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Alessandro Nardelli

1993, la Serie. Colpi
di scena nel solco dell’incertezza

Stefano Accorsi

Stefano Accorsi

La settima e ottava puntata della fiction 1993, completano una Serie TV all’insegna dei colpi di scena, terminata sempre nel solco dell’incertezza di fondo che caratterizza la vita di ognuno dei protagonisti. Come accaduto in alcuni momenti della precedente fiction 1992, c’è in 1993, una marcata impronta paranormale, con continue visioni di personaggi e ricordi che riemergono dal passato dei protagonisti. Favolosi anche gli effetti scenici di tutta la serie, e l’ambientazione, con una cura maniacale anche ai piccoli dettagli.

I PERSONAGGI:

LEONARDO NOTTE, scaricato da Berlusconi, tenta di passare con il PDS di Massimo D’Alema, rivelandogli il programma politico del Cavaliere, per entrare nelle sue grazie. Ma alla fine si scopre che la sua è tutta una tattica. Infatti, Leo, ha registrato una incredibile confessione fatta da un suo amico del PDS, riguardante Primo Greganti, che potrebbe far saltare in aria anche il centrosinistra, e vuole utilizzarla. Quindi, chiede ed ottiene un appuntamento da Berlusconi, al Jolly Hotel, dove la squadra di Forza Italia si stava radunando. Ma non avrà la possibilità di far ascoltare la registrazione al Cavaliere, perché davanti all’albergo viene sparato da Arianna sua ex compagna e moglie di Rocco Venturi. A lei, precedentemente, in una cena, Notte, aveva confidato dell’omicidio del poliziotto, dopo aver spento il registratore che Arianna aveva portato per tendere una trappola a Leo.

PIETRO BOSCO, dopo aver pensato che la polizia fosse vicino al suo arresto per una tangente di 200 milioni, capisce che la mazzetta di cui si parlava non è la sua. Politicamente, ritorna vicino al leader leghista Bossi, che aveva appena siglato l’alleanza governativa con Berlusconi, tradendo il Professor Miglio.

VERONICA CASTELLO, preoccupata della possibile uscita del suo libro, decide di tendere una trappola all’editore, portandolo a letto in casa sua, e filmandolo inconsapevolmente, per poi, successivamente ricattarlo. Intanto, in una cena politica, si convince a partecipare ai provini della Fininvest per entrare a far parte di Forza Italia, e dopo aver incontrato Silvio Berlusconi, questo la sceglie.

GIULIA CASTELLO, decide di scrivere un libro sulla tangente Enimont, frutto di intere settimana di ricerche, ottenendo il tanto agognato successo.

LUCA PASTORE, grazie a Bibi Mainaghi, riesce a scoprire il nome fittizio di Duilio Poggiolini, che viene arrestato, e a cui, durante una perquisizione in casa, viene sequestrata una quantità smisurata di lingotti d’oro, gioielli e moltissimo denaro. Successivamente, Luca, rivela ai suoi colleghi della Procura di essere malato di AIDS, e, ritenendo di aver terminato il proprio lavoro, informa Di Pietro di voler lasciare la procura. Quest’ultimo cerca di convincerlo, ma da una parte c’è la proposta del Deputato Gaetano Nobile, che gli offre di far parte dei Servizi Segreti, e dall’altra quella di Eva, di mollare tutto e scappare a Panama. Pastore sceglie la seconda possibilità, spiegando via lettera Di Pietro i motivi che lo hanno portato a lasciare la procura la sua volontà di cambiare vita.

BIBI e ZENO MAINAGHI, decidono di collaborare con la giustizia per colpire Brancato, che, hanno scoperto essere, il mandante dell’omicidio del loro padre, Michele Mainaghi. Pastore chiede a Bibi di aspettarlo con le valigie pronte, ma Luca trova invece un’auto con degli assalitori, che ingaggiano con lui una drammatica sparatoria. Prima viene colpita la sua macchina, poi, una volta fermi, Luca riesce a bloccare e ad ammazzare i killer, inviati da Brancato per ammazzarlo. Bibi, intanto, probabilmente tradita dal fratello Zeno e dall’infermiera vicino a questo, viene uccisa dal suo autista, che fa passare l’accaduto per un’overdose, infatti, la ragazza esanime a terra viene trovata con una siringa nel braccio.

