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Alessandro Sgritta

Ustica, la tragedia tra storia e ragion di Stato
nel film di Martinelli

I resti della carlinga del DC) di ustica

I resti della carlinga del DC) di ustica

Da oggi (31 marzo) nelle sale italiane “Ustica”, il nuovo film scritto e diretto da Renzo Martinelli e interpretato da Marco Leonardi, Caterina Murino, Lubna Azabal, Tomas Arana, Federica Martinelli con Paco Reconti, Yassine Fadel, Joe Capalbo, Jonis Bascir, Shelag Gallivan e l’amichevole partecipazione di Enrico Lo Verso, musiche di Pivio e Aldo De Scalzi.
Una coproduzione Italia-Belgio a cui hanno partecipato il Ministero dei Beni Culturali e le Regioni Toscana, Basilicata, Sicilia e Lazio.
Dopo aver gettato una nuova luce sul caso Moro con “Piazza delle Cinque Lune” e aver raccontato la tragedia del “Vajont”, senza mai tralasciare nomi e cognomi dei responsabili, il regista Renzo Martinelli affronta il caso Ustica, uno dei più dolorosi misteri d’Italia. Tre le ipotesi che sono state di volta in volta avanzate sulle cause del disastro che provocò la morte di 81 persone: cedimento strutturale dell’aereo, una bomba a bordo, un missile. Nessuna di queste ipotesi è stata sino ad oggi provata.
Frutto di tre anni di lavoro a stretto contatto con due ingegneri aeronautici sull’enorme mole di perizie e testimonianze effettuate nel corso degli oltre trent’anni trascorsi da quella tragica notte del 27 giugno 1980, il film suggerisce una nuova, agghiacciante verità, supportata da materiale documentale.
La tesi del film, basato sulle 5 mila pagine dell’inchiesta del giudice Rosario Priore, è chiara: c’è stata una collisione in volo, un caccia americano F5-E ha urtato con un colpo d’ala il DC-9 mentre tentava di abbattere un Mig libico che si era nascosto dietro l’aereo passeggeri per sfuggire ai radar. La strage di Ustica è quindi una delle tante che non ha trovato spiegazioni nel nostro Paese, dopo la quale c’è stata una scia di sangue molto lunga come il Cermis e Ramstein. E su quest’ultimo disastro, la collisione in volo di tre ‘Freccie tricolori’ poi piombate sulla folla durante una manifestazione in Germania, il regista conferma le inquietanti ipotesi di Priore (il top gun Nutarelli delle Frecce Tricolori era forse un uomo da punire per quello che sapeva su Ustica, il suo aereo era ingovernabile e una manovra sbagliata di 4 secondi non è concepibile per un pilota della sua esperienza).

logo filmA bordo del DC-9 di Ustica c’erano 13 bambini tra cui Benedetta, 7 anni, figlia della giornalista Roberta Bellodi (Caterina Murino). L’Italia ha sempre avuto la moglie americana e l’amante libica, come dimostrano gli accordi dei servizi segreti con Gheddafi, il Mig 23 libico tallonava da vicino il Dc9 per non farsi rilevare dai radar. L’onorevole Corrado di Acquaformosa (Marco Leonardi) è il marito della professoressa Valja Bagdani (Lubna Azabal), pilota di elicotteri, che ritrova il Mig abbattuto dai caccia americani, l’autopsia sul corpo del pilota libico è stata falsata, i medici vengono minacciati, e Valja muore misteriosamente in un incidente stradale. Bisogna accettare la “verità di Stato” perché “la verità non esiste, tacerla può essere un merito” dice il sottosegretario Fragalà (Tomas Arana). I caccia sono partiti dalla base americana di Sigonella (la stessa da cui iniziò la fine politica di Craxi sul caso Achille Lauro nel 1985), c’è una base italiana a Grosseto da dove un certo Dettori addetto alla base ha visto tutto sui radar, poi è stato licenziato e ucciso.
Non sono gli storici a scrivere la storia, ma la ragion di Stato. ‘Il 27 giugno 1980 un caccia F5-E americano ha urtato in volo il DC-9 Itavia’, anche i quotidiani dell’epoca avevano fatto questa ipotesi, ma poi è stata insabbiata; ecco la verità che il film di Martinelli vuole fare emergere a oltre 35 anni di distanza.

Non è facile fare un film su Ustica (un altro dopo “Il muro di gomma” di Marco Risi), Martinelli fa il cineasta e non lo storico, alcuni episodi e personaggi sono invenzioni drammaturgiche, ma molte frasi riportate sono vere come quella dell’inversione a ‘U’ in autostrada in un momento di grande traffico (On. Zamberletti).
Gli uomini assomigliano più al loro tempo che ai loro padri dice Martinelli, e ieri è già passato remoto per i ragazzi di oggi, preistoria, ma tentare di fare finalmente luce sulla tragedia di Ustica è sempre meritorio, se non si capisce il passato del nostro Paese non si può comprendere bene nemmeno il presente.

