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Angelo Santoro

I top Manager di Alitalia … e altro

Sono decenni che sentiamo parlare della nostra compagnia di Bandiera, al punto che si pensava di sapere tutto, e invece…

Se consideriamo i costi dei consigli di amministrazione che si sono succeduti negli ultimi vent’anni, l’Alitalia sarebbe una compagnia aerea senza problemi economici, anzi!È sempre così, le aziende falliscono e gli amministratori si aumentano i loro compensi, perché quando si riuniscono parlano solo di questo, non avendo titolo o competenze per intervenire su problematiche di imprese che non conoscono. E invece siamo alle solite, giù botte da orbi ai dipendenti che devono rinunciare a una parte dello stipendio, e un numero considerevole di loro deve essere licenziato!

Oltretutto, i danni immediati per il Paese sono due, il primo è che i top manager fanno sparire il “bottino” nei paradisi fiscali prendendo la residenza nel Principato di Monaco, e quindi non spendono una lira in Italia. Nel secondo caso, i dipendenti pagheranno meno tasse e contributi, di conseguenza avranno una cifra inferiore da spendere partecipando all’impoverimento dello Stato. Ma i manager che portano i soldi all’estero, “rubano”? Assolutamente no, ma scherziamo, i compensi che percepiscono sono limpidi e cristallini, solo che fa snob.

Fa snob nel senso che è tutto scritto nel manuale “top manager” che aggiornano in continuazione quando si riuniscono nei consigli di amministrazioni delle imprese più disparate, in che senso? Ma perché non lo sapete? Loro siedono in tutte le poltrone del reame e quindi se non si incontrano in Alitalia cosa importa tanto si vedranno la settimana dopo nel consiglio di una banca piuttosto che un’altra: così da anni stanno le cose!

L’Alitalia è solo la punta di un iceberg delle “porcherie” di una classe dirigente che ha mortificato l’Italia.

In mezzo a questo girotondo di incapacità professionali, economiche, e amministrative ogni tanto emergono delle eccellenze con due peculiarità singolari per il nostro Paese, conoscono la materia per cui sono stati chiamati e di fatto diminuiscono i loro compensi lavorando il doppio: M. Moretti docet! Ma durano poco, infatti vengono regolarmente “segati” perché inquinano il sistema.

Accidenti, fateci caso, quando un’azienda va in crisi non si fa mai la cosa più elementare, quella di accompagnare alla porta chi l’ha amministrata sospendendo lo stipendio e chiedendo i danni, no, assolutamente no, vietato, l’incompetente di turno viene lasciato al suo posto e si pone pure come curatore della malattia che lui stesso ha provocato. Al solito tutto viene scaricato sui lavoratori, responsabili del collasso delle aziende… e del Paese.

Le banche venete in default…e dov’è la novità!

Quasi con sorpresa assistiamo al tam tam di notizie le quali ci raccontano che le due banche venete, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, sono sull’orlo del fallimento: non capiamo l’incredulità! La condanna a morte dei due istituti di credito era stata sentenziata dagli stessi azionisti, quando con una maggioranza bulgara avevano votato la trasformazione dei rispettivi istituti in S.p.a. Infatti, da quel momento tutti i protagonisti della farsa sono rimasti in attesa della scena finale: la camera a gas.

Qualche passaggio saliente, atto primo: viene suggerito ai grandi clienti di liberarsi delle rispettive azioni, mentre quasi contestualmente le stesse vengono vendute in maniera quasi coercitiva ai poveri risparmiatori per garantire i loro affidamenti che rischiano di essere revocati…se non acquistate. Prezzi di vendita dei titoli dai 40 ai 60 euro, titoli i quali, – come da “imbroglio” programmato -, hanno visto crollare il loro valore in pochi mesi ad appena 10 centesimi. Tutto controllato con evidente incompetenza dalla Banca d’Italia, al punto che (notizia delle ultime ore) sembra che Gianni Zonin negli ultimi due anni di regno abbia lasciato un buco fa 4 Mld.

Atto secondo: dopo pochi mesi un manipolo di azionisti ha la meglio sui “dittatori fantoccio”, figli della BCE , e conquista il Consiglio di amministrazione di Veneto Banca, ma non ha il coraggio di andare fino in fondo nel far sottoscrivere l’aumento di capitale imposto dalla Banca Centrale Europea di appena 1 Mld, e soccombe ad Atlante. Intanto i conti correnti con gli ultimi spiccioli si svuotano, una gran parte di aziende affidate falliscono, le famiglie diventano più povere e, per un verso o per l’altro, rimangono senza lavoro comprese le due banche venete le quali, ammazzati i clienti, non hanno un piffero da fare e con le spese di gestione che corrono come forsennate. Tutto secondo copione o imbecillità, vedete voi!

