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Bobo Craxi

Bobo Craxi
Congresso

Il Direttore dell’Avanti! Invita i compagni che “disertarono” il Congresso lo scorso anno a partecipare all’appuntamento che verrà fissato per “riparazione”. Il problema non è partecipare o meno ad un Congresso ma le ragioni per le quali è necessario riaprire un dibattito politico in tutta la Comunità Socialista ed avviare una discussione anche subito fra di noi, senza attendere i procedimenti burocratici che sono sempre un modo per non parlare di nulla.

È profondamente cambiata la fase politica, essa muta di giorno in giorno, le certezze con cui si sono impostate le politiche di Governo e dei partiti in questi ultimi due anni segnano il passo di fronte alla crisi che non si arresta ed hanno mostrato la corda di fronte alla scorciatoia delle riforme di Governo che hanno subito una sonora bocciatura da parte degli italiani; È in una fase di stallo e di impasse l’Europa che attende il voto popolare delle due grandi nazioni guida, la Francia e la Germania, è inquieto il Mondo che attende la nuova impostazione della potenza guida dell’Occidente che ha cambiato la propria leadership ed è posto dinnanzi alla forza dirompente del nuovo protagonismo russo nel Mediterraneo mentre non pare cessare la offensiva del terrorismo cieco che si muove trasversalmente dentro ed ai confini delle aree instabili.

Eppoi c’è la difficoltà della sinistra che governa e delle sinistre che si oppongono nel mondo superate ed insidiate dall’inedita alleanza e saldatura delle estreme di destra e di sinistra che stanno dando vita in tutto il continente ai movimenti nuovi che per comodità definiamo populismi ma che rappresentano in modo plastico la realizzazione di un disegno post-politico che si sta realizzando ed ha trovato il suo inveramento tanto nelle vecchie che nelle nuove democrazie europee.

C’è la sconfitta del disegno renziano al quale una parte dei socialisti avevano scommesso con fiducia e speranza convinti che Egli potesse realizzare il disegno riformista incompiuto e che attraverso la propria leadership “ignorante” del passato potesse proiettare nel nuovo millennio una nuova sinistra depurata delle proprie tradizioni e dei legami ideologici che la costringevano in un recinto identitario.

Ci sono alle porte le Elezioni ed incombe come una spada di Damocle la possibilità che gli Italiani vengano interrogati “via” Referendum sulla opportunità di reintegrare le tutele che la Legge sul Mercato del Lavoro ha rimosso determinando l’estensione del numero dei licenziati più che di quello degli assunti.

C’è una discussione sulla Legge Elettorale che ci impegna indirettamente ma ci riguarda, il ritorno al proporzionale determinerebbe condizioni più favorevoli proprio per tutte quelle aree costrette a legami subalterni nel sistema bipolare e maggioritario, rigenerebbe potenzialmente la virtù che è propria in molti di noi che è quella di essere capaci di suscitare il voto individuale nel rapporto personale e territoriale.

Ed una Lista che possa prendere le mosse subito solleciterebbe molte adesioni,
motiverebbe centinaia di quadri e di compagni in tutt’Italia.

C’è da discutere del come e del perché valga la pena mantenere in vita un’organizzazione autonoma del Socialismo Italiano e del come sia possibile tenerla in vita al netto dei suoi sondaggi sottozero e di una gestione che ha prodotto l’abbandono di metà del proprio gruppo parlamentare e di un certo numero di eletti regionali e comunali.

C’è da definire quale possa essere la forma più idonea di organizzazione di una forza politica nel nuovo millennio alla luce delle nuove possibilità tecnologiche, della partecipazione parziale e sommaria dei cittadini alla vita democratica ma anche alla luce di una nuova domanda che sembra provenire dalla società e che chiede forze politiche aperte e non chiuse, di partecipare direttamente e non per delega.

C’è da rilanciare l’orgoglio di un popolo ferito e profondamente provato dalle vicende di questo ventennio, che continua a reclamare il diritto al bilancio di questa grottesca seconda repubblica ed il diritto alla verità sui fatti che cambiarono il corso della Storia del nostro paese quando spazzarono via i Socialisti con una violenza senza pari.

