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Andrea Carnevali

“La città sognata” di Cristina Messora, omaggio a Italo Calvino

cristina messora 1ANCONA – Si ispira al Marcovaldo di Italo Calvino la mostra allestita al Museo del giocattolo di Ancona di Cristina Messora dal titolo “La città sognata”, dal 19 maggio a 15 giugno 2018.
La pittrice, legata alla didattica nella scuola, – perché svolge il lavoro di docente  – sembra cancellare la condizione della città metropolitana di Ancona – Falconara Marittima che si materializza soprattutto nel lavoro: il porto è il fulcro delle attività economico-commerciale del capoluogo dorico, mentre la raffineria è  la fonte principale di occupazione nel litorale marittimo a nord del capoluogo.
L’artista si è occupata di bambini, anche, in altre due mostre: “Narratio in charta” a Macerata e “Senigallia per Benoffi e Messora – Divergenze di stile” nella città roveresca. Nelle sue esposizioni  si scoprono i bambini giocare all’aria aperta.
Nei dipinti delle passate esposizioni, si vedono i bambini giocare nella campagna vicina  alle case   oppure giovani che parlano: e in  un quadro del ciclo “Narratio in charta” ricorda, anche, la passione di suo padre per la motocicletta e la velocità.
Appesa alle pareti dello “SpazioArte” di Senigallia (An) della Fondazione A.R.C.A.,  a volte quasi dimenticati per le modeste dimensioni della galleria, i suoi dipinti sulla campagna marchigiana mettono a fuoco l’esperienza figurativa dell’arte contemporanea marchigiana perché la pittura si concentra sulla composizione.
cristina messora 2Così ha fatto anche nella mostra “Le distanze tra i filari” presso la Cantina Garofoli di Castelfidardo (An): i suoi quadri esposti erano ispirati alla terra brulla, ai filari, ai piccoli centri visti in lontananza e all’immagine leopardiana della luna che non si stanca mai di guardare la terra (il riferimento qui è a Le operette morali di Giacomo Leopardi).
Nelle opere di Cristina Messora lo spazio  del quadro deve dialogare costantemente con la realtà circostante, ossia la città o la campagna.
Il paesaggio è ordinato dai segni che sono tracciati dai gessetti neri e dai tagli sulla superficie della carta. Lo spazio si colloca attraverso una progressione di piani che sono realizzati nella superficie simmetrica e armonica della composizione.
I materiali, da cui nascono le opere, sono i più diversi,  carta, legno e acrilici  oppure tutta la gamma dei colori naturali che sono serviti a dipingere il legno (casse panche, armadi, tavoli ecc.).
Fra tutti spicca l’uso costante della carta che testimonia quasi il punto di partenza di ogni ricerca dell’artista modenese che è grafica prima di tutto. Il disegno, i tagli, le piegature sono prima realizzate utilizzando questo docile mezzo rigorosamente bidimensionale. Un adeguato approfondimento, però, sulla poetica di Cristina Messora si può raggiungere visitando il suo atelier. Infatti, accanto ai barattoli di colore, alla tavolozza, la carta, gli arnesi per tagliare e incorniciare, mozziconi di matite, gessetti colorati,  si possono vedere, anche, dei fogli che sono lo strumento per fermare le sue idee prima  di incominciare a lavorare. La tecnica pittorica da lei utilizzata  non è riflessiva, ella opera di getto: cerca di  tradurre in pittura subito le sensazioni che vive e le immagini impresse nella sua testa.
cristina messora 3Cristina Messora è tuttavia, un’artista precisa perché incide la carta e attraversa la superficie del quadro con una certa disciplina. La sua creatività è dominata dal senso dell’equilibrio che si respira in molti quadri, nonostante si possa intravvedere una certa autoironia nella composizione.  L’oggetto da rappresentare – sulla carta dipinta con colori accesi – è illuminato da una luce bianca che rende la scena del racconto molto omogenea.
L’uso del colore rimanda, tuttavia, a una simbologia precisa: l’acqua, il vento, l’aria e la terra che sono racchiusi all’interno delle forme naturali come la luna, la conchiglia ecc..
Eppure la pittrice vorrebbe chiamare in causa la psicologia per stabilire un confronto tra due sistemi interpretativi del presente, appunto la psicologia e la pittura. Ritengo che ella non creda nella spontaneità davvero del gesto, ma pensi ad azioni automatiche, quindi nella razionalità delle  scelte di forme e colori che devono  costruire la composizione.

