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Alfonso Maria Capriolo

Andrea Lorenzetti: prigioniero dei nazisti, libero sempre

Dalle carceri di Milano al campo di transito di Fossoli e al lager di Mauthausen, si snoda dal marzo 1944 al maggio 1945 l’itinerario di speranze e di sofferenze di Andrea Lorenzetti.

Nato ad Ancona il 26 maggio 1907 da famiglia modesta (padre agente di commercio, madre casalinga), a sedici anni si diplomò ragioniere e cominciò a lavorare in banca ad Ancona.

Dopo qualche anno si trasferì a Milano al Crédit Commercial de France, finché nel 1934 entrò nello studio del banchiere Antonio Foglia, occupandosi di Borsa.

Nel 1937 fu promosso procuratore di Borsa.

Le prime notizie della sua attività politica risalgono all’autunno 1942, quando partecipò alle riunioni clandestine preparatorie alla rifondazione del Partito Socialista Italiano clandestino.

Subito dopo l’armistizio prese parte a una riunione presso lo studio di Antonio Foglia con i rappresentanti del costituendo CLN con l’obiettivo di prevenire l’occupazione tedesca di Milano.

Nel frattempo, l’ex.deputato socialista Domenico Viotto (Quinto Vicentino, 1887 – Milano, 1976), rientrato a Milano dal confino a Fabriano verso la fine del 1941, aveva affiancato Lelio Basso nella fondazione del “Movimento di unità proletaria”, organizzazione clandestina di opposizione antifascista che, nell’agosto del 1943 (dopo la caduta del fascismo e l’arresto di Mussolini), confluì, assieme ai militanti del PSI clandestino dell’Alta Italia e agli esponenti del PSI reduci dall’esilio in Francia, nel Partito Socialista di Unità Proletaria – PSIUP.

Viotto rappresentava il PSIUP nel CLN milanese, quando nel novembre 1943, in seguito a una vicenda personale che gli valse accuse di leggerezza cospirativa, dopo essere sfuggito per poco all’arresto, fu costretto a riparare in Svizzera.

Lo sostituì quale rappresentante del PSIUP nel CLN milanese Andrea Lorenzetti: questi il 3 gennaio 1944, su proposta del segretario Marcello Cirenei, venne nominato vice-segreterio del PSIUP per l’Alta Italia insieme all’avv. Ottaviano Pieraccini.

Inoltre, si occupò della redazione e diffusione dell’edizione milanese dell’Avanti! clandestino, di cui uscirono, nel periodo settembre 1943-maggio 1944, ben ventotto numeri, quasi uno la settimana.

Ricordò Marcello Cirenei: «L’Avanti! clandestino era regolarmente pubblicato: Lorenzetti si occupava della stampa e della ricezione e raccolta degli articoli: ne inviavano Guido Mazzali, e anche altri, tra i quali Ludovico d’Aragona, Lodovico Targetti, Giorgio Marzola.»

Fu uno degli organizzatori del grande sciopero del 1° marzo 1944, che paralizzò la produzione industriale delle fabbriche milanesi per un’intera settimana.

Ha ricordato Marcello Cirenei: «Lo sciopero generale riuscì una impressionante e davvero imponente dimostrazione della volontà e potenza delle masse lavoratrici — compresi gli intellettuali — di abbattere il nazifascismo e di conquistare la libertà. Il partito Socialista ha avuto nella preparazione e nella esecuzione dello sciopero una parte essenziale, in fraterna e intima collaborazione con il partito Comunista».

Il New York Times del 9 marzo 1944 scrisse: «In fatto di dimostrazioni di masse non è avvenuto niente nell’Europa occupata che si possa paragonare con la rivolta degli operai italiani. E’ il punto culminante di una campagna di sabotaggio, di scioperi locali e di guerriglie, che ha avuto meno pubblicità del movimento di resistenza francese perché l’Italia del nord è stata più tagliata fuori dal mondo esteriore. Ma è una prova impressionante che gli italiani, disarmati come sono e sottoposti a una doppia schiavitù combattono con coraggio e audacia quando hanno una causa per la quale combattere…».

