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Angelo Santoro

L’Africa e il Dragone 

La Cina è una nazione molto estesa, direi tra le più estese del mondo, ma non così tanto da sopportare l’espansione demografica che nei prossimi anni le farà raggiungere i due miliardi di abitanti. Una famiglia quando si allarga ha bisogno di una casa più grande, specialmente quando hai qualche risparmio, le cose vanno bene e il lavoro non manca.

Il caso del Paese del Dragone è emblematico, sono anni che gli uomini “formica” cinesi lavorano con grande intensità e profitto, e dopo aver alzato grattacieli e costruito città quasi all’infinito, ecco arrivato il momento di pensare al futuro e al più che meritato benessere.

Oltretutto è pure una questione di sopravvivenza perché le risorse che occorrono per alimentare la locomotiva cinese sono immense, quindi davvero hanno bisogno di comprare un luogo che sia in vendita, e l’Africa è in vendita ad un prezzo pure conveniente; inoltre è ricca di risorse naturali e ha tanto di quel verde dove i bambini possono ancora giocare in luoghi certamente meno inquinati dei loro.

Insomma, c’erano tutti i presupposti perché si pensasse ad una seconda casa. Infatti, già da tempo la Cina aveva stipulato un compromesso e dato una congrua caparra. Poi tra il Continente africano e la Cina c’è una gran fiducia, fatto sta che ancora prima del rogito, i cinesi hanno cominciato ad investine nelle infrastrutture, come ferrovie, aeroporti, strade, ponti e ecc. Insomma, tutto ciò che occorre per vivere in comodità.

Direi che la Cina è andata ben oltre senza aver ancora rogitato, ha iniziato a costruire intere città che possono ospitare milioni di cinesi, qualcuno già prevede che nei prossimi anni saranno circa 500 milioni i cittadini del Dragone che si trasferiranno nella dependance africana, anche con i laboratori produttivi. I cinesi sono un popolo previdente, ecco perché prima di trasferirsi stanno pensando a tutto.

E questo ha creato curiosità in Occidente, che prende in giro il popolo del Dragone dicendo che quegli sprovveduti dei cinesi sono andati in Africa a buttare via i soldi, perché gli appartamenti sembrano costare 100.000 euro: troppo cari per gli Africani. Al solito noi del vecchio mondo siamo così presuntuosi che pensiamo sempre di aver capito tutto! Infatti, la prima cosa che ci è venuta in mente é che gli uomini con gli occhi a mandorla fossero davvero andati in Africa a costruire alloggi di lusso da vendere a chi scappa dalla povertà.

Angelo Santoro

Banche di regime

Regime in economia é un insieme di principi, regole e procedure decisionali attorno alle quali convergono le aspettative di gruppi sociali ed economici. In fisica, indica la presenza di un fenomeno o di uno stato fisico che influenzano in modo significativo l’ambito di una certa ricerca. In politica, il regime è una forma di governo, ma il termine ha assunto nella storia italiana recente, il significato di regime autoritario. Poi c’e il regime supersonico, transitorio, turbolento. Ecco, turbolento ci ricorda il regime bancario che da qualche anno provoca enormi scosse al sistema finanziario italiano e, conseguentemente, a risparmiatori e imprese.

Il rimpianto per questa debacle, non è tanto per il comportamento spregiudicato che le banche hanno avuto, e hanno, nei confronti dei clienti, ma quanto per quello delle Associazioni dei consumatori che non sono state capaci di difenderli. Andiamo comunque con ordine: la banca è il leone re della foresta e come tale si mangia la zebra, oltre agli altri animali – da sempre. È nel suo ruolo quello di sbafarsi la preda più debole; quando invece succede che un numero di zebre rilevanti carica re leone, lui (il leone) batte in ritirata nell’attesa che il branco si sciolga per tornare all’attacco. La banca leone non ha sbagliato nulla, ha solo esercitato il diritto di sopravvivere nella savana.