Ricerche per un’esposizione al Museo del giocattolo
La mostra elettrizza l’artista che vede interagire le sue opere con un ambiente designato a contenere oggetti antichi appartenuti ai bambini. I dipinti esposti possono essere valorizzati e possono avere un ruolo preciso all’interno del museo.
La nuova collezione, ispirata ai racconti contenuti nel “Marcovaldo” di Italo Calvino, è stata ben progettata dall’artista modenese e le opere restituiranno il volto ludico e ammiccante dell’arte.
Il rischio di una mostra come quella “La città sognata” è di apparire fredda. Ma non è così!
A questo punto è necessario dire quello che non è stato raccontato fino a questo momento. Le opere di Cristina possono essere lette se si ha fantasia, altrimenti tutto diventa più difficile, e talvolta, incomprensibile. I quadri allineati alle pareti potranno affascinare, non  solo come oggetti d’arte, ma anche come espressione dell’immaginazione. E poi la disposizione dello spazio del museo che segue un percorso rettilineo è ingigantito dalle linee rette tracciate sulla superficie del quadro con i gessetti neri. La cornice rigorosamente geometrica; inoltre, si allinea con la forma quadrata dell’ambiente espositivo e della corte esterna del palazzo.

“Ri-trattiMarche”,
una nuova mostra
sul paesaggio marchigiano

2Renzo_TortelliSenigallia – Ѐ stata inaugura la mostra “Ri-trattiMarche”, Cinzia Battistel e Renzo Tortelli alla galleria SpazioArte della Fondazione Arca che rimarrà aperto al pubblico fino al 9 luglio. Questa mostra ha un significato soprattutto per il nuovo modo di vedere e di rappresentare il paesaggio: l’intento è quello di superare la rappresentazione oggettiva delle cose e di portare alla luce, invece, i significati profondi che si celano sotto la superficie del “paesaggio ri-tratto”. La scelta di accostare due autori di generazioni diverse nasce da una idea di valorizzare alcuni aspetti dell’arte contemporaneità che in questi ultimi anni sembrano essere stati dimenticati.

3Renzo_TortelliL’opera di Renzo Tortelli risente della poetica di Mario Giacomelli, che in tutti questi anni ha continuato a giganteggiare per l’originalità assoluta della sua ricerca visionaria. Questa è anche un’occasione preziosa per ripercorrere la storia di un’amicizia che si è trasformata in sodalizio culturale.

La scelta di esporre alcune fotografie di grande formato di Renzo Tortelli è dettata dal desiderio di raccontare storie che creino un contatto tra il “verismo” e la sensibilità dell’osservatore. Le influenze dello stile di Giacomelli si scorgono, anche, nelle attenzioni rivolte all’ordine e al disordine del paesaggio agricolo e alle persone che lavorano i campi.

Le opere non raccontano solo la società contadina del passato, ma anche la famiglia, il lavoro nei campi, la vita domestica e le tradizioni rurali che hanno stimolato la creatività di Battistel e Tortelli e sono stati campi di indagine della loro ricerca.

Renzo_TortelliLo spazio espositivo non ospiterà solo la mostra, ma sarà animato, anche, da dibattiti, incontri con autori ed esecuzioni di progetti di ricerca sulla didattica dell’arte. Con il programma delle attività estive, la fondazione si propone di essere un punto di incontro e di dialogo continuo con il territorio, vivificato da eventi e iniziative.

Pesaro. Il Futurismo per Guido Armeni

1CartolinaLa scelta di un tema sacro, come la bellezza natura e della vita degli alberi, costituisce la prima rivelazione della genuina di capacità di Guido Armeni, artista marchigiano, di riproporre un tema sacro. Le ricerche di Guido Armeni si ispirano al “Manifesto dell’arte Sacra Futurista” (1932). Il bianco-azzurro dei alcuni quadri dello scultore marchigiano richiamano l’arte di Gerardo Dottori che fu il primo futurista a rinnovare l’Arte Sacra, Nella mostra, dal titolo Seeing things in “black or white”, dal 19 maggio al 2 giungo, all’Hotel Alexander museum sono esposti più di 20 oggetti tra sculture e quadri della nuova collezione di Armeni, ispirata alle Avanguardie. L’inaugurazione sarà  il 19 maggio, alle ore 19,00. Intervengono: Conte Alessandro Narcuccci Pinoli, Hotel Alexander Museum Place, Andrea Carnevali, Critico e curatore della mostra, Dialogo con l’arte Walter Guido Armeni, scultore e Donatella Pazzelli, scrittrice camerte, Roberto Rossini, attore, Lettura dei testi,  Futurismo/Vorticismo, Derek Jan Barns, reading, Vorticism. Nell’esposizione, inoltre, si potrà vedere la scultura  Yin ([ín]) e Yang  ([jǎŋ]) che ha ottenuto il premio “InOpera 2010-Sulle grandi orme di Matteo Ricci”, a Palazzo Buonaccorsi di Macerata, consegnato da Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani.

