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Angelo Santoro

15 anni di Euro: moneta
di Guerra e Pace

L’Euro compie quindici anni, siamo ancora in tanti a sostenere che dopo i conflitti dei cento anni , – con l’Europa e l’Euro, abbiamo fatto scoppiare la pace. Anche se un gran numero di persone rimangono convinte che è stata sotterrata l’ascia di Guerra, e proibito il passo dell’oca, ma che le armi sono state sostituite dall’Euro e il passo dell’oca sia diventato “ovattato” perché percorre i corridoi di una delle banche private più grandi del mondo: la banca centrale Europea.

Sono pure numerosi coloro i quali pensano che dopo tanta sofferenza, provocata dalla seconda Guerra mondiale, nel mondo ci siano meno detonazioni, – in Europa senza alcun dubbio -, ma solo se le pensiamo come esplosioni di armi convenzionali. Anni e anni, ormai, dove i colpi assordanti delle bocche di fuoco nel nostro Continente non si sentono più. Le abbiamo inviate nelle zone di Guerra del Pianeta per promuovere la pace. Ebbene, è lì che devono rimanere le spingarde obsolete, nei Paesi poveri del mondo a difendere quel pupazzo vestito da presidente che abbiamo messo per farci pagare a peso d’oro le armi arrugginite che gli abbiamo fornito. La povertà dei popoli africani dipende proprio da questo, e bene fanno a venire in Europa, perché arrivano da quei Paesi che abbiamo depredato per mano del satrapo sanguinario nostro complice. Grazie a noi occidentali, quasi siamo riusciti a pacificare tutto il Medio Oriente, lo Yemen del Nord e l’Iraq, per arrivare fino in Libia passando per la Siria. Da qui a poco saranno tutto uno splendore grazie agli appalti che noi europei, in particolare, ci siamo accaparrati mentre le bombe, ad Aleppo, cadevano come piovesse a dirotto. Certo, la pacificazione di un’area geografica e il suo relativo benessere non si raggiungono in un battibaleno, ci vuole tempo. Guardiamo i Balcani: dopo aver bombardato quella terra, e piegato i Serbi alle nostre ragioni, ora si respira aria pulita: ci sono voluti vent’anni, ma ne è valsa la pena. E in Europa? Allora c’è speranza che la pace possa continuare? Se per pace intendiamo che non ci saranno raid aerei e bombe come in Siria, Afganistan, Iraq, Libia, Yemen del Nord, e ecc., certamente si, però gli Stati europei non possono proprio fare a meno di misurare la loro potenza per capire chi possiede l’esercito più forte. Le guerre di ultima generazione non si fanno più con le mitraglie, quelle le vendiamo ai Paesi africani, e nemmeno le armi batteriologiche inaugurate dagli Inglesi in quel lontano 1600, quando gettavano gli animali infetti oltre gli steccati degli indiani d’America per farli arrendere. No, queste cose in Occidente non le facciamo ormai da tempo, da secoli direi. Oggi usiamo i soldi, infatti, l’arma più potente da noi si chiama euro, chi più ne ha, vince, chi ne ha meno, perde, chi non ne ha affatto, invece, finisce sottomesso: vedi la Germania come ha piegato la Grecia. Quindi, l’Europa: pensate solo alla fine che ha fatto Matteo Renzi per aver minacciato che si asteneva, come poi abbiamo fatto, nell’approvare il bilancio della Comunità Europea. Oddio, poteva farlo e non dirlo, ma la nostra maledetta abitudine di atteggiarci a bulli è insita nel DNA, non riusciamo a tacere, è più forte di noi! Ma non era stato per l’esito del referendum? Anche!

Dunque, l’euro. L’euro oggi compie quindici anni di vita e ha cambiato i rapporti di forza tra gli Stati d’Europa. É vero, una volta c’era il Marco più forte della Lira e magari meno forte della Pesetas, e ecc., ma una via di fuga era sempre possibile, quella che ogni Stato poteva stampare la sua di moneta, e quando si indeboliva le stamperie delle rispettive banche centrali lavoravano giorno e notte per recuperare competitività sui mercati. Oggi tutto questo non è più possibile, sei costretto ad asservire lo Stato più ricco che ti ha sottomesso senza spargimento di sangue. E poi si dice che non c’è guerra in Europa! Ma la guerra dei cento anni non è mai finita, noi, ingenui, pensavamo alle bocche di fuoco, al passo dell’oca, al nazismo, ma le oche siamo noi che ci abbiamo creduto. Ci hanno concesso qualche anno di benessere nella ricostruzione post bellica e, poi, nel 2002, con l’euro puntato alla tempia ci hanno tolto ogni cosa. L’euro è servito a questo scopo, ma quale benessere! Vedete del benessere nelle zone industriali abbandonate? Il 40% della disoccupazione giovanile, è benessere? Gli stipendi che sono tornati (dati ISTAT) a quelli del 1982, sono benessere? I risparmi “truffati” dalle banche ai lavoratori, con BankItalia girata dall’altra parte, sono un segno di benessere sociale? E via, cantando a squarciagola! Sono in molti però i commedianti che ancora recitano che “saremmo stati molto peggio senza l’euro”, ma peggio in che senso?! Visto che il 50% della classe media europea se ne è andata all’altro mondo! Viva l’Euro, abbasso l’Euro, non lo so, certo è che da quando si è impossessato della nostra vita, la moneta unica ci ha reso tutti più poveri, – meno i ricchi che sono diventati ricchissimi.