Prima di arrivare al punto dell’articolo, ci piace ricordare che il massimo del risultato raggiunto dai lavoratori è stato quando i tre sindacati confederati agivano insieme, la famigerata triplice; ed è allora che hanno ottenuto di più per gli operai. Appena si sono indebolite la UIL di Angeletti e la CSL di Bonanni, lasciando sul campo la sola CGL, peraltro dilaniata al suo interno, ai lavoratori è stato portato via ogni cosa: compreso l’articolo 18! Se le banche avessero trovato la strada sbarrata dalle Associazioni dei consumatori unite a difesa dei risparmiatori, forse le cose sarebbero andate diversamente. Anche perché gli istituti di credito non avrebbero potuto riservare un trattamento privilegiato singolarmente, diciamo che ogni responsabile sarebbe stato buon custode dell’altro?

Fatto è che la nostra smania di personalismo ci ha reso facili prede di banche che hanno fatto impunemente tutto ciò che volevano, fino a stroncare anche gli ultimi samurai delle associazioni venete che singolarmente sono state massacrate dalle rispettive plance di comando, peraltro malandate, di Vicenza e Montebelluna. A chiusura della storia, e a riprova della nostra teoria, vogliamo ricordare che il cinque maggio dell’anno 2016 le due associazioni che difendevano i grandi e piccoli azionisti di Veneto Banca, “unite” avevano conquistato tutto il Consiglio Direttivo della stessa, in una assemblea che aveva lascito basito il mondo della finanza. Fantastico, hanno vinto? Macché, “divise” al primo consiglio direttivo sono state divorate da re leone in un boccone (giugno 2016).

Con la definitiva approvazione del Decreto banche venete da parte del Senato non ci rimane che rendere onore ai vincitori, e pregare gli azionisti sconfitti di fare ricorso al loro pudore – e tacere. Ma quali banche di regime, semmai correntisti servili e gioiosi mentre si fanno spolpare dal re della foresta.

Riprendersi il futuro

Tutti i giorni vengono trattati argomenti di gossip sociale, vengono trattati perché spesso i lettori non sono interessati a sapere del loro futuro, ma soprattutto sembra non vogliano sapere dei responsabili che hanno cambiato in peggio lo scorrere delle rispettive vite. Divorano l’informazione che riguarda il vicino di casa, ma di ascoltare gli argomenti che li riguardano… non se ne parla.

Anche il dibattito politico si svolge di conseguenza – dare all’elettore ciò che desidera. Le responsabilità non sono di chi pensiamo abbia approfittato della salute dei nostri risparmi, perché siamo noi che lo abbiamo permesso. Di solito quando si commette un’ingiustizia ci si aspetta una reazione, ma nessuno ha mai reagito, o almeno nei modi dovuti.

L’esempio quasi viene spontaneo dallo scandalo delle banche, ma cosa parlarne a fare. I presunti truffati, e ribadiamo presunti, non ne vogliono sapere, leggere e informarsi sull’argomento non ci pensano neanche, non ci sono scusanti per questi signori, perché o ritieni che sono stati violati i tuoi diritti e reagisci, oppure le cose non sono andate esattamente come vengono descritte da chi si ritiene vittima del suo istituto di credito.

In questo caso, non intendo soffermarmi sui problemi delle singole persone, ma sull’impatto sociale della crescita dei territori, e quindi del lavoro che è stato bloccato come un’indigestione. In pochi anni sono stati depotenziati i crediti che davano ossigeno all’impresa per la crescita, e crescita significava nuovi posti di lavoro e nuove aziende.

Ora, invece, bisogna avere credenziali diverse, credenziali che non abbiamo, quindi destinati alla disoccupazione a vita. No, non abbiamo reagito, siamo rimasti inermi difronte alla più sonora bastonatura subita dalla piccola e media impresa italiana. Come pensiamo di uscire dal processo di delocalizzazione delle banche e conseguente credito? Siamo come cani rabbiosi che si mordono la coda senza la freddezza necessaria per cambiare le cose, e assecondiamo chi sostiene che non possiamo fare più nulla!

