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Antonio Venturino

Antonio Venturino
Promuovere alleanze tra socialisti

No ad alleanze che si riconoscono nei principi e nei valori della cultura di centrodestra, sovranista, antieuropea e che non rispecchiano i principi del socialismo, sì al rilancio delle idee socialiste e riformiste. Dobbiamo promuovere anche in Sicilia quanto è emerso nella mozione del riconfermato segretario nazionale Psi Riccardo Nencini quando sottolinea che dobbiamo ritrovarci assieme i rappresentanti della tradizione socialista, popolare, laica, ambientalista, radicale in modo da sbarrare la strada agli avventuristi della destra.

Voglio prendere le distanze e marcare la differenza tra chi anche dentro il Psi, in vista delle prossime elezioni amministrative in Sicilia, punta a coalizioni territoriali “anomale” pur di garantirsi spazi di gestione del potere piuttosto che promuovere anche a livello locale la linea politica emersa chiaramente a livello nazionale.

Anche in Sicilia bisogna preparare una campagna elettorale per puntare a vincere con i nostri alleati; per essere chiari non sono percorribili strade che portano ad accordi con Forza Italia e la Lega-Noi con Salvini. Lo ha detto Nencini che nessuna coalizione di sinistra può fare una campagna elettorale pensando ad una coalizione di governo successiva che aggreghi già Forza Italia, sarebbe come ha ricordato il segretario nazionale un errore tattico terribile. Siamo per un campo che va dai popolari democratici a Campo Progressista. Se qualcuno pensa di battere strade diverse non fa altro che alimentare nei fatti la diffidenza dei giovani verso una politica confusionaria che conduce ai populismi, ai grillismi e alla linea del fascismo digitale della post-verità.

 Mi auguro, pertanto, così come peraltro ribadito dallo stesso segretario Nencini, che la segreteria regionale del Psi convochi con urgenza il congresso regionale in modo da decidere con chiarezza le alleanze che in Sicilia dobbiamo trovare in vista delle elezioni amministrative e regionali.

Antonio Venturino
Riavviare e rafforzare
la politica socialista

Proprio una anno fa, di questi giorni, veniva formalizzata la costituzione del gruppo socialista all’ARS. Fatto che suscitò attenzione e anche una certa sorpresa nell’ambito dei media siciliani, stupore del tutto comprensibile se si tiene conto che il PSI mancava dall’ARS da molto, troppo tempo e che all’ultima tornata elettorale non era nemmeno stata presentata una lista. Unico rappresentante del PSI infatti fu Nino Oddo eletto però nel listino del Presidente.

Vale la pena sottolineare che questo risultato è stato raggiunto grazie alla caparbietà con cui ho perseguito l’obiettivo ma che, naturalmente, non sarebbe stato possibile raggiungere senza la “complicità” degli altri tre deputati regionali.

Il tutto senza cedere mai alle lusinghe che provenivano da più parti e che facevano presagire agli osservatori improbabili passaggi tra le file di altre formazioni (Megafono, Sicilia Futura di Cardinale ecc.) Costruire le relazioni e mediare le posizioni non è stato e non è sempre facile: la delegazione socialista ha origine eterogenea, fatta esclusione come già detto per il deputato Nino Oddo. Gli onorevoli Giovanni Di Giacinto e Antonio Malafarina sono transitati al PSI dopo il naufragio politico del Megafono di Crocetta, formazione più volte pesantemente mortificata in Aula dal suo stesso Presidente fondatore.
Una operazione dunque “di palazzo” nata sulla base di due convincimenti: il primo che la costituzione del Gruppo potesse essere funzionale a rafforzare le iniziative legislative dei singoli deputati, altrimenti ostaggi delle variabili maggioranze crocettiane; il secondo che potesse essere utile a far riaffiorare l’eredità socialista che ha lasciato una impronta nella società siciliana ancora radicata in molti comuni medio-piccoli, ma completamente assente nei piani alti della politica regionale.

Inoltre l’obiettivo era anche quello di tentare di riproporre all’opinione pubblica la riflessione sulla necessità di tornare ad avere partiti organizzati e non solo virtuali o liquidi, come non sono virtuali o liquidi certamente i problemi quotidiani dei cittadini, i problemi economici, del lavoro, l’esclusione sociale, la povertà. Tornare insomma a fare politica con la gente e tra la gente.