Oggi di fronte al pressapochismo di questa classe politica ed alle ruberie di questa classe dirigente le vicende dell’epoca impallidiscono e noi onestamente pur rinunciando al diritto alla rappresaglia poco o nulla facciamo per rivendicare un ruolo politico nella società che sia oltre la testimonianza quasi a doverci ancora nascondere per espiare non si capisce quale tipo di colpa o responsabilità.

Il Direttore dell’Avanti! Ci invita “Bambini venite parvolus, C’è un ancora da tirare..”

Se il Congresso si apre con l’obiettivo di realizzare una lista socialista aperta, competitiva sciogliendo il vincolo federativo che non risulta essersi mai rotto col PD

Se il Congresso ha una cornice aperta e non chiusa, orgogliosa e non rancorosa o subalterna

Se il Congresso Socialista parla agli italiani cercando di interpretare le loro ansie, rappresentare le difficoltà e se cerca di lanciare un messaggio chiaro ed inclusivo all’area laica e di sinistra del nostro paese io allora consiglierei ad un giovane sicuramente di parteciparvi perché potrebbe da Esso scaturire una vecchia Novità.

Non si tratta di fare “mozione degli affetti” come dall’alto della sua esperienza ha fatto Fabio Fabbri ma di intenderci su poche ed essenziali questioni che prendono lo spunto da una severa e doverosa autocritica ed è chiaro che fare un’unica sintesi è lo sforzo maggiore che deve tentare un corpo collettivo;

In tempi di “liquidità politica” è evidente che lo sforzo è più complesso, ma senza un ragionevole tentativo c’è solo un altro orizzonte di subalternità e di irrilevanza.

Noi abbiamo aperto una discussione per salvare e rilanciare il Partito, ognuno deve fare la propria parte in modo positivo.

MARIO SOARES,
IL SOCIALISTA

Scomparso a 92 anni a Lisbona, Mario Soares ha segnato il Novecento. Militante socialista, più volte espulso dal Portogallo, tornò in patria nel 1974 alla caduta della dittatura salazarista, ha lottato non solo per la riconquista della democrazia in patria, avvenuta nel 1974 con la Rivoluzione dei garofani, ma per l’ingresso di Spagna e Portogallo nell’Unione Europea. È stato due volte Primo Ministro del suo paese, dal 1976 al 1978 e dal 1983 al 1985. Il 10 marzo 1986 è stato eletto Presidente della Repubblica, ruolo che ha ricoperto (grazie alla vittoria alle successive elezioni del 13 gennaio 1991) per due mandati consecutivi, sino al 9 marzo 1996. Laureato sia in filosofia sia in legge, Soares ha guidato il Colegio Moderno, importante istituzione accademica lisbonese fondata dal padre e ora diretta da sua figlia. In campo accademico ha ricoperto numerosi incarichi in atenei portoghesi e internazionali. Per l’Italia ha incarnato la figura di strenuo difensore di libertà e padre degli ideali di un socialismo europeo. “Cari compagni – scrive su Facebook Pia Locatelli, deputata Psi e presidente onoraria dell’Internazionale Socialista donne – il nome di Mario Soares resterà per sempre legato alla vittoria della libertà contro la dittatura in Portogallo e come testimonianza della fede politica negli ideali della democrazia e del socialismo. I socialisti italiani hanno avuto con Mario Soares rapporti intensi e duraturi di amicizia e di collaborazione, con una stima reciproca che non è mai venuta meno nel corso degli anni. Oggi gli rivolgiamo l’ultimo fraterno saluto e abbracciamo idealmente tutti i compagni portoghesi e quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e apprezzarlo per le sue grandi qualità”.


soaresIl Presidente con il garofano in petto

di Bobo Craxi

Mario Soares è stata una delle ultime figure leggendarie del Socialismo europeo, mediterraneo ed Internazionale, una limpida e coerente personalità che si è battuta contro l’autoritarismo di destra e di sinistra in Portogallo. Si oppose perdendo la propria libertà personale ed in seguito, costretto ad un lungo esilio in Francia al Governo dei militari di Salazar così come una volta rientrato in patria durante la celeberrima “Rivoluzione dei Garofani”, dovette contrastare il tentativo di colpo di Stato comunistoide che settori dell’esercito anti-salazar cercarono di imporre con la complicità del Partito comunista di Cunhal.

