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Barbara La Rosa

L’incendio nella raffineria di Milazzo

news_img1_65644_incendio-milazzo“Cresce ed è forte la preoccupazione per l’incendio divampato questa notte in un serbatoio della Raffineria di Milazzo”. Questo il commento del deputato Psi, nonché membro della VIII Commissione Ambiente alla Camera, Oreste Pastorelli. “Un incidente di questa portata – al di là delle rassicurazioni del caso – avrà certamente provocato un impatto ambientale, le cui conseguenze potranno essere valutate solo in futuro”. “In Italia, negli anni passati, – ha proseguito l’esponente socialista – le grandi aziende non hanno saputo rispettare le norme di sicurezza sul lavoro e di rispetto dell’ambiente circostante. Una raffineria costruita sul mare e vicina si centri abitati, ne è già la testimonianza. Questa politica di degrado ha causato danni irreparabili alla salute della popolazione di oggi e delle future generazioni. Tutto ciò non è più accettabile, e la politica deve intraprendere le azioni necessarie per conciliare lavoro – ambiente e salute nel rispetto dei territori e di chi ci vive” ha concluso Pastorelli. Nel frattempo è giunta la testimonianza di Barbara La Rosa, responsabile Terzo settore Psi.

Sono arrivata a Milazzo ieri nel tardo pomeriggio, giusto in tempo per assistere e vivere in prima persona quella che i giornali locali hanno definito la “Notte del petrolio”, il devastante incendio sviluppatosi dal serbatoio 513 della Raffineria Mediterranea. Sono state ore di paura e confusione. Intorno alle 21, in tutta la zona di Pace del Mela, dove mi trovo e da dove scrivo, comune della provincia di Messina, vicino a Milazzo, situato alle spalle della Raffineria Mediterranea, si è cominciato ad avvertire un fortissimo odore di gas che gli esperti hanno sostenuto essere non legato all’incendio sviluppatosi successivamente. Tuttavia,verso la mezzanotte, i cittadini si sono riversati in strada e ha cominciato a correre la voce che bisognava recarsi il più lontano possibile dalle nostre abitazioni perchè l’incendio, nel frattempo divampato nella Raffineria, avrebbe potuto determinare un’esplosione.

Per questo, evacuate tutte le case della zona di Milazzo e dei paesi limitrofi, siamo stati spostati verso la montagna per sfuggire al pericolo. Occorre considerare che la raffineria si affaccia sul mare e si trova vicinissima alle centro abitato di Milazzo. Inevitabile e dunque giustificato il panico diffusosi rapidamente tra la popolazione. Ho subito consultato le agenzie di stampa per capire meglio perchè associavamo l’odore del gas all’incendio ed il rischio di un’esplosione dentro una raffineria era concreto, ma nessuna notizia è stata diffusa fino a tarda ora. Solo le radio locali ci hanno aiutato a capire meglio. Si è trattato di un’incendio di una cisterna contente un milione di litri di carburante. Il Sindaco di Milazzo e le autorità non hanno diramato l’allerta nè è stato predisposto un piano di sicurezza. Secondo loro non erano necessari ed inoltre hanno sostenuto la surreale tesi che non sussistevano pericoli di disastro ambientale.

Giova ricordare che nel 1993 un analogo incidente all’interno della raffineria causò 4 morti, 3 feriti e tanto panico tra la popolazione. Le poche notizie sulla dinamica dell’incendio e del suo sviluppo ci sono state date dai lavoratori della raffineria che si trovavano all’interno della fabbrica. Sembra che un coperchio corroso di una cisterna abbia causato una scintilla già nel pomeriggio, tanto da far iniziare lo svuotamento della stessa ed il trasferimento verso un’altra cisterna. Operazione però non riuscita che ha poi portato all’esplosione e all’incendio.

Per l’intera nottata con la gente evacuata sono rimasta sulla montagna chiusa all’interno della mia auto ad osservare dall’alto, sgomenta, le fiamme altissime che sembravano ad un passo da noi, mentre il fumo nero provocato dalla fiamme altissime aveva già avvolto tutta la zona. Di fronte alla catastrofe che si sviluppava davanti ai nostri occhi inevitabili e approriate sono state le riflessioni per un tema, quello della Raffineria di Milazzo, dibattuto da anni, in ragione delle innumerevoli denunce presentate per la presenza di “un mostro” che campeggia sul mare e che ha già causato gravi problemi ambientali che, a giudizio di alcuni, hanno provocato malattie e morte.

