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Andrea Malavolti
Sono socialista da sempre. Nacqui a Reggio Emilia nel 1962 da una famiglia per metà modenese da parte di padre e per l'altra metà reggiana da parte di madre. Per questa mia natura ereditata di "mezzosangue" la mia metà modenese è una sfegatata tifosa del Modena FC (mi dispiace Direttore, conosco benissimo la tua fede granata sponda Regia) ma la mia parte reggiana tifa nel basket per la Grissin Bon Re. Vivo da sempre a Correggio (RE). Nel 1987 mi sono laureato in Lingue e Letterature Straniere Moderne all'Università di Bologna . Lavoro attualmente come giornalista freelance di moda e di sport.

Scrive Andrea Malavolti:
L’Iran al Salone del libro di Torino, cresce il malcontento

Malumori bipartisan, in Regione Piemonte, per la scelta del Salone di Torino di avere l’Iran quale ospite d’onore dell’edizione 2020. A segnalarli è La Stampa, che scrive: “La decisione di ospitare l’Iran ha radici antiche: fu Enrico Letta, negli anni in cui era premier, a chiedere a Massimo Bray, allora ministro della Cultura, di andare in Iran subito dopo una visita di poche ore di Emma Bonino. si legge su Pagine Ebraiche. Era la prima volta che venivano affidate alla diplomazia culturale le relazioni e dopo anni venne firmato un accordo per una serie di iniziative culturali e relazioni di reciprocità. Con apoteosi l’arrivo al Salone del Libro”. Gli organizzatori, si legge ancora nell’articolo, “hanno comunque già garantito che non sarà lasciato spazio ad elementi ideologici che distinguono il regime degli ayatollah come l’odio verso i gay, la negazione della Shoah e dei diritti delle donne”.

Andrea Malavolti

Scrive Andrea Malavolti:
Terrorismo in Belgio

Un nuovo attentato scuote l’Europa. “Un piccolo criminale, senza più rapporti con la famiglia, originario del paesino della birra trappista Rochefort in carcere dal 2003 per reati comuni legati a furti e droga che proprio in cella ha sposato la fede musulmana fino a radicalizzarsi”. Così Repubblica descrive l’inquietante profilo del belga Benjamin Herman, che ieri ha ucciso due poliziotte e un passante nel centro di Liegi al grido di Allah u Akbar. “Una storia – si legge – che sembra mischiare malavita, violenza e rabbia incanalate nella radicalizzazione e sfociate nell’attacco terroristico”. Il Foglio apre sull’argomento ricordando le preoccupazioni della Comunità ebraica belga a proposito della crescente minaccia jihadista.
(Fonte Pagine Ebraiche)

Andrea Malavolti

La GV Bucket di Givenchy. Arrivano le novità

GivenchyLe linee slanciate della capiente GV Bucket rimandano alle caratteristiche tipiche di GV3, la borsa che ha segnato il debutto di Clare Waight Keller per la Maison: finitura vintage, dettaglio a catena e chiusura a “doppia G”. Coniugando femminilità e allure maschile, la GV Bucket propone una rivisitazione del tradizionale borsone da marinaio ed è proposta in due varianti. La prima in pelle e la seconda in una versione meno tradizionale, presentata in una combinazione di suede, vernice e pelle. La palette cromatica comprende le tinte del nero, castagna, grigio/blu e melanzana/grafite. La GV Bucket si fa notare e apprezzare per i sofisticati dettagli metallici e per le due diverse opzioni di chiusura, un raffinato e discreto twist-lock magnetico e una chiusura a gancio. Entrambi i modelli sono proposti con una tracolla regolabile in morbida pelle che accentua la portabilità della borsa, indossabile a spalla, a tracolla o a zaino. La GV Bucket bag sarà disponibile nelle boutique Givenchy a partire dal 1° giugno 2018.

