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Amedeo Roncato

La rinascita riparte dai Giovani Socialisti

gianoDal 19 al 21 ottobre si è tenuto a Roma, presso la sede del Partito Socialista Italiano, l’Ottavo Congresso della Federazione dei Giovani Socialisti. Tre giorni intensi, in cui i giovani socialisti, dai diciotto a trentacinque anni, provenienti da tutta Italia, hanno fatto il punto non solo sullo status della Federazione, ma si sono chiesti – vexata quaestio – che cosa significhi essere socialisti oggi, domandandosi inoltre che direzione debba prendere la Federazione e il Partito oggigiorno, in un momento di grave crisi della sinistra italiana ed europea. È stata l’occasione per passare in rassegna e analizzare i temi cari alla tradizione laica e riformista, soppesandone così il loro reale significato in relazione alle esigenze dell’elettorato, ovviamente, con un particolare riguardo verso le questioni che riguardano i giovani. Culmine delle giornate è stato sabato sera, con l’elezione del nuovo segretario della FGS, il cesenate Enrico Pedrelli, che con soli 22 anni risulta essere il più giovane della storia della Federazione.

Il Congresso è stato aperto da un intervento dell’attuale segretario del Partito Socialista Italiano, Riccardo Nencini, il quale, rammentando il difficile clima in cui versano le sinistre ai nostri giorni – e in questo ponendo l’attenzione sull’attuale situazione politica, la quale corre il rischio non essere solamente una parentesi – ha auspicato una sorta di rinascita socialista in seno alle nuove generazioni, le quali hanno proprio come bacino di confronto e di discussione proprio la Federazione.

Al termine del suo intervento, al compagno Segretario Nencini è stata consegnata una pergamena a nome della FGS, con la nomina di “Garante del Patto Federativo FGS/PSI”: l’intento era quello di ringraziare il compagno Nencini per il lavoro svolto fin’ora a guida della comunità socialista, e sottolineare il reciproco patto di collaborazione/autonomia che caratterizzano i rapporti tra la giovanile e il Partito.

Sono seguiti gli interventi dei precedenti Segretari della Federazione, nelle figure del veterano Pietro Caruso – segretario ai tempi dell’epoca d’oro craxiana – Luigi Iorio, Gianluca Quadrana, Francesco Mosca e del segretario uscente, Roberto Sajeva; i quali, memori delle lotte intraprese nei lunghi anni trascorsi a capo della Federazione, hanno ricordato i momenti salienti della storia della FGS.

Successivamente ha preso luogo un proficuo dibattito, dove sono stati posti sul tavolo della discussione da tutti i membri della Federazione i temi più disparati, cercando così di pervenire a degli obiettivi e a delle strategie comuni, cominciando così a dar forma ad una linea condivisa per la rinascita di una nuova azione socialista.

Lo scambio di idee è proceduto senza soluzione di continuità, e il più delle volte l’accordo tra le parti è stato quasi unanime, mostrando sovente una grande unità e compattezza tra le varie correnti della Federazione, segno che certe priorità, spesso legate alle questioni autentiche e fondamentali del mondo socialista, non hanno mai smesso di essere tali, rimanendo indissolubilmente legate alle battaglie storiche che da sempre hanno caratterizzato il corso più che centennale della Federazione e del Partito Socialista Italiano.

Si è passati dal discutere di argomenti più specificatamente formali, quali il significato e la simbologia della nuova bandiera, ma anche sul linguaggio da adottare: obiettivo fondamentale è quello di raccogliere nella grande famiglia socialista i giovani e, quindi, le masse che negli ultimi tempi hanno ceduto a forze demagoghe e populiste, le quali, sono riuscite ad intercettare l’interesse della maggior parte dell’elettorato, dando vaghe e semplicistiche risposte a problemi fondamentali. Tali problemi devono ritornare appannaggio delle forze socialiste, espropriandoli dall’uso prettamente strumentale caratteristico delle nuove destre e di movimenti spesso inconsistenti dal punto di vista ideologico, e che hanno fatto della politica dell’odio e dell’anti la loro ragion d’essere.

Ma, per l’appunto, quali sono le questioni fondamentali? Dal dibattito è emerso, senza dubbio, che in testa vi sono le tematiche di istruzione e lavoro. Per quel che riguarda l’istruzione i problemi sono molteplici; negli ultimi decenni è mancata una vera e propria riforma della scuola, ci si è solamente limitati a innestare elementi estrinseci alla vecchia, ma pur sempre valida sotto diversi aspetti, riforma Gentile, sfregiandola man mano. Ma non è questo il percorso da intraprendere; urge la necessità di una vera riforma, che ripensi daccapo il sistema scolastico italiano, che purtroppo, ad oggi, risulta essere un passo indietro rispetto alla media europea, soprattutto per la mancanza di investimenti da parte dello stato, mancanza che limita fortemente l’attività di ricerca in ambito universitario. Non meno pressante è il tema del diritto allo studio; infatti, rispetto a diversi paesi europei, manca in Italia una vera propria politica in tal frangente; si richiedono, ad esempio, maggiore attenzione ai problemi di mobilità degli studenti, nonché sovvenzioni per l’acquisto dei testi universitari, spesso dal costo piuttosto oneroso.

Il tema del lavoro – già trattato in maniera multiforme nella mozione del compagno Pedrelli – risulta essere un argomento particolarmente probante, soprattutto in vista delle politiche dell’attuale governo, le quali, muovendosi su un piano di pura demagogia, dimenticano le problematiche essenziali dei giovani. Dunque, come ripensare il mondo del lavoro da socialisti? Come riflettere intorno al lavoro in un mondo dominato dalla tecnologia? Di qui anche il titolo della mozione Nel tempo di Giano, vero leitmotiv di tutto il Congresso: la tecnologia, arma a doppio taglio, deve essere intesa mezzo e senza rischiare di divenire fine, compromettendo così l’essenza stessa dell’uomo nel suo agire.

Il socialismo è in marcia, e deve risorgere dalle ceneri dell’attuale sinistra italiana; per questo urge ritornare al carattere movimentista proprio del socialismo delle origini, e per fare questo esso deve ritornare a riflettere su alcuni problemi storici che da sempre lo hanno caratterizzato, rinforzando i legami con le tutte le altre realtà socialiste presenti fuori dalla penisola; pertanto se l’attuale capitalismo risulta essere un problema globale, il socialismo deve ritornare ad essere internazionalista.

Infine, la presenza della Federazione si è fatta sentire anche in maniera più letterale: infatti, fuori programma, v’è stata anche anche una breve partecipazione di Walter Veltroni, il quale “provocato” dalle note dell’Inno dei lavoratori, ha reso omaggio alle attività che stavano avendo luogo. Inoltre la Federazione ha rimarcato la sua presenza nell’attuale scena politica partecipando – contraddistinguendosi come voce fuori dal coro – alla manifestazione di sabato 20 ottobre volta a incalzare il governo sulle dichiarate nazionalizzazioni. Il Congresso si è concluso con l’intonazione entusiastica de L’Internazionale, segno ulteriore, che, questo rinnovamento, non può prescindere dalle sue radici storiche, il cui pensiero riscalda ogni volta i cuori, rendendo orgogliosi tutti i compagni di appartenere alla grande famiglia socialista.

Amedeo Roncato

Qui le dirette 

Radio Radicale 19 ottobre

Radio Radicale 20 ottobre