Soares si meritò per questo l’onore di essere stato innanzitutto uno strenuo difensore delle libertà repubblicane ed una volta asceso alla massima carica dello Stato egli seppe da subito trasferire il sentimento di liberazione e di cambiamento che proveniva dal popolo portoghese in un’azione politica profondamente rinnovata che puntò innanzitutto alla fine del dominio nelle colonie, ancora sottoposte ad un regime di controllo in Africa ed in Asia dalle autorità portoghesi, e avviò subito un processo di riavvicinamento all’Europa che andava formandosi aderendovi definitivamente alla metà degli anni ottanta.

L’azione progressista interna ed internazionale certamente fu resa possibile dalla stretta collaborazione e la sintonia che in quegli anni si era creata fra i movimenti ed i partiti politici socialisti e socialdemocratici.

L’offensiva politica e culturale sulla sinistra promossa dall’URSS trovò un baluardo efficace nel Socialismo euro-mediterraneo, una crescente azione di solidarietà e sostegno che vide in prima fila l’SPD di Brandt e Schmidt, il PS francese guidato da Francois Mitterand ed anche il nostro Partito socialista italiano guidato da Craxi, che seppe sostenere una feconda solidarietà ed una cooperazione nei confronti dei partiti clandestini che lottavano contro le dittature in patria.

Il pensiero politico di Mario Soares fu sempre improntato ad una forte sensibilità nei confronti dei paesi in via di sviluppo, un’azione concreta di lotta contro le diseguaglianze nel pianeta ed orientato ad un riequilibrio fra le nazioni.

I processi della nuova globalizzazione non lo colsero impreparato nell’analisi e nell’azione. Negli ultimi anni fu assai sensibile nei confronti dei movimenti politici giovanili spontanei che promuovevano un’azione critica nei confronti del mondialismo senza regole e divenne una delle personalità più apprezzate nei meeting della sinistra alternativa che si tenevano in Brasile a Porto Alegre.

Non era un visionario, ma seppe mantenere un equilibrio felice fra la sua figura di uomo di Stato e del combattente per la libertà e quella dell’intellettuale progressista che si spendeva in favore di minoranze aggredite, per ragioni economiche e per ragioni politiche.

Ho detto che è stato un grande amico dei socialisti italiani, è stato un amico leale e sincero di mio padre Bettino con il quale intrecciò i rapporti sin dall’inizio degli anni settanta nel suo esilio francese.

Per questa ragione, colpito a sua volta da un rovescio politico, non esitò sfidando le polemiche in patria, ad invitare da Presidente del Portogallo nell’ambasciata a Tunisi l’amico leader socialista italiano già colpito da diverse inchieste giudiziarie.

Solidarietà, lotta contro i soprusi e le ingiustizie, lotta contro l’uso politico della giustizia sono state la cifra della sua azione.

Non l’animò mai l’arroganza della politica, ma la limpida e coerente visione delle cose rifiutando la supremazia di un potere sia esso militare che giudiziario.

Egli scompare avendo lasciando una copiosa semina di pensiero ed azione politico. Non interruppe mai la propria attività, lo spirito combattente lo sospingeva a continuare ad essere la grande anima del Socialismo e della Sinistra Portoghese. I suo eredi si trovano oggi a fronteggiare le difficoltà della crisi da una posizione di responsabilità governativa.

Si direbbe uno dei grandi del nostro tempo. Un grande Socialista latino e Mediterraneo, Europeo ed Internazionale.

