BLOG
Aldo Forbice

Gli scoop veri esistono – Da Caporetto a Baghdad – Il quarto potere e l’Eden

Enrico Franceschini è un giornalista di successo. E’ stato inviato e corrispondente di un grande giornale,ricoprendo per trent’anni le sedi di New York ,Washington,

Mosca,Gerusalemme e Mosca. Come tutti i giornalisti,soprattutto quelli della sua generazione,inseguiva gli scoop. Non a caso il suo recente libro ha proprio questo titolo ,“Scoop “ (Feltrinelli ).

Nelle citazioni fuori testo l’autore ne trascrive alcune esilaranti,fra cui queste due:

La maestra chiede a Pierino che lavoro fa suo padre. Fa il violinista in un bordello,risponde Pierino. Perchè menti ? ,obietta la maestra,sappiamo tutti che tuo padre fa il giornalista. E Pierino: mi vergognavo a dire la verità,signora maestra.

Redattore capo a cronista:” Sicuro che abbiamo questo scoop in esclusiva? “

Cronista a redattore capo: “ Certo. Me lo sono inventato io di sana pianta”.

Nel romanzo gli scoop veri invece ci sono. Il protagonista,un giornalista di primo pelo,inviato per caso in un paese dell’America Latina ,in piena guerra civile, racconta le avventure e i rischi anche per la sua vita,considerandosi un inviato speciale, come quelli del passato : a metà fra l’agente segreto,il playboy e l’avventuriero. Si trova però al centro di colleghi maturi,che trascorrono il loro tempo ai bordi di piscine di alberghi di lusso e alle prese con dittatori da operetta, guerriglieri campesinos,

invisibili squadroni della morte e bellissime giovani donne “disponibili”. In questo scenario il reporter opera, alla difficile ricerca dello scoop .E ci riesce ,ma con quante difficoltà .. La storia non ve la raccontiamo perché va “goduta” leggendo il libro, scritto da un giornalista di razza,di quelli che oggi ,purtroppo ,si trovano sempre più raramente. “Roba di altri tempi”,si diceva una volta.

Un altro giornalista,Lorenzo Cremonesi, è l’autore del libro “Da Caporetto a Baghdad “ (Rizzoli ) . Il titolo sembrerebbe un po’ strano,ma l’autore spiega,con grande competenza che cosa unisce i tragici eventi della guerra 1914-18 con le guerre contemporanee in Medio Oriente ( Del resto,Papa Francesco non continua a ripetere che quella attuale è la “terza guerra mondiale a pezzi “ ? ). Cremonesi,inviato colto e molto apprezzato ,ha visitato i vecchi campi di battaglia in Francia,Belgio,

Germania,sulle Alpi e fa di continuo i confronti fra quei conflitti e quelli fra Israele e

i paesi arabi,senza dimenticare gli scenari iracheni,siriani e del recente protagonista rappresentato dal “Califfato”. In altre parole,il libro è stato pensato non solo per ricordare gli orrori delle guerre contemporanee,ma soprattutto per riflettere sulle origini e le conseguenze (cosi tanto simili,nelle loro diversità ) delle guerre di ieri e di oggi.

Parlando di giornalisti ci viene spontaneo parlare di un libro che analizza proprio il mondo dei giornalisti : Pierluigi Allotti, “Quarto potere” (Carocci editore) .L’autore, che insegna storia del giornalismo all’Università La Sapienza,analizza l’evoluzione ( o l’involuzione,dicono i più critici ) dei giornalisti ,famosi e meno noti, dal 1848 sino all’avvento di Internet .

In realtà ,la parte ,forse più interessante del giornalismo che cambia (l’epoca di Internet sino ad oggi) meriterebbe un altro libro, a cui probabilmente l’autore si sta dedicando .“Quarto potere” è un libro importante perché ricostruisce in forma sintetica la lunga e complicata storia del giornalismo italiano,contrassegnato – e questo forse l’aspetto più negativo- da sempre , dall’impronta politica,per non dire partitica . Sono stati pochi,per la verità,i giornalisti veramente indipendenti. Solo episodicamente,quando hanno rotto con un partito,con un editore (anche qui una rarità quelli “puri”) o con uno schieramento politico o con delle lobby economiche. Ma tutto questo fa parte della natura della nostra democrazia,

Infine, un altro giornalista (Massimo Del Gigia) si è distinto per aver “conquistato” il Premio Amerigo delle Quattro libertà (The Amerigo four freedoms award ),col romanzo “In salvo dall’Eden” (Ibiskos Ulivieri) . Del Gigia è un giornalista fiorentino con un curriculum professionale di oltre trent’anni (agenzie,giornali,televisioni,uffici stampa). Ora ha provato a vivere l’ebbrezza del romanziere e sembra esserci riuscito,visto che è stato subito premiato. La storia è ambientata nell’ultima guerra,con una protagonista da intrigo internazionale,con una serie di colpi di scena che fanno di questo libro un thiller avvincente ,che coinvolge il lettore sin dalle prime pagine.

