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Andrea Malavolti
Sono socialista da sempre. Nacqui a Reggio Emilia nel 1962 da una famiglia per metà modenese da parte di padre e per l'altra metà reggiana da parte di madre. Per questa mia natura ereditata di "mezzosangue" la mia metà modenese è una sfegatata tifosa del Modena FC (mi dispiace Direttore, conosco benissimo la tua fede granata sponda Regia) ma la mia parte reggiana tifa nel basket per la Grissin Bon Re. Vivo da sempre a Correggio (RE). Nel 1987 mi sono laureato in Lingue e Letterature Straniere Moderne all'Università di Bologna . Lavoro attualmente come giornalista freelance di moda e di sport.

Scrive Andrea Malavolti:
Neonazisti nell’esercito di Sua Maestà

Caro Direttore,
una macchia di vergogna – si legge sul QN – si addensa sulle divise dell’esercito britannico. Quattro militari della Gran Bretagna, tutti in servizio attivo, sono stati arrestati con l’accusa di essersi associati a un gruppo dell’estrema destra inglese più violenta, ispirato ai deliri neonazisti, e di avere pianificato imprecisati “atti terroristici” con altri complici. I quattro non sono stati individuati per ora con nome e cognome, ma si sa che hanno tra i 22 e i 32 anni d’età.

Scrive Andrea Malavolti:
L’Italia paga i trafficanti libici?

L’accusa è netta e grave, in qualunque lingua la giri. «Rome paying Libyan traffickers to stem flow of Med refugees». Roma avrebbe pagato i trafficanti di esseri umani in Libia per fermare il flusso di migranti. Lo scrive Tom Kington dall’Italia riprendendo l’agenzia di stampa ‘Middle East Eye’ che cita ‘fonti libiche’. L’Italia è sospettata di aver pagato 5 milioni a trafficanti libici per fermare il flusso di migranti attraverso il Mediterraneo per un mese. Sempre secondo il quotidiano conservatore britannico, ciò coinciderebbe con la diminuzione dell’86 per cento del numero di migranti partiti dalla Libia questo mese. Il report collega la notizia ad imprecisate ‘European intelligence agencies’ (un ‘piacerino’ non da poco, se confermato, ai colleghi italiani), e dice del pagamento di quei 5 milioni avvenuto dopo una riunione a Sabratha, a ovest di Tripoli, tra le spie italiane e membri della milizia Anas Dabbashi, che è coinvolta nella tratta di esseri umani. Il capo della milizia, Ahmed Dabbashi, avrebbe chiesto agli italiani anche un hangar per il suo quartier generale, per fermare il traffico. Le rivelazioni giungono a ridosso della riunione chiave a Parigi tra i leader africani e l’UE sulla riduzione del flusso di migranti, e questa non sembra una ‘cortesia’ casuale. L’accusa è netta e grave, in qualunque lingua la giri. «Rome paying Libyan traffickers to stem flow of Med refugees». Roma avrebbe pagato i trafficanti di esseri umani in Libia per fermare il flusso di migranti. Lo scrive Tom Kington dall’Italia riprendendo l’agenzia di stampa ‘Middle East Eye’ che cita ‘fonti libiche’. L’Italia è sospettata di aver pagato 5 milioni a trafficanti libici per fermare il flusso di migranti attraverso il Mediterraneo per un mese. Sempre secondo il quotidiano conservatore britannico, ciò coinciderebbe con la diminuzione dell’86 per cento del numero di migranti partiti dalla Libia questo mese.
Il report collega la notizia ad imprecisate ‘European intelligence agencies’ (un ‘piacerino’ non da poco, se confermato, ai colleghi italiani), e dice del pagamento di quei 5 milioni avvenuto dopo una riunione a Sabratha, a ovest di Tripoli, tra le spie italiane e membri della milizia Anas Dabbashi, che è coinvolta nella tratta di esseri umani. Il capo della milizia, Ahmed Dabbashi, avrebbe chiesto agli italiani anche un hangar per il suo quartier generale, per fermare il traffico. Le rivelazioni giungono a ridosso della riunione chiave a Parigi tra i leader africani e l’UE sulla riduzione del flusso di migranti, e questa non sembra una ‘cortesia’ casuale.

