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Angelo Santoro

L’affare migranti

Sono anni ormai che i governi che si succedono sparano sulla questione dei migranti come fumogeni per confondere ogni cosa. La quasi totalità dell’informazione e dell’opinione pubblica è dedicata a questi pochi disgraziati che rischiano la vita per cercane una nuova.

Ma come si fa a pensare che qualche decina di migliaia di disperati possano mettere in crisi un Paese di 60 milioni di abitanti, facente parte del G7, nonché una delle dieci potenze economiche più importanti del mondo?!
Semmai, il problema è la sciatteria e il lassismo politico (cioè l’assenza di politiche di integrazione adeguate), sostenuto dall’ipocrisia dei benestanti che, dall’alto dei loro attichetti nei quartieri più chic della città, non sanno nulla dei disagi delle aree povere e delle periferie. Eppure, dal loro pulpito, danno lezioni umanitarie su come accogliere e gestire le emergenze.

Il punto è che se all’accoglienza non si accompagna la possibilità di un effettiva integrazione e inclusione sociale il risultato è che ai poveri della metropoli si aggiungeranno altri poveri, immigrati, che in quanto tali, cioè poveri non integrati, non inseriti nel mercato del lavoro, non occupati in alcuna attività, magari per il fatto che molti di loro si dedicano all’accattonaggio o stazionano nei parchi pubblici, nei parcheggi o nei pronto soccorso degli ospedali, danno l’idea di essere molti di più. Da qui, l’idea dell’ “invasione”.

L’immigrazione senza pianificazione degli interventi e integrazione è una buona occasione per la malavita, per il lavoro nero a basso costo e soprattutto per far vivere in emergenza un Paese che di emergenze ne ha davvero tante, ma certamente non quella dei migranti.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, oltre ad operare perché l’Europa faccia fronte comune sulle problematiche di una migrazione economica che diventerà sempre più pressante, contestualmente deve chiedere ai sindaci più intransigenza nell’applicare le leggi sull’ordine pubblico esistenti.

Gli anni Settanta è Ottanta in Italia si sono tristemente contraddistinti per i sequestri di persona che avvenivano regolamente, ma quando lo Stato ha applicato la legge sul sequestro dei beni e i familiari dei rapiti non hanno potuto più pagare il riscatto ai rapitori, l’affare si è sgonfiato fino a scomparire del tutto.

I malavitosi delinquono se c’è da guadagnare, non lo fanno certo per divertimento. Questo per dire che oggi la mafia non gira più con la coppola e la doppietta a tracolla, ma viaggia per il mondo in prima classe e dove c’è da fare affari si impegna con grande capacità e profitto.

Ora, sembra che vadano in Africa a convincere gli africani a venire in Italia per la modica spesa all inclusive di 5.000$ a testa, dove troveranno non solo una possibilità di futuro ma soprattutto l’assistenza sanitaria gratuita. Questo particolare spinge le persone che perdono la vita per una semplice infezione a salvare la loro vita nel nostro Paese.
Poi, per l’integrazione e il lavoro, si vedrà.
Bloccare le partenze dalle coste africane significa eliminare la possibilità di speculare dei mafiosi che, perdendo l’affare, smetteranno di sradicare gli africani dalle loro case e dai loro affetti.

In Africa le guerre provocate ad arte da noi occidentali per depredarne i territori in questo momento scarseggiano, i migranti sono tutti economici…o quasi.

Il dio Denaro favorisce l’egoismo 

I ricordi del Dopoguerra, quando la migrazione italiana era tutta interna, ci raccontano che nelle famiglie povere la porta era sempre aperta, dimenticando di dire che non c’era nulla da portare via. In fondo, quando non si possiede niente la vita trascorre con una certa inedia e non si fa caso al nuovo vicino di casa e alle sue abitudini. Il riferimento è sempre a quegli anni che hanno visto le regioni più dinamiche del Paese crescere grazie alle braccia di uomini in cerca di fortuna che stipavano i treni diretti al Nord per avere una vita.