Le opere hanno una grande energia perché riescono a fare dialogare le sculture con lo spazio scenico dell’albergo, moderno e accogliente, con la sintesi formale e dinamica della scultura futurista di Armeni. Sebbene futurista, la scultura conserva l’ “involucro” esterno, i rami e le foglie. La sagoma delle piante si riconoscono per mezzo di un’associazione, cioè una “macchia” bianca o nera oppure nei quadri bianco-azzurro. L’opera, inoltre, si sviluppa mediante l’alternarsi di cavità, rilievi, pieni e vuoti che generano un frammentato e discontinuo chiaroscuro fatto di frequenti e repentini passaggi dalla luce all’ombra del giorno o elettrica. Osservando il tronco delle piante per esempio sembra essere pieno, mentre muovendosi intorno alla scultura da sinistra a destra, si nota che il fusto è esile e la leggerezza della pianta è sorprendente. Così figura stilizzata dell’albero si modella a seconda dello spazio circostante ed assume così la funzione per così dire di plasmare le forme. Anche la linea di contorno si sviluppa come una sequenza di curve ora concave, ora convessa: in tal modo i contorni irregolari non limitano la figura come di consueto, ma la dilatano espandendola nello spazio. Le linee, che formano la chiama delle piante, avvolgono la sagoma dell’albero.

Lo stretto rapporto che intercorre tra la natura e la rappresentazione figurativa deriva da idee, da pratiche religiose e da teorie personali sul senso della vita. La successiva semplificazione delle immagini e i simboli grafici non hanno privato l’artista, tuttavia, della ricerca formale basata su schemi geometrici che caratterizzano, anche, le moderne opere figurative.

Venti opere nate dalla “voce” astratta di Futurismo e Avanguardie

le-radici-della-vitaSerra San Quirico (AN) – È stata un’antologica incentrata sulle opere prodotte dagli anni 1996-2016 con qualche incursione negli anni Ottanta. L’esposizione di Guido Armeni, dal titolo “Le radici della vita” nella chiesa di San Filippo Neri ha testimoniato la ricerca condotta in questi anni dallo scultore marchigiano.

La sua creatività e la maestria nella lavorazione della pietra e del marmo sono testimoniate dalle 20 opere in scultura e dalle opere su tela. L’evento è stato organizzato nell’ambito de progetto “Giornata del contemporaneo”, rubricato dall’Associazione nazionale dei musei d’arte contemporanea, lo scorso 15 ottobre.

Le sculture evocano, attraverso rocce ferite dalle fratture naturali o dalla mano dell’uomo, la violenza che molti anni è stata esercitata sui boschi o più in generale sulle piante. Le tracce che l’uomo ha lasciato sono i segni della fuga, la necessità dell’abbandono del territorio.

La bellezza delle piante di pietra fa pensare al suono del cinguettio degli uccelli, ai prati coperti da un tappeto soffice di velluto verde che può scomparire all’improvviso per un incendio.

A discutere sul tema della tutela e della conservazione della natura sono intervenuti Raffaele Velardocchia, comandante della Forestale Marche, Eva Edvige Martorelli, consigliere con delega alla cultura al Comune di Serra San Quirico, Massimiliano Scotti, direttore dell’Unione montana esino-frasassi, e la scrittrice camerte Donatella Pazzelli.

La mostra ha ottenuto, anche, l’attenzione della Scuola Media “Don Mauro Costantini” di Serra San Quirico che ha permesso agli allievi dell’Istituto di visitare l’allestimento e dialogato con lo scultore che ha illustrato loro alcune tecniche artistiche per la lavorazione del marmo e la pittura su tela. Gli allievi delle classi seconde e terze, accompagnati dalla prof.ssa Sabrina Tacconi, docente di Arte e immagine, hanno stretto un “sodalizio” con Armeni per realizzare insieme un progetto per le celebrazioni del ventennale della Scuola di Serra San Quirico. La mostra è stata visitata, anche, dai bambini della scuola elementare che hanno osservato e giocato con lo scultore degli alberi.