Africa, la Cenerentola del Pianeta

A eccezione di Etiopia e Liberia, tutta l’Africa è stata colonizzata dai paesi d’Europa: Regno Unito, Francia, Belgio, Spagna, Italia, Germania e Portogallo, senza il consenso della popolazione locale. È solo dopo la seconda guerra mondiale che i paesi africani hanno gradualmente riconquistato la loro indipendenza, con la benevolenza delle potenze coloniali che ne hanno deciso perfino i confini. Confini stabiliti senza nessun riguardo alle culture locali, causando, per questo, numerosi problemi in tutto il continente africano.

La lingua più comune in Africa è l’arabo, lo parlano circa 170 milioni di persone che principalmente vivono in Nord Africa, ma nel secondo continente con più abitanti dopo l’Asia, – pare siano 1 mirando e cento milioni -, gli africani si esprimono in altre 2.000 lingue.

Considerata dagli altri quattro continenti come terra di conquista per le sue risorse naturali, la corruzione dei capi di Stato africani è altissima, così come è altissimo il livello di pericolosità della terra d’Africa sempre più inquinata; perché approfittando della sua povertà è utilizzata come “pattumiera” di quel mondo industrializzato e arrogante che – perfino – ritiene di essere civilizzato.

L’Africa fa spesso notizia per i suoi lati negativi, come la fame, la guerra, il proliferare di “governi fantoccio” comandati come marionette dai Paesi d’Occidente e, di conseguenza, purtroppo, fa notizia soprattutto per la violazione dei diritti umani. Tutto ciò fa parte dell’Africa, ma l’Africa è molto più di questo: per cominciare è formata da oltre cinquanta paesi, ed è immensamente ricca di diversità paesaggistiche e culturali. Esperti demografi hanno infatti stabilito che in Africa ci sarebbero almeno 3.000 gruppi etnici. Ma non è l’unica curiosità perché la parte centrale dell’Africa orientale, la Rift Valley, è considerata da molti studiosi il luogo di origine degli esseri umani, quegli stessi luoghi da dove oggi arrivano i profughi più numerosi. A tal proposito vogliamo dire che troviamo incredibile permettere agli schiavisti di ultima generazione di abbandonare i discendenti dei nostri “antenati comuni” al largo delle coste europee, dove molti di loro, proprio ad un passo dalla speranza, affogano! Con i nuovi sistemi informatici riusciamo a leggere il numero di una targa dall’altra parte del mondo, e non ci accorgiamo quando migliaia di esseri umani vengono stipati come merce sui gommoni? Che assurdità!

Ci emoziona pensare che i più antichi resti di Homo sapiens sono stati trovati in Etiopia. Nel 1974, vicino Khadr fu rinvenuto lo scheletro di Lucy, un Australopithecus Afarensis che visse circa 3,2 milioni di anni fa, e che molti scienziati ritengono sia il più antico antenato diretto dell’uomo. Nel 1979, in Tanzania, nella regione Kibish, sono state trovate le più antiche orme umane. L’Africa è orgogliosamente anche questo.

Si dice che l’Africa è povera, ma i paesi africani non sono tutti poveri; è la distribuzione della ricchezza che crea problemi. L’Angola, per esempio, sta vivendo una vera e propria fase di boom economico, tanto da aver invertito i flussi di immigrazione verso il Portogallo di cui è stata una colonia: infatti oggi con la crisi sono i portoghesi che emigrano in Angola. Il Paese ha espresso anche il primo miliardario della storia d’Africa: guarda caso, Isabel dos Santos Fontes, figlia del presidente. Ecco, questo ci induce ad essere sospettosi, in quanto l’Angola, nonostante i progressi rimane uno dei paesi africani con il più alto numero di mortalità infantile, e la più alta percentuale di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà. Vuoi che ci sia l’influenza dei pupari dei paesi d’Occidente come osservavamo all’inizio?

Con un’ultima pennellata di colore terminiamo questo microscopico quadro con una nota storico-culturale. Nel 1.500, mentre la città di Londra contava circa 20.000 abitanti, la città di Timbuktu nel Mali superava i 115.000, e aveva anche l’Università. Il geografo Leone l’africano, nel 1526, scrisse: “Qui vengono portati diversi manoscritti e libri scritti da fuori della barbarie, che sono venduti ad un prezzo più alto di qualsiasi altro bene”. In Africa, oggi, invece, solo una percentuale di poco superiore al 35% abita le aree urbane.