Aldo Forbice

Gazzarre inutili in un mondo che cambia ogni giorno

Vi dico subito che quello che leggerete non piacerà a tutti. Del resto, chi cerca il consenso si arrampica sugli specchi per cercare di dimostrare che tutto va bene e che il dissenso è fisiologico alla democrazia, al pluralismo, ecc.,ecc. Sono di ritorno da un lungo soggiorno in Portogallo, dove ho visitato, dopo anni, Lisbona, Coimbra, Porto per alcuni incontri e conferenze nelle università. Sono rimasto entusiasta di questo paese, povero ma dignitoso e profondamente civile, con un grande rispetto dei diritti umani e civili .Un paese dove ha ancora un senso, ideale e politico, parlare di socialismo, di solidarietà, di rispetto degli esseri umani, a cominciare dalle classi più povere,più emarginate,più bisognose di essere sostenute . Perché questa premessa ? Ho anche partecipato ,prima di partire, al congresso di Roma : un doppione di quello di Salerno. Anzi dovessi dare un franco giudizio ,quello di Salerno mi è sembrato meno scontato,più ricco,un’assemblea costituente della rinascita del Psi, con molti giovani. Ecco- ho pensato –finalmente gli eredi del più vecchio partito italiano,del partito socialista di Turati,Buozzi,Matteotti, Morandi,Santi, Nenni, Lombardi,De Martino,Mancini,Craxi .Dobbiamo prepararci a lasciare loro il posto . Ma quelle timide speranze sono state assorbite dalle delusioni ,da quel “mostro”,sempre vivo,della competitività,della vanità,delle piccole ambizioni personali . Lo so,non dovrei stupirmi,anche perché , come giornalista e non come uomo di partito ,sono stato sempre dentro ; ho conosciuto tutti i dirigenti ,i ministri,i parlamentari ,i segretari Psi importanti della mia generazione ,con ideali ,principi e comportamenti coerenti da socialisti di altri tempi,partecipando agli avvenimenti più rilevanti dell’ultimo mezzo secolo . Adesso troviamo un tal Pascale, che altezzoso,che rimprovera tutti e ci abbandona (per fortuna) sbattendo la porta .Ma se non sapeva neppure che cosa fosse il socialismo,anche se nella vita faceva il ghost writer (così almeno mi ha riferito).Immeritatamente nominato “responsabile dell’editoria”,senza sapere che cosa fosse il mondo editoriale italiano .Quando gli ho proposto di collaborare al Dipartimento cultura mi ha risposto che non aveva tempo e quando ho insistito perché partecipasse attivamente all’organizzazione di un convegno sulla comunicazione ( compresa l’editoria ,giornali e libri) ,ha replicato,quasi offeso: “Ma tu mi vuoi far fuori !”. Non credo sia il caso di insistere su questo episodio. E dire che Pascale lo avevo sempre difeso ,contro le critiche di molti che non apprezzavano le sue uscite in pubblico. Lo rispettavo ,anche perché mi sembrava un giovane intelligente che andava,secondo me,valorizzato. Non è questo certo il caso più grave della mia più recente esperienza politica : dovrei riferirmi alle vicende (interne) di come si è svolta la campagna elettorale a Roma,ecc. In ogni caso, come capolista, nessuno mi ha ancora ringraziato per l’estenuante impegno personale. Ma lasciamo perdere . Mi sembra ancora oggi, a mente fredda,che il congresso di Roma sia stato frettolosamente organizzato per chiudere definitivamente un “conflitto” interno (politico e giudiziario) con un gruppo di compagni,che hanno come riferimento politico Bobo Craxi .Non so quanto questo sia vero ma ,in ogni caso, Bobo (che porta un cognome glorioso) non ha mai preso le distanze da quel gruppo, che continua ostinatamente,senza proporre linee politiche alternative, che non siano di semplice disturbo ( i Comitati per il No, le simpatie per il Mdp,ecc.) e si limitano a sparare contro la Croce Rossa. E per Croce rossa intendo questo piccolo partito,lacero,povero,ma ancora deciso con forza a sopravvivere . Non so quanto resisterà ,ma certo questi inutili contestatori avranno la loro parte di responsabilità nel farlo morire lentamente. Spero ardentemente che il Psi possa ritrovare vitalità e un ruolo attivo nello schieramento politico e nella società ,ma certo gli interrogativi sono legittimi. in un quadro politico deteriorato ma che cerca di riaggregarsi almeno in tre grandi schieramenti . Riusciremo forse a sopravvivere,ma ancora per quanto tempo, con gli scarsissimi mezzi finanziari di cui disponiamo ,con una struttura organizzativa modestissima,con strumenti di comunicazione artigianali ? E con quale autonomia ? Con quale capacità di influenza ? Abbiamo due piccoli strumenti (Avanti e Monoperaio),due piccoli giocattoli di scarsissimo peso mediatico. Sia chiaro,non voglio criticare nessuno (Mauro Del Bue,con questo Avanti,fa miracoli ,visto che può contare su una micro redazione; anche Mondoperaio, con Gigi Covatta, fa altrettanto ,con i modesti mezzi di cui dispone ), ma certo che si tratta di media poveri ,che servono per coltivare l’orticello ,che però rischia di rimanere riservato solo ai nostri addetti ai lavori e neppure quelli di tutta la sinistra…
A questo punto si ripropone sempre la domanda di leniniana memoria: che fare ? Pensavo che il congresso di Roma desse una risposta articolata a questa domanda chiave,che tutti si pongono,per una necessaria svolta politica .Purtroppo si sono ripetuti slogan ormai consumati,come quelli della prospettiva laica , ambientalista e radicale. Una prospettiva confusa,irrealizzabile e che comunque finirebbe con avere uno scarso peso politico,anche per la indisponibilità di una parte consistente delle parti interessate . Rischiamo,in questa prospettiva, di fare la fine dei radicali ,ininfluenti,frammentati e inutilmente conflittuali al proprio interno. Potrei anche sbagliarmi, ma ,ovviamente , ho le mie idee in proposito che esporrò ,sempre con franchezza. Anche perché non bastano le raccomandazioni (condividibili, però) di Riccardo Nencini, quando dice: stringiamo i ranghi, non abbandoniamo nessuno nell’isolamento. Ma quei signori (compagni?) continueranno a disturbare, con una inutile gazzarra, il già difficile percorso del Psi ? E tutto questo in un modo che cambia ogni giorno e che ha bisogno di sempre nuove idee, progetti, iniziative, alleanze, per dare un senso all’iniziativa socialista nella società .

Aldo Forbice

I “vampiri” sono tra noi, Quella riforma impossibile, Globalizzazione continua, Editor senza ira

Mario Giordano non è sereno e non vuole esserlo: si arrabbia facilmente con chi contesta le cose che scrive nei suoi libri. E fa bene. La sua ultima denuncia,che si chiama “Vampiri” (Mondadori) ,ha sollevato un vespaio in tutti i media (giornali,programmi tv,web ),ma al di là delle polemiche e delle “giustificazioni “ degli interessati, i fatti rimangono scandalosi e fanno amaramente riflettere su uno Stato che non riesce a stabilire un minimo di giustizia previdenziale,affrontando con coraggio i profondi divari,in nome dei “diritti acquisiti” e di leggi palesemente ingiuste. Ripetiamo ora denunce note, per tenere sempre presente la lista degli scandali. E così l’autore ricorda che c’è chi prende ogni mese quasi 8 mila euro a 44 anni e chi li riceve senza essersi mai seduto su uno scranno parlamentare; c’è un ferroviere nababbo che incassa 13 mila euro al mese e il dipendente comunale che rivuole la pensione da 49 mila euro . E c’è ancora oggi chi va in pensione a 55 anni con assegni a molti zeri. Ma c’è anche (l’autore cita il caso di una parrucchiera di Pisa di 27 anni) chi andrà in pensione nel 2064,con 58 anni di lavoro,con meno di 1000 euro netti al mese. A questa giovane parrucchiera l’autore dedica “Vampiri”. Un libro questo ,che non è solo l’ennesima denuncia sulle pensioni d’oro (vi sono state già troppe inchieste dei media finite ,purtroppo ,nel dimenticatoio),che fa venire il “mal di fegato” a molta gente,ma cercare anche di fare qualche proposta per cambiare le cose. Non serve elencare troppe cose, ne basta ,per il momento,una: aboliamo completamente i vitalizi. Sarebbe questo un primo importante passo per una vera giustizia previdenziale. Ma non solo i vitalizi futuri,anche quelli attuali. Una vera rivoluzione. Ma la classe politica troverà il coraggio per farla ? Ne dubito e penso che Mario Giordano- autore di Sanguisughe e Vampiri – dovrà scrivere un terzo libro sulle pensioni d’oro,magari dal titolo Ed ora basta, imbroglioni. Ma forse non basterà neppure questo .