Andrea Malavolti

Scrive Andrea Malavolti:
L’antisemitismo si aggira per l’Europa

Caro Direttore,
sei anni fa l’Europa era diversa: non era ancora stata scossa dal terrorismo dell’Isis, nato ufficialmente nel 2014, e non aveva ancora visto riemergere così chiaramente i movimenti di estrema destra. Ma già allora nubi inquietanti cominciavano ad addensarsi sul Vecchio Continente, almeno questa era la sensazione degli ebrei dei principali paesi europei: secondo un’indagine voluta dall’Agenzia per i Diritti Fondamentali (Fra) dell’Unione europea in Italia, Francia, Belgio, Germania, Regno Unito, Svezia, Ungheria, Romania e Lettonia nelle rispettive comunità ebraiche vi era una chiara percezione che le manifestazioni di antisemitismo e di razzismo fossero in forte aumento. “I paesi più gravemente esposti – spiegava nel maggio 2013 il demografo Sergio Della Pergola, uno degli esperti a cui era stata affidata l’indagine – sono l’Ungheria, la Francia e il Belgio. L’Italia segue al centro del gruppo, ma specialmente a Milano l’indice di aumento del razzismo è alto. Fra le preoccupazioni degli ebrei italiani, tuttavia, antisemitismo e razzismo sono preceduti in primo luogo dalla disoccupazione, poi dallo stato dell’economia e dalla corruzione pubblica”. A sei anni di distanza da quella fotografia sociale, l’Agenzia dell’Unione europea ha deciso di tornare sull’argomento, lanciando, a partire dal 9 maggio 2018, una nuova indagine sull’antisemitismo. Questa volta i paesi coinvolti sono 14: ad aggiungersi, l’Austria, la Danimarca, l’Olanda, la Polonia e la Spagna. L’indagine è condotta dall’Institute for Jewish Policy Research (JPR). un istituto di ricerca indipendente con sede nel Regno Unito specializzato sulle vicende contemporanee del mondo ebraico, in collaborazione con IPSOS. “È positivo e incoraggiante che ai vertici dell’Unione europea, o per lo meno nella sua agenzia specializzata nella tutela dei diritti civili – spiega a Pagine Ebraiche Della Pergola, a cui è nuovamente affidato il progetto – assieme a un pool di esperti ci si renda conto che è importante monitorare e combattere le forme di odio, discriminazione e molestia che indubbiamente esistono nei confronti non solo degli ebrei ma anche di tante altre minoranze etniche e religiose. Sono e continuo ad essere molto critico nei confronti dell’Ue per molti suoi comportamenti ma è da elogiare questa decisione di investire per avere un quadro sulla percezione ebraica dell’antisemitismo”. Per questo, spiega il demografo, è “estremamente importante” che anche in Italia il mondo ebraico dia una risposta ai questionari – in forma anonima che da metà maggio sono a disposizione degli utenti sul sito www.eurojews.eu (tre i criteri di selezione: considerarsi ebreo/a, per motivi religiosi, culturali, di educazione, di origini, di parentela o per qualsiasi altra ragione. In secondo luogo, avere 16 anni o più alla data in cui si completa l’indagine. Terzo, risiedere in uno dei quattordici Stati Membri dell’Unione Europea che partecipano all’indagine). “La sensazione, guardando in particolare all’Italia ma non solo – sottolinea Della Pergola – è che siano caduti molti tabù che sono a lungo rimasti intatti nell’Europa del dopoguerra: si dicono e si leggono cose fino a pochi anni fa impensabili”. Lo sdoganamento della retorica populista più violenta ne è un esempio. Le autorità centrali italiane ne sono state a lungo distanti ma la situazione politica è cambiata, riflette il demografo israeliano, docente all’Università Ebraica di Gerusalemme.

Scrive Andrea Malavolti:
Neonazisti nell’esercito di Sua Maestà

Caro Direttore,
una macchia di vergogna – si legge sul QN – si addensa sulle divise dell’esercito britannico. Quattro militari della Gran Bretagna, tutti in servizio attivo, sono stati arrestati con l’accusa di essersi associati a un gruppo dell’estrema destra inglese più violenta, ispirato ai deliri neonazisti, e di avere pianificato imprecisati “atti terroristici” con altri complici. I quattro non sono stati individuati per ora con nome e cognome, ma si sa che hanno tra i 22 e i 32 anni d’età.

Scrive Andrea Malavolti:
L’Italia paga i trafficanti libici?