La porta blindata, all’inizio degli anni Settanta, è stata messa con l’idea che avrebbe protetto le nostre cose, non certo per difendere quello che all’epoca nessuno attentava. Erano i segni del benessere, quel benessere che d’improvviso ci aveva trasformato da altruisti in egoisti. Finalmente, dopo anni di rinunce e miseria, avevamo da perdere qualcosa.

Erano gli anni della speranza, della scalata ai diritti sociali che offrivano a tutti la possibilità di curarsi e vivere più a lungo; anni in cui la catena di montaggio sociale aveva saputo creare un’armonia tra il tempo dedicato al lavoro e quello dedicato al tempo libero, tra opportunità lavorative ed economiche e libertà dei diritti, tra risparmio, investimenti e consumi.

Le banche reinvestivano oculatamente i depositi prestando danaro ad imprenditori coraggiosi che con il loro impegno creavano le condizioni per la crescita di nuove opportunità di lavoro. E là dove non arrivava l’iniziativa privata, ci pensava lo Stato, la mano pubblica ad intervenire, generando una continua crescita della domanda interna.

Ancora oggi, in molti luoghi, le persone sono fiduciose e accolgono chi è in difficoltà, ma la maggior parte si è incattivita quando si è vista espropriata del lavoro e della sicurezza sociale garantita da tutele e diritti. In una parola, quando ha visto ridursi quel modesto benessere su cui si reggeva la fiducia del futuro. Non capire tutto questo si è rivelato devastante per la nostra società.

La politica è andata fuori strada perché diventata incapace di guidare il Paese, distratta dalle luci colorate dei ricchi egoisti che hanno fatto pagare un prezzo altissimo della loro crisi alla popolazione. Quelle lucine colorate hanno distratto gli stessi governanti, attratti come api sui fiori dalla promessa di ricchezza, lusso e prestigio, per quanto forte era la brama di frequentare gli ambienti più esclusivi e prestigiosi.

La semplicità, quel volano che aveva fatto crescere l’Italia, è stata sostituita da sistemi più sofisticati e le parole come Nasdaq sono entrate nella nostra vita. Così siamo caduti nell’errore di pensare si potesse vivere meglio senza lavorare, ma diventando noi stessi speculatori dei nostri risparmi. Cosicchè abbiamo autorizzato banchieri senza scrupoli a giocare con noi come il gatto e la volpe, salvo poi essere stati sopraffatti dalla morsa della speculazione e della finanza mondiale.

Questa è la triste parabola di quell’egoismo generato dalla nostra avidità e dalla nostra bramosia di arricchimento che ci ha condotto oggi dritti dritti nel vicolo cieco dell’impoverimento, della distruzione del ceto medio e, con esso, di ogni sicurezza sociale ed economica. Oltre – ed è questa la cosa peggiore – ad aver cancellato in noi ogni forma di sano altruismo. Che avesse ragione Pasolini a rimpiangere l’italia delle borgate e del mondo contadino? Quell’Italia del dopoguerra e del boom che il dio Mercato e il dio Denaro han fatto sì che scomparisse nell’arco di una manciata di anni.

Angelo Santoro

In Italia 1milione di bambini vive in miseria

L’Istat che monitora la povertà del Paese ha lanciato l’allarme su centinaia di migliaia di minori che vivono in miseria. Proprio come la nota favola di Andersen “La piccola fiammiferaia”.

La fiaba così esordisce: “Era l’ultimo giorno dell’anno: faceva molto freddo e cominciava a nevicare. Una povera bambina camminava per la strada con la testa e i piedi nudi. Quando era uscita di casa, aveva ai piedi le pantofole che, però, non aveva potuto tenere per molto tempo, essendo troppo grandi per lei e già troppo usate dalla madre negli anni precedenti. Le pantofole erano così sformate che la bambina le aveva perse attraversando di corsa una strada: una era caduta in un canaletto di scolo dell’acqua, l’altra era stata portata via da un monello. La bambina camminava con i piedi lividi dal freddo. Teneva nel suo vecchio grembiule un gran numero di fiammiferi che non era riuscita a vendere a nessuno perché le strade erano deserte. Per la piccola venditrice era stata una brutta giornata e le sue tasche erano vuote. La bambina aveva molta fame e molto freddo.”

