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Antonio Giansanti

Per il futuro serve
coraggio e onestà

La campagna elettorale conclusasi con il turno dei ballottaggi è stata la più difficile, complicata ed inedita degli anni della cosiddetta “ Seconda Repubblica”. Toni accesi, Partiti e schieramenti spaccati, assenza di idee, proposte politiche e programmatiche. Individualismo esasperato, grande confusione, alla luce di tutto ciò ritengo necessario un cambiamento della legge elettorale, che semplifichi e produca un migliore equilibrio tra le forze politiche e premi la qualità, la serietà e la coerenza.

Occorre voltare pagina, farlo presto e con decisione, prima che il sistema delle autonomie locali arrivi al collasso totale, già aggravato dalla crisi finanziaria di quasi tutti i Comuni. Bisogna lavorare per l’unità delle forze che hanno come obiettivo politiche pubbliche efficaci e che si ispirino al Socialismo, al Cattolicesimo umanitario e che guardino al futuro per migliorare la qualità della vita. A questo interesse deve saper fare appello la politica, puntando con le sue azioni alla difficile, ma possibile coesistenza fra calcolo razionale dei singoli ed esiti sociali conformi ad equità.

La politica bisogna renderla autorevole, non indebolirla e metterla al servizio del bene comune. La presenza di più donne all’interno dei Consigli Comunali può produrre quell’essenziale contributo proprio della cultura femminile: la sensibilità, l’attenzione ai sentimenti, la capacità di riconoscere se stessi negli altri, questi sono i principali antidoti contro l’egoismo e l’individualismo e le diatribe di ogni genere. La cultura individualista, reca con sé tendenze che possono desolidarizzare il tessuto sociale e di conseguenza accentuare la frammentazione sociale che è il primo e principale fattore di ingovernabilità collettiva.

Il folklore di talune nuove tendenze e l’arretratezza di altre vecchie non concorrono alla costituzione di un futuro migliore. Alla politica sono affidate le risposte a tutti i problemi, tra cui la salvaguardia del principio di solidarietà, i diritti dei bambini, degli anziani, il diritto alla salute, il diritto al lavoro, il diritto allo studio e alla formazione, il rispetto della dignità dell’uomo a prescindere dal colore della pelle e della nazionalità, i diritti degli handicappati per consentire agli invalidi e alle persone disagiate di riconoscersi cittadini uguali agli altri, ad essi serve rispetto per la loro dignità. La politica deve dare alle istituzioni, ai nuovi sindaci, assessori, consiglieri comunali autorevolezza, dialogo, capacità di sapere affrontare e risolvere tutti i problemi delle nostre comunità e contrastare il personalismo e l’individualismo.

Agli eletti un augurio di buon lavoro soprattutto al riconfermato sindaco di Melfi di portare alta la tradizione socialista, i suoi principi e la politica di centro-sinistra, di cui ha tanto bisogno non solo Melfi e l’Area Nord, ma l’intera Basilicata.

Antonio Giansanti
Segretario organizzativo PSI – Basilicata

Dipendenti pubblici,
non sono tutti uguali

I diritti dei cittadini, i servizi pubblici e l’efficienza della macchina amministrativa pubblica dipendono solo dall’assenteismo o dalle false timbrature di una parte del personale e dei dipendenti pubblici? A me pare di no, anche se il fenomeno va combattuto e debellato nelle forme più incisive e giuste.

L’efficienza delle istituzioni, la loro capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini non sono soltanto, un problema di forma di governo e di adeguamento degli assetti e delle procedure degli organici politici. I cittadini attendono da tali organi decisioni tempestive e obiettivi chiari di azione pubblica.

Ma l’impatto immediato e diretto non lo hanno né con il Governo, né con il Parlamento, lo hanno con gli uffici, con i servizi, con gli apparati ai quali in sede nazionale e locale sono affidati l’esecuzione di quelle decisioni e il perseguimento di quegli obiettivi. È qui la realtà su cui le istituzioni vengono quotidianamente e concretamente misurate rispetto alle aspettative di chi ne ha bisogno; ed è qui che anche le migliori promesse si infrangono contro il muro delle omissioni, dei ritardi, della subordinazione dell’utente alle esigenze degli addetti ai lavori. La mancanza di una “macchina” amministrativa pubblica adeguata costituisce uno degli handicap più gravi del Paese: impedisce un efficace attuazione delle politiche regolatorie, di quelle tradizionali ed ancora più di quelle necessarie a comporre i nuovi conflitti; preclude i controlli sulle attività private (da quelli fiscali a quelli ambientali, a quelli ispettivi sul lavoro); ostruisce i canali per una tempestiva politica di incentivazione e di salvaguardia dell’ambiente: rappresenta un impedimento alle stesse politiche di redistribuzione del reddito in quanto ostacola obiettivi fondamentali come l’equità fiscale e distorce i canali di trasferimento delle risorse.

A sua volta la mancanza di una adeguata organizzazione dei servizi svuota i diritti sociali di cittadinanza, il cui effettivo esercizio, soprattutto per chi ha più bisogno, dipende interamente dalla facilità dell’accesso e dalla congruità delle prestazioni fornite dagli stessi servizi.

Gli utenti sono i primi a percepire questa deformazione e sono portati ad imputarla ai dipendenti pubblici che hanno di fronte. Non è giusto.

Sono milioni i dipendenti dello Stato, degli Enti Locali, delle Aziende Pubbliche e di sicuro ci sono fra loro persone che timbrano e scappano, altre non attente ai compiti e ai doveri che avrebbero.

Ma nella larghissima maggioranza si tratta di cittadini male utilizzati, poco motivati, prigionieri essi stessi di una macchina che non sa valorizzarli né chiamarli alle loro responsabilità.

Per questo la rivoluzione riformista nella pubblica amministrazione è un grande impegno, che può tradursi in beneficio per tutti.

Antonio Giansanti
Segretario regionale organizzativo PSI Basilicata