni mancate” degli anni ’80, al declino della cosiddetta Seconda repubblica . Da questa rigorosa analisi emerge in primo luogo l’incapacità di una classe dirigente a dirigere un paese industriale, l’invadenza dei partiti sulle istituzioni, a cominciare dal governo. L’autore osserva che non la crisi degli ultimi decenni non è attribuibile solo alla difficile congiuntura economica ,alla crisi internazionale ma soprattutto alle forze politiche che non hanno saputo affrontare, per smaccate ragioni di parte, la questione centrale della stabilità della democrazia italiana, anche perché non hanno messo in campo quelle necessarie riforme per rinnovare le nostre istituzioni. E’ da questi antichi nodi irrisolti che nasce il profondo malessere di oggi e il pericoloso declino della nostra repubblica. Un libro che lascia, leggendolo, una profonda amarezza e rivela anche il grande coraggio di uno studioso che ha saputo individuare le ragioni profonde del nostro malessere.
Un’altra storica seria, Mariuccia Salvati (ha insegnato per molti anni all’Università di Bologna) si è occupata di un altro importante capitolo della storia repubblicana nel saggio “Passaggi – Italiani dal fascismo alla Repubblica” (Carocci editore). Passaggi? Sono quelli affrontati dagli italiani nel primo Novecento e nel secondo dopoguerra, con particolare attenzione al loro rapporto con il fascismo, la guerra, il crollo del regime, la Resistenza, la scelta della Repubblica. Passaggi collettivi, di massa, ma anche individuali.
Il saggio concede largo spazio anche alla questione del linguaggio: un linguaggio di verità, di realismo, di concretezza, riscoperto, fra l’altro, nei testi di grandi giornalisti e scrittori, come Alvaro, Savinio, Bontempelli, De Ruggiero, Moravia, Brancati. L’analisi dell’autrice ruota però attorno alla guerra ,passaggio necessario per la formazione di una nuova classe politica, democratica, antifascista. Una classe politica nata nel dopoguerra, con meriti largamente superiori alle generazioni di politici seguite dopo, soprattutto negli anni più vicini a noi (e qui ritorna in campo la dissacrante analisi di Craveri) .
Ancora uno storico, questa volta molto giovane: Alberto Mingardi,dell’Università di Milano, che ha scritto un bellissimo saggio su una figura avventurosa e avvincente del mondo culturale inglese (“Thomas Hodgskin, discepolo anarchico di Adam Smith”, Marsilio), poco nota al grande pubblico. Merito dell’autore è di aver riscoperto questo storico intellettuale (1787- 1869), la cui prima biografia è dovuta ad Elie Halèvy (1870-1937) che accostò Hodgskin a Karl Marx. E quest’ultimo lo apprezzò, al punto da definire le sue opere “ fra le produzioni significative dell’economia politica inglese”. Il titolo dà un’idea telegrafica del pensiero di questo stravagante intellettuale, ma ha il pregio di dar conto della forte influenza esercitata su di lui da Adam Smith, ma anche della natura anarchica del suo pensiero. Una contraddizione? Certo, ma collima perfettamente col profilo del personaggio analizzato.
Infine, vorremmo segnalare una monumentale opera in tre volumi della Divina Commedia, con la revisione del testo e commenti di Giorgio Inglese (docente di letteratura italiana all’Università La Sapienza di Roma). Il cofanetto, con i tre volumi della “Commedia“ (Inferno, Purgatorio, Paradiso), pubblicato da Carocci, riassume i testi di un grande esperto del poema dantesco, per la prima volta, in un insieme organico. Non c’è lettura di Roberto Benigni e di altri più esperti “lettori” della Commedia in grado, come questo lavoro di un insigne studioso,di far capire veramente i versi del maestro Alighieri.