Alessandro Nardelli

1993, la serie. Un filo comune tiene insieme
tutti i personaggi

1993La quinta e la sesta puntata della fiction 1993, penultime di questa accattivante Serie TV, sono caratterizzate da un filo comune, che tiene insieme tutti i personaggi, quel sentimento di rinascita che spinge ognuno ad agire per ritornare a vivere, per dare un taglio a una parte oscura del proprio passato. Si comincia con l’arresto di Sergio Cusani (Stefano Dionisi), protagonista del caso relativo alla maxi tangente Enimont, per terminare con un nome ben preciso, Duilio Poggiolini, che sarà, probabilmente l’anteprima a quel che accadrà nelle puntate successive.

I PERSONAGGI:

Sergio Cusani, interpretato magistralmente da Stefano Dionisi, ragioniere e contabile della maxitangente Enimont, arrestato, rifiuta fin da subito di collaborare con la Magistratura, sostenendo di non avere alcun interesse a fare nomi di altre persone come hanno fatto molti altri personaggi eccellenti di Tangentopoli, che pur di uscire dal carcere si sono detti disponibili a collaborare. In galera, egli fa amicizia con un altro arrestato importante, Leonardo Notte, con cui condividono la passione per i buoni libri, e un’incredibile voglia di continuare a fare il proprio lavoro, questa volta, però, al servizio degli altri. Cusani infatti gestisce la contabilità dei carcerati.

Leonardo Notte, invece, inizia a condurre delle indagini di mercato tra gli arrestati, per conoscere qual’è il loro di soddisfazione della struttura carceraria. Intanto, pur di salvarsi, e di ritornare alla sua vita normale, acconsente alla richiesta di uccidere un imprenditore “ospite” della galera, evitando problemi con l’inviato di Cosa Nostra Brancato. Non potendo farlo lui, si serve di un altro carcerato di colore, al quale in cambio promette i soldi per far arrivare la figlia in Italia. Eseguito l’assassinio, come da accordi con la mafia (la colpa se la prende qualcun altro), Leo è finalmente libero, e torna al suo lavoro, quello di pubblicitario con la smania di far carriera. Resosi conto che Berlusconi non lo ritiene più il candidato ideale, allora chiede a Muratori, suo padre, di presentargli D’Alema.

Pietro Bosco, finito nella lista nera del “Senatur” Umberto Bossi, diviene un fedelissimo di Gianfranco Miglio, l’ideologo della Lega Nord, sperando in una ricandidatura, che Bossi non vuole offrirgli, ma che neanche Miglio può garantirgli. Bosco cerca di convincerlo allora di andare al congresso e di sfidare Bossi. Nel mezzo i problemi economici del padre, indebitatosi di 200 milioni con gli strozzini. Pietro riuscirà a salvare il padre, chiedendo il denaro alla gente a cui aveva fatto un favore quando era in commissione difesa, tradendo la Lega.

Veronica Castello, intanto, prosegue nella redazione del suo libro intervista, e riesce a ritrovare veramente la sua persona grazie all’aiuto di Davide, lo scrittore che si sta occupando di buttare giù assieme a lei l’autobiografia di quest’ultima. Cominciano a sorgere in Veronica i primi dubbi, e comincia a chiedersi se è davvero il suo mondo questo, oppure può rinascere mollando tutto e riscoprendo se stessa.

Giulia Castello, inizialmente litiga pesantemente con Scaglia, collaboratore di Di Pietro, che la ritiene in parte responsabile del suicidio di Gardini, con quell’articolo scoop in prima pagina su Giuseppe Garofano, ex presidente della Montedison ed ex amministratore delegato della Ferruzzi. Questo litigio gli fa sorgere dubbi riguardo all’etica del mestiere che svolge, dissipati subito da Indro Montanelli, al quale chiede consiglio.

Luca Pastore, dopo un trip da LSD, comincia a immaginare situazioni strane, fino a diventare protagonista dello spot Aids che impazza in tv. Nel mentre, un dualismo, da una parte la voglia di mollare tutto e andare via, e dall’altra le indagini sulla malasanità, che vede Pastore interrogare De Lorenzo. In tutto ciò, la vaghezza dei familiari del Prof. Antonio Vittoria, suicidatosi in circostanze poco chiare, e la voglia del figlio di fare giustizia, che porterà quest’ultimo a fornire a Pastore, alcuni oggetti personali del Professore, contenenti un foglio con tanti appunti, in cui compare un nome, Duilio Poggiolini.

Zeno Mainaghi, in una clinica per disintossicarsi dalla dipendenza dagli stupefacenti, nonostante tutto riesce ad assumere cocaina anche qui, fin quando ritrova come infermiera una sua conoscenza d’infanzia, che si prende cura di lui, cercando di riportarlo sulla retta via.

