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Antonio Salvatore Sassu

La notte di Halloween è sempre il regno di Michael Myers

HALLOWEEN 2018 POSTERDurante la notte di Halloween del 1963 Michael Myers, alla tenera età di sei anni, uccide con un coltellaccio da cucina la sorella maggiore mentre gli faceva da baby-sitter.

Dopo l’efferato omicidio Michael viene rinchiuso in una clinica psichiatrica dalla quale evade dopo 15 anni, il 31 ottobre del 1978, e ritorna nella sua città natale, Haddonfield in Illinois, per continuare a uccidere ancora, preferibilmente ragazze e ragazzi con gli ormoni a centomila, usando quasi sempre un affilato coltello da cucina, attrezzo che col tempo diventerà il suo inconfondibile marchio di fabbrica.

Michael Myers è un efferato assassino a tutto tondo, una delle migliori rappresentazioni cinematografiche del male assoluto, un serial killer che indossa una tuta da meccanico e una maschera bianca, che nasconde tratti del volto ed espressioni, e che uccide senza giustificazioni, senza pentimento e con assoluto piacere.

La sua caratteristica più terrorizzante è il silenzio unito alla violenza: uccide senza mai dire una sola parola, lasciando dietro di sé una lunga scia di sangue e un silenzio veramente tombale.

HALLOWEEN 2018 - 01Michael Myers è nato 40 anni fa dalla fertile fantasia di John Carpenter e di Debra Hill, ed è apparso per la prima volta nel film “Halloween”, capolavoro diretto dallo stesso Carpenter e uscito il 25 ottobre 1978 in Missouri. In Italia arriverà il 22 giugno dell’anno successivo col titolo “Halloween – La notte delle streghe”.

Quello che sembra un filmetto a basso costo, girato in tre settimane con meno di 400mila dollari, diventerà uno dei cult horror di maggior spessore di tutti i tempi e, sorprendentemente, anche uno dei più grandi successi della storia del cinema (non solo di quello indipendente) grazie ai 70 milioni di dollari incassati.

Un budget talmente risicato che si racconta che gli attori principali, Donald Pleasence, dottor Sam Loomis, Jamie Lee Curtis, Laurie Strode, e Nick Castle, Michael Myers, vennero scelti proprio perché si accontentarono di un compenso particolarmente ridotto.

Con Halloween, John Carpenter non solo ha riscritto le regole del cinema horror ma ha creato anche un nuovo genere: lo “slasher movie”, (dall’inglese to slash, ferire, tagliare profondamente) dove l’assassino usa armi da taglio affilatissime per uccidere in modo particolarmente cruento gruppi di adolescenti al termine di una caccia senza respiro e all’ultimo sangue.

Anche la colonna sonora, scritta sempre da Carpenter, ha contribuito al successo del film: una partitura per pianoforte in 5/4 composta al sintetizzatore che è diventata una delle musiche più disturbanti mai sentite al cinema. Con qualche strizzatina d’occhio a quella di Profondo Rosso di Dario Argento.

halloween 1978Non basta, il personaggio di Laurie Strode lancia tra le grandi star l’esordiente Jamie Lee Curtis (19 anni all’epoca), figlia di Tony Curtis e di Janet Leigh, famosa soprattutto per il suo ruolo di Marion Crane in “Psyco” (1960) di Alfred Hitchcock. Della serie: quando l’horror è un pregio di famiglia. Madre e figlia, lo ricordiamo, reciteranno assieme in “Halloween – 20 anni dopo” film che celebra i venti anni della saga con la regia di Steve Miller.

E a proposito di anniversari, quest’anno sono i primi 40 anni di Halloween e vengono festeggiati con due film: il primo e l’ultimo.

Il classico cult horror di John Carpenter, “Halloween – La notte delle streghe”, viene riproposto solo per tre giorni, da lunedì 15 a mercoledì 17 ottobre, nella versione digitale restaurata e rimasterizzata, creata per festeggiare l’anniversario e realizzata con la supervisione del direttore della fotografia del film Dean Cundey, e in lingua originale con sottotitoli italiani.

Mentre giovedì 25 ottobre l’appuntamento è con il nuovo “Halloween” diretto da David Gordon Green, con John Carpenter nelle vesti di consulente creativo, produttore esecutivo e autore della colonna sonora, che ha realizzato ispirandosi a quella del primo film.

Questo nuovo “Halloween” ci riporta a Haddonfield, dove tutto ebbe inizio 40 anni fa, con Jamie Lee Curtis e Nick Castle ancora nei ruoli di Laurie Strode e Michael Myers, nei panni di selvaggina e cacciatore, arrivati al loro scontro finale (forse, decideranno gli incassi). Anche se quella di Nick Castle dovrebbe essere una sorta di partecipazione straordinaria in quanto il ruolo ufficiale dell’assassino con la tuta da meccanico e la maschera bianca è di James Jude Courtney.

Ma prima di sedersi comodi e prepararsi al nuovo capitolo di una delle saghe più longeve della storia del cinema, è necessario cancellare i dieci film che in questi quattro decenni ci hanno raccontato le peripezie di Laurie per scampare alla caccia di Michael. Perché è come se non fossero mai state raccontate, come se quei film non fossero mai stati girati perché questo Halloween 2018 cancella il passato in quanto è il sequel, il secondo capitolo del film di 40 anni fa. Con la storia che si ricollega al primo film. Con gli stessi protagonisti di allora anche se invecchiati. Persino la maschera di Myers mostra pesanti tracce dell’usura del tempo. Quella che il tempo non ha intaccato, invece, è la sua voglia di uccidere, che ha sempre la freschezza dei tempi migliori.

Antonio Salvatore Sassu

L’inaffondabile successo del Titanic torna nelle sale per tre giorni

TITANIC 04“Titanic” di James Cameron, il film dei record grazie al quale Leonardo DiCaprio e Kate Winslet hanno conquistato successo planetario e fama imperitura, ritorna nei cinema in occasione del ventesimo anniversario della sua uscita.

Questo ritorno è un evento speciale, in città e sale selezionate, che durerà solo tre giorni, da lunedì 8 a mercoledì 10 ottobre, per festeggiare il film dei record. Un appuntamento che sembra quasi rispondere alla fake news che circola in Internet, con tanto di trailer, su di un “Titanic 2”, ipotesi che non è mai stata presa in considerazione soprattutto da DiCaprio.

E chissà se le sale saranno invase come venti anni fa da torme di ragazzine che andarono a vederlo decine e decine di volte in ogni parte del mondo, per poi sciogliersi in lacrime a ogni proiezione. Un’isteria collettiva, una non tanto nascosta voglia di vivere una straordinaria storia d’amore come quella raccontata da Cameron, ma anche un film fatto come si deve, dato che in alcuni Paesi è rimasto in programmazione per un anno intero, caso più unico che raro nella storia del cinema.

Il film di Cameron racconta la tragedia del transatlantico RMS Titanic, il più grande e lussuoso mai costruito, uno dei gioielli tecnologici del Novecento definito inaffondabile dai progettisti. Nel corso del viaggio inaugurale, la notte del 14 aprile 1912, quattro giorni dopo la partenza dal porto di Southampton e mentre era in rotta verso New York, il Titanic si scontra con un iceberg al largo dell’isola di Terranova e affonda, alla faccia dei progettisti, causando circa 1.500 vittime, fra cui anche il capitano, mentre 706 persone riescono a salvarsi.

Il disastro del Titanic serve a Cameron per realizzare straordinari e innovativi effetti speciali, e per raccontare una travolgente storia d’amore tra due ragazzi appartenenti a classi sociali agli antipodi. Proprio grazie alla magia del grande schermo l’incontro al calor bianco tra il povero Jack Dawson (Leonardo DiCaprio) e la ricchissima Rose DeWitt Bukater (Kate Winslet) è diventato una delle più grandi storie d’amore di tutti i tempi capace di rivaleggiare con quella di Romeo e Giulietta.

Titanic è stato il film più costoso dei suoi tempi: 200 milioni di dollari, un bel botto ancora oggi, e uno di quelli che ha incassato di più nel mondo, stabile al secondo posto, con oltre 2 miliardi e 180 milioni di dollari, grazie anche alla riedizione in 3D del 2012. “Titanic” è stato superato nel 2009 da “Avatar” sempre di James Cameron, che sfiora i 2 miliardi e 800 milioni di dollari di incassi.

Tra i primati inanellati dal Titanic ci sono le 14 candidature agli Oscar, come “Eva contro Eva”(1950, di Joseph L. Mankiewicz con Bette Davis e George Sanders) e “La La Land” (2016, di Damien Chazelle con Ryan Gosling ed Emma Stone), con 11 statuette vinte, al pari di “Ben-Hur” (1959, di William Wyler con Charlton Heston) e “Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re” (2003, di Peter Jackson con Elijah Wood e Ian McKellen).

Citiamo solo i due Oscar a Cameron come miglior film (assegnato al produttore) e come miglior regista; quello per gli effetti speciali e i due a James Horner per la colonna sonora e per la miglior canzone, assieme a Will Jenning: “My Heart Will Go On”, una ballata romantica che Céline Dion ha portato in vetta alle classifiche di tutto il mondo facendola diventare il singolo più venduto del 1998.