Oggi, per certi aspetti, milioni di bambini vivono una situazione miserevole e forse peggiore della piccola fiammiferaia: vendono consapevolmente loro stessi a spregevoli orchi che sporcano il mondo, sempre pronti ad approfittare delle situazioni disagevoli dei minori.

Il nostro dito è puntato in maniera cruda e diretta su di loro e sulla situazione di violenza di cui sono responsabili; i piccoli esseri umani, invece, che vivono in miseria e in condizioni di povertà estrema, non hanno alcuna responsabilità. Forse non ci farà piacere leggere di queste cose, così come negli anni Settanta i nostri genitori cambiavano canale quando la televisione ci proponeva le immagini sconvolgenti dei bambini del Biafra.

Non possiamo, non dobbiamo permettere più che dei ragazzini paghino le peggiori violenze che una società sempre più vigliacca è capace di infliggere loro, in quanto indifesi. Lo Stato, in questo caso, deve essere davvero inflessibile e di esempio, penetrando e rompendo il clima omertoso che avvolge la parte più buia e violenta della vita.

L’elenco degli abusi non può essere ridotto a tale, perché sono incommentabili le cose orripilanti e le peggiori porcherie che si possono infliggere ad un innocente. Coloro che praticano le punizioni più severe ai figli sono quegli stessi genitori che comprano la purezza per pochi spiccioli, spesso utilizzati per l’acquisto di droghe.

Siamo ben oltre i confini del male; siamo nella parte più fetida della società; siamo al mercimonio di fragili vite che non hanno chiesto di venire al mondo.

Tutto ciò non si risolve con la Misericordia; la Misericordia in questo caso ha bisogno dell’aiuto di una società che, soprattutto in un ricco Paese d’Occidente, si deve ribellare fino al punto di prelevare forzosamente i capitali accumulati con le più torbide speculazioni finanziarie, frutto del gioco d’azzardo dei banchieri che addebitano le perdite ai risparmiatori tenendo per loro i profitti.

La povertà ha bisogno di risorse, non di ladri. E, per favore, facciamola finita nei salotti più esclusivi di arrivare sempre alle solite conclusioni. Vale a dire che per aiutare i poveri non c’è altra soluzione che far diventare più ricchi i miliardari.

L’impoverimento dei cittadini di ultima generazione è un fenomeno nuovo e per questo dai risvolti sconosciuti. Sarei più cauto e allo stesso tempo determinato al posto di chi governa una miseria che sembrava sconfitta dal lavoro e dalle tutele sociali.

Angelo Santoro

Le mense dei poveri aiutano molti italiani a sopravvivere

Sono 2.700.000 gli italiani sopravvissuti nel 2017 grazie alle mense dei poveri. Cifre poco note a causa dell’imbarazzo e della dignità di chi non è mai stato abituato a farlo, perché “prima ce la faceva”, tutto sommato.

Ed è così che di Aquarius in Aquarius la catena dell’ipocrisia lascia i pasti pagati. Come a Napoli con il meccanismo del “caffè sospeso”, quando coloro che hanno facoltà lasciano, a loro buon cuore, un caffè pagato per chi ne ha più bisogno. Così, ogni tanto capita che si affaccia qualcuno alla porta del bar per chiedere dignitosamente se c’è un “caffè sospeso” per lui.

Ciò che banalmente non si capisce è il fatto che la Lega ha costruito il suo consenso non sulla pelle dei poveri migranti, ma contro l’ipocrisia di quanti si rifiutano perfino di “toccare” il vicino della porta accanto perché colpito da miseria, mentre riversano tutta la loro umanità nei confronti del migrante. Gli stessi che percepiscano come “vomitevoli” – per usare un linguaggio sprezzante à la Macron, con tanto di naso all’insù – coloro che non possono pagare nemmeno il ticket per una visita medica o che sono in fila alla Caritas.

