BLOG
Alessandro Mancini

Finisce la schiavitù
del software Microsoft

Windows-9Dopo XP, alla Microsoft non ne hanno azzeccata più nessuna. Sistemi operativi sempre più pesanti e complessi, pieni di bug e falle nella sicurezza, e così hanno continuato a sfornare in media un nuovo OS ogni due anni. Siamo arrivati alla quindicesima versione di Windows in trent’anni e l’ultimo che sta per nascere si chiamerà Windows 10 (chissà perché visto che il precedente era Windows 8). La “technical preview” verrà rilasciata entro metà ottobre a produttori, aziende e sviluppatori mentre lo sbarco ufficiale sul mercato è previsto entro la primavera prossima. Il problema vero però sarà convincere gli utilizzatori finali perché i più smaliziati già si sono abituati a usare Ubuntu, o qualche altro sistema operativo open source di minor fortuna, ma sempre gratuito. Tutti più leggeri, più semplici, che non richiedono continui upgrade dell’hardware e quindi nuove spese. Il problema ormai è noto e in costante diffusione: chi compra un pc, se non è Apple, qualche volta comincia a chiederlo senza il sistema operativo, soprattutto senza l’ultimo arrivato della famiglia Windows.

*   *   *

Liberi di non comprare l’OS di Microsoft
di Alessandro Mancini

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 19161/2014, pubblicata l’11 settembre, ha stabilito che chi compra un computer con preinstallato un sistema operativo, ma non ne sottoscrive la licenza d’uso, può rifiutarsi di utilizzarlo e chiedere di restituirlo, facendosi contestualmente rimborsare dal venditore la parte del software e tenendo con sé l’hardware.

Quest’eclatante sentenza arriva alla fine di un lungo iter che ha avuto inizio quando un consumatore fiorentino (consulente informatico dell’ Associazione per i diritti degli utenti e consumatori) ha convenuto in giudizio l’ HP (Hewlett-Packard, nota azienda produttrice di Pc) chiedendo il rimborso di 140 euro del sistema operativo Windows Xp Home Edition, nonché Microsoft Works 8, installato su un computer da lui acquistato. La difesa di HP sosteneva che l’hardware (la parte fisica del PC) e il sistema operativo fossero inscindibili.

La causa poneva l’attenzione su quanto scritto all’interno della licenza d’uso del sistema operativo Microsfot (Eula): “Qualora l’utente non accetti le condizioni del presente contratto, non potrà utilizzare o duplicare il software e dovrà contattare prontamente il produttore per ottenere informazioni sulla restituzione del prodotto o dei prodotti e sulle condizioni di rimborso in conformità alle disposizioni stabilite dal produttore stesso”. Per l’accusa, dunque, HP non voleva riconoscere il valore della clausola sottolineando che tale licenza veniva predisposta unilateralmente da Microsoft. La stessa Microsoft fece poi ricorso in Appello perdendo. Nel 2010 addirittura l’Antitrust diede ragione alla sentenza originale.

Oggi si è arrivati alla conclusione della vicenda con la sentenza finale della Cassazione, che dà ragione al consumatore: non sussistono né ostacoli tecnologici né ostacoli negoziali nel ritenere i due contratti separati. L’impacchettamento alla fonte di hardware e sistema operativo Windows-Microsoft risponderebbe, infatti, nella sostanza, a una politica commerciale finalizzata alla diffusione forzosa di quest’ultimo nella grande distribuzione dell’hardware.

In questo modo, si verificherebbero riflessi a cascata in ordine all’imposizione sul mercato di ulteriore software applicativo la cui diffusione presso i clienti finali troverebbe forte incentivo e condizionamento, se non vera e propria necessità, in più o meno intensivi vincoli di compatibilità ed interoperabilità con quel sistema operativo tendenzialmente monopolista.

Un’evenienza concreta, conclude la Cassazione, tanto da essere stata fatta oggetto sotto vari profili di interventi restrittivi e sanzionatori da parte degli organismi antitrust Usa e della stessa Commissione Ue.

Tra utente finale e casa di produzione del software non incorre, in pratica, nessun obbligato rapporto contrattuale (a meno che, ovviamente, non sia l’utente a manifestare una volontà positiva), poiché, se un consumatore vuole comprare un prodotto, non significa che egli, di conseguenza, voglia anche l’altro, non sussistendo collegamento negoziale vincolante.

Con questa sentenza, quindi, si apre per l’Italia uno scenario completamente nuovo, che spalanca le porte ad una grande quantità di potenziali ricorsi che potrebbero essere accolti immediatamente dai produttori di computer. E anche se è stata la HP a uscirne sconfitta, potrebbe essere la Microsoft a subirne le conseguenze più gravi, visto il suo modello di business derivato, in gran parte, dalla distribuzione su larga scala del proprio prodotto a cui gli utenti si sono spesso pigramente uniformati.

