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Alessandro Munelli

Arriva Yamgu: si viaggia
con la startup in valigia

startup

Sfruttare gli open data e la miriade di informazioni che quotidianamente gravitano sui social network per creare un itinerario di viaggio. È un po’ questa l’idea di Yamgu, startup incubata dall’I3P di Torino, fondata un anno e mezzo fa da Mauro Bennici (Cto) ed Ester Liquori (Ceo), appassionati di viaggio e tecnologia che nella vita sono marito e moglie.

Oggi Yamgu è stata presentata a la stampa con una sorta di caccia al tesoro andata in scena nel cuore della città meneghina, fra il Duomo e la Scala. E qui abbiamo avuto l’occasione di parlare con la Ceo che ci ha spiegato nel dettaglio le funzionalità della applicazione e ci ha parlato delle difficoltà di fare startup in Italia: «Siamo stati fortunati a trovare alcuni finanziamenti (50mila euro da Club Italia Investimenti 2 e poco altro, ndr) – ci ha detto Ester Liquori – che ci hanno consentito di espanderci a molte città italiane, ma adesso miriamo dritti alle capitali europee».

Yamgu, che intanto è stata selezionata da Facebook per il programma “Start”, affonda le sue radici su un concetto social e scientifico allo stesso tempo: «Integrando open data e User Generated Content – ci ha spiegato la Ceo – l’applicazione (che è disponibile anche in versione desktop) crea per ciascun utente percorsi di visita personalizzati e aggiornati in tempo reale, grazie alle interazioni con i social trend e ai servizi meteo». L’utilizzo è molto smart. Una volta selezionata la città di interesse, Yamgu (che è l’acronimo di acronimo di You are my guide, ndr) si comporta come un vero e proprio “local friend” e consente di esplorare mappe, itinerari, foto, distanze, durata, meteo, ma soprattutto i principali eventi come mostre, concerti, spettacoli, nonché gli orari di apertura di ogni singolo luogo di interesse. Per ognuno di questi, l’applicazione fornisce tutte le informazioni in merito e la possibilità di acquistare direttamente il biglietto elettronico per saltare le code.

In alternativa si possono creare itinerari personalizzati. Tutte le informazioni raccolte possono essere condivise con i propri amici tramite social o consultate su smartphone, ma anche scaricate e salvate in formato PDF in modo da poterle utilizzare come una vera e propria guida turistica da portare con sé ovunque, soprattutto quando all’estero non si ha una copertura dati. Molto interessante la possibilità di navigare tra i trend e gli eventi delle città in tempo reale grazie ai commenti degli utenti sui social network. «Viaggiando – hanno detto i due fondatori della app – ci siamo accorti che mancava un social network che mettesse a disposizione tutte le informazioni di cui si ha bisogno quando si preparano gli itinerari di viaggio e sia anche una guida turistica in loco.

L’intento è favorire il locale, come esercenti che offrono prodotti e servizi, fornendo a chi si occupa di accoglienza turistica uno strumento per aiutare i viaggiatori a divertirsi in ogni momento del soggiorno. La collaborazione sui social in vista di un’esperienza più vera, sposta l’accento dall’informazione all’emozione di vivere un luogo come chi ci abita davvero». La app è gratuita, ma c’è una versione premium indirizzata al B2B che è fatta apposta per gli hotel. Una sorta di native advertising che comparirà negli itinerari degli utenti. Per ora i numeri dicono 6mila download dell’app e circa 20mila accessi alla versione desktop. Le destinazioni presenti sono 3200, tutte in Italia. Ma entro fine anno i fondatori puntano forte allo sbarco nelle capitali europee.

Alessandro Munelli

 

 

 

 

 

 

 