Bobo Craxi
Lettera aperta
al presidente del partito

Caro Vizzini,
Quasi due mesi or sono ad una mia richiesta di convocazione dell’Assemblea Nazionale del Partito mi rispondevi, dopo una serie di considerazioni di ordine generale giuridiche e politiche :
“..penso che sia giusto convocare l’Assemblea Nazionale prima del Referendum, in tempo utile per le valutazioni politiche del caso..” Etc.
Naturalmente allo stato ciò non è avvenuto “il tempo utile” non è scaduto e penso che le valutazioni politiche del caso che ritenevi giusto discutere “prima del referendum” siano a tutt’oggi valide perché non sono da considerarsi assorbite dal congelamento degli organi e dal commissariamento di fatto del Partito divenuto un organo politico monocratico.

Questo reca grave nocumento all’indirizzo degli iscritti ed anche nei confronti del gruppo dirigente. La divisione sugli orientamenti referendari è nei fatti, ma l’obbligo di sancirla attraverso un dibattito libero ed aperto di un organismo politico legittimato era un punto di vista comune che tuttavia è stato disatteso.

Per uscire dall’impasse che è di ordine burocratico ma soprattutto di ordine politico di prego di sollecitare una riunione o dell’organismo politico che presiedi o di altro livello per confermare le volontà da te espresse di dare continuità e regolarità alla vita del Partito. Senza una loro vita interna i partiti muoiono di asfissia, una gestione di fatto assolutistica penso non serva alle nostre cause comuni.
Fraternamente

Bobo Craxi

Bobo Craxi
Referendum, la stabilità politica di Renzi non è in pericolo

Sulla decisione dei cittadini italiani del 4 dicembre prossimo, da qualche settimana sembra pendere un’ipoteca esterna e il quesito referendario sulla nostra Costituzione sembra aver acquisito un’improvvisa, quanto irrituale, ‘internazionalizzazione’: se ne sono occupati quasi tutti, in Europa e Medio Oriente insieme al presidente degli Stati Uniti. Tutti probabilmente interessati al dogma della stabilità politica, quindi orientati a un sostegno esplicito e aperto alla proposta di Governo e, soprattutto, di Matteo Renzi: una stabilità che, va detto, non è affatto in pericolo.

Qualche settimana fa con l’equilibrio che gli è proprio, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha giustamente sottolineato, in riferimento alle dichiarazioni dell’ambasciatore
americano dirette a un sostegno esplicito per il ‘Sì’, che la questione riguarda i cittadini italiani e il loro consenso o dissenso alle proposte di riforma costituzionale. Ora, anche per dissipare i dubbi circa il sostegno che gli viene arbitrariamente attribuito da indiscrezioni giornalistiche, pensiamo e riteniamo opportuno che analoga precisazione a difesa dell’autonomia del voto degli italiani vada rivolta, con rispetto e con l’amicizia che contraddistingue l’Italia e gli Stati Uniti, al presidente Obama. Una grande attenzione è stata riservata al nostro Paese, ciò è significativo e importante, ma dev’essere difesa e tutelata anche la nostra autonomia in materia di scelte costituzionali. Auspichiamo, che il presidente Mattarella, come già accaduto, troverà occasione per sottolinearlo.

Bobo Craxi

Un socialista all’Onu

Dobbiamo felicitarci per la svolta alle Nazioni Unite dove per la prima volta è stata indicata una personalità di origine politica socialista democratica alla sua guida.
Antonio Guterres un socialista umanitario, un cattolico un europeo e mediterraneo che ama il suo Portogallo.
Ha svolto con autorevolezza il difficile compito di guidare l’Alto Commissariato per i rifugiati.
In questa veste ha saputo farsi apprezzare nell’ambito Onusiano ma soprattutto nei paesi colpiti dalle gravi crisi immigratorie per fame o per conflitti.
È un buon amico di tutti i socialisti anche di noi socialisti italiani e di molti compagni che hanno avuto modo di conoscerlo ed apprezzarne le doti e la profonda umanità.
Auguri allora al Compagno Antonio, ora nel compito più difficile di far sentire una voce autorevole nel mondo diviso a nome di tutti i popoli del Mondo.