TITANIC 09

Un successo incredibile per i due attori protagonisti ma niente Oscar. Kate Winslet era candidata come miglior attrice protagonista, ma il premio è andato a Helen Hunt per “Qualcosa è cambiato”, mentre zero nomination per il bel Leo.

Ma come sarebbe stata la vita di Jack e Rose se fossero entrambi sopravvissuti al naufragio del Titanic? Magari come quella di Frank e April Wheeler in “Revolutionary Road”, film del 2008 diretto da Sam Mendes che vede per la prima volta riunita in un set la coppia stellare del Titanic nella drammatica storia di marito e moglie che, nella New York degli anni Cinquanta, si confrontano con la realtà quotidiana, i ruoli, i doveri sociali e le ipocrisie che hanno infranto i sogni della loro gioventù. Un film drammatico con un finale triste e una scena di pochi secondi non del tutto inaspettata ma che colpisce come un pugno nello stomaco.

Antonio Salvatore Sassu

Pordenone: apre il Paff!, una startup innovativa per il rilancio del fumetto

Logo Paff

Domenica 16 settembre scorso, con una mostra di tre disegnatori, ha iniziato la sua attività il PAFF!, PalazzoArtiFumettoFriuli, di Pordenone, la prima struttura italiana, e una delle poche esistenti in Europa, dedicata a una funzione innovativa del fumetto, visto non più come mero prodotto editoriale.

In attesa dell’inaugurazione ufficiale, che si terrà il prossimo novembre, il 16 settembre scorso sono stati presentati al pubblico in anteprima alcuni spazi espositivi dove sono state allestite le mostre dedicate a tre grandi autori: Milo Manara, Luca Salvagno e Toni Capuozzo, che presentiamo con una breve nota.

Celebrato come uno dei più grandi maestri del fumetto internazionale, Mila Manara ha esplorato con successo tutte le applicazioni del disegno grazie al suo tratto elegante dalle inconfondibili sinuosità femminili. In mostra pregevoli originali tratti dalla storia “Reclame”, omaggio a Federico Fellini, e illustrazioni ispirate dai testi di Shakespeare.

“Il beato Odorico da Pordenone”, sceneggiato e disegnato da Luca Salvagno, racconta le avventure di un Marco Polo col saio, protagonista di uno dei più sorprendenti viaggi del Medioevo: da Venezia a Trebisonda e ritorno, toccando l’India, Sumatra, Giava, Indocina e Cina fino a Khandaliq (Pechino).

Toni Capuozzo, uno dei più noti e amati giornalisti di guerra, affronta il genere del comic journalism, raccontando in prima persona la nascita del terrore in nome di Allah in un’opera a fumetti, illustrata dal giovane Armando Miron.

Paff 02La sede del Paff! è a ridosso del centro storico di Pordenone, all’interno degli spazi di Villa Galvani, una villa dell’Ottocento ristrutturata e ampliata nel 2010 con una struttura ultramoderna e attrezzatissima, immersa nel verde di un parco pubblico.

Abbiamo intervistato Giulio De Vita, comic book artist di fama mondiale nato a Pordenone, che ha ideato il progetto. Inoltre lla struttura è gestita dall’associazione culturale Vastagamma di cui De Vita è l’attuale presidente.

Che cosa è il PAFF? E quali sono gli obiettivi? State anche elaborando una proposta per un nuovo ruolo per il fumetto?

Il PAFF! è un progetto ambizioso e coraggioso che vuole usare il fumetto come chiave di lettura per reinventare il tradizionale contenitore culturale in maniera nuova. Il fumetto, per le sue caratteristiche uniche si presta a dialogare non solo con tutte le discipline artistiche, ma anche con molte altre attività della società moderna: didattica, divulgazione, apprendimento, comunicazione, divertimento. Per questo è gancio straordinario per avvicinare fasce diverse di pubblico alla cultura, alla conoscenza alla partecipazione civile, per promuovere il territorio in maniera non convenzionale, per fare formazione e creare posti di lavoro, per riqualificare un’area urbana.

Dato che le parole hanno un loro peso e significato, perché un Palazzo e non un Museo?

Di musei ce ne sono già tanti dappertutto, una città come Pordenone che dista meno di un’ora da Venezia non può competere con il patrimonio storico artistico della città lagunare con un altro museo, ma può distinguersi attraverso un non-museo cercando, sperimentando e proponendo percorsi nuovi: percorsi esperienziali e coinvolgenti in cui il visitatore si senta protagonista attivo nel vivere il suo tempo presso questo spazio. La bellissima location si presta molto a questa impresa, perché consta di una villa antica del 1850 che diverrà una sorta di Bauhaus del fumetto dove verranno ospitati studi e residenze d’artista, laboratori e corsi e una importante e attrezzata galleria moderna per mostre di prestigio ed eventi, il tutto inserito in un magnifico parco pubblico a due passi dal centro storico.

In Europa ci sono poche strutture simili al Paff!. Dove si trovano e quale ruolo svolgono? Nel vostro progetto ci sono degli aspetti innovativi e più all’avanguardia rispetto a esperienze di altre città?
Innanzi tutto non ho notizie di luoghi di tale dimensione e qualità in città con simili ridotte dimensioni. Esistono luoghi dedicati al fumetto solo in alcune grandi città europee: Bruxelles, Parigi, Londra, Basilea. Ma queste città, giovandosi di un grande afflusso turistico si possono permettere di essere tradizionali. Il Paff! mira a posizionarsi rispetto a questi spazi senza alcun complesso di inferiorità, e soprattutto a creare delle sinergie internazionali per sviluppare progetti con queste capitali. Gli aspetti innovativi stanno in diverse sfaccettature, a cominciare dal suo modello organizzativo strutturato sulla base delle più moderne startup, fino ad arrivare alla concezione di visita esperienziale fondata sui criteri di smart museum.

Perché avete scelto Pordenone?
Perché Pordenone è una città che vanta una importante tradizione fumettistica di caratura internazionale che ha creato un humus ideale per la nascita di una iniziativa del genere, e perché in questo contesto dalla florida vita culturale – esistono festival importanti, come Pordenonelegge e Le Giornate del Cinema Muto, in cui il Palazzo del Fumetto si colloca come collante ideale tra queste realtà consolidate.

Come hanno reagito le amministrazioni locali?
Pur incontrando alcune resistenze da certe calcificazioni culturali, le amministrazioni hanno creduto fermamente e con coraggio in questa proposta innovativa, anche perché impersona perfettamente lo spirito di questa terra, in cui da sempre c’è una vocazione alla laboriosità, all’innovazione e alla collaborazione dei vari settori che la costituiscono: impresa, artigianato, cultura, sociale.

Ci sono dei collaboratori e in quali campi sono specializzati?
Ho dovuto imparare il ruolo del leader, fare scelte precise per far sì che questa visione divenisse una realtà credibile: l’obiettivo non era quello di gestire un circolo di artisti per il quale sarebbe bastato un semplice “dopolavoro”, ma di gestire una struttura davvero importante e prestigiosa della città. Per fare questo ho formato un gruppo di lavoro costituito da professionisti affermati della mia generazione, provenienti da esperienze di successo diverse, Andrea Corsini, amministratore delegato di un’impresa storica e importante della città; Alessandro Santarossa, architetto museale docente universitario e premiato per aver progettato importanti smart museum italiani; Michele Giacalone, team manager imprenditore; Marco Dabba, esperto allestitore di mostre; Davide Massanzana, addetto al marketing e alla comunicazione; e un affermato fumettista come Emanuele Barison.  A queste figure si affiancano altre professionalità operative che coprono tutte le articolate sfaccettature di questa impresa culturale creativa, dove la collaborazione non solo di tutte le forze artistiche, imprenditoriali e sociali del territorio concorreranno a rendere sempre attivo e pregno di contenuti il nostro incubatore di contenuti culturali.

Perché l’anteprima dell’inaugurazione con le tre mostre?

Paff 01La gestazione del Paff! è stata lunga e faticosa e in alcuni momenti anche frustrante; le trafile burocratiche, gli intoppi, le diffidenze, la ricerca di risorse. Era troppo forte la voglia, nonostante la struttura non fosse pronta, di riaprire al pubblico uno spazio che da troppo tempo versava in una condizione di stallo. Abbiamo così pensato, facendo un vero miracolo dal punto di vista organizzativo, e devo ringraziare davvero tutte le forze messe in campo, dalla disponibilità dell’amministrazione agli artigiani che hanno trasformato uno spazio buio e angusto in un luogo luminoso e accogliente, alla disponibilità di tanti volontari, e alla collaborazione degli artisti, di profittare di una grande vetrina della città come il festival letterario per celebrare i nostri colleghi ospiti del festival con una esposizione di qualità. Questo anche perché essi avevano già collaborato con la nostra associazione culturale a “il Mantello di Carta”, un progetto a fini benefici a favore delle cure domiciliari pediatriche, presentato proprio a Pordenonelegge qualche anno fa. Ne è nato un evento di grande impatto accolto con entusiasmo e partecipazione. Un banco di prova per comprendere che il lavoro di preparazione svolto, le strategie attuate, le professionalità coinvolte, le scelte fatte andavano tutte nella direzione giusta. Questo ci ha gratificato molto e ci ha dato la spinta per alimentarci di energie nuove per la vera inaugurazione che avverrà a breve.