Angelo Santoro

L’ABI nel Paese delle meraviglie

La proposta di legge per esentare dalla privacy i grandi debitori delle banche che vengono finanziate dallo Stato, è un triplo salto mortale per meravigliare gli spettatori amanti dei tuffi: forse che Antonio Patuelli sia un cultore di questa disciplina sportiva?! Il nostro è davvero il Paese delle meraviglie di Crozza, dove perfino si può chiedere al Parlamento di discutere una legge “discriminatoria” nei confronti dei cittadini che per il presidente di ABI non sarebbero tutti uguali. E, poi, una gran perdita di tempo, perché i nomi degli affidati morosi di MPS sono conosciuti da 23.000 dipendenti e relative famiglie; vuoi dire che l’unico che non li conosce è il presidente dell’associazione dei bancari italiani?!
Ancora una mossa diversiva dell’ABI per gettare fumogeni che confondono la verità; anche solo per questo motivo dovrebbe essere messa sotto inchiesta dalla Banca d’Italia… ops, dimenticavo che per il 94% BankItalia è proprietà delle banche, scusate!
Però il mio ragionamento vale lo stesso, l’ABI punta il dito accusatore contro i clienti Paperoni debitori di MPS, vuole sapere i loro nomi; ma cos’è uno scherzo, oppure Patuelli non ricorda il ruolo che ricopre? Inoltre gli vogliamo rammentare che prima di avventarsi “fintamente” contro questi ricconi sarebbe bene indagare il consiglio di amministrazione della banca di Siena, oltre ai funzionari che hanno deliberato i prestiti, non credete? E poi cosa ci fa il presidente di ABI, in un momento così particolare, in televisione nelle vesti Sherlock Holmes a far finta di voler scovare i nomi di quei clienti?! Non sarebbe stato più “morale” se ci fosse andato per prendere le distanze da quegli istituti di credito che hanno venduto le azioni “truffaldine” ai risparmiatori italiani? A questo punto la domanda sorge spontanea, direbbe Antonio Lubrano, non sarà che lo scopo è quello di intorbidire le acque per impedire che si riconoscano davvero i responsabili del dissesto finanziario di molte banche?!
A quanto ci risulta nessun cliente, piccolo o grande, è mai entrato in banca con una rivoltella da puntare alla tempia dei banchieri per avere degli affidamenti senza garanzie reali. Certo, caro presidente di ABI, tutti gli italiani, oggi azionisti di MPS, vorrebbero conoscere i nomi dei debitori milionari morosi, figuriamoci, la banca è anche loro!
Se invece l’ABI, con un linguaggio democristiano, ci vuole far intendere che mira a conoscere quei “padrini”, i quali hanno raccomandato che i fidi venissero concessi a tizio, piuttosto che a caio, è tutta un’altra cosa; allora lo dica con chiarezza, perché troverà concorde ogni cittadino del Paese nel voler scovare e pure smascherare questi signori “picone”. Solo facciamo le cose con ordine, e non perdiamo tempo prezioso con l’ennesima commissione Parlamentare che non approderà a nulla, in quanto ormai sappiamo bene che molto presto si andrà al voto, e ogni cosa ricomincerà daccapo. Mentre l’ABI ci prende per i fondelli, noi tutti le chiediamo il buon gusto di tacere! E anche se siamo persone che non capiscono di finanza, proprio perché indirettamente coinvolti, ci permettiamo un paio di suggerimenti elementari, cioè, sospendere subito i compensi dei funzionari della banche agonizzanti sine die; e avvicendare i vertici con i fattorini, mi spiego: i fattorini vadano al posto dei consiglieri di Amministrazione, e i consiglieri di Amministrazione vadano a fare i fattorini. Tanto non cambierebbe nulla perché di peggio non si potrà fare! E se proprio questi direttori galattici non dovessero riuscire a campare, andranno nei compro oro a vendere, piuttosto che ad acquistare… almeno si renderebbero conto in che caspita di situazione hanno messo migliaia di famiglie italiane e, soprattutto, di quanti piccoli artigiani “con le mani d’oro” (loro davvero si!) hanno fatto fallire nella disperazione.
Ora noi siamo persone semplici e, come abbiamo premesso, vediamo le cose con ingenuità, però, pensateci; tanto quella classe politica piconara collusa con i debitori del Monte Paschi (oltre alle altre banche) non avrete mai il coraggio di denunciarla. Non era Pietro Nenni che diceva: “lo Stato italiano è forte con i deboli e debole con i forti”?!

Azionisti banche venete, “state sereni”

banca-popolare-vicenzaIl 15% è stato offerto come rimborso forfettario a chiusura e stralcio di ogni contenzioso ai circa 175.000 azionisti di Veneto Banca e Popolare di Vicenza o, meglio, non si è avviata ancora nessuna trattativa perché i rispettivi consigli direttivi delle due banche devono ancora riunirsi per discuterne; vedrete che deliberare poi sarà tutta un’altra storia, ma ne parleremo in seguito. Ebbene, si è messa in moto nuovamente la “vigliacca” macchina della speranza dove ognuna delle parti in commedia recita il proprio ruolo. La sceneggiata vede riemergere dal letargo anche le associazioni che non hanno mai rappresentato gli interessi degli azionisti, le quali, pur non avendo letto il copione dei teatranti già lo contestano. Dunque, gli azionisti. Azionisti che dividiamo subito in grandi e piccoli per non fare confusione.