Andrea Carnevali

L’Arte sulla Natura.
“Le radici della vita”
di Guido Armeni

hqdefaultSerra San Quirico (An). Una mostra antologica che attrae i visitatori con un albero bianco inondato dal sole. Il percorso dell’esposizione «Le radici della vita» di Guido Armeni, uno tra i maggiori scultori marchigiani del nuovo secolo e protagonista della 12 ed. “Giornata del Contemporaneo”, promossa dall’AMACI, il prossimo 15 ottobre, inizia dalla bellissima installazione “Grande albero” su ci si può camminare sopra fino agli altari laterali e permette di fare subito un’associazione tra il bianco delle pareti e della cantoria e gli alberi. L’ albero, inoltre, rappresenta la fertilità della terra che ispira l’opera di quest’ artista.
L’allestimento espositivo, curata da Andrea Carnevali, rispecchia anch’esso la visione della sacralità della natura e circolare della vita. L’albero diventa così un punto di vista che unisce l’arte contemporanea al Parco naturale della Gola della Rossa.
In occasione della mostra antologica, allestita nella chiesa di San Filippo, saranno presentate opere inedite ed una significativa rilettura di alcuni lavori storici e al valore dell’albero nella vita dell’uomo. L’evento ha ottenuto il patrocinio del Comune di Serra San Quirico e dell’Unione montana esino-frasassi.
Dopo la grande esposizione “InOpera 2010-Sulle grandi orme di Matteo Ricci”, a Palazzo Buonaccorsi di Macerata a cui è stato riconosciuto l’omonimo premio dal prof. Antonio Paolucci, l’artista ha messo insieme significati cristiani con quelli simbolici della natura che ha riprodotto in scultura. Il marmo di quasi venti metri segna il centro di un percorso negli ampi spazi del secondo piano che per la prima volta vengono presentati come pura architettura libera da ogni muro. Attorno cresce un paesaggio empatico fatto di cortecce e di pietra, forme antropomorfe e gesti di piante, impronte degli alberi, vene del marmo, calchi di terra.
La bellezze delle piante, verdeggianti e ombrose, spesso risuonano del cinguettio degli uccelli; i prati coperti da un tappeto soffice di velluto verde possono scomparire all’improvviso per un incendio: quando vengono fatti ardere incautamente distruggono “intere zone verdi”. Nell’aria si diffonde l’odore del legno incenerito insieme al profumo dei legni odorosi che bruciano.

Moda, in passerella
il metallo di una stazione

ANCONA – Una città nella città: odore di olio, di ferro arrugginito, e molto rumore che d’un tratto diventa suono. E una tenda nera che divide in due la piattaforma del binario diventato lo passerella di una sfiata di moda di giovani stilisti anconetani.

Ancona moda 3La voce narrante  di Marcello Verdenelli rompe l’indugio per dare avvio alla performance. Tuttavia non è la metropoli del futuro perché un treno,  utilizzato come scenario con le fiancate ricoperte da graffiti, rappresenta un richiamo al passato, ovvero al Futurismo.

L’evento dal titolo “The black hole” – Fashion, andato in scena, lo scorso 25 luglio, ha richiamo diverse persone. La possibilità di ottenere un’eco di visibilità sul piano nazionale stata grande, ma le scelte della scuola Poliarte di Arte sono state molto restrittive: non più di 160 spettatori. Va segnalato, in questo caso, il lavoro svolto da Paolo Monina, art director, Tunde Stift, regista, Marina Pierantonelli, aiuto regista, Elisa Mazzoni, coordinamento generale. Ancona moda 2

La voce del lettore è calda e invade le officine delle FFSS di Ancona dove è stata ambientata la sfilata. Con sorpresa, però, la scelta dei passi antologici degli scrittori italiani non è stata circoscritta al solo periodo storico a cui gli stilisti della città dorica di rifanno. Tanto da fare pensare che la scelta poco rispecchi la vera e propria idea di modernità dei Futuristi.

Dopo l’intonata lettura di Italo Calvino esce dalla quinta un modello dal volto coperto che sfila nella fossa del sotto treno e poi risale sulla banchina.