Avete già il programma dell’inaugurazione? E quello dei prossimi mesi?

Faremo l’inaugurazione ufficiale a fine novembre con una mostra di un fumettista di calibro internazionale. Una esposizione che occuperà gli ampi spazi espositivi e che incarnerà i criteri che ho poc’anzi descritto. C’è da dire che il Paff! è ancora ufficialmente un progetto sperimentale, che necessita di più di due anni per entrare a regime per la sua complessità, perché affianco alle attività espositive, si integrerà a un’area ludico-didattica, alla formazione, alla comunicazione, all’incubazione di progetti sociali, culturali, imprenditoriali, all’organizzazione di eventi, alla promozione turistica del territorio. È ovvio che un’ambizione così mastodontica si delineerà in maniera graduale e progressiva, e quella della mostra ne è il primo, grande, tassello.

Antonio Salvatore Sassu

In Vino Fabula, sinergia di narrazioni per il Cesanese

VINO_CESANESE-852x479-e1527319406144La prima edizione di “In Vino Fabula. Residenza delle narrazioni”, progetto ideato e curato da Luca Calselli, con Rino Bianchi direttore artistico, si chiuderà domenica prossima, 30 settembre, in piazza Francesco Pais a La Forma-Serrone, in provincia di Frosinone.

“In Vino Fabula”, coordinato da Serrone in Excelso, rete di imprese locali, ha un’idea base che si è rivelata vincente: condividere la bellezza, le conoscenze e il gusto del territorio, coinvolgendo cultura e impresa.

Grazie a questo progetto alcuni tra i più interessanti narratori italiani come Francesca Bellino, scrittrice e giornalista; Angelo Ferracuti, scrittore e narratore; Emanuele Lelli, grecista, antropologo e saggista; Eleonora Mazzoni, attrice e scrittrice; Marco Petrella, autore di graphic novel, hanno incontrato e raccontato attraverso le parole e le immagini il vino Cesanese, prima e unica DOCG (denominazione di origine controllata e garantita) a bacca rossa del Lazio.

Il programma prevede l’ospitalità per ogni Autore coinvolto, che scriverà a suo modo del territorio, del paesaggio, del vino, del lavoro. Appuntamento quindi domenica prossima, a partire dalle 15.30, con la lettura pubblica dei racconti nati appunto durante il periodo di permanenza degli autori ospiti nel borgo ciociaro.

Saranno Shanna Rossi e un gruppo di giovani attori a leggere le opere inedite degli autori ospiti di questa prima edizione di “In Vino Fabula”.

Gli organizzatori hanno puntato su un progetto nuovo, capace di coniugare la scrittura con le altre discipline narrative e di ribadire il concetto che senza cultura un territorio è più debole. La cultura, quindi, intesa anche come il volano per una nuova e dinamica coesione sociale.

La grande partecipazione ha reso questo progetto unico nel panorama enologico e culturale italiano, facendo di “In Vino Fabula. Residenza delle Narrazioni”, una Residenza anomala contraddistinta dal forte legame con la città, dove protagonisti, accanto ai narratori, sono i cittadini, i vignaiuoli, i lavoratori, le scuole, i giovani.

Romics caput mundi del fumetto. Obiettivo 200mila presenze

ROMICS 02 Roma caput mundi dei comics grazie al ricco programma della 24esima edizione di Romics, festival internazionale del fumetto, animazione, cinema e games, che si terrà nella Fiera di Roma dal 4 al 7 ottobre. E che punta a confermare il record delle 200mila presenze del passato. Romics, organizzato dalla Fiera di Roma e dall’associazione Isi.Urb., con la direzione artistica di Sabrina Perucca, ha il patrocinio del Ministero per i beni e le attività culturali, del Ministero dell’istruzione e della Regione Lazio.

Cinque le aree espositive con stand di tutti i tipi, tavole rotonde, mostre e premiazioni. Spazi dedicati a case editrici, fumetterie, collezionisti, merchandising, videogame, giochi di ruolo, conferenze, tavole rotonde, incontri con autori ed esperti, anteprime cinematografiche ed eventi speciali. Ci saranno lezioni sul fumetto e sull’animazione e non mancheranno i cosplay con i loro variopinti costumi. Molto attesi i vincitori del Romics d’Oro 2018. Uno dei più prestigiosi premi alla carriera del settore è stato assegnato a tre autori di livello internazionale: Charlotte Gastaut, Marco Gervasio e Chris Warner.

La Gastaut è una delle più valenti illustratrici dei nostri giorni e la mostra “Il sogno, la magia e la poesia: Charlotte Gastaut tra Illustrazione e Moda” ne mette ben in risalto lo straordinario talento. Identica celebrazione per un grande autore disneyano con l’antologica “Da Topolino a Fantomius fino a Papertotti, le mirabolanti avventure di Marco Gervasio”.

Chris Warner è una delle figure più importanti del fumetto Usa degli ultimi trent’anni: sceneggiatore, disegnatore, editor, ha lavorato per tutti i grandi editori. Tra i suoi lavori: “Predator”, “Terminator”, “Black Cross” e “Barb Wire”. L’area Kids&Junior propone ai giovanissimi un programma ricco di attività ludiche e d’intrattenimento, workshop e incontri, organizzati in collaborazione con la Scuola Romana dei Fumetti, la Scuola Internazionale di Comics e Bugs Comics.

ROMICS 05Nel corso di Romics verrà presentata anche la terza edizione del concorso “I linguaggi dell’immaginario per la scuola”, realizzato col Ministero dell’istruzione, università e ricerca, rivolto alle scuole di ogni e ordine e grado con l’obiettivo di creare occasioni di approfondimento sulla promozione del linguaggio e della cultura del fumetto, dell’illustrazione, dell’animazione e dei games. Tra le mostre, “Mettiamo in luce i nostri talenti”, presenta le opere degli allievi della Scuola Internazionale di Comics. La Scuola Romana dei Fumetti propone, invece, le illustrazioni dei docenti Tommaso Aiello, Riccardo Colosimo, Veronica Frizzo, Genea, Giulia La Torre, Angela Piacentini e Silvia Pirozzi.

“I cambiamenti nel linguaggio del fumetto” è uno degli argomenti che saranno affrontati durante gli incontri con gli autori.  Ne discuteranno i grandi artisti italiani, vincitori dei premi del Concorso Romics dei libri a fumetti 2018. Spazio anche al tema della crisi del fumetto con la tavola rotonda “Le edicole ai tempi delle librerie”. Gli editori italiani si confrontano sulle nuove dinamiche del mercato nazionale, mentre negli Stati Uniti la Dc Comic ha raggiunto un accordo con la Walmart per una serie di collane che la grande catena di negozi venderà in esclusiva. Due modi opposti per affrontare un calo di vendite che sembra irreversibile. E solo il futuro ci dirà chi ha fatto la scelta giusta.

Stefano Casini, che presenterà “Gli anni migliori” (Tunuè), il suo nuovo libro ambientato negli anni 70, e Gianfranco Manfredi, autore di “Cani Sciolti” (Sergio Bonelli Editore), intervistati da Luca Valtorta, parleranno de “Il ’68 e le sue molteplici eredità”. “Pixar. 30 anni di animazione” è il tema di una conferenza con Elyse Klaidman, responsabile degli Archivi Pixar e curatrice della mostra itinerante dedicata al grande studio di animazione statunitense, e con Maria Grazia Mattei, che ha curato l’edizione italiana della mostra, che dal 9 ottobre e sino al 20 gennaio 2019 sarà ospitata al Palazzo delle Esposizioni di Roma, e presidente MEET, centro internazionale per la cultura digitale.

Le anteprime e gli incontri speciali sul cinema si terranno al Movie Village. Film e serie ispirate a fumetti, romanzi, giochi e videogame più le installazioni delle principali fandom italiane e la mostra “Sogni e incubi del grande cinema di genere: fantascienza, fantasy e horror”, dedicata a Makinarium, pluripremiato studio di effetti speciali e visivi che ha sede a Roma. Inoltre, in collaborazione con 20th Century Fox Italia, Romics organizza per giovedì 4 ottobre, al cinema Adriano di Roma, un’anteprima speciale dell’atteso “The Predator” di Shane Black.

ROMICS 03I quattro giorni di Romics saranno caratterizzati dalla festosa invasione dei cosplay che, per chi ancora non lo sapesse, sono quei ragazzi (in questo caso l’età ha un significato elastico) che in queste occasioni di vestono da eroi dei fumetti, del cinema e dei cartoni animati, solitamente americani e giapponesi. E non sarà solo un’esibizione giusto per farsi vedere in giro, perché il Romics Cosplay Awards apre le porte alle grandi gare internazionali, come la Yamato Cosplay Cup di San Paolo del Brasile, dove proprio un italiano ha trionfato all’ultima edizione, e la World Cosplay Summit di Nagoya in Giappone.

