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Antonio Fiore

Siria. Italiano in ostaggio dell’Isis da 7 mesi

“Mi chiamo Sergio Zanotti. Sono sette mesi che sono prigioniero qua in Siria”
Ostaggio SiriaIl 22 Novembre 2016, sul canale youtube di News-Front International – sito d’informazione russo – è stato pubblicato un video che ritrae un uomo in ginocchio, vestito con una “dishdasha” araba color bianco e reca in mano un foglio sul quale è riportata una data: 15/11/2016. Dietro l’uomo, che già dai primi secondi di video appare come un’ostaggio, vi è un uomo in piedi, incappucciato, che impugna un kalashnikov. L’uomo in ginocchio dice: «Mi chiamo Sergio Zanotti. Sono sette mesi che sono prigioniero qua in Siria. Chiedo al governo italiano di intervenire nei miei confronti prima di una mia eventuale esecuzione». Secondo News-Front si tratterebbe di un italiano ostaggio di uno dei tanti gruppi armati coinvolti nella guerra civile siriana.
Chi è l’italiano rapito in Siria?
Oltre al video, News-Front pubblica anche alcune informazioni circa l’italiano presumibilmente rapito. Ad avvalorare tale informazioni vi è anche la foto del passaporto di Sergio Zanotti, classe 1960, nato a Marone in provincia di Brescia.
Il video, come è stato spiegato dall’ufficio stampa di News-Front, è stato recapitato al capo del servizio in inglese del sito da una persona che, attraverso una conversazione avvenuta su facebook, si autodefinisce “jihadista”. Questi, inoltre, minaccia di uccidere l’ostaggio qualora non ci sia, da parte del Governo Italiano, un’azione concreta.
C’è un italiano prigioniero in Siria?
La Farnesina ha riferito che l’Unità di Crisi è già a conoscenza del video ed è, in ogni caso, in contatto con i famigliari di Zanotti. Giacomo Stucchi, presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR), interpellato dall’AGI non si sbilancia sulla vicenda di Zanotti: “Sembra che il video sia autentico – spiega Stucchi ma aspettiamo informazioni più specifiche già nelle prossime ore”.
Il video tuttavia non lascia spazio a pareri univoci. Se è vero che il presunto prigioniero appare con la barba lunga, non lascia però percepire uno stato fisico particolarmente provato dai sedicenti sette mesi di prigionia. gira sul web da circa una settimana e non sembra “univoco”, dal momento che l’italiano, per quanto con la barba lunga, non appare nelle immagini particolarmente provato dai presunti sette mesi di prigionia. Gli investigatori, che stanno ricostruendo i movimenti dell’uomo, avrebbero accertato che effettivamente alcuni mesi fa Zanotti è partito dall’Italia per la Turchia per poi recarsi a Tunisi dove si sono perse le sue tracce. La scomparsa, denunciata dall’ex moglie dell’uomo, sarebbe avvenuta proprio nei giorni in cui Zanotti avrebbe dovuto far rientro in Italia, ad aprile scorso.

Antonio Fiore

Istat. In Italia sono sempre meno gli italiani

crollo demograficoEra stato chiaro, nella giornata di ieri, il presidente della BCE Mario Draghi al Brussels Economic Forum: molto è stato fatto negli ultimi anni, soprattutto nell’attuazione di riforme strutturali, soprattutto nei Paesi più colpiti dalla crisi economica degli ultimi anni. Nonostante l’impegno profuso però non si riesce a contrastare il calo demografico che stiamo vivendo. Un dato di fatto, avvalorato dall’irrefutabilità dei numeri: il prossimo decennio vedrà la graduale diminuzione della popolazione in età da lavoro e, di conseguenza, la crescita occupazionale si avvierà verso una decelerazione, nonostante le riforme.

A confermare – almeno per quanto attiene alle previsioni demografiche future – le parole di Draghi è l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) che ha rilevato come al 31 dicembre 2015 i residenti in Italia siano 60.665.551 persone di cui l’8,3% dei residenti a livello nazionale sono stranieri.

Per la prima volta in novant’anni, viene registrata una consistente diminuzione. Il saldo complessivo, infatti, segna meno 130.061 unità e, a prescindere da qualsivoglia valorialità del dato, riguarda esclusivamentela popolazione di cittadinanza italiana (-141.777 unità) mentre è in aumento la popolazione straniera (+11.716 unità).