La dura repressione seguita allo sciopero e probabilmente anche qualche spiata provocarono la cattura di quasi tutto il gruppo dirigente del PSIUP milanese clandestino.

Il 10 marzo 1944 Lorenzetti venne arrestato. Riferì Cirenei: «… per caso fortuito e fortunato, mentre mi avviavo per Via Borgonuovo, al quartiere generale del partito, mi imbattei in Lorenzetti, condotto da due agenti in borghese, e ad un suo cenno del capo, riuscii a comprendere ed a sottrarmi, successivamente constatando che il nostro quartiere generale di Via Borgonuovo 5 era occupato dalle SS …».

Vennero arrestati anche il tesoriere del partito, avv. Antonio De Giorgi (presso il cui studio di via Brorgonuovo 5 si tenevano le riunioni del PSIUP clandestino), Ottaviano Pieraccini, il sindacalista Umberto Recalcati, Riccardo Ronzoni, Aldo Valcarenghi, e a Torino, Filippo Acciarini e Alfonso Ogliaro. Finirono tutti nel lager austriaco di Mauthausen, da cui il solo Valcarenghi fece ritorno.

Dopo l’arresto, Lorenzetti fu tradotto nel carcere di San Vittore, dove restò in isolamento fino al 27 aprile 1944.

Fu poi inviato al campo di concentramento di Fossoli, vicino Carpi (Mo); il 21 luglio fu trasferito al lager di Bolzano. Ai primi di agosto (presumibilmente il 5, con il trasporto n. 73) fu deportato al lager di Mauthausen, in Austria. Smistato in uno dei peggiori sottocampi di Mauthausen, il Gusen III, Andrea riuscì a resistere fino alla liberazione del campo da parte delle truppe americane, il 5 maggio 1945.

Provato fisicamente dalle difficili condizioni di prigionia, venne ricoverato in ospedale, dove morì, in una data tra il 15 e il 17 maggio 1945. Prossimo alla fine, dettò al compagno di prigionia e collega operatore di borsa Aldo Ravelli (1912-1995), il suo testamento spirituale, che poi Ravelli consegnò ai famigliari. In esso Lorenzetti affermò: “… Prego i miei di perdonarmi il dolore che arreco loro. Non mi pento di quello che ho fatto; malgrado tutto quello che ho sofferto, sarei pronto a ricominciare, perciò non mi compiango. Penso a tutti, vi abbraccio”.

L’Avanti! del 25 dicembre 1946 ne riportò una commemorazione postuma.

Il 20 marzo 1949, su proposta di Antonio Foglia, gli venne intitolato l’Istituto di Studi sulle Borse Valori dell’Università Bocconi di Milano, presso il quale venne apposta una lapide commemorativa.

Il 22 marzo 2017 la “Fondazione Memoria della Deportazione” ha acquisito la donazione, da parte del figlio Guido, del Fondo archivistico di Andrea Lorenzetti.

Esso consiste nella corrispondenza da lui inviata ai famigliari dal carcere di San Vittore di Milano e dal campo di concentramento di Fossoli, in ritagli a stampa successivi alla morte, in documenti diversi attestanti il decesso e la qualifica partigiana, documenti che si inscrivono nell’arco cronologico 1944-1964.

Con questi documenti il figlio Guido ha realizzato un volume di memorie dal significativo titolo “Andrea Lorenzetti: prigioniero dei nazisti, libero sempre. Lettere da San Vittore e da Fossoli. Marzo- luglio 1944”.

Il libro è stato presentato dall’autore venerdì 16 febbraio ad Ancona, la città natale di Lorenzetti, presso la sala Ricci del Consiglio regionale delle Marche, nella cui Biblioteca è stata inaugurata una mostra che rimarrà visitabile fino al 23 febbraio 2018.

L’iniziativa è stata curata dall’ANPI di Ancona, in collaborazione con la Fondazione Memoria della Deportazione, l’Istituto Gramsci, la Fondazione Nenni ed il Circolo “Pietro Nenni” di Ancona, con il patrocinio dell’Assemblea Legislativa delle Marche e del Comune di Ancona.