Alessandro Sgritta

L’ultimo disco dei CCCP
al Romaeuropa Festival
venticinque anni dopo 

Epica Etica Etnica Pathos 25 anniDopo averlo presentato per la prima volta in concerto alla Leopolda di Firenze lo scorso maggio, “Epica Etica Etnica Pathos” (l’ultimo disco dei CCCP – Fedeli alla Linea, uscito nel 1990 prima che diventassero CSI dopo la caduta del muro di Berlino e mai eseguito allora dal vivo), è arrivato il 27 novembre alla Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica per il 30° Romaeuropa Festival. Un appuntamento imperdibile per riscoprire 25 anni dopo uno dei dischi fondamentali per la storia del rock italiano, e non solo, un concept album diviso in quattro parti che segnava la fine di un’epoca storica (il comunismo) e l’inizio di una nuova era con i componenti originali del gruppo (Massimo Zamboni e Giorgio Canali alle chitarre, Gianni Maroccolo al basso e Francesco Magnelli alle tastiere), uno strumentista aggiunto (Andrea Salvadori) e, al posto di Lindo Ferretti, le voci di tanti artisti ospiti provenienti dalla scena indipendente italiana.  Continua a leggere

‘Dio esiste e vive
a Bruxelles’ al cinema
il film di Van Dormael

Deneuve gorillaUscito in Francia lo scorso 2 settembre, “Dio esiste e vive a Bruxelles”, titolo originale “Le tout nouveau testament”, del belga Jaco Van Dormael (“Toto le héros”,” L’ottavo giorno”, “Mr.Nobody”) ha già avuto un grande successo di pubblico, scalando poi le vette del box office anche negli altri Paesi in cui è già uscito, il Belgio e la Svizzera. Il film è inoltre uno dei 52 film in lizza per gli ‘European Film Award’ e rappresenterà il Belgio alla corsa degli Oscar per il ‘Miglior Film Straniero’. Nelle sale italiane da oggi, 26 novembre, vede la partecipazione dell’attore Benoît Poelvoorde (nel ruolo di Dio), della giovane Pili Groyne (Éa, la figlia di Dio), Yolande Moreau (la moglie di Dio), Catherine Deneuve (Martine) e tra i doppiatori italiani le voci di Frankie Hi-nrg alias Francesco Di Gesù (nel ruolo di JC, Gesù appunto) e Neri Marcorè (François, l’assassino).

Le religioni spesso sono scritte dagli uomini per gli uomini, questa è una storia un po’ surrealista dove anche le donne sono protagoniste. Bruxelles è in questi giorni al centro dell’attenzione internazionale e non solo dell’Europa per il sospetto di essere uno dei centri da cui provengono i terroristi islamici degli attentati di Parigi del 13 novembre e per questo vive uno stato di assedio. Nel film si legge “pour Dieu!” e “pour Allah!” a proposito delle guerre di religione anche se quello che sta succedendo in questi giorni nel mondo ha più a che fare con la follia umana e la stupidità, Van Dormael e l’altro autore Thomas Gunzig raccontano la cattiva abitudine che gli uomini hanno di addossare a Dio le loro responsabilità. I due partono dall’idea che Dio sia un padre di famiglia irascibile che vive a Bruxelles e si diverte a decidere sadicamente delle sorti degli uomini con il suo computer dallo studio di casa, provando piacere ad appiccare incendi, far cadere aerei e provocando terribili torture quotidiane, incitando le persone a uccidersi tra loro in guerre interminabili combattute nel suo nome. Fino a quando la figlia di 11 anni si impossessa del computer del padre, invia a tutti gli uomini le date della loro morte e scappa di casa per andare a scrivere il nuovo Nuovo Testamento insieme al barbone Victor, per fare questo ha bisogno di trovare altri 6 apostoli (che sommati ai 12 del fratello JC le permettono di arrivare a 18, il numero di giocatori delle squadre di baseball che è lo sport preferito della madre).

Ogni apostolo ha una musica interiore che la bambina è in grado di sentire: Schubert, Haendel, Purcell, Rameau (il richiamo degli uccelli), “La mer” di Trenet e la musica da circo, la musica viene utilizzata per far sentire quanto sia grande l’interiorità di questi personaggi, che il regista definisce “6 grandi ustionati dalla vita” o “6 magnifici perdenti”: l’avventuriero che fa un lavoro che odia, l’erotomane, l’assassino, la ragazza menomata e la donna abbandonata dal marito. La colonna sonora originale è stata composta da An Pierlé, compositrice e musicista fiamminga, che crea un contrasto con la musica barocca e i brani d’opera. Questo film fa riflettere sul fatto che al di là della durata della nostra vita è importante chiederci se si sta vivendo davvero, ricordarsi di essere mortali aiuta ad uscire da quella “sala d’attesa” che è la vita. Dal momento in cui gli uomini conoscono la propria data di morte cambiano improvvisamente abitudini e stili di vita, fanno cose che non avevano mai avuto il coraggio di fare prima, sfidano il pericolo e le convenzioni sociali, anche sessuali, come il bambino che vuole diventare una bambina. Ci sono dei riferimenti al cinema di Ferreri (“Ciao maschio”) e Oshima (“Max amore mio”) quando Catherine Deneuve si innamora di un gorilla, ma anche a Fellini e Tarkovsky. Nel finale Dio viene mandato al confine in Uzbekistan e il potere torna nelle mani delle donne (la moglie che prende il controllo del computer e salva l’umanità) e dei bambini, gli unici capaci di sovvertire davvero l’ordine mondiale creato dagli uomini a loro immagine e somiglianza.

