BLOG
Angelo Santoro

Katia Ghirardi di Banca Intesa, “Io ci sto”!

Scrivo di banche da qualche anno e azzardo la mia opinione non sul sistema bancario del Paese, e neanche riguardo le scelte strategiche che appartengono agli analisti, ma sugli uomini e sulle donne che operano nelle filiali per far funzionare al meglio la macchina del credito e del risparmio.

Stamattina, prendo spunto dal video che sta dilagando in rete come viene riportato nel titolo dell’articolo: Katia Ghirardi di Banca Intesa, “io ci sto”.

Frase scritta su una torta a forma di cuore che chiude il video promozionale della sede Banca Intesa di Castiglione delle Stiviere che essa stessa (la Ghirardi) dirige; lo fa per competere con il mondo interno della sua banca che, a sua volta, deve competere con l’agguerrita concorrenza che ha ripreso a dialogare con i territori.

Dunque, dopo anni bui ecco che le banche, in questo caso Banca Intesa, ritrovano lo stimolo per conquistare i correntisti mettendo in gioco la faccia dei loro collaboratori e cercando di modernizzare quella comunicazione già in essere nelle imprese private come ad esempio Giovanni Rana, produttore dei famosi tortellini.

Il settore bancario di un Paese è importante quanto la sanità, la legalità e la difesa, tanto per citare alcuni settori strategici senza i quali non esisterebbe lo Stato. La cosa sconvolgente è prendere coscienza di quello che sapevamo, ma allo stesso tempo non volevamo sapere, mi riferisco alla superficialità e infantilismo della classe dirigente bancaria.

La pubblicità di questa volenterosa funzionaria di Banca Intesa e dei suoi collaboratori, ci racconta di persone ricche di buona volontà che ci mettono faccia, testa e cuore, senza rendersi conto di essere altra cosa rispetto ai volontari ecologici che la domenica vanno con i bambini a pulire i parchi per fare educazione civica.

Quello che ci racconta il video è cosa sono sempre state e sono le banche (in questo caso della banca italiana più accreditata (Banca Intesa), che, in momenti difficile,  inviano le loro migliori risorse umane negli avamposti di periferia perché possano portare nuova linfa per lo sviluppo dei territori che si era interrotto con la crisi.

Infatti, molte sono state le banche che avevano bloccato le linee di credito, chiesto il rientro dei fidi e non solo, si sono appropriate con “destrezza” dei risparmi di molti clienti con la vendita di azioni promosse con l’inganno.

Ora, la domanda che ci poniamo è, ma se il meglio dei funzionari di banca di oggi sono le simpatiche Katie Ghirardi e lo staff di Banca Intesa, a chi ci siamo affidati fino a ieri?

Un “Pos” per le banche, altro che fisco! 

Dal 30 settembre entra in vigore quella norma varata dal Governo Monti nel 2012 che obbliga ogni attività commerciale e professionale, senza distinzioni, a dotarsi di un Pos allo scopo di scovare quei “bastardi” evasori che si ostinano a utilizzare il contante per comperare una confezione di tachipirina.

La novità è che nei ristoranti o Bar, ad esempio, il cliente dopo aver fatto una scorpacciata di leccornie, in mancanza di Pos o causa Pos momentaneamente non funzionante, avrà facoltà di rifiutarsi di pagare in contanti e riservarsi di tornare per il saldo… via Pos.

Il mondo è pieno di persone perbene che da Milano poi tornano a Roma solo per saldare quel conto lasciato sospeso per distrazione o responsabilità del conduttore del locale, Bar o ristorante che sia; pronti ad accollarsi quella piccola percentuale che andrà alle povere banche per la transazione.

Tutto questo casino per fermare l’evasione? Macché, solo per alimentare le fornaci delle banche che consumano più soldi che carbone per pagare benefit e compensi faraonici a quei funzionari i quali hanno dissipato i risparmi degli italiani, oltre ad essere colpevoli di aver fatto chiudere il 30% delle loro attività.