Alessandro Mancini

Servizi wi-fi
senza confini:
ora anche in volo

wi-fiSiete stufi di impiegare il vostro tempo in aereo sfogliando noiose riviste, sorseggiando del caffè o ascoltando sempre la solita stessa musica, senza poter navigare liberamente su internet? Non preoccupatevi, le ore interminabili di noia e pisolini sono terminati. Da oggi, secondo quanto è stato diffuso dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa), è possibile tenere accesi gli apparecchi elettronici, dagli smartphone ai tablet, dai computer portatili ai lettori mp3, durante il volo, senza l’obbligo di disconnetterli o di impostarli in modalità aereo.

“È l’ultimo passo per consentire l’offerta di servizi wifi”, si legge sul comunicato dell’Easa. La nota, tuttavia, precisa che la decisione finale spetta a ciascuna compagnia aerea e, per questa ragione, potrebbero esserci differenze tra compagnie aeree riguardo all’uso di apparecchi elettronici in volo. E lo stesso potrà avvenire per le comunicazioni telefoniche. Per quanto riguarda i sistemi di sicurezza, infatti, se l’aereo è equipaggiato per la connessione dei cellulari, le telefonate in volo saranno possibili. La diversità e in qualche modo la peculiarità del viaggiare in aereo sembra quindi venire meno e le distanze con gli altri mezzi di trasporto sono state ormai colmate.

Ma quali sono le compagnie che già da qualche tempo offrono il servizio wi-fi a bordo? E, soprattutto, con quali modalità? Si può navigare sempre liberamente o le compagnie aeree stanno già pensando come fare di questo servizio un lucroso business economico? Le compagnie che mettono a disposizione gratuitamente questo servizio sono ancora molto poche e, nella maggior parte dei casi, il discorso vale solo per i passeggeri della Business Class. Fra quelle che danno la possibilità a tutti i passeggeri di connettersi senza pagare, in Europa, vi è l’Air France-Klm: dallo scorso aprile, infatti, si naviga in Wi-Fi sui velivoli di entrambe le compagnie. Seguono l’Air China, la HongKong Airlines, la Jetblue, la Norwegian e la Turkish Airlines.

Altre compagnie aeree, come la russa Aeroflot, la Singapore Airlines e la TAP Portugal, mettono a disposizione una connessione che si paga in base al traffico consumato: una soluzione non proprio ottimale, soprattutto considerando i prezzi, ma che per necessità può tornare utile.  La maggior parte delle compagnie aeree hanno scelto, invece, di far pagare il servizio di Wi-Fi in base al tempo che si vuole avere a disposizione per utilizzarlo. Di solito vengono offerti diversi tipi di abbonamenti, che vanno da una singola ora all’intero anno solare. Solo per citarne alcune: Air Canada, Alaska Airlens, American Airlines, Delta Airlines, EgyptAir, Emirates, Etihad Airways, Japan AirLines, Lufthansa. Infine, alcune compagnie (British Airways, Qatar Airways e TAM Airlines) hanno deciso di permettere ai propri passeggeri di utilizzare il servizio GSM a bordo senza però mettere a disposizione una connessione wi-fi.

  Ciò significa che è possibile connettersi tramite il proprio smartphone e utilizzare il traffico come se fossimo a terra, pagando però il prezzo stabilito dalle tariffe roaming della nostra compagnia telefonica: un servizio non molto conveniente, soprattutto per noi Italiani. Una questione, tuttavia, rimane aperta: a cosa servirà davvero la tanto agognata connessione wi-fi? Nonostante la rapida espansione del wi-fi sugli aerei, infatti, nessuno ha ancora individuato un modo conveniente di coprire i costi degli impianti col solo, scarso ritorno generato dall’esiguo numero di passeggeri che sono disposti a pagare per accedere alla Rete. Insomma, il rischio è che l’accesso a Internet servirà più alle compagnie, per venderci qualunque cosa, piuttosto che come mero servizio a pagamento. Forse essere “disconnessi” dal mondo per qualche ora non era poi così male.