Bobo Craxi

La socialdemocrazia
e l’avanzata del populismo

In Spagna il PSOE affronta la propria lacerante divisione, il Segretario Sanchez dopo la sconfitta nei paesi baschi deve incassare la sfiducia del Comitato Federale alla sua proposta di tenere un Congresso Straordinario del Partito che sancisse la legittimità della sua leadership e desse forza alla sua linea del rifiuto di concedere al popolare Rajoy l’astensione decisiva per il varo al suo Governo minoritario l’unico possibile dopo due voti generali che hanno realizzato questa situazione di stallo.
Nel Partito la linea della “responsabilità nazionale” ovvero quella che vorrebbe impedire alla Spagna un terzo voto politico in un anno è sposata innanzitutto dalla cosiddetta vecchia guardia dei baroni delle regioni roccaforte del PSOE nonché dagli ex premier Gonzales e Zapatero, Sanchez dal canto suo dimettendosi dopo un voto negativo si è difeso dicendo che ha imparato dalla propria famiglia che é sempre necessario “mantenere la parola” ed il suo patto con gli elettori non prevedeva un sostegno ad un Governo col PP ovvero un’accordo delle larghe intese in salsa spagnola.

Felipe Gonzales fu d’altronde profetico quando commentando la situazione disse chiaramente che una vittoria della sinistra con Podemos decisiva avrebbe diviso la Spagna (infatti i populisti di Iglesias sono favorevoli al Referendum per l’indipendenza Catalana) e la vittoria della destra avrebbe sfasciato il PSOE, e così sta avvenendo.
Tuttavia la crisi del Partito Socialista Operaio Spagnolo non è soltanto l’atto finale della paralisi politica che sta vivendo la politica iberica che non riesce a trovare una maggioranza parlamentare sufficiente per governare, ma è l’ennesima conferma della drammatica condizioni in cui versano le socialdemocrazie europee, dove ancora resistono, dinnanzi all’impetuosa avanzata di populismo di sinistra e di destra e dell’affermazione del neo liberismo.

Aver accettato o subito i precetti dogmatici del liberismo: la deregolamentazione, la privatizzazione selvaggia dei servizi pubblici, la riduzione delle tasse, la riduzione dei diritti sociali ha finito per disintegrare la ragione politica delle socialdemocrazie che ha progressivamente perduto la propria base elettorale.
La globalizzazione ha dimostrato di favorire delle èlite finanziarie, banche, grandi gruppi economici mentre si allarga la forbice delle diseguaglianze.
Nella UE le imposizioni delle politiche conservatrici berlinesi hanno aggravato le crisi e gettato nel discredito le socialdemocrazie che non vi si oppongono e chi lo ha fatto, penso a George Papandreou, ne ha pagato le conseguenze salvo poi ritrovarsi dalla parte della ragione quando senza vergogna l’FMI dichiara che le misure draconiane imposte alla Grecia furono “eccessive”

I neo liberisti, anche di casa nostra, predicano che la sicurezza sociale é improduttiva e deve essere ridotta, che è necessario fare riforme che chiamano “strutturali” e quella della democrazia e del suo funzionamento é una di queste.
I leader socialdemocratici “classici” che cercano di recuperare la propria tradizione difendendo la Giustizia Sociale come Corbyn vengono guardati con una certa diffidenza e disprezzo.
Sta di fatto che dopo il PSI, il PASOK, ora è arrivato il turno del PSOE, mi auguro sia ancora possibile invertire questa tendenza rilanciando parole d’ordine efficaci e messe in campo politiche in grado di deviare il corso delle cose.

Bobo Craxi

Bobo Craxi
Lettera aperta
al Presidente Vizzini

“Caro Vizzini,
non nascondendoti le preoccupazioni per i contraccolpi delle vicende interne ed esterne al Partito penso sia necessario padroneggiare questo stato di cose evitando reazioni emotive ed impulsive innanzitutto prendendo atto della situazione, non ignorandola facendo leva quindi sulla legittimità del l’organo da te presieduto per affrontare in una riunione le scadenze politiche imminenti.
Si è verificato anche all’interno della recente Festa un orientamento più variegato sulla questione referendaria e penso che si debba e si possa riconsiderare la posizione politica ufficiale del Partito e trasformarla di fatto in una “libertà di voto” al prossimo Referendum anche al fine di determinare una più agevole ricomposizione delle parti che sono contrapposte.
Per questa ragione sono per chiederti, (anche alla luce dei recenti avvenimenti che rendono di fatto allo stato nulla l’orientamento assunto dal Congesso) la Convocazione urgente dell’Assemblea Nazionale da te presieduta per affrontare apertamente la questione referendaria ed assumere una posizione politica al riguardo che sia compatibile con i recenti orientamenti politici di diversi settori del Partito e ineccepibile per la sua legittimità democratica.
Fraternamente,
Bobo Craxi”