Aldo Forbice

La cultura come marmellata? Un socialista con gli occhiali. Silone cristiano – le difficili metafore

“La cultura è come la marmellata”. E’ questo il titolo di un libro curioso di un’autrice molto curiosa e bizzarra,la giornalista Marina Valensise (Marsilio editore) ,che è stata per quattro anni direttrice dell’Istituto italiano di cultura a Parigi . Il titolo è mutuato da una scritta sui muri della capitale francese degli anni della contestazione giovanile: “La cultura è come la marmellata .meno ne hai più la spalmi “. L’Italia,invece,come ben sappiamo,ha un patrimonio culturale ricchissimo . L’autrice definisce il nostro paese “una grande potenza culturale inconsapevole “. La cultura ,infatti,in Italia è dappertutto . Il libro della Valesise è un racconto della sua esperienza a Parigi (2012-2016),dei suoi sforzi per rinnovare la sede ( lo storico Hotel de Galliffet),per ampliare il numero dei frequentatori (40 per cento in più, incrementando il numero delle iniziative ,sino a 260 all’anno) e cercando anche le sponsorizzazioni private,viste le risorse sempre più limitate. Non è stato facile,anche perché , l’autrice,ha dovuto fare i conti con la burocrazia ,le scarse capacità e la carente volontà dei funzionari e impiegati della sede abituati a vivacchiare. Una caratteristica comune a quasi tutti i 90 istituti culturali italiani all’estero.
Una testimonianza questa dell’attivo lavoro di una intellettuale italiana ,ma è anche una provocazione che fa riflettere sulla necessità di riformare ( e potenziare) gli strumenti culturali del nostro paese all’estero.
Occupiamoci adesso di due intellettuali socialisti. Il primo ,Antonio Landolfi (“Il socialista con gli occhiali”, Rubbettino) ,è stato un politico di vasta cultura. Per diverse legislature è stato senatore ,membro della direzione e della segreteria del Psi , sempre fedelissimo di Giacomo Mancini. Ha insegnato in diverse università ( alla Sapienza di Roma,all’Aquila,Palermo e Luiss),ha scritto numerosi saggi di storia e politica,
“Il socialista con gli occhiali”(che non è un bel titolo) è un libro composito: una parte è composta da frammenti di autobiografia,un tentativo di Landolfi di “costruire” una storia della sua vita politica utilizzando i suoi stessi scritti. Un’altra parte è composta da testi e testimonianze di amici politici sull’opera di Antonio. Un libro di grande interesse anche per la storia del Psi e del nostro paese .Rappresenta- scrivono le tre curatrici- il “pensiero autentico di un autentico socialista che provò a raccontarci qualcosa della nostra storia” ( Adriana Martinelli,Laura e Flavia Landolfi).
Il secondo libro parla di un altro grande socialista,Ignazio Silone. L’autore di “Fontamara” amava definirsi “ un socialista senza partito e un cristiano senza Chiesa”. Del Silone politico se ne è parlato a lungo in molti libri; del Silone cristiano se ne occupa ora lo storico Sergio Soave con “Prendere Cristo sul serio” (Cittadella editrice). Soave ripercorre il difficile itinerario cristiano dell’intellettuale socialista. Silone aveva fatto dolorosamente i conti col comunismo,si era schierato con il movimento socialista,subendo le sofferenze delle lacerazioni e delle scissioni. Nel suo credo religioso , leggeva le aspirazioni alla giustizia , e riusciva a coniugare il socialismo con il cristianesimo ,ricavandone ispirazione per il riscatto dei poveri e degli ultimi. Ma anche nella Chiesa cattolica Silone trovava motivi di insoddisfazione e di “tradimento” del Vangelo,anche se ribadiva sempre ,”vi sarà sempre qualche cristiano che prenderà Cristo sul serio”. Soave ha approfondito con rigore e passione di studioso,il “lato oscuro” dello scrittore de “L’avventura di un povero cristiano”,fondamentale per comprendere la complessità di questo scrittore.
Infine,due parole su un tema ricorrente : la metafora. Ce ne occupiamo con due studiose del linguaggio dell’Università di Cagliari : Francesca Ervas ed Elisabetta Gola,che hanno scritto “Che cos’è una metafora” (Carocci editore) .
”La metafora non è solo uno strumento retorico o un abbellimento letterario,ma permette anche di esprimere in modo efficace il proprio pensiero e di creare connessioni inedite con concetti o immagini in vari ambiti del pensiero”. In altre parole ,la metafora non è solo un’astuzia retorica ,è un potente strumento del pensiero in diversi ambiti del sapere. La ricerca si concentra quindi non solo sulla letteratura,ma anche sulla filosofia e sul linguaggio nelle sue diverse applicazioni. Le due studiose hanno compiuto un’analisi rigorosa che chiarisce molti dubbi e apre le strade per nuove e più approfondite ricerche.

Aldo Forbice