Per i più piccoli c’è il Cosplay Kids, in compagnia di Fiore di Luna (Francesca Pace), Jack Sparrow (Andrea Franchini) e di Lupics, la mascotte di Romics. Non è tutto qui: c’è molto altro ancora, ma lo spazio è finito. Il programma completo è disponibile nel sito www.romics.it.

Antonio Salvatore Sassu

Con quota 100 alcune categorie a rischio

Inps-crollo nuove pensioniLa riforma delle pensioni, cioè della legge Fornero, è argomento di stretta attualità che coinvolge milioni di lavoratori e che andrebbe trattato con grande prudenza. Dal governo stanno piovendo promesse di cambiamento con la cosiddetta “quota 100” (somma tra età e anni di contributi versati uguale a 100) al centro di quasi tutti i ragionamenti. Ma non c’è ancora una proposta di legge in Parlamento, e non si sa quando sarà presentata. Sulla riforma della Fornero, Cgil, Cisl e Uil, hanno chiesto al ministro del Lavoro di aprire un tavolo di confronto, già da tempo e in diverse occasioni.

Richiesta che, pochi giorni fa, è stata reiterata da Domenico Proietti, segretario confederale Uil, che ha espresso la preoccupazione dei tre sindacati confederali riguardo una riforma che, se mal gestita, potrebbe creare conseguenze sociali devastanti.

Sempre sulle pensioni, la Uil ha presentato nei giorni uno studio, realizzato dal Servizio politiche previdenziali, che analizza alcuni effetti negativi della quota 100 sull’Ape sociale. Sulla riforma delle pensioni abbiamo intervistato Domenico Proietti, partendo proprio dallo studio sugli effetti negativi messi in risalto da questo studio targato Uil.

Questa riforma s’ha o non s’ha da fare? La legge Fornero va cambiata? Perché? E, soprattutto come? Quale è la posizione della Uil?
La Legge Fornero va assolutamente cambiata, poiché non è stata l’espressione di una riforma previdenziale, quanto piuttosto il risultato di una gigantesca operazione di cassa fatta sul sistema previdenziale italiano. Nello specifico, si è trattato di una misura che ha irrigidito il sistema pensionistico al fine di perseguire una sostenibilità finanziaria dei conti pubblici, raggiunta prendendo indebitamente risorse dalle pensioni ed incidendo negativamente sulla sostenibilità sociale del sistema previdenziale. La UIL si è data da fare, ha lavorato concretamente con proposte precise per cambiare la Legge Fornero, infatti, al fine di migliorare il nostro sistema previdenziale abbiamo sostenuto con forza e sosteniamo tuttora l’introduzione di una reale flessibilità in materia pensionistica. La flessibilità è una grande risorsa, perché consente di usufruire del trattamento previdenziale con requisiti d’accesso anagrafici e contributivi poco rigidi, che possano adattarsi meglio alle esigenze del singolo, poiché il lavoratore deve avere la facoltà di scegliere quando smettere la propria attività lavorativa ed andare in pensione. Inoltre, la flessibilità permette uno sblocco del turnover sul lavoro, garantendo dinamismo e stimolando le assunzioni dei giovani, così da fronteggiare il fenomeno della disoccupazione giovanile.

Con una quota 100 fissa e uguale per tutti e senza alcun vincolo, che fine farebbe l’Ape sociale?
Sta prendendo forma la quota 100, la misura principale per riformare il sistema pensionistico che il Governo intende inserire in Legge di Bilancio 2019. Questo strumento consente al lavoratore di ritirarsi dal lavoro quando la somma degli anni di età e quelli dei contributi versati restituisce come risultato 100. Se si dovesse concedere il pensionamento con Quota 100 senza vincolo alcuno e con 41 anni di contribuzione, senza penalizzazioni, sarebbe una scelta efficace, perché si tratta di due soluzioni utili per continuare a modificare la legge Fornero. Tuttavia, tali provvedimenti devono aggiungersi e non sostituirsi alle importanti misure realizzate negli ultimi anni, soprattutto con riferimento all’Ape Sociale, il cui presupposto è tutelare quei lavoratori che si trovano in grande difficoltà.

Quali sono le categorie di lavoratori che si troverebbero in difficoltà nel caso di quota 100 uguale per tutti?
Quota 100, come già sostenuto, si tratta di una misura efficace, ma, se realizzata con eccessivi vincoli contributivi e con stringenti limitazioni, peggiorerebbe la situazione di alcune categorie di lavoratori, comportando un ritardo di accesso alle pensioni, fino a 4 anni, nel caso di disoccupati e delle lavoratrici madri che dovranno attendere la pensione di vecchiaia a 67 anni. Tale ritardo sarebbe ulteriormente aggravato dall’introduzione di requisiti elevati come l’età minima necessaria a 64 anni o un’anzianità contributiva che non tiene pienamente conto di tutti i contributi maturati dai lavoratori. Attualmente, può accedere all’Ape sociale chi si trova in stato di disoccupazione, chi assiste un familiare disabile ed inoltre quei lavoratori con gravi disabilità possono, a partire dallo scorso anno, accedere a tale misura con “quota 93”, quindi un notevole anticipo rispetto ad un’ipotetica “quota 100”, mentre coloro che svolgono mansioni gravose possono accedere all’Ape sociale con “quota 99”, già dall’età di 63 anni. Sulla base di ciò, “quota 100”, se non fosse strutturata con attenzione, potrebbe danneggiare i risultati positivi raggiunti negli ultimi due anni, che sono stati necessari per introdurre alcuni principi di flessibilità nel nostro sistema pensionistico. Per la UIL, l’unico modo di cambiare realmente la legge Fornero, è estendere l’accesso alla pensione intorno ai 63 anni per tutti i lavoratori e per tutte le lavoratrici, senza vincoli, né limitazioni.

Quali sono le proposte che la Uil porterà all’attenzione del ministro del Lavoro, quando si terrà il tanto atteso incontro assieme a Cgil e Cisl?
La UIL chiede al Ministro del Lavoro di Maio di aprire presto un tavolo di confronto con le Parti Sociali, per trovare soluzioni efficaci e scelte mirate che tutelino i lavoratori: il vero punto di forza del Paese. Come UIL abbiamo a cuore i lavoratori tutti e il futuro previdenziale dell’Italia. È fondamentale reintrodurre una reale flessibilità, intorno ai 63 anni, per tutti i lavoratori senza paletti o vincoli che ne limitino la portata e senza penalizzazioni, poiché, in un sistema contributivo come il nostro è implicito l’incentivo alla permanenza al lavoro. Inoltre, si deve agire tempestivamente per introdurre dei meccanismi che garantiscano pensioni future e dignitose ai giovani lavoratori, che, in questi anni, a causa della precarietà del lavoro, hanno avuto buchi di contribuzione. Si devono eliminare le disparità di genere che penalizzano e colpiscono prevalentemente le donne e per questo la UIL chiede di introdurre misure vantaggiose al superamento di questo gap, che è attualmente presente nel nostro sistema previdenziale. In aggiunta, è opportuno riconoscere l’importante ruolo della maternità, estendendo a tutte le lavoratrici la possibilità di anticipo della pensione, che oggi spetta solo a chi appartiene interamente al sistema contributivo. Si deve poi valorizzare il lavoro di cura, attraverso l’introduzione di meccanismi che gli garantiscano rilievo ai fini previdenziali, prevedendo maggiorazioni contributive e contribuzione figurativa, anche nei periodi di cura svolti al di fuori del rapporto di lavoro. Oltre a ciò, va restituito pieno potere di acquisto alle pensioni in essere con il ripristino della piena indicizzazione e con un significativo taglio delle tasse che gravano prevalentemente sui pensionati. In aggiunta, come UIL, da sempre, proponiamo di separare la spesa previdenziale da quella assistenziale, per avere una percezione più autentica del costo delle pensioni sul nostro bilancio. Inoltre, è bene riaccendere i riflettori sulla Previdenza complementare, con una buona campagna istituzionale di informazione e comunicazione, chiedendo all’Esecutivo di attribuirle importanza ed incentivandola, perché solo in tal senso si può diffondere la cultura della Previdenza complementare. In conclusione, se si vuole far progredire il nostro Paese sul piano previdenziale, fiscale, lavoristico, economico vanno assicurati due elementi imprescindibili: equità e giustizia, che costituiscono i principi guida a cui ispirarsi, poiché pongono le basi del potenziale innovativo, sociale ed economico dell’Italia. Sono proposte importanti per restituire ed attribuire nuovamente equità al sistema previdenziale del Paese e, sulla base di ciò, appare necessario un immediato confronto con il Governo.

Antonio Salvatore Sassu

Sturmtruppen, marcia da 50 anni l’esercito più strampalato dei fumetti

STURMTRUPPEN 03“Disegnava ‘i fumetti’, è finito in manicomio” titolava il quotidiano torinese “La Stampa” intorno agli anni Cinquanta, nel periodo della campagna d’odio e di censura contro il fumetto avviata nel dopoguerra da chiesa, borghesia e partiti, compresi quelli di sinistra, con poche eccezioni. Ne abbiamo già scritto, qui ricordiamo solo che Palmiro Togliatti definiva il fumetto “una delle forme più corruttrici dell’americanismo”. (da “Il comune senso del pudore” di Gabriele Ferrero, presentazione de “I compagni della foresta”, albo n. 4 de Il Grande Blek a colori, edizioni Gazzetta dello Sport).