Alessandro Sgritta

Teatro Parioli. Incontri
ai confini di un’era
con Alessio Bonomo

Bonomo-IncontriLunedì 26 ottobre al Teatro Parioli Peppino De Filippo di Roma è andato in scena il primo episodio degli “Incontri ai confini di un’era”, concerto poetico-visionario del cantautore napoletano Alessio Bonomo, con tanti artisti ospiti. La serata inizia con il video de “Gli uomini camminarono sulla luna”, primo singolo estratto dal suo ultimo disco “Tra i confini di un’era”, tra rock, canzone d’autore ed elettronica, poi entra la super band che lo accompagna in questo viaggio con Francesco Arpino (piano, chitarra, arrangiamenti), Matteo D’Incà e Antonio Ragosta (chitarre), Ivo Parlati (batteria), Matteo Pezzolet (basso), Giovanni Di Cosimo (tromba), Angela Davis Loconte (cori) e fanno “L’impermeabile blu” cover di “Famous blue raincoat” di Leonard Cohen, con la pioggia che cade sullo schermo blu. Il viaggio-volo è iniziato, parte “Dove sei tu” sempre dall’ultimo disco: “volare come un’aquila, sfrecciare senza peso andare via…”, poi è la volta de “La rosa dei venti” che dava il titolo al suo primo disco del 2001, uno dei suoi brani più poetici, con immagini molto belle sullo sfondo.

Haber-Parioli

Alessandro Haber – foto di Giancarlo Fiori

Alessio dice “benvenuti ai confini di un’era, ce lo dicono tante cose che siamo in un momento di svolta, dalla politica all’economia…”, poi parte il video di “Nessuno poteva non sapere” scritta per il disco “Haber bacia tutti” di Alessandro Haber (con le voci di Giusy Ferreri, Giuliano Sangiorgi, ecc.) e tante immagini della storia recente del nostro paese. Entra il cantautore Gerardo Casiello e si siede al piano per accompagnare lo stesso Haber in “Vedrai vedrai” di Luigi Tenco (contenuta anche in “Haber bacia tutti”), che dimostra di essere anche un grande interprete. A questo punto arriva la cantautrice Momo (Simona Cipollone) che canta la sua intensa “Freddo” (dal suo primo disco “Il giocoliere”) seduta sulle scale del palco accompagnata da Antonio Ragosta alla chitarra, poi duetta con Alessio nella sua “Impagabile” (dall’ultimo disco “Tra i confini di un’era”) con tutta la band, emozionante.

Momo-Parioli

la cantautrice Momo – foto di Giancarlo Fiori

Alessio dedica la romantica “Le parole degli occhi” agli amici Alberto e Alessandra, poi Gerardo Casiello presenta il suo progetto solista “Alcuni piccoli film” e canta “Soltanto fiori” (testo scritto con Alessio Bonomo), sul video di Giuseppe Giannattasio con i disegni di Laura Scarpa: “…e pensa che sia una sublime malinconia che porterà solo fiori intorno a te…” dedicata a Lilly Greco, noto produttore scomparso 3 anni fa. Alessio presenta l’amico attore Neri Marcorè, che prima legge “La paura” un monologo di Gaber-Luporini che racconta di un uomo che cammina da solo di notte nel centro di Milano, accompagnato da Arpino al piano, poi cantano insieme “Giugno ’73” di De André con Di Cosimo alla tromba e Angela Davis ai cori. L’attore Federico Rosati legge un suo monologo sulla luna con Pezzolet e Parlati che creano un tappeto musicale, poi entra Alessandro Haber per cantare “La luna non ti ama” (adattamento in italiano di Bonomo di “The moon is harsh mistress” di Jimmy Webb) con Arpino al piano, quindi Alessio e Haber cantano insieme la bellissima “Sotto i cieli del mondo” (scritta da Bonomo per “Haber bacia tutti”, disco sottovalutato che andrebbe riscoperto).

Mesolella-Spinetti

Fausto Mesolella e Ferruccio Spinetti – foto di Giancarlo Fiori

Arriva il grande Fausto Mesolella con la sua chitarra acustica e canta qualche verso di “Anima” di Stefano Benni (musicata per il suo disco “Cantostefano” del 2015): “se ti duole l’anima non servono antibiotici, non servono meccanici, non si ripara l’anima…“, poi canta “Quello che non voglio” (una canzone per Fabrizio De André scritta sempre da Stefano Benni):  “Io non voglio morir cantante…poeta…artista…libero…attore…“. Quindi entra Ferruccio Spinetti (anche lui proveniente dagli Avion Travel come Mesolella) col suo contrabbasso e improvvisano uno splendido duetto in “Libertango” di Piazzolla, con particolari effetti sulla chitarra che diventa “elettrica” e il contrabbasso sia pizzicato che suonato con l’archetto. Irrompe in scena Ilaria Patassini in arte Pilar (che presenterà il suo nuovo disco “L’amore è dove vivo” il 6 novembre all’Auditorium Parco della Musica) e canta in modo eccelso “Lei colorerà” (scritta da Alessio per il duo “Musica Nuda” di Magoni e Spinetti) accompagnata da Mesolella e dallo stesso Spinetti, poi con tutta la band (più Mesolella, Pilar e Spinetti) fanno “Lampi di Dioniso”, dedicata a tutti quelli che hanno deciso di bruciare in fretta “troppo giovani per invecchiare, troppo eterni per un’epoca soltanto, troppo belli per non chiedere di morire…”, viene in mente Kurt Cobain. Alessio canta “Qualcosa che manca” (molto attuale: “manca una forza che ci rappresenti in Parlamento”, dal suo primo disco) accompagnato dai suoi musicisti che presenta uno ad uno, poi fanno tutti insieme “La croce” (il brano che lo lanciò a Sanremo Giovani nel 2000), con il video di Oliviero Toscani sullo sfondo. Riescono per il bis “L’impermeabile blu” di Leonard Cohen in una versione più scarna con tromba, chitarra elettrica, acustica e cori, dopo di che Alessio richiama tutta la band sul palco per suonare “Gli uomini camminarono sulla luna” e il concerto si chiude com’era iniziato, in attesa del prossimo viaggio nello spazio onirico di Bonomo.