L’opulenza nei palazzi di vetro, specchi e arazzi è spaventosa e non ci rinunceranno mai, piuttosto chiuderanno qualche filiale di campagna, come stanno chiudendo, che aiutava e aiuta, i contadini a comprare la sementa, fregandosene del conseguente licenziamento di quei bravi funzionari e impiegati che avevano contribuito e contribuiscono allo sviluppo dei territori.

Altro che vendere le loro collezioni d’arte, quelle, semmai, le comprano ancora per godersele in pochi privilegiati mentre sorseggiano uno cherry; meglio così, perché tanto la maggior parte di loro ha dimostrato di non capire un “cazzo” di banche e finanza.

Chissà, forse saranno capaci di gestire il traffico dei Pos, speriamo!

Commissione Parlamentare sulle Banche, al via!

La Commissione d’Inchiesta sulle Banche è al via, c’è nervosismo tra gli imputati curiosi nel vedere chi sono i parlamentari che oseranno sfidarli nella gara  – io ti ho dato, tu mi hai dato – in quanto sarà un rincorrersi di notizie che non porteranno a nulla. Anche perché se il Governo avesse avuto davvero l’intenzione di mettere sotto inchiesta gli istituti di credito non avrebbe fatto emanare le leggi che le hanno finanziate con i due Decreti Salva Banche.

Comunque, staremo a vedere; fatto sta che insieme agli immigrati terranno banco nel dibattito elettorale dei prossimi mesi. L’idea è che alla fine in questo assoluto nulla di serio, verrà ammanettato qualche povero disgraziato di banchiere che magari non centrava niente e non verranno puniti, come si dovrebbe, tutti quei funzionari sicari di organizzazioni internazionali che hanno messo a dura prova il nostro sistema bancario.

L’idea è che alla fine, abbassato il sipario della disperazione dei tanti azionisti truffati (sembra 1 milione) non si cominci a maltrattarli, come Matteo Renzi ha maltrattato con la frase “lo dica a sua sorella” la povera signora dai capelli bianchi Giovanna Mazzoni, proprio l’altro giorno, che voleva solo essere ascoltata.

La responsabilità però non è tutta del Governo che aveva l’obbligo di tenere insieme il sistema Paese, ma è delle banche che, trovato un terreno favorevole, hanno distrutto aziende e risparmi dei lavoratori, ma anche soprattutto dei risparmiatori incapaci di aver fatto sentire la loro voce, come ad ammettere che in fondo avevano torto nel gridare alla truffa, alla truffa.

Se notiamo i comportamenti degli stessi correntisti raggirati che, ancora oggi, entrano nelle filiali dove ci sono i funzionari che li hanno raggirati con il cappello in mano, la cosa certo lascia perplessi.

Ora, trovare un colpevole è difficile durante una controversia, perché la verità di solito è sempre in mezzo; fatto sta che la Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle Banche è al via mentre il Governo, per ragioni anagrafiche, sta per appendere il cappello al chiodo e tutto terminerà prima di cominciare.

Angelo Santoro

Banche Banche Banche 

Un titolo curioso che sembra presagire quasi un pezzo thriller, invece è solo una riflessione ad alta voce come a voler ricordare qualcosa di familiare che non ti viene in mente.

Quando si combinano così tanti guai e l’argomento ha tenuto con il fiato sospeso i correntisti, i risparmiatori, gli affidati e coloro che hanno fatto richiesta di un mutuo, tutti indistintamente vittime dirette e indirette della banche italiane per così tanto tempo – sei talmente frastornato che non ricordi nulla. E succede che fai un gran fatica a ricollegarti ai tanti episodi traumatici che hanno sconvolto la tua vita, quasi non volessi più ricordare per non soffrire, rimuovere ogni ricordo, cancellare ogni traccia di passato e guardare solo al futuro. 