Si odono all’orizzonte i tamburi di un prossimo e devastante scontro sociale. Una guerra civile strisciante e silente. Fu peraltro lo stesso Macron a parlarne quando a Strasburgo espresse la sua preoccupazione per una possibile Guerra civile europea.
Immaginiamo che il padrone dell’Eliseo si riferisse a quella Rivoluzione che solo qualche anno fa (era il 1789) cambiò l’Europa e il mondo.

Perché, a ben vedere, non c’è motivo di allarmarsi ulteriormente sui corsi futuri: la guerra civile è già in atto da tempo! Ci riferiamo a quello scontro economico ben più crudele, per il quale i Paesi si combattono all’ultimo penny, cercando di infliggere povertà al nemico con l’arma che non si inceppa mai: quella di indebolire l’avversario, impoverendolo con il maggior numero di feriti possibili. D’altronde, i morti costano solo un sacco di plastica nera.

I feriti di ultima generazione delle Nazioni più ricche sono i migranti che assorbono il massimo delle risorse sociali di quei Paesi che sono forzati a farli sbarcare. Costretti da quegli uomini che prima portano guerra nei territori da dove scappano i migranti – tutto per qualche barile di petrolio (e hanno la faccia tosta di parlare di “esportazione della democrazia”!) – e poi danno le pagelle di bontà, mentre sorseggiano Misericordia.

Certo, una volta integrati i migranti diventano delle preziose risorse, ma nel frattempo debbono spartire le fila delle mense degli impoveriti, i quali non avranno tempo per vedere germogliare le virtù di chi arriva, avendoli concorrenti da subito nella corsa al piatto di minestra.

Una visione cruda di una realtà che solo gli ipocriti non vogliono convincersi, infettati da quel buonismo che li vede sul fronte delle parole a dirottare i disperati sempre a casa di qualcuno purché non sia la loro.

Anzi, se possono, con la scusa di promuoverli perché utili alla nostra crescita sociale, li fanno lavorare per due euro l’ora. D’altronde, dovranno pur trovare i soldi per pagarsi le vacanze nelle spiagge più esclusive, no?!

Angelo Santoro

Le banche hanno corrotto i capi dei rivoltosi 

Sorprendentemente gli utimi anni si sono contraddistinti per la protesta del “popolo” contro gli istituti di credito i quali, in maniera più spregiudicata del solito, hanno fatto carne da macello dei suoi risparmi. Al punto da far dimenicare le gesta banditesche dei “furbetti del quartierino”, sotto scorta dell’allora Governatore di Bankitalia. Una scorta che nel tempo si è trasformata in quella della polizia che, in questo caso, li scortava…ma in galera!

Non ci riferiamo solo agli importi truffati che in assoluto potrebbero essere anche inferiori alle malefatte precedenti, ma a come palesemente e nella piu completa indifferenza della Banca d’Italia il popolo sia stato scippato da quelle banche che si ritenevano le più belle del Reame, ma solo perchè i loro dirigenti campavano come dei Re, ovviamente a spese dei cittadini risparmiatori.

Le conseguenze di tali, vergognose, azioni hanno prodotto uno scompiglio sociale devastante: vedi il quasi 40% di imprese che hanno chiuso (dati Bankitalia), sommate a tante altre condannate al fallimento. Migliaia sono stati gli imprenditori che si sono tolti la vita per la vergogna. Fatti drammatici, oggi dimenticati. Quello che non si dimentica facilmente, però, sono le conseguenze di questi fallimenti che hanno aperto le porte alla disperazione di gente costretta alla disoccupazione. Peraltro, per molti di loro, senza alcun paracadute sociale, alcuna tutela previdenziale che possa intervenire in loro soccorso.

Rimuovere tutto questo e fare finta di nulla, lasciando al loro posto gli assassini finanziari del sistema Paese, è il vulnus che ha fatto sanguinare il profondo dell’anima degli eredi dei galatuomini che hanno commesso il gesto estremo, dopo essersi ritrovati sulla loro scrivania i pignoramenti da affrontare.