I primi, i grandi azionisti, non solo non ci fanno pena perché riteniamo che a consuntivo, anche se da qualche anno gli è andata male, da questa incresciosa situazione non hanno rimesso nulla, anzi, semmai tra dare e avere degli ultimi anni alla peggio hanno pareggiato: diciamo che non conoscevano nessuno e sono stati bravi. Quello che invece ci interessa, e anche molto, è sottolineare le ipocrite speranze date nuovamente ai secondi, i tanti piccoli azionisti che sono stati letteralmente rovinati da questo grande inganno delle azioni “truffaldine”, peraltro avallate dalla Banca d’Italia che, oltretutto, in Veneto Banca pare avesse un suo uomo sotto mentite vesti. Questa povera gente, già condannata più volte alla disperazione nell’anno appena trascorso, sarà ancora una volta e gratuitamente strumentalizzata perché gli si vuole far credere che potrà contare su una somma che, se e quando la otterrà, la vedrà chissà fra quanto tempo. In Banca Etruria, vogliamo ricordare, che su decine di migliaia di azionisti “truffati”, anche in maniera rozza, ad oggi, nonostante siano passati alcuni anni, ne sono stati rimborsati solo in parte, qualche decina. È questo il modo in cui affrontiamo le cose nel nostro Paese? Sempre sulla pelle della povera gente! Visco, il governatore della banca d’Italia, dovrebbe andare in mezzo a queste persone con il cappello in mano per scusarsi, altro che partecipare ai summit per risanare un’economia che, peraltro, è stato complice nel lasciar bruciare la maggior parte dei risparmi degli italiani caduti in questo grande inganno! Non lo abbiamo mai sentito proferire parola su questi casi drammatici il dott. Visco, qualcuno dei suoi è apparso in televisione, giusto un’anno fa, per brindare al Bail-in, oltretutto, presentandolo come panacea di tutti i mali e, mentre buttavano fumo negli occhi fiduciosi degli italiani, le banche venivano smantellate, fuse, e ricostruite altrove. È per l’incompetenza di questa gente che sono finiti nella disperazione centinaia di migliaia di azionisti; e ora dovrebbero essere loro le persone preposte a risanare il sistema bancario italiano?

Per tornare alle banche venete, chi prenderà la parola per dire agli azionisti di “stare sereni”, l’amministratore delegato Fabrizio Viola appena arrivato dal Monte Paschi di Siena? Ma via, non scherziamo!

Angelo Santoro

Nooooo, pure le Poste Italiane

Perfino le Poste Italiane sono riusciti a sporcare, l’ultima certezza che ci era rimasta nell’affidare i nostri miseri risparmi; è vero che il gruppo oggi è privato, ma nell’immaginario collettivo le Poste hanno sempre rappresentato un caposaldo della nostra storia: la fiducia!
La cosa che fa incazzare è ascoltare coloro i quali sostengono che bisogna informare e informarsi di più prima di investire i denari, un po’ come se dovessimo laurearci in ingegneria meccanica per acquistare un’auto. Torna addirittura prepotente l’idea di fare “educazione finanziaria”, dopo aver cancellato quella “educazione civica” che ora assente ci spinge sempre più velocemente verso la deriva dell’ignoranza.
Ho sempre pensato e soprattutto praticato la non violenza; ma non quella fisica: non mi ha mai sfiorato neanche l’idea di aggredire un’altra persona, ma pure quella verbale, quella estetica, e perfino quella espressiva. Credo fermamente nella severità e nella mitezza, allo stesso tempo. Si può essere estremamente rigorosi con lo sguardo disapprovando il comportamento di un bambino impetuoso, ma violenti mai! Eppure, l’ultima delle Poste Italiane (anche loro pare “truffaldine”) che nell’immaginario collettivo rappresentavano un pezzo di moralità di quel passato tanto vecchio, quanto ingombrante, ci spinge verso l’incredulità. Rammento quando il Parlamento, la Banca d’Italia, e perfino il Governo hanno fatto di tutto per evitare al pensionato di andare in Posta a ritirare la sua misera pensione e, alla fine, con le “cattive”, nel senso lato, gli hanno imposto di aprire un conto corrente in banca. E hanno fatto bene! Oddio, l’idea era quella di “rubare” qualche centesimo di commissioni a questi nuovi clienti, i pensionati, che non sapevano neanche cosa fosse un bancomat, ma alla fine ci sono riusciti a piegare le sue abitudini. In quel momento abbiamo pensato le cose più terribili per la coercizione psicologica perpetrata sull’anziano che, in Posta, quando ritirava la pensione trovava i suoi amici o, almeno, quelli rimasti. La generazione del libretto postale cosa avrebbe pensato dello scandalo, la vergogna, l’ingordigia, che ha contagiato tutto, e perfino le Poste?! Non sappiamo ancora con precisione com’è la situazione e, non sappiamo neanche se questo cambio di marcia delle Poste Italiane è stato innescato da amministratori delegati disinvolti, ma l’immagine di solidità, di certezza, che le mitiche Poste Italiane ancora ispiravano rispetto alle banche era rimasta, e noi ne eravamo orgogliosi. Ora, a cosa dobbiamo credere? E di chi avere fiducia? Quando ci specchiamo la mattina, siamo sicuri di essere noi? Mi viene da pensare cosa c’entra tutto questo con le Poste Italiane; mi viene da pensare pure cosa c’entra la violenza con cui ho iniziato l’articolo?! Ebbene, c’entra perché ho afferrato il significato di qualche vecchio professore che, giustificandosi con i genitori dello studente, diceva: “suo figlio è così irrequieto che mi è sfuggito uno scappellotto”. Il bello è che il papà e la mamma dell’epoca davano ragione all’educatore del ragazzo, perché si rendevano conto di quanto fossero importanti i professori per i loro figli. Ai tempi di oggi, per un’episodio del genere, si finirebbe sotto inchiesta, se non addirittura in prigione. Ecco, i risultati invece sono quelli di aver cresciuto donne e uomini cosi insicuri per il loro futuro, che sono disposti perfino a proporre investimenti fallimentari ai risparmiatori per una misera percentuale. È questo il mondo che vogliamo? Un mondo che si frantuma contro la fiducia storica riposta nel brand Poste Italiane!