Abiti urbani, corpi stretti in tessuti plastificati e cotone; volti oscuri con copricapo blu e scarpe nere con il tacco: tutto indossato da ragazzi giovanissimi in cerca forse “di una ispirazione” per la sera.

Appare una grossa stonatura la lettura dei “Canti orfici” di Dino Campana ma forse c’è voglia di ritrovare il presente nel passato attraverso i simboli più diversi come la purezza dei versi abbinati ai tessuti.

Ancona moda 1L’accordo tra Umberto Boccioni e gli abiti di Francesca Bertei è: vestiti a righe e a scacchi, merletti; oppure pieghe, scolli, orecchini i lunghissimi, trecce che sembrano County invece di essere futurista.  Per poi non parlare dei sandali quasi orientali oppure le scarpe da tennis che le modelle indossavano con un certo orgoglio.

Stravagante è stata anche la celta di Filippo Tommaso Marinetti per l’abbinamento tra arte tessile e parola.

Il Futurismo sintetizza la forma attraverso il colore. Il nero, utilizzato dallo stilita Siro Burini, fa pensare più all’espressionismo tedesco invece di richiamare il Futurismo italiano. Rimane, però, da riconsiderare che il manifesto della moda futurista non prevedeva i bottoni. E lo stilista ha dato voce alle regole dell’eleganza grazie alle tante cerniere degli abiti che si sono sostituite ai preziosi accessori moda descritto anche da Alberto Moravia ne “Gli Indifferenti”.

La collezione più apprezzata è apparsa il “Reciclo”, curata dai giovani designer del 2 anno – Corso Fashion Designer della scuola Politarte. Gli abiti sono messi a confronto con le parole del catalogo dell’Esposizione futurista di Parigi e Londra a cui parteciparono molti artisti vissuti in questo periodo. Belle e stravaganti le modelle di Ascani Nicolò, Barbarossa Viviana, Bellucci Gemma, Bordi Caterina, Cervo Claudia, Crescentini Serena. Tutte con indosso abiti dalle forse geometriche e dai colori in bicromia che erano arricchiti da veli bianchi.
Azzurro… il treno di Adriano Celentano è stato letto per aprire la sfilata quasi tutta maschile con abiti di jeans e stoffe leggere.

Per chiudere l’insolita eleganza anconetana, gli allievi del 3 anno hanno fatto indossare alle modelle abiti dalla foggia post rivoluzione anni ’70. Non sono però mancate delle stonature le labbra ispirate agli anni ’50 oppure un desiderio di patchwork.

Andrea Carnevali

Il teatro cambia volto
per scuotere l’Europa
da un condominio

Teatro Rimini Protokoll citofonoANCONA – Non si arriva come sempre a teatro. Un sms avverte, dove si può andare per vedere lo spettacolo “Europa a domicilio” della compagnia Rimini Protokoll. Attraversata quasi tutta la città a piedi, dopo aver acquistato il biglietto al Teatro delle Muse, si deve suonare al campanello di via Vittorio Veneto n. 46, L’allestimento è in un’abitazione privata.

La prima scena si apre tra il rumore delle auto e qualche bicicletta che cammina vicino al marciapiede. Di fronte alla facciata di un palazzo un nugolo di persone inizia a trasformarsi… in una compagnia di attori. La città di Ancona è lo sfondo in cui è ambientata la storia di tante comunità che si devono integrare. La vicenda continua nelle stanze di un appartamento “insospettabile” al secondo piano.

Uno degli spettatori suona al campanello “Europa a domicilio”, ma nessuno risponde. Dopo qualche minuto: una voce ci invita a salire. Quindici spettatori incominciano a parlare del loro passato: una cartina bianca sul tavolo su cui devono essere indicate le destinazioni di viaggio degli attori-spettatori. Il regista è il gran cerimoniere, cioè l’ideatore del gioco, mentre gli spettatori si sono straformati in attori invitati a partecipare al convivio di Europa, Asia, Africa e Cina. “L’idea astratta di Europa si trasforma così in realtà tangibile ed è calata concretamente dentro uno spazio sociale di condivisione, per l’intera durata della performance” (sito web Inteatro festival).