I tempi cambiano (più o meno, dato che i comics continuano a essere invisi a importanti personalità della cultura internazionale come l’attuale ministro italiano dell’istruzione), e proprio la Stampa, con Bao Publishing, ha recentemente bandito un concorso per una nuova striscia a fumetti.

STURMTRUPPEN 02 Un fatto raro ma non una novità assoluta. Cinquant’anni fa, infatti, il 23 novembre 1968, Paese Sera pubblica “Sturmtruppen”, opera vincitrice del concorso per una striscia a fumetti inedita, bandito dal quotidiano romano in occasione del IV Salone di Lucca.

L’autore dei testi e dei disegni è un giovane esordiente: Bonvi, alias Franco Fortunato Gilberto Augusto Bonvicini (Modena 31 marzo 1941 – Bologna 10 dicembre 1995), che in pochi anni diventerà la rockstar del fumetto internazionale.

STURMTRUPPEN 05Si racconta che Bonvi abbia avuto l’idea delle Sturmtruppen nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 1968, al tavolo di un’osteria di Modena e che la prima striscia sia stata disegnata su di una tovaglia. Qualche settimana dopo presenta i suoi soldatini a Lucca e vince il concorso di Paese Sera come migliore autore italiano esordiente.

Sturmtruppen è la prima strip giornaliera italiana in bianco e nero realizzata con tecniche tipiche degli Stati Uniti. Pur con una produzione parallela di tavole e albi a colori, in 25 anni Bonvi ne ha realizzato circa 6mila strisce, anche se con una interruzione.

Nel 1973, infatti, voleva interromperne la produzione con la striscia 1370. Sarà Umberto Eco a convincerlo a non mandare in congedo permanente il suo esercito, che ritornerà al fronte con rinnovato slancio e nuovi personaggi.

“Siamo uomini o caporali?” si chiedeva Totò nell’omonimo film del 1955, regia di Camillo Mastrocinque. E Bonvi, forte anche della sua esperienza di sottotenente di fanteria nella scuola di truppe corazzate di Caserta, con le Sturmtruppen ha dato la sua personale risposta.

La sua vena satirica politica e sociale colpisce a fondo, e il suo strampalato esercito tedesken, con i soldaten che buttano il cuore oltre l’ostacolo, che fanno la guardia al bidone di benzina, con la guerra eterna contro un nemico di cui non si conosce né il nome né il volto, diventa il centro del mondo.

Con le Sturmtruppen Bonvi ha dato vita a una originale commedia umana dove, usando l’esercito tedesco, ha messo alla berlina “le divise”, la stupidità umana in tutti i luoghi e in tutte le latitudini.

Dopo il felice esordio su “Paese Sera”, la presenza su “L’Ora” di Palermo e sulla rivista romana “Off-Side”, l’Editoriale Corno inizia a pubblicare le Sturmtruppen sulla rivista “Eureka”, per poi ristamparle nei pocket.

Seguiranno giornali, riviste e libri, in Italia e all’estero, in venti nazioni e in undici lingue. Col tempo arrivano cinema, teatro e i cartoni animati, in onda su “Supergulp!”, programma di Rai 2, nell’aprile 1981. Più tutto il merchandising e il licensing possibile.

STURMTRUPPEN 01Grazie alle Sturmtruppen, che conquistano venti nazioni, Germania inclusa, vendendo milioni di copie, Bonvi conquista un grande successo internazionale. Tra i suoi tanti record, Sturmtruppen è il primo fumetto straniero pubblicato nella vecchia Unione Sovietica.

Nel 1972 le Sturmtruppen sbarcano in teatro a Roma, con la regia di Nino de Tollis, con grande scandalo perché per la prima volta su un palcoscenico italiano alcuni attori recitano completamente nudi, così come erano stati disegnati da Bonvi.

Ricordiamo anche i due film sulle Sturmtruppen, usciti nel 1976 e nel 1982, diretti da Salvatore Samperi, con i migliori attori comici dell’epoca, e con Bonvi che nel primo interpreta il ruolo del prigioniero da fucilare.

Questa non è la sua prima apparizione su grande schermo, perché nel 1967 è tra gli interpreti del film di Lucio Fulci “Come rubammo la bomba atomica”, con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

Bonvi nasce a Modena nel 1941, ma la madre lo registra anche all’anagrafe di Parma per via delle tessere annonarie. Inizia gli studi a Modena, dove nel 1956 conoscerà Francesco Guccini, e li abbandona a Bologna, città che resterà la sua base italiana, perché gestirà il successo internazionale da Parigi.

Dopo il congedo, a metà degli anni Sessanta, sarà proprio Guccini a presentarlo a Guido De Maria, che lo assume tra i collaboratori della Vimder Film, che realizza cartoni animati pubblicitari soprattutto per Carosello, fra cui il famoso “Salomone pirata pacioccone” per gli sciroppi Fabbri, del 1966.

STURMTRUPPEN 06Anche se il grande successo di Bonvi è legato alle Sturmtruppen, ci sono alcuni lavori che vogliamo ricordare, a partire dagli inizi.

Bonvi esordisce nei comics nel 1965 con Cattivik, pubblicato da un giornale studentesco di Modena. Cattivik apparirà anche su “Tiramolla”, dal numero 14 del 19 luglio 1970.

“Teens”, realizzata con gli amici Eddy, Enzo e Claudio, è del 1967. Pensata per un giornale studentesco, la striscia, che racconta gli adolescenti prima del ’68, è stata pubblicata da “La Gazzetta di Parma” e dal settimanale “Giovani”.

Nel 1972, l’investigatore privato Nick Carter, creato con Guido De Maria, è uno dei protagonisti di “Gulp! Fumetti in Tv” in onda su Rai 2. Indimenticabile la battuta: “E l’ultimo chiuda la porta!”.

Sempre nel ’72 appaiono le prime “Storie dallo spazio profondo”, testi di Francesco Guccini, che anticipano atmosfere che poi ritroveremo in “Star Wars”.

Nel 1973 esce “Cronache del dopobomba”, storie di fantascienza distopica che raccontano dei sopravvissuti all’olocausto nucleare. Nel 1981 il duo Bonvi/Guccini ritorna con “Incubi di provincia”, serie alla quale collabora anche Magnus, un altro suo grande amico. Bonvi muore sabato 9 dicembre 1995 intorno alle 22, dopo essere stato investito da una Citroen Pallas in una strada della periferia di Bologna.

L’incidente è accaduto mentre Bonvi si recava negli studi di Videomusic per partecipare alla trasmissione “Roxy Bar” di Red Ronnie. Voleva vendere alcuni suoi disegni per aiutare Magnus, colpito da un tumore al pancreas. Pochi mesi dopo la morte, Guccini dedicherà a Bonvi “Lettera”, canzone d’apertura dell’album “D’amore di morte e di altre sciocchezze”. I fan non lo hanno dimenticato, e neanche la sua città natale. Nell’estate 2011, a Modena viene inaugurato il “Bonvi Parken”, dedicato ai suoi personaggi, Sturmtruppen in prima fila.

Cocco Bill cavalca ancora: l’intramontabile successo di Jacovitti

COCCO BILLHa affascinato intere generazioni di lettori, dagli anni Quaranta sino ai giorni nostri, grazie al suo umorismo, al suo gusto per il surreale e per l’esagerazione, alla sua capacità di raccontare vizi (tanti) e virtù (pochine) dell’italiano vero prima che Toto Cutugno lo cantasse annegandolo nel miele.

I critici non l’hanno mai amato, almeno sino agli anni Novanta. Ma l’ostracismo della critica, legato alle frequentazioni cattoliche e al suo dichiarato anticomunismo, non gli ha impedito di diventare un autore di successo internazionale e di accompagnare, dal 1949 al 1980, la vita scolastica di decine di migliaia di studenti con il Diario Vitt.

Per gli amanti della numerologia ci sono diversi anniversari che lo riguardano; per la cronaca ne parliamo perché l’8 agosto scorso a Termoli, sua città natale e che già gli ha intitolato il liceo artistico, è stata inaugurata una statua in bronzo, posizionata sul Corso Nazionale, realizzata dallo scultore Michele Carafa.

Statua che lo raffigura seduto, gambe accavallate, l’immancabile sigaro in bocca e un blocco per schizzi in mano mentre disegna Cocco Bill, uno dei suoi personaggi più famosi.

Ormai anche i più distratti avranno capito che stiamo parlando di Benito Jacovitti, Jac o Lisca di pesce, quello dei salamini, delle sparatorie che producono buchi grandi così ma senza una goccia di sangue, della violenza tanto esagerata da divertire il lettore, di una vita intera raccontata in una tavola, inventore di personaggi, di gag a raffica, un umorista instancabile, divertente come pochi ma anche affilato come un bisturi.

La notizia della statua ci permette di celebrare il grande Jac pubblicando una sua autobiografia inedita, anche se stringata, parte di una intervista telefonica realizzata nel maggio 1994.