L’UE cerca soluzioni per la crisi dell’allevamento

maialiniOcchi puntati sul prossimo Consiglio dei ministri europei dell’Agricoltura, in programma a Bruxelles il 14 marzo. A far scattare l’attesa è stato il commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, che nelle scorse settimane ha fissato, per quell’occasione, l’appuntamento con nuove proposte per i diversi comparti in crisi del settore primario continentale, a cominciare da produzione di latte e allevamento di suini
Nel frattempo la Commissione presenterà proposte da discutere. La speranza è che la montagna delle aspettative non partorisca un insieme di azioni tampone. Perché, tutto sommato, in questo si è ridotto il “piano” da 500 milioni di euro «per gli allevatori» proposto dalla Commissione e varato dal Consiglio lo scorso settembre. Per capirlo bastano un paio di dati: nelle settimane precedenti la sola Francia aveva progettato interventi interni per 600 milioni; alla fine, il piano europeo è valso all’Italia 25 milioni, che il Mipaaf sta distribuendo agli allevatori in questi giorni e che corrispondono a circa un centesimo di euro al litro di latte prodotto al mese, per tre mesi. Una minima, fugace boccata d’ossigeno.
Al momento non si conoscono le intenzioni di Hogan e della Commissione. Quel che è noto è che sino ad ora, davanti a proteste e ripetute invocazioni di intervento di fronte alla crisi dei prezzi di diversi comparti, il Commissario ha sempre nicchiato, rispondendo che si trattava di normali oscillazioni congiunturali di mercato. Ma ora sembra che la sua percezione dei problemi sia cambiata: «Siamo tutti d’accordo nel dire che non siamo in una situazione ordinaria, è un momento particolarmente difficile per i produttori» ha dichiarato a margine dell’ultimo Consiglio agricolo.
E proprio in quell’occasione il Commissario ha anche richiesto ai ministri dell’agricoltura dei 28 paesi Ue idee e analisi con le quali, di concerto con la presidenza di turno olandese del Consiglio, la Commissione preparerà proposte da presentare al Consiglio agricolo del 14 marzo. Idee che mentre scriviamo stanno arrivando alla spicciolata a Bruxelles.

Alessandro Munelli

È morto George Kennedy, da eroe di guerra
ad attore hollywoodiano

kennedyÈ morto in una casa di riposo a Middleton, Idaho a causa di una crisi cardiaca. Aveva 91 anni George Kennedy, forse uno dei coprotagonisti più noti del panorama cinematografico statunitense.
L’Hollywood Reporter ha dato la notizia della morte dell’attore: “È stato un grande uomo che ha amato la sua famiglia e i suoi fan”, ha detto il nipote Cory Schenkel.

Era nato a New York City il 18 febbraio 1925, figlio di un pianista e conduttore d’orchestra e di una ballerina vaudeville. Aveva debuttato nel mondo della recitazione sin da quando aveva due anni come comparsa in uno spettacolo teatrale.
È stato un eroe di guerra e ha servito anche sotto il comando del Generale Patton nel 1943 ricevendo due Bronze Star per il suo coraggio in combattimento. Un attore americano nel senso stretto del termine, che aveva avuto molte parti secondarie ma assai famose in diversi film del secolo scorso. Al cinema lo ricordiamo nei panni del duro. Una volta è stato lui a dire: “Tutto quello che facevo era andare sul set ed essere picchiato”.

Sullo schermo lo abbiamo visto attaccare e minacciare star del calibro di Cary Grant, Joan Crawford e Gregory Peck.

I suoi ruoli più noti erano stati quelli di uno dei persecutori di Audrey Hepburn quello con l’uncino meccanico al posto della mano) in Sciarada di Stanley Donen (1963) e il cattivo dei detenuti di Nick Mano Fredda del 1967, il principale comprimario di Paul Newman, con cui vinse anche l’Oscar come attore non protagonista. Ma il suo faccione ed anche il suo fisico imponente ricordava un po’ quello di Anthony Quinn. Era familiare anche per molti western, per diversi film catastrofici degli anni Settanta (soprattutto della serie degli Airport), per il personaggio nel film comico Una pallottola spuntata e i suoi seguiti. Complessivamente aveva lavorato in più di un centinaio di film.

Buone le sue presenze anche nel piccolo schermo come nella serie televisiva Dallas dove impersonava il personaggio di Carter McKay.