1993, la Serie. Dopo l’attentato di Via Fauro l’oscurità nei personaggi

Come sempre avvincenti, la terza e la quarta puntata della fiction 1993, caratterizzate però da una certa aria di cupezza, a partire dall’inizio, con l’attentato di Via Fauro, per continuare con il suicidio in carcere, con la testa in un sacchetto di plastica, di Gabriele Cagliari, presidente dell’Eni, fino alla conclusione con il suicidio del noto imprenditore della chimica, Raul Gardini, trovato morto con un colpo di pistola alla tempia, la mattina in cui doveva essere interrogato in Procura.

1993 3 4 puntataI PERSONAGGI:

LEONARDO NOTTE, inizialmente sempre più vicino al passaggio dal semplice entourage, al cerchio magico di Silvio Berlusconi, ancora indeciso se tentare o meno il salto in politica, nonostante le pressioni continue, e fruttuose di Notte, che diventerà grande amico con il Cavaliere, tanto da visitare assieme a lui il mausoleo di Arcore. Qui, Berlusconi avrebbe voluto seppellirci sia la sua persona che i suoi amici. Difatti, erano stati già approntati loculi di Confalonieri, Dell’Utri, Previti e Notte, sempre più uomo di fiducia di Silvio, che lo considerava il candidato ideale per l’eventuale forza politica che sarebbe scesa in campo.

Questo fin quando non viene ritrovato il cadavere di Rocco Venturi, un poliziotto che nella fiction 1992, lavorava con la squadra di Di Pietro ma che ha sempre nascosto la sua vera vita. Venturi, ammazzato da Leonardo Notte, era stato sepolto da quest’ultimo nel cantiere della famiglia Mainaghi, ma, una volta riaperte le indagini, successivamente alla macabra scoperta, questi verrà accusato da uno spacciatore di essere l’assassino, e verrà arrestato. In carcere Notte verrà avvicinato dall’avvocato di Bibi Mainaghi per uno scambio di “favori”, che permetterebbe al pubblicitario di uscire dal carcere (“La colpa se la prendono altri”). Leo inizialmente rifiuta, poi, per non abbandonare la figlia Viola, si convince.

PIETRO BOSCO, inizialmente lo si vede al capezzale del suo “scopritore” Bortolotti, finito in coma, e fortunatamente salvatosi, dopo aver tentato il suicidio perché ricattato da un transessuale, al quale Bosco offre ospitalità in casa propria, dopo aver saputo che era a sua volta minacciata dal suo protettore. Questo fin quando, un giorno, Bortolotti, ristabilitosi ed eletto al consiglio comunale di Milano con Formentini sindaco, non nota il transessuale in casa di Pietro, scatenando un putiferio, che culmina in una discussione accesa nell’ufficio del leader leghista Umberto Bossi, davanti al Senatùr. Nel mezzo, Bosco scopre che la commissione di vigilanza ha molto meno potere di quello che lui credeva, e, consigliato dal vicino di casa democristiano, Gaetano Nobile, inizia a frequentare i salotti della nobiltà decadente, con la speranza di riuscire a convincervi anche Bossi.

VERONICA CASTELLO, è praticamente ossessionata dal fantasma di Mainaghi senior, suo amante e protettore, che vede ovunque. Preoccupata dalla possibilità di non essere la prima ballerina del programma “Vamos a bailar”, Veronica è disposta a tutto, anche ad avere un rapporto sessuale con un dirigente RAI. Ma una volta ottenuto quello che voleva, ecco scoppiare lo scandalo, che vede Veronica pronta a finire sulle pagine dei giornali con degli scatti privati che la riguardano e che la vedono fare del sesso orale ad un uomo. Lei, però, per evitare che la pubblicazione avvenga propone al direttore del giornale, che accetta, un libro confessione.

GIULIA CASTELLO, cronista d’assalto, pronta anch’essa a tutto per mantenere il proprio compito di cronista che segue la Procura di Milano, anche a masturbare un collaboratore di Antonio Di Pietro, Scaglia, con il quale si frequenta, pur di ottenere i verbali dell’interrogatorio di Giuseppe Garofano.

LUCA PASTORE, inizialmente, per la felicità della sua fidanzata, aveva deciso di mettere da parte il sentimento di vendetta. Ma spostato a Roma, incaricato da Di Pietro di collaborare con la Procura della Capitale, tramite con quella di Milano, riprende questa sete di giustizia, che lo vede accelerare sulle indagini riguardanti la Sanità. Nel mentre si è occupato dell’arresto eccellente di Leonardo Notte, colpevole dell’omicidio del collega di Pastore, Rocco Venturi.