Alessandro Sgritta

L’Orchestra di Piazza Vittorio con la Carmen
di Bizet al Teatro Olimpico

Orchestra Piazza Vittorio

Dal 22 ottobre all’8 novembre al Teatro Olimpico di Roma torna l’Orchestra di Piazza Vittorio con la prima rappresentazione assoluta del nuovo allestimento della “Carmen” di George Bizet prodotta da Les Nuits de Fourvière a Lione nel 2013 che già aveva portato in scena a Caracalla con altri interpreti, arrangiamenti e scenografie nel 2014. Questa nuova produzione vede impegnate l’Accademia Filarmonica Romana, Teatro Olimpico e Vagabundos e aprirà ufficialmente la stagione n. 195 della Filarmonica Romana.

Carmen_L-Orchestra-di-Piazza-Vittorio

Dopo lo straordinario successo de “Il Flauto magico” di Mozart, divenuto un cult con oltre 150 repliche in Italia e in Europa, l’Orchestra di Piazza Vittorio si misura con una delle più celebri opere di tutti i tempi, simbolo dell’amore travolgente e passionale, presentata in una riscrittura romantica e ‘sognatrice’, un mosaico di ritmi e stili musicali, un affresco di lingue, atmosfere e musiche liberamente fuse secondo il marchio che contraddistingue questa straordinaria orchestra, composta da eccellenti musicisti provenienti da ogni parte del mondo. Dalla salsa al flamenco, dalla tecno alla lirica, dal blues al tango, fino al reggae e alle sonorità arabe, indiane e africane. Un viaggio che va dalla Francia alla Spagna, dalla Tunisia al Senegal, dal Brasile all’antica Persia.

A differenza de “Il Flauto magico” dove si usavano parecchi video qui si è lavorato di più sulla scenografia. C’è tanta musica di Bizet nella partitura e grande rispetto per l’originale, però non c’è l’organico per cui era stata scritta per cui è un misto di rispetto e sfrontatezza. Nell’O.P.V. sono gli interpreti che cambiano il suono che ha l’orchestra, senza subire la tirannia dei generi, usando vari materiali musicali mantenendo la propria cifra stilistica e artistica.

Da sinistra: Evandro Dos Reis (Don José), Mama Marjas (Carmen), Houcine Ataa (Escamillo)

Da sinistra: Evandro Dos Reis (Don José), Mama Marjas (Carmen), Houcine Ataa (Escamillo)

“La Carmen è un opéra-comique, ispirata dalla musica popolare gitana” racconta Mario Tronco, regista dell’opera e direttore artistico dell’Orchestra di Piazza Vittorio, che sarà diretta per l’occasione da Leandro Piccioni (tastiere e arrangiamenti), mentre protagonista nel ruolo della stravagante gitana Carmen è Mama Marjas, artista pugliese, classe 1986, vero e proprio talento naturale radicata nella cultura del reggae ma  capace di destreggiarsi con altrettanta bravura tra stili e linguaggi diversi, dai 99 Posse a Paolo Fresu. Alla sua prima collaborazione con l’Orchestra, Mama Marjas e la sua personalissima Carmen si confronteranno con i caldi ritmi brasiliani di un Don José impersonato da Evandro Dos Reis, l’intrigante torero Escamillo (il tunisino Houcine Ataa interprete di ammalianti melodie arabe) e con una Micaëla interpretata da Elsa Birgé, artista a tutto tondo, cantante e trapezista francese. Le scene sono di Lino Fiorito, già autore delle scene del Flauto magico nonché collaboratore di alcuni film di Sorrentino. Sul palco anche la danza con le coreografie di Giorgio Rossi, fra i fondatori di Sosta Palmizi, artista versatile, dalla grande inventiva e immaginazione, con i danzatori Ovidiu Toti e Adam Jozsef. Da segnalare tra i musicisti Pino Pecorelli (basso, synth e collaborazione agli arrangiamenti), Emanuele Bultrini (chitarre), Marian Serban (cymbalum), Ziad Trabelsi (oud), Raul Scebba (percussioni), Saria Convertino (fisarmonica), Ion Stanescu (violino), Kyung Mi Lee (violoncello), Omar Lopez Valle (tromba), Ernesto Lopez Maturell (batteria) e la danzatrice afro Ashai Lombardo Arop nel ruolo di Manuelita.

