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Carlo Pareto

Pensioni, è arrivato il giorno della quattordicesima

Inps

PUBBLICATI I DATI DELL’OSSERVATORIO SUL PRECARIATO

La consistenza dei rapporti di lavoro

Nei primi quattro mesi del 2017, nel settore privato, si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a +559.000, superiore a quello del corrispondente periodo sia del 2016 (+390.000) che del 2015 (499.000).

Su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro. Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) alla fine del 1° quadrimestre del 2017 risulta positivo e pari a +490.000. Tale risultato cumula la crescita tendenziale dei contratti a tempo indeterminato (+29.000), dei contratti di apprendistato (+47.000) e, soprattutto, dei contratti a tempo determinato (+415.000, inclusi i contratti stagionali e i contratti di somministrazione). Queste tendenze sono in linea con le dinamiche osservate nei mesi precedenti e attestano il proseguimento della fase di ripresa occupazionale.

La dinamica dei flussi

Complessivamente le assunzioni , sempre riferite ai soli datori di lavoro privati, nei mesi di gennaio – aprile 2017 sono risultate 2.129.000, in aumento del 17,5% rispetto a gennaio – aprile 2016. Il maggior contributo è dato dalle assunzioni a tempo determinato (+30,6%) mentre sono diminuite quelle a tempo indeterminato (-4,5%).

In particolare sono cresciute le assunzioni a tempo determinato nei comparti del commercio, turismo e ristorazione (+47,5%) e delle attività immobiliari (+43,6%). Negli stessi settori si osserva inoltre una crescita anche delle assunzioni in apprendistato (+46,9% nelle attività immobiliari e +35,8% nel commercio, turismo e ristorazione). Significativa pure la crescita dei contratti di somministrazione (+16,7%).

Il forte aumento delle assunzioni a tempo determinato in contratti di lavoro intermittente o a somministrazione di manodopera intervenuto dalla seconda metà di marzo può essere messo in relazione alla chiusura della possibilità di acquistare voucher per remunerare i prestatori di lavoro occasionale. Questo ha portato ad una ulteriore riduzione dell’incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni (26,6%) rispetto ai picchi raggiunti nel 2015 quando era in vigore l’esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato.

Le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (ivi incluse le prosecuzioni a tempo indeterminato degli apprendisti) sono risultate 122.000, con una riduzione rispetto allo stesso periodo del 2016 (-2,4%).

Le cessazioni nel complesso sono state 1.570.000, in aumento rispetto all’anno precedente (+10,5%): a crescere sono soprattutto le cessazioni di rapporti a termine (+17,8%) mentre quelle di rapporti a tempo indeterminato sono leggermente in diminuzione (-1%).

Con riferimento ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato, il numero complessivo dei licenziamenti risulta pari a 189.000, sostanzialmente stabile rispetto al dato di gennaio – aprile 2016 (-0,6%); così come stabili risultano le dimissioni (+0,4%).

Il tasso di licenziamento (calcolato sull’occupazione a tempo indeterminato, compresi gli apprendisti) è risultato per il primo quadrimestre 2017 pari a 1,8%, sostanzialmente in linea con quello degli anni precedenti (1,8% nel 2016; 1,7% nel 2015).

Le retribuzioni iniziali dei nuovi rapporti di lavoro

Quanto alla composizione dei nuovi rapporti di lavoro in base alla retribuzione mensile, si registra, per le assunzioni a tempo indeterminato intervenute a gennaio – aprile 2017, una riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.500 euro (33,6% contro 35,5% di gennaio – aprile 2016).

I dati completi sono consultabili sulla home page del sito istituzionale dell’Inps (www.inps.it) nella sezione Dati e analisi/Osservatori Statistici, report dal titolo “Osservatorio sul precariato”, dove ogni mese vengono pubblicati gli aggiornamenti tabellari dei nuovi rapporti di lavoro e delle retribuzioni medie.