Possiamo fare tantissimo invece, ma l’ostacolo più grande è mettersi d’accordo, cercare quella coesione d’insieme che per cultura noi italici non avremo mai. Avete idea di cosa significherebbe associare tutti gli azionisti delle banche italiane in una federazione? Penso proprio che in un baleno tornerebbe quel perfetto equilibrio tra risparmio e credito che ha permesso all’Italia di diventare un grande Paese. L’unico ostacolo è la guida di un’uomo onesto, e ad oggi Diogene non lo ha ancora trovato.

Angelo Santoro

Blindati da immensa fiducia

Il titolo sembra scimmiottare la mitica Lina Wertmüller, invece non siamo sul set di un film, ma in Parlamento dove si cerca in gran fretta di accelerare l’approvazione del Decreto banche venete. Ogni cosa in Italia è sempre un’emergenza, perché in emergenza si possono approvare le regole del momento senza guardare troppo per il sottile. 

Oltretutto, la blindatura del Decreto è perché non si vuole toccare nulla degli accordi presi; non c’è stato neppure uno straccio di manifestazione di associazioni che dovrebbero rappresentare gli interessi dei circa 200.000 azionisti delle banche venete, nessuno ha mosso un dito. Nessuno con le idee chiare per fare una cosa giusta, giusta come liquidare due milioni di euro ai migliaia di risparmiatori che avevano, e hanno ancora, fino alla trasformazione in legge del Decreto, le azioni al valore di 10 centesimi. 

Anche se la cifra è irrisoria, quasi simbolica i due milioni di euro sono un atto dovuto, invece vogliono mortificare gli azionisti fino a portargli via gli ultimi centesimi, l’ultima caramella. Ecco, anche solo per questo senso di etica e di morale, le associazioni dovrebbero duellare fino all’ultima stoccata, altro che blaterare falsa retorica per raccontare le cose successe in passato, peraltro conosciute da tutti, raccontateci cosa intendete fare, piuttosto! 

Mentre i parolai aprono bocca e gli danno fiato, i furbi agiscono, e in un colpo solo, e con un solo euro, banca Intesa intanto si è mangiata in un sol boccone il “filetto” delle banche venete, lasciando da pagare a tutti noi contribuenti l’ “osso” a peso d’oro. Ci raccontano che tutto è stato deciso in poche ore… pensate, il lunedì mattina dopo il Decreto domenicale c’erano già i giardinieri fuori della sede di Montebelluna che pettinavano il prato, mentre gli elettricisti montavano le nuove insegne di banca Intesa. 

Va bene che i veneti sono bravi, ma davvero arrivano a tanto? Invece i veneti hanno pagato un prezzo che non dovevano, prima perché ricattati, obbligati a comperare le azioni per mantenere quei fidi aziendali che gli sarebbero stati revocati, e dopo, cioè oggi, minacciati di non rompere le scatole, pena il rientro immediato dei pochi (fidi) rimasti, indispensabili per sopravvivere – questa è la verità! 

Ed ecco che, di ricatto in ricatto, i banchieri sono arrivati a distruggere i risparmi di tante persone perbene che temevano, e temono, di essere denunciate dalle banche all’Agenzia delle Entrate per qualche soldo guadagnato in nero. L’alta finanza italiana spesso si è giocata sul filo di ritorsioni mai denunciate

 

Angelo Santoro

Coup de théâtre, banche “truffate” dagli azionisti

Non è facile riconoscere i propri errori, ma io lo debbo fare assolutamente, e con il capo cosparso di cenere mi presento al cospetto delle banche e dei banchieri per chiedere perdono.