Piuttosto la domanda è perché è successa una cosa tanto grave nel territorio più industrioso del Paese, il Veneto! Molto probabilmente in un momento particolarmente belligerante tra i partiti che si contendono l’ex trono dei Savoia, MPS e banche venete sono diventate il campo di battaglia tra il Pd di Matteo Renzi, e la Lega di Matteo Salvini. Certo che affossare l’economia di un Paese per fini elettorali è davvero sconfortante. Sconfortante al punto che questo gioco al massacro vedrà prevalere nel rush finale il Movimento Cinque Stelle, il quale senza aver mai fatto nulla (in tutti i sensi) vincerà tutto il cucuzzaro, termine dialettale che non si trova sul dizionario: l’antichissimo gioco dei bambini che hanno una zucca ciascuno da giocare, e chi vince le prende tutte. Quindi noi saremmo delle zucche? Beh, parliamone alle prossime elezioni!

Vietato fare i nomi di bancari
e banchieri

Mentre un poveraccio che non rientra di un prestito di poche centinaia di euro, perché ha perso il lavoro, viene sbattuto come fosse Lilly il vagabondo nella Centrale Rischi (organo impenetrabile di cui fa sintesi la Banca d’Italia, ma che possono penetrare tutti gli istituti di credito italiani e esteri) il gatto e la volpe se la ridono. Nessuno però può fare il nome dell’amministratore delegato che ha portato sull’orlo del fallimento il suo istituto di credito, nonostante i soldi “scippati” ai risparmiatori con la vendita di azioni truffaldine…e poi alla intera collettività con il Decreto Salva Banche.

Ebbene, è così, questi benedetti nomi non si possono fare. Non si possono fare me lo dicono gli avvocati che seguono Interessi Comuni sin dal 2012. Mentre mi guardano come fossi un’idiota suggeriscono con fare ammiccante: meglio evitare! Ma come, il nome dell’ex presidente della Banca Popolare di Vicenza rimbalza su tutti i telegiornali per aver sperperato 4 miliardi di euro negli ultimi due anni del suo regno, e noi non lo possiamo fare? Il già presidente di ABI, e ex amministratore delegato de Monte dei Paschi di Siena, acquista Antonveneta a molto più del suo valore, e il suo nome non lo si può nemmeno sussurrare perché vive attorniato da un numero impressionante di avvocati pronti a querelarti? E il nome dell’ex presidente di Carige, che ha massacrato i risparmiatori ed è agli arresti, anche lui usufruisce della legge sulla privacy?

E i segnalati alla Centrale Rischi, allora? Perché loro si????!!!! Ma questo è un film dell’orrore; questo è un calcio nelle palle a tutti i cittadini risparmiatori italiani “mazziati e cornuti”; questo è un affronto all’intelligenza delle persone; questo è un infame sopruso. In ultimo, ma solo per dare più enfasi al gatto e la volpe, non ci è possibile nemmeno accennare che questi signori continuano a stipendiarsi come sceicchi, e si promuovono pure di grado a vicenda come a battezzarsi cavalieri della tavola d’oro. Invece, la gente comune che è stata truffata e ridotta alla povertà, deve rispettare la regola del silenzio come i frati benedettini per evitare di incorrere in una querela del gatto e poi della volpe: addirittura due!

Le banche non sono più banche però i banchieri si pagano come lo fossero, consapevoli che interverrà lo Stato, ma anche questo pare non si possa dire perché è solo una supposizione priva di fondamento. La gente non solo è stata privata del lavoro e costretta alla povertà dalle banche, ma rischia pure di essere querelata per diffamazione se dice che il suo direttore li ha indirizzati dall’usuraio amico: ci vogliono le prove, cari amici miei! Peraltro gli strozzini sono gli unici possessori di liquidità che stanno sostituendo gli istituti di credito con la benedizione dei banchieri, questo però lo dico, posso? I peggiori inquisitori non sono i ricchissimi, ma i mezzi ricchi, i benestanti, quelli che salgono in cattedra solo perché percepiscono qualche migliaio di euro al mese di pensione per aver lavorato 18 anni.

Ovviamente seguirò i suggerimenti degli avvocati di Interessi Comuni, però sono molto irritato per essere costretto a tacere, e voi? Le ragioni dei politici che non tutelano questi elettori meritano un ragionamento a parte che pubblicherò in un prossimo articolo. Di neosatira anche quello? Ora ci penso!