Scrive Andrea Malavolti:
Il Mossad, anni di lavoro perduti

“Piani come quelli per gli attentati sugli aerei con i computer portatili o i tablet vengono discussi tra i capi dell’organizzazione terroristica. Adesso staranno già indagando per individuare la talpa, stiamo parlando di un circolo ristretto. Le rivelazioni hanno messo in pericolo una fonte che immagino abbia richiesto anni per essere coltivata”. È l’analisi di Danny Yatom, ex capo del Mossad – i servizi segreti israeliani – che, intervistato dal Corriere della Sera, commenta il caso politico nato attorno al colloquio del presidente Usa Donald Trump con il ministro degli Esteri e l’ambasciatore russi. Trump, secondo quanto riportato dal Washington Post e poi da tutta la stampa americana, ha informato i diplomatici russi sui dettagli di come gli Stati Uniti siano venuti a conoscenza di un piano dell’Isis di usare computer e tablet come ordigni da far esplodere sugli aerei: a fornire queste informazioni top secret, il Mossad che però non si aspettava che Trump rivelasse a un Paese terzo le notizie. Un’azione, afferma Yatom, che mette in pericolo tutto il lavoro fatto dai servizi segreti israeliani in Siria. “Di sicuro i dirigenti operativi – spiega Yatom, che ha guidato il Mossad fino al 1998 – stanno rivedendo alcune procedure. Frustrazione e disappunto sono diffuse. Direi che in molti sono arrabbiati”.