La mia ostinazione nel ritenere che fossero loro i “truffatori” era fuori luogo, e fuori posto, perché in realtà sono coloro che ritenevo le vittime ad approfittarsi di queste povere “bestie” di banchieri. Loro, i banchieri, pascolavano serenamente nella praterie dei risparmi che gli erano stati messi a disposizione dai clienti, i quali – in realtà – volevano trarli in inganno con bilanci taroccati e preventivi falsi per farsi finanziare gli immobili al doppio di quanto effettivamente venivano pagati.

E le “azioni” delle banche sono sempre state vendute a prezzi più che onesti, il gioco al rialzo lo hanno sempre fatto i clienti/risparmiatori per accaparrarsi i titoli degli istituti di credito sotto casa – e vantare al Bar che ne erano diventati proprietari. Una ostentazione di ricchezza che hanno pagato a caro prezzo i correntisti, quasi si fossero dimenticati dei sacrifici che avevano fatto per accantonare i proventi – spesso del duro lavoro “nero”.

I banchieri hanno subito quasi l’aggressione di un intero popolo di risparmiatori entusiasta, che già alle primi luci dell’alba aspettava fuori della filiale per sottoscrivere azioni, obbligazioni, insomma, – quello che c’era -, e non voleva sapere neanche il prezzo pur di ottenere il privilegio di possederne un numero rilevante.

Ma nessuno di loro era disposto ad ascoltare le parole disinteressate dei direttori delle rispettive filiali che invece raccomandavano prudenza, e qualcuno addirittura suggeriva di non comperarle nemmeno – le azioni. E lo facevano consapevoli di rischiare il proprio posto di lavoro. Molti funzionari di sportello erano dei Santi, altro che approfittatori, sono i clienti che parevano invasati, un po’ come era successo ad un politico qualche tempo prima – che esultando con un amico aveva detto “finalmente abbiamo una banca”!

É la mania di grandezza del nostro popolo di risparmiatori che si è eutanasiato, altro che responsabilità dei banchieri, i quali, invece, hanno addirittura perso la voce per gridare al vento di non acquistare così tante azioni, e perfino raccomandavano di essere parsimoniosi e prudenti. Ma loro, i lavoratori, per troppo tempo avevano messo i soldi sotto il materasso, ed erano pure rimasti dietro una pressa, o a mungere le mucche. Ora, diventati “azionisti” non potevano certo resistere alla tentazione di darsi del tu col “collega” banchiere.

Accidenti, da mugnaio a finanziere, chi lo avrebbe mai detto! La storia che raccontiamo è vera, altrimenti non si spiega per quale motivo i novelli banchieri – peraltro in molti casi senza più banca e risparmi – non hanno mai reagito nei confronti di quel sistema bancario che qualche volta accusavano a bassa voce di averli truffati… tutte balle. Si, tutte balle, perché se fosse successo davvero che i banchieri cicala si stessero arricchendo a spese dei risparmiatori formica, questi ultimi avrebbero dovuto protestare vivacemente direttamente contro i direttori “incantatori”.

Invece, dopo lo schianto del sistema bancario italiano li hanno giustificati, promossi, e pagato a peso d’oro le buone uscite (dei banchieri). Mentre i novelli esaltati del gioco della speculazione azionaria, immaginando fosse la stessa cosa che far pascolare le pecore, si sono rovinati. Ma come si dice, un vero signore si vede al tavolo verde, forse è per questo che i risparmiatori hanno fatto, e fanno, finta di nulla!

Angelo Santoro

Un vulnus l'”Intesa” con le due banche venete

Una strada perigliosa si è aperta con l’aiuto dello Stato alle due banche venete, perigliosa perché si è deciso di intervenire su due istituti “privati” in difficoltà utilizzando i soldi dei contribuenti. La motivazione è stata la impellente necessità di tutelare sia il risparmio che i posti di lavoro. Trovo encomiabile tutto questo, ma perché, allora, non aiutare tutti coloro che i soldi li hanno persi prima, mi riferisco gli azionisti che avevano ancora acceso il lumicino della speranza nonostante il valore delle loro azioni fosse sceso da 60€ a 10 centesimi.