Il direttore dell’Avanti! on line, on. Mauro Del Bue, ha inviato al convegno il seguente messaggio: «“Ci sono dei momenti nella vita che dentro di noi la coscienza chiama e dice ‘questo è il tuo dovere’ e non ci si può sottrarre senza perdere la stima di noi stessi”. In queste parole indirizzate da Andrea Lorenzetti ai suoi cari dal carcere milanese di San Vittore sono ben rappresentati il carattere, la forza di volontà e la lucida accettazione delle terribili conseguenze della sua scelta di combattere, assieme ai suoi compagni del partito socialista clandestino, il nazifascismo. Un giovane uomo morto a meno di trentott’anni per le fatiche e i maltrattamenti nel lager dove si perseguiva lo sterminio tramite il lavoro. Un socialista impegnato nella lotta per la libertà che trovò nel suo giornale uno degli strumenti più validi per condurre la sua battaglia. Il suo esempio deve guidarci nel continuare a far sentire ogni giorno la voce libera dell’Avanti! e del socialismo».

Alfonso Maria Capriolo

Quel Capodanno di 49 anni fa…

Si è fatto un gran parlare della visita in Sardegna del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che lo scorso 22 dicembre si è recato nello stabilimento Alcoa di Portovesme per la firma di un accordo di programma che prefigura la riapertura della storica fabbrica di alluminio del Sulcis Inglesiente in vista della sua acquisizione da parte di una multinazionale americana. Il ministro ha dichiarato di essere venuto personalmente per firmare il contratto quale “atto di rispetto verso questi lavoratori, che loro stessi si definiscono testardi, che non hanno mai perso la speranza”. Sono infatti più di cinque anni che i lavoratori dell’Alcoa lottano per difendere il loro posto di lavoro. Il ministro Calenda ha concluso la sua visita mangiando un trancio di pizza con gli operai, come aveva loro promesso nel corso di un incontro al ministero. Ci uniamo ovviamente all’augurio che la situazione dei lavoratori dell’Alcoa possa finalmente risolversi positivamente con la ripresa del lavoro e dell’occupazione.

La notizia è stata debitamente ripresa da tutti i media e il programma “Propaganda Live” su La7 ha effettuato un collegamento ad hoc con gli operai dell’Alcoa elogianti il ministro.

In quest’occasione mi è tornato alla mente un altro episodio, che fu accolto con molto minore clamore mediatico e che è oggi quasi del tutto dimenticato.

La notte di San Silvestro di 49 anni fa, il 31 dicembre 1968, un altro ministro della Repubblica trascorse la fine d’anno per strada, in Via Veneto a Roma, assieme al presidio di lotta dei lavoratori di una fabbrica occupata, la tipografia Apollon, i cui operai avevano deciso di manifestare le loro ragioni proprio nel cuore della Roma del lusso e del bel mondo.

Era il ministro del lavoro socialista Giacomo Brodolini, che, scandalizzando i “benpensanti” dell’epoca, portò la sua solidarietà ai lavoratori in lotta, con una dichiarazione che divenne famosa, perché un ministro socialista “sta da una parte sola, quella degli operai”, annunciando la prossima presentazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori.

L’ Apollon, che sorgeva fino agli anni settanta nell’area industriale della Tiburtina, era una delle principali aziende tipografiche della capitale, con commesse nazionali e oltre 350 operai. La loro lotta contro la chiusura dello stabilimento, da loro occupato, fu lunga: tredici mesi, tra il giugno 1968 e il luglio 1969, quando la proprietà, che aveva deciso di chiudere la fabbrica per venderne l’area ai costruttori immobiliari, fu costretta a riaprire l’attività, che proseguì ancora per alcuni anni.

Nello stesso luglio 1969, l’11, moriva a Zurigo Giacomo Brodolini, che preso dall’impegno di portare a compimento i disegni di legge da lui patrocinati (l’eliminazione delle gabbie salariali, l’introduzione della pensione sociale, l’emanazione dello Statuto), aveva tralasciato di curare tempestivamente il tumore che l’avrebbe condotto alla morte.

