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Angelo Vargiu

Telepass, tra nuovi servizi
e la multa dell’Antitrust

telepassLa notizia più rilevante non riguarda certo i servizi a disposizione degli utenti: la società Telepass infatti è stata multata dall’Antitrust per aver raddoppiato il canone senza consenso. In realtà, come spiega l’azienda, c’è stata l’introduzione di nuovi servizi a supporto dei guidatori che si abbonano, così come anche per le flotte aziendali.

Inutile negarlo: la notizia delle ultime settimane è di sicuro la multa da 200mila euro comminata alla società Telepass da parte dell’Antitrust, che ha sanzionato l’operazione dell’azienda che ha raddoppiato di fatto il costo dell’Opzione Premium senza aver dato la possibilità ai propri clienti di prendere le necessarie contromisure, dando ragione alle lamentele portate avanti dalle associazioni dei consumatori. Ricostruendo i fatti, però, emerge comunque una realtà meno negativa di come è stata descritta anche dalla stampa.

La storia della multa alla Telepass. Questa vicenda nasce un anno fa, nel novembre del 2015, quando Telepass comunica ai propri abbonati che a partire dal giorno 1 gennaio 2016 avrebbe accorpato due servizi aggiuntivi rispetto al dispositivo Telepass, precedentemente offerti disgiuntamente: come si spiega ad esempio sul portale di fissovariabile, che ha realizzato una guida completa alle offerte di Telepass, inizialmente la “Opzione Premium” costava 0,78 euro al mese (prevedendo, tra l’altro, il soccorso in autostrada in caso di avaria o incidente), mentre quella definita “Premium Extra” aveva un abbonamento da 1,78 euro al mese (estendendo il servizio di assistenza anche alla viabilità ordinaria). La modifica principale del nuovo servizio è stata nella determinazione di una tariffa unica di 1,50 euro al mese, ma i vecchi abbonati al servizio “Opzione Premium” hanno beneficiato per tutto quest’anno del prezzo originario di 0,78 euro. Come da legge, poi, Telepass ha previsto la possibilità per gli abbonati di recedere senza spese dal nuovo pacchetto entro 60 giorni.

La decisione dell’Antitrust. Troppo poco per l’Authority, che soprattutto ha puntato il dito sulla “pratica commerciale scorretta” attuata dalla società, basandosi anche sul ricorso delle associazioni di consumatori e sulle numerose mail di reclamo dei clienti. In particolare, nella sentenza c’è scritto che l’operato “sulla comunicazione e il cambio di tariffa non è risultato rispettoso dei canoni di diligenza esigibili da un operatore quale Telepass, ed è stata in grado di condizionare indebitamente le scelte economiche dei consumatori”.

La risposta di Telepass. Diversa ovviamente l’interpretazione dell’azienda, che comunque ha già annunciato che “alla luce del provvedimento si attiverà per ripristinare il vecchio servizio (che prevedeva il soccorso soltanto in autostrada) alle stesse condizioni precedenti”. Inoltre, il cambio di tariffa accompagnato alla promozione annuale prima descritta ha fatto sì che “finora i clienti interessati dal provvedimento non hanno pagato somme aggiuntive, nonostante l’introduzione del nuovo servizio di soccorso meccanico al di fuori della rete autostradale, utilizzato ad oggi da oltre 25.000 utenti”.

La soluzione per le flotte. Chiusa questa parentesi “burocratico – legale”, meglio concentrare l’attenzione sulle notizie positive che arrivano sul fronte dei vantaggi del Telepass. Uno dei prodotti maggiormente in diffusione è Telepass Fleet, strumento ideale per i fleet manager lanciato nel luglio 2015, che propone una serie di servizi comodi per la gestione della flotta aziendale, con differenti opzioni a disposizione.

I vantaggi di Telepass. Questo prodotto conferma come oggi Telepass non sia più soltanto sinonimo di pagamento di pedaggio rapido in tutta la rete autostradale d’Italia, ma anche molto di più: i clienti dell’azienda, infatti, oggi possono pagare il ticket per la sosta in oltre 70 parcheggi convenzionati nelle principali città italiane (sia nelle zone del centro che in ospedali, aree fieristiche, stazioni e aeroporti) e l’accesso all’Area C di Milano. E poi, ancora, è possibile acquistare e ritirare il biglietto per il passaggio sullo Stretto di Messina senza passare dalla biglietteria e utilizzando la pista Telepass dedicata.