I “giocatori” dal volto coperto

Nell’articolo di stamattina, io che non so nulla di sport, mi lancio nella metafora calcistica per osservare da altra angolatura una situazione paradossale: quella che condanna la politica economica delle banche e non dei suoi amministratori.
L’argomento del nuovo sport nazionale sono le banche, come se il palazzo del Monte Paschi di Siena possa competere con il grattacelo di UniCredit a Milano. Partite che vedono il grande pubblico degli abbonati fare tifo ora per l’una, ora per l’altra squadra, ma in campo ci sono solo le sigle che si contendono la coppa: ABI, BCE, BPR, BPB, BCC, e via dicendo. A differenza del calciomercato i nomi dei giocatori bancari non vengono mai fatti. Del Piero è stato un grande calciatore così come Passera un ottimo banchiere, ecc. La differenza sta tutta nel valore degli atleti, la qualità dei calciatori è misurata sui campi d’erba e i tifosi la sanciscono in base al gradimento del gioco e, ovviamente, del risultato ottenuto. In questo nuovo sport nazionale che vede protagonisti gli istituti di credito, si vedono dei gran palazzi ma nessuna faccia. Secondo me anche le procure della Repubblica fanno fatica a capire chi sono i giocatori corrotti non conoscendone i volti. Ho sempre sentito che le banche non amano pubblicità, la discrezione è l’anima di ogni azione del sistema più riservato del mondo, quello bancario, ma non per tutelare la privacy dei clienti: solo le incapacità della maggior parte degli amministratori/giocatori. Dunque, gli spettatori, quei tifosi delle curve degli stadi i quali assistono impotenti alla “partita delle partite” di ultima generazione: banchieri contro azionisti. Anche se il terreno, lo stadio, le maglie, gli allenatori sono stati pagati dai clienti, loro non possono giocare direttamente, ma solo assistere seduti sui sedili delle curve assegnate, però gli è consentito sognare di essere protagonisti in campo e pure calpestare l’erba col pensiero: solo i funzionari di banca scelti per rappresentare i correntisti possono giocare effettivamente la partita!

Capisco che questa descrizione può sembrare folle, ma negli anni abbiamo cercato in tutti i modi di spiegare che se una azienda finisce nei guai, la responsabilità non è dell’associazione Industriali o dei sindacati, bensì di chi la amministra… evidentemente lo abbiamo fatto male, perché nessuna denuncia è stata mai esposta per accusare le illegalità di un funzionario di banca. O meglio, una volta si è provato, anche in maniera circostanziata con tanto di ammissione pubblica da parte della banca della sua colpevolezza per firme contraffatte, ma nulla è successo; neanche la Banca d’Italia a cui era pervenuta la protesta è intervenuta per punire la confessione spontanea del colpevole. La conclusione è di scoraggiare chiunque abbia subito una provata violenza finanziaria da un semplice impiegato di banca, perché la rivalsa è destinata all’insuccesso. Loro, le banche, hanno tre armi micidiali: un’esercito di avvocati e i “tuoi” soldi con cui li pagano, oltre a tutto il tempo che vogliono; tu al massimo hai un’avvocato part-time, poco tempo, e gli euro un lontano ricordo.