Il bicchiere però è rimasto mezzo vuoto. Nel senso che il grande lavorio finalizzato a far riaffacciare i socialisti sula scena sicula è restato incompiuto per diverse cause. La principale è che non siamo stati in grado di celebrare quel congresso regionale che avrebbe dovuto segnare la ripartenza. Senza congresso non c’è linea politica

Ma soprattutto è mancata la comunicazione e l’offerta di politica verso l’esterno, per cui il PSI diventa entità ancora più astratta e virtuale. Questo al di là di una mera valutazione delle percentuali elettorali. Non aver colto la grande occasione di visibilità che la costituzione del gruppo ha dato al PSI regionale, che non ha saputo e voluto trovare il coraggio per cambiare e rinnovare il quadro dirigente, non ha innescato quel processo di rilancio cui tanti giovani siciliani, non solo socialisti, avrebbero potuto guardare con interesse. L’età media della maggioranza degli iscritti conosciuti negli ormai innumerevoli incontri fatti in questi anni è a ridosso o oltre la soglia della pensione. Il partito è invecchiato con lo stesso trend della popolazione, con la spiacevole conseguenza che in molti casi non ha le antenne nella parte ribollente di mutamenti e conflitti della società attuale.

Ciò detto rilevo tuttavia che vi è stato un buon tesseramento, forse il migliore tra le regioni italiane e che avrebbe potuto produrre risultati sicuramente superiori se non ci fossero state le incertezze legate ai noti ricorsi sul congresso nazionale e se il neo costituito Gruppo all’Assemblea Regionale avesse dedicato maggiore attenzione ai tanti temi che sono il nervo scoperto della Sicilia: immigrazione ed emigrazione, disoccupazione, precariato, emarginazione sociale, povertà, mancanza di infrastrutture, acqua e rifiuti, corruzione ancora tropo diffusa. Il governo Crocetta non ha potuto minimamente scalfirli, anche grazie ai nostri “alleati” del PD.

Credo però che non tutti i mali vengano per nuocere: anche se si tratta di una circostanza molto antipatica, per come si è generata, il fatto di dover celebrare nuovamente il congresso nazionale forse ci mette nelle condizioni di riavviare e rafforzare un processo diverso e capire in quale ambito della sinistra o del centro-sinistra si collocherà la politica socialista. Anche e soprattutto in Sicilia, riconsiderando rapporti e alleanze che a volte possono scaturire da ragionamenti ad personam e non da un confronto politico vero e proprio.

L’allucinazione politica che nasce dalle contingenze o dall’imminenza delle scadenze elettorali, con gli abbagli che ne possono derivare, è cosa piuttosto diversa dalla prospettiva di una visione autenticamente riformista.

Far discendere da questa nuova fase che si profila all’orizzonte una opportunità per ridefinire la strategia dei socialisti in Sicilia, dove ci sono appuntamenti importanti che culmineranno con le elezioni regionali di fine anno è indispensabile. Diversamente sarà molto difficile che una deputazione socialista possa nuovamente avere un gruppo nel prossimo Parlamento siciliano.

Antonio Venturino

Antonio Venturino
Prove generali
per una “spaghetti Brexit”?

Al netto di tutte le valutazioni ed analisi politiche che si stanno susseguendo sui vari canali televisivi e social network, il dato sul quale vale veramente la pena di soffermarsi è quello relativo all’astensionismo, in questa tornata ulteriormente aumentato.
Credo che sia chiaro a tutti i compagni socialisti e non, che diventa non più prorogabile un progetto serio di ristrutturazione del centrosinistra che non può più identificarsi con un Pd troppo lacerato da correnti (per usare un eufemismo) che hanno prodotto un separazione da un corpo elettorale che decide appunto di non recarsi più alle urne.
Questo da una parte. Dall’altra l’affermazione di un Movimento 5 stelle che con largo anticipo, utilizzando il web, intuendone le potenzialità, riesce meglio ad attecchire su un malcontento diffuso, grazie anche ad un continuo bombardamento che produce una sorta di brain washing!
Preoccupante però risulta la ormai evidente convergenza tra 5 stelle da un lato e destra dall’altro. Sottolineo destra e non centro destra come si vuol fare credere da una stampa che troppo velocemente scende da un carro per salire su un altro!
Non credo infatti che l’elettorato moderato abbia votato un movimento/partito che in Europa fa l’occhiolino a Farage ed in Italia prende i voti della Meloni e di un certo Salvini.
Mi chiedo a questo punto quanto tempo dovrà passare prima di avere un caso Cox anche in Italia.
Dobbiamo prepararci dunque ad una “spaghetti Brexit”?
Se non vogliamo arrivare a vivere le stesse tensioni che stanno travagliando in questi giorni il Regno Unito, e con esso tutta l’Europa, invito i compagni che in questi giorni si sono scatenati in analisi irrazionali ed accuse ingiustificate al limite dell’offesa personale a fare una pacata e seria riflessione. Un appello da parte mia a tutti i compagni per unirci attorno un pensiero comune di rilancio di quei valori fondanti del pensiero socialista, democratico, riformista.
Insomma non ridimensionare al voto locale segnali di una tendenza che ci riporterebbe a scenari precedenti la seconda guerra mondiale.