Centrale Banche di Rischio 

Anche se ormai tristemente note, iniziamo con la lista della banche attrici protagoniste dell’inefficienza “certificata”, quelle che hanno costretto il Governo italiano a intervenire per salvarle da un disastro già avvenuto per alcune, e annunciato per altre.

Interessi Comuni aveva già comunicato a giugno 2015 in due conferenze stampa successive, una alla Borsa di Milano (palazzo Mezzanotte) e l’altra in Senato (Sala Caduti di Nassirya) la nascita della “Centrale Banche di Rischio”. 

https://youtu.be/pYDQ_ucT7KE

Oggi comunichiamo l’elenco di questi istituti di credito responsabili della debacle del sistema bancario italiano. Oneri e onori anche agli amministratori protetti dalla privacy i quali hanno ricoperto i ruoli più ambiti e, soprattutto, retribuiti con grande generosità nonostante la disastrosa conduzione. Una conduzione che ha provocato il Decreto Salva Banche dove sono stati coinvolti al salvataggio (a loro insaputa) tutti i cittadini italiani: compresi gli oltre cinque milioni di poveri.

Non c’è ritegno nella violazione dell’etica e della morale, in special modo da parte di alcuni funzionari di banca che hanno dissipato i risparmi dei lavoratori senza un adeguato controllo di BankItalia. Di seguito, come dicevamo, segnaliamo i nomi di tutte banche ritenute insolventi dalla stessa Banca d’Italia (anche se in molti casi, troppo tardi). Tante luci sono state accese sulla crisi bancaria, e neanche una candela è stata fatta ardere per illuminare i volti dei funzionari responsabili che le hanno amministrate per quella legge sulla privacy che ha impedito al Parlamento di comunicare perfino i nomi dei debitori di MPS nonostante il Decreto Salva Banche che vede coinvolta l’intera comunità del Paese.

Dunque, una “Centrale banche di Rischio” dove i risparmiatori possano valutare se affidare o meno i loro risparmi ad una banca piuttosto che un’altra. Esattamente come fanno gli istituti di credito con la “Centrale Rischi” i quali, giustamente, si tutelano scambiandosi a vicenda i nomi dei cattivi pagatori: come i clienti che non sono rientrati di una prestito, per esempio. Sarebbe molto etico se la Banca d’Italia riconoscesse pari dignità a banche e risparmiatori, permettendo di accedere pubblicamente alle informazioni utili perché ognuno (banca o cliente) possa valutare i rischi che corre nel concedere “fiducia”.

Anche se scontato, ci piace ricordare che durante i contratti dei rispettivi investimenti di denaro sono i risparmiatori che lo portano, mentre le banche lo prestano. Un segno di equità che aiuterebbe cittadini e banche a ricucire quel rapporto di fiducia il quale troppo spesso – negli ultimi anni – è stato tradito da ambo le parti. Pensiamo alle decine di miliardi di sofferenze subite dalle banche, e altrettanti miliardi sottratti ai risparmiatori con la vendita di titoli e azioni a rischio, come richiedere un mutuo quando sai di non meritarlo, o convincere il pensionato di 80 anni a comprare buoni trentennali.

Evito l’approfondimento della azioni truffaldine imposte da alcune banche ai correntisti più fragili per non chiamare in causa ancora la Banca d’Italia ammalata da cecità precoce. Tutta questa situazione, come dicevamo, ha messo a dura prova la “fiducia” tra gli istituti di credito e i clienti, una fiducia di cui si può far garante esclusivamente la Banca d’Italia se tornasse a svolgere, – come una volta -, il nobile compito di super partes che le compete. Benedire una “Amnistia Finanziaria” che cancelli i segnalati alla “Centrale Rischi” (i clienti) e gli istituti di credito segnalati alla “Centrale Banche di Rischio” (le banche), sarebbe vitale per ricucire quel rapporto di fiducia indispensabile per la crescita del Paese.

Di seguito l’elenco degli istituti di credito segnalati alla “Centrale Banche di Rischio” di Interessi Comuni, già evidenziati anche dal noto quotidiano Financial Times, come le 8 banche italiane a rischio: Monte dei Paschi di Siena; Popolare di Vicenza; Veneto Banca; Carige; Banca Etruria; CariChieti; Banca delle Marche; Cariferrara.