Non scopriamo nulla quando affermiamo che i mali italiani sono tanti, a cominciare dalla burocrazia. Anche questo capitolo non è nuovo, a giudicare dalla vasta letteratura esistente dal dopoguerra ad oggi .Una rivisitazione dell’annoso problema viene dal saggio “I signori del tempo” (Longanesi) del giornalista Giorgio Barbieri e dell’economista Francesco Giavazzi (insegna alla Bocconi di Milano).Nel libro si riepilogano tutti i nodi della difficile riforma della Pa ( ci hanno provato molti ministri,fra gli ultimi ,Brunetta e la Madia).Le proposte fatte dai due autori azzerano le riforme prospettate fin’ora dai politici , aprendo alle liberalizzazioni dei mercati,alla concorrenza perché –sostengono – “meno regole vuol dire meno burocrati e meno burocrati vuol dire meno corruzione “. Sembra una ricetta ,come l’uovo di Colombo, ma se avessero ragione Giavazzi e Barbieri ? Sentiamo prima il magistrato Cantore ,dell’Authority anticorruzione: chissà come la pensa ?

Allarghiamo adesso lo sguardo alla globalizzazione, un tema tornato alla ribalta con la dichiarata politica protezionista del presidente Trump.Ora il XXI Rapporto sull’economia globale e l’Italia (pubblicato dalla Guerini e Associati ,col titolo “Globalizzazione addio ? “ , a cura di Mario Deaglio) mette in luce le conseguenze economiche e politiche delle crescenti discontinuità (Brexit,immigrazione selvaggia,terrorismo,crisi economica). E’ difficile riassumere le forti preoccupazioni per il nostro paese espresse da un gruppo di studiosi (Deaglio, Andornino, Arfaras,

Guggiola,Migliavacca,Quaglia,Russo,Vernoni ), ma ,nelle conclusioni del Rapporto, si afferma chiaramente che “i lumicini di ripresa” dell’economia italiana non riescono ancora “ a fornire sufficiente luce e calore”. Non c’è dunque di che rallegrarsi.

Lasciamo l’economia per occuparci del “libretto”di un grande scrittore italiano,Giorgio Manganelli (“Estrosità rigorose di un consulente editoriale”, a cura di Salvatore Silvano Nigro, Adelphi) .Lo abbiamo definito “libretto” solo per il formato,ma in realtà si tratta di un libro di oltre 300 pagine,denso di opinioni,annotazioni curiose,inconsuete,ironiche,umoristiche sui libri “inventati”,curati dall’editor Manganelli per una collana di scrittori italiani dell’editore Einaudi .Sono raccolte in questo libro lettere,annotazioni ,giudizi espressi sugli autori ,sulle traduzioni e sui pareri di lettura: ne emerge quindi il panorama di un “creatore di libri” coltissimo,divertente,ma anche disciplinato e rigoroso,anche quando giudicava gli altri autori. Vale per tutti questa opinione su un testo di uno scrittore: “Il mio parere è negativo,ma senza ira”.

Aldo Forbice

Ma se i programmi non servono come ci possiamo muovere?

Giuseppe De Rita ne sa una  più del diavolo,non solo perché è  un cattolico devoto da sempre,ma perché  come sociologo prestigioso ( com’è noto, è fondatore e  presidente del Censis ) conosce da vicino il mondo della politica,dal dopoguerra ad oggi,avendo attraversato tutte le fasi (centrismo,primo centrosinistra,governi tecnici, secondo centrosinistra, governi monocolori, “civici”, ibridati e pasticciati ,ecc.) .Tutto questo per ricordare che non manca certo la saggezza e l’esperienza al più che ottuagenario studioso . L’ultima volta che l’ho visto è stato in un affollato auditorium ,mentre si preparavano le elezioni amministrative di Roma,dove Francesco Rutelli  aveva riunito la creme de la creme degli esperti,dei tecnici della  capitale (architetti,urbanisti,ecologi, ambientalisti,persino psichiatri) per un possibile programma di idee,progetti,iniziative per rivoluzionare il Campidoglio e dare un forte segnale di cambiamento nell’area metropolitana romana ,sia nel modo di governare   che  nelle opere da realizzare per “stupire” l’elettorato. E’ stato un fuoco d’artificio di grandissimo interesse: non si ascoltavano da anni tante voci originali ,direi scoppiettanti ,di veri esperti che analizzavano, con passione e  vera competenza , le direttrici su cui  muoversi per una svolta radicale per rinnovare alle radici la nostra derelitta capitale (ridotta,come purtroppo sappiamo, in uno stato pietoso da una serie di sindaci,non ultima l’attuale Virginia Raggi,che il suo “protettore”,Beppe Grillo, cerca di assolvere ,anche se con scarsa convinzione) .

 Che cosa  c’entra il prestigioso De Rita con tutto questo ? C’entra,centra,perché De Rita era presente,anzi era l’invitato d’onore. Intervistato sul palco dell’auditorium si è rivelato il più “giovane”,il più moderno ,il più realista ( quel realismo che a torto viene spesso definito sprezzantemente pessimismo). In realtà, De Rita ha  detto chiaramente,senza perifrasi,che Roma non può essere governata senza rinnovare radicalmente la classe dirigente capitolina,che  significa  sostituire ,trasferire, licenziare (se necessario) ,cambiare i dirigenti per rinnovare la burocrazia e tutti coloro che hanno il potere di tradurre in atti concreti le decisioni della Giunta e del Consiglio comunale .