Ecco, il futuro, un futuro che per molti italiani non c’è più proprio grazie all’ignoranza di tanti dirigenti di banca che si sono venduti alla finanza e ucciso quasi metà della piccola imprenditoria del Paese (l’ironia è che questi dati sono stati diffusi, quasi con godimento, dalla stessa Banca d’Italia).
Da qui, mentre mi accingevo a scrivere l’articolo ho avuto un vuoto di memoria colmato da una di sorta di scaramanzia come se nulla fosse successo, invece è tutto vero! È vero che i banchieri italiani, succubi della “finanza” di cui molti di loro non conoscono neanche il significato della parola, hanno ucciso l’Italia.
La domanda ora è, a parte chi esporta manufatti, che fine faranno gli zombi” del credito? Come camperanno le tantissime persone che non rientrano nelle statistiche del Governo, il quale ci racconta di una luce accecante in fondo al tunnel che ci aspetta? Rimarranno nelle retrovie e saranno superati pure dai migranti, o anche per loro ci sarà una nuova speranza di futuro? Perché la cosa non è ancora chiara! 
Cosa fare, allora? Beh, l’unica cosa possibile, cioè rimettere in navigazione le tante associazioni di risparmiatori rimaste all’ancora e remare, remare per attraversare il mare e portare al sicuro le vittime del sistema bancario italiano.

Un appello? Certo, un appello a tutti coloro che a ridosso di una campagna elettorale capiscano che questo è l’ultimo momento utile per agire e dare soddisfazione a quanti sono stati ingannevolmente raggirati dai banchieri con una causa etica pubblica – perché almeno vengano condanni dalla morale. Come?
Raccontando i fatti!!!

Che i ritenuti truffati vadano a testimoniare le scorrettezze ricevute che, anche se non hanno rilevanza civile e penale, possono mettere seriamente in imbarazzo i vertici degli istituti di credito e se sono tanti, come in effetti sono, il caso diventerà politico e remando di buona lena verrà risolto con l’allontanamento dei killer della classe media italiana. 

Magna Germania

La Corte Costituzionale tedesca, con la sua sentenza, sembra voler fermare la corsa dell’Euro e del Presidente della Banca Centrale Europea.

Visto il delicato argomento tecnico, che in breve sostanza mette sotto accusa Mario Draghi, si consiglia la lettura muniti di un commercialista e un avvocato con accanto pure un banchiere. A proposito, per quale motivo Wolfgang Schäuble lo difende? I maliziosi dicono che vuole il suo posto!

Il caldo di quest’anno è stato provocato dai banchieri, che hanno assoldato Lucifero per stremare ogni nostra resistenza e portare a compimento i loro programmi. Hanno iniziato a farsi approvare definitivamente dal Parlamento italiano il Decreto Banche Venete, per passare a Francoforte dove un ambizioso progetto è già in fase avanzata. Avanzata al punto che hanno commissionato una bara adeguata per l’Euro (la moneta unica europea). Oddio, le cose sono ancora riservate, ma i chiodi d’oro massiccio con la testa di diamante per chiudere la cassa da morto, tutta rivestita in broccato rosa, li stanno già lavorando – ad Amsterdam (in Olanda). Insomma, in Italia è Ferragosto e sono “tutti al mare a mostrar le chiappe chiare”, come cantava Pippo Franco al salone Margherita. Anche se sono tanti gli italiani rimasti a casa che non si possono più permettere neanche una gita domenicale in treno come ai tempi del fascismo. In Magna Germania, dove sono ancora incazzati per essere stati conquistati dai romani, il 14 agosto si è pronunciata la Corte Costituzionale che in breve sostiene che la politica monetaria espansiva voluta da Mario Draghi, tramite acquisto di titoli sul mercato secondario, “non si può fare”. Ci sono gravi indizi che il QE (Quantitative-Easing), esercitato dalla BCE come parte importante della propria politica monetaria non sia altro che un aiuto finanziario diretto degli Stati: fatto specificamente vietato dallo statuto della stessa BCE. Gli acquisti eseguiti dalla Banca Centrale, sempre secondo la Corte costituzionale tedesca, avrebbero arbitrariamente ridotto gli interessi, stimolato i prestiti e quindi sarebbero intervenuti sui budget dei singoli Stati facilitandone il finanziamento. Tutto questo sembra voglia dire che dopo aver impoverito i risparmi e ridimensionato la classe media e la piccola impresa, non c’è più interesse per i Paesi in difficoltà come l’Italia. Quindi secondo la sentenza dell’Alta Corte tedesca: l’Euro è morto!