Riteniamo che solo una denuncia collettiva basata sui racconti di vittime che non devono provare nulla, se non la propria buona fede, potrebbe scuotere il sistema con una condanna etica e morale degli episodi accaduti.

Soffocare di povertà

Dedico questo pezzo a quanti hanno perso il lavoro, e mi permetto anche una opinione sulla situazione contingente che di fatto esclude dalla vita sociale tutti coloro che si suppone siano diventati poveri… come avessero contratto una malattia contagiosa.
Questa lunga crisi sembra aver lasciato sul campo solo una povertà progressiva, da qui il desiderio di vivere l’ “oggi”. Non sono più sufficienti le promesse, o anche solo le aspettative di una ripresa economica: il PIL non cresce quanto la disperazione sociale! La parte benestante del Paese tratta da straccioni coloro che sono stati contagiati dalla miseria, e perfino li appella accozzaglia, ignoranti e populisti, quel 60% di cittadini che hanno osato manifestare il loro disagio votando “No” al referendum del 4 dicembre. Le dichiarazioni di alcuni top manager che hanno fatto riferimento alla “geografia” del voto sono state sprezzanti; mi rivolgo a quanti hanno detto che il “Si” è stato maggioritario nelle città di Milano e Bologna, mentre il “No” a Napoli e Cagliari. E come si sarebbero dovuti comportare, signori manager, i nostri concittadini che stanno entrando nella spirale di quella povertà che non gli consente nemmeno di curarsi? È difficile fare progetti con la pancia vuota e privi di salute! Vi dirò di più, mi chiedo pure perché questa saccente borghesia, che ancora sopravvive alla crisi, non abbia la consapevolezza che a bordo della nave Italia ci sono anche loro?! Non mi risulta che nel disastro del Titanic si siano salvati solo i ricchi!Va da sé che dentro una società dove non c’è lavoro, dove non si produce, si impoverisce tutti: curioso che in molti non se ne accorgano. Mi riferisco alla parte del Paese che non ha più la possibilità di acquistare l’essenziale per vivere dignitosamente, come gli operai, gli impiegati, i commercianti, i consulenti, i piccoli imprenditori, i liberi professionisti, i medici, e tanti altri… categorie che solo fino a qualche tempo fa sarebbe stato assurdo pensare in difficoltà. Piuttosto che insultarsi a vicenda e chiudersi nei rispettivi “orticelli” al grido – “si salvi chi può” – non è il caso di misurare le nostre ragioni chiedendo a gran voce il voto? O pensano, al solito, che i corsi di formazione di opportunismo e furbizia li preservino da ogni rischio? Ma non vedete cosa sta uscendo dal vaso di Pandora? Certo, c’è la possibilità che nuove forze politiche possano andare al potere, e allora? Accertato che tutti i candidati alla povertà non possono diventare più poveri, ma perché mai non devono riporre la speranza in nuove alternative? Cosa hanno da perdere? Le situazioni vanno analizzate per quello che sono oggi, non per quello che si sarebbe dovuto fare e non è stato fatto e, si badi bene, mi riferisco ai nostri comportamenti personali, non ai governi.
Questo non è più il tempo di contare sulla politica politicante, e il fatto che neanche più la speranza faccia parte del nostro futuro è già nelle cose; ma Santo Iddio, se la famiglia Agnelli avesse solo pensato che in Italia ci fosse stato ancora qualcosa da “beccare”, se ne sarebbe andata? In attesa che tutti noi si possa ritrovare pace e rassegnarci al presente, cerchiamo di vivere come meglio possiamo, e possiamo farlo solo declinando ogni verbo al presente! In maniera immaginifica è come se la gente avesse messo sul tavolo le risorse che possiede, e le stesse centellinando per superare il tempo che gli rimane; da ciò, si capisce che non sarà fatto nessun investimento produttivo nel prossimo futuro.
Oltretutto Il sistema bancario è radicalmente cambiato, mentre ancora vediamo le ultime filiali aperte non ci siamo resi conto che sono finte, quasi fossero ectoplasmi, e senza credito non c’è ripresa. Anzi, è rimasto il terrore di portare gli ultimi risparmi negli istituti di credito perché non abbiamo più fiducia: soprattutto dopo aver visto massacrare il nostro vicino di casa “truffato” dei suoi risparmi. Lo spartiacque che divide le due rive del Paese ormai non è più possibile superarlo, la corrente è turbolenta ed è affondato pure l’ultimo traghetto. Meglio così, perché la traversata sarebbe stata più perigliosa di quella effettuata da Cristoforo Colombo.
Per evitare di affogare è più prudente aspettare la prossima vita. Intanto, in un modo o nell’altro, campiamo l’ “oggi”. È curioso che vengano chiesti i sacrifici a chi ha perso il lavoro! Abbiamo solo una via d’uscita, quella di eliminare immediatamente (per decreto legge) tutti gli sprechi e i privilegi: basta chiedere a Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella.
Questo è un grido di dignità che vuole trovare ascolto perché la gente non può soffocare di povertà.