L’accusa è netta e grave, in qualunque lingua la giri. «Rome paying Libyan traffickers to stem flow of Med refugees». Roma avrebbe pagato i trafficanti di esseri umani in Libia per fermare il flusso di migranti. Lo scrive Tom Kington dall’Italia riprendendo l’agenzia di stampa ‘Middle East Eye’ che cita ‘fonti libiche’. L’Italia è sospettata di aver pagato 5 milioni a trafficanti libici per fermare il flusso di migranti attraverso il Mediterraneo per un mese. Sempre secondo il quotidiano conservatore britannico, ciò coinciderebbe con la diminuzione dell’86 per cento del numero di migranti partiti dalla Libia questo mese. Il report collega la notizia ad imprecisate ‘European intelligence agencies’ (un ‘piacerino’ non da poco, se confermato, ai colleghi italiani), e dice del pagamento di quei 5 milioni avvenuto dopo una riunione a Sabratha, a ovest di Tripoli, tra le spie italiane e membri della milizia Anas Dabbashi, che è coinvolta nella tratta di esseri umani. Il capo della milizia, Ahmed Dabbashi, avrebbe chiesto agli italiani anche un hangar per il suo quartier generale, per fermare il traffico. Le rivelazioni giungono a ridosso della riunione chiave a Parigi tra i leader africani e l’UE sulla riduzione del flusso di migranti, e questa non sembra una ‘cortesia’ casuale. L’accusa è netta e grave, in qualunque lingua la giri. «Rome paying Libyan traffickers to stem flow of Med refugees». Roma avrebbe pagato i trafficanti di esseri umani in Libia per fermare il flusso di migranti. Lo scrive Tom Kington dall’Italia riprendendo l’agenzia di stampa ‘Middle East Eye’ che cita ‘fonti libiche’. L’Italia è sospettata di aver pagato 5 milioni a trafficanti libici per fermare il flusso di migranti attraverso il Mediterraneo per un mese. Sempre secondo il quotidiano conservatore britannico, ciò coinciderebbe con la diminuzione dell’86 per cento del numero di migranti partiti dalla Libia questo mese.
Il report collega la notizia ad imprecisate ‘European intelligence agencies’ (un ‘piacerino’ non da poco, se confermato, ai colleghi italiani), e dice del pagamento di quei 5 milioni avvenuto dopo una riunione a Sabratha, a ovest di Tripoli, tra le spie italiane e membri della milizia Anas Dabbashi, che è coinvolta nella tratta di esseri umani. Il capo della milizia, Ahmed Dabbashi, avrebbe chiesto agli italiani anche un hangar per il suo quartier generale, per fermare il traffico. Le rivelazioni giungono a ridosso della riunione chiave a Parigi tra i leader africani e l’UE sulla riduzione del flusso di migranti, e questa non sembra una ‘cortesia’ casuale.

Scrive Andrea Malavolti:
Il Mossad, anni di lavoro perduti

“Piani come quelli per gli attentati sugli aerei con i computer portatili o i tablet vengono discussi tra i capi dell’organizzazione terroristica. Adesso staranno già indagando per individuare la talpa, stiamo parlando di un circolo ristretto. Le rivelazioni hanno messo in pericolo una fonte che immagino abbia richiesto anni per essere coltivata”. È l’analisi di Danny Yatom, ex capo del Mossad – i servizi segreti israeliani – che, intervistato dal Corriere della Sera, commenta il caso politico nato attorno al colloquio del presidente Usa Donald Trump con il ministro degli Esteri e l’ambasciatore russi. Trump, secondo quanto riportato dal Washington Post e poi da tutta la stampa americana, ha informato i diplomatici russi sui dettagli di come gli Stati Uniti siano venuti a conoscenza di un piano dell’Isis di usare computer e tablet come ordigni da far esplodere sugli aerei: a fornire queste informazioni top secret, il Mossad che però non si aspettava che Trump rivelasse a un Paese terzo le notizie. Un’azione, afferma Yatom, che mette in pericolo tutto il lavoro fatto dai servizi segreti israeliani in Siria. “Di sicuro i dirigenti operativi – spiega Yatom, che ha guidato il Mossad fino al 1998 – stanno rivedendo alcune procedure. Frustrazione e disappunto sono diffuse. Direi che in molti sono arrabbiati”.