Turchia, nulla sarà come prima

“Le coniurazioni fallite rafforzano lo principe e mandano nella ruina i coniurati” così il Macchiavelli qualche secolo fa, eppure la notte turca potrebbe adattarsi alla massima del filosofo fiorentino, ma non troppo. Infatti la Turchia di Erdogan e lo stesso padre-padrone non escono rafforzati da questa prova ma il tentativo di rovesciare i regimi ancorché discutibili e discussi a bordo dei cingolati si adatta di più alle democrazie fragili o fragilissime ed a paesi che non sono decisivi nello scacchiere geopolitico mediterraneo qual è la Turchia.

Escludendo la fantasiosa ricostruzione che si sia trattato di un auto-golpe ai fini di un proprio rafforzamento appare evidente che la mossa azzardata dell’occupazione militare del paese da parte di un solo corpo in armi (e nemmeno tutto) sia potuta avvenire non senza qualche “affidavit” internazionale non ufficiale.

Sul piano strettamente militare la partita si è praticamente chiusa dopo poche ore quando è apparso evidente che l’aviazione non dava alcuna copertura ai rivoltosi lasciando sostanzialmente scoperta la capacità offensiva delle guarnigioni che avevano seguito il Generale disobbediente.

Se tutto ciò è potuto accadere, ovvero il tentativo di una riedizione della manovra d’ordine dei militari turchi i custodi più gelosi dell’impronta costituzionale e laica lascito più importante dell’epoca del padre moderno della Turchia Atatürk, significa che l’equilibrio posto in essere da Erdogan che governa la modernità con il pugno di ferro delle peggiori autocrazie è ormai giunto ad un punto di svolta.

L’uso politico della giustizia contro avversari politici e stampa democratica, la lotta indiscriminata contro la minoranza turca e l’atteggiamento inizialmente complice verso i ribelli siriani poi trasformatisi splendidamente in quello Stato Islamico contro il quale si sta scagliando tutto il mondo civile non poteva essere più tollerato all’interno ed all’esterno.

E a poco valgono le aperture di dialogo verso Europa (ben ripagato s’intende) verso Israele (unità alla Turchia in una curiosa eterogenesi dei fini nell’azione di contrasto contro gli sciiti) e persino verso Putin. Dopo questo colpo di Stato fallito nulla sarà come prima e, a prescindere dalle ritorsioni che stanno già colpendo militari e giudici in queste ore, il regime sarà tendenzialmente richiamato ad un obbligo verso il pluralismo e verso la rinuncia a diventare il califfo arbitro delle vicende mediterranee.

Così si spiega anche la condanna del tentativo di rovesciare Erdogan anche da parte del CHP ovvero il partito socialdemocratico membro dell’Internazionale Socialista che pure aveva da poco ricevuto la condanna del suo leader per le offese recate al Presidente, la laicità e la democrazia sono una conquista da ottenere sul campo e senza i compromessi ottenuto attraverso le congiure.

I paesi dell’alleanza atlantica sono rimasti a guardare, all’imprudenza di Kerry ha fatto seguito la chiarezza di Obama che avrebbe chiuso il suo secondo mandato nel peggiore dei modi se fosse venuto meno un alleato scomodo ma considerato chiave dell’area.

In Italia il nostro Renzi si spinge a felicitarsi per il segno di “stabilità e continuità”. Le vicende di queste ore ci consegnano al contrario una Turchia più instabile che muove verso un bisogno di discontinuità, ma nel mondo moderno e nei paesi fondato sullo Stato di diritto le alternative non possono che realizzarsi attraverso il vecchio ma sempre attuale metodo democratico. Per questo prìncipi e “coniurati” stanno entrambi sul carro degli sconfitti.