Alessandro Mancini

Rotherham, non vide commercio di 1400 bambine

Rotherham-pedofiliaShaun Wright, Commissario di polizia e criminalità del South Yorkshire, si è finalmente dimesso dopo settimane di pressione a seguito di un rapporto di condanna sullo scandalo riguardante il traffico sessuale di bambini nella cittadina di Rotherham. Il primo ministro, il ministro degli Interni e i residenti stessi avevano chiesto al signor Wright di accettare la responsabilità per la mancanza di risposte sugli abusi quando emerse lo scandalo.
Shaun Wright è stato membro del gabinetto responsabile dei servizi per l’infanzia al consiglio di Rotherham per cinque anni, periodo durante il quale 1.400 ragazze, anche undicenni, sono state picchiate, violentate e vendute sul mercato del sesso da uomini principalmente di origini pakistane. Continua a leggere

Dall’Italia una speranza
per sconfiggere l’Ebola

EbolaÈ stato creato e testato sulle scimmie il primo vaccino grazie a cui si sviluppa un’immunità di dieci mesi contro il virus Ebola altamente letale Zaire, quello che attualmente si sta diffondendo attraverso l’Africa occidentale. Sviluppato nei laboratori dell’Irbm Science Park di Pomezia, il vaccino è frutto del lavoro di un team internazionale di ricercatori italiani e americani, tra cui Riccardo Cortese, ed è stato in grado di proteggere per almeno 10 mesi dei macachi dal ceppo Zaire del virus, mentre fino ad ora non si era arrivati a coprire più di un mese.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature medicine, dove viene spiegato che questa protezione immunitaria di lunga durata è stata indotta nei macachi, usando un vaccino basato sul ChAd3, un adenovirus (che negli esseri umani causa raffreddori e congiuntivi) derivato dagli scimpanzé. Lo studio spiega che già una singola dose di vaccino Chad3 offre una protezione completa nel breve periodo, e parziale per il lungo periodo. È stato già annunciato l’inizio della prima fase di sperimentazione sull’uomo. Questo è uno dei due vaccini su cui l’Oms ripone più speranze al momento per combattere l’epidemia di Ebola.

Alle spalle della GlaxoSmithKline che sperimenterà il vaccino nelle prossime settimane, c’è Okairos, una piccola azienda biotecnologica nata nel 2007 da una costola della Merck e guidata da Riccardo Cortese, acquistata lo scorso anno dalla multinazionale britannica per 250 milioni di euro. La sede principale è a Basilea, in Svizzera, mentre i laboratori di ricerca restano in Italia, a Napoli e a Pomezia, presso l’Istituto di ricerche di biologia molecolare (Irbm).

“A un certo punto della mia vita – ha spiegato Riccardo Cortese – mi sono sentito maturo per fare altro, per scommettere su un progetto veramente innovativo. L’idea è nata dalla convinzione che fosse necessaria una strategia differente per trovare vaccini contro malattie ′dimenticate’ o per le quali non c’erano terapie efficaci”. Così, insieme ad altri, fra cui Alfredo Nicosia, oggi chief scientific officer di Okairos, è cominciata l’avventura della piccola azienda.

Dopo esser andati alla ricerca di finanziamenti qui in Italia, sono riusciti solo in Svizzera a trovare investitori decisi a puntare su un’idea ancora tutta da sperimentare. Insieme ai soldi è arrivata anche la piattaforma che ha permesso al gruppo di lavorare su diversi vaccini. “Abbiamo cercato di sviluppare soprattutto quelli a cui gli altri non lavoravano, – racconta Cortese – come il vaccino contro Ebola, che ci è sembrato da subito la sfida giusta. Ci abbiamo lavorato oltre 5 anni prima di cominciare i test negli Usa, in collaborazione con i National Institutes of Health. E allo scoppio dell’epidemia il nostro vaccino – (Chad3Ebola-Zaire) oggi di proprietà di Gsk – era quello in fase più avanzata del mondo”.

Quindi, per adesso, i laboratori di Pomezia sono ancora gli unici in grado di produrre le dose necessarie per la sperimentazione. E così Okairos, in joint venture con Irbm, procederà su indicazione di Gsk alla preparazione di tutti i lotti necessari, circa 10 mila dosi, sia per le sperimentazioni in Usa e Gran Bretagna sia per l’eventuale uso in Africa.

Una nuova speranza si accende per l’epidemia che sta devastando il territorio africano e che, negli ultimi giorni, si sta pericolosamente diffondendo anche in Liberia, dove il virus ha già ucciso 1.089 persone su 1.871 casi.

 Alessandro Mancini

Spesa gratis? In Danimarca
è possibile con Freemarket

freemarket_screenSi chiama Freemarket ed è stato inaugurato a Copenhagen, in Danimarca. L’idea è semplice quanto innovativa: vendere prodotti ai clienti in modo gratuito. Gli amanti dello shopping nella capitale danese, infatti, possono acquistare generi alimentari senza pagare per loro, a costo che scrivano una recensione sui prodotti “comprati”. Continua a leggere