BIBI MAINAGHI, alle prese con collaboratori poco raccomandabili, che gravitano intorno a lei e a suo fratello Zeno, è disposta a tutto pur proteggere quest’ultimo, la cui presenza, mette a repentaglio gli intrecci poco chiari e gli affari che tali persone portano avanti. Questo perché Zeno, fuori controllo per via della dipendenza dalle droghe, potrebbe rivelare i segreti all’esterno.

Alessandro Nardelli

1993, la serie. Un anno meraviglioso e confuso

1993 la serieDopo un’attesa che sembrava interminabile, per chi ha vissuto appieno la prima serie, rimanendone totalmente coinvolto emotivamente, fino a “traslarsi” virtualmente in quell’epoca, ha finalmente avuto inizio la fiction di Sky Atlantic, 1993, secondo capitolo di quella che dovrebbe essere non una semplice trilogia, ma “La Trilogia”. Uno spaccato socio-politico di quegli anni di paurosa cupezza che hanno visto spazzata via un’intera classe politica, i suicidi di personaggi illustri quali Sergio Moroni, Gabriele Cagliari e Raul Gardini, e l’attacco della Mafia allo Stato, culminato nei terrificanti omicidi dei Giudici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con vere e proprie scene di guerra. A proposito di ciò, in questa seconda serie è stato ricreato un altro attentato che ha segnato il 1993, quello di via Fauro, che doveva compiersi tramite l’esplosione di un’autobomba ai danni del conduttore Maurizio Costanzo, allora impegnato attivamente, assieme a colleghi come Michele Santoro, nella lotta contro la Mafia. Solo per miracolo, Costanzo e la sua compagna di allora Maria De Filippi scamparono a morte sicura. Nella fiction, si è ricostruita alla perfezione la situazione dell’esplosione, che ha coinvolto anche una delle protagoniste, Veronica Castello (Miriam Leone), scaraventata per terra dalla forza d’urto dello scoppio.

Questa prima puntata, inizia con Leo Notte che pronuncia la frase di Danton al patibolo, “Cosa importa se muoio, ho speso bene i miei soldi, ho fatto bene baldoria, ho accarezzato molte donne… Andiamo a dormire”, e con l’iconica immagine di Bettino Craxi che esce dall’Hotel Raphael, mentre viene sommerso dalle monetine lanciate dalla folla inferocita ed urlante. Sono stati tre i personaggi che nella prima puntata, più di tutti si sono presi la scena: Protagonista principale, Leo Notte (Stefano Accorsi), pubblicitario, oramai entrato a far parte del cerchio magico dell’allora giovane imprenditore Silvio Berlusconi, novità di questa serie, interpretato ottimamente da Paolo Pierobon, in maniera realistica. Tale caratteristica è venuta fuori proprio perché l’attore non ha mai scimmiottato un personaggio come il Cavaliere, fin troppo caricaturizzato in questi anni. Tornando a Notte, per lui il difficile compito di convincere “Sua Emittenza”, come veniva chiamato allora il proprietario di Rete 4, Canale 5 e Italia 1, a scendere in politica, perché” bisognava smettere di incassare colpi, reagendo”, e l’unico capace di far ciò è Silvio Berlusconi.

Poi, Luca Pastore (Domenico Diele), un poliziotto coinvolto in una trasfusione di sangue infetto, con la conseguenza di una sieropositività che lo rende tanto più vulnerabile, quanto più voglioso di scoprire il più possibile su questo scandalo sanitario. Questo lo porta ad essere accecato da una sete di verità, da ricercare a tutti i costi, raggiungendo anche compromessi illeciti con il deputato Democristiano Gaetano Nobile, pur di far arrestare il più stretto collaboratore (nella fiction s’intende) dell’allora Ministro della Sanità Gaetano De Lorenzo. Le novità che riguardano Pastore, sono, intanto il rapporto sempre più stretto con Antonio Di Pietro (Antonio Gerardi), a formare una “inseparabile” coppia che fa dell’odi et amo il trait d’union. Poi l’arrivo nella sua vita di una donna, anche lei sieropositiva, che gli starà sempre vicino nel corso delle puntate.