Scrive Andrea Malavolti:
La conferenza anti israeliana senza contraddittorio

Caro Direttore,
nella Sala delle Colonne del Comune di Torino si sono vissuti momenti di alta propaganda filo-palestinese, senza contraddittorio ma soprattutto con il beneplacito delle figure istituzionali presenti: il vicesindaco Guido Montanari e il presidente del consiglio comunale, Fabio Versaci, in rappresentanza del sindaco Chiara Appendino. Due figure importanti, a sottolineare la vicinanza della giunta e della maggioranza consigliare a 5 Stelle. Fabio Versaci ha aperto la conferenza di presentazione del progetto “Recuperare il sorriso e la dignità di vivere”, promosso dall’associazione “Oltre il mare” di cui è referente torinese Carlo Tagliacozzo, presente in Sala. Relatrice anche Patrizia Cecconi, presidentessa della onlus “Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese”. Il progetto è finanziato dalla Fondazione Vittorio Arrigoni, intitolata all’attivista filopalestinese ucciso a Gaza nell’aprile 2011 da un gruppo di terroristi jihadisti.
Un progetto patrocinato dal Comune di Torino, che per bocca del vicesindaco Montanari ha annunciato altri iniziative di cooperazione tra la giunta locale e il mondo dell’associazionismo filopalestinese. Lo stesso Montanari ha più volte ricordato il gemellaggio tra Torino e Gaza: non è in effetti la prima volta che partecipa a convegni insieme a Tagliacozzo, esponente del movimento Bds (Boicottaggio, Disinvestimenti e Sanzioni contro Israele). Quest’ultimo, dal canto suo, ha ricordato l’importanza del movimento Bds, che sarebbe a suo dire addirittura ingiustamente censurato nel mondo occidentale e in Italia.
Ad aprire la conferenza di presentazione del progetto è stato Fabio Versaci, che si è limitato a ricordare le condizioni in cui vivono i palestinesi, pur ammettendo di non aver mai visitato quei luoghi. Se non altro non ha mai nominato Israele, cosa che invece ha fatto Patrizia Cecconi.
L’esordio della presidentessa della onlus “Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese” è di quelli memorabili: “La colpa di ciò che succede a Gaza è al 100% di Israele”. Quindi la sofferenza della popolazione, la povertà, i “bambini che non sorridono”: colpa di Israele.
Gaza, secondo la dottoressa Cecconi, è “un carcere a cielo aperto” ed è, testualmente, “circondata da rete elettrificata come i campi di sterminio”. Il paragone tra il nazismo e Israele si conferma uno dei cavalli di battaglia della propaganda filopalestinese.
La dottoressa Cecconi non si ferma. Denuncia “Omicidi di ragazzi palestinesi che vanno a raccogliere akkoub”, altrimenti detta gundelia, pianta simili ai cardi.
E poi la solita perla: “Gaza è sotto assedio e non ha acqua. Le colonie avevano l’acqua, quando sono state smantellate da Sharon, gli israeliani non hanno restituito l’acqua. I gazawi possono prenderla solo dai pozzi ed è salata”. Non dice, ovviamente che Israele ha raddoppiato la fornitura di acqua senza ricevere nulla in cambio e che Hamas non ha speso un solo shekel per riparare le perdite dell’acquedotto di Gaza.
Ancora, la Cecconi continua: “Israele assedia i gazawi ma poi li costringe ad essere mercato di sbocco. I gazawi sono costretti ad acquistare merce da Israele” ed è solo per questo che “a Gaza c’è tutto” come sostiene la “propaganda filo-israeliana”.
Questo spettacolo è andato in onda in una sala del consiglio comunale, con il patrocinio del comune, in presenza del presidente del consiglio comunale e del vicesindaco. Assente il sindaco, Chiara Appendino, ma a detta di Montanari solo perché impegnata.
Leggermente più sobrio l’intervento di Tagliacozzo, che ha ricordato che “Gaza ha subito tre operazioni militari devastanti nel 2009, 2012 e 2014. C’è una disoccupazione al 40%, che sale al 60% tra i giovani. Ma se i gazawi si ammalano devono andare in Israele perché a Gaza non ci sono strutture adeguate. Non tutti però vengono accettati”.
Israele non cura gli arabi?
E ancora: “il 95% dell’acqua non è potabile”, questo in virtù di una “Politica di attacco alle infrastrutture civili”.
E poi arriva l’auto-elogio: “Il movimento Bds è il maggior nemico di Israele dopo l’Iran, ma viene censurato, come accaduto recentemente a Roma su richiesta dell’Ambasciata israeliana”.
Infinte, Tagliacozzo propone: “Scambi culturali e di delegazioni con torino, città gemellata. A prescindere da chi governa nella Striscia. Nessuno è favorevole ad Hamas (quanta grazia! n.d.r.) ma il problema è rompere assedio e isolamento”. Un appello raccolto volentieri dal vicesindaco Montanari, il quale ha ritenuto opportuno aggiungere che il popolo palestinese vivrebbe da “decenni in stato di oppressione. Incredibile che la politica non trovi soluzioni”.
Prima di proiettare frettolosamente qualche diapositiva, ha ripreso la parola la dottoressa Cecconi, che ha detto la formula magica: “pulizia etnica”. Questo sarebbe in atto.
“Israele non ha mai rispettato le risoluzioni Onu. Nemmeno la 181 che ne sancisce la fondazione. Loro (gli ebrei n.d.r.) vogliono tutta la Palestina”.
La risoluzione 181 per la verità era stata rifiutata dagli arabi, Cecconi lo sa ma sostiene che “Era normale che gli arabi rifiutassero”.
Gli ebrei invece agiscono così perché “hanno la crudeltà di chi pensa che la terra gliel’abbia data Dio, ma ignorano che il padre del sionismo fosse ateo”. Un’argomentazione che sfiora l’antisemitismo.
Ma alla fine, in cosa consiste il progetto presentato? A fine conferenza si sono ricordati di dirlo: costruire un parco ambulatoriale nel campo profughi di Nar El Bared. A nord del Libano.
Non c’entra proprio nulla con Israele, ma si è parlato (male) solo di Israele. Con patrocinio e beneplacito della giunta comunale, che ha annunciato una pericolosa collaborazione.
Collaborazione, di fatto, con il movimento Bds, che tramite Tagliacozzo si è inserito nella conferenza senza che nessuno dei due esponenti istituzionali presenti ne prendesse le distanze, in primis Montanari.