Manovra 2017, tetto Isee per bonus mamma

Nella manovra in fase di discussione alla Camera si prevede anche l’inserimento di un tetto Isee per usufruire dei nuovi bonus nido e mamma. Ancora una volta, questo indicatore torna al centro delle cronache e dell’attenzione: ecco come calcolarlo e a cosa serve.

genitori_figli_bimbaSono due delle novità più attese dalle famiglie italiane, ma per i cosiddetti bonus bebè e bonus asili nido ci sono ancora dettagli da limare. Il più importante riguarda una eventuale limitazione dell’accesso soltanto a chi presenta un Isee che non superi i tetti prefissati: è quello che prevedono due specifici emendamenti alla Legge di Stabilità 2017, presentati dal Partito Democratico e già approvati dalla Commissione Affari sociali della Camera, che ora attendono il vaglio della Commissione Bilancio.

Tetti Isee per i bonus famiglia. In dettaglio, questi interventi di modifiche prevedono di fissare specifici tetti Isee per usufruire dei bonus famiglia 2017, vincolando dunque il riconoscimento dei benefici a un livello di valore massimo dell’indicatore della situazione economica equivalente: nello specifico, i nuclei familiari che possono accedere ai bonus di premio alla nascita non dovranno avere un Isee superiore a 13 mila euro, mentre per gli asili nido la soglia limite è 25 mila euro. Dopo le iniziali perplessità, sono gli stessi esponenti del PD che hanno chiarito che l’indicazione del tetto Isee è da riferirsi alla cumulabilità dei due sussidi.

Il bonus mamma. La situazione è quasi paradossale, visto che gli stessi bonus ancora non sono “ufficiali”, ma contenuti nella stesse Legge di Bilancio 2017, ma intanto già fioccano i correttivi. Il bonus “mamma domani” sarà riconosciuto, secondo le intenzioni del Governo, una tantum per la nascita o adozione di un minore nel corso del 2017: sarà pari a 800 euro e non concorrerà a formare il reddito ai fini della dichiarazione IRPEF. Per ricevere questo beneficio sarà necessario presentare specifica domanda, e il trattamento sarà versato dall’INPS al settimo mese di gravidanza oppure al momento dell’adozione.

Il bonus asili nido. Completamente differente rispetto ai bonus previsti negli anni scorsi per i servizi per l’infanzia (rifinanziati anche per il biennio 2017-2018), l’intervento di agevolazione per gli asili nido è pari a mille euro, che dovranno essere impiegati per il pagamento della retta di asili sia sia pubblici sia privati. L’altro bonus per l’infanzia è invece un voucher di 600 euro al mese da utilizzare per i servizi per l’infanzia o per servizi di baby sitting.

Modello Isee, tanti utilizzi. Con queste premesse si comprende forse meglio quanto sia importante procedere a richiedere il calcolo di questa attestazione: gli esperti di Guida Fisco sottolineano che il modello Isee 2016 sarà dunque al centro delle richieste di agevolazioni ed esenzioni per il prossimo anno, non solo per chi sta vivendo l’emozione di diventare genitore, ma anche per chi ha già figli in età scolastica o, addirittura, universitaria.

Arriva la no tax area all’Università? L’indicatore della situazione economica equivalente, infatti, è un documento richiesto per per valutare la condizione economica e sempre più necessario in caso prestazioni sociali agevolate, come per l’accesso a servizi di refezione, abbonamenti ai mezzi di trasporto pubblico, borse di studio, buoni libro, campi scuola e così via. Un ulteriore (e delicato) ambito in cui serve l’Isee è appunto quello dell’Università, dove è già centrale per il calcolo delle tasse universitarie e potrebbe esserlo ancor di più a partire dal 2017; anche in questo caso, nella manovra di bilancio sono infatti previste novità, visto che si parla di uno “student act” che dovrebbe far scattare una sorta di “no tax area” di cui beneficerà chi ha una dichiarazione Isee inferiore ai 13 mila euro, vale a dire circa 300 mila nuclei in tutta Italia.