 I fatti,anche quelli recenti, hanno confermato che  il “grande vecchio” aveva ragione . Ma continua ad avere  ragione, non solo per Roma,ma anche per l’Italia . Queste idee le ha in qualche modo riproposte  pochi giorni fa sul Corriere della Sera (“Meglio mettere i programmi in soffitta”) .In sostanza il sociologo ,anche sulla scorta della sua lunga esperienza,spiega che le ricette sulla povertà,sulle crescenti diseguaglianze sociali ( ma anche su altri temi ) non servono o per lo meno rischiano di risultare inadeguate a una realtà che muta ogni giorno. Si  risolverebbero ,

scrive De Rita, in un “ insieme di provvidenze  e perderebbero ogni profondità di visione politica…Meglio allora cambiare esercizio .silenziando l’ansia da ‘programma’ e dando invece spazio ad una logica di ‘agenda’ scadenzata nel breve periodo,articolata per specifici scopi,che quindi lavori sull’esistente più che sulle intenzioni. In fondo,se c’è  un’urgenza in Italia ,è quella di far funzionare la macchina istituzionale,che oggi è inceppata,non riesce a fare giustizia fra potere e cittadini e non riesce neppure ad applicare quel po’ di intenzionalità riformista espressa negli ultimi decenni”.

In pratica,si ritorna a porre in primo piano la questione della riforma della Pa , degli apparati amministrativi e burocratici ,delle macchine dei controlli pubblici di quelle istituzioni ( che continuano a rimanere carenti o,in molti casi,del tutto assenti ) . Lo diceva anche il vecchio Pietro Nenni,quando già negli anni ’60 , insisteva sulla necessità e l’urgenza  della “ riforma delle riforme “, rappresentata dalla pubblica amministrazione,cioè da quella burocrazia obsoleta ,su  cui si arenava ogni processo riformista, un “potere” abbarbicato nelle istituzioni,con radici profonde che nessuna legge e neppure le nuove tecnologie riescono ancora oggi  a sradicare .

Aldo Forbice

L’industria 4.0, La genesi del linguaggio, Esilio siriano, I padri “cambiati”

La prima cosa che colpisce di due autrici ,Annalisa Magone e Tatiana Mazali,è la dedica di un libro appena pubblicato,”Uomini e macchine nella fabbrica digitale” (Guerini e Associati editore) : ”Ai nostri padri,operai” . Annalisa Magone  è  una giornalista e presidente di un centro di ricerca torinese, sul lavoro e l’ innovazione; Tatiana Mazali è una sociologa dei media ,esperta di culture digitali. Il libro contiene poi contributi di altri esperti del mondo industriale , che ,com’è noto, sta vivendo una fase di grande trasformazione. Al punto che ormai si può parlare, senza reticenze , di “quarta rivoluzione industriale” : una svolta,che ormai coinvolge prodotti,servizi e metodologie di produzione. E ovviamente  i lavoratori e i tecnici . Oggi si parla di fabbrica flessibile,di modello Toyota (anche se di questo modello se ne parla ormai da vent’anni). Ora però,con notevole ritardo ,rispetto agli Usa e Giappone in modo particolare,anche da noi – come documenta il saggio-  si vanno incontrando la tradizione industriale e il futuro digitale .E,ovviamente,emergono vecchi e nuovi problemi per gli imprenditori,i tecnici,i lavoratori e le gerarchie organizzate .In altre parole,l’industria 4.0 comincia ad essere già una realtà che determina spesso minore occupazione e richiede una formazione più elevata. Ricorda Edoardo Segantini,nella prefazione ,che l’alienazione  ,come conseguenza dell’innovazione tecnologica,aveva anche i suoi lati positivi per gli operai .Lo spiegava anche uno studioso notissimo,Georges Friedmann,nel suo saggio “Le travail en miettes” : mentre lavoro- confessava l’operaio medio –penso agli affari miei. A voi do il mio corpo,non la mia mente. Quell’epoca però è tramontata. Oggi l’azienda cerca un operaio più preparato,con una formazione adeguata alle nuove tecnologie,permanentemente in trasformazione ,partecipativo,attivo; una figura professionale più vicina a quella del manager. In altre parole,l’operaio di una volta è definitivamente scomparso o sta per lasciare il campo. Il problema vero è che i sindacati o buona parte di essi non se ne  sono  ancora accorti  e comunque non hanno preso coscienza di una realtà completamente mutata,elaborando nuove e più adeguate strategie di difesa degli interessi dei “nuovi operai”.Come si documenta in questo libro a più voci.

Il processo di evoluzione degli esseri umani è cominciato con la comunicazione e il linguaggio,come spiega lo studioso Thom Scott-Phillips nel saggio”Dì’ quello che hai in mente”(Carocci editore).L’autore,che è un  ricercatore di antropologia cognitiva ed evoluzionistica  alla Durham University (Regno Unito), racconta perche il linguaggio è la capacità che rende,più di ogni altra cosa , a rendere unici gli esseri umani. In questo quadro appare importante studiare la natura evoluzionistica del linguaggio e della comunicazione. Ovviamente queste analisi valgono anche per le lingue ,che stanno subendo profonde trasformazioni ,per via della diffusione dei nuovi strumenti di comunicazione  (a cominciare da Internet ).

Il libro “Esilio siriano”  (Guerini edizioni) è stato scritto da due giovani studiosi  del Medio Oriente : Marina Calculli e Shady Hamadi,che si sono conosciuti a Beirut. Dai loro testi (ma anche quelli di altri autori inseriti nel libro ) emerge un quadro complesso : uno scenario di una guerra,quella siriana,con oltre mezzo milione di vittime e devastazioni immense, a cominciare da quasi tutte le infrastrutture,  la dissoluzione di uno Stato per le gravissime responsabilità della dittatura sanguinaria di Assad  e gli orrori del cosiddetto Califfato Non vengono taciute o minimizzate neppure  le complici indifferenze e interferenze dell’Europa,della Russia e degli Usa. Sembrano evidenti da questo libro,anche se in sintesi,la diversità delle crisi concentrate (regionali,nazionali e internazionali ) che hanno coinvolto il popolo siriano .Con profonda amarezza ancora oggi,non si intravvede ,dopo sei anni di guerra,una soluzione possibile,una via di uscita, che riporti la pace in questa tormentata area del mondo.

Infine,parliamo di un libro di un analista di grande carisma,Luigi Zoja,che è  stato presidente della Iaap (l’associazione che raggruppa gli analisti junghiani nel mondo).Nel nuovo saggio (“Il gesto di Ettore”, Bollati Boringhieri) ,un’edizione aggiornata e ampliata di un testo di alcuni fa,lo studioso analizza la figura del padre,così come è andata evolvendosi negli ultimi decenni. Oggi il “mammo” è una figura di riferimento per i figli ( ed anche per la compagna) diversa da quella tradizionale .L’analisi approfondisce il cosiddetto “genocidio simbolico dei padri” ,con immersioni nei miti classici di Ettore,Ulisse ed Enea. Quello di Zoja è ormai un testo classico della psicologia del settore,tradotto in  quindici lingue. Temo però che si tratti di una materia in continuo cambiamento ,perche l’evoluzione delle epoche più recenti sono molto più rapide di quelle del passato. E di conseguenza anche le relazioni umane ,comprese quelle all’interno  della famiglia,ne risentono  sensibilmente le conseguenze,nel bene e nel male  .