A noi, cosa volete, ci lasciano beatamente “tutti al mare a mostrar le chiappe chiare”. Ah, avete saputo? I trasporti aerei greci sono già in mano ai germanici.

Ho idea che la Magna Germania si “magnerà” tutta l’Europa. Ora il punto è, ridotta l’Italia al lumicino lo farà anche con la Francia e si regalerà quel progetto nucleare interrotto – per un soffio – solo qualche decina di anni fà?!

Angelo Santoro

L’Africa e il Dragone 

La Cina è una nazione molto estesa, direi tra le più estese del mondo, ma non così tanto da sopportare l’espansione demografica che nei prossimi anni le farà raggiungere i due miliardi di abitanti. Una famiglia quando si allarga ha bisogno di una casa più grande, specialmente quando hai qualche risparmio, le cose vanno bene e il lavoro non manca.

Il caso del Paese del Dragone è emblematico, sono anni che gli uomini “formica” cinesi lavorano con grande intensità e profitto, e dopo aver alzato grattacieli e costruito città quasi all’infinito, ecco arrivato il momento di pensare al futuro e al più che meritato benessere.

Oltretutto è pure una questione di sopravvivenza perché le risorse che occorrono per alimentare la locomotiva cinese sono immense, quindi davvero hanno bisogno di comprare un luogo che sia in vendita, e l’Africa è in vendita ad un prezzo pure conveniente; inoltre è ricca di risorse naturali e ha tanto di quel verde dove i bambini possono ancora giocare in luoghi certamente meno inquinati dei loro.

Insomma, c’erano tutti i presupposti perché si pensasse ad una seconda casa. Infatti, già da tempo la Cina aveva stipulato un compromesso e dato una congrua caparra. Poi tra il Continente africano e la Cina c’è una gran fiducia, fatto sta che ancora prima del rogito, i cinesi hanno cominciato ad investine nelle infrastrutture, come ferrovie, aeroporti, strade, ponti e ecc. Insomma, tutto ciò che occorre per vivere in comodità.

Direi che la Cina è andata ben oltre senza aver ancora rogitato, ha iniziato a costruire intere città che possono ospitare milioni di cinesi, qualcuno già prevede che nei prossimi anni saranno circa 500 milioni i cittadini del Dragone che si trasferiranno nella dependance africana, anche con i laboratori produttivi. I cinesi sono un popolo previdente, ecco perché prima di trasferirsi stanno pensando a tutto.

E questo ha creato curiosità in Occidente, che prende in giro il popolo del Dragone dicendo che quegli sprovveduti dei cinesi sono andati in Africa a buttare via i soldi, perché gli appartamenti sembrano costare 100.000 euro: troppo cari per gli Africani. Al solito noi del vecchio mondo siamo così presuntuosi che pensiamo sempre di aver capito tutto! Infatti, la prima cosa che ci è venuta in mente é che gli uomini con gli occhi a mandorla fossero davvero andati in Africa a costruire alloggi di lusso da vendere a chi scappa dalla povertà.

Angelo Santoro

Banche di regime

Regime in economia é un insieme di principi, regole e procedure decisionali attorno alle quali convergono le aspettative di gruppi sociali ed economici. In fisica, indica la presenza di un fenomeno o di uno stato fisico che influenzano in modo significativo l’ambito di una certa ricerca. In politica, il regime è una forma di governo, ma il termine ha assunto nella storia italiana recente, il significato di regime autoritario. Poi c’e il regime supersonico, transitorio, turbolento. Ecco, turbolento ci ricorda il regime bancario che da qualche anno provoca enormi scosse al sistema finanziario italiano e, conseguentemente, a risparmiatori e imprese.