Informazioni

L’INPS CONTRO LE PAGINE FAKE DI FACEBOOK

Nel corso del 2017 l’Istituto ha monitorato e mappato tutte le pagine Facebook che nel titolo fanno riferimento, diretto o indiretto, ad Inps. Dalla mappatura sono emerse circa 50 pagine che utilizzano la parola Inps o il logo dell’Istituto in maniera impropria. La maggior parte contiene informazioni fake o «bufale» che non hanno alcun carattere di ufficialità e contengono notizie fuorvianti.

Queste pagine si sono auto-generate e non possono essere chiuse perché è impossibile risalire a un fondatore/amministratore.

L’Istituto, attraverso la Direzione centrale Relazioni esterne, ha segnalato alla stessa Facebook ed alla Polizia Postale i profili e i post contenenti ingiurie e minacce nei confronti dell’Istituto e dei suoi dipendenti. Nello stesso tempo il presidente Boeri ha inviato una lettera alla direzione di Facebook in Irlanda chiedendo la verifica e l’eventuale chiusura delle pagine stesse.

L’Istituto ribadisce ancora una volta che i soli canali social ufficiali dell’Inps sono il canale Twitter

@INPS_it, il canale You Tube INPS e i cinque profili Facebook elencati di seguito:

INPS per la Famiglia

INPS – Credito e Welfare dipendenti pubblici

INPS Portale in progress

INPS Giovani

INPS per i Lavoratori Migranti.

Per essere sicuri di essere sulle pagine istituzionali è possibile accedere dalla home page del sito www.inps.it , cliccando sul simbolo(+) presente in alto a destra.

Pensioni

IL GIORNO DELLA QUATTORDICESIMA

E’ arrivata la 14esima per 3,5 milioni di pensionati. E’ stata accreditata il primo del mese alle Poste e il 3 luglio presso le banche. Spetta a tutti quelli che sono in pensione da lavoro privato, pubblico e autonomo che abbiano compiuto 64 anni di età e il cui reddito personale annuo non superi i 13.000 euro. Per ottenerla non è necessario fare alcuna domanda, ma viene erogata automaticamente dall’Inps . E’ quanto ha opportunamente ricordato al riguardo lo Spi-Cgil in una apposita nota.

Chi ha una pensione fino a 750 euro lordi al mese, si legge nella comunicazione, avrà una somma maggiorata del 30%. La riceverà per la prima volta invece chi ha una pensione fino a 1.000 euro lordi al mese. La misura è stata definita nell’intesa tra governo e sindacati dello scorso 28 settembre ed è contenuta nell’ultima legge di bilancio. L’importo medio della 14esima è di 500 euro e varia a seconda degli anni di contribuzione. Tre le fasce individuate: per le pensioni da lavoro dipendente pubblico e privato la prima è stata fissata fino 15 anni di contribuzione; la seconda da 15 a 25 e la terza oltre i 25 anni. Per le pensioni da lavoro autonomo invece la prima è stata fissata fino a 18 anni di contribuzione; la seconda da 18 a 28 e la terza oltre i 28 anni. Lo Spi-Cgil ha attivato il sito www.pensionati.it, dove è possibile avere tutte le informazioni sulla 14esima e calcolare l’importo esatto che si riceverà.

“La 14esima per i pensionati è il frutto di un confronto positivo tra governo e sindacati che ha prodotto l’intesa dello scorso 28 settembre. Quando ci si ascolta e si cercano soluzioni condivise si fanno delle buone cose. Quando non lo si fa invece si rischia generalmente di produrre dei danni”, ha dichiarato il segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti. “E’ fondamentale riprendere il filo di questo dialogo e riconvocare quanto prima il tavolo di confronto sulla fase due delle pensioni che negli ultimi mesi si è arenata”, ha aggiunto Pedretti.

“Circa 3 milioni e mezzo di pensionati”, a partire dall’inizio del mese, ha affermato da parte sua il segretario generale della Uil Pensionati Romano Bellissima, “stanno ricevendo la 14esima”. “Di questi circa un milione e mezzo la percepiscono per la prima volta e gli altri incassano un importo incrementato.”, ha proseguito rammentando come questo sia “il frutto della prima fase del confronto con il Governo che ha portato all’intesa dello scorso settembre”. “È la dimostrazione – ha affermato ancora Bellissima – che quando i governi accettano il confronto con il sindacato e si cercano soluzioni condivise, si hanno risultati positivi per i cittadini e per la società. Ora chiediamo coraggio all’esecutivo per dare continuità agli impegni presi e per attuarli nella seconda fase del confronto che finalmente riprenderà la prossima settimana”.