Della storica partecipazione di Brodolini al presidio di capodanno degli operai dell’Apollon non esistono in rete documentazioni fotografiche.

Sono solo riuscito ad estrarre un fotogramma dal film-documentario Apollon, una fabbrica occupata, realizzato all’epoca da un gruppo di attori e tecnici militanti diretti da Ugo Gregoretti, che mostra un Brodolini già provato dalla malattia, ma determinato a portare il proprio sostegno ai lavoratori in lotta. L’intero filmato è visibile nel sito dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico.

Il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat conferì a Brodolini la Medaglia d’Oro al Valor Civile, con la seguente motivazione: «Esempio altissimo di tenace impegno politico, dedicava, con instancabile ed appassionata opera, ogni sua energia al conseguimento di una più alta giustizia sociale, dando prima come sindacalista, successivamente come parlamentare e, infine, come ministro per il lavoro e la previdenza sociale, notevolissimo apporto alla soluzione di gravi e complessi problemi interessanti il mondo del lavoro. Colpito da inesorabile male e pur conscio della imminenza della sua fine, offriva prove di somma virtù civica, continuando a svolgere, sino all’ultimo, con ferma determinazione e con immutato fervore, le funzioni del suo incarico ministeriale, in una suprema riaffermazione degli ideali che avevano costantemente ispirato la sua azione. Luglio 1969».

Alfonso Maria Capriolo

120 ANNI DI AVANTI!
DI QUI SI PASSA!

1919-partito-socialista-italiano-giornale-avanti-roma-754x1024Per la prima volta celebriamo noi stessi, il nostro giornale, la nostra storia. Sono passati 120 anni e questo giornale ha visto veramente di tutto: la monarchia, il fascismo, gli assalti, l’esilio, la Repubblica…la seconda Repubblica e la denigrazione, ma nonostante tutto ci siamo. Come continuano ad esserci, malgrado le lotte, i soprusi. L’Avanti! nacque come risposta all’ingiustizia che veniva perpetrata nei confronti degli ultimi, operai e braccianti che grazie al giornale socialista impararono non solo a conoscere i propri diritti, ma a leggere.
Leonida Bissolati primo direttore dell’Avanti! rispose al Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno Antonio Starabba, marchese di Rudinì, che aveva ammonito i dirigenti e gli iscritti al neonato Partito socialista italiano con l’intimazione: “di qui non si passa”, con un titolo che passerà nella storia del socialismo e del giornalismo, “di qui si passa”.
«Noi passiamo a esercitare quella influenza che ci spetta nelle lotte pubbliche, nella vita economica, nello sviluppo morale; passiamo in onta a voi, come passammo in onta a Crispi (…) Il socialismo, on. Starabba, non è una chimera di illusi che vogliono rimodellare il mondo secondo il loro sogno, ma è la coscienza netta e precisa delle necessità imperiose che urgono, nella pratica della vita, la maggioranza degli uomini»

Questo giornale è stato di tutti (nel bene e nel male) e continua ad essere di tutti i progressisti.
Ne abbiamo passate tante “continueremo a passare”.


 Buon Compleanno Avanti! 120 anni fa il primo quotidiano socialista

di Alfonso Maria Capriolo

120 anni or sono, il 25 dicembre 1896, usciva in edicola il primo numero del nuovo 1896-locandina-de-lavantiquotidiano socialista, il primo che aveva l’ambizione di una diffusione su tutto il territorio nazionale. La data, in coincidenza con la festività cattolica del Natale, non era stata scelta a caso: come Gesù Cristo, l’Avanti! nasceva per dare voce e sostegno alle ragioni degli ultimi, degli oppressi, dei diseredati. Del resto, nell’iconografia socialista di fine ‘800, non era infrequente il riferimento a Gesù quale “primo socialista della storia”, specie in riferimento alla cacciata dei mercanti dal Tempio, identificati molto semplicisticamente con i capitalisti dell’epoca moderna.