Alessandro Munelli

Sakari Oramo all’Auditorium della Musica con l’Edipo Re

Sakari Oramo

Sakari Oramo

Un consueto ritorno quello di Sakari Oramo all’Auditorium della Musica di Roma. Forse un po’ atipico il repertorio con Stravinskij e Haydn nei loro periodi più caratteristici. Uno dei direttori finlandesi emergenti, Oramo è da tempo noto nel panorama musicale per le sue peculiari interpretazioni sinfoniche.
Uno stile particolarissimo il suo, che vede rivisitazioni in chiave moderna, talvolta eccentrica, delle più classiche partiture ottocentesche. Un modus operandi che sembra però dare i sui frutti, tanto da valergli nel 2011 un contratto come direttore stabile dell’orchestra sinfonica delle BBC. Appartenente al cosiddetto periodo neoclassico di Igor Stravinskij, Oedipus Rex è un’opera-oratorio tratta dall’omonima tragedia di Sofocle. Il testo, rielaborato da Jean Cocteau, narra come Edipo, re carismatico ed amato, nel  breve volgere di un solo giorno venga a conoscere l’orrenda verità sul suo passato. Infatti senza saperlo ha ucciso il proprio padre per poi generare figli con la propria madre.
L’esecuzione prevede un narratore – in questo caso l’attore Massimo De Francovich – che commenta, espone ed anticipa gli accadimenti, mentre i personaggi della tragedia sofoclea, a cui danno voce i solisti, simboleggiano, nella loro immobilità, la ieratica  staticità dei tempi antichi.
Cast vocale di spicco per questa esecuzione, con il mezzosoprano Sonia  Ganassi, il tenore Mati Turi, i bassi Marco Spotti e Alfred Muff. Complemento classico al capolavoro di Stravinskij, Sakari Oramo dirige l’orchestra di Santa Cecilia in apertura nella Sinfonia n. 22 “Il filosofo” di Haydn. Ciro Visco a dirigere magistralmente il coro.
Alessandro Munelli

Mediobanca: i vantaggi
di investire nel vino

Vino italiano

Secondo l`ufficio studi di Mediobanca, nell’ultimo decennio (2005-2015), le esportazioni di vino italiano sono cresciute in quantità (+23%), ma soprattutto in valore: +84,3%. Nel medesimo periodo, il valore delle esportazioni nette della manifattura italiana è cresciuto del 67%. Ciò significa che le esportazioni di vino italiano hanno superato quelle di prodotti del manifatturiero di oltre 17 punti.

L’investimento nel settore vinicolo è più redditizio del 160% rispetto a quello nel settore finanziario. E’ quanto emerge da un’analisi di Mediobanca commissionata da Ornellaia e che ha coinvolto anche Censis e Liv-ex. Lai presentazione si è tenuta presso Sotheby’s, in occasione dell’avvio dell’ottava edizione del progetto “Ornellaia Vendemmia d’Artista”.

I maggiori gruppi vinicoli italiani rappresentano infatti poco meno del 50% delle esportazioni. Le società private non cooperative guidano il gruppo: ormai il 60% della loro produzione va venduta oltre confine con una crescita dell`88% dal 2005, un dato che supera ampiamente quello di un settore molto importante come il food & beverage italiano (+75%) e che è secondo, per ora, solo a quello delle produzioni più di punta del luxury italiano (+101% la pelletteria di alta gamma).

Si può investire nel vino comprando le etichette più pregiate, ma si può investire anche acquistando azioni dei produttori quotati nel mondo. A livello mondiale – sottolinea la ricerca di Mediobanca – un euro investito in vino nel 2001 è cresciuto a 5,4 euro a inizio 2016. Lo stesso investimento su tutte le borse mondiali si sarebbe invece tradotto in un capitale finale di 1,6 euro. Ma soprattutto, dai minimi di fine 2008, il medesimo euro allocato in un portafoglio di titoli vinicoli sarebbe cresciuto fino a 3,4 euro rispetto ai 2-2,5 euro fruttati dalle Borse mondiali.

E, a fronte di una crisi di fiducia che disorienta il risparmiatore, inducendolo sempre più a «nascondere i soldi nel materasso», il 42,5% degli italiani, se avesse risorse da investire lo farebbero in una loro iniziativa, nuova o da rilanciare. Fa riflettere che al secondo posto di questa classifica di investimenti attrattivi per gli italiani, troviamo l`industria alimentare e vitivinicola italiana di qualità, il 30,6% degli italiani amerebbe investire i suoi soldi in azienda di questo settore, più che azienda informatiche (19%) più che in grandi aziende multinazionali (9,8%) e più anche del made in Italy tradizionale (29%).

Alessandro Munelli

 

Nuove regole
per la cessione del verde

Con la revisione del Codice degli Appalti, anche le cessioni di gestione del verde pubblico subiranno delle modifiche. Il problema emerso è che aggiudicare delle gare pubbliche all’offerta che garantisce unicamente il ribasso più consistente probabilmente consente alla stazione appaltante di realizzare un risparmio economico senza però garantire la qualità delle lavorazioni. Questo è spesso vero ma non sempre.