Aldo Forbice

Scelte anarchiche, La vegetariana, Un maestro del te suicida, La giraffa

Siamo un pò tutti visionari  e qualcuno lo è molto di più e anche sognatori . Sicuramente uno di questi è lo scrittore Simone Perotti, autore di ben dodici romanzi e saggi densi di storie fantastiche,con severe denunce al nostro sistema di vita e di lavoro. Perotti è sicuramente un anarchico nello stile di vita e nel suo pensiero veramente libero. E lo conferma anche il suo recente romanzo,”Rais” (Frassinelli ),di quasi cinquecento pagine. Un libro con una intricata serie di storie di donne e uomini,che si intrecciano negli amori,negli odi,nei conflitti .Il romanzo è costellato di violenze,vendette,passioni di protagonisti di altre epoche e altri paesi del mondo. Si parla del ‘500 ,delle navigazioni, dei pirati,dei condottieri,dei marinai,dei cavalieri di Malta. Tutti gli uomini sono coinvolti nel mistero della mappa di Piri Rais ,una carta che rappresenta il mondo intero e può svelare i retroscena delle scoperte di Cristoforo Colombo e degli acerrimi nemici dello scopritore dell’America. Un libro affascinante,polifonico, che  fa scoprire personaggi storici in una luce diversa da quella che abbiamo sempre conosciuto. L’autore, in scenari del passato, inventa in realtà una serie di suggestive metafore che fanno amaramente ricordare i travagli della nostra epoca.

Parliamo adesso di un lungo racconto di una straordinaria scrittrice coreana ,Han Kang,autrice  de “La vegetariana” (Adelphi).Questo romanzo,tradotto in nove lingue,ha ottenuto nel 2016 il Man Booker International Prize,che lo ha scelto fra 155 romanzi ,definendolo “di una potenza e un’originalità indimenticabili”. Un libro che incuriosisce molto,con metafore e immagini fantasiose che ricordano molto Italo Calvino del “Barone rampante”.Leggete questa frase per averne un’idea: “Sai come l’ho scoperto ? Be’ ho fatto un sogno,e stavo sulla testa …Sul mio corpo crescevano le foglie, e dalle mani mi spuntavano le radici…E così affondavo nella terra. Sempre di più…Volevo che tra le gambe mi sbocciassero dei fiori,così le allargavo;le divaricavo completamente…”

“La vegetariana” è un romanzo che stimola la fantasia,suggerisce immagini di paesaggi onirici,come avviene nei sogni,anche quelli più pericolosi,non ci fa sentire soli e fa ritrovare ( a chi se ne è  privato da qualche tempo) il piacere della lettura.

Il romanzo di questa giovane autrice (figlia del noto scrittore Han Seungwon) ci fa ricordare un altro capolavoro letterario,uscito di recente nelle librerie: quello dello scrittore giapponese Yasushi Inoue (“Morte di un maestro del Tè”, Skira edizioni ). Lo scenario storico è il Giappone del Cinquecento e il protagonista un monaco che racconta la storia del suo maestro scomparso,Sen no Rikyù, e la sua oscura morte,sullo sfondo delle lotte di potere dei “signori della guerra” giapponesi.  Servire la bevanda ,per il Maestro,significava dispensare ai suoi ospiti i principi dell’armonia ,del rispetto,della purezza e della serenità. Ma questi insegnamenti ,alla fine ,non saranno sufficienti a fermare la prepotenza del suo allievo prediletto-  il condottiero  Hideyoshi – che lo esiliò e gli ordinò ,secondo le regole di quel tempo, il rituale suicidio . Il monaco che narra la tragica storia cercherà di capire i motivi di

quella misteriosa morte,riflettendo sulla filosofia dell’esistenza, della sofferenza,del sacrificio e della morte. Anche la cerimonia del tè diventa un pretesto per meditare su ogni risvolto della propria vita ,nel tentativo di dare delle risposte ai tanti interrogativi che arrivano all’improvviso.

Infine,lasciando da parte la letteratura asiatica, segnaliamo un libro che ci ha molto divertito,pubblicato da una casa editrice (Dedalo),che con gli anni si è andata specializzando nella divulgazione scientifica. L’autore del libro “Il torcicollo della Giraffa” è Lèo Grasset,un biologo,oggi esperto nella produzione di video di divulgazione. Il suo sito e il canale YouTube DirtyBiology contano circa 400 mila iscritti e oltre 15 milioni di visualizzazioni. Il genetista spiega  in questo libro ,in termini semplici e comprensibili ai ragazzi delle medie, perché le giraffe hanno un collo molto lungo e le zebre hanno le strisce,chi è il “tasso del miele”,come si spiega il talento architettonico delle termiti , a quali rischi può portare la consanguineità dei leoni e delle altre belve della savana. E così via ,vengono snocciolate spiegazioni scientifiche (doc )  convincenti per ogni curiosità .Chissà se l’autore e la casa editrice siano riusciti a diffondere questo libro nelle scuole.