Scrive Andrea Malavolti:
La conferenza anti israeliana senza contraddittorio

Caro Direttore,
nella Sala delle Colonne del Comune di Torino si sono vissuti momenti di alta propaganda filo-palestinese, senza contraddittorio ma soprattutto con il beneplacito delle figure istituzionali presenti: il vicesindaco Guido Montanari e il presidente del consiglio comunale, Fabio Versaci, in rappresentanza del sindaco Chiara Appendino. Due figure importanti, a sottolineare la vicinanza della giunta e della maggioranza consigliare a 5 Stelle. Fabio Versaci ha aperto la conferenza di presentazione del progetto “Recuperare il sorriso e la dignità di vivere”, promosso dall’associazione “Oltre il mare” di cui è referente torinese Carlo Tagliacozzo, presente in Sala. Relatrice anche Patrizia Cecconi, presidentessa della onlus “Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese”. Il progetto è finanziato dalla Fondazione Vittorio Arrigoni, intitolata all’attivista filopalestinese ucciso a Gaza nell’aprile 2011 da un gruppo di terroristi jihadisti.
Un progetto patrocinato dal Comune di Torino, che per bocca del vicesindaco Montanari ha annunciato altri iniziative di cooperazione tra la giunta locale e il mondo dell’associazionismo filopalestinese. Lo stesso Montanari ha più volte ricordato il gemellaggio tra Torino e Gaza: non è in effetti la prima volta che partecipa a convegni insieme a Tagliacozzo, esponente del movimento Bds (Boicottaggio, Disinvestimenti e Sanzioni contro Israele). Quest’ultimo, dal canto suo, ha ricordato l’importanza del movimento Bds, che sarebbe a suo dire addirittura ingiustamente censurato nel mondo occidentale e in Italia.
Ad aprire la conferenza di presentazione del progetto è stato Fabio Versaci, che si è limitato a ricordare le condizioni in cui vivono i palestinesi, pur ammettendo di non aver mai visitato quei luoghi. Se non altro non ha mai nominato Israele, cosa che invece ha fatto Patrizia Cecconi.
L’esordio della presidentessa della onlus “Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese” è di quelli memorabili: “La colpa di ciò che succede a Gaza è al 100% di Israele”. Quindi la sofferenza della popolazione, la povertà, i “bambini che non sorridono”: colpa di Israele.
Gaza, secondo la dottoressa Cecconi, è “un carcere a cielo aperto” ed è, testualmente, “circondata da rete elettrificata come i campi di sterminio”. Il paragone tra il nazismo e Israele si conferma uno dei cavalli di battaglia della propaganda filopalestinese.
La dottoressa Cecconi non si ferma. Denuncia “Omicidi di ragazzi palestinesi che vanno a raccogliere akkoub”, altrimenti detta gundelia, pianta simili ai cardi.
E poi la solita perla: “Gaza è sotto assedio e non ha acqua. Le colonie avevano l’acqua, quando sono state smantellate da Sharon, gli israeliani non hanno restituito l’acqua. I gazawi possono prenderla solo dai pozzi ed è salata”. Non dice, ovviamente che Israele ha raddoppiato la fornitura di acqua senza ricevere nulla in cambio e che Hamas non ha speso un solo shekel per riparare le perdite dell’acquedotto di Gaza.
Ancora, la Cecconi continua: “Israele assedia i gazawi ma poi li costringe ad essere mercato di sbocco. I gazawi sono costretti ad acquistare merce da Israele” ed è solo per questo che “a Gaza c’è tutto” come sostiene la “propaganda filo-israeliana”.
Questo spettacolo è andato in onda in una sala del consiglio comunale, con il patrocinio del comune, in presenza del presidente del consiglio comunale e del vicesindaco. Assente il sindaco, Chiara Appendino, ma a detta di Montanari solo perché impegnata.
Leggermente più sobrio l’intervento di Tagliacozzo, che ha ricordato che “Gaza ha subito tre operazioni militari devastanti nel 2009, 2012 e 2014. C’è una disoccupazione al 40%, che sale al 60% tra i giovani. Ma se i gazawi si ammalano devono andare in Israele perché a Gaza non ci sono strutture adeguate. Non tutti però vengono accettati”.
Israele non cura gli arabi?
E ancora: “il 95% dell’acqua non è potabile”, questo in virtù di una “Politica di attacco alle infrastrutture civili”.
E poi arriva l’auto-elogio: “Il movimento Bds è il maggior nemico di Israele dopo l’Iran, ma viene censurato, come accaduto recentemente a Roma su richiesta dell’Ambasciata israeliana”.
Infinte, Tagliacozzo propone: “Scambi culturali e di delegazioni con torino, città gemellata. A prescindere da chi governa nella Striscia. Nessuno è favorevole ad Hamas (quanta grazia! n.d.r.) ma il problema è rompere assedio e isolamento”. Un appello raccolto volentieri dal vicesindaco Montanari, il quale ha ritenuto opportuno aggiungere che il popolo palestinese vivrebbe da “decenni in stato di oppressione. Incredibile che la politica non trovi soluzioni”.
Prima di proiettare frettolosamente qualche diapositiva, ha ripreso la parola la dottoressa Cecconi, che ha detto la formula magica: “pulizia etnica”. Questo sarebbe in atto.
“Israele non ha mai rispettato le risoluzioni Onu. Nemmeno la 181 che ne sancisce la fondazione. Loro (gli ebrei n.d.r.) vogliono tutta la Palestina”.
La risoluzione 181 per la verità era stata rifiutata dagli arabi, Cecconi lo sa ma sostiene che “Era normale che gli arabi rifiutassero”.
Gli ebrei invece agiscono così perché “hanno la crudeltà di chi pensa che la terra gliel’abbia data Dio, ma ignorano che il padre del sionismo fosse ateo”. Un’argomentazione che sfiora l’antisemitismo.
Ma alla fine, in cosa consiste il progetto presentato? A fine conferenza si sono ricordati di dirlo: costruire un parco ambulatoriale nel campo profughi di Nar El Bared. A nord del Libano.
Non c’entra proprio nulla con Israele, ma si è parlato (male) solo di Israele. Con patrocinio e beneplacito della giunta comunale, che ha annunciato una pericolosa collaborazione.
Collaborazione, di fatto, con il movimento Bds, che tramite Tagliacozzo si è inserito nella conferenza senza che nessuno dei due esponenti istituzionali presenti ne prendesse le distanze, in primis Montanari.