La scelta dei soggetti a cui affidare la gestione del verde pubblico è argomento delicato. Anche nel caso in cui la progettazione della gestione del verde venga effettuata nel migliore dei modi, a nulla potrebbe valere se la messa in pratica non avviene con l’ausilio di esperti e mani capaci.

Un lavoro promesso a costi bassi può essere figlio di un’eccellente gestione aziendale, ma anche di una azzardata proposta economica, che può in seguito generare costi imprevisti tali da non rendere più l’offerta iniziale conveniente.
Allo stesso modo, non è detto che ribassi considerevoli portino necessariamente a esecuzioni approssimative. Se gli obiettivi e i requisiti del servizio sono stati ben ponderati e chiaramente espressi all’interno dei documenti di gara, l’offerente potrebbe avere individuato all’interno della propria struttura dei punti di forza tali da garantire quanto espressamente richiesto a condizioni economiche appropriate.

Questa denominazione indica che l’offerta più vantaggiosa viene individuata valutando tanto il ribasso quanto la qualità di una proposta tecnica formalizzata in uno specifico progetto di gestione. Alla base di tale criterio c’è la volontà di mettere in competizione progetti gestionali di aziende differenti per potere poi scegliere quello più conveniente.

Per far ciò serve :
• un’eccellente definizione dei requisiti su cui basare l’offerta (sia economica che tecnica);
• una completa e sincera disponibilità della stazione appaltante a mettere i concorrenti nelle condizioni ideali per formulare le offerte;
• una commissione in grado di valutare correttamente tutti i progetti elaborati dai concorrenti.

La prima scelta che un’amministrazione pubblica deve effettuare riguarda la possibilità di eseguire i lavori in proprio piuttosto che affidarli ad aziende esterne. Inutile dire che quest’ultima è la strada maggiormente percorsa negli ultimi decenni.

A tal proposito, potrebbe essere vantaggioso conferire l’incarico di valutare i costi e di elaborare il progetto a un soggetto terzo che operi in un’ottica di competenza e imparzialità. Quindi proporre tale progetto come requisito in fase di gara. Innescare, viceversa, una competizione virtuosa fra più aziende concorrenti può essere utile quando la complessità della gestione lo richiede. A patto che siano chiari gli obiettivi e i criteri di aggiudicazione. Talvolta progetti complessi devono essere sviluppati in pochissime pagine determinando un’inevitabile appiattimento delle proposte tecniche. Ancora una volta non è il metodo a fare la differenza bensì la qualità delle persone e delle idee che ne usufruiscono.

Alessandro Munelli

Il Maestro Trevino
per la prima volta a Roma stupisce all’Auditorium

trevinoIn una veloce quanto inaspettata sostituzione sul podio, mette piede per la prima volta a Roma il direttore Robert Trevino. Dopo il debutto con i Münchner Philharmoniker, dove ha diretto la Sinfonia n. 5 di Mahler descritta dalla stampa come “straordinaria”, Robert Trevino ha avuto un successo travolgente in tutto il mondo interpretando al suo debutto capolavori sinfonici con la London Philharmonic, la San Francisco Symphony, la Rotterdam Philharmonic, i Bamberger Symphoniker, Dresdner Philharmonie, l’Orchestre Nationale de France e molte altre. Alla fine del 2015, sul podio della Danish Radio Symphony, ha preso parte all’annuale concerto di Capodanno trasmesso in diretta dalla televisione danese.
Sono state particolarmente acclamate le sue esecuzioni di Verdi, Wagner, Mahler e Bruckner che hanno lasciato sbalordita la critica e reso possibile nuovi inviti da parte delle maggiori orchestre europee e statunitensi. Inizialmente ha raggiunto il successo come direttore d’opera (il suo Don Carlos al Bolshoi di Mosca ha riscosso un grosso consenso): il suo gesto, la sua tecnica e la sua visione musicale hanno immediatamente catturato l’attenzione di pubblico e critica.
Talento con memoria fenomenale e vastissimo repertorio, Trevino possiede un gesto e una presenza tale da rendere imperdibile la sua prossima esecuzione della Sinfonia n. 1 di Brahms.
Lo abbiamo ascoltato, al suo debutto a Santa Cecilia, in un programma che proponeva un grande classico come la Prima Sinfonia di Brahms, frutto di una lunga gestazione sulla quale pesava il modello beethoveniano. A Beethoven comunque Brahms si ricollega esplicitamente nel tono di forte drammaticità, di potente scrittura orchestrale (nei tempi estremi) proseguendo quella stagione straordinaria del sinfonismo tedesco con un nuovo capolavoro.
Con Benedetto Lupo, uno dei concertisti italiani più attivi all’estero, prosegue il percorso dedicato ai Concerti per pianoforte e orchestra di Mozart dei quali viene eseguito il K 503. Un concerto davvero straordinario, da non perdere.