Alessandro Sgritta 

Il film ‘Truth’ apre
la Festa del Cinema
diretta da Antonio Monda

Truth

Una scena dal film “Truth” di James Vanderbilt

Giunta alla decima edizione, la Festa del Cinema di Roma ritorna alla sua dimensione iniziale di Festa e non più Festival, abolendo il concorso, le giurie, le cerimonie di apertura e chiusura e quindi anche i premi, ad eccezione di quello del pubblico, che potrà votare online, e del Premio Virna Lisi alla migliore attrice italiana dell’anno. Diretta artisticamente da Antonio Monda, si svolgerà dal 16 al 24 ottobre all’Auditorium Parco della Musica e in altri luoghi della Capitale (Auditorium del MAXXI, Casa del Cinema, sala Trevi, cinema Eden, Alcazar, Atlantic, Greenwich, Aquila e il Cineland di Ostia). La selezione ufficiale ospita 37 film di tutti i generi, nei nove giorni di programmazione saranno presentati musical, documentari, thriller, melodrammi, commedie, film d’azione e animazione, serie televisive e opere di ricerca. Ci saranno poi le retrospettive curate da Mario Sesti dedicate ai registi Antonio Pietrangeli, Pablo Larraín e ai 20 anni della Pixar Animation Studios, da “Toy Story” a “Inside Out”.

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La festa si apre il 16 ottobre con “Truth” di James Vanderbilt, nel cast Robert Redford e Cate Blanchett, da segnalare nella selezione ufficiale “Junun” di Paul Thomas Anderson con Johnny Greenwood (chitarrista dei Radiohead), “Dobbiamo parlare” di Sergio Rubini, il documentario di Gianni Amelio “Registro di classe – parte prima 1900-1960”, la serie tv “Fargo” (seconda stagione), “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti, “Alaska” di Claudio Cupellini con Elio Germano, “The Walk – 3D” di Robert Zemeckis, “Zhuo Yao Ji/Monster Hunt”, film record d’incassi in Cina.

Tra gli omaggi alle figure chiave del cinema italiano e internazionale quelli a Pier Paolo Pasolini a 40 anni dalla scomparsa con “La voce di Pasolini” di Matteo Cerami e Mario Sesti il 18 ottobre al cinema Aquila, il documentario “Pasolini. Il corpo e la voce” il 23 e 24 ottobre al MAXXI e all’Auditorium, a Ettore Scola (con l’inedito documentario “Ridendo e scherzando” delle figlie Paola e Silvia e “La terrazza” restaurata), a Paolo e Vittorio Taviani (con il film “Kaos”), a Francesco Rosi (con l’intervista/dialogo che nel 2012 gli fece Giuseppe Tornatore e il film “C’era una volta”), a Ingrid Bergman  per i 100 anni dalla nascita (con l’episodio di “Siamo donne” di Rossellini), a Luis Bunuel (con “Nazarin” e il documentario “Tras Nazarin”), a Stanley Kubrick (con “S is for Stanley” di Alex Infascelli), a Hitchcock/Truffaut (con il documentario di Kent Jones), a Frank Sinatra (con il documentario di Alex Gibney), a Franco Rossi (con “Odissea nuda” restaurata) e a Sergio Corbucci.

La sezione “Incontri ravvicinati” vede protagonisti Jude Law, Wes Anderson e Donna Tartt, William Friedkin e Dario Argento, Joel Coen e Frances McDormand, Paolo Sorrentino, Todd Haynes, Carlo Verdone e Paola Cortellesi, Renzo Piano, Riccardo Muti e Paolo Villaggio, che presenterà i primi due film di “Fantozzi” in versione restaurata. Da segnalare la 13° edizione di “Alice nella città”, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema dedicata alle giovani generazioni e alle famiglie con 13 opere nel concorso Young Adult, 3 film fuori concorso, 4 eventi speciali e 10 film della sezione Alice/Panorama al Cinema Avorio, sala storica chiusa nel 2009 che riapre per l’occasione. Due eventi speciali vedono protagonista il regista premio Oscar Paolo Sorrentino, con l’inedito di 15 minuti “La fortuna”, episodio diretto da Sorrentino nel film collettivo “Rio, Eu te amo” e la proiezione della versione estesa de “La grande bellezza” con 40 minuti di scene inedite che chiuderà la Festa.

Alessandro Sgritta 

‘Moro’. I 55 giorni
che cambiarono l’Italia
al Teatro Lo Spazio

Pesce_MoroDal 2 all’11 ottobre torna lo spettacolo “Moro, i 55 giorni che cambiarono l’Italia” scritto da Ferdinando Imposimato e Ulderico Pesce, con interventi in video del giudice Imposimato, interpretato e diretto dallo stesso Ulderico Pesce, che riapre la stagione 2015-2016 del Teatro Lo Spazio di Roma a San Giovanni. “Non l’hanno ucciso solo le Brigate Rosse, Moro e i ragazzi della scorta furono uccisi anche dallo Stato”.