Non entriamo minimamente in merito a quei tecnicismi finanziari creati ad arte che forse non sono chiari neppure a coloro che li hanno progettati; talmente cervellotici per quanto incomprensibili, perché nel torbido, come si suol dire, si pesca meglio. In realtà è solo l’intreccio di interessi di una élite finanziaria che gioca a Risiko con i soldi dei risparmiatori, dove quando si vince, vincono loro, e quando si perde, perdiamo noi.

Ma di cosa ci meravigliamo, i popoli della terra si sono sempre fatti la guerra per i quattrini, e noi ci preoccupiamo perché banchieri e finanzieri fanno i prestigiatori con i nostri risparmi? Invece, pensate a quanto siamo fortunati rispetto ai Paesi che vengono bombardati prima di essere depredati delle loro ricchezze! Quello che non capiamo è la sadica necessità di aggiungere parole inutili a fatti evidenti.

Due aziende private – come le due banche venete – sono state utilizzate come un bancomat perché un gran numero di persone diventassero più povere (gli azionisti delle ex popolari) a vantaggio di altre che hanno accresciuto le loro ricchezze (gli azionisti di Intesa). Ma quali alchimie finanziarie, sono solo dei “truffatori” i funzionari che scientemente hanno venduto le azioni “fantasma” alle persone che si fidavano di loro da una vita.

Ora siamo arrivati al finale dei fuochi artificiali, non piazzano più una singola azione per volta, ma interi istituti di credito, vendendone la storia nei mercatini delle cianfrusaglie al solo scopo di trarne profitto. Nessun atto di altruismo, e di nobiltà in queste operazioni, ma solamente squallide speculazioni. Parlavamo di strada perigliosa perché convinti che le associazioni dei consumatori manifestassero – tutte insieme – la loro immediata indignazione a quanto è successo.

Pensavamo che i 1.666 lavoratori di Almaviva, per fare uno dei tanti esempi, si ribellassero perché lo Stato non li ha protetti, come invece stanno proteggendo i dipendenti delle due banche venete che verranno accompagnati all’uscita dal lavoro con un comodo e progressivo atterraggio. A proposito di atterraggio, un po’ come è successo per Alitalia. In questo senso strada perigliosa, e anche pericolosa quando il popolo delle “formiche” deciderà di ribellarsi alla banda delle “cicale”!

Le elezioni sono ormai alle porte, e non escluderei che in Italia possa arrivare quel populismo che Paesi come l’Austria, l’Olanda e la Francia hanno evitato per un soffio.

Veneto banca: voliamoci sopra!

Sembra che l’asta delle banche venete sia stata aggiudicata ad un euro con i soldi dello Stato. Dico sembra perché solo dopo l’approvazione definitiva del Parlamento – l’intesa sarà definitivamente intesa. Qualche notizia su chi ci siamo impegnati ad aiutare.

Si parla molto di Veneto Banca, un po’ meno della Popolare di Vicenza, meno ancora di MPS e se non fosse stato per il libro di Ferruccio De Bortoli ci saremmo dimenticati perfino di Banca Etruria.

Il collasso delle banche di casa nostra non è risolto, ma peggiorato. Ora la domanda è: perché proprio Veneto Banca è nel centro del mirino? Capire di queste cose è impossibile per gli esperti e addirittura per Banca d’Italia, figuriamoci per noi mortali. Però due considerazioni le possiamo fare, nel senso che ora si accusano i vecchi amministratori, invece, stranamente, non si fa cenno dei nuovi.