Tutto questo è stato cavalcato in maniera cinica da chi, per scopi solo personali, si è messo a capo dei rivoltosi “don Chisciotte” con promesse di duelli mortali contro le banche. Peccato che, dopo aver lanciato la sfida, non si siano presentati mai una volta all’appuntamento! Capisco i politici che mentono per mestiere, ma come giudicare gli approfittatori che vivono cavalcando la menzogna, distribuendo come coriandoli false promesse sulla pelle di coloro che non hanno più una vita, se non come essere spregevoli?!  Mi riferisco a tutti coloro che non si sono messi i tappi nelle orecchie per non ascoltare le sirene bancarie, mentre aspettavano il momento opportuno per vendere i rivoltosi al nemico. Molti sono stati i consulenti che mentre partecipavano al pianto dei clienti e di qualche associazione a difesa dei risparmiatori nel frattempo si accordavano con la banca per godere dei suoi favori.

Per farla breve, nel mentre la banca corrompeva i capi dei rivoltosi, godeva nel constatare come i capi corrotti si affrettavano a smettere il basco da rivoluzionario per calarsi le braghe, godendo del piacere di essere sodomizzati dal banchiere in persona. Non è questa forse la macchietta più tipica dell’italian style? Ovvero quella per cui il Valvassore sodomizza il valvassino affinché sodomizzi il vassallo plebeo, facendogli credere di essere al suo fianco nella lotta contro il primo. Da millenni, sempre la stessa storia!

Riflessioni di un barbaro pentito

In Siria sono già stati sparati un centinaio di missili e consumato qualche pieno di benzina per navigare fino a ridosso delle coste siriane. Sulla Siria si è sproloquiato innumerevoli dichiarazioni sulla libertà, sulla democrazia e su quei diritti umani che tornano sempre utili quando si devono fare cazzate. Poi, più nulla!

Le donne e i bambini di quel Paese, intanto, continuano a morire di maltrattamenti, soprusi e fame, in attesa degli aiuti internazionali vestiti dei panni dell’Onu che, in cambio di una bottiglia di latte, chiedono prestazioni sessuali. Tutto normale? Tutto normale!

Quello che fa incazzare è la nostra ipocrisia, oltre a quella spocchia che ci fa giudicare il mondo come fossero tutti imbecilli, straccioni e satrapi pericolosi, perché armati. Peraltro armati lo sono malissimo, perché i fucili mezzi arrugginiti e mal funzionanti glieli abbiamo venduti noi.

Quando poi facciamo la voce grossa con chi pensa di avercelo più lungo, ecco che allora, dopo un paio di bau bau, ci ritiriamo di buona lena e inventiamo che il barbaro non è barbaro bensì in realtà un grande statista. Guardiamo ad esempio a come viene oggi dipinto Kim Jong-un che, dopo aver sfoderato dalla fontina le sue bombe nucleari, è diventato pure Santo per noi occidentali!

La tattica è la stessa da sempre: identifica uno stato da colonizzare, lo chiami “canaglia”, combatti il suo esercito e mortifica il popolo (entrambi armati solo di fionde). Una volta vinto, devi esaltare la vittoria contro il pericoloso nemico.

Infine, dopo aver dichiarato di essere riuscito nell’ardua impresa di aver ricondotto il popolo sulla retta, scegli un fantoccio qualunque a te vicino e lo metti a fare il dittatore (fino a qualche anno fa funzionava così, oggi è preferibile un capo del governo democraticamente scelto da altri capi di governo, sulla base di elezioni manovrate… ma democraticamente svolte, eh!). In cambio, ti fai regalare le concessioni della sua terra e lo fotti ripetutamente finché non gli hai tolto ogni cosa, dignità inclusa, in nome della modernità e della realizzazione della civiltà.

Ah, che grande spirito di sacrificio far prevalere la democrazia! E che fardello per l’uomo bianco esportare i valori della nostra retta e giusta civiltà!
Pensate: in Africa per dare alle donne pari opportunità le abbiamo perfino convinte a comperare le scarpe col tacco 12 per camminare nei campi. Accidenti, questa sì che è civilizzazione!