Questa frase è il fulcro dell’azione scenica ed è documentata dalle indagini del giudice Imposimato, titolare dei primi processi sul caso Moro, che nello spettacolo compare in video interagendo con il protagonista e rivelando terribili verità che sono rimaste nascoste per quarant’anni. Il titolo dello spettacolo è “moro” con la “m” minuscola a voler sottolineare che nel cognome del grande statista c’è la radice del verbo “morire”. Come se la “morte” di Aldo Moro fosse stata “scritta”, fosse cioè necessaria per bloccare il dialogo con i socialcomunisti assecondando i desideri dei conservatori statunitensi e dei grandi petrolieri americani in Italia rappresentati da Giulio Andreotti e Francesco Cossiga che, dopo la morte di Moro, ebbero una folgorante carriera e condannarono l’Italia alla “sudditanza” agli USA. Moro sente che uomini di primo piano del suo stesso partito “assecondano” la sua morte trincerati dietro “la ragion di Stato” e lo scrive in una delle ultime lettere che fanno da leitmotiv dello spettacolo: “Il mio sangue ricadrà su di voi, sul partito, sul Paese. Chiedo che ai miei funerali non partecipino né autorità dello Stato, né uomini di partito. Chiedo di essere seguito dai pochi che mi hanno voluto veramente bene e sono degni di accompagnarmi con la loro preghiera e con il loro amore”.

Il racconto scenico parte dai fatti del 16 marzo 1978 quando in via Fani fu rapito Aldo Moro (all’epoca presidente della Democrazia cristiana) e furono uccisi gli uomini della scorta: Raffaele Iozzino, Francesco Zizzi (al suo primo giorno di lavoro, sostituiva la guardia titolare stranamente mandata in ferie la sera prima, aveva una grande passione per Modugno e la chitarra), Domenico Ricci, Giulio Rivera e Oreste Leonardi. Raffaele Iozzino, unico membro della scorta che prima di morire riuscì a sparare due colpi di pistola contro i terroristi, aveva avuto in regalo per la cresima dal fratello Ciro un orologio con il cinturino in metallo. manifesto_moro_ulderico_pesceCiro quella mattina era a casa e casualmente, grazie al vecchio televisore Mivar, vide l’immagine di un lenzuolo bianco che copriva un corpo morto, da cui spuntava soltanto il braccio con l’orologio. Questa è l’immagine emblematica che ricorre più volte nelle video proiezioni, la radice prima del dolore di Ciro, protagonista dello spettacolo. Questo dolore diventa rabbia e lo spinge a rintracciare il giudice Imposimato al quale chiede di sapere la verità. Sarà il rapporto tra Ciro e il giudice a rendere chiaro al pubblico che la morte di Moro e dei giovani membri della scorta fu “assecondata” dai più alti esponenti dello Stato italiano con la collaborazione dei Servizi segreti americani.

La denuncia finale che Ciro Iozzino fa nello spettacolo riguarda Steve Pieczenik, braccio destro di Kissinger, un esperto di terrorismo mandato segretamente in Italia dal governo USA per la gestione del caso Moro, che fa delle rivelazioni di cui è in possesso il giudice Imposimato: “La decisione di far uccidere Moro non è stata una decisione presa alla leggera. La decisione finale è stata di Cossiga, e presumo anche di Andreotti: Moro doveva morire.” Ulderico Pesce sul suo sito ha lanciato una petizione per chiedere che tutti i documenti sul caso Moro e la sua scorta vengano desecretati e resi pubblici, che la lapide di via Fani venga sollevata e cambiata la scritta in “Uccisi dalle Brigate Rosse e da uomini ancora non identificati”, e che lo Stato chiarisca il ruolo di Pieczenik e di Camillo Guglielmi dei Servizi Segreti Italiani, presente in via Fani.

Alessandro Sgritta 

Festival di Venezia.
La 72° mostra del cinema
all’insegna della musica

Lorenzo Vigas

‘Desde Allá’ di Lorenzo Vigas vincitore del Leone d’Oro

La 72° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia che si è chiusa lo scorso 12 settembre con il Leone d’Oro a “Desde Allá” di Lorenzo Vigas è stata sicuramente all’insegna della musica, sia per quanto riguarda i film in concorso che per i documentari e gli eventi speciali. Tra i film in concorso spicca “Heart of a Dog” di Laurie Anderson, straordinaria artista multimediale statunitense (musicista, cantante, scrittrice, regista) al suo secondo lungometraggio dopo “Home of the brave” del 1986, che qui racconta la perdita del suo amato cane Lolabelle, della madre e del compagno di una vita, il rocker Lou Reed (a cui il film è dedicato), presente anche in un cameo nel ruolo di un dottore e alla fine del film sui titoli di coda con il brano “Turning Time Around” (dal disco “Ecstasy” del 2000).

La musica, firmata dalla stessa Anderson, percorre tutto il film con brani per violino, quartetto d’archi, canzoni ed elettronica ambient, tra intense riflessioni sull’amore e sulla morte. In “Sangue del mio sangue” di Marco Bellocchio, con la musica di Carlo Crivelli, si ricorda una particolare versione di “Nothing else matters” dei Metallica cantata dal coro femminile Scala & Kolacny Brothers. In “Per amor vostro” di Giuseppe Gaudino, premiato con la Coppa Volpi a Valeria Golino, da segnalare le musiche degli Epsilon Indi e un piccolo cameo della cantautrice Momo (Simona Cipollone). Incentrato sulla passione per la musica è “Marguerite” di Xavier Giannoli, storia di una cantante lirica stonata con le musiche di Ronan Maillard. “A Bigger Splash” di Luca Guadagnino racconta invece la storia della leggenda del rock Marianne Lane (Tilda Swinton) con le musiche di Antonio Carlos Jobim, Giacinto Scelsi, John Adams e Popul Vuh. In “11 Minut” del polacco Skolimowski la musica di Pawel Mykietyn accompagna la frenetica sceneggiatura fino alla tecno ossessiva del finale travolgente.