Nuovi si fa per dire perché sono al loro posto da oltre cinque anni, e non avendo denunciato i precedenti amministratori sono evidentemente complici, oppure talmente impreparati che non si sono accorti nemmeno delle situazioni più eclatanti. Nel caso specifico non ci riferiamo ad acquisti immobiliari, opere d’arte o affidamenti deliberati con leggerezza, ma all’emblema di quella banca, che unico caso in Italia ha comperato cash un’aeroplano, così come Mario Brega, il noto macellaio rappresentato nei film di Verdone, aveva acquistato la catena d’oro massiccio che portava al collo.

In questo caso l’accusa per Veneto Banca è di “ostentazione”, perché nessun istituto di credito si è mai sognato di comprare un aereo, ma non perché non lo utilizzino, trovano solo più conveniente affittarlo quando occorre! L’acquisto – in quel momento – rappresentava davvero quel Mario Brega che alla catena aveva aggiunto pure due etti di Rolex d’oro al polso: tanto per sottolineare il successo della sua macelleria. Una differenza però c’è, nel senso che il Brega spendeva i suoi soldi, Veneto Banca quelli degli azionisti.

Gli amministratori della banca di Montebelluna non sono stati mai giudicati per i loro comportamenti etici, morali, e in special modo per le loro competenze amministrative. L’educazione delle persone è strettamente legata alla capacità d’impresa, si vede attraverso le piccole cose in quanto tutti sono capaci di impegnarsi per un grande obiettivo, ma pochi sono attenti a quei particolari che fanno la differenza. Per esser più esplicito, non puoi essere composto a tavola solo quando sei invitato al Rotary, e ruminare quando sei a casa.

Sono tanti gli amministratori di banca che hanno ruminato, e ruminano, mi raccontano che alcuni di loro hanno gareggiato con Mario Brega…e vinto! L’aereo è la chiave di volta nel giudicare i comportamenti di chi ha amministrato l’istituto Veneto, la banca che ha messo sul lastrico oltre 100.000 risparmiatori azionisti, le imprese e le famiglie del territorio, l’economia di una regione considerata una grande risorsa del Paese… Volandoci sopra!

Angelo Santoro

Banca Etruria… come Mario Chiesa

Siamo alle solite, fari accesi sui carnefici e nessuno parla delle vittime. Ci riferiamo ad anni di attenzioni riservate agli istituti di credito in difficoltà fino ad arrivare al Decreto Salva Banche, per approdare al salvataggio di banca per banca.

Dopo banca Etruria, il Mario Chiesa dell’intreccio di interessi privati che ha portato a scoperchiare il vaso di Pandora, e indossato gli stivali delle sette leghe siamo arrivati ad oggi: le banche venete. Le banche venete pronte ad essere salvate per la cifra simbolica di un euro da banca Intesa. Ed è così, all’italiana, che banca dopo banca le salveremo tutte, metteremo a loro disposizione psicologi, un sistema sociale che aiuterà queste strutture a rialzarsi e pure il sacerdote – che dopo averle confessate concederà loro il perdono.

E le vittime, cosa ne facciamo delle vittime? Parliamo di un terzo delle imprese fallite per la revoca dei crediti; della maggior parte delle famiglie della media borghesia, e della classe operaia che ormai vive stabilmente sotto la soglia di povertà. Ci riferiamo ai risparmiatori brutalmente “truffati” dalla vendita di azioni fantasma, e dei posti di lavoro distrutti da questa immensa incapacità di amministrare la maggior parte delle banche italiane che venivano spacciate come le migliori del mondo.

Accidenti se a nessuno è mai venuto in mente di ricordare che sono i risparmiatori italiani i migliori dei mondo, esattamente i secondi dopo il Giappone. Abbiamo permesso ad un branco di cialtroni di gestire le nostre vite economiche fino a distruggerle. Ed ora esultiamo perché vengono salvati i posti di lavoro dei banchieri, oltre ai compensi milionari di consigli e consiglieri di amministrazione, e le vittime? Chi parla delle vittime? Chi penserà alle vittime? Chi aiuterà le vittime a ricostruire la loro vita? O verranno abbandonate a se stesse, come peraltro già è stato fatto?