Andrea Malavolti

Scrive Andrea Malavolti:
Edogan, mamma li turchi…

Caro Direttore,
in vista del referendum che si terrà il 16 aprile nel paese della Mezzaluna, il premier Erdogan sta dando il peggio di sé. Innanzitutto sta islamizzando sempre di più il suo paese costituzionalmente laico dai tempi di Ataturk – l’esatto contrario di quanto fece Siad Barre in Somalia con l’aiuto decisivo di Bettino Craxi e dell’allora ministro degli esteri Gianni De Michelis -, ci ricatta per la questione dei migranti, inasprisce l’assurda guerra contro gli eroici curdi e adesso ha anche assunto una posizione isolazionista che fa leva sull’orgoglio turco e sull’identità nazionale in chiave anti UE che non lo vuole. Un anonimo funzionario dell’Unione Europea disse anni fa, quindi in tempi relativamente non sospetti: “La Turchia in Europa? Ma vogliamo portarci in casa 70 milioni di mussulmani?”. Come diceva Renzo Arbore, meditate gente, meditate…

Grazie per l’attenzione,
Andrea Malavolti

Scrive Andrea Malavolti:
La famosa congiura

Caro Direttore,
in merito al tuo articolo di oggi “Cosa c’è dietro la legge Boschi…” non posso che essere pienamente d’accordo con te. Anzi, se si va avanti così tra un po’ qualche esponente del No tirerà fuori la famigerata congiura giudaico-plutocratica-massonica…
Grazie per l’attenzione,
Andrea Malavolti