Privilegi: le banche possono detrarre subito le perdite

Togliere alle banche la possibilità di defiscalizzare le perdite in tempo reale e applicare le stesse regole di tutte le imprese italiane: questo è il monito che ho intenzione di proporre! Essendo infatti anche loro delle imprese private a tutti gli effetti, non si capisce perché debbano godere di privilegi fiscali. Solo così possono trovare vantaggiosa la nostra proposta di Amnistia Finanziaria che non cancella il debito, bensì si limita a proporre l’eliminazione della “Centrale Rischi” o quanto meno un’amnistia per tutti i piccoli imprenditori, lavoratori autonomi e liberi professionisti, strozzati dalla crisi…altro che Decreto Salva Banche!

Fondersi per diventare più grandi e più ricchi, sfruttando la globalizzazione e la possibilità di delocalizzare dove la manodopera costa meno: questo è stato lo slogan dei governi d’Occidente che ha consentito a pochi uomini di avere la ricchezza di mezzo mondo. Dopo Davos 2017, non è più nemmeno un modo di dire: si è infatti definitivamente realizzata la distruzione della classe media, messa in atto dalle banche; le stesse banche “amiche” che per molti anni invitavano tutti noi nel Paese dei balocchi per farci dapprima indebitare fino al collo, e poi toglierci tutto.

Questa è stata la mossa che ha permesso ai proprietari, con l’aiuto dei banchieri, di togliere dai piedi quella fastidiosa miriade di concorrenti “straccioni”. Ora, una “Amnistia Finanziaria” (con lo slogan “fuori dalla Centrale Rischi per aiutare il lavoro”), è ciò che il Paese necessita affinché sia realizzata quella crescita tanto demagogicamente promessa. Che i tanti lavoratori autonomi, marchiati dalla Centrale Rischi, siano nuovamente messi in condizione di aprire un conto corrente e utilizzare i “soldi di plastica” (le carte di credito), fermo restando la restituzione dei debiti contratti con gli istituti di credito, attraverso pratiche di concertazione e mediazione.

Codesta ci pare sia l’unica strada che abbiamo in Italia, affinché le persone possano rimettersi in gioco e reinventare il loro lavoro. Di questa decisione se ne avvantaggerebbero per prime le banche, le quali avrebbero la possibilità di rientrare dei loro crediti e, inoltre, potrebbero acquisire nuovi clienti e guadagnare quei quattrini di cui hanno estremo bisogno per rendersi autonome senza più chiedere ulteriori contributi allo Stato.

Infine, ne guadagnerebbe l’Agenzia delle Entrale e l’Inps, perché tornerebbero ad incassare quelle imposte e quei contributi che oggi vengono omessi a causa del lavoro nero. Le banche, oggi, defiscalizzano le perdite immediatamente, e quindi recuperano sempre il cento per cento. Quello che ricavano dal pignoramento dei beni, inoltre, è tutto guadagnato. Cosa fare, allora? Beh, perché le banche possano trovare conveniente l’Amnistia Finanziaria, bisogna togliere loro il privilegio di defiscalizzare le perdite in tempo reale applicando le stesse regole delle altre imprese private.

Di questo argomento qualche giorno fa ho parlato io stesso e Mara Colla di Confconsumatori durante l’intervista rilasciata al Direttore dell’Avanti online on. Mauro Del Bue. Si è condivisa l’urgenza di una misura semplice, quello di chiedere un’Amnistia Finanziaria alla Banca d’Italia, non solo per dare una nuova opportunità di occupazione alle persone, ma soprattutto per restituire la dignità che spetta loro in quanto cittadini democratici.

Prossimo appuntamento prima di Roma sarà a Parma-ReggioEmilia dove verranno coinvolte più Associazioni.

Non c’è libertà senza principi né lavoro

L’idea di oggi è di prendere spunto da un vecchio episodio apparentemente dimenticato: le parole sprezzanti espresse dal ministro del Lavoro Poletti contro quei giovani che per necessità cercano un lavoro all’estero.

Il padre di famiglia non sempre può essere considerato un’esempio da seguire. Ciò che ci meraviglia è che, spesso, non lo sia nemmeno lo Stato. Il riferimento è a quei principi che possono essere considerati pilastri fondanti di ogni cultura civica (uguaglianza, libertà, fratellanza, giustizia sociale) di cui nessuno parla più oramai, perché tutti impegnati a rincorrere le scadenze di una politica sempre più emergenziale e votata all’amministrazione del presente. Per “il” principio si facevano le guerre, per “il” principio si rinunciava persino ai tesori del mondo, pur di non rinunciare all’onore. La bandiera è sempre rappresentativa, nell’immaginario collettivo, dell’appartenenza alle parole pronunciate da grandi uomini che hanno fatto ancora più grandi i loro Paesi. Parole come quelle di un ex Presidente del calibro di Pertini quando diceva:

“si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli ed educarli? Questo non è un uomo libero. Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è libertà. La libertà senza giustizia sociale è una conquista vana”.