Carlo Pareto

Inps. Sono circa 5,8 milioni i pensionati con meno di mille euro al mese

Malattia

ARRIVA L’AUTOCERTIFICAZIONE PER I PRIMI 3 GIORNI DI MALATTIA

Il Ddl Romani che permette l”autodichiarazione’ per i primi tre giorni di assenza dal lavoro per malattia incassa il sostegno della Federazione degli Ordini dei medici. Quella di “autogiustificare i primi tre giorni di assenza per malattia dal lavoro” è una proposta che la Fnomceo – su impulso del presidente dell’Ordine di Piacenza, Augusto Pagani – porta avanti “da quattro anni e che è stata, lo scorso dicembre, oggetto di un Ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio nazionale, che ha dato mandato alla presidente Chersevani e a tutto il Comitato centrale di sollecitare una revisione, in tal senso, della legge Brunetta”, ricostruisce la stessa Federazione.

“E gli appelli non sembrano essere rimasti inascoltati: è stato infatti assegnato alla Commissione Affari costituzionali del Senato il Ddl presentato da Maurizio Romani, vicepresidente della Commissione Igiene e sanità. Se sarà approvato – spiega la Fnomceo – in presenza di un disturbo che il lavoratore ritiene invalidante ma passeggero, sarà lui stesso, sotto la sua esclusiva responsabilità, a comunicarlo al medico, che si farà semplice tramite per la trasmissione telematica all’Inps e al datore di lavoro. Il Ddl incide poi, ridimensionandole, sulle pene ai medici, anche per porre rimedio ad alcune contraddizioni ed eccezioni di incostituzionalità rilevate nella legge Brunetta”.

La Fnomceo esprime, dunque, “vivo apprezzamento e sostiene il Ddl – ha sottolineato Maurizio Scassola, vicepresidente della Federazione -. Ci sono disturbi come il mal di testa o lievi gastroenteriti, la cui diagnosi non può che essere fatta sulla base di sintomi clinicamente non obiettivabili. Il medico, in questi casi, deve limitarsi, all’interno del rapporto di fiducia che lo lega al paziente, a prendere atto di quanto lamentato. Riteniamo che un’auto-attestazione potrebbe essere utile, prima ancora che a sollevare il medico, a responsabilizzare il paziente come del resto già avviene, con ottimi risultati, in molti Paesi anglosassoni. Auspichiamo dunque un iter rapido e l’approvazione entro fine legislatura”.

Boeri

PENSIONE, PER 6 MILIONI E’ SOTTO I MILLE EURO

Sono circa 5,8 milioni i pensionati che non arrivano a 1.000 euro al mese. Lo certifica l’Inps nel Rapporto annuale, presentato recentemente dal presidente Tito Boeri. Nel dettaglio, al 31 dicembre 2016, sono 1,68 milioni quelli che percepiscono un assegno sotto i 500 euro al mese, il 10,8% del totale, e 4,15 milioni quelli che si fermano a 999 euro mese, il 26,7%.

Il 21,8% invece, circa 3,38 milioni di pensionati, non supera quota 1.500 mentre il 17,9%, circa 2,78 milioni, percepisce assegni fino a 1999 euro al mese. Sono invece il 10,6%, circa 1,6 milioni, quelli che possono godere di una pensione poco sotto i 2.500 euro mentre a percepire assegni di poco meno di 3000 euro è il 5,4% del totale dei pensionati, 845mila persone. Il 6,8% infine, poco più di 1 milione di pensionati, riceve una pensione oltre i 3mila euro al mese.

Per Boeri l’unica strada possibile per mettere i giovani in condizione di poter accedere a una pensione dignitosa è “fiscalizzare una componente dei contributi previdenziali all’inizio della carriera lavorativa per chi viene assunto con un contratto a tempo indeterminato”. Ed è certamente migliore “di molte di quelle proposte nella cosiddetta fase due del confronto governo-sindacati sulla previdenza”.