Infine l’Onorevole leghista Pietro Bosco (Guido Caprino), devastato dopo la traumatica fine del rapporto con Veronica Castello, dovuta alla violenza di questi nei confronti della donna. Un uomo ormai diventato l’ombra di se stesso, quasi sempre ubriaco e in situazioni di continui eccessi, capace di toccare il fondo anche in Parlamento, quando durante una seduta sventola un cappio da impiccagione, urlando contro i socialisti. Quest’azione scatena l’ira dell’Onorevole Formentini, candidato Sindaco a Milano, al quale Bosco chiede di poter lasciare Roma, per andare nella città meneghina ad occuparsi del futuro Consiglio Comunale. Formentini accetta, sotto promessa giurata di un cambiamento delle abitudini di Pietro, ma alla fine sarà Gianni Bortolotti a prendere il suo posto, convinto proprio da Bosco, che lo sostituirà nella Commissione di Vigilanza Rai.

PUNTI DEBOLI:
Storie e dialoghi che si intrecciano in un vorticoso turbinio di situazioni che, se da una parte danno brio, ritmo e quella trepidazione, sale dell’intero prodotto, possono risultare un po’ confuse per chi guarda con leggerezza una serie tv che va vissuta più che guardata.

PUNTI FORTI:
Senza dubbio l’arte di riuscire a riprodurre nei minimi dettagli ogni situazione, che rende la rappresentazione di questa fiction, un capolavoro stilisticamente figlio delle migliori soluzioni scenografiche. Inoltre entusiasmante il richiamo a personaggi del passato, quali Gigi Marzullo e Gad Lerner, nei cui programmi Sottovoce e Milano Italia sono stati ospiti rispettivamente Veronica Castello e l’Onorevole Pietro Bosco. Per un attimo, è come se il tempo si fosse fermato, per un attimo è 1993.

Alessandro Nardelli

Un convegno su Pertini
a 120 anni dalla nascita

Sandro Pertini-StellaRicordando il 120° anniversario della nascita del Presidente Sandro Pertini, e la sua storica visita di Stato in Salento nel marzo del 1980, che vide una notevole presenza e un vivo e partecipato entusiasmo popolare, definito da “risveglio islamico”, si terrà lunedì 27 Febbraio presso l’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università del Salento – Ecotekne – Strada Provinciale Lecce – Monteroni, una rilevante manifestazione multimediale, nella quale verrà rievocata l’amata figura del Presidente.

Vi saranno delle toccanti testimonianze, richiami della sua eroica vita e coinvolgenti letture affidate al reading di attori, con video e supporti musicali, volti a raggiungere l’interesse dei giovani, tanto vicini al cuore di Sandro Pertini. Nel corso di questa kermesse, saranno quindi, presenti gli studenti universitari e gli allievi degli istituti scolastici salentini, con una folta rappresentanza di Primi Cittadini, con il loro Tricolore, autorità del Territorio e rappresentanze dei Sindaci e Consigli Comunali dei Ragazzi. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente del Consiglio, On. Paolo Gentiloni, particolarmente attenti e sensibili a questo ricordo del Presidente Sandro Pertini e di sua moglie Carla, pur non potendo presenziare direttamente all’evento – cerimonia, hanno provveduto ad inviare un loro personale e caloroso messaggio che sarà letto ad apertura della manifestazione. I moniti del Presidente Sandro Pertini furono sempre orientati ai valori essenziali della libertà e democrazia, giustizia sociale e legalità, in onestà e fondamentale pulizia morale. Un esempio al quale guardare oggi, di fronte alle tante distorsioni della società contemporanea, soprattutto per le più giovani generazioni.

Referendum. Bifulco, Luiss: Snellire processo legislativo

bifulcoIntervista, riguardante i temi del Referendum Costituzionale, al Prof Raffaele Bifulco (1962), Professore ordinario di Diritto costituzionale nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Roma LUISS – “Guido Carli”. Egli, ha parlato di argomenti quali, il valore politico del Referendum, i possibili cambiamenti portati da un’eventuale vittoria del SI, e l’elezione indiretta del Senato.

Secondo lei quale valore ha e potrà avere politicamente questo Referendum? Un’eventuale vittoria del NO, potrebbe davvero mettere a rischio la tenuta del Governo Renzi?

Dipenderà da molte considerazioni, non solo dall’eventuale esito negativo del Referendum. Ho molte perplessità nel pensare che un no, che sarà, in caso di vittoria, in stretta misura, possa davvero mandare gambe all’aria il Governo.

Una volta in politica c’era più dialettica e meno fantasia, mentre adesso, grazie all’aiuto di agenzie di comunicazione sempre più valide, e ai social, si procede, forse troppo con slogan e messaggi diretti, a scapito dei contenuti. Cosa ne pensa in merito?