Aldo Forbice

Ma quale libertà di stampa. La censura è ormai diffusa

C’è un piccolo quotidiano (la testata è “La Verità”) che sta facendo ogni giorno scuola di giornalismo, con le sue inchieste, i corsivi, i colpi di spillo, le piccole campagne che conduce, senza timori reverenziali, senza conformismi, senza appiattimenti sui potenti di tutte le parrocchie. Non importa qui discutere sulla linea politica (che si può o meno condividere). A me interessa in questa sede sottolineare il coraggio di un giornale che affronta senza veli  qualsiasi argomento,senza imporre ai propri redattori, collaboratori, opinionisti, tagli o articoli e inchieste addomesticate, con la “raccomandazione “di non toccare questo o quell’argomento, questo o quel nome ,come avviene ormai da tempo con grandi e piccoli giornali ,compresi quelli online. Censure su censure,imposte,suggerite,nascoste,ispirate . Proprio quei giornali che vendono la loro merce (che poi risulta avariata) si riempiono la bocca di libertà di stampa,di essere liberi,eccetera,eccetera. Come osservava Leonardo Sciascia ,nel “Giorno della civetta”,gli uomini si distinguono in cinque categorie (uomini,mezzi uomini,ominicchi, piglianculo e quaquaraqua ) .Ma i veri uomini sono pochissimi,sempre più una rarità .Basterebbe però (lo dice sempre il grande scrittore siciliano) che la maggioranza fosse costituita da “mezziuomini”. Purtroppo a dominare sono le altre tre categorie . E’ una metafora suggestiva questa che fa riflettere e fa capire molte cose , a cominciare da molte parole ed espressioni, coltivate anche nella redazione di “Formiche”(giornale online e rivista ),che conta su numerosi intellettuali ,un direttore giornalista e un intellettuale,che da qualche tempo fa anche il consigliere della Rai . Non potrò raccontarvi in questa sede il cumulo di censure praticate,suggerite,perché rischierei una querela,senza elencare prove e documenti . Ne parlo solo per dare un’idea di quello che può fare una “formica” inserita nel complesso scenario dei media. Provate a immaginare che cosa può fare ( e che fa) la grande stampa e mi riferisco ,in particolare,ai giornali nazionali,con i rispettivi megafoni on line ?  Non basta stupirsi di quell’immondezzaio del web,dove ognuno può scrivere ciò che vuole,spargendo falsità e calunnie su tutto e tutti, Qualche giorno fa nella sede della Fieg (la Federazione editori giornali) si è svolto un interessante confronto fra il presidente degli editori,il direttore del “Corriere della Sera”,il Garante Petruzzella e alcuni esperti di pubblicità e comunicazione. Il risultato ci è sembrato scontato: è necessario dire basta con la rete anarchica,senza alcun controllo. I tempi sono cioè maturi per un intervento pubblico,senza che questo debba configurarsi come strumento di censura. Sono sostanzialmente d’accordo con questa tesi,anche se avverto una grande difficoltà  nel realizzarla e soprattutto nel riuscire a mettere in piedi uno  strumento pubblico e gestirlo con equilibrio,senza cioè incorrere nelle scontate accuse di censura,rischiando di essere paragonati ai modelli della  Turchia, Russia, Iran ,Cina e di altre nazioni ( e sono ancora tante) dominate da regimi dittatoriali e illiberali.

Mi chiedo: se oggi i giornali vengono messi sulla graticola soltanto se osano criticare la sindaca Raggi o se attaccano Beppe Grillo per i suoi paranoici discorsi ?  Che cosa si potrà mai fare se i giornalisti ( soprattutto quelli che ancora si “ostinano” a fare inchieste) osano criticare i potenti del sistema ? Forse non vi siete ancora accorti che siamo già alle liste di proscrizione per quei “rompiscatole” di giornalisti che si ostinano a criticare o a rivelare che un assessore giudica incompetente una sindaca  ?

In questo schizofrenico panorama c’è  però chi pratica la vera censura e nessuno se ne accorge,nessuno protesta . Come mai ? Torniamo all’apertura di questa riflessione. Un piccolo quotidiano da parecchi giorni (anche con titoli d’apertura) ha denunciato una serie di grandi scandali che coinvolgono la Rai,la più grande azienda della comunicazione del nostro paese,finanziata dal canone (obbligatorio) dei cittadini .L’elenco dei reati è lungo: corruzione, tangenti che coinvolgono centinaia di dirigenti e funzionari ,gigantesca evasione fiscali e così via. Vi sono già arresti e centinaia di indagati. Fra gli accusati, per decine e decine di milioni di mazzette distribuite,anche lo scenografo prediletto da Carlo Conti. Che cosa succede a questo punto ? Cosa fanno i giornaloni  ? Si impongono il silenzio: un silenzio assordante . E la Rai comincerà a parlarne in Consiglio solo la fine di questo mese ,dopo la conclusione del Festival di San Remo. Nel frattempo le inchieste delle Procure di Torino e Roma proseguono con maggiore intensità . Come volete definirla questa se non una (vergognosa ) censura di massa ?

Aldo Forbice

La globalizzazione cinese e l’assordante silenzio sui diritti umani

Il presidente cinese Xi Jinping sta rilanciando la sua politica sulla globalizzazione, che – diciamo senza perifrasi – fa comodo solo al Celeste Impero perché consente di incrementare ancora di più le esportazioni negli Usa e in Europa. Sulla sua strada questa volta non si troverà però solo quei “mollicci” governanti europei,disposti ad accettare compromessi,contropartite (contratti industriali,collaborazione di aziende cino-europee e altre forme di cooperazione finanziarie e commerciali ). Questa volta Xi si troverà il muro d’acciaio del rude Donald Trump e non sarà facile superare o semplicemente aggirare i suoi “no”. Non credo saranno sufficienti le metafore del presidente cinese,come quelle sviscerate a Davos (dove il discorso pro globalizzazione è stato molto apprezzato). Hanno colpito in primo luogo le cifre rese pubbliche : la Cina nei prossimi cinque anni importerà ottomila miliardi di dollari di prodotti e investirà qualcosa come 750 miliardi . Tutti i “signori della finanza mondiale” hanno percepito un brivido lungo la schiena. Che cosa possiamo fare noi, avranno pensato in particolare i piccoli uomini europei, oltretutto perennemente in conflitto con sé stessi, per fermare la valanga cinese?

Ma il vero pericolo è rappresentato dal ruolo guida della politica economica mondiale che Pechino si propone di conquistare ,forzando al massimo il grimaldello della globalizzazione. Ha detto il leader cinese: “La globalizzazione è stata all’inizio come il tesoro nella grotta di Ali Babà, poi è stata vista da molti come il vaso di pandora delle diseguaglianze”. E ancora: “Per crescere bisogna avere l’ardimento di navigare nel vasto oceano dei mercati globali,i timonieri non debbono rifugiarsi nel porto del protezionismo”.

La Cina appare oggi molto potente, ma non mancano gli interrogativi, fatti anche a Davos. E’ bene ricordare allora che nel 2016 la Repubblica popolare ha registrato una fuga di capitali gigantesca: 64 miliardi di dollari al mese e dall’agosto 2015 sono usciti dai confini di questo immenso paese ben 1300 miliardi. C’è da aggiungere che, secondo un recente rapporto della Goldon Sachs (la più influente banca d’affari Usa), l’economia cinese vale il 14% del reddito mondiale e almeno il cinquanta per cento della domanda di acciaio,zinco e rame, ma ha un punto debole : un livello di debito delle imprese in costante aumento,già oggi “al di sopra di tutte le soglie di sicurezza”.La banca di Wall Street commenta: “Non è questione del ‘se’, ma di ‘quando’ gli squilibri porteranno la Cina a una crisi finanziaria”.Secondo Goldon la crisi sarà vicina,forse fra due-tre anni .E’ anche per questo che Xi cerca di spingere la locomotiva dell’economia verso una più marcata globalizzazione,puntando a guidarla ,anche per fronteggiare gli Stati Uniti di Trump (che ,invece, si trincereranno su una linea nettamente protezionista) e l’Europa,dalla linea ancora confusa e caratterizzata da troppe contraddizioni .