Boeri ha ribadito la necessità di non bloccare gli automatismi per l’accesso all’età pensionabile legati alle aspettative di vita. “Bloccare l’adeguamento dell’età pensionabile agli andamenti demografici non è affatto una misura a favore dei giovani – ha rimarcato – scarica sui nostri figli e sui figli dei nostri figli i costi di questo mancato adeguamento”.

Lavoro – Il Rei, il Reddito di Inserimento che prenderà forma nel 2018, non è sufficiente a coprire l’intera platea degli indigenti in Italia. E’ un primo passo ma va modificato. E’ questa la richiesta che è arrivata dal presidente Inps per il quale “manca ancora in Italia uno strumento universalistico” a sostegno della disoccupazione e della indigenza. Due le modifiche da apportare: ai criteri di accesso al beneficio e all’importo corrisposto.

Jobs Act – Lo stop all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori del contratto a tutele crescenti “ha rimosso il tappo alla crescita delle imprese sopra la soglia dei 15 dipendenti” ha affermato Boeri che plaude così all’effetto prodotto dal Jobs act. “C’è stata un’impennata nel numero di imprese over 15: dalle 8mila al mese di fine 2014 alle 12mila con il contratto a tutele crescenti”, ha detto annotando come “questa crescita porta vantaggi sul piano della formazione permanente”.

Contratto – Sì a un salario minimo in Italia per garantire “il duplice vantaggio di un decentramento della contrattazione e di uno zoccolo retributivo minimo per quel crescente numero di lavoratori che sfugge alle maglie della contrattazione”. E’ questo l’sms che il presidente dell’Inps ha inviato al tavolo di confronto tra Confindustria e sindacati che hanno ripreso a dialogare sul modello contrattuale. Soprattutto ai sindacati che sono, ha affermato ancora, “paradossalmente i maggiori detrattori del salario minimo temendo che tolga spazio alla contrattazione”.

Sulla drammatica vicenda di Torino

LE PRECISAZIONI DELL’INPS

L’Inps esprime l’auspicio di una completa e pronta guarigione della signora Concetta Iolanda Candido, il cui dramma, che si è consumato ieri presso l’Agenzia complessa di Torino Nord, ha colpito profondamente i vertici e tutti i dipendenti dell’Istituto. Il pensiero e la solidarietà dell’Inps vanno alla donna e alla sua famiglia, che in queste ore stanno affrontando momenti terribili. La signora Candido era stata licenziata il 13 gennaio scorso e il 24 gennaio aveva presentato domanda di Naspi. Alla data di cessazione del rapporto di lavoro, però, la lavoratrice era in malattia e questo ha impedito la liquidazione della prestazione.

Per la normativa vigente, infatti, se alla data di cessazione del rapporto di lavoro vi è in corso un periodo di malattia, per avere diritto alla Naspi occorre riacquistare la capacità lavorativa, sia pure in maniera residua.

Il riacquisto della capacità lavorativa deve essere certificato dal medico che ha attestato la malattia. Questo certificato non era allegato alla domanda di Naspi ed è stato richiesto alla signora il 27 aprile dall’agenzia Inps di Torino Nord.

La richiesta del certificato e di altra documentazione mancante è stata anche inviata il 10 maggio al

Patronato che seguiva la pratica. Il certificato medico è stato redatto il 25 maggio dal medico curante, che ha attestato il riacquisto della capacità lavorativa dalla medesima data. Il certificato è stato presentato all’Inps il 26 maggio e confermato l’8 giugno dal medico di sede.

La Naspi è stata così liquidata ed è stato disposto il primo pagamento per il periodo dal 1° al 15 giugno, con valuta del 26 giugno sull’IBAN fornito e regolarmente verificato. La Naspi della signora Candido decorre pertanto dal 1° giugno 2017 per un totale di 683 giorni, con pagamento previsto fino al 27 aprile 2019.