Negli anni Novanta, infatti, abbiamo intervistato Jac al telefono due volte: nel 1992 in occasione di “Benito Jacovitti, surrealismo all’italiana”, la prima grande mostra antologica allestita dal Salone di Lucca; e nel 1994, quando gli venne conferito, dall’allora presidente Oscar Luigi Scalfaro, il titolo di Cavaliere al merito della Repubblica, primo autore di fumetti a ricevere questa onorificenza. Notizia sparata in anteprima assoluta dal sottoscritto, persino prima che fosse pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

Nel 1994 sono state registrate anche le note autobiografiche che seguono. Il dattiloscritto, fortunosamente ritrovato nell’archivio delle cose che mai saranno messe in ordine, è lungo 62 righe che riportiamo così come scritte a suo tempo, con l’aggiunta qualche nota in corsivo. Anche i virgolettati successivi sono tratti delle due interviste.

“Sono nato a Termoli, in provincia di Campobasso, (regione Molise, nda) il 9 marzo 1923, quindi ho compiuto 71 anni (siamo nel 1994, nda). All’età di sei anni la mia famiglia si è trasferita a Macerata perché a Termoli, causa la mancanza di acqua, morivano molte persone, principalmente bambini.

In quegli anni, Termoli veniva rifornita di acqua attraverso spedizioni ferroviarie, non esistendo neanche le autobotti.

Noi eravamo molto poveri. Mio padre, ferroviere, guadagnava appena 400 lire al mese, e un fiasco d’acqua potabile costava 20 centesimi, lo stesso prezzo di un barilotto di acqua non potabile, che doveva essere usata soltanto per lavarsi.

Allora, noi si comprava il barilotto d’acqua, che ci bastava per una settimana, solo che la si usava anche per bere, come faceva molta gente povera di Termoli.

Ciò causava la morte di molte persone come conseguenza delle malattie che sopraggiungevano. La mia stessa madre, che oggi (cioè nel 1994, nda) ha 95 anni, ha perso un figlio in tenera età e ha avuto cinque aborti proprio a causa dell’acqua che si beveva.

A seguito di questa situazione, e dietro suggerimento del medico, mio padre ha trasferito la famiglia in Abruzzo, a Ortona Mare, dove siamo rimasti due anni.

Poi siamo arrivati a Macerata, dove ho studiato presso la Scuola d’Arte. Quando sorse il problema di continuare gli studi, i professori dissero a mio padre che, visto che ero molto bravo, dovevo frequentare scuole importanti, tipo quelle di Firenze e di Urbino. Quindi nel 1939 mi sono trasferito a Firenze e mi sono iscritto al Liceo Artistico.

Anche se io sono poco credente, almeno nel senso “classico” del termine (infatti sono convinto che gran parte delle guerre attuali, dall’Irlanda alla Jugoslavia, sia generata da conflitti religiosi che poco hanno a che fare con il vero Dio – siamo sempre nel 1994, nda), frequentavo una parrocchia dove andavo a giocare a pallone, e per la quale realizzavo, a tempo perso, dei disegni umoristici.BENITO JACOVITTI

Siccome li hanno ritenuti validi, li hanno spediti a “Il Vittorioso”, il settimanale cattolico di Roma che aveva iniziato la pubblicazioni due anni prima, nel 1937.

Dal Vittorioso mi hanno commissionato una storia dal titolo “Giorgio e Rosetta Barbieri della Prateria”, che è la mia prima storia pubblicata.

Contemporaneamente collaboravo con un periodico fiorentino, “Il Brivido”, un giornale umoristico interamente scritto in dialetto.

Io pensavo che questi fossero fatti episodici, invece ho iniziato a collaborare a tempio pieno col Vittorioso, che mi ha chiesto anche di presentare nuovi personaggi.

Così sono nati Pippo, Palla e Pertica (chiamati anche i 3P, che esordiscono il 5 ottobre 1940, nda), tre amici uno alto e magro, uno basso e uno grasso. La mia prima serie umoristica.

Per conciliare gli impegni di studio con il lavoro, per un certo periodo di sono alzato alle quattro del mattino. Così potevo disegnare e poi andare a scuola.

Ho comunque terminato il liceo artistico, ma quando mi sono iscritto all’università, alla Facoltà di architettura, ho capito che la mia strada era un’altra e ho abbandonato gli studi. Architetto, infatti, ho preferito non esserlo, avrei fatto le case tutte sbilenche oppure che cadevano.

Ho capito che il disegno umoristico era la mia strada, anche perché guadagnavo abbastanza bene per l’epoca, circa 800 lire al mese, e non l’ho più abbandonata.

Nel 1944 ho conosciuto mia moglie (Floriana Jodice, nda), che ho sposato nel 1949, e dal 1946 vivo a Roma”.

E sempre a Roma, Jacovitti muore il 13 dicembre 1997. Poche ore dopo, colpita da un infarto causato dal dolore, morirà anche la moglie.

Jacovitti aveva un talento irripetibile nel raccontare abbinato a un segno grafico “morbido” o “gommoso”, come si direbbe in italiano, mentre negli Usa si userebbe “tooning”, da toons, cartoni animati.

Cioè disegnava con più curve che spigoli, così che l’occhio, scivolandoci intorno, non ha difficoltà a cogliere tutti i dettagli. Per spiegarci meglio: pensate al Maggiolino Volkswagen, alla Biancaneve di Walt Disney, a Jessica Rabbit o a Valeria Marini.

Dopo l’esordio nelle pagine del settimanale cattolico “Il Vittorioso”, edizioni Ave (Anonima Veritas Editrice, fondata nel 1935 dalla Gioventù Cattolica, ramo dell’Azione Cattolica), Jacovitti, non si è più fermato saltando, come il suo Cocco Bill in sella a Trottalemme, dalle pagine stampate ai cartoni animati, dalle edicole alle librerie, dall’editoria alla televisione, dalla pubblicità ai poster; e ancora francobolli, figurine e schede telefoniche.

Tra i suoi personaggi ricordiamo, oltre Pippo, Palla e Pertica, Mandrago il Mago (1946), l’onorevole Tarzan (1948), Cocco Bill (28 marzo 1957) con Trottalemme e la sua immancabile camomilla, Zorry Kid (1968), Cip l’arcipoliziotto (1945), il cattivissimo Zagar con il suo lenzuolo nero (1945), il giornalista Tom Ficcanaso (1957), Jak Mandolino (anni Quaranta), la Signora Carlomagno (anni Cinquanta). Un cenno meritano anche le centinaia di illustrazioni per i libri per ragazzi e le sue tre versioni del Pinocchio di Collodi.

Dopo “Il Vittorioso”, le sue storie appaiono su “Il Giorno dei Ragazzi”, dove esordiranno molti dei suoi personaggi, tra cui Cocco Bill; “Il Corriere dei Piccoli”; “L’Automobile”, rivista ufficiale dell’Aci; “Playman”; “Linus”; “Il Giornalino” delle Paoline, “Il Travaso”, dove collabora con Federico Fellini, e dove userà il nome d’arte di “Franz”, dopo le rimostranze del Vittorioso. E in decine e decine di riviste e volumi, in edicola e in libreria, compresi gli Oscar Mondadori.

Ma c’è anche il Kamasultra, con i testi di Marcello Marchesi, pubblicato nel 1977 su Playman, una rivista per adulti, e poi raccolto in albi e volumi. Le tavole, ispirate al Kamasutra, l’antico libro indiano su sesso e dintorni, fecero scalpore e causarono l’ira funesta degli editori del Vittorioso e del Diario Vitt. Così che Jac decise di interrompere la collaborazione con loro.KAMASULTRA 02

Nel 1993, su testi di John Kawasaki, ecco il “Kamasutra spaziale”, storia ispirata alla notizia che la Nasa voleva mandare in orbita una coppia di astronauti sposati.

Per concludere, ci sono anche “Le carte di Jacovitti”, un mazzo di carte da gioco realizzato per un collezionista e pubblicato nel 2003 da Stampa Alternativa.

A questo proposito Jac diceva: “(In Italia, nda) Era il tempo dell’erotismo che straripava dappertutto. Sembravamo capitati in piena Svezia senza un’adeguata educazione sessuale. Allora io ho voluto fare una presa in giro di questa moda con i miei peni a rubinetto e le mie donne con quattro seni. Ho fatto dell’erotismo alla mia maniera. E le mie donne nude certamente non eccitano il lettore ma lo fanno ridere”.

Ma è sbagliato parlare di Jac al passato perché il suo successo continua ancora oggi con i volumi di “Cocco Bill e il meglio di Jacovitti”, collana edita da Hachette, che sta riscuotendo un incredibile successo in edicola: ai 50 volumi già stampati è stato deciso, proprio poche settimane fa, di aggiungerne altri venti.

Quindi, per quasi sessant’anni Jacovitti è stato una delle personalità più graffianti dell’umorismo, un fine affabulatore, un autore di fumetti che possiamo inserire tra i grandi narratori del Novecento. Ma non chiamatelo artista: lui preferiva definirsi un artigiano.