Angelo Vargiu

Pignoramento: ultime news per dipendenti e pensionati

pignoramentoLa legislazione che regolamenta il pignoramento di pensioni e stipendi è in continua rivisitazione.

Una delle ultime modifiche da segnalare riguarda il pignoramento presso terzi di pensioni e stipendi. Questa operazione infatti se eseguita presso il datore di lavoro si collocava nell’ambito di cessione del quinto, massimale che cessava di esistere nei casi in cui il pignoramento fosse eseguito direttamente  in banca o presso un istituto di credito. Il risvolto pratico di questa clausola era importante dal momento che, preso atto di essa, gli avvocati optavano sul pignoramento direttamente in banca, forti anche dell’obbligo di detenere un conto corrente imposto dalle leggi anti-riciclaggio alla maggior parte dei soggetti più o meno direttamente coinvolti. Ricorrendo a questo escamotage, inoltre, ci si sottraeva a possibili concussioni o accordi tra il dipendente e il datorie di lavoro, volti a diminuire lo stipendio dichiarato.

Stando agli ultimi aggiornamenti, invece, vengono chiariti tutti una serie di aspetti e definite alcune limitazioni, come sancito dall’art. 545 c.p.c. Prima di definire la nuova normativa, è bene sottolineare che essa si applicherà ai provvedimenti effettivi dopo l’approvazione del decreto legge.

Entrando più nello specifico, le somme disponibili come pensioni o indennità sostituive della pensione possono essere pignorate assicurando al soggetto debitore un importo massimo pari all’assegno sociale, aumentato della metà. L’importo, se quantificato, si aggira attorno ai 672 euro mensili. Quello che resta potrà essere pignorato secondo la regolamentazione del quinto, o in caso di sentenza dedicata, nei limiti di quanto fissato dal giudice.

Qualora invece il pignoramento venga eseguito sullo stipendio, lo stesso non potrà essere superiore al limite del triplo dell’assegno sociale pari a 1.344 euro a patto che l’accredito abbia una data precedente a quella del pignoramento. Qualora l’accredito abbia invece data successiva, sarà necessario rispettare i limiti del quinto. Varianti e condizioni differenti, impongono una gravosa attività di calcolo e controllo che cade sulle spalle del terzo pignorato.

Nel medesimo decreto si chiarisce anche l’assoluta impignorabilità delle case mobili, degli animali domestici a patto che gli stessi risiedano nella casa del soggetto e la loro detenzione non abbia fini produttivi, alimentari, commerciali. Esclusa anche la pignorabilità di animali con finalità mediche/ di assistenza.

Ulteriori modifiche sono poi state introdotte con il decreto legge numero 59 del 2016 che di fatto ha velocizzato l’iter di reucpero crediti. Una serie di altre iniziative sono invece volte a raggiungere una maggiore tutela del debitore, al fine di evitare un numero eccessivo di aste che in passato più volte avevano portato ad un ribasso dell’immobile fuori mercato. La riforma fissa ad un massimo di 3 le aste che possono essere indette. In questo modo viene risolto il problema di quei creditori che a causa della svalutazione dell’immobile non riuscivano ad entrare nelle spese, ma anche di quei debitori che davanti ad una eccessiva svalutazione dell’immobile non riuscivano a rientrare nelle spese.

Viene chiarito nella medesima occasione che un debitore non può opporsi all’atto di esecuzione di un immobile se il giudice ne ha già disposto la vendita. L’unica eccezione è rappresentata dai casi in cui il debitore stesso dimostra di non aver avuto modo di dimostrare che la causa non era imputabile a lui direttamente

Angelo Vargiu

Caos cattedre: non siano
i disabili a farne le spese

disabiliscuolaAprono, nella maggior parte delle regioni italiane, le porta delle scuole. Mamme felici, bambini un po’ meno, insegnanti sul piede di guerra. È stata un’estate davvero rovente tra trasferimenti e danze delle cattedre. Nel caos della buona scuola e degli alti prezzi da pagare per una cattedra stabile, la Federazione italiana per il superamento dell’handicap lancia un allarme: non siano i ragazzi con disabilità a farne le spese.