Il rimpianto per questa debacle, non è tanto per il comportamento spregiudicato che le banche hanno avuto, e hanno, nei confronti dei clienti, ma quanto per quello delle Associazioni dei consumatori che non sono state capaci di difenderli. Andiamo comunque con ordine: la banca è il leone re della foresta e come tale si mangia la zebra, oltre agli altri animali – da sempre. È nel suo ruolo quello di sbafarsi la preda più debole; quando invece succede che un numero di zebre rilevanti carica re leone, lui (il leone) batte in ritirata nell’attesa che il branco si sciolga per tornare all’attacco. La banca leone non ha sbagliato nulla, ha solo esercitato il diritto di sopravvivere nella savana.

Prima di arrivare al punto dell’articolo, ci piace ricordare che il massimo del risultato raggiunto dai lavoratori è stato quando i tre sindacati confederati agivano insieme, la famigerata triplice; ed è allora che hanno ottenuto di più per gli operai. Appena si sono indebolite la UIL di Angeletti e la CSL di Bonanni, lasciando sul campo la sola CGL, peraltro dilaniata al suo interno, ai lavoratori è stato portato via ogni cosa: compreso l’articolo 18! Se le banche avessero trovato la strada sbarrata dalle Associazioni dei consumatori unite a difesa dei risparmiatori, forse le cose sarebbero andate diversamente. Anche perché gli istituti di credito non avrebbero potuto riservare un trattamento privilegiato singolarmente, diciamo che ogni responsabile sarebbe stato buon custode dell’altro?

Fatto è che la nostra smania di personalismo ci ha reso facili prede di banche che hanno fatto impunemente tutto ciò che volevano, fino a stroncare anche gli ultimi samurai delle associazioni venete che singolarmente sono state massacrate dalle rispettive plance di comando, peraltro malandate, di Vicenza e Montebelluna. A chiusura della storia, e a riprova della nostra teoria, vogliamo ricordare che il cinque maggio dell’anno 2016 le due associazioni che difendevano i grandi e piccoli azionisti di Veneto Banca, “unite” avevano conquistato tutto il Consiglio Direttivo della stessa, in una assemblea che aveva lascito basito il mondo della finanza. Fantastico, hanno vinto? Macché, “divise” al primo consiglio direttivo sono state divorate da re leone in un boccone (giugno 2016).

Con la definitiva approvazione del Decreto banche venete da parte del Senato non ci rimane che rendere onore ai vincitori, e pregare gli azionisti sconfitti di fare ricorso al loro pudore – e tacere. Ma quali banche di regime, semmai correntisti servili e gioiosi mentre si fanno spolpare dal re della foresta.

Riprendersi il futuro

Tutti i giorni vengono trattati argomenti di gossip sociale, vengono trattati perché spesso i lettori non sono interessati a sapere del loro futuro, ma soprattutto sembra non vogliano sapere dei responsabili che hanno cambiato in peggio lo scorrere delle rispettive vite. Divorano l’informazione che riguarda il vicino di casa, ma di ascoltare gli argomenti che li riguardano… non se ne parla.

Anche il dibattito politico si svolge di conseguenza – dare all’elettore ciò che desidera. Le responsabilità non sono di chi pensiamo abbia approfittato della salute dei nostri risparmi, perché siamo noi che lo abbiamo permesso. Di solito quando si commette un’ingiustizia ci si aspetta una reazione, ma nessuno ha mai reagito, o almeno nei modi dovuti.

L’esempio quasi viene spontaneo dallo scandalo delle banche, ma cosa parlarne a fare. I presunti truffati, e ribadiamo presunti, non ne vogliono sapere, leggere e informarsi sull’argomento non ci pensano neanche, non ci sono scusanti per questi signori, perché o ritieni che sono stati violati i tuoi diritti e reagisci, oppure le cose non sono andate esattamente come vengono descritte da chi si ritiene vittima del suo istituto di credito.