Ora Xi, leader di un paese tra i più inquinati del mondo,si presenta – per contrastare Trump- come un grande ambientalista. Si preoccupa della natura (e questo ci sembra ovviamente encomiabile) ma non troppo degli esseri umani ,della tutela dei diritti fondamentali degli uomini e donne. In questo campo la Cina detiene un primato mondiale,ma negativo,come abbiamo avuto modo di denunciare qui,alla radio,in tv ,in libri e sul web . Ma c’è una storia che vorrei raccontare,sia pure sinteticamente,che rappresenta un simbolo del disprezzo permanente di Pechino per i suoi cittadini ,per la tutela dei diritti delle minoranze etniche e religiose. Persino dei cinesi che vivono all’estero.

Anastasia Lin è emigrata ,con sua madre in Canada,nel 2004 .E’ stata eletta dopo alcuni anni Miss Mondo Canada e doveva partecipare nel dicembre 2016 al concorso mondiale ,ma ha commesso un “errore”,diventando una appassionata estimatrice della pratica filosofica dei Falun Gong e, in seguito, paladina dei diritti umani.

Da molti anni il partito comunista e il regime di Pechino perseguitano gli aderenti a questo movimento pacifico,radicato nei principi buddisti e taoisti di verità. Sono migliaia i dissidenti in carcere o nei laogai ,spesso torturati e utilizzati barbaramente come “prelievo degli organi”. Per queste ragioni ad Anastasia è stato negato il visto d’ingresso nella terra dove è nata . E gli organizzatori della manifestazione si sono piegati al volere della Grande Cina. E quel che è peggio, la grande stampa e le tv (comprese quelle italiane) hanno taciuto , in un silenzio assordante.

Aldo Forbice

Chi studia è un ribelle. Il pittore terrorista. Le “Calabrotte”. Gli orchi sono fra noi

Del libro di cui parleremo innanzitutto mi è piaciuta la dedica: “Chi studia è sempre un ribelle. Uno che si mette da un’altra parte rispetto al mondo e, a suo modo,ne contrasta la corsa .Chi studia si ferma e sta: così si rende eversivo e contrario. Forse, dietro, c’è sempre una scontentezza di sé, o del mondo. Ma non è mai una fuga. E’ solo una ribellione silenziosa e,oggi più che mai,invisibile. A tutti i ribelli invisibili è dedicato questo libro”. L’autrice de “La passione ribelle” (Laterza ) è Paola Mastrocola, una scrittrice di lungo corso: ha scritto numerosi romanzi, commedie per ragazzi, raccolte di poesie, saggi sulla letteratura italiana, dopo avere insegnato a lungo in un liceo. Questo libro rappresenta un elogio, della lettura,della riflessione “costruita” sullo studio. Come non condividere l’opinione dell’autrice? “Oggi non si studia più. E’ da predestinati alla sconfitta. Lo studio evoca Leopardi che perde la giovinezza,si rovina la salute rimane solo come un cane…Lo studio è sparito dalle nostre vite. E con lui è sparito il piacere per le cose che si fanno senza pensare a cosa servono. La cosa più incredibile è che non importa a nessuno”.
Sono giudizi che,soprattutto negli ultimi tempi,si trovano sui giornali o nelle conversazioni tra amici. Fanno riflettere più seriamente però quando anche degli scrittori e scrittrici serie, come la Mastracola, le fanno propri,anzi ci confezionano libri,con rabbia,come una provocazione ,che dovrebbe suscitare reazioni forti.. Sotto accusa sono la scuola,le famiglie,forse gli stessi insegnanti,i media,le biblioteche pubbliche e tutte quelle altre istituzioni pubbliche che dovrebbero favorire,incentivare la lettura, gli approfondimenti, la ricerca, lo studio.
Del resto i dati sul costante calo delle letture (nelle biblioteche) e nella vendita dei libri (nelle librerie e nelle edicole) non ci fa essere ottimisti sul futuro. Anche perché neppure i libri digitali ci fanno sperare in una crescita dello studio.
Vorrei occuparmi adesso di un libro curioso,diciamo meglio straordinario di Sergio Campailla, docente di letteratura all’Università Roma Tre (“Wanted – Benjamìn Mendoza y Amor “,Marsilio ). E’ la biografia di un pittore boliviano che attentò negli anni ’70 alla vita del papa Paolo VI, all’aeroporto di Manila. Ne seguì un arresto, un processo ,una condanna a quattro anni di carcere .E poi il protagonista, un pittore indio,scompare ,senza lasciare traccia. Lo scrittore ne ricostruisce, dopo 30 anni, la vita densa di artista e viaggiatore di cento paesi ,che ha rappresentato nelle sue opere la condizione dei poveri e degli emarginati. Figlio di una prostituta, specialista in droghe, va sulle cime delle Ande a visitare le tribù in estinzione nella foresta amazzonica per rappresentare nelle sue tele gli indigeni . Un pittore di grandi qualità che però passerà alla storia solo per un attentato contro il papa,il primo nella storia moderna. Questo libro singolare ,di grande interesse, rappresenta (ma è solo uno dei tenti casi) un esempio della trascuratezza dei media che lo hanno quasi ignorato.
Un collettivo di scrittura,che si chiama Lou Palanca, ha prodotto un libro curioso di notevole interesse: “Ti ho visto che ridevi” (Rubbettino). Ricostruisce storie di donne calabresi emigrate ,”scopo matrimonio”,nelle Langhe. E’ una emigrazione matrimoniale che porta le “calabrotte” arrivate in Piemonte,in una realtà dai costumi e dalla lingua profondamente diversi da quelli del sud. Il libro racconta una di queste storie .La protagonista,Dora,emigra da Riace,lasciando un figlio clandestino”.Questo
bambino diventa adulto e decide di andare a cercare la madre biologica. In Piemonte si incrociano altre storie di immigrazione. Un romanzo corale ,con colpi di scena e sorprese , tipiche dei drammi delle migrazioni e delle difficili integrazioni culturali. Un libro utile che ci fa riflettere anche sulle migrazioni di oggi .
Parliamo adesso di orchi,con una ricerca letteraria di uno studioso dell’Università di Torino,Tommaso Braccini ( “Indagine sull’orco”,il Mulino) .Da secoli generazioni di bambini sono state terrorizzate da una strana creatura,chiamata “orco”. Era un animale immaginario che rapiva i bimbi per portarli nella sua tana e divorarli . La letteratura è ricca di storie sanguinarie di questo tipo. Ne parlano Boccaccio,Ariosto ,Basile (“Pentamerone”) e si ritrovano ampie tracce nelle fiabe regionali e in quelle celebri di Perrault. Ma da dove viene la figura dell’orco? L’indagine è serrata,ma in realtà una certezza assoluta non si trova. Del resto, forse l’orco, ben nascosto, è in ognuno di noi in misura diversa. Vi sono i pedofili, i “nemici dei bambini “, che schiavizzano e sfruttano i piccoli, anche nel mercato degli organi. Gli orchi sono troppo spesso fra di noi. Non c’è bisogno di cercarli nelle fiabe di un tempo remoto.