Teatro Rimini ProtokollLe domande  scritte sugli scontrini sono strappate dagli spettatori. Ci si interroga, si parla, ci si confronta. C’è un’aria gelida tra i quindici partecipanti nella casa. I personaggi-attori sono davvero se stessi?  Dopo più di dieci minuti si avverte ancora un’aria gelida, che non si scalda, e che aleggia tra i partecipanti. Ci si guarda negli occhi. Dov’è l’Europa? La sceneggiatura crea un network sociale tra le persone: dialogo, condivisione e cibo. Non è certo questo – come si è capito – il luogo migliore per risolvere i problemi dell’Europa tra litigi e le discussioni nella terrazza di un “condominio”.

Nota critica di fondo: lo spettacolo non crea cultura in senso stretto. Il rinnovamento è nella scenografia, nella trasposizione dal pensiero a opera teatrale. L’evento andato in scena, lo scorso 5 luglio, è stato in prima nazionale e rubricato dal “Festival Inteatro” 2016.

Andrea Carnevali


La direzione e l’ideazione dello spettacolo è di Helgard Haug, Stefan Kaegi e Daniel Wetzel (Rimini Protokoll) mentre la drammaturgia di Katja Hagedorn. Si sottolinea la collaborazione artistica di Cornelius Puschke; l’interaction design è a cura di Hans Leser e Grit Schuster, il set: Belle Santos e Lena Mody. La compagnia è stata vincitrice nel 2011 del Leone d’argento alla 41.ma Biennale di Teatro di Venezia con Helgard Haud, Stefan Kaegi e Daniel Wetzel.

In scena “Pesadilla”
al Festival Inteatro

Piergiorgio Milano

Piergiorgio Milano

POLVERIGI (An) – Gli spettatori, davanti al “Teatro della luna”, erano in attesa, lo scorso 1 luglio, del primo trillo per entrare in sala. Lentamente in piazzale si è riempito di persone: i posti erano tutti esauriti la rappresentazione “Pesadilla”.
Il coreografo e attore, Piergiorgio Milano e l’attore, Nicola Cisternino, hanno dato forma al paradosso dell’uomo contemporaneo, alienato dalla tecnologica che ha addirittura mutato il suo codice genetico.
Piergiorgio Milano ha dato voce alle grandi problematiche sociali ed esistenziali che hanno trasformato la vita dell’uomo. Vanno da sé insonnia, sonnambulismo e narcolessia che trascinano l’uomo in un processo irreversibile e lo distruggono.

Lo spettacolo di Piergiorgio Milano ha ricalcato le storture della vita moderna e ha raccontato, attraverso un linguaggio metaforico, le conseguenze del processo di industrializzazione. Non si rimane “immuni” neanche se si vuole scappare in un paese in via di sviluppo.

La scelta di inserire da parte di Inteatro nella manifestazione una performance come “Pesadilla” è un esempio del ruolo che ancora svolge nella riflessione sulla scenografia o più in generale nel teatro contemporaneo. E le scelte fatte da Piergiorgio Milano sono molto toccanti: si parla spesso di natura e alberi, ma in sostanza, che cosa fa l’uomo per difenderli? Troppo poco. L’uomo appare insensibile al pianeta: distrugge alberi secolari e si fa inseguire da un orsetto panda visto in qualche videogioco oppure nei cartoni animati.

Gli istinti primitivi che potrebbero ritornare a farsi sentire, sono sopiti da medicine e veleni che hanno addirittura mutato il corpo trasformando il maschio in delle ermafrodite.

La società è così cambiata: l’antagonista dell’uomo moderno è un personaggio dei cartoni animati, cioè l’orsetto panda che si riflette nei gesti e nei pensieri di “Pesadilla”

Andrea Carnevali

Le Marche, una scoperta
in tutte le stagioni

Campagna_FilottranoNon è ancora una famosa destinazione turistica, ma Filottrano (Ancona) ha offre possibilità di relax in questo periodo dell’anno. Gastronomia, arte, e musica sono quattro delle parole che possono essere pronunciate, parlando di questa città.

Molti turistici che apprezzano la buona tavola si ferma qualche ora a degustare le specialità di Andrea Tantucci e Gessi Mastri al ristorante Gallo Rosso, diventato una eccellenza del territorio. I piatti a km zero come la bottarga, i capperi di Pantelleria, le acciughe del Cantabrico ed una buona carta dei vini rappresentano una vera e propria occasione di conoscere i sapori della tavola marchigiana. Se si vuole assaporare pane, focaccia, paste fresche, dolci di casa, formaggi, non si può fare retromarcia. Questa è l’occasione giusta!