Antonio Venturino

Ponte sullo Stretto?
Prima fare le strade

Ponte sullo Stretto di Messina? Oggi non sono riuscito ad andare da Enna a Palermo perché il treno è deragliato sui binari a causa del maltempo. Infrastrutture: è questa la parola-chiave per un reale sviluppo della Sicilia. Ponte sullo Stretto, sì, ma infrastrutture prima di tutto, perché è impossibile vivere in una Regione dove ci sono autostrade e strade interrotte, treni che deragliano e che annegano a causa della pioggia straordinaria, collegamenti interni che risalgono agli anni Cinquanta e Sessanta.
Leggo con interesse l’intervento del compagno Maurizio Ballistreri il quale sostiene la realizzazione del Ponte dello Stretto di Messina e sono d’accordo con lui che “dopo anni di colpevole inerzia, si ha consapevolezza che è necessario investire in questa parte del Paese in grandi opere infrastrutturali, funzionali alla modernizzazione di sistema, precondizione fondamentale per attirare capitali privati”. E sono d’accordo con lui anche sulla necessità fatto di evitare “l’inutile retorica meridionalistica”. Concordo che il Ponte va realizzato prima o poi.

Ma ritengo che alcune riflessioni debbano essere fatte, perché che questa Sicilia ha bisogno, adesso, di opere prioritarie rispetto al Ponte sullo Stretto, che diventerà, forse un giorno, quando sarà costruito, una nuova “porta d’accesso alla Sicilia”.
Da mesi, ormai, la Sicilia vive il dramma di essere divisa in due. Inevitabili le conseguenze negative sulle imprese, sul trasporto merci, sui traffici commerciali e sulla mobilità dei suoi cittadini, che stanno pagando a caro prezzo l’interruzione dell’autostrada Palermo-Catania a causa di un pilone venuto giù per una frana. Mesi e mesi senza autostrada, senza collegamento veloce tra le due città più importanti dell’Isola. Un problema serissimo che ha condizionato la vita di migliaia di siciliani. La soluzione oggi è nota: ore e ore a percorrere strade di montagna che ovviamente non sono adeguate a sostenere il traffico di mezzi pesanti e automobili. Un’altra frana, alcuni giorni fa, ha interrotto l’autostrada Messina-Catania, così come è interrotto da alcuni giorni lo scorrimento veloce Palermo-Agrigento. Il maltempo ha diviso la Sicilia in tre. Una Sicilia “porta del Mediterraneo” che è povera delle opere essenziali.

Negli anni Sessanta e Settanta sono state costruite infrastrutture che poi sono state lasciate per decenni nel più completo abbandono, salvo interventi di manutenzione “tappabuchi”. Oggi apprendiamo con soddisfazione degli investimenti importanti che Anas ha in programma per la Palermo-Catania, asse fondamentale per i siciliani. Duecento chilometri indispensabili per i collegamenti della nostra Isola dimenticati dai governi nazionali che si sono avvicendati negli anni.
In Sicilia abbiamo bisogno di tutto ciò che esiste e funziona in modo normale in numerose regioni italiane ed europee. Ma questa terra va sostenuta da tutti per consentirle quel salto di qualità che può portarla davvero in Europa e farla diventare, sì, la porta d’accesso all’Europa. Forse tanti non immaginano i viaggi che sono costretti a fare coloro i quali vivono nell’entroterra siculo per raggiungere le città capoluogo, per esempio dai paesi ennesi o nisseni. Strade impervie che con l’arrivo della pioggia diventano pericolose.

La questione Ponte sullo Stretto oggi torna alla ribalta e mi fa piacere che il compagno Ballistreri ha aperto un dibattito perché i socialisti intendono seguire con attenzione ed aprire un dibattito anche in Assemblea regionale siciliana e in Regione sulle infrastrutture.
La prima cosa che mi viene in mente quando penso al Ponte sullo Stretto è una riflessione profonda ed intellettualmente onesta dei soldi (una infinità) spesi negli anni per alimentare e sostenere un “carrozzone” come la Società Ponte sullo Stretto di Messina. Penso a quello che si sarebbe potuto realizzare per la comunità siciliana piuttosto che gettare al vento fondi destinati esclusivamente a un vero e proprio “stipendificio”. Qua, bisogna dirlo in modo chiaro, è colpevole quella che amo definire la mala politica, capace soltanto di gettare al vento il denaro pubblico, invece che lavorare per la modernizzazione della nostra Isola e per il bene pubblico.