Alessandro Munelli

La crescita italiana passa
per l’agricoltura

Agricoltura-finanziamentiNel 2015 la produzione italiana registra ha registrato un aumento significativo pari al 2,3% nei confronti del 2014. L’incremento per le produzioni vegetali è del 4,8%, legato alla ripresa della produzione di vino (+12,0%) e olio (+47,5%) che complessivamente rappresentano il 14% della produzione agricola. Quello della produzione animale è dello 0,1%, trainato soprattutto dall’aumento delle produzioni di ovi – caprini (+1,4%) e suini (+1,0%). Le attività secondarie e di supporto all’agricoltura, infine, si confermano in ulteriore crescita, rispettivamente con +1% e +0,6%.

Nello stesso anno sono cresciute le importazioni e le esportazioni, entrambe del 2,9% grazie all’aumento dei volumi, legato all’abbassamento dei prezzi, con ricadute positive anche sulla ragione di scambio (+2,5%). Vino (15%, di cui quello di qualità 9%), prodotti da forno e a base di cacao (9%), frutta fresca (7%), pasta (6%), pomodoro trasformato (5%) sono stati i prodotti maggiormente esportati, mentre cereali e i prodotti zootecnici quelli maggiormente importati.

In crescita il numero degli occupati di 1,6%, grazie all’aumento del 2,4% della componente dipendente, mentre quella indipendente è rimasta sostanzialmente invariata (+0,7%), con l’incremento della componente maschile solo per la parte dipendente (+5,5%) e sostanziale stabilità di quella femminile (+4,4% delle indipendenti e -4,8% delle dipendenti).

Il fatturato della bio – economia nella sua accezione più ampia – che include la branca ASP, la produzione industriale di prodotti agro-alimentari, bevande, tabacco, carta e derivati, industria forestale, bio – carburanti, tessile, plastica e chimica bio – base – è risultato stimabile in Italia in oltre 226 miliardi di euro.

Sul fronte del patrimonio forestale si è registrato un aumento dell’area boschiva, che raggiunge i 10.987.805 ettari (il 34% della superficie totale nazionale), con un incremento di circa 600.000 ettari nell’ultimo decennio.

Segnali incoraggianti dalle attività agrituristiche, che per il 2015 hanno confermato la crescita del settore, con un aumento delle strutture del 4%. Lo sviluppo del comparto – comprensivo di fattorie didattiche, attività ricreative, agricoltura sociale e altre attività minori – è testimoniato anche dal peso rivestito sul valore complessivo della produzione agricola, pari al 2,2% nel 2014.

In crescita anche l’agricoltura biologica, con una superficie agricola di circa 1,4 milioni di ettari (+5,4%) e 55.433 operatori biologici (+5,8%), il numero più elevato in Europa.

L’Italia anche per il 2015 si è collocata al primo posto nell’Ue per numero di prodotti Dop e Igp. La classifica dei prodotti di qualità è guidata da ortofrutta e cereali (38%), formaggi (18%), oli extravergine d’oliva (16%) e salumi (14%). Stesso primato per il nostro Paese anche per i vini di qualità, con 405 vini tra Docg e Doc, seguito dalla Francia (357) e dalla Spagna (90) e 118 Igp, seguito dalla Grecia (114) e dalla Francia (75).