MPS, la storia infinita

I pilastri portanti di un Paese sono la salute e l’economia, il primo sempre più concentrato sulle conseguenze provocate dall’utilizzo smodato dei “conservanti” sui prodotti alimentari, e il secondo le banche che inversamente non hanno saputo “conservare” i nostri risparmi… al punto di essere completamente dipendenti di una BCE sempre più severa. Infatti, per MPS i soldi non bastano.

Ora sono nove i miliardi che mancano per il risanamento del Monte del Paschi di Siena, la notizia rimbalza sui telegiornali come un proiettile impazzito. Neanche il tempo di aver varato il decreto salva banche che includeva l’ingresso del ministero delle Finanze in MPS, e già i cinque miliardi destinati alla banca si Siena come richiesto dalla BCE non sono più sufficienti, adesso ce ne vogliono nove rilancia sempre la BCE. Gli stessi autorizzati a suo tempo dall’allora Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi per l’acquisto di Antonveneta. Ora nessuno sostiene cha l’istituto senese si sia rovinato per questo acquisto azzardoso, ma certo una bella spinta verso il burrone gliela data! Ma come si dice, al passato non c’è rimedio, o meglio c’è ma anche non c’è, nel senso che una volta caricati i problemi di MPS sulle spalle degli italiani non ci sarà mai fine per gli appetiti del tre cavalieri dell’apocalisse (tre, perché la morte è morta): la BCE, il Fondo Monetario Internazionale, e l’Europa. Il punto è che non mi sento di addossare nessuna responsabilità ai nobili cavalieri, semmai le colpe sono quelle della nostra ignoranza. Il sistema bancario spagnolo, così come prima di lui, quello tedesco, sono stati rattoppati con centinaia di miliardi di euro, e noi pensavamo di cavarcela con qualche milione di euro? Ditemi, la colpa è loro perché ci tengono sotto stretta sorveglianza, o del nostro inguaribile vizio di fare i furbetti del quartierino? Adesso che abbiamo iniziato a pompare danaro non è possibile smettere, ma almeno una cosa la possiamo fare, cioè, quella di avere il sacrosanto diritto di sapere a quanto ammonta la cifra che dobbiamo esborsare per risanare il sistema bancario italiano. Anche se il pensiero di molti è che fin quando non saranno cacciati tutti i vertici delle banche, dell’ABI e della stessa Banca d’Italia, non usciremo mai da questo girone infernale. Il caso MPS ormai farà scuola per tutte le altre banche italiane che ne seguiranno l’esempio… all’italiana!

I costi del Monte Paschi:
3 Mld nel 2011 – 3 Mld nel 2013 – 5 Mld nel 2015 – valeva 15 Mld in borsa, oggi quasi nulla – prima di Natale vengono chiesti 5 Mld per il suo risanamento, solo qualche ora dopo c’è ne vogliono 9 di Mld – ad ogni risanamento il Governatore di Banca Italia di turno diceva: l’Istituto senese è solido. MPS, la più antica banca del mondo, è costata al sistema Paese 35 Mld e non ha risolto niente. Mentre David Rossi si suicida, Giuseppe Mussari viene promosso. Stranezze del sistema bancario italiano.

Adesso via i banchieri incapaci

I proverbi popolari sono espressione di saggezza, stamattina ne prendiamo uno a caso, – non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire -. Cogliamo questa citazione con una certa tristezza perché mentre la vera sordità è stata quasi superata, quella di chi si rifiuta di ascoltare è terribilmente inguaribile.

Ci riferiamo al “decreto salva banche”, ma non perché sia sbagliato, figuriamoci, senza un sistema bancario adeguato non esisterebbe il Paese. L’avvilimento consiste nel constatare che gli italiani vengono continuamente presi in giro con grande sfrontatezza, come a considerarli stupidi. La conferenza stampa notturna del ministro delle Finanze, Pietro Carlo Padoan, riferita al decreto salva banche, e il conseguente salvataggio del Monte Paschi è irritante; è irritante perché sorda alla richiesta di chiarezza emersa con il risultato referendario e, soprattutto, per averci raccontato quanto invece, – a nostra insaputa -, era già stato concordato con l’Europa.

Le famiglie italiane sono in una difficoltà economica imbarazzante, in quanto un numero molto importante di loro sfiorano la soglia di povertà, mentre molte altre l’hanno superata abbondantemente. In una situazione socialmente così complessa il ceto maggiormente colpito è quello dei lavoratori autonomi individuati soprattutto nel ceto medio, ma senza voler fare una gara a chi sta peggio chiariamo subito che è sofferente l’intero Paese; tanto è vero che le persone retribuite con una busta paga sempre più inappropriata ad acquistare i beni di prima necessità non arrivano a fine mese.