Tra i film di fiction fuori concorso merita senz’altro di essere visto “Non essere cattivo” di Claudio Caligari (il regista cult di “Amore tossico”, scomparso a maggio di quest’anno) che si chiude con il brano inedito “A cuor leggero” del cantautore romano Riccardo Sinigallia, che ha ricevuto il Premio Assomusica 2015 “Ho visto una canzone”. Tra i documentari fuori concorso “Janis” di Amy Berg, dedicato alla leggenda del blues e del rock Janis Joplin, con la voce narrante di Chan Marshall (la cantautrice Cat Power), per vederlo in anteprima è sbarcata al Lido anche Gianna Nannini. A proposito di rockstar, nella sezione “Il Cinema nel Giardino” l’evento conclusivo è stato “Il decalogo di Vasco” di Fabio Masi, film-documentario in dieci capitoli dedicato a Vasco Rossi, vera star della 72° Mostra del Cinema, che dopo il bagno di folla sul red carpet ha incontrato i fan con Vincenzo Mollica all’inizio della prima proiezione in Sala Darsena. Sabato 26 settembre sarà trasmesso in prima visione tv alle 22.35 su Rai 3. Per la Settimana Internazionale della Critica il film di chiusura fuori concorso è stato “Bagnoli Jungle” di Antonio Capuano, notevole anche per la selezione musicale, tra hip-hop e musica più tradizionale.

Alessandro Sgritta 

‘Il Jazz Italiano
per L’Aquila
in onda su Rai 5

Coscia_ Trovesi

Gianni Coscia e Gianluigi Trovesi

La giornata del 6 settembre scorso passerà alla storia come “la Woodstock del Jazz Italiano”, la più grande mobilitazione di tutto il jazz italiano per animare il centro storico della città e contribuire nell’opera di sensibilizzazione indirizzata ad accelerare i tempi della ricostruzione de L’Aquila a 6 anni dal terribile terremoto che l’ha semidistrutta il 6 aprile 2009.

“Hallelujah I Love Her So”, uno dei due standard contenuti nel disco ”Solo Contrebasse – Tutti Solo” del contrabbassista e compositore salentino Marco Bardoscia, è la sigla di apertura dello speciale “Ghiaccio Bollente”, il programma di Carlo Massarini in onda sabato 26 settembre alle 21.15 su RAI 5 dal titolo “Il Jazz Italiano per L’Aquila”, che documenta in una sintesi di 100 minuti il meglio della giornata e del concerto serale del 6 settembre in cui oltre 50.000 persone hanno riempito le strade del centro storico del capoluogo abruzzese. La lunga maratona di musica è iniziata alle 12 con il “Giocajazz” di Massimo Nunzi, che ha concluso l’evento oltre la mezzanotte dirigendo la sua Orchestra Operaia. Fortemente voluta dal Ministro Franceschini, dal Sindaco Cialente e dal musicista e direttore artistico Paolo Fresu, con il sostegno della Siae e di Puglia Sounds, l’iniziativa ha coinvolto circa 500 jazzisti per 100 concerti in 12 ore.

Enrico Rava New 5tetTra i protagonisti della giornata ricordiamo i concerti in duo di Gianni Coscia-Gianluigi Trovesi e Bebo Ferra-Francesco Diodati alla fontana delle 99 cannelle, i pianisti Enrico Zanisi, Alessandro Lanzoni, Dado Moroni e Stefano Battaglia nella Basilica di San Bernardino, il fisarmonicista Antonello Salis, la cantautrice Petrina e il sassofonista Francesco Cafiso (in duo con il pianista Mauro Schiavone) sotto i portici di San Bernardino, il quartetto del sassofonista Rosario Giuliani e l’omaggio a Billie Holiday di Ada Montellanico con Giovanni Falzone a Piazza S. Margherita, gli Aires Tango di Javier Girotto e i quintetti di Paolo Fresu e Roberto Gatto sotto la scalinata di San Bernardino, l’omaggio allo scomparso Marco Tamburini del Conservatorio di Rovigo al Parco del Castello, i duetti tra Monica Demuru e Natalio Mangalavite, tra Giovanni Guidi e Gianluca Petrella e il trio di Enrico Intra con Mattia Cigalini a Largo Tunisia, lo Zy Project di Angelo Olivieri con Susanna Stivali all’Auditorium del Parco, il quartetto del batterista Ettore Fioravanti e il trio del sassofonista Francesco Bearzatti e del trombettista Flavio Boltro al Ponte della Fortezza Spagnola, tra gli altri.