Senza alcuna pretesa di comparazione, mi chiedo, oggi, quali siano i principi che hanno spinto il ministro Poletti a sostenere che fosse un bene “non aver più fra i piedi” alcuni di quei centomila giovani emigrati dall’Italia. Ecco, se noi vivessimo in un Paese con dei principi saldi, l’allora appena insediato Governo Gentiloni avrebbe dovuto immediatamente rimuovere dall’incarico al ministero il signor Poletti. Perché è stato politicamente scorretto? Perché se ne è uscito con affermazioni impopolari? No, semplicemente perché un ministro che arrogantemente va dicendo cose del genere non mette solo a nudo la propria indelicatezza e l’incolmabile distanza dai problemi reali del popolo che ha giurato di servire di fronte alla Costituzione. Il punto è che, così facendo, egli ha dimostrato di contraddire i suoi stessi interessi di ministro (ricercare il consenso popolare), oltre che i suoi obblighi morali e professionali.

Ricordo che appena il giorno prima l’ISTAT si era espresso dicendo che la classe indigente del Paese risiede nel giovani dai 18 ai 35 anni, quella fascia d’età cioé più penalizzata da un mercato del lavoro, – sempre più instabile e deregolamentato e da una mancanza di prospettive occupazionali -, che sembra cronicizzarsi sempre più nel nostro Paese. Tutto ciò in barba a quel “principio” costituzionale che vuole la nostra Repubblica “fondata sul lavoro”. Se vengono a mancare questi principi di onorabilità, come può essere credibile un Paese agli occhi dei cittadini quando racconta, ad esempio, che il nostro sistema bancario è il migliore al mondo a dispetto dell’evidente fallimento di molti istituti di credito di cui fra i più noti MPS? E a proposito di Monte Paschi, quando la banca acquistò l’Antonveneta, l’allora Governatore di Banca d’Italia Mario Draghi, oggi presidente di BCE, la ritenne una buona operazione! Qual è il filo rosso che lega uno squalo un po’ Pinocchio come Draghi con un tale signor Poletti che preferirebbe vedere, per “dare un futuro ai nostri ragazzi”, i laureati in lettere e filosofia lavorare nelle stalle? Principi, etica, e morale sono morenti nel nostro Paese…ci auguriamo che non sia già troppo tardi.

Angelo Santoro

Fuori dalla Centrale Rischi
per aiutare il lavoro

Un’Amnistia Finanziaria (fuori dalla Centrale Rischi per aiutare il lavoro) che possa consentire ai cittadini duramente colpiti dalla crisi – ai tanti “marchiati” dalla Centrale Rischi – di riappropriarsi della dignità che spetta ad ogni uomo; che venga per loro ripristinata la possibilità di entrare in banca per aprire un conto corrente e avere un carnet di assegni e una carta di credito (cosa impossibile se segnalati alla Centrale Rischi) e che sia concessa ad ognuno la possibilità di lavorare. Di questa decisione se ne avvantaggerebbero per prime le stesse banche, le quali avrebbero la possibilità di rientrare dei loro crediti e acquisire nuovi clienti; ne guadagnerebbe l’Agenzia delle Entrale e l’Inps, in quanto tornerebbero ad incassare quelle imposte e quei contributi che oggi vengono evasi a causa del lavoro nero. Per completezza vogliamo precisare che le banche dopo tre anni dall’estinzione del debito ti cancellano dalla Centrale Rischi, ma la cosa è impossibile se il debitore non lavora, e quindi condannato a restare un reietto. Da questa paradossale situazione nasce la proposta: “fuori dalla Centrale Rischi per aiutare la dignità e il lavoro… aggiungiamo, per rateizzare i debiti con le banche e pagare le tasse”

Guarda l’intervista del Direttore on. Mauro Del Bue a Mara Colla e Angelo Santoro