Quando poi qualcuno di loro viene nei nostri Paesi, al guinzaglio dei negrieri collusi con i banditi europici, e piscia nel parco pensando di essere nella foresta, ecco che viene immediatamente denunciato per atti osceni in luogo pubblico.

Ma perché vogliamo a tutti i costi vestire l’uomo che vive felicemente il proprio Paese immerso nella natura, magari con giacca e guanti bianchi per farci servire a tavola? Mi chiedo chi sia davvero il barbaro. Anzi, in un eccesso di edonismo mi sono innamorato del mio titolo di oggi e quasi quasi scrivo un altro libro: “Riflessioni di un barbaro pentito”.

Angelo Santoro

Nella cassetta delle offerte San Paolo trova 3,5 Mld

Nessuno stupore, solo un gioco di prestigio ispirato a quello con cui i furbetti del quartierino assieme Antonio Fazio si divertivano.
Sciolta la banda degli amici dell’ex Governatore di Bankitalia, ecco che i segugi della finanza hanno seguito l’odore del vecchio giocattolo trovato in un dismesso mercatino dell’antiquariato; e una volta spolverato, lo hanno aggiornato ai tempi odierni.
Infatti, giocando qualche spicciolo hanno vinto d’un colpo due corazzate bancarie come la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, guadagnando un culo di miliardi con una sola puntata.

Ora, i maliziosi dicono che qualcuno che sta molto in alto abbia aiutato San Paolo a compiere il miracolo, ma non sapremo mai come stanno le cose perché noi non siamo manco Beati. Gli unici sono quelli di Banca Intesa che, beati loro, hanno vinto la cassaforte dei veneti… e non solo.
Altri, più pragmatici e meno creduloni, pensano che sia stato un regalo del ministero del Tesoro nella figura del titolare del Dicastero sempre pronto ad ubbidire agli ordini della BCE. Si racconta che questi volesse punire l’ostinazione di Vincenzo Consoli a non voler coniugare a nozze con la sua conterranea vicentina.
Hai voglia a fare giornalismo d’inchiesta…mica siamo morti che possiamo andare in Paradiso per sapere cosa sia successo veramente! possiamo solo fare delle congetture e trasformarle in NEOSATIRA per divertirci e divertire, evitando cosi di essere derisi da quei furbetti del quartierino che, meglio incappucciati dei primi, sono praticamente irriconoscibili, in quanto ben nascosti nelle pieghe del bilancio di Banca Intesa.
Un bilancio che ha fatto trovare a San Paolo, nella cassetta delle offerte, nientemeno che una banconota da 3,5 Mld.

La nasconderanno sotto la mattonella o la segneranno per riconoscerla come in “Totò, Peppino e la Malafemmina”, o si limiteranno a ripercorre le gesta sempre di Totò e Peppino ne “La banda degli onesti”?
Ovviamente, con un finale diverso da quello del film nel quale i malcapitati comici napoletani erano talmente a disagio nelle loro imprese criminali da sabotare i loro stessi piani, mandando all’aria tutta la ricchezza “guadagnata”.
Del resto, per rimanere in tema di citazioni di Totò, qui invece abbiamo a che fare con dei caporali, mica con degli uomini!

Angelo Santoro

Le carnevalate delle banche, diamanti e perline colorate

I nodi vengono sempre al pettine per i comuni mortali che pagano le conseguenze delle azioni delittuose, in questa vita o nell’altra. Invece i banchieri no, loro non pagano; sono esenti dalle punizioni terrene, mentre quando vanno di la’ portano i resoconti contabili delle attività.Sarà per questo che alcuni vengono chiamati banchieri di Dio?! Ma per tornare sulla terra, le ultime buffonate che hanno visto i banchieri protagonisti delle vendite di telefonini (e in alcune filiali a luci rosse avevano collocato addirittura i distributori di preservativi che, tutto sommato, risultavano anche divertenti).