Perdere il posto di lavoro è un’esperienza devastante dal punto di vista economico e soprattutto sociale e può condurre chiunque a uno stato di fragilità ed a tragedie come quella vissuta ieri. Il ruolo sociale dell’Inps responsabilizza ogni giorno chi lavora al servizio dei cittadini e sempre più sarà profuso ogni sforzo perché l’utenza sappia di potersi rivolgere all’Istituto con fiducia, certa di ottenere la garanzia del massimo impegno.

Garanzia giovani

A 510MILA PROPOSTA ALMENO UNA MISURA DI PROGRAMMA

Prosegue la crescita del numero dei giovani presi in carico e di quello dei giovani ai quali è stata offerta un’opportunità concreta tra quelle previste da Garanzia Giovani. Il report settimanale sull’attuazione del programma evidenzia, infatti, che, al 28 giugno, i presi in carico sono 956.388, 2.541 in più rispetto alla settimana scorsa, con un incremento del 66,4% rispetto al 31 dicembre 2015, data che segna la conclusione della “fase 1” del programma; tra questi, sono 510.151 quelli cui è stata proposta almeno una misura del programma, 954 in più rispetto alla settimana scorsa, con un incremento, rispetto al 31 dicembre 2015, del 100,6%.

Aumenta anche il numero dei giovani che si registrano: sempre al 28 giugno, gli utenti complessivamente registrati sono 1.379.106, 3.267 in più rispetto a una settimana fa, con un incremento del 50,8% rispetto al 31 dicembre 2015. I giovani registrati al netto delle cancellazioni oggi sono 1.185.759, pari all’86% del totale dei registrati, con un incremento del 50,5% rispetto al 31 dicembre 2015.

Rispetto al 31 Dicembre 2015 l’incidenza dei giovani registrati al netto delle cancellazioni sul totale dei registrati passa dall’86,2% all’86% (-0,2%); l’incidenza dei giovani presi in carico sui giovani registrati al netto delle cancellazioni passa dal 73% all’80,7% (+7,7%); l’incidenza dei soggetti cui è stata proposta una misura del programma sui giovani presi in carico passa dal 44,2% al 53,3% (+9,1%).

Quanto a “Crescere in Digitale”, progetto promosso dal Ministero del Lavoro insieme con Google ed Unioncamere, a 94 settimane dal lancio sono 99.393 i giovani iscritti attraverso la piattaforma www.crescereindigitale.it. Le imprese che hanno aderito al progetto sono 6.222, disponibili ad accogliere 8.880 tirocinanti. Da sottolineare che le imprese che decideranno di assumere il giovane al termine del tirocinio potranno beneficiare di incentivi fino a 8.060 euro.

Carlo Pareto

Scattato il conto alla rovescia per il versamento dei contributi Inps

Lavoro

COLF E BADANTI: ENTRO IL 10 LUGLIO IL VERSAMENTO ALL’INPS

E’ scattato il conto alla rovescia per il versamento dei contributi Inps relativi a colf e badanti. Entro il 10 luglio prossimo tutte le famiglie che si avvalgono della collaborazione di personale domestico dovranno saldare la rata relativa al secondo trimestre (aprile – giugno) del 2017. Lo faranno nella consapevolezza che la riforma Fornero ha a suo tempo introdotto un contributo addizionale dell’1,40% in caso di contratto a tempo indeterminato.

Le novità contributive.

Con la circolare 25 dell’8 febbraio 2013 l’Inps ha infatti fornito per la prima volta due tabelle: una da utilizzare per i lavoratori assunti a tempo indeterminato e l’altra per i rapporti a termine. Nel caso l’orario non superi le 24 ore settimanali, per entrambe le tipologie di contratto i contributi orari sono commisurati a tre diverse fasce di retribuzione effettiva. Quando, invece, si sforano le 24 ore il contributo orario diventa fisso.

Il contributo addizionale

Ma la vera novità anche di quest’anno resta tuttavia sempre il versamento del contributo addizionale dell’1,40% all’Inps. Nel caso, comunque, il contratto di lavoro a tempo determinato venga trasformato in tempo indeterminato, il contributo addizionale a carico del datore di lavoro viene restituito per gli ultimi sei mesi di rapporto. Al riguardo l’Istituto ricorda che a partire dal primo gennaio 2013, per effetto dell’articolo 2 della legge 92/2012 – la cosiddetta riforma Fornero – l’assicurazione contro la disoccupazione involontaria è stata prima sostituita dall’Assicurazione sociale per l’impiego (Aspi) poi dall’attuale Naspi.