Eppure sono molti i funzionari di banca che hanno commesso i “delitti” e che sono stati presi con la pistola fumante in mano, – ma il sistema ha le sue regole -, quello di non denunciare, e cacciare i responsabili dei misfatti, dicono che lo fanno per discrezione, per salvaguardare il buon nome degli istituti di credito. Risolvono i processi interni velocemente chiedendo le rispettive spontanee dimissioni, e perfino comprano il loro silenzio con liquidazioni milionarie. L’onore è salvo, allora?

Spero di no, spero proprio che la Commissione di inchiesta sulle banche potrà chiarire, scavare, partire dall’origine del male individuata nel Mario Chiesa del sistema bancario italiano, alias banca Etruria, e scardinare quell’intreccio di porcherie che ha distrutto un terzo della piccola impresa italiana.

Perché amnistiare i segnalati alla “Centrale Rischi” 

In sintesi, si viene “scarcerati” dalla Centrale Rischi se entro due anni si estingue il debito, una volta pagato diventi ex debitore e torni all’aria aperta, libero! Il punto è che il tuo “reato” non si potrà mai cancellare dal casellario giudiziario dell’universo bancario, le fila delle cui  marionette sono tirate dai pupari della Banca d’Italia.

In special modo la mia osservazione trova riscontro nella contemporaneità, dove in rete nulla sparisce. Quindi, nella migliore delle ipotesi accanto al tuo nome, nell’istituto di credito dove hai contratto e poi pagato il debito, apparirà nei secoli a venire il tuo nome con accanto scritto che hai scontato la tua “pena”. E chi volete che dia più credito ad una persona che è finita in “carcere” anche se ha pagato il suo debito con la giustizia bancaria? Per i condannati dei reati penali una volta espiata la colpa ci sono i servizi sociali che ti assistono, e magari ti aiutano a trovare un impiego, ma il mondo delle banche é spietato, non ti accetterà mai più come cliente, tantomeno ti concederà un credito, e perfino un blocchetto di assegni.

Non vedere questa ovvietà è da persone in malafede, peraltro sono quelle le stesse persone che ti hanno indotto a delinquere quando ti corteggiavano come meretrici perché tu accendessi un mutuo. Pagare un debito d’onore è doveroso solo per mettere in pace la tua coscienza, certo non per riconquistare la tua credibilità. Quando eravamo nell’era del cartaceo (prima della rete) forse era ancora possibile – con qualche accortezza – tornare vergini, ma oggi è impossibile perché la società di ultima generazione osserva ogni tua mossa passata e presente che influenzerà a vita il tuo futuro. Dunque, meglio non pagare; inutile fare lo smargiasso come Totò in un vecchio film – “47 morto che parla” – dove diceva: “E io pago!”.

Oltretutto per pagare, ammesso che tu sia così pazzo, bisogna lavorare e guadagnare. Ma se sei finito nella Centrale Rischi è perché hai perso il lavoro, o peggio sei fallito; ergo, sostenere che se paghi il tuo debito entro due anni ne esci,  è davvero un’ipocrisia, oppure un’imbecillita (la seconda ipotesi mi pare più veritiera). È del tutto evidente che se non “rubi” non potrai mai più pagare il tuo debito con la banca, anche se un’altra soluzione qualche spregiudicato funzionario di banca sembra che ogni tanto la suggerisca ai più sprovveduti: quella di indirizzarli dall’usuraio! Una professione antica oggi praticata da insospettabili, persone che non vivono ai margini della società, ma ne sono protagonisti.