Ma quando hanno mirato al bersaglio grosso dei risparmiatori, prima con la vendita dei derivati poi con quella dei bond argentini e Parmalat, per arrivare ai diamanti ed infine alle azioni truffaldine di alcune banche popolari, sono scesi così in basso che forse sarebbero stati schifati anche dal Diavolo in persona.
Abbiamo appena elencato alcune nefandezze che conosciamo, perché ne siamo stati infettati… e ciò che non sappiamo? Qualcuno di voi, comune mortale, ha mai controllato un estratto conto col commercialista? Oppure si è fidato delle spiegazioni dell’impiegato bancario di giornata?

I clienti considerati un po’ più svegli venivano ricevuti dal direttore. Peccato solo che, una volta davanti a lui, pronto col calendarietto profumato e l’agendina, chi ha pensato più all’estratto conto dove i conti, quasi a far bisticciare le parole, non tornavano mai?! Anzi, le persone irose a parole, quelle che volevano ribaltare addirittura la filiale, tornavano a casa per raccontare alla moglie che il signor direttore le aveva salutate e stretto la mano, regalandogli un bel calendarietto scaduto che, estasiati, mostravano in famiglia, dicendo: “ma che gentile il direttore che mi ha ricevuto…è proprio una brava persona!”.

Peccato che quello era lo stesso direttore che, senza sapere un cazzo di pietre preziose, vendeva diamanti come fosse stato un esperto intenditore titolare di una gioielleria in Monte Napoleone che si rivolge prontamente ai clienti: “quando vuole torni che lo ri-prendiamo volentieri!”. Non si è mai capito se intendesse a calci sulle palle. Il dubbio viene perché è quello che fanno le banche con chi ha comperato i diamanti da loro, assicurando l’affare della vita allo sprovveduto investitore.

Questo perché, a leggere il comunicato di Confconsumatori, sembra che qualche povero Cristo sia andato in banca, addobbata per l’occasione a negozio di gioielli, per rivendere le perline colorate (i diamanti) e con il ricavato comperare l’aratro. Sfortunatamente è successo che per l’acquisto ha dovuto ipotecare casa e prendere un mutuo, in quanto le pietruzze bianche – come riferito – poteva mettersele su per il sedere, usando un linguaggio chiaro e inequivocabile

Hai capito questi banchieri giocolieri! Ti fanno sparire i risparmi con la scusa di venderti delle perline colorate, spacciandole per diamanti!

Angelo Santoro

In pancia alle banche c’è solo il verme solitario

Il termine “in pancia” si è cominciato a sentire in riferimento ai crediti deteriorati che le banche italiane hanno in sofferenza; ora non si capisce se il patimento, e conseguente dimagrimento, sia per causa della “tenia”, oppure solo una scusa per farsi compatire dalla BCE dove chiedono aiuto!

Il verme solitario delle banche è conseguente all’ingordigia dei banchieri che hanno vissuto nel lusso più sfrenato a spese dei risparmiatori a cui, in molti casi, hanno prosciugato anche i conti, vendendogli come magliari le azioni truffaldine.
Ma noi italici ignoranti beviamo ogni cosa! Nessuno pensa che le banche raccontano cazzate quando lamentano i crediti inesigibili, semmai siamo noi cittadini che ne sopportiamo i costi perché le banche defiscalizzano le perdite in giornata. Ergo, non ci rimettono nulla; semmai guadagnano perché tutto quello che racimolano con i pignoramenti è utile netto, altrimenti col piffero che venderebbero le case dei clienti creditori, ad un decimo del loro valore, alle Società-avvoltoio. Argomenti, questi, che hanno portato ad una caccia spietata al verme solitario delle banche: quella che i politici hanno promosso prima del 4 marzo, all’arrembaggio dei voti degli elettori pugnalati vigliaccamente alle spalle dagli istituti di credito.

Infatti, sono stati davvero tanti i candidati al Parlamento del Paese che sproloquiavano contro i banchieri responsabili della crisi e protagonisti di una mattanza spietata nei confronti delle piccole imprese e delle famiglie italiane. Senza dimenticare di aggiungere alla lista le centinaia di migliaia di azionisti ingannati dalle Banche Popolari, complice inconsapevole il governo di allora, prosciugando i risparmi di coloro che avevano dato fiducia alla banca “di famiglia”.