È caccia aperta a una cattedra per sostegno

Per evitare i trasferimenti forzati, infatti, in Sicilia e Sardegna è iniziata una vera e propria caccia al posto di sostegno. Una cattedra molto delicata, che necessiterebbe della giusta preparazione e delle adeguate competenze. Eppure, sembra essere l’unica strada da percorrere per evitare di fare le valigie e trasferirsi al Nord, come previsto dalla mobilità. L’attesa del 1° settembre, infatti, per molti insegnanti è stata caratterizzata da questa speranza aperta da un accordo integrativo del contratto regionale siglato tra sindacati e Uffici scolastici regionali. Secondo tale accordo è stata elaborata una soluzione per tutti quegli insegnanti che non hanno ottenuto la domanda di assegnazione provvisoria. Cosa nello specifico? La possibilità di mettersi a disposizione per un posto sul sostegno, pur non avendo la specializzazione prevista dalla Legge 104 del 1992.

Una scelta che accende le polemiche

Come prevedibile, questa soluzione, che risponde in parte alle necessità degli insegnanti di non abbandonare amici, famiglia e parenti per trasferirsi in poche ore lontano da casa, non piace ai genitori dei bambini e dei ragazzi affetti da disabilità. Per i disabili, infatti, come spiega bene anche il portale AbilityChannel, è previsto un percorso di insegnamento specializzato capace di garantire il diritto allo studio dei ragazzi, eliminando qualsiasi tipo di discriminazione e di limite all’apprendimento. Un percorso differenziato, portato avanti da insegnanti formati e specializzati. Ecco, quindi, che sono scoppiate le polemiche tra sindacati e associazioni dei familiari degli alunni con disabilità.

La posizione delle associazioni

La posizione della Federazione italiana per il superamento dell’handicap, federazione che raccoglie e raggruppa tutte le associazioni di famiglie con ragazzi disabili, è netta e chiara: “Il sindacato – dice il presidente Vincenzo Falabella – tutela gli insegnanti senza pensare ai ragazzi disabili. La Legge 104 parla chiaro. Da sempre quando è esaurita la graduatoria degli specializzati si attinge a chi quel titolo non l’ha. Occorre valutare il problema in un’altra ottica. Pensare che questi insegnanti possano comunque assicurare la continuità è assurdo: quest’ultima è garantita solo se l’insegnante curriculare porta a compimento il ciclo scolastico”. Da evidenziare che la federazione guidata da Falabella non è la sola ad avere numerose perplessità sulla strada proposta e intrapresa dai sindacati. Una voce forte e ricca di dubbi è anche quella della Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha). Secondo quanto espresso di recente dalla Lega, infatti, “Se queste persone vanno a prendere il posto di insegnanti specializzati allora la toppa è peggio del buco; se invece questi posti sarebbero stati coperti da persone senza il titolo allora non cambia molto”.

E quella dei sindacati

A esporre la posizione dei sindacati è la Cisl, nella persona di Maddalena Gissi (Cisl Scuola). Secondo la leader sindacale, infatti, “Da sempre nel rapporto contrattuale la questione dei titoli è stata usata per garantire la continuità didattica”. “Va precisato – sottolinea Gissi – come avviene la procedura in questi giorni: gli uffici monitorano il numero dei precari in graduatoria con specializzazione, sia quelli della Gae che di seconda fascia. Esauriti questi posti si passa all’assegnazione provvisoria di coloro che non hanno il titolo. In Sicilia i posti di sostegno sono oltre 4 mila: hanno congelato i posti per coloro che sono possesso del titolo e hanno aperto alle assegnazioni provvisorie per chi è stato trasferito lontano da casa”. Di quante cattedre stiamo parlando? I numeri sono quelli riportati dalla rivista “La tecnica della Scuola”: più o meno 2 mila cattedre prive di copertura per la Sicilia e 160 in Sardegna.