Le nascite scendono sotto il mezzo milione

I nuovi nati, nel 2015, non raggiungono il mezzo milione. Il Bel Paese registra 16.816 nascite in meno rispetto al 2014 e, volendo guardare ancora più indietro, circa 90 mila in meno rispetto agli ultimi sette anni. Benché non direttamente dimostrato è chiaro che c’è una correlazione tra la concomitanza della crisi economica e la diminuzione delle nascite. Stessa cosa è valevole per il calo dei matrimoni registrati a partire dal 2008.

In aumento i decessi

Pari a 647.571 unità risulta il numero dei decessi, superiore di 49.207 unità a quello del 2014. Risulta il valore più elevato dal 1945. Se l’aumento, per alcuni, potrebbe essere legato a fattori meramente fisiologici correlati ad una popolazione che invecchia, il dato del 2015 è attribuibile a fattori congiunturali e strutturali.

Nuovi cittadini italiani

Si conferma il trend di crescita dei nuovi cittadini italiani, nel 2015 sono circa 178 mila, oltre 35 ogni mille, con un consistente incremento rispetto al 2014 (+37%). Nel conteggio sono comprese le acquisizioni e i riconoscimenti della cittadinanza per matrimonio, naturalizzazione, trasmissione automatica al minore convivente da parte del genitore straniero divenuto cittadino italiano, per elezione da parte dei 18enni nati in Italia e regolarmente residenti ininterrottamente dalla nascita, per ius sanguinis.

Nazionalità diverse in Italia

Circa 200 le nazionalità presenti nel nostro Paese; per oltre il 50% (oltre 2,6 milioni di individui) si tratta di cittadini di un Paese europeo. La cittadinanza maggiormente rappresentata è quella rumena (22,9%) seguita da quella albanese (9,3%).

Benché Camillo Langone, sulle colonne de Il Foglio, intraveda nell’aumento delle donne laureate una delle ragioni del calo demografico, sarebbe utile, soprattutto più corretto, chiedersi se il problema non risieda piuttosto in un mercato del lavoro alla deriva che non premia i giovani, indipendentemente dal titolo di studio.

Certo è che i dati non sono dei più soddisfacenti e bisognerebbe rifletterci seriamente. Soprattutto in un Paese in cui l’età media è pari a 44,7 anni. Un Paese non certo vecchissimo ma neppure infante.

Antonio Fiore

Regeni, una storia
che toglie il sonno

Vi sono storie torbide e quella sulla fine, ingiusta oltre ogni ragionevole dubbio, di Giulio Regeni è una di quelle che tolgono il sonno. Chi ha armato la mano dei suoi aguzzini? Chi erano/sono questi ultimi? Perché?

L’agenzia Reuters, tuttavia, poche ore fa ha pubblicato sul proprio sito alcune indiscrezioni e dichiarazioni la cui fonte è, ragionevolmente, da ricercare nella procura egiziana. Hisham Abdel Hamid, del dipartimento di medicina legale del Cairo che ha eseguito l’autopsia sul giovane, afferma come le ferite presenti sul corpo del giovane dimostrano, senza possibilità di smentita, che Giulio sia stato torturato e che le torture siano avvenute “ad intervalli di 10/14 ore” e, inoltre, che “Il referto dell’autopsia mostra che c’è un certo numero di ferite provocate nello stesso momento, altre provocate in un secondo momento e altre ancora provocate successivamente [… ] Le ferite e le fratture riscontrare, insomma, si sono verificate in tempi diversi durante un periodo di circa 5-7 giorni”.

Indipendentemente dalla moltitudine di ipotesi, anche complottiste,circa la figura del giovane ricercatore italiano, chiunque lo avesse in “custodia forzata” ha provato ad estorcergli alcune informazioni. La natura di queste informazioni? Non è dato saperlo.

Il ministero di Giustizia egiziano, ad ogni modo, smentisce e rigetta al mittente le informazioni in quanto “destituite di qualsiasi fondamento” e fa sapere per bocca di Shaaban El Shami – assistente del ministro – di fare attenzione nel pubblicare “notizie che provengono da fonti che vogliono deformare la realtà per scopi politici e che non hanno nulla a che fare con la verità”.

E’ chiaro, oramai, come l’attività dei nostri investigatori debba confrontarsi con la ferma volontà di insabbiare ogni possibile indizio. Come se non bastassero le dubbie dichiarazioni delle autorità egiziane, viene gettata l’ennesimo sassolino nell’acqua: il quotidiano filogovernativo egiziano, Al Akhbar, ipotizza che Regeni sia stato tradito dai responsabili delle sue attività.

Una storia torbida, dicevo, con più ombre che luci.

Antonio Fiore