Ne era direttore Leonida Bissolati, redattori Ivanoe Bonomi, Walter Mocchi, Alessandro Schiavi, Oddino Morgari e il disegnatore satirico Gabriele Galantara, nativo di Montelupone, in provincia di Macerata. Proprio a Galantara viene attribuita la creazione del logo del giornale, con i tipici caratteri corsivi arrotondati ed il punto esclamativo finale, riconducibili allo stile liberty di fine XIX secolo. Il nome della testata riprendeva invece quella dell’omologo giornale della socialdemocrazia tedesca, Vorwärts. Altri giornali che portavano lo stesso titolo erano stati fondati precedentemente, tra cui uno nel 1881 a Cesena da parte del primo deputato socialista, Andrea Costa, e un altro nel maggio dello stesso 1896 a Cassino (FR) dal filosofo marxista Antonio Labriola. Alla metà degli anni novanta dell’Ottocento, il Partito socialista italiano contava numerosi giornali – circa quaranta – tra settimanali, quindicinali e mensili pubblicati in varie parti d’Italia. In realtà molti di essi avevano tirature assai limitate e rappresentavano soltanto sé stessi o situazioni locali assai circoscritte.

1905-avanti-della-domenica2Nel congresso socialista di Firenze del luglio 1896 erano emersi programmi di sviluppo editoriale e la decisione di fondare un giornale a carattere nazionale. Inoltre, è da tenere presente il fatto che nelle elezioni politiche tenutesi in quell’anno, il Partito socialista aveva quasi quadruplicato i suoi consensi rispetto al 1892 e mandato in parlamento 16 deputati. Venne lanciata una sottoscrizione a livello nazionale tra i militanti grazie alla quale si ottennero 3000 abbonamenti: uno dei primi abbonati fu il filosofo liberale Benedetto Croce. La sede era a Roma, nel Palazzo Sciarra in Via delle Muratte (tra via del Corso e Fontana di Trevi). Una copia costava 5 centesimi di lira, l’abbonamento annuale 15,00 Lire, quello semestrale 7,50 Lire, quello trimestrale 3,00 Lire, quello mensile 1,25 Lire. Dal gennaio 1903, fino al marzo 1907 il giornale socialista ebbe anche un supplemento settimanale, l’Avanti! della Domenica, uscito in diretta concorrenza con la borghese Domenica del Corriere, anch’essa nata, nel 1899, come supplemento settimanale del Corriere della Sera.

Fu uno dei periodici culturali più interessanti di quel primo decennio del Novecento che coincise con l’età giolittiana e della sinistra costituzionale, un periodo storico di grandi conquiste economiche e sociali e che conobbe il primo autentico incremento del benessere collettivo. Il suo direttore, dall’estate del 1903, fu un giovane e coraggioso redattore dell’Avanti!, Vittorio Piva, di soli ventotto anni. Sotto la sua direzione la rivista divenne sempre più indipendente dal PSI e, grazie alle innovazioni grafiche, contenutistiche e stilistiche, divenne una delle riviste illustrate di punta nell’Italia di allora.

redazione-avanti-del-1905L’Avanti! ha attraversato tutta la storia d’Italia, contribuendo in maniera fattiva all’emancipazione dei lavoratori, molti dei quali impararono a leggere proprio grazie alle letture ad alta voce del giornale nelle Camere del Lavoro e nelle Società di Mutuo Soccorso. Per questo il quotidiano socialista fu spesso oggetti di sequestri, censure, fino alla chiusura nel 1926 a seguito dell’emanazione delle leggi “fascistissime”. L’Avanti! riprese le pubblicazioni all’estero, ad opera del PSI in esilio a Parigi, su impulso di Pietro Nenni, che ne resterà il direttore ininterrottamente fino al 1948. Per lui il giornale era fondamentale per i socialisti tanto che sosteneva che per fare politica “serviva una segretaria e l’Avanti!”nenni-legge-lavanti

Nel corso degli anni si sono alternati alla sua guida il fior fiore del gruppo dirigente socialista, seguendo le vicende interne del Partito Socialista nella ininterrotta contesa tra riformisti e massimalisti: oltre a Bissolati e Nenni, Enrico Ferri, Oddino Morgari, Claudio Treves. Dall’ottobre 1912 all’ottobre 1914 il giornale venne diretto da Benito Mussolini, al quale il Congresso nazionale di Ancona del 26-28 aprile 1914 tributò una mozione di plauso per i successi di diffusione e di vendite del giornale, quello stesso giornale che, tra il 1919 e il 1922, fu oggetto dell’assalto e delle devastazioni delle squadre fasciste per ben cinque volte.