La conclusione che vado predicando da quattro anni, – se ci fosse un mix tra capacità di fare impresa e lungimiranza, senza attingere nel cassetto dell’ipocrisia -, è la cancellazione dalla Centrale Rischi di ogni famiglia e impresa rivalutata per le rispettive storie di onorabilità nei singoli istituti di credito, con una “Amnistia Finanziaria” che assolutamente non annulla il debito, ma permetterebbe al debitore di riappropriarsi di quella verginità che lo aiuti a ritrovare una qualsiasi attività. Questo è l’unico modo perché la banca possa avere la speranza che il suo credito pregresso venga pagato.

Inoltre, permetterebbe una oggettiva ricollocazione lavorativa da parte di chi oggi è forzatamente disoccupato, e il conseguente gettito fiscale che darebbe respiro alle casse dello Stato. Altrimenti, tra virgole, “imbecillità” e distinguo, continueremo a parlarne all’infinito della “Centrale Rischi” senza mai cavare un ragno dal buco, quello stesso buco che rimarrà nella pancia delle banche, e nello stomaco di chi è fallito o disoccupato a causa della crisi provocata dai consanguinei dei banchieri: la finanza! 

Lascio il dibattito alle “iene” che si affollano sempre più numerose, e con l’inganno, fuori dalle abitazioni dei feriti a morte per succhiare loro gli ultimi risparmi di vita.

Aziende falciate dalla crisi: tutto OK per Bankitalia!

Importante è essere ottimisti, Banca d’Italia sostiene che non tutti i mali vengono per nuocere, quindi se un terzo delle aziende italiane sono fallite a causa della crisi quelle rimaste sono le più capaci, non c’è nulla di cui preoccuparsi, tutto bene!

Un po’ meno bene nel Sud del Paese dove ne sono fallite di più, ma la sintesi dell’accaduto è stata positiva per l’Istituto di Palazzo Koch, perché la “peste” che ne ha fatto strage ha reso più forti quelle sopravvissute: almeno queste sono le conclusioni degli esperti che affiancano il Governatore Ignazio Visco.

Nessun cenno alla situazione delle piccole imprese condannate dai responsabili degli istituti di credito in generale, e di alcuni di loro in particolare, che peraltro erano stati chiamati preventivamente a fare parte dei plotoni di esecuzione. Insomma, è un po’ come dire: “meno male che è morta la nonna, così abbiamo liberato le risorse che le servivano per le cure mediche, finalmente possiamo andare al mare e mandare il nipotino all’università!”

Un grande grafico con le bandierine colorate è stato esposto durante una recente relazione di Bankitalia; sembrava che che da un momento all’altro dovesse palesarsi Emilio Fede esultante per la vittoria di Forza Italia alle elezioni regionali del 2000, lo ricordate? Invece, in maniera puntuale e precisa visualizzavano con freddezza dove vi è la maggiore concentrazione di aziende “cadaveri” lungo lo Stivale. Alla fine è emerso che la maggior parte di quelle decedute, è concentrata nelle regioni meridionali, mentre in quelle del Nord la percentuale dei decessi aziendali, è accettabile.

Accettabile sembra un termine che ho sentito recentemente in un film americano, dove la trama era riferita ad un numero di morti civili “accettabili”, rispetto a quelli che si sarebbero salvati con il sacrificio…dei condannati.

Dunque, le aziende italiane sterminate dalla crisi erano un pericolo? Beh, in un certo senso si, perché con la loro agonia avrebbero continuato a drenare le risorse economiche delle banche, e quindi degli italiani visto che ormai il Governo contribuisce generosamente a sostenerle. Ora, non abbiamo ancora capito se interviene per mantenere in vita i posti di lavoro, i compensi milionari degli amministratori, o cosa… Però contribuisce in maniera sostanziosa: ricordiamo bene i 20 miliardi deliberati dal Governo per il Decreto Salva Banche.

E per tutti i dipendenti delle piccole imprese fallite, e le famiglie coinvolte di conseguenza cosa fa? Come cosa fa? Nulla, non sono mica banchieri…loro! Questa è stata la risposta di un politico a cui ho posto la domanda sull’argomento!

Angelo Santoro