Bobo Craxi

Bobo Craxi
Italicum, strada segnata

La politica non è matematica, ma ha pur sempre una sua logica.

A chi si ostina a pensare e predicare una modifica della legge elettorale, detta “Italicum”, Renzi ha risposto tagliando di corto, non se ne parla neanche.

Non si tratta di ostinazione dovuta al carattere, ma ad una logica stringente per la quale egli ha raggiunto il doppio traguardo (guida del Partito e del Governo) vaticinando una soluzione dei mali italiani attraverso il drastico ridimensionamento della democrazia politica, dei suoi costi e di ciò che viene ritenuto del tutto accessorio ovvero un pluralismo di forze politiche disomogenee unite al solo scopo di governare. Per quello basto io – pensa- Una forza che ha nel suo seno la cultura di Governo ed quella di opposizione.

A chi obietta che ormai le forze politiche italiane in grado di superare gli scogli dello sbarramento sono almeno tre (ma forse persino di più), risponde che se la vedranno fra di loro. Dopo trent’anni di chiacchiere dobbiamo far vedere ai nostri alleati europei e mondiali che l’Italia è una democrazia fondata su un bipolarismo che la “sera delle elezioni” dovrà sapere chi ha vinto e chi ha perso.

Sin qui il pensiero logico e determinato di un uomo politico che persegue una strada che è già segnata, che non prevede curve e neanche sconfitte.

Chi aveva da porre un problema di pluralismo, di compatibilità fra leggi elettorali e pluralismo delle democrazie – essendo l’Italia un Paese di democrazia politica matura, fondata non nel 2014, ma con forze e tendenze politiche e culturali risalenti all’inizio del secolo scorso e persino prima – avrebbe dovuto porlo in Parlamento con un voto contrario. Avrebbe dovuto farlo negando queste disposizioni che, nella migliore delle ipotesi, consegneranno ad una minoranza politica ed al suo capo le chiavi dell’intera democrazia italiana e, nella peggiore, genereranno il caos politico di cui abbiamo visto le prime avvisaglie con l’inconcludenza ed il pasticcio del caso romano.

Capisco i dubbi sollevati dal mio amico Mauro del Bue in seno al piccolo Psi (partito di cui continuo a far parte), ma la partita con gli alleati è da considerarsi chiusa; verrà risolta a titolo personale con un diritto di tribuna per ciascuno dei fedeli alleati che hanno garantito a Renzi una discreta navigazione ed una lealtà a diciotto carati nei frangenti in cui il Governo ha manifestato delle vistose defaillances.

Si tratta o di togliere la spina in questi mesi, non raccogliendo l’illusoria speranza che dopo il referendum si possa rimettere mano alla legge elettorale, oppure di cambiare la spalla al proprio fucile e passare in una limpida posizione di opposizione ai quesiti referendari, chiedendone il differimento del voto e lo spacchettamento degli stessi, dinnanzi alla ovvia considerazione che dopo la Brexit tutte le legislazioni nazionali dovranno modificare i propri assetti istituzionali calibrando il rapporto fra l’Unione e i Paesi sovrani, rigenerando il più possibile il carattere democratico del rapporto coi cittadini.

La strada è segnata; per evitare una resa del centro-sinistra di fronte alle forze anti-sistema è necessario cambiare politica.

Per i socialisti io penso non sia mai troppo tardi e, per quello che comincio a constatare, molti lo stanno facendo aderendo al Comitato Socialista per il NO che abbiamo voluto plurale proprio per non impegnare il PSI ufficiale in una posizione contraddittoria, ma ora  una ragionevole posizione di ripensamento e di allontanamento dalle ragioni ottuse, ma logiche, di Renzi si rende necessaria e non differibile.

Bobo Craxi

Libia, perché
ci interessa solo la pace

La Conferenza di Vienna sulla Libia ha confermato la volontà dell’amministrazione americana di mantenere una mano di protezione robusta sul neonato Governo guidato da Serraj.