Io darei sempre un giudizio relativo, visto che stiamo correndo in parallelo con le elezioni Presidenziali negli Stati Uniti. Se procedessimo a un confronto con quel tipo di colloqui, dialoghi che si stanno svolgendo negli Stati Uniti, il nostro mi pare di livello molto più alto. I social stanno aiutando, in qualche maniera, anche se queste nuove forme di comunicazione rischiano di portare a una semplificazione, ma questo è un po’ legato a tutto il mondo dei mass media. A mio avviso si sta parlando, anche in molti programmi, tanto e bene, di questo Referendum Costituzionale.

Ha seguito il dibattito tra Renzi e Zagrebelsky? Che giudizio si è fatto ascoltando entrambi? Come ha giudicato la scelta di contrapporre un politico a un Eminente Costituzionalista?

Io non so quali sono state le logiche che hanno portato entrambi ad accettare il confronto. Certo, a vederli e ad ascoltarli, si avvertivano palesemente i differenti mondi culturali di riferimento. È chiaro che un professore come Zagrebelsky aveva difficoltà ad entrare in sintonia con un comunicatore come il Presidente del Consiglio.

Entrando nel vivo della Riforma, quali cambiamenti reali potrà portare, a suo parere, un’eventuale vittoria del SI?

I cambiamenti possono essere diversi. Tutti sappiamo, più o meno, quali sono i grandi oggetti che si vogliono riformare, il bicameralismo perfetto, si vogliono ridurre i poteri delle regioni. Io, per essere più diretto possibile, nel caso del bicameralismo perfetto, non capiterà facilmente che si possa immaginare che, un Senato, se questa riforma dovesse fallire, decida di suicidarsi, questa è quindi una situazione unica. Per quanto riguarda l’attuazione, la riforma costituzionale cambia il testo, cambia i punti centrali. Il problema vero sarà il dopo, la capacità di dare attuazione a quanto stabilito.

Che giudizio dà dell’attuale procedimento legislativo. Secondo lei, con la nuova riforma riuscirà a diventare più snello?

Se il principio sarà quello che il 90 % delle leggi che fa il Parlamento sarà sottoposto a procedimenti in cui la Camera ha la prevalenza, io credo che alla fine, Il procedimento legislativo indubbiamente si snellirà e velocizzerà.

Cosa ne pensa del Senato come istituzione?

È un inutile doppione della Camera. Oggi non si percepisce più il senso di questo bicameralismo perfetto, essendo venute meno le ragioni che spinsero a quel compromesso in Assemblea Costituente, Non c’è più un’esigenza di sbilanciamento dei partiti, per cui, il bicameralismo perfetto non trova più appiglio nella realtà, e questo è il messaggio che bisogna far capire alle persone.

Lei è d’accordo sull’elezione indiretta del Senato? Non crede che questo cambiamento “epocale” possa rendere il Senato una semplice appendice istituzionale deprivata di ogni potere?

Il cambiamento, se non possiamo definirlo proprio “epocale”, sarà comunque forte. L’elezione indiretta è necessaria, e deriva dal fatto che la forma di governo rimane quella che è. Una volta che si decide di differenziare il bicameralismo è necessario procedere all’elezione indiretta, perché un’elezione diretta, non giustificherebbe la mancanza di fiducia da parte del Senato. Pensare che l’elezione indiretta possa togliere potere al popolo è un argomento che trovo specioso.

Un consiglio agli indecisi.

Si chiedessero se è meglio che rimanga tutto com’è chissà per quanto altro tempo, oppure se non è meglio provare a modificare la nostra Costituzione, che, per quanto validissima nella prima parte, invece fatica a tenere il ritmo per quel che riguarda la questione organizzativa.

Alessandro Nardelli

Mps. Due soluzioni
per il salvataggio

mps-2Continua a tenere banco, in Italia, la complicata situazione riguardante il salvataggio di Mps. In questi convulsi giorni, si sta lavorando su due difficili accordi per uscire fuori da una condizione, che dire disastrosa è poco.

Da una parte, si sta tentando un’operazione di mercato che prevederebbe un aumento di capitale da 5 miliardi, finanziato da investitori privati, i quali, sembrano però scarsamente interessati a questa possibilità. Parallelamente, però, si sta anche valutando un intervento pubblico, come estrema soluzione al problema. In merito a quest’ultimo caso, è intervenuto Andrea Enria, presidente dell’Eba, l’Autorità Bancaria Europea, il quale, in un’intervista a La Stampa, ha aperto a un possibile intervento statale, senza però, chiudere mai la porta ai privati, dichiarando: “Non posso commentare casi singoli, ma penso che il problema dei crediti deteriorati vada risolto con rapidità. Se gli aiuti di Stato posso essere parte della soluzione, se ne faccia uso. Le regole garantiscono un certo grado di flessibilità, ma anche soluzioni private possono essere utili”.