Retribuzione

Sul fronte della retribuzione restano ancora in vigore i minimi per il 2016, diversificati a seconda dell’inquadramento e della tipologia di mansione. Come ogni anno, precisa l’Ente di previdenza, i minimi presi a riferimento l’anno scorso per l’obbligazione contributiva di cui si tratta vengono se del caso aggiornati sulla base delle rilevazioni Istat da una apposita commissione istituita ad hoc.

Il versamento

La corresponsione degli oneri assicurativi dovuti può essere effettuata, a scelta, con uno dei seguenti mezzi: 1) rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito “Reti Amiche”; Il pagamento è disponibile, senza necessità di supporto cartaceo, presso: – le tabaccherie che espongono il logo “Servizi Inps” ; – gli sportelli bancari di Unicredit Spa; – tramite il sito Internet del gruppo Unicredit Spa per i clienti titolari del servizio di Banca online; – a partire dalla fine del 2011, inoltre, il versamento senza bollettino può essere praticato anche presso tutti gli sportelli di Poste Italiane, con le modalità prefigurate per il circuito Reti Amiche. 2) online sul sito Internet www.inps.it nella sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici”, utilizzando la carta di credito; 3) utilizzando il bollettino Mav – Pagamento mediante avviso – inviato dall’Inps o generato attraverso il sito Internet www.inps.it, nella sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici”, pagabile senza commissione presso le banche oppure presso gli uffici postali, con addebito della commissione; 4) telefonando al Contact Center numero verde gratuito 803164, impiegando la carta di credito. Soltanto nel caso di rapporti di lavoro a carattere temporaneo, occasionale e di breve durata, è possibile ricorrere alla modalità di versamento tramite i buoni lavoro (voucher). Di seguito si riporta la tabella dei contributi relativi all’anno di riferimento 2017:

Rapporti di lavoro di durata fino a 24 ore settimanali – retribuzione oraria effettiva – contributo orario (tra parentesi la quota a carico del lavoratore) con Cuaf (*) senza Cuaf

Retribuzione oraria Contributo orario con Cuaf Contributo orario senza Cuaf*

fino a 7,88 euro 1,49 (0,35) 1,50 (0,35)

da 7,88 euro fino a 9,59 euro 1,68 (0,39) 1,69 (0,40)

oltre 9,59 euro 2,05 (0,48) 2,06 (0,48)

più di 24 ore settimanali 1,08 (0,25) 1,09 (0,25)

(*) Il contributo Cassa Unica Assegni Familiari (Cuaf) è sempre dovuto, esclusi i casi di rapporto di lavoro tra coniugi e tra parenti o affini entro il terzo grado conviventi. (parenti: figli, fratelli o sorelle e nipoti; affini: genero, nuora e cognati). Fra parentesi è invece indicata la quota parte a carico del lavoratore. Se la colf però lavora più di 24 ore settimanali presso la stessa famiglia l’onere previdenziale complessivamente dovuto è di 1,08 euro (0,25) (o di 1,09 (0,25) senza Cuaf) a prescindere dalla retribuzione oraria effettivamente percepita. Da ricordare, infine, che la prossima scadenza, quella relativa al pagamento del 3° trimestre 2017 (periodo luglio – settembre 2017), sarà per il 10 ottobre prossimo.

Previdenza

ASSEGNO FAMILIARE: A CHI SPETTA E COME RICHIEDERLO

Ammonta a 141,30 euro nel 2017 l’importo dell’assegno al nucleo familiare (Anf) riconosciuto dall’Inps alle famiglie dei lavoratori dipendenti o dei pensionati da lavoro dipendente. Si tratta di un sostegno economico che viene corrisposto a nuclei familiari composti da più persone e con un reddito complessivo inferiore a quello determinato ogni anno dalla legge. Per le domande relative a quest’anno, il valore dell’indicatore della situazione economica equivalente è pari a 8.555,99 euro. Vediamo, brevemente, a chi spetta e come richiederlo.