Aldo Forbice

Chi studia è un ribelle – Il pittore terrorista – Le “calabrotte – Gli orchi sono fra noi

Del libro di cui parleremo innanzitutto mi è piaciuta la dedica: “ Chi studia è sempre un ribelle. Uno che si mette da un’altra parte rispetto al mondo e, a suo modo,ne contrasta la corsa .Chi studia si ferma e sta: così si rende eversivo e contrario. Forse, dietro, c’è sempre una scontentezza di sé, o del mondo. Ma non è mai una fuga. E’ solo una ribellione silenziosa e,oggi più che mai,invisibile. A tutti i ribelli invisibili è dedicato questo libro”. L’autrice de “La passione ribelle” (Laterza ) è Paola Mastrocola ,una scrittrice di lungo corso : ha scritto numerosi romanzi,commedie per ragazzi ,raccolte di poesie,saggi sulla letteratura italiana, dopo avere insegnato a lungo in un liceo. Questo libro rappresenta un elogio, della lettura,della riflessione “costruita” sullo studio . Come non condividere l’opinione dell’autrice  ?  “Oggi non si studia più. E’ da predestinati alla sconfitta. Lo studio evoca Leopardi che perde la giovinezza,si rovina la salute rimane solo come un cane…Lo studio è sparito dalle nostre vite. E con lui è sparito il piacere per le cose che si fanno senza pensare a cosa servono. La cosa più incredibile è che non importa a nessuno”.

Sono giudizi che,soprattutto negli ultimi tempi,si trovano sui giornali o nelle conversazioni tra amici. Fanno riflettere più seriamente però quando anche degli scrittori e scrittrici serie,come la Mastracola, le fanno propri,anzi ci confezionano libri,con rabbia,come una provocazione ,che dovrebbe suscitare  reazioni forti.. Sotto accusa sono la scuola,le famiglie,forse gli stessi insegnanti,i media,le biblioteche pubbliche e tutte quelle altre istituzioni pubbliche che dovrebbero favorire,incentivare la lettura ,gli approfondimenti,la ricerca,lo studio.

Del resto i dati sul costante calo delle letture (nelle biblioteche) e nella vendita dei libri (nelle librerie e nelle edicole) non ci fa essere ottimisti sul futuro. Anche perché neppure i libri digitali ci fanno sperare in una crescita dello studio.

Vorrei occuparmi adesso di un libro curioso,diciamo meglio straordinario di Sergio Campailla ,docente di letteratura all’Università Roma Tre (“Wanted – Benjamìn Mendoza y Amor “,Marsilio ).E’ la biografia di un pittore boliviano che attentò negli anni ’70 alla vita del papa Paolo VI,all’aeroporto di Manila. Ne seguì un arresto, un processo ,una condanna a quattro anni di carcere .E poi il protagonista, un pittore  indio,scompare ,senza lasciare traccia. Lo scrittore ne ricostruisce ,dopo 30 anni,la vita densa di artista e viaggiatore di cento paesi ,che ha rappresentato nelle sue opere la condizione dei poveri e degli emarginati .Figlio di una prostituta,specialista in droghe,va sulle cime delle Ande a visitare le tribù in estinzione nella foresta amazzonica per rappresentare nelle sue tele gli indigeni . Un pittore di grandi qualità che però passerà alla storia solo per un attentato contro il papa,il primo nella storia moderna. Questo libro singolare ,di grande interesse, rappresenta (ma è solo uno dei tenti casi ) un esempio della trascuratezza dei media che lo hanno quasi ignorato.

Un collettivo di scrittura,che si chiama Lou Palanca, ha prodotto un libro curioso di notevole interesse: “Ti ho visto che ridevi” (Rubbettino). Ricostruisce storie di donne calabresi emigrate ,”scopo matrimonio”,nelle Langhe. E’ una emigrazione matrimoniale che porta le “calabrotte” arrivate in Piemonte,in una realtà dai costumi e dalla lingua profondamente diversi da quelli del sud. Il libro racconta una di queste storie .La protagonista,Dora,emigra da Riace,lasciando un figlio clandestino”.Questo

bambino diventa adulto e decide di andare a cercare la madre biologica. In Piemonte si incrociano altre storie di immigrazione. Un romanzo corale ,con colpi di scena e sorprese , tipiche dei drammi delle migrazioni e delle difficili integrazioni culturali. Un libro utile che ci fa riflettere anche sulle migrazioni di oggi .

Parliamo adesso di orchi,con una ricerca letteraria di uno studioso dell’Università di Torino,Tommaso Braccini ( “Indagine sull’orco”,il Mulino) .Da secoli generazioni di bambini sono state terrorizzate  da una strana creatura,chiamata “orco”. Era un animale immaginario che rapiva i bimbi per portarli nella sua tana e divorarli . La letteratura è ricca di storie sanguinarie di questo tipo. Ne parlano Boccaccio,Ariosto ,Basile (“Pentamerone”) e si ritrovano  ampie  tracce nelle fiabe regionali  e in  quelle celebri di Perrault. Ma da dove viene la figura dell’orco ?  L’indagine è serrata,ma in realtà una certezza assoluta non si trova. Del resto ,forse l’orco ,ben nascosto, è in ognuno di noi in misura diversa. Vi sono i pedofili, i “nemici  dei bambini “, che schiavizzano e sfruttano i piccoli , anche nel mercato degli organi. Gli orchi sono troppo spesso fra di noi. Non c’è bisogno di cercarli nelle fiabe di un tempo remoto

Aldo Forbice