In questo caso, non intendo soffermarmi sui problemi delle singole persone, ma sull’impatto sociale della crescita dei territori, e quindi del lavoro che è stato bloccato come un’indigestione. In pochi anni sono stati depotenziati i crediti che davano ossigeno all’impresa per la crescita, e crescita significava nuovi posti di lavoro e nuove aziende.

Ora, invece, bisogna avere credenziali diverse, credenziali che non abbiamo, quindi destinati alla disoccupazione a vita. No, non abbiamo reagito, siamo rimasti inermi difronte alla più sonora bastonatura subita dalla piccola e media impresa italiana. Come pensiamo di uscire dal processo di delocalizzazione delle banche e conseguente credito? Siamo come cani rabbiosi che si mordono la coda senza la freddezza necessaria per cambiare le cose, e assecondiamo chi sostiene che non possiamo fare più nulla!

Possiamo fare tantissimo invece, ma l’ostacolo più grande è mettersi d’accordo, cercare quella coesione d’insieme che per cultura noi italici non avremo mai. Avete idea di cosa significherebbe associare tutti gli azionisti delle banche italiane in una federazione? Penso proprio che in un baleno tornerebbe quel perfetto equilibrio tra risparmio e credito che ha permesso all’Italia di diventare un grande Paese. L’unico ostacolo è la guida di un’uomo onesto, e ad oggi Diogene non lo ha ancora trovato.

Angelo Santoro

Blindati da immensa fiducia

Il titolo sembra scimmiottare la mitica Lina Wertmüller, invece non siamo sul set di un film, ma in Parlamento dove si cerca in gran fretta di accelerare l’approvazione del Decreto banche venete. Ogni cosa in Italia è sempre un’emergenza, perché in emergenza si possono approvare le regole del momento senza guardare troppo per il sottile. 

Oltretutto, la blindatura del Decreto è perché non si vuole toccare nulla degli accordi presi; non c’è stato neppure uno straccio di manifestazione di associazioni che dovrebbero rappresentare gli interessi dei circa 200.000 azionisti delle banche venete, nessuno ha mosso un dito. Nessuno con le idee chiare per fare una cosa giusta, giusta come liquidare due milioni di euro ai migliaia di risparmiatori che avevano, e hanno ancora, fino alla trasformazione in legge del Decreto, le azioni al valore di 10 centesimi. 

Anche se la cifra è irrisoria, quasi simbolica i due milioni di euro sono un atto dovuto, invece vogliono mortificare gli azionisti fino a portargli via gli ultimi centesimi, l’ultima caramella. Ecco, anche solo per questo senso di etica e di morale, le associazioni dovrebbero duellare fino all’ultima stoccata, altro che blaterare falsa retorica per raccontare le cose successe in passato, peraltro conosciute da tutti, raccontateci cosa intendete fare, piuttosto! 

Mentre i parolai aprono bocca e gli danno fiato, i furbi agiscono, e in un colpo solo, e con un solo euro, banca Intesa intanto si è mangiata in un sol boccone il “filetto” delle banche venete, lasciando da pagare a tutti noi contribuenti l’ “osso” a peso d’oro. Ci raccontano che tutto è stato deciso in poche ore… pensate, il lunedì mattina dopo il Decreto domenicale c’erano già i giardinieri fuori della sede di Montebelluna che pettinavano il prato, mentre gli elettricisti montavano le nuove insegne di banca Intesa. 

Va bene che i veneti sono bravi, ma davvero arrivano a tanto? Invece i veneti hanno pagato un prezzo che non dovevano, prima perché ricattati, obbligati a comperare le azioni per mantenere quei fidi aziendali che gli sarebbero stati revocati, e dopo, cioè oggi, minacciati di non rompere le scatole, pena il rientro immediato dei pochi (fidi) rimasti, indispensabili per sopravvivere – questa è la verità! 