1922 Violenze inutili; Vignetta di Galantara per l'Asino

1922 Violenze inutili; Vignetta di Galantara per l’Asino

Durante la prima guerra mondiale l’Avanti! fu diretto da Giacinto Menotti Serrati, e, nel secondo dopoguerra, da Riccardo Lombardi, Sandro Pertini, Guido Mazzali, Tullio Vecchietti, Giovanni Pieraccini, Francesco De Martino, Franco Gerardi. Gaetano Arfé, Flavio Orlandi, Paolo Vittorelli. Dal 1978 al 1981 la direzione fu assunta dal segretario del PSI, Bettino Craxi, che fece dell’Avanti! lo strumento di diffusione della politica del nuovo corso socialista. Gli successero Ugo Intini, Antonio Ghirelli, Roberto Villetti, Francesco Gozzano.
Nel 1994 il giornale venne travolto dalla gravissima crisi finanziaria che costrinse il 47° Congresso del PSI a deliberarne la messa in liquidazione. Nel 1996 comparve in edicola il quotidiano-clone L’Avanti! (con la “L” davanti alla testata) edito dal faccendiere Valter Lavitola, che cessò le pubblicazioni dopo pochi mesi, per riapparire in edicola nel 2003, fino al 2011. Il faccendiere e Sergio De Gregorio, ex-senatore del PdL ed exdirettore de L’Avanti!, furono indagati dalla Procura della Repubblica di Napoli per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, per avere fatto risultare che l’editrice de L’Avanti! possedesse i requisiti per ottenere i contributi previsti dalla legge per l’editoria, percependo indebitamente, in tutto, 23 milioni e 200.000 euro, ricevuti dal 1997 al 2009. Per tali reati Lavitola il 9 novembre 2012 ha patteggiato davanti al GIP presso il Tribunale di Napoli la pena di 3 anni e 8 mesi. La Corte dei conti del Lazio, con la sentenza n.24/2015 dell’11 marzo 2015, ha condannato Valter Lavitola e Sergio De Gregorio a restituire allo Stato 23 milioni e 879.000 euro. Ai due sono stati sequestrati beni per 9 milioni di euro. Nel 1998 iniziò le pubblicazioni il nuovo Avanti! della domenica, settimanale organo dei Socialisti Democratici Italiani (SDI), schierato nell’ambito del centro-sinistra.
Dopo aver cessato le pubblicazioni nel 2006, il settimanale è stato nuovamente edito dal 7 febbraio 2010 al 6 ottobre 2013, come organo ufficiale del PSI (erede dello SDI), aderente all’Internazionale socialista e al Partito Socialista Europeo. Il 5 gennaio 2012 è apparso sul web il quotidiano Avanti! on-line, a seguito della definitiva riappropriazione della testata originale “Avanti!” da parte del PSI di Riccardo Nencini. L’ Avanti! on-line è diretto da Mauro del Bue, ex parlamentare socialista.
Buon compleanno, Avanti!

Alfonso Maria Capriolo
Presidente del Circolo “Pietro Nenni” – Ancona

Per maggiori informazioni qui il video sulla storia dell’Avanti! a cura di Ugo Intini

Ancona 1914: sconfitto
il riformismo italiano

Mussolini-socialista-AvantiIl 26, 27 e 28 aprile 1914, giusto cento anni fa, si svolse ad Ancona il XIV Congresso nazionale del Partito Socialista Italiano. E’ un Congresso a cui non viene dato grande rilievo dagli storici, essendo avvenuto a ridosso di eventi ben più importanti, come l’attentato mortale all’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria a Sarajevo il 28 giugno 1914, che costituì il pretesto per scatenare la 1° Guerra Mondiale. Continua a leggere