Ma artista o artigiano che dir si voglia, qual è il segreto del suo inossidabile successo? Lasciamo la risposta a Jacovitti: “Io penso che faccio un umorismo che va bene per tutti”. Umorismo, badate bene perché ci teneva a precisare che: “Io non ho mai fatto satira, se non dopo la guerra per i Comitati Civici, perché mi pagavano e perché l’Italia era divisa in due parti: o con la Dc o con il Fronte Popolare, e io logicamente ero contro quest’ultimo. La satira è una cosa un po’ cattiva, si attaccano le persone singole. Io con il mio umorismo attacco le situazioni, i vizi della gente però in generale. Prendo in giro i generi letterari, tipo i gialli oppure il Far West, spaziando dall’Età della Pietra ai giorni nostri. Però non attacco le persone come singoli”.

Antonio Salvatore Sassu

La mostra di Venezia festeggia i 75 anni

cinemaLa Mostra del cinema di Venezia, il più antico festival cinematografico del mondo, si appresta a tagliare il traguardo dei 75 anni e lo vuole festeggiare nel migliore dei modi. E’ vero che prima del Leone d’Oro, nel 1929 sono arrivati gli Oscar. Ma l’Academy Award premia i film della passata stagione, mentre a Venezia, sin dal 1932, concorrono pellicole inedite.

L’edizione numero 75 della Mostra di Venezia, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, si terrà dal 29 agosto all’8 settembre, e il programma è ricco di eventi e di grandi nomi. Ne citiamo subito due: l’attrice Vanessa Redgrave e il regista David Cronenberg, entrambi Leone d’Oro alla carriera.

Presidente della giuria internazionale che assegnerà il Leone d’Oro, e gli altri premi, è il regista Guillermo del Toro, Leone d’Oro l’anno scorso per “La forma dell’acqua”, vincitore anche di quattro Oscar. Gli altri componenti sono Sylvia Chang, Trine Dyrholm, Nicole Garcia, Paolo Genovese, Malgorzata Szumowska, Taika Waititi, Christoph Waltz, e Naomi Watts.

Non potendo citare tutti i 3.311 titoli iscritti nelle diverse sezioni (disponibili nel sito della Mostra), ne abbiamo scelto pochi (speriamo anche buoni) pescando tra la Selezione Ufficiale, con 21 pellicole in concorso per il Leone d’Oro e le altre sezioni.

armadilloRiteniamo di assoluto rilievo The Other Side of the Wind, il capolavoro perduto di Orson Wells, Suspiria di Luca Guadagnino, l’arrivo di Lady Gaga, la serie western dei fratelli Coen, l’Armadillo di Zerocalcare, lo sbarco sulla Luna, i girasoli di Van Gogh e pochissimi altri titoli, sicuri di avere trascurato tante pellicole meritevoli tanto quelle che andiamo a citare.

Partiamo dai tre film italiani in corsa per il Leone d’Oro: Capri-Revolution, Suspiria e What You Gonna Do When The World’s On Fire.

Il più atteso, anche a livello internazionale, è sicuramente Suspiria di Luca Guadagnino, quasi obbligato a bissare il grande successo di “Chiamami col tuo nome”, Oscar 2018 a James Ivory per la migliore sceneggiatura non originale.

SUSPIRIA 02Suspiria è il remake del film di Dario Argento, uno dei capolavori che hanno fatto la storia del cinema e che dal 1977 infesta gli incubi di milioni di spettatori. Nel cast Dakota Johnson, Tilda Swinton e Jessica Harper, che ha recitato nel film di Argento ma in una parte diversa. Tra i produttori anche Amazon Studios.

Capri-Revolution di Mario Martone, con Marianna Fontana, Reinout Scholten van Aschat, Antonio Folletto e Donatella Finocchiaro. Nel 1914, prima dell’entrata in guerra dell’Italia, un gruppo di artisti nordeuropei arriva a Capri e, colpito dalle bellezze naturali dell’isola, decide di fondarvi una comunità.

What You Gonna Do When The World’s On Fire è un documentario sul razzismo negli Stati Uniti del sud realizzato da Roberto Minervini. L’interesse del regista si focalizza sulla comunità afro-americana di Baton Rouge in Luisiana, che dal 5 al 17 luglio del 2016 è stata teatro di una serie di morti e violenze a sfondo razziale.

Sempre in concorso, ma nella sezione Orizzonti, un cinecomic italiano: La Profezia dell’Armadillo, dell’esordiente Emanuele Scaringi, con Simone Liberati, Valerio Aprea, Laura Morante e Claudia Pandolfi. La storia è tratta dal primo libro di Zerocalcare, il nuovo grande talento del fumetto italiano con circa 700mila vendute in libreria.

L’anteprima mondiale di The Other Side of the Wind il capolavoro incompiuto di Orson Welles, è forse l’evento più straordinario, il colpo gobbo di Venezia 75. Girato tra il 1970 e il 1976 l’ultimo e quasi perduto film del grande regista, interpretato da John Huston, Oja Kodar, Peter Bogdanovich, Susan Strasberg e Norman Foster, non era mai stato completato per mancanza di fondi.

A distanza di tanti anni, il film arriva nelle sale grazie a Netflix, che ha acquistato i diritti, negativi compresi, e finanziato la post produzione.

Alla proiezione seguirà il documentario They’ll Love Me When I’m Dead di Morgan Neville, che racconta gli ultimi 15 anni di vita di Orson Wells, comprese le vicissitudini vissute durante le riprese di The Other Side of the Wind.

Attesa anche per il film in concorso che aprirà la mostra: First Man (Il primo uomo) di Damien Chazelle (Oscar 2017 al miglior regista per “La La Land”) con Ryan Gosling, Jason Clarke e Claire Foy. La storia di Neil Armstrong, il primo uomo a mettere avere sulla Luna il 20 luglio 1969, con la missione Apollo 11. “Un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità”, con buona pace dei no sbarco, no vax, no tap, no tav, no tutto, terrapiattisti, complottisti di varia estrazione, e di quelli che lo sbarco non c’è mai stato ma lo ha girato Kubrick a Hollywood, eccetera.

Gli Usa batterono l’Urss nella corsa alla conquista dello spazio proprio con l’Apollo 11, e il film di Chazelle potrebbe essere uno dei candidati di peso per i prossimi Oscar, giusto per celebrare una delle tante facce dell’ “America First”.

In concorso anche una delle coppie d’oro del cinema che non disegna la televisione: i fratelli Ethan e Joel Coen che ritornano con il tanto atteso The Ballad of Buster Scruggs. Nel cast Tim Blake Nelson, James Franco, Liam Neeson e Tom Waits. Storie western che meno classiche di così non si può, dato che al timone c’è la coppia più originale, creativa e irriverente del cinema. Una serie, divisa in sei episodi, che sarà trasmessa da Netflix ma che speriamo arrivi anche sul grande schermo.

22 July di Paul Greengrass con Anders Danielsen Lie e Jonas Strand Gravli, è la storia di una strage di stampo neonazista decisamente ignobile. Il 22 luglio 2011 nell’isola di Utøya, in Norvegia, si sta svolgendo un campo estivo organizzato dalla Lega dei Giovani Lavoratori (i Socialisti non si sono estinti neanche nel Nord Europa) quando il terrorista Anders Breivik apre il fuoco uccidendo 69 ragazzi tra i 14 e i 20 anni. Qualche ora prima Breivik aveva fatto saltare un’autobomba nel centro di Oslo, di fronte all’ufficio del primo ministro, causando 8 morti e più di 200 feriti.

Con At Eternity’s Gate, Julian Schnabel racconta gli ultimi e tormentati anni della vita di Vincent Van Gogh, interpretato da Willem Dafoe. Il grande pittore olandese, morto suicida a 37 anni, è l’autore di capolavori che hanno fatto la storia dell’arte, fra cui i leggendari e costosissimi quadri che hanno per soggetto i girasoli.

Personalmente ci ricorda qualcosa questo Acusada di Gonzalo Tobal, con Leonardo Sbaraglia, Mariana Espósito e Inés Estevez. La migliore amica di Dolores, una giovane studentessa, viene assassinata e lei è l’unica accusata. Mentre i media ne fanno l’assassina perfetta, i genitori si occupano di organizzarne la difesa.

Con Zan (Killing), il regista Shinya Tsukamoto, famoso per la serie di Tetsuo, lascia i temi horror/cyberpunk per raccontare la storia di un ronin, un samurai senza padrone che, nella metà dell’Ottocento, vive il tormentato passaggio verso la modernità del Giappone. Protagonisti due star del cinema orientale: Sosuke Ikematsu e Yu Aoi.

Fuori concorso ma attesissimo da torme di fan un remake con precedenti illustri: A Star is Born, di e con Bradley Cooper, al suo debutto come regista, con la popstar Lady Gaga che interpreta una giovane promessa della musica. La pellicola è il terzo remake del film “È nata una stella”, diretto nel 1937 da William A. Wellman. Lady Gaga interpreta il ruolo già portato sullo schermo da star come Janet Gaynor, Judy Garland e Barbra Streisand.

Spazio anche a un Evento speciale televisivo, con la proiezione in anteprima dei primi due episodi de L’amica geniale, prodotta da HBO, Rai Fiction e Timvision, regia di Saverio Costanzo. Serie ispirata ai romanzi di Elena Ferrante, che hanno ottenuto uno strepitoso successo in libreria.