Peraltro i dati diramati dall’Oms e dall’osservatorio epidemiologico della Regione Siciliana attestano il moltiplicarsi di mortalità e di malattie che attaccano il sistema circolatorio, respiratorio e l’apparato digerente, malattie che hanno colpito principalmente i bambini. Solo alle 4 del mattino, dopo aver letto le notizie rassicuranti apparse sui quotidiani locali e i post e i tweet di tanti che, come me, hanno pubblicato foto, video e notizie, siamo potuti rientrare nelle nostre abitazioni mentre l’incendio divampava e il fumo suggeriva, nonostante il caldo torrido che si avvertiva, di tenere le finestre chiuse.

L’incendio è stato completamente spento nella tarda mattinata di oggi ma permangono ancora l’odore forte del petrolio bruciato che si è fatto più intenso a causa del leggero vento. E nelle case vicine al disastro avverte ancora un forte caldo.

Adesso si rincorrono le dichiarazioni di FederPetroli, che si affretta a spiegare che la Raffineria è a norma e che non ci sono rischi per l’ambiente mentre il prefetto convoca una riunione, il Ministro della Salute Lorenzin chiede ai Nas una relazione dettagliata e la procura di Barcellona Pozzo di Gotto apre un’inchiesta. Si attende la relazione dell’Arpa, ma si parla già del rischio concreto di disastro ambientale a causa delle polveri che si respirano e per quelle che si sono depositate sui terreni coltivati.

Barbara la Rosa

Un video appello per chiedere l’approvazione dell’omicidio stradale

EVIDENZA-Incidente-INTERNOPer quale motivo una battaglia deve trasformarsi in tormentone per essere presa in considerazione? Sono anni ed anni che i malati di Sla lottano per chiedere aiuto e sostegno alle istituzioni ma, solo una doccia gelata, la #IceBucketChallenge, ha consentito di far conoscere una realtà drammatica, facendo il giro del mondo sulla Rete. Ora, i familiari delle vittime della strada chiedono la stessa attenzione per approvare l’omicidio stradale come aggravante di reato perché sono troppe le promesse fatte in passato, assordante il silenzio della politica negli ultimi anni, nessuna giustizia per gli innocenti che perdono la vita.

La prima a registrare un video “appello”, per chiedere l’approvazione del reato di omicidio stradale al premier Matteo Renzi, è stata la coraggiosa Marina Fontana, moglie di una vittima, seguita dall’altrettanto combattiva Alessandra Barreca mamma di Claudia Quattrocchi, uccisa l’anno scorso da un pirata della strada mentre attraversava sulle strisce pedonali. Ognuno di noi deve metterci la faccia ed avere il coraggio di dire sì all’omicidio stradale. Per dare il proprio sostegno ed aderire all’appello, basta girare un video di pochi minuti e diffonderlo su sociale network come Facebook, Twitter, Youtube ecc.

Un sì, non solo da chi ha perso il proprio familiare in un incidente, ma da chiunque voglia giustizia perché, quella delle vittime della strada, è una strage continua che coinvolge tutta la società. L’incidente stradale attualmente viene definito omicidio colposo, un crimine che nella scala dei reati è addirittura inferiore alla “rissa” ed è quindi necessario istituire un’aggravante per chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droga perché, quando ci si mette al volante ubriachi, si è consapevoli di correre il rischio di provocare un incidente.

Oggi, chi uccide sulla strada, non solo non sconta neanche un giorno di carcere, ma continua a guidare pur essendo un pericolo per se stesso e per gli altri. “Vittime due volte” pertanto i familiari che, oltre a vivere un dramma per tutta la propria esistenza, subiscono un’ingiustizia a causa di uno Stato che protegge i carnefici e non le vittime. Quello che si chiede a Renzi, che aveva già posto l’attenzione sul tema nel corso di uno dei sui primi interventi da Presidente del Consiglio, è di accelerare l’approvazione del reato, perché non c’è più tempo da perdere.

Già il Viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, Riccardo Nencini, in seguito all’incontro con il Presidente dell’Avis (Associazione Vittime Incidenti Stradali sul Lavoro e Malasanità), l’avvocato Domenico Musicco – proponente della modifica alla legge che introduce il nuovo reato come aggravante – ha garantito il suo impegno e quello del governo per l’approvazione in tempi celeri. Per sostenere l’appello, basta la registrazione di un video. L’indifferenza ed il silenzio costituiscono anch’esse una forma di complicità con chi il reato lo commette.

I morti sulla strada sono una piaga sociale e un problema che riguarda tutti noi: non voltare la faccia dall’altra parte, chiedi anche tu il reato di #omicidiostradale.

Barbara La Rosa