Mara Colla  – Confconsumatori
Angelo Santoro – Interessi Comuni

I costi insopportabili della democrazia

Politica e diplomazia sono l’arte raffinata della mediazione, persino imposta quando si tratta di prendere con la forza il Governo di un Paese indisciplinato. In quel caso si spende ciò che occorre per riportare l’ordine. E Il populismo, allora? Proviamo a fare un ragionamento.
Dunque, il populismo. Ci riferiamo a quel populismo che viene in soccorso della stessa democrazia quando non riesce più a sopportare i costi della libertà: come fossero d’accordo! E lo sono perché la crisi sociale che nel mondo ha dato vita alla più grossa speculazione finanziaria di tutti i tempi, che ha riservato le più barbare collusioni tra Stati sovrani e finanza ha messo in povertà i ceti medi. É cosi che le difficoltà economiche del mondo hanno iniziato a colpire dapprima la classe operaia e successivamente le piccole imprese, i commercianti, gli artigiani, i liberi professionisti, ecc. Ora le difficoltà economiche stanno erodendo le risorse degli stessi Stati sovrani i quali non riescono più a sopportate i costi della democrazia. Da qui il populismo che gli viene in soccorso nella speranza di scatenare una rivoluzione: tutto secondo i rituali più antichi! Anche se brutale sono in molti coloro che ritengono sia l’unico mezzo per riacchiappare (forse un domani) quel passato recente che ci aveva visto prosperare dopo la seconda guerra mondiale. Ci vuole almeno una generazione perché si possa sperare in una nuova epoca di libertà e benessere allargato alle classi meno abbiette, ma in mezzo a questo guaio dove ci siamo cacciati non può altro che deflagrare una guerra che distruggerà ogni cosa per ricostruirla. È questo che hanno intuito gli affaristi della finanza spregiudicata i quali hanno già iniziato a strizzare l’occhio, o meglio finanziare, la rivolta scatenata contro una democrazia morente i cui costi quei finanzieri non sono più disposti a sostenere. Infatti i rivoltosi, esaltati da questa prospettiva, già inviano segnali inconfondibili di entusiasmo. Anche se ancora il popolo non si mostra fino in fondo, il suo cuore ha ormai saltato l’ostacolo e assunto sembianze rivoluzionarie. Per entrare dentro il ragionamento ci chiediamo: ma che importanza ha se la signora Le Pen in Francia vincerà o meno le elezioni? Se anche non vincesse a questo giro, comunque accadrà nel prossimo, magari in maniera ancora più traumatica. Pensate davvero che in Austria sia tutto risolto dopo la sconfitta di Norbert Hofer a vantaggio di Van der Bellen? E Donal Trump in America è un pazzo esaltato oppure sono gli intellettuali radical chic a definirlo tale? Se non sbaglio, il muro con il Messico lo aveva iniziato Bill Clinton, mentre lo slogan di restituire l’America agli americani lo ha comunicato sin dal primo giorno della sua competizione già della primarie…dov’è la novità? La novità è nello sconcerto di quella finanza padrona di ogni cosa che assolutamente vuole capire dove sta andando la società di ultima generazione, per portare a compimento i suoi “sporchi” (quelli sì!) progetti, perché ciò che li spaventa sono i politici che non hanno passato, e quindi imprevedibili. Guardiamo al movimento cinque Stelle, e più precisamente al Sindaco Virginia Raggi la quale ha solo rispettato le delibere per gli aumenti di ruolo e di stipendio a Romeo e al fratello di Marra che aveva deliberato precedentemente il suo predecessore Ignazio Marino. Nessuno dà risalto a questa notizia in quanto oggi fanno più clamore le stravaganti polizze che vedono beneficiaria la Sindaca Raggi piuttosto che il puntiglioso Marino. L’esempio è per ribadire che non sai mai se questa armata Brancaleone senza storia, mena fendenti a destra e a manca in quale campo andrà a tagliare il grano con il suo spadone da crociato. Questo fa impazzire i poteri ortodossi che, da esperti domatori, sono abituati a disporre a piacimento di una savana nota, dove si muovono con disinvoltura con gli animali di cui conoscono le abitudini. Mentre del popolo che vota i pentastellati non sanno nulla, perché incazzato, imprevedibile e, soprattutto, non ha niente da perdere e (apparentemente) sembrano incorruttibili. In ultimo la domanda delle cento di pistole: come andrà a finire alle prossime elezioni che vedono protagonisti molti Paesi dell’Unione europea? I book maker accettano scommesse, siete disposti a giocare?

Angelo Santoro

Anarchia, tutti contro tutti

Molte volte abbiamo sentito dire che i partiti hanno esaurito la loro missione, da oggi sono in molti a pensarlo…vedremo alle prossime elezioni, peraltro ancora “tutte da scrivere”. A Napoli non è stata una sceneggiata, ma una prova generale di anarchia.

“L’anarchia è l’organizzazione societaria basata sull’idea libertaria di un ordine fondato sull’autonomia e la libertà degli individui, contrapposto ad ogni forma di potere costituito compreso quello dello Stato. Nell’accezione contemporanea come terminologia nasce con gli scritti del filosofo Pierre-Joseph Proudhon nella prima metà del XIX secolo”.
Illudersi di essere libero da ogni vincolo che la società ci impone. Illudersi nel senso che mai nulla avviene per caso, anche l’anarchico è uno strumento del potere. L’Europa ha già mangiato a volontà nei piatti degli europei ed è sazia dei loro beni, ma questa non è una rivelazione perché basta osservare gli eventi che si sono susseguiti negli ultimi anni. Era solo ieri quando la Francia voleva a tutti i costi Trichet a capo della BCE, ma vi riuscì solo a fine 2003 dopo cinque anni di Duisenberg che nel 1998 ne diventò il primo presidente. Trichet lasciò poi il posto a Draghi solo nel 2011. All’inizio sembrava il gioco dei ricchi e salvo un ristrettissima cerchia di giocatori nessuno ci fece caso, ci accorgemmo dell’euro solo il 1 gennaio 2002 anche se era in vigore dal 1 gennaio 1999 in undici stati dell’Unione. Ci accorgemmo nel senso che quando viaggiava la doppia moneta era un po’ come giocare a Monopoli, ci divertiva essere circondati da tutti questi foglietti colorati, ma le famiglie ancora stavano bene e nessuno ci fece caso quando venimmo “derubati” del 30% dei nostri risparmi. Solo qualche tempo dopo abbiamo preso coscienza di essere stati fottuti. Infatti, a distanza di pochi anni la BCE è diventata padrona di ogni cosa. Poi, come a ripetere le liti di potere del 1998 tra Germania e Francia per diventare i primi a governare la BCE, a fine 2014, con molti mal di pancia Juncker viene nominato presidente della Commissione europea. L’uomo del granducato del Lussemburgo, simbolo di ogni trucco per aggirare le regole fiscali ed evadere legalmente le tasse si insedia a Bruxelles. Il fatto che Juncker sia stato imposto contro tutto e tutti era un ulteriore segnale che stavano svuotando i libretti al risparmio dei lavoratori. Ed eccoci al gran finale, a Versailles viene calato l’asso di una Europa a due velocità, che era già nel cassetto della “banda Bassotti” sin dall’inizio, per voce dell’uscente François Holland.
Ora, la contestazione di una parte dei membri dell’Unione capeggiata dalla Polonia aggiunta una destra rinvigorita, la quale spera nella vittoria che prima ha sfiorato il successo in Austria, ci riprova in Olanda in attesa della  Francia. Tutto ciò proprio a ridosso del sessantesimo anniversario dalla nascita dell’Unione quando, di fatto,  verrà certificata la fine della stessa.

I miliardari , diventati tali con i nostri risparmi, hanno deciso che questo è il momento di disinvestire dalla democrazia, troppo costosa rispetto ai profitti, e poi parliamoci chiaro, ormai non c’è più nulla da prendere visto che ci hanno tolto tutto. Adesso è iniziato il cammino dell’illusione anarchica, c’è infatti chi spinge, dopo averci rapinato, tutti contro tutti: il caos. Veniamo in Italia, dove la caciara la fa da padrona al punto che sorprenderebbe anche Marco Pannella il quale di caciara ne era cultore. Intanto sono nati decine di movimenti politici in pochi mesi, e il fenomeno cresce. Ogni uomo è contro l’altro l’uomo e la fiducia non sappiamo più cosa sia. Lo schiavismo nello sfruttamento della persona e del lavoro tenuto sotto controllo per anni ci è sfuggito di mano, al punto di averne assunto le sembianze noi stessi. Siamo diventati talmente poveri che la maxi tangente Enimont di 150 Mld del 1993 è solo un lontano ricordo rispetto alla miriade di corrotti e corruttori che oggi si scambiano le informazioni per rubare la cassetta delle offerte in Chiesa. A questo punto mi chiedo se è utile che continui ad elencare cose che tutti conoscono, forse in molti non abbiamo ancora preso coscienza che stiamo camminando velocemente verso la dittatura, altro che populismo alla Le Pen. Ci rimane una sola ultima domanda: che tipo di dittatura sarà questa di ultima generazione che bussa prepotentemente alle nostre porte? Sono in molti coloro che sostengono che se non ci fosse stato l’euro avremmo fatto una pessima fine… è un po’ che penso a queste dotte affermazioni, ma non mi viene in mente nulla di peggio della dittatura!

Qui banche, “abbiamo un problema”

Dopo anni di mattanza praticata dalle banche ai correntisti con ogni tipo di prodotto “immondizia”, scrupolosamente controllato e autorizzato dalla Banca d’Italia; dopo un tempo infinito in cui il nostro sistema bancario veniva raccontato come il migliore del mondo, oggi, dalla viva voce del “banchiere lunare” Jack Swigert (alias, Fabrizio Viola, promosso da pochi mesi amministratore della Banca Popolare di Vicenza, perché è uno che i problemi li sa risolvere!), ex comandante dell’equipaggio di MPS, comunica al quartier generale della BCE: “Okay Houston, qui abbiamo avuto un problema,”. 35 miliardi più tardi, il Controllo Missione a Houston risponde “This is Houston. Say again, please.” (“Qui Houston, ripetere prego”). Passa qualche anno dall’acquisto di Antonveneta. Questa volta a parlare è il comandante Lovell: “Houston, we’ve had a problem” (“Houston, abbiamo avuto un problema”) e inizia a spiegare i dettagli tecnici dell’avaria. C’è stata un’esplosione a bordo e la navicella MPS sta perdendo rapidamente ossigeno. Comincia così, per l’equipaggio e un’intero Paese, l’odissea del difficile rientro nel mettere in sicurezza la missione bancaria più antica del mondo.

la metafora – fuori dal mondo -, disegna drammaticamente la situazione del sistema bancario italiano, e di una Banca d’Italia assolutamente incapace di fare i controlli adeguati all’interno di un contesto finanziario che sta letteralmente degenerando. Ed è soprattutto per queste incapacità manageriali che BankItalia promuove i dirigenti e gli amministratori delegati delle banche. Una situazione, inoltre, che ha permesso ai funzionari “disonesti”, oltre che incompetenti, di distruggere il tessuto economico-sociale italiano; una situazione che non si può, e non si deve, chiudere con la solita commissione di inchiesta Parlamentare, perché è di tutta evidenza che una parte politica del Paese era consapevole di quello che stava accadendo dentro gli istituti di credito; una situazione che deve essere verificata dalla magistratura attraverso le denunce che dovrebbero fare i tanti amministratori delegati onesti; una situazione che deve sgomberare assolutamente il campo dal quel clima omertoso che si è insediato dentro il sistema bancario. Un sistema bancario conosciuto nelle sue azioni ai confini della legalità, a partire dall’ultimo degli impiegati fino ad arrivare ai vertici dei consigli di amministrazione, che tramavano contro i correntisti e i risparmiatori italiani; i primi subivano addebiti di spese arbitrarie, e i secondi la vendita dei derivati prima, e delle azioni dopo. Tutti comportamenti che hanno alimentato la mattanza finanziaria praticata dagli istituti bancari per massacrare i risparmiatori fino a non sentirne le grida. Banche quindi, sorde e cieche, come sorda e cieca è stata la Banca d’Italia.

Il caso MPS che si dice sia costato a tutti gli italiani, bambini inclusi, oltre cento euro all’anno, ha l’obbligo di sgomberare dal campo ogni sospetto di possibile “intesa” tra il ministero delle Finanze e gli amministratori delle banche imputate. Ed è proprio per tutto ciò che bisogna fare assoluta chiarezza proprio a partire da MPS. Per questo buon motivo vogliamo sapere a chi sono stati concessi i prestiti milionari non restituiti, i quali superano il 70% delle sofferenze della banca di Siena, e soprattutto con quali garanzie. Inoltre desideriamo conoscere anche i nomi dei mandanti e quelli dei sicari, mi riferisco ai funzionari di filiale che eseguivano gli ordini non solo della banca senese, ma anche degli altri istituti beneficiati dal Decreto. Il Parlamento non avrebbe dovuto negare la pubblicazione dei grandi debitori della banche finanziate dallo Stato, perché i contribuenti avrebbero partecipato con più consapevolezza al risanamento del sistema bancario italiano. Invece il Decreto Salva Banche è stato imposto senza fare nessuna chiarezza in merito alle responsabilità e, non solo, dentro ci avevano pure “imbucato” la fideiussione di 97 milioni di euro della Royal Cup che non centrava nulla. Sì, qui banche e politica, “abbiamo un problema”!

Angelo Santoro