FilottranoAndrea è, anche, esperto di musica e alcune volte intrattiene i suoi clienti con qualche bel discorso sui generi musicali del passato e di oggi. Ai lettori dell’Avanti farà piacere sapere che nel 2009 ha scritto “Rockitichen” con Paola De Angelis: 30 menù ispirati a 30 collection musicali.

La città, inoltre, è patria del complesso musicale “The gange” , gruppo folk, che ha ottenuto numerosissimi successi musicali. Ascoltare la loro musica non difficile: Patchanka Bistrot è anche rivendita di oggetti dedicati alla musica, vinili e cd. E usciti dal locale per un aperitivo musicale si può, anche, incominciare un percorso diverso di riscoperta della città, attraverso un viaggio nel mondo antico. Gli affreschi della chiesa di San Cristoforo a Filottrano permettono di capire il rapido mutamento della pittura dalle forme di vecchia maniera al nuovo linguaggio del Trecento.

La chiesa di San Cristoforo

La chiesa di San Cristoforo

E poco distante nella chiesa dell’Assunta il lacerto della “Madonna del latte” si vede una significativa testimonianza della decorazione a fresco nella chiesa che esisteva già nel 1300, ma era di dimensioni molto più ridotte e di forme gotiche. La produzione artistica risentì della presenza della Scuola di Fabriano che svolse un ruolo importante nella decorazione sacra. Ciò fa pensare anche al Maestro di Sant’Emiliano oppure, a qualche pittore ancora anonimo, che subì il fascino della scuola riminese.
Andrea Carnevali


Durante i fine settimana di luglio e agosto sono in programma visite guidate a Filottrano aperte anche alle famiglie. Dopo aver passeggiato per il centro storico (dalle 17.30 alle 19.30), i partecipanti potranno degustare le tipicità del territorio. La prenotazione è obbligatoria: 071 – 7223406; 348.7206471; 338.4310978.

La video-installazione
di Massimo Cartaginese
alla mediateca di Polverigi

cartaginese-web-1Il problema del rapporto tra tecnica artistica e produzione si concreta specialmente per l’immagine nel diverso significato che ogni volte viene attribuito. L’impiego generalizzato della fotografia per rappresentare gli elementi naturali è un orientamento che segue la pittura contemporanea. Che arriva a influenzare anche la video arte.

L’opera, ospitata in una delle sale della “Mediateca Gualtiero Giamagli” di Polverigi, è il frutto di un lavoro di selezione e montaggio di riprese in cui il vento, il mare e la roccia hanno sono gli elementi fondamentali del video. Dalla riflessione sull’opera di William Turner nasce l’installazione “In mare è sempre inverno” (2015) di Massimo Cartaginese. Il lavoro propone una discontinuità della visione tradizionale dell’arte: una rottura dei sistemi consueti  di produzione  per dare uno sguardo diverso all’universo naturale: il museo in cui sono conservate le opere degli artisti non sempre soddisfano le esigenze di approfondimento culturale richieste dai visitatori. La Mediateca Giamagli di Polverigi – in provincia di Ancona – rappresenta uno spazio adatto alle nuove esigenze della fruizione e del valorizzazione del patrimonio artistico. L’opera si potrà vedere solo sabato 10 ottobre, dalle 16 alle 21, “Giornata del contemporaneo” a cui la mediateca partecipa.

Lo sfondo su cui verrà proiettato il lavoro è neutro: la scelta del bianco e del nero assume il significato di “non colore”. L’artista interpreta personalmente il mondo naturale, attraverso una precisa chiave di lettura che gli viene offerta dallo sfondo neutro. Le cromie del video sono poco accentuate, ma fortemente sfumate, fino ad ottenere strisce di colore che assumono la densità della pennellata.

Nel video sono accostati paesaggi – che possono apparire notturni – di estrema raffinatezza per il dettaglio tecnico e compositivo che alludono ad un immaginario di costrizione e tortura della macchina per lo spettatore. Polverigi è una piccola e grande capitale della cultura a cui si aggiunge l’intensa attività di artisti marchigiano che hanno collaborato a progetti importanti come Inteatro. Massimo Cartaginese insieme al pittore loretano Bruno Mangiaterra hanno partecipato, esponendo una opera di grande intere per l’arte pubblica: “Io sono natura” (2014). Le diverse prestazioni sociali che può fornire il video di Massimo Cartaginese, del resto, corrispondono, alla nuove esigenze di fruizione dell’arte contemporanea.

Andrea Carnevali