Anche se il riferimento specifico è rivolto a quella classe media individuata nelle attività commerciali, gli artigiani, le piccole attività produttive e professionali italiane che, in un modo o nell’altro, sono state coinvolte pesantemente dalla leggerezza con cui si sono fidati del sistema bancario italiano. Un sistema bancario il quale non può essere derubricato a responsabile con tanta disinvoltura, perché i sistemi non possono essere colpevoli di nulla: responsabili sono gli uomini! Noi non ci accontentiamo di seguire le vicissitudini legate ad un paio di Amministratori Delegati che sono agli arresti domiciliari, peraltro esibiti come feticci per dire che i “malfattori” sono stati puniti. Desideriamo che tutta la filiera di funzionari e impiegati di banca consapevoli che stavano “imbrogliando” i risparmiatori, – per mantenere i loro privilegi -, vengano pubblicamente accusati dagli “imbrogliati”. Nel mondo delle persone perbene chi sbaglia è chiamato a pagare le conseguenze dei suoi comportamenti. Ma per carità, lasciamo stare denunce, processi, e magistratura, altrimenti da questa storia non ne usciamo più. Le persone contagiate con disinvoltura dalla – malattia della povertà – per responsabilità di donne e uomini che lavorano in banca devono essere raccontate all’opinione pubblica da quegli stessi clienti i quali si ritengono in buona fede, pur consapevoli di aver firmato i documenti che li hanno “appestati”. Da qui il coraggio di denunciare l’immoralità dei direttori bancari che li hanno “ingannati” dando, quindi, l’avvio ad un processo etico.

E, conseguentemente, sarebbe auspicabile che l’ABI e la Banca d’Italia si adoperassero a fare pulizia del “sudiciume” che c’è all’interno del sistema bancario italiano. Dopo di che lo Stato intervenga pure nell’aiutare le banche che vuole, con l’auspicio che possano tornare quell’esempio di efficenza di un tempo, cioè, prima che arrivasse la “covata” dei furbetti del quartierino coccolata dell’allora Governatore di Bankitalia, Antonio Fazio.

Agelo Santoro

Decreto “salva compensi”
dei banchieri

Il decreto “salva banche” è pronto perché il sistema economico di un Paese non può prescindere dalla struttura bancaria, e questo è corretto. Il decreto “salva banche” è importante soprattutto per garantire i risparmiatori, e anche questo è sacrosanto. Quello che dispiace è che operiamo sempre in emergenza, un provvedimento così vitale per l’Italia doveva essere preso per tempo, esattamente come hanno fatto in Germania, per esempio! Ora la domanda che ci poniamo è quella di capire perché “abbiamo” aspettato che gli istituti di credito italiani approfittassero dei risparmiatori obbligandoli, in alcuni casi, a sottoscrivere l’acquisto delle rispettive azioni che poi si sono rivelate senza valore?!
Molte persone erano state garantite dagli stessi funzionari degli sportelli bancari della assoluta sicurezza dell’investimento, lo slogan era: fidati della “tua” banca per garantire la “mia” vecchiaia! La Banca d’Italia aveva vagliato e anche autorizzato il valore delle azioni, questo ci fa pensare che gli ispettori della nostra roccaforte del “denaro” non siano preparati a sufficienza, eppure molti di loro hanno fatto carriera. Un esempio per tutti è quello dell’ex Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, quando permise, perché l’operazione non comportava rischi, l’acquisto di Antonveneta da parte del Monte Paschi; eppure da subito si vociferava che l’importo di 9 Mld pagato era esagerato rispetto al valore stimato di 3 Mld dell’istituto Veneto! I fatti che si sono susseguiti sono noti, ora non vogliamo sostenere che la banca più antica del mondo rischia di affondare per le conseguenze di questa “avventura”, però ha pesato molto! Ma a nessuno è mai venuto in mente che la gran parte di responsabilità della nostra crisi bancaria è stata causata dall’impreparazione di molti Presidenti, Amministratori e Consigli di Amministrazione delle banche? Dai compensi faraonici che hanno preso si direbbe di no, ma allo stesso tempo ci chiediamo chi sono, allora, i colpevoli di questo guaio che è successo al sistema bancario del Paese?! Ora, se è vero che ci siamo de-localizzati e globalizzati per sostituire i lavoratori in base alla capacità e alle rispettive competenze nelle catene di montaggio delle aziende, non possiamo fare la stessa cosa con gli Amministratori delle banche? Quelli che sanno di queste cose dicono, per esempio, che la nuova classe dirigente di Unicredit stia funzionando bene! Ma torniamo al “salva compensi” dei dirigenti bancari addobbato dei panni di “salva banche”, prima che il Governo renda disponibili questi 20 Mld, ci chiediamo perché con lo stesso decreto non si impone ai funzionari bancari, fino ai vertici più alti degli istituti di credito di abbattere i loro compensi del 80%?! Sarebbe un segno di rispetto per quanti si sono tolti la vita a causa dei contenziosi provocati da funzionari di banca impreparati, e anche per le decine di migliaia di azionisti-risparmiatori finiti sul lastrico perché “imbrogliati” da molti istituti di credito.