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Alessandro Pietracci e Raffaele Mauro

Il referendum, in un clima di pesante incertezza

In un clima di pesante incertezza, si anima il dibattito sul referendum costituzionale previsto probabilmente per ottobre. Dimentichiamo per un attimo il quadro internazionale, in particolare europeo, di totale incertezza con gravissime ricadute economiche e finanziarie. Lasciamo stare anche l’elenco delle incognite nostrane che gravano su questa consultazione, ufficialmente non ancora indetta: “l’estate rovente” (come è stata definita da  autorevoli commentatori della politica italiana) rischia di far cambiare l’agenda dei prossimi mesi, per i  consueti – ma non meno vergognosi – scandali di corruzione, ma, pure, per una sistematica azione di risonanza mediatica finalizzata – indipendentemente dagli esiti definitivi delle vicende giudiziarie ed economiche – ad  incidere preventivamente e  in maniera profonda sugli assetti politici. Staremo a vedere se siamo solo in presenza di temporali estivi, oppure se, proprio l’avvicinarsi del referendum, acuirà un clima già foriero di tempeste.

Come tutti sanno, sono stati numerosi i tentativi di una riforma dell’assetto istituzionale del Paese. La prima commissione bicamerale, costituita all’uopo, fu quella guidata dal liberale Bozzi: parliamo del 1983, 33 anni fa. Ma se ne parlava da molto prima. Negli anni successivi si tentò in vari modi di giungere a una riforma della Costituzione: nel 2001 il centro-sinistra riuscì, per il rotto della cuffia, a compiere ritocchi poco significativi e piuttosto controversi come quelli al Titolo V della Costituzione, relativi al federalismo. Oggi abbiamo capito che anche il “regionalismo” ha in gran parte fallito; sicuramente non ha snellito l’apparato pubblico e non ha ridotto i costi complessivi dello Stato. Nel 2006 la riforma scritta nella “baita di Lorenzago” sotto la regia di Calderoli e Tremonti, poi varata dalla maggioranza berlusconiana, con il dichiarato proposito di introdurre in Italia il cosiddetto “Premierato”: venne bocciata,  dall’apposito referendum. 10 anni dopo siamo a un nuovo passaggio significativo. Stavolta però la posta in gioco è molto più alta.

Ogni progetto di cambiamento istituzionale naufragato dimostra l’incapacità del nostro sistema di autoriformarsi. Un altro no sancirebbe l’irrimediabile immobilismo della nostra politica. Aprirebbe la strada a qualsiasi scenario, mettendo le ali a quanti, in nome del “tutto sbagliato, tutto da rifare”, promettono mirabolanti quanto impraticabili soluzioni, naturalmente attuabili soltanto una volta giunti al governo. La riforma voluta da Renzi sarà incompleta e perfettibile, ma comunque è un primo passo nella direzione giusta. Esiste, è stata varata, presenta elementi di sostanziale miglioramento dell’assetto complessivo della nostra Repubblica. Un no sarebbe un passo, anzi un salto, nel buio. Non solo perché si creerebbero turbolenze incredibili (la fine del governo Renzi senza credibili alternative) ma soprattutto perché sarebbe chiara a tutti l’irriformabilità dell’Italia. Lo ha capito prima di tutti Giorgio Napolitano: un ulteriore fallimento nuocerebbe pesantemente sul sistema Paese, rimandando di decenni le possibilità di cambiamento. Non ce lo possiamo permettere.

Entrando più nel merito della riforma, non si possono negare acquisizioni positive, attese da decenni. Il superamento del bicameralismo perfetto, la stabilità dell’azione di Governo, la razionalizzazione delle competenze tra Stato e Regioni: questi i caposaldi di una riforma importante, che richiede l’impegno di tutti coloro che non accettano i conservatorismi di destra e di sinistra, o i perfezionismi accademici fini a se stessi.

Pensiamo che la riforma del Senato sia il punto dirimente, in quanto i cittadini non capiscono più il bicameralismo attuale, vorrebbero un Parlamento che esca con una maggioranza chiara dopo le elezioni, che decida in maniera più celere e trasparente. Per questo, i socialisti invitano a votare SI’ quando si voterà al Referendum. Nel contempo sono convinti che la legge elettorale avrebbe bisogno di cambiamenti, da introdurre in tempi rapidissimi, ricordando a tutti, maggioranza e opposizione, che se si votasse ora o dopo una eventuale bocciatura della riforma, l’Italia sarebbe condannata al caos e al discredito internazionale.

Alessandro Pietracci, Segretario Provinciale del PSI Trento
Raffaele Mauro, Coordinatore Comitato Provinciale Laici e  Socialisti X il SI’