Ed ecco che, di ricatto in ricatto, i banchieri sono arrivati a distruggere i risparmi di tante persone perbene che temevano, e temono, di essere denunciate dalle banche all’Agenzia delle Entrate per qualche soldo guadagnato in nero. L’alta finanza italiana spesso si è giocata sul filo di ritorsioni mai denunciate

 

Angelo Santoro

Coup de théâtre, banche “truffate” dagli azionisti

Non è facile riconoscere i propri errori, ma io lo debbo fare assolutamente, e con il capo cosparso di cenere mi presento al cospetto delle banche e dei banchieri per chiedere perdono.

La mia ostinazione nel ritenere che fossero loro i “truffatori” era fuori luogo, e fuori posto, perché in realtà sono coloro che ritenevo le vittime ad approfittarsi di queste povere “bestie” di banchieri. Loro, i banchieri, pascolavano serenamente nella praterie dei risparmi che gli erano stati messi a disposizione dai clienti, i quali – in realtà – volevano trarli in inganno con bilanci taroccati e preventivi falsi per farsi finanziare gli immobili al doppio di quanto effettivamente venivano pagati.

E le “azioni” delle banche sono sempre state vendute a prezzi più che onesti, il gioco al rialzo lo hanno sempre fatto i clienti/risparmiatori per accaparrarsi i titoli degli istituti di credito sotto casa – e vantare al Bar che ne erano diventati proprietari. Una ostentazione di ricchezza che hanno pagato a caro prezzo i correntisti, quasi si fossero dimenticati dei sacrifici che avevano fatto per accantonare i proventi – spesso del duro lavoro “nero”.

I banchieri hanno subito quasi l’aggressione di un intero popolo di risparmiatori entusiasta, che già alle primi luci dell’alba aspettava fuori della filiale per sottoscrivere azioni, obbligazioni, insomma, – quello che c’era -, e non voleva sapere neanche il prezzo pur di ottenere il privilegio di possederne un numero rilevante.

Ma nessuno di loro era disposto ad ascoltare le parole disinteressate dei direttori delle rispettive filiali che invece raccomandavano prudenza, e qualcuno addirittura suggeriva di non comperarle nemmeno – le azioni. E lo facevano consapevoli di rischiare il proprio posto di lavoro. Molti funzionari di sportello erano dei Santi, altro che approfittatori, sono i clienti che parevano invasati, un po’ come era successo ad un politico qualche tempo prima – che esultando con un amico aveva detto “finalmente abbiamo una banca”!

É la mania di grandezza del nostro popolo di risparmiatori che si è eutanasiato, altro che responsabilità dei banchieri, i quali, invece, hanno addirittura perso la voce per gridare al vento di non acquistare così tante azioni, e perfino raccomandavano di essere parsimoniosi e prudenti. Ma loro, i lavoratori, per troppo tempo avevano messo i soldi sotto il materasso, ed erano pure rimasti dietro una pressa, o a mungere le mucche. Ora, diventati “azionisti” non potevano certo resistere alla tentazione di darsi del tu col “collega” banchiere.

Accidenti, da mugnaio a finanziere, chi lo avrebbe mai detto! La storia che raccontiamo è vera, altrimenti non si spiega per quale motivo i novelli banchieri – peraltro in molti casi senza più banca e risparmi – non hanno mai reagito nei confronti di quel sistema bancario che qualche volta accusavano a bassa voce di averli truffati… tutte balle. Si, tutte balle, perché se fosse successo davvero che i banchieri cicala si stessero arricchendo a spese dei risparmiatori formica, questi ultimi avrebbero dovuto protestare vivacemente direttamente contro i direttori “incantatori”.

Invece, dopo lo schianto del sistema bancario italiano li hanno giustificati, promossi, e pagato a peso d’oro le buone uscite (dei banchieri). Mentre i novelli esaltati del gioco della speculazione azionaria, immaginando fosse la stessa cosa che far pascolare le pecore, si sono rovinati. Ma come si dice, un vero signore si vede al tavolo verde, forse è per questo che i risparmiatori hanno fatto, e fanno, finta di nulla!

Angelo Santoro