Alessandro Munelli

 

Da Amazon ora anche frutta e verdura a casa in un’ora

Frutta_verdura_Amazon.jpg_997313609Seguendo una pratica ormai assodata da svariati anni negli Stati Uniti, Amazon porta anche nel nostro Paese la vendita di prodotti freschi ortofrutticoli. Infatti dopo poco più di tre mesi dal lancio in Italia del servizio ‘’Prime Now’’ per le consegne in un’ora, Amazon completa la sua già amplia gamma di prodotti con quelli alimentari. L’offerta si aggiunge anche agli articoli presenti nel negozio Alimentari e cura della casa, con una selezione di migliaia di prodotti a lunga conservazione (biscotti, popcorn, bibite) di marchi nazionali e internazionali (Barilla, Mulino Bianco, Knorr, Mellin).

“Da oggi – spiega l’azienda in una nota – attraverso l’app Amazon Prime Now è possibile acquistare 30 tipologie di frutta e verdura a Milano e in 34 comuni dell’hinterland e saranno consegnati in un’ora o in finestre di due ore, dalle 8 del mattino a mezzanotte, sette giorni alla settimana”.
Le 30 tipologie di frutta e verdura si aggiungono ai 20mila prodotti disponibili al servizio Prime Now che offre già surgelati (tra cui buste di minestroni e vaschette di gelato), prodotti freddi (come affettati e yogurt), oltre a pane, pasta, caffè, bibite, birre, vini e alcolici. Da anni si parla dell’arrivo del cibo sul negozio digitale più grande al mondo, da qualche mese e in maniera crescente è una realtà anche in Italia.

È un movimento che pone una sfida al tradizionale mercato del retail, dove l’e-commerce in Italia cresce ma vale soltanto il 4% (dati Osservatorio B2c Netcomm – Politecnico di Milano), numeri molto lontani da Uk, Francia e Germania. Per la consegna del cibo a domicilio è un momento di fermento in Italia: è di pochi giorni fa l’acquisizione di PizzaBo da parte di Just Eat. Tra le startup già attive, con una gamma di prodotti anche più varia rispetto a quanto offre oggi Amazon, ci sono Deliveroo, Foodora e Cortilia, che da anni offre prodotti a chilometro zero direttamente a casa.

Alessandro Munelli

Nuovi nemici alla Farnesina

Potrebbe anche darsi che la nomina di Carlo Calenda a nuovo Rappresentante italiano presso l’Unione Europeo possa essere passata un po’ sotto tono sui maggiori quotidiani nazionali, ma di sicuro la ripercussione nell’ambito diplomatico è stato esponenzialmente più forte. Difatti per la prima volta dal dopoguerra, prendendo spunto dalla lunga tradizione statunitense, si è deciso di nominare una figura tecnico – politica per un incarico da sempre destinato al profilo diplomatico. Se la scelta del candidato può risultare particolarmente insolita, lo è ancor di più la modalità con la quale è stata effettuata. Difatti, contravvenendo alla normale procedura di cortesia che vedeva l’ambasciatore uscente terminare il proprio mandato d’incarico, si è avviato un procedimento speciale per la rimozione forzata del rappresentante italiano. A farne le spese è stato l’ambasciatore Stefano Sannino che, terminando il suo mandato con un anno di anticipo, paga forse la sua vicinanza all’ex premier Romano Prodi (di cui fu consigliere diplomatico dal 2006 al 2008).
La brusca rimozione di Sannino in favore di un ex ministro renziano, non è solo una forzatura politica ma diventa un vero e proprio fatto eccezionale e viene vissuta dal corpo diplomatico come una mancanza di fiducia da parte del Governo. Inoltre, il fatto che Calenda sia stato preferito non solo a Sannino, ma anche all’ambasciatore italiano a Mosca, Cesare Ragaglini, evidenzia come si sia arrivati a prediligere rapporti di tipo confidenziale.
A nulla sono serviti i moniti del Sndmae (principale sindacato del corpo diplomatico), né tanto meno le lettere firmate dai rappresentanti dell’Italia all’estero.
Al netto delle contestazioni, possiamo intravedere in questa nomina l’inizio di un lungo braccio di ferro tra Italia ed Unione Europea sui nuovi temi della fiscalità.
Manager di alto livello molto vicino alla Confindustria di Montezemolo, dopo la mancata elezione alla Camera con Scelta Civica, Carlo Calenda viene nominato Vice Ministro dello Sviluppo Economico nel Governo Letta. Riconfermato da Matteo Renzi aderisce al partito Democratico e dopo l’ultimo rimpasto di governo viene nominato alla rappresentanza UE.

Alessandro Munelli