La sera in Piazza Duomo il concerto presentato da Carlo Massarini iniziato con l’Orchestra Nazionale Giovani Talenti del Jazz diretta da Paolo Damiani che ha ospitato il sax di Gianluigi Trovesi, il “New Quartet” di Enrico Rava (diventato Quintet con il trombonista Gianluca Petrella che ha presentato anche il suo progetto “Cosmic Reinassance”), il duo Danilo Rea-Enzo Pietropaoli (piano-contrabbasso) che poi ha accompagnato la voce di Gino Paoli, i piano solo di Enrico Pieranunzi e Franco D’Andrea, il duo tutto al femminile tra Maria Pia De Vito (voce) e Rita Marcotulli (piano), per chiudere con l’Orchestra Operaia di Massimo Nunzi. In strada la “Street Parade” con i FunkOff, la Funky Jazz Orchestra di Berchidda e la Roman Dixieland Few Stars di Michele Pavese, per finire con un dj-set di Nicola Conte all’1 di notte in piazza Chiarino, la musica si affacciava da balconi, portici, finestre in happening estemporanei in tutto il centro storico dell’Aquila per quella che resterà una giornata memorabile. Il Ministro Franceschini ha dato appuntamento alla prima domenica di settembre del prossimo anno per la seconda edizione di quello che è destinato a diventare un importante evento annuale culturale per tutta la comunità aquilana e non solo (sono arrivati pullman da tutta Italia), per continuare a tenere accesa l’attenzione sulla città fino a quando la ricostruzione non sarà giunta almeno a buon punto.

Alessandro Sgritta 

Alle Terme di Caracalla
in scena la ‘Turandot’
diretta da Denis Krief

TurandotDopo i concerti straordinari extra classici di Bob Dylan ed Elton John e il Pink Floyd Ballet di Roland Petit, prosegue la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma alle Terme di Caracalla, quest’anno dedicata a Giacomo Puccini, iniziata il 6 luglio con Madama Butterfly per la regia di Alex Ollé (La Fura dels Baus), repliche fino al 6 agosto. Debutta invece il 15 luglio il nuovo allestimento della Turandot (con sovratitoli in italiano e inglese) per la regia, scene, costumi e luci di Denis Krief con l’Orchestra del Teatro dell’Opera diretta da Juraj Valčuha (come nelle repliche il 18, 20, 24, 28 e 31 luglio, nelle repliche del 4 e 8 agosto al suo posto il maestro Carlo Donadio) e il Coro diretto da Roberto Gabbiani con la partecipazione degli Allievi della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera diretta da José Maria Sciutto. In occasione della prima di stasera, che sarà trasmessa in diretta su Radio3 Rai, alle 19 “Lezione di Opera” sulla Turandot del maestro Giovanni Bietti, aperta a tutti al costo di 5 euro. Sarà un’occasione anche per i neofiti di avvicinarsi al mondo dell’opera e del melodramma.

Denis Krief (regista, scenografo, costumista e realizzatore luci nato a Tunisi e francese di formazione, ma italiano d’adozione) è stato richiamato dalla Fondazione capitolina dopo essere stato applaudito creatore della Rusalka, spettacolo inaugurale dell’attuale stagione del teatro Costanzi: “E’ la mia sesta Turandot – dichiara il regista – ma il mio debutto alle Terme di Caracalla. Ripensare questo spettacolo per uno spazio teatrale così particolare è stata per me una sfida imperdibile. Nella Turandot non ci sono riferimenti alla storia romana, ma ho cercato di far sposare la poetica dei ruderi con quella della rappresentazione dell’opera di Puccini. Uso esclusivamente due materiali – prosegue Krief – il bambù, per dare un profumo asiatico (in senso estetico), e il legno, per l’acustica e per il suo calore. La presenza simbolica del bianco, colore del lutto in oriente, sarà molto forte. La Cina è solo suggerita, non mi concentro sul riferimento geografico, ma sui personaggi, sulla storia: Turandot è per me la storia della dannazione di Calaf”. Krief sostiene che l’incompiutezza di Turandot sia un falso problema e che Puccini si fermò perché non sapeva come finire la storia, non la musica, l’opera sarà quindi rappresentata senza il finale (come quasi sempre ha fatto da 15 anni a questa parte). Sarà una Turandot diversa, una donna che ha paura degli uomini e vuole rimanere bambina, da qui l’idea di riempire il palcoscenico di bambole e manichini metafisici (le foto delle prove di scena sono di Yasuko Kageyama).

Il cast vede il soprano svedese Iréne Theorin, tra le maggiori interpreti del ruolo di Turandot, al debutto romano. Con lei si alternerà Maria Billeri (31 luglio, 4 e 8 agosto). Calaf verrà interpretato da Jorge De Leon e Antonello Palombi (20 e 31 luglio, 4 e 8 agosto); la schiava Liù avrà le voci di María Katzarava e Rocío Ignacio (28 e 31 luglio). Ancora nel cast Igor Gnidii (Ping), Massimiliano Chiarolla (Pong), Gianluca Floris (Pang), Marco Spotti (Timur), Gianfranco Montresor (Mandarino) e Max René Cosotti (Altoum). Maestro del Coro Roberto Gabbiani. Partecipano alla messa in scena gli allievi della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma diretta da José Maria Sciutto. La stagione proseguirà con La Bohéme (dal 25 luglio al 7 agosto), il Gala Roberto Bolle and Friends (27 luglio) e il concerto di Ludovico Einaudi “In a Time Lapse Tour” il 2 agosto.

Alessandro Sgritta