Sono dell’idea che il Ponte sullo Stretto debba essere realizzato, ma che debba essere complementare a tutto quello che ad oggi manca e che va fatto in via prioritaria e senza ulteriori indugi se vogliamo uscire una volta per tutte dalla retorica. Prima di tutto gli investimenti in strade, autostrade, ferrovie, porti, collegamenti validi con le piccole isole che non possono essere abbandonate a loro stesse. Concordo con Ballistreri che è indispensabile potenziare i collegamenti telematici, portare avanti politiche fiscali ed energetiche di vantaggio; e vero è che il Ponte può permettere alla Sicilia di essere punto nevralgico anche per l’Europa, ma dobbiamo essere in grado di muoverci liberamente e in sicurezza nella nostra terra.

Il Ponte sullo Stretto può essere un importantissimo volano di sviluppo per l’impulso che può dare all’occupazione – problema che resta irrisolto in Sicilia – all’imprenditoria privata, a tutto un tessuto socio-economico che ha bisogno di essere sviluppato e di avere occasioni di sviluppo, in una fase storica di stagnazione, quando gli economisti parlano di un Sud che stenta a crescere e che arranca al contrario del resto del Paese che timidamente offre segnali più positivi. Il Ponte sullo Stretto sì, ma credo che lo vedrà la prossima generazione e che al momento abbiamo bisogno di opere più indispensabili.

Antonio Venturino
Vice presidente vicario dell’Assemblea regionale siciliana

Milazzo volta pagina,
e candida La Rosa,
socialista impegnata

Barbara La Rosa candidataMilazzo, comune che ha dichiarato il default finanziario, adesso vuole voltare pagina. E lo fa con una giovane donna impegnata in politica. Lo fa con il volto semplice e pulito di Barbara La Rosa, 31 anni, responsabile nazionale Psi del Terzo Settore, che è la candidata del Partito socialista italiano a  guidare il governo cittadino di Milazzo. Una città dalle tante problematiche, soprattutto ambientali, anche per la presenza della raffineria, ma una città che vuole anche sfruttare finalmente la sua vocazione decisamente turistica.

Attorno alla candidatura di Barbara La Rosa, torinese di nascita, ma con un grande attaccamento alla terra della sua famiglia, naturalmente il Psi spera che si possa trovare la sintesi nell’intero centrosinistra. La proposta è stata lanciata domenica pomeriggio, nel corso della inaugurazione delle sede del Psi cittadino, in via Tre Monti 78-80, che funzionerà come sportello al servizio del cittadino. All’incontro hanno partecipato tra gli altri il deputato nazionale e tesoriere del partito Oreste Pastorelli, il vice presidente vicario dell’Ars, Antonio Venturino, il responsabile del programma, Claudio Bucci e il coordinatore provinciale del Psi di Messina, Maurizio Ballistreri.

“Vogliamo tornare a sognare, a restituire la speranza ai cittadini in difficoltà e lo faremo con una squadra che già è al lavoro – ha detto Barbara La Rosa – dobbiamo rimettere la Sicilia nell’agenda della politica nazionale.

La candidata Psi a Milazzo, Barbara La Rosa

La candidata Psi a Milazzo, Barbara La Rosa

Abbiamo un grande patrimonio che è il nostro territorio che va valorizzato e ci impegneremo al massimo per restituire la dignità tornando a fare politica al fianco dei cittadini”.

“Barbara rappresenta il meglio del nuovo modo di fare politica – ha detto l’on. Pastorelli – e questo è il modo migliore per contribuire a cambiare il nostro Paese lavorando nei nostri territori, dobbiamo farci carico dei problemi della gente dando segnali chiari delle nostre capacità. Grazie a Barbara per quello che sta facendo per Milazzo e per la Sicilia. Sarà lei la persona sulla quale puntiamo per risollevare questa città”.

“Quello di Barbara è un atto di grande coraggio e mettersi al servizio dei cittadini è un gesto di generosità importante – ha affermato Antonio Venturino  – Il Psi è l’unico partito rimasto in vita negli anni in cui gli altri partiti si sono sciolti, hanno cambiato nome o sono diventati altro e noi dobbiamo andare avanti con i nostri ideali per cercare di dare risposte alla nostra Sicilia, siamo tornati a fare politica tra la gente e per la gente con grande entusiasmo”.

“Viviamo un momento di crisi della rappresentanza – ha spiegato Maurizio Ballistreri – ma la politica si riappropria del suo spazio se riparte dai cittadini e dalla capacità di ascoltare i loro bisogni e le loro istanze. Barbara ha deciso di scommettere sulla politica, si è affermata fuori dalla Sicilia ed è tornata qua per scommettere sulla sua terra. Politica uguale impegno, valori, ideologie e a Milazzo saremo protagonisti con Barbara per questo dimostreremo tutte le nostre capacità e il nostro entusiasmo per rilanciare questo territorio”.

Antonio Venturino