Contrariamente a Cannes, Venezia presenta anche produzioni televisive che non saranno proiettate in sala. Così come i colleghi francesi, anche gli esercenti italiani hanno espresso la loro contrarietà per la presenza nel cartellone di film che usciranno direttamente in streaming.

Secca la replica di Alberto Barbera, direttore della Mostra: “Francamente non ho capito perché il comunicato degli esercenti mi chiami in causa: non ho voce in capitolo su marketing e distribuzione di un film. Non posso entrare nel merito della distribuzione e dell’esercizio”. Sulla possibilità di boicottare i film in streaming come ha fatto Cannes, la Barbera ha risposto: “Non ci penso nemmeno. Il compito di un festival è difendere, promuovere, segnalare l’esistenza di film meritevoli. Il problema della distribuzione non mi riguarda, non ho competenze e sarebbe da parte mia un’attività indebita”.

Antonio Salvatore Sassu

La grande estate del cinema tra blockbuster e promettenti esordi

MISSION IMPOSSIBLE FALLOUT

Da qualche anno l’estate cinematografica non è più solamente seconde visioni o rassegne dei soliti cult assolutamente da non perdere, ma vengono programmate decine di prime visioni. E non si tratta di robetta, anzi nel calendario delle uscite di agosto troviamo titoli interessanti e anche due o tre blockbuster futuri campioni di incassi, così da rimpinguare i bilanci sempre più magri delle sale.

Iniziamo proprio con un blockbuster hollywoodiano: Ocean’s 8, uscito il 26 luglio scorso e già in testa al box office grazie anche al cast stellare, a partire da una dea asgardiana approdata per caso in Australia; Cate Blanchett. L’ultima regina del grande schermo, con due premi Oscar all’attivo, divide la scena con sette colleghe brave, famose e pluripremiate: Sandra Bullock, Helena Bonham Carter, Anne Hathaway, Rihanna, Mindy Kaling, Sara Paulson e Awkwafina.

Oceans’8, diretto da Gary Ross, è il quarto capitolo dedicato ai furti spettacolari della famiglia Ocean, e racconta di Debbie, sorella di quel Danny interpretato da George Clooney, che mette in piedi una squadra di otto donne per portare a termine l’ennesima rapina del secolo: il furto di una collana di Cartier da 150 milioni di dollari.

Da una cast da paura a un film che fa paura: Hereditary – Le radici del male. Presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival, vede l’esordio alla regia di Ari Aster, autore anche della sceneggiatura. Una doppia firma per un horror che propone una nuova e inquietante versione della classica storia di possessioni demoniache. Dai primi incassi possiamo ipotizzare l’avvento di un nuovo talento nel raccontare l’horror su grande schermo, cosa che non accadeva da tempo. Se sono rose fioriranno, anzi marciranno.

Hostile, altra opera prima ma di produzione francese, propone un horror ambientato alla fine del mondo. Scritto e diretto da Mathieu Turi, racconta della lotta per la sopravvivenza di un pugno di superstiti scampati a un virus letale che ha quasi distrutto la Terra.

Il primo agosto ecco Dark Hall, thriller soprannaturale diretto da Rodrigo Cortés (regista spagnolo che ha suo attivo il notevole “Buried – Sepolto”), tratto dal romanzo del 1974 “Down a Dark Hall” di Lois Duncan e prodotto anche da Stephenie Meyer, autrice della saga di Twilight.

Una ragazza un po’ strana (AnnaSophia Robb) che gira di notte nei bui corridoi di un misterioso collegio non può che andare a caccia di guai e trovarli. Mentre la preside (Uma Thurman) non sfoggia i soliti poteri magici da strega ma dei super poteri tipo cinecomic, giusto per stare al passo coi tempi e non ricordare troppo da vicino “Gli orrori del liceo femminile”, 1969, di Narciso Ibáñez Serrador, oppure “Suspiria”, capolavoro di Dario Argento del 1977.

E a proposito di Suspiria, il remake firmato da Luca Guadagnino sarà uno degli eventi della 75esima Mostra del Cinema di Venezia, che si svolgerà dal 29 agosto all’8 settembre prossimi.

Il 9 agosto con Shark – Il primo squalo, di Jon Turteltaub, ritorna sugli schermi una delle creature marine più pericolose ma di sicuro successo al botteghino a partire dal 1975, quando Steven Spielberg firma “Lo squalo (Jaws)”, dal romanzo di Peter Benchley.

Questa volta si tratta di un adattamento di “MEG”, horror fantascientifico di Steve Alten del 1997. Un megalodonte, progenitore dello squalo bianco ma più grande e più cattivo del suo discendente, si risveglia dopo eoni trascorsi nel profondo degli abissi e sale in superficie causando morti e distruzioni varie.

Ferragosto è tutto per i supereroi dei fumetti: Ant-Man and The Wasp, il ventesimo film del Marvel Cinematic Universe sarà proiettato anche in 3D e in formato Imax.

Tratto dai personaggi creati dall’inossidabile Stan Lee (che si è ritagliato il solito cameo), di Larry Lieber e Jack Kirby, e diretto da Peyton Reed, racconta le mirabolanti avventure di due tra i più simpatici supereroi Marvel in un tripudio di effetti speciali.

HOTEL TRANSYLVANIA 3Il 22 agosto è il giorno di Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa, terzo capitolo della saga a cartoni animati prodotta dalla Sony e firmata da Genndy Tartakovsky. Grandi risate e grandi incassi sin dal primo weekend di programmazione negli Usa. Tra i doppiatori della versione americana troviamo Mel Brooks, Selena Gomez, Adam Sandler e Steve Buscemi. Tra le voci italiane Claudio Bisio e Cristiana Capotondi.

Il 29 agosto, con Mission: Impossible – Fallout, Tom Cruise ritorna a vestire i panni di Ethan Hunt. Diretto da Christopher McQuarrie, è il sesto capitolo delle avventure del pirotecnico agente segreto interpretato da Tom Cruise sin dal 1996. A distanza di 22 anni l’attore sfodera ancora un fisico eccezionale girando le scene più acrobatiche senza l’aiuto di controfigure.

La pellicola è stata distribuita nelle sale cinematografiche statunitensi dal 27 luglio scorso, anche in 3D e in Imax. Campione di incassi al box office, ha suscitato l’entusiasmo dei critici per l’ottima interpretazione di Tom Cruise. Questa sì una vera Mission: impossible.

Tra gli interpreti anche Henry Cavill (l’attore britannico che dal 2013 veste i panni di Clark Kent/Superman) che sfoggia un paio di baffi che tante disquisizioni hanno suscitato in questi ultimi giorni.

E a proposito di fumetti, ecco un Joaquin Phoenix in gran spolvero nei panni del vignettista satirico John Callahan che a 21 anni, e con un passato trascorso ad abusare di droghe e alcol, resta paralizzato a causa di un incidente stradale e dalla sedia a rotelle diventa uno dei disegnatori satirici più celebri degli Stati Uniti. Don’t Worry, scritto e diretto da Gus Van Sant, uscirà sempre il 29 agosto.

Stesso giorno anche per Mary Shelley – Un amore immortale di Haifaa al-Mansour, che racconta la travolgente, scandalosa e maledetta storia d’amore tra il poeta Percy Shelley (Douglas Booth) e Mary Shelley (Elle Fanning), l’autrice di “Frankenstein”.

Ritorno al Bosco dei 100 Acri, diretto da Marc Forster, con protagonista Ewan McGregor, e girato con un mix tra live action e CGI, computer-generated imagery, cioè riprese tradizionali con effetti speciali realizzati al computer, sarà nelle sale dal 30 agosto.

Il film è basato sui personaggi dei libri dello scrittore britannico A. A. Milne, tra cui Christopher Robin, il protagonista principale che nella realtà era il figlio dello scrittore per il quale il padre inventava le storie che poi avrebbe trasferito su carta, e Winnie The Pooh, l’orsacchiotto che ha dato in nome alla serie.

La trama racconta di Christopher Robin, ormai adulto, che ritorna nei luoghi della sua fanciullezza in cerca di un po’ di pace in quanto sta passando un brutto momento sia in famiglia sia nel lavoro. Winnie the Pooh, Tigro e tutti gli altri compagni di gioco “immaginari” della sua infanzia lasceranno il Bosco dei 100 Acri per aiutarlo a risolvere i suoi problemi.

A. A. Milne ha scritto solo due libri: “Winnie-the-Pooh” (1926, “Winnie Puh” in italiano) e “The House at Pooh Corner” (1928, “La strada di Puh”), ma occupa un posto importante tra i grandi scrittori di libri per ragazzi.

Nel 2009 esce un sequel scritto da David Benedictus: “Return to the Hundred Acre Wood” (“Ritorno al Bosco dei Cento Acri”), ma la storia non ha niente a che fare con quella del film, pur essendo i titoli quasi uguali.

Una curiosità: la serie ha ispirato anche il nome dei Pooh, il famoso gruppo musicale italiano scioltosi due anni fa dopo 50 anni di carriera.

Antonio Salvatore Sassu