Angelo Vargiu

Appalti, Anac tra dubbi e caos sulle attestazioni SOA

delrio_cantoneC’è ancora qualche difficoltà in merito all’applicazione del nuovo Codice degli Appalti, in particolare per alcuni aspetti tecnici come le attestazioni SOA, al punto che di recente l’Anac è intervenuta per apportare dei chiarimenti. Inoltre, la cronaca racconta anche della scoperta di un gruppo che forniva false attestazioni.

Non bastano le difficoltà tecniche, si aggiungono anche gli illeciti. È questa la fotografia del settore degli appalti in Italia, purtroppo, che quasi ogni giorno subisce un colpo d’immagine a causa di notizie relative a scandali e operazioni fuori dai confini della legalità. Non parliamo soltanto dei problemi più grandi (come l’ultima rivelazione sull’Expo di Milano), ma anche di fatti più concreti e pratici, come il rilascio di false attestazioni.

Operazione a Roma. È quello che hanno scoperto i Finanzieri del Nucleo Speciale Anticorruzione della Guardia di Finanza di Roma, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma, che hanno bloccato una vera e propria associazione a delinquere che forniva il rilascio illecito di attestazioni SOA, ovvero la specifica certificazione obbligatoria alle imprese per partecipare a gare di appalto per l’esecuzione di lavori pubblici, che serve per attestarne la capacità economica, professionale e tecnica nell’esecuzione delle opere oggetto di aggiudicazione.

Dagli illeciti ai dubbi. Queste procedure ovviamente inquinano l’intero settore e vanno a tutto discapito della trasparenza e della concorrenza, rendendo ancor più complicata la vita delle imprese oneste. Come dicevamo, però, non sono solo questi i problemi nei quali incappano gli operatori del mondo degli appalti in Italia: lo sanno bene gli esperti di Appaltitalia, portale che è nato proprio con l’intento di semplificare la vita degli imprenditori che intendono avvicinarsi a bandi e gare pubblici grazie a una serie di servizi a loro sostegno, con i quali facciamo il punto sulle criticità nell’applicazione del nuovo Codice degli Appalti e, in particolare, proprio sul versante che riguarda le attestazioni SOA, di recente oggetto anche di un intervento chiarificatore da parte dell’Anac.

L’Anac chiarisce. Il caso era stato sollevato per la comparsa di incertezze normative relative appunto ai procedimenti di Attestazione SOA dopo l’entrata in vigore del Decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, che dà il via al Nuovo Codice degli Appalti in Italia. Sollecitato sulla questione, il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, ha risposto nel merito, rimandando dal punto di vista normativo all’articolo 216 della nuova legge, che sancisce un periodo transitorio in cui restano valide le norme di cui al D.P.R. n. 207/2010 (Parte II, Titolo III). Nello specifico, dunque, e nelle more di un successivo e più generale intervento (che dovrebbe essere rappresentato dall’emanazione di linee guida da parte dell’Anac), le Società Organismo di Attestazione sono tenute a “verificare la veridicità e la sostanza delle dichiarazioni, delle certificazioni e delle documentazioni presentate dai soggetti cui rilasciare l’attestato, nonché il permanere del possesso dei requisiti» e a «rilasciare l’attestazione di qualificazione conformemente alla documentazione prodotta dall’impresa e verificata”.

Assist ai piccoli. Inoltre, come rilevato in particolare dalla Fenailp – Federazione Nazionale Imprenditori e Liberi Professionisti – l’Anac ha anche chiarito che l’obbligatorietà della qualificazione SOA è da ritenersi inerente solo per importi di lavori cosiddetti “sopra soglia” (ovvero, per importi che superano i 150 mila euro), sia per gli appaltatori, sia per i subappaltatori. Secondo l’associazione, questo è un fattore positivo perché “non risulta essere un limite gravoso per i piccoli e medi artigiani subappaltatori esecutori delle opere specialistiche“, visto che “a loro verrebbe richiesta la Soa solo in quei grandi aggregati il cui importo complessivo dei lavori è superiore ai 2 o 3 milioni di euro”.

Insomma, piccoli segnali positivi ci sono, ma in questa fase la vita degli operatori di settore sembra essere ancora più dura, anche a causa di un intervento legislativo che appare ancora monco e parziale, aumentando il rischio di confusione e di sfiducia verso il sistema pubblico.

 Angelo Vargiu