Quest’ultimo forte dell’ampio sostegno della Comunità Internazionale ha invocato nuovamente la necessità di conferire al suo dicastero una fiducia più ampi ed i mezzi necessari per allargare quanto possibile la sfera della riconciliazione nazionale alle aree politiche e geografiche che oggi vistosamente non son sotto il suo controllo; Da qui la richiesta di un’ulteriore fornitura di armi e della conseguente formazione per fare fronte al terrorismo interno che è fonte di preoccupazione e di instabilità per tutta l’area, Europa compresa.

Fini qui gli esiti ufficiali dell’incontro nella capitale austriaca che replicava la conferenza romana promossa dagli Usa ed ospitata dal nostro Ministero degli Esteri attivo nella ricerca di una soluzione in Libia da diverso tempo, ma quello che resta al di fuori dell’ufficialità degli incontri e che rende la vicenda libica ancora intricata, sono gli attori fuoricampo che non hanno partecipato alla recita viennese o coloro che vi hanno partecipato mantenendo nel complesso un atteggiamento riservato o defilato.

Innanzitutto la conferma della linea statunitense di mantenere un’asse privilegiato con le aree che fanno capo ai fratelli musulmani ed alla Turchia di Erdogan provoca irritazione in Egitto ed in Arabia Saudita che, infatti, assieme a Francia ed Inghilterra sono fra i maggiori sponsor economici e militari del Generale Haftar. Questi controlla la Tripolitania, si appresta ad un’offensiva finale verso Sirte caduta sotto le insegne dell’ISIS in realtà mai perduta dagli ex –gheddafiani e non cede per il momento al riconoscimento del Governo di Tripoli sino a che non vi sarà una simmetrica legittimità nel riconoscimento del ruolo che egli esercita.

Gli egiziani premono affinché la Cirenaica venga assicurata alla loro influenza diretta e in questo senso si spiega la rigidità acuitasi negli ultimi mesi con l’Italia (con lo sfondo del caso Regeni), mentre non diversamente eserciti “irregolari” guidati da contractors occidentali e costituiti da truppe perlopiù africane fanno la guardia ai pozzi assicurandone il funzionamento ed il commercio del greggio senza certamente rendere conto ad alcuna autorità governativa centrale.

Questo è uno dei capisaldi della questione. È più conveniente avere un’Autorità Centrale riconosciuta con un esercito regolare capace di rioccupare il territorio e porre fine alle illegalità commerciali, al traffico degli esseri umani e della droga oppure è più conveniente prosperare nel caos e nell’illegalità ormai consolidatasi negli anni del dopo-Gheddafi di scontro aperto e di guerra civile, ma anche di spartizioni fra diversi signori della guerra del territorio e delle sue risorse?

Le Autorità Internazionali hanno giocato la fiche del Governo Sarraj sperando di non ritrovarsi nuovamente di fronte ad un Kharzai mediterraneo, gli americani in tutte le situazioni nelle quali hanno impresso un’accelerazione del “regime change” hanno generato soltanto instabilità, incertezze ed hanno aperto le strade a terrorismi che oramai sono diventati assai più insidiosi della sola rete di Al Qaeda. In controtendenza nel Magreb si è stabilizzata la sola piccola Tunisia che però poteva contare sulla propria antica identità e sulle fondamenta di uno Stato forte e laico, il lascito maggiore degli anni della sua indipendenza. La Libia invece nasce divisa e fragile, non cambia sotto la dittatura di Gheddafi e non è destinata a cambiare a colpi di Conferenze e di investimenti bellici, tuttavia questa è la strada, forse l’unica che si possa allo stato perseguire lavorando per il massimo dell’unità territoriale ed il massimo della convergenza fra gli attori in campo senza prescegliere un favorito. L’Italia ha solo un grande interesse : quello di vivere in un’area mediterranea pacificata dove l’interscambio sia equo e vantaggioso per tutti. Penso si debba continuare a lavorare in questa direzione incoraggiando tutti gli sforzi possibili, ma non rinunciando ad una condotta duttile, da stabilre a Roma però e non a Washington.

Bobo Craxi