Andrea Malavolti

Scrive Andrea Malavolti:
Edogan, mamma li turchi…

Caro Direttore,
in vista del referendum che si terrà il 16 aprile nel paese della Mezzaluna, il premier Erdogan sta dando il peggio di sé. Innanzitutto sta islamizzando sempre di più il suo paese costituzionalmente laico dai tempi di Ataturk – l’esatto contrario di quanto fece Siad Barre in Somalia con l’aiuto decisivo di Bettino Craxi e dell’allora ministro degli esteri Gianni De Michelis -, ci ricatta per la questione dei migranti, inasprisce l’assurda guerra contro gli eroici curdi e adesso ha anche assunto una posizione isolazionista che fa leva sull’orgoglio turco e sull’identità nazionale in chiave anti UE che non lo vuole. Un anonimo funzionario dell’Unione Europea disse anni fa, quindi in tempi relativamente non sospetti: “La Turchia in Europa? Ma vogliamo portarci in casa 70 milioni di mussulmani?”. Come diceva Renzo Arbore, meditate gente, meditate…

Grazie per l’attenzione,
Andrea Malavolti

Scrive Andrea Malavolti:
La famosa congiura

Caro Direttore,
in merito al tuo articolo di oggi “Cosa c’è dietro la legge Boschi…” non posso che essere pienamente d’accordo con te. Anzi, se si va avanti così tra un po’ qualche esponente del No tirerà fuori la famigerata congiura giudaico-plutocratica-massonica…
Grazie per l’attenzione,
Andrea Malavolti

Andrea Malavolti
Charlie Hebdo è/e la satira

Cari compagni, care compagne

Sono un 54enne di Correggio (RE) regolarmente iscritto al PSI. Mi
dispiace perché so che la linea del nostro partito è diversa ma mi
permetto di stare dalla parte di Charlie Hebdo . Charlie Hebdo fa da
sempre “satira cattiva” – compresa le discutibili vignette sui
terremotati dell’Italia centrale – e così è, uno è sempre libero di non
comprarlo. Dopo la famosa strage, ai tempi di “Je suis Charlie”, mia
moglie acquistò Charlie Hebdo. Certo allora eravamo tutti concentrati
sulle vittime ecc. Eppure io l’ho guardato dalla prima all’ultima pagina
e c’erano ad esempio delle vignette terribili sull’amatissimo Papa
Francesco. I meno giovani di voi ricorderanno sicuramente Il Male.
Ecco, a mio parere CH è sulla sua falsariga.

Andrea Malavolti

Andrea Malavolti
Per chi votare quando
non c’è il nostro simbolo?

Cari compagni,
sonoun socialista “nennian-pertiniano” che vive a Coreggio, RE, 26 mila
abitanti. Ho un quesito: nei comuni relativamente piccoli come il mio
quasi mai, a parte forse nelle politiche, appare il simbolo del PSI. Ma
siccome da bravo emiliano sono uno che quando c’è da votare va a votare
mi domando: un socialista convinto, in assenza del simbolo del suo
partito di riferimento, per chi deve votare? Per il PD, visto che a
livello europeo è entrato a far parte del Partito Socialista e
Democratico? Quanto alla Lista Bonino ormai sono anni che non di vede
più…
Grazie per l’attenzione e un affettuoso saluto,

Andrea Malavolti