Le parole del presidente dell’Eba, hanno avuto ripercussioni positive su Piazza Affari, con il titolo Mps, che ha visto crescere il proprio valore del +1,30% attestandosi a 0,1943 euro.

Alessandro Nardelli

Stella, restaurata la casa di Sandro Pertini

Sandro Pertini-StellaSandro Pertini e la cittadina ligure di Stella, un rapporto emotivamente intimo ma allo stesso modo enfatico. Parlando del luogo che ha dato i natali ad uno dei più popolari ed amati Presidenti della Repubblica, viene spontaneo rimarcare questo passionale sentimento che ha caratterizzato tutta la vita del Patriota e Partigiano Sandro.

Stella San Giovanni, celebra, infatti, il Presidente Sandro Pertini, in occasione del centoventesimo anniversario dalla sua nascita, che si terrà il 25 settembre. Per festeggiare l’uomo che fece di se stesso “il primo impiegato dello Stato”, ci sarà anche il suo illustre e degno successore dei giorni nostri, Sergio Mattarella, capace anch’esso come Pertini di abbattere le barriere istituzionali che separano la figura istituzionale del Presidente della Repubblica e i cittadini. Mattarella deporrà sulla tomba di Sandro, un cuscino di fiori.

Proprio a Stella San Giovanni è stato da poco ultimato il restauro della casa in cui è nato e vissuto in gioventù, Pertini. Il modo migliore per tenere vivo il ricordo del “Presidente di tutti”, attento particolarmente a coinvolgere e a trasmettere ai giovani quei principi di Democrazia e legalità, basi fondamentali per l’Italia di oggi. Tanti i cimeli che si possono trovare nella casa del Presidente, tra cui vecchie foto e un letto con la cassettiera in legno con degli appunti inediti, vergati a mano da Pertini, il quale morì su questo stesso letto.

“Si tratta di un cimelio importante – ha affermato Elisabetta Favetta, presidente dell’associazione Amici di Sandro Pertini -.  Il letto venne fatto realizzare sul modello di quello che aveva in carcere sull’isola di Santo Stefano, ai tempi in cui era prigioniero politico. Un letto che Pertini volle anche nella sua residenza romana, vicino alla Fontana di Trevi”.

Recuperata anche la sua vecchia bicicletta utilizzata durante il periodo della Resistenza, che lo vide “avversario irriducibile” di quel Regime Fascista che il 10 Giugno 1924 assassinò Giacomo Matteotti, Deputato Socialista. Evento che segnò in Sandro la svolta della sua vita, favorendo la consapevolezza dei suoi ideali socialisti e partigiani. Sempre secondo Elisabetta Favetta, “Il ricordo di Pertini è sempre vivo nella memoria degli italiani, dice Favetta. Il suo esempio di lotta per la libertà e la democrazia deve essere trasmesso ai giovani, che non hanno chiaro che cosa sta succedendo in Italia. Pertini vivrebbe male questo momento storico: c’è molta confusione, si sono persi alcuni ideali per cui lui ha combattuto e mancano i punti di riferimento”.

Alessandro Nardelli

Satira sul terremoto. Querelata Charlie Hebdo

sindaco-amatrice

Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi

Non si placa la bufera, dopo le vignette, pubblicate dal periodico francese Charlie Hebdo, sul terremoto che ha sconvolto il centro Italia il 24 agosto. Il Comune di Amatrice, per mano dell’avvocato Mario Cicchetti, legale rappresentante della cittadina laziale, ha depositato  presso la procura del tribunale di Rieti, una denuncia-querela, per diffamazione aggravata, nei confronti del giornale satirico, che aveva rappresentato le vittime del sisma “in modo tale da somigliare a degli stereotipati piatti della tradizione culinaria italiana”. Nella seconda vignetta invece Charlie Hebdo, “aveva attribuito la colpa della devastazione del centro Italia alla mafia”.

“Si tratta di un macabro, insensato e inconcepibile vilipendio delle vittime di un evento naturale, queste le parole dell’avvocato Mario Cicchetti. La critica, anche nelle forme della satira, è un diritto inviolabile sia in Italia che in Francia, ma non tutto può essere ‘satira’ e in questo caso le due vignette offendono la memoria di tutte le vittime del sisma, le persone che sono sopravvissute e la città di Amatrice”. Secondo il legale, è facilmente verificabile “come il reato si sia, senza dubbio, consumato sul territorio italiano in quanto la condotta diffamatoria, per quanto intrapresa con la pubblicazione della vignette in Francia, si è perfezionata in Italia attraverso la loro percezione e diffusione sia sui media tradizionali sia sui social network”.