A chi spetta

L’assegno al nucleo familiare è attribuito ai: lavoratori dipendenti; lavoratori dipendenti agricoli; lavoratori domestici; lavoratori iscritti alla gestione separata; titolari di pensione a carico del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, dei fondi speciali ed ex Enpals; titolari di prestazioni previdenziali; lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto Inps.

Gli Anf spettano per nucleo familiare che può essere composto da: il richiedente lavoratore o il titolare della pensione; il coniuge che non sia legalmente ed effettivamente separato, anche se non convivente, o che non abbia abbandonato la famiglia. Gli stranieri residenti in Italia, poligami nel loro paese, possono includere nel proprio nucleo familiare solo la prima moglie, se residente in Italia; i figli ed equiparati di età inferiore a 18 anni, conviventi o meno; i figli ed equiparati maggiorenni inabili, purché non coniugati, previa autorizzazione Inps.

Il nucleo familiare può inoltre essere formato da: i figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni e inferiore ai 21 anni, purché facenti parte di ‘nuclei numerosi’, cioè nuclei familiari con almeno quattro figli tutti di età inferiore ai 26 anni, previa autorizzazione Inps; i fratelli, le sorelle del richiedente e i nipoti (collaterali o in linea retta non a carico dell’ascendente), minori o maggiorenni inabili, solo se sono orfani di entrambi i genitori, non hanno conseguito il diritto alla pensione ai superstiti e non sono coniugati, previa autorizzazione Inps; i nipoti in linea retta di età inferiore a 18 anni e viventi a carico dell’ascendente, previa autorizzazione Inps.

Come richiederlo

Se il richiedente espleta attività lavorativa dipendente, la richiesta va presentata al proprio datore di lavoro utilizzando il modello Anf/Dip (Sr16). In tale potesi, il datore di lavoro deve corrispondere l’assegno per il periodo di lavoro prestato alle proprie dipendenze, anche se la domanda è stata inoltrata dopo la risoluzione del rapporto, nel termine di prescrizione di cinque anni.

Nei casi di inclusione di componenti nel nucleo familiare (es. genitori separati, componenti maggiorenni inabili, etc.) o ai fini dell’aumento dei limiti reddituali (es. componente minorenne inabile) è necessario allegare al Mod. Anf/Dip l’Autorizzazione Anf precedentemente ricevuta dall’Inps.

Se il richiedente è addetto ai servizi domestici, operaio agricolo dipendente a tempo determinato, lavoratore iscritto alla gestione separata o ha diritto agli assegni come beneficiario di altre prestazioni previdenziali, l’istanza va trasmessa in modalità telematica all’Inps attraverso il servizio dedicato. In alternativa, si può fare la domanda tramite: Contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile; enti di patronato e intermediari dell’Istituto, ricorrendo ai servizi automatizzati offerti dagli stessi.

La richiesta va prodotta per ogni anno a cui si ha diritto. Qualsiasi variazione intervenuta nella situazione reddituale e/o nella composizione del nucleo familiare, durante il periodo di godimento dell’Anf, deve essere comunicata entro 30 giorni.

Decorrenza e durata

Il diritto decorre dal primo giorno del periodo di paga o di pagamento della prestazione previdenziale, nel corso del quale si verificano le condizioni prescritte per il riconoscimento del titolo (ad esempio celebrazione del matrimonio, nascita di figli). La cessazione avviene alla fine del periodo in corso o alla data in cui le condizioni stesse vengono a mancare; ad esempio, nell’ipotesi di separazione legale dal coniuge decade per l’ex congiunto, mentre, resta valido per i figli affidati; o nel caso di raggiungimento della maggiore età del figlio non inabile a proficuo lavoro.

Carlo Pareto

Pensioni. Consulenti
del lavoro: ecco i nodi critici dell’Ape sociale

Pensioni

I NODI CRITICI DELL’APE SOCIAL

Analizzare le caratteristiche e i nodi critici di questo nuovo strumento a sostegno del reddito. Punta a questo obiettivