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Marco Polizzi Angelo Santoro

Banche, fidi e prefetture.
Dialogo tra Angelo Santoro e Marco Polizzi

fido-bancarioL’articolo 27-bis, comma 1-quinquies, del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1 (convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27), dispone che “ove lo ritenga necessario e motivato, il Prefetto segnala all’Arbitro bancario e finanziario, istituito ai sensi dell’art. 128-bis del Testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, specifiche problematiche relative ad operazioni e servizi bancari e finanziari.

La segnalazione avviene a seguito di istanza del cliente in forma riservata e dopo che il Prefetto ha invitato la banca in questione, previa informativa sul merito dell’istanza, a fornire una risposta argomentata sulla meritevolezza del credito. L’Arbitro si pronuncia non oltre trenta giorni dalla segnalazione”.

La previsione di legge si applica ai rapporti tra banche e clienti nei casi in cui la contestazione alla banca tragga origine dalla mancata erogazione, dal mancato incremento o dalla revoca di un finanziamento, dall’inasprimento delle condizioni applicate a un rapporto di finanziamento o da altri comportamenti della banca conseguenti al merito creditizio del cliente.

Dal sito del Ministero dell’Interno della Prefettura di Siena si legge:

Si tratta, in buona sostanza, di una funzione di mediazione… che consentirà al rappresentante del Governo di esercitare una sorta di “moral suasion” per superare i contrasti tra istituti finanziari e clientela.

Il cliente di una banca, quindi, nel caso ritenga che la sua pratica sia stata considerata negativamente senza una giusta causa (come per esempio, una richiesta di credito respinta ridotta o revocata), potrà rivolgersi al prefetto il quale inviterà l’istituto a fornire una risposta argomentata sui motivi della decisione.

Ricevute le osservazioni della banca, se non sarà possibile trovare una soluzione alla vertenza già in questa fase iniziale, il caso sarà sottoposto all’Arbitro Bancario Finanziario.

L’ABF avrà 30 giorni di tempo per pronunciarsi e comunicare la sua decisione alle parti con notevole risparmio di tempo e costi (il ricorso al Prefetto è gratuito) a favore del cittadino-utente.”

In effetti la ratio della norma è proprio quella di dare al rappresentante del Governo un “pungolo da utilizzare” contro l’estrema pigrizia delle banche nel concedere denaro ai cittadini ed alle imprese.

Risulta chiaro a tutti infatti, e gli ultimi dati resi noti questo mese dalla Banca D’Italia lo confermano, che l’erogazione del credito non si sblocca e questo sembra un business che interessa poco le nostre banche che concedono sempre pochissimo denaro ed evidentemente svolgono altre attività economiche.

Dall’osservatorio di Primoconsumo, l’associazione consumatori che presiedo, e dall’esame della relazione della Banca D’Italia si è visto che la funzione esercitata dai Prefetti non raggiunge lo scopo: nel 2013, primo anno completo in cui la norma ha esplicato i suoi effetti, tutte le poche segnalazioni dei rappresentanti del Governo sembrano aver avuto esito negativo.

In un caso recente addirittura il Prefetto dimentica la sua funzione.

Il Prefetto infatti, ricevuto il ricorso dall’impresa sulla mancata concessione del credito con cui si lamenta l’assenza di una specifica motivazione da parte della banca, chiede riscontro all’ISTITUTO DI CREDITO e quando lo riceve scrive una relazione ASSOLUTORIA senza esercitare alcuna Moral Suasion, anzi nella relazione si inerpica in un esame di diritto non richiesto né dalla norma né dalla funzione e giustifica il comportamento della Banca sulla base degli scritti difensivi della banca medesima, scritti che non trasmette al ricorrente che per ciò rimane pure all’oscuro delle difese mosse dalla banca.

Tutto ciò il rappresentante del Governo, con funzione civica assegnata dalla norma, lo fa con pregiudizio anche dell’eventuale attività giurisdizionale che dovrà essere affrontata dall’impresa che così si sente doppiamente danneggiata. L’impresa dal credito negato, infatti, continua ad avere la stessa percezione di ingiustizia anche dopo il ricorso al prefetto e, per di più, rimane senza conoscenza della posizione difensiva assunta dalla banca nelle controdeduzioni.

L’ABF in 5 anni ha dimostrato di essere apprezzato dai clienti delle banche che vi fanno sempre più ricorso ma la sua efficacia così si mette in forte discussione specialmente nel punto dove la politica con la legge in questione intendeva rafforzare la clientela vittima di un evidente squilibrio di forze in campo.

Come cittadini non sentiamo certo il bisogno di decretare il fallimento dell’arbitro bancario finanziario anzi è auspicabile il contrario specialmente in un momento in cui la grave crisi del sistema giustizia con la sua attività giurisdizionale richiede il consolidamento di validi strumenti alternativi di risoluzione delle liti.

Avv. Marco Polizzi

Marco caro, quando l’azienda ricorre al Prefetto, per un credito non concesso, è già “asmatica” oltretutto siamo anche a primavera e i medici bancari non ti prestano neanche lo spray per dare sollievo alla tua allergia, per loro puoi pure soffocare! Il colpo di grazia, poi, viene dato dal tempo necessario che trascorre affinché l’arbitro bancario decida: è tutta una pantomima per prenderci per i fondelli!

Le banche ormai, già da molto tempo, si sono coperte le spalle con le direttive della BCE. Se un’impresa non ha i fondamentali richiesti dalle normative vigenti, si sente rispondere dal funzionario della filiale di turno la solita frase laconica: “io vorrei ma non posso”! Salvo eccezioni molto particolari l’imprenditore non accederà mai ai prestiti.

Diciamoci la verità: nel nostro Paese ormai siamo abituati (come fosse un rito sciamano) ad evocare ciò che sappiamo non otterremo mai! Ma dove eravamo quando gli Istituti di Credito hanno iniziato la politica della fusione? Io mi fondo con te, tu ti fondi con l’altro, noi ci fondiamo con loro, insomma, la fusione cinese (quella delle scatole che appaiono e scompaiono per intenderci).

Nessuno si è messo di traverso quando con mossa fulminea, e neanche tanto, abbiamo visto partire con un biglietto di sola andata le nostre banche locali, o ci fidavamo delle insegne “finte” rimaste fuori delle filiali?!? Oppure delle parole di direttori sconosciuti che ci dicevano: tranquilli non è cambiato nulla, quando avete bisogno siamo sempre qui. Certo, ma a farci il mazzo!

Infatti ci chiedono di rientrare dagli scoperti di conto corrente. Altro che l’arbitrato prefettizio per incrementare quegli affidamenti che solo la magia “farlocca” di Otelma può farci ottenere!

Marco, la Centrale Rischi è stata “affollata” di nomi e cognomi, con una accelerazione infernale negli ultimi anni, per avere l’alibi non solo di tagliarci fuori dal credito, ma addirittura per farci restituire in maniera quasi coercitiva, perfino estorsiva (in alcuni casi), dei fidi che avevamo da una vita! Non è difficile, per sommissimi capi, ipotizzare che dei mille miliardi stanziati dalla BCE per la crescita, l’80%, tanto per cambiare rimarranno in banca?!? Salvo chi esporta, forse! Vedremo, ma anche per loro non sarà una scampagnata accedere al credito!

Sono mesi che Interessi Comuni, consuma litri di inchiostro per scrivere all’ABI, e pure alla Banca d’Italia, per trattare con onore una amnistia finanziaria che possa permettere, a chi oggi non può avere nulla, almeno di possedere un semplice bancomat, altro che affidamenti per aumentare i castelletti. Gli unici ruderi rimasti sono i castelletti matildici della zona dove abito! Mettiamo all’ordine del giorno del prossimo consiglio direttivo una lettera ciclostilata all’infinito, perché Patuelli, e Visco, si decidano a prenderci sul serio. L’unica cosa che possiamo fare caro Marco, è rompere le scatole! Immagino che tu sia solo all’inizio di questo insolito argomento, un nuovo labirinto del credito dove non solo non c’è Arianna, ma neanche il filo. Alla prossima puntata.

Angelo Santoro