Il Procuratore della Repubblica di Rieti, dovrà adesso valutare se vi sono delle ipotesi di reato da parte degli autori, Felix e Coco, e dei direttori responsabili del periodico. Dura la reazione del sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, il quale non si vuole fermare ad una semplice querela in Italia. Il primo cittadino ha affermato: “Charlie Hebdo per me è un Ciclostilato: era giusto che si pigliasse una querela e stiamo operando affinche si possa querelarli anche in Francia”.

Critico nei confronti della scelta del Comune di Amatrice, lo scrittore Roberto Saviano, secondo il quale: “La prima vignetta di Charlie Hebdo ha dato fastidio soprattutto perché, in maniera macabra, ha veicolato un messaggio semplice: quando si costruisce male o quando non ci sono piani di emergenza in zone ad alto rischio, quello che non mettiamo nel conto, ma che può succedere, è la tragedia.

Intanto ad Amatrice si cerca di ricominciare a vivere la vita di tutti i giorni, con i bambini che domani inizieranno le scuole in alcune strutture prefabbricate, e con i ragazzi del liceo scientifico che saranno ospiti del Palazzetto dello Sport locale.

Alessandro Nardelli

Eurogruppo. Roma e Atene nel mirino

dijsselbloem_june272015_web-thumb-largeI ministri finanziari della zona euro riuniti a Bratislava in vista del prossimo Eurogruppo invitano Atene a rimettersi al più presto al lavoro per il progresso delle riforme strutturali poste dai creditori internazionali come condizione per la concessione di una nuova tranche di aiuti. Secondo il programma di bailout – il terzo – siglato l’anno scorso con i partner della zona euro, la Bce e il Fondo monetario internazionale, la Grecia ha diritto a ricevere fino a 86 miliardi di euro entro il 2018 in cambio della messa a punto delle riforme strutturali concordate. Dall’Eurogruppo è arrivato in maggio il via libera alla seconda tranche del pacchetto, pari a 10,3 miliardi, di cui 7,5 miliardi già anticipati, a patto che Atene rispetti alcuni precisi impegni entro fine ottobre.

L’Eurogruppo ha per ora messo in standby la questione dell’alleggerimento del debito ellenico attuale, visto che vi sono problemi più imminenti, come le rate del prestito che attualmente gravano sull’economica greca. Tutto ciò potrà decidere le sorti del Paese, il cui salvataggio dipende anche dalla partecipazione o meno del Fondo monetario internazionale in questa delicata fase. L’Eurogruppo vuole, chiarezza riguardo a diversi temi, tra cui la riforma del mercato del lavoro, e vigilare sulla questione privatizzazioni.

Insomma in occasione della riunione informale nella capitale slovacca sono diversi i ministri che esprimono il timore che Atene son stia rispettando pienamente i tempi stabiliti. Secondo il presidente Jeroen Dijsselbloem si sarebbe già sprecato molto tempo. “Siamo tornati a fare pressione perché occorre davvero fare passi in avanti: l’estate è finita e si deve tornare al lavoro” commenta.

Ma i timori non sono solo per la Grecia. Nel mirino anche l’Italia. La situazione è ben diversa, ovviamente. Il nostro paese i compiti a casa li ha fatti, o comunque li sta facendo. Ma a preoccupare Bruxelles è la ulteriore richiesta di flessibilità richiesta dal Governo italiano. Cosa che Pierre Moscovici, commissario europeo agli Affari economici e finanziari, ha detto con chiarezza: “L’Italia – ha affermato – ha già beneficiato di molta flessibilità e deve rispettare le regole, che sono flessibili e intelligenti”. Fredda di conseguenza è stata la sua reazione davanti ad un’apertura da parte della Commissione in merito alla concessione della flessibilità. Secondo Moscovici, bisogna aspettare il documento programmatico di bilancio, che arriverà entro il 15 ottobre.

La battaglia per ottenere la flessibilità necessaria al governo Renzi per finanziare gli interventi previsti dalla legge di Bilancio è quindi tutta da giocare. È il concetto che ha ribadito lo stesso Ministro dell’Economia Padoan che ha parlato di vertice informale. “Il che vuol dire che ci sono opportunità per i ministri di parlare di temi molto generali, come la riforma del patto di stabilità, la possibile istituzione di strumenti fiscali comuni e l’approfondimento dell’unione monetaria”.

Alessandro Nardelli