Sì, i politici sproloquiavano: molti parlavano per sentito dire, ed era facile per loro, in campagna elettorale, promettere che qualora fossero stati eletti avrebbero rimborsato tutto il cucuzzaro, senza sapere nulla di ciò di cui si parlava e tantomeno cosa e quanto avrebbero dovuto restituire.

Intanto, una volta seduti sulle fantozziane poltrone di pelle umana, hanno cominciato a darsi del tu con quella parte di banchieri che aveva spergiurato di mandare a casa (o in galera). Chissà, forse si sono resi conto che di poveracci da ingannare ce ne sono ancora tanti, anche se con pochi risparmi, mentre i banchieri sono pochi e ricchi sfondati. E con i tempi che corrono è meglio essere cauti con loro… non si sa mai, un mutuo, un prestito, può sempre tornare utile.

Angelo Santoro

Il Bar dell’alta finanza di paese

Una volta al Bar dello Sport si parlava di calcio, era il luogo dove i lavoratori si ritrovavano la sera e nei giorni di festa. E, tra un un caffè e un bianchetto di troppo, alzavano i toni per difendere la squadra del cuore, per massacrare scientemente l’arbitro sempre e comunque.

Le chiacchierate non finivano mai, al punto che, ad una certa ora, venivano buttati simpaticamente fuori dal locale. Dopodiché, una volta all’esterno, ognuno di loro continuava a difendere le proprie ragioni. Nei piccoli paesi, specialmente la domenica sera, era frequente l’affacciarsi alla finestra della nonnina, disturbata dai toni alti delle voci, che dava degli scansafatiche ai tifosi invitandoli ad andare a lavorare.

Da quando il calcio è diventato uno sport d’élite, in quanto è possibile vederlo sono sui canali a pagamento, quello stesso ceto medio di lavoratori negli anni Duemila aveva di fatto ribattezzato il Bar dello Sport in Bar della Borsa valori, perché non c’era luogo dove lo schermo della televisione era costantemente acceso sui titoli azionari.

Gli ex tifosi di calcio si davano arie da banchieri parlando di finanza. Sappiamo come è andata a finire: un po’ tutti sono stati spennati a dovere come tacchini nel giorno di Natale!

Oggi, assistiamo ad un altro fenomeno curioso: quelle stesse persone uscite rovinosamente dalla crisi dell’ultimo decennio, si ritrovano nel Bar dello Sport rinominato per l’occasione Bar dell’alta finanza.

Gente che dopo aver perso il lavoro e chiuso l’azienda, spossessati degli ultimi risparmi rapinati in gran parte dalle ex banche popolari, discute animatamente sulle grandi opportunità dell’Europa che difende con convinzione. Così come è entusiasta dell’operato di Mario Draghi alla BCE, il quale – ci raccontano – “con l’immissione di liquidità, prima di 80 miliardi di euro al mese e ora di 30, ha salvato l’Unione e soprattutto l’Italia.

La domanda sorge spontanea, diceva Antonio Lubrano: ma cosa piffero frega a queste persone quasi indigenti di parlare di finanza, economia, Europa e BCE e di tutti quei responsabili della mattanza del ceto di lavoratori che, dopo una settimana di lavoro indefesso (perché erano in condizione di svolgerlo) avevano come passatempo quello di discutere di calcio al Bar dello Sport?!

Quando sei alla disperazione, così come molti italiani lo sono (gli ultimi dati parlano di 18milioni a rischio povertà), si dovrebbe avere uno spirito rivoluzionario più che finanziario, o no? Certo che i tempi sono davvero cambiati! Gli ideali si nascondono sotto la polvere da qualche parte in soffitta e la dignità e l’onore sono ormai semplici sostantivi che abbiamo relegato nei libri di storia.

Un mondo così ostinatamente costretto a campare alla giornata e privato della libertà; un mondo che non sa ricorrere la fantasia perché rimbecillito dai social e dalla rete, può solo sparare cazzate come i frequentatori del Bar dello Sport di ieri, oggi ribattezzato “Il Bar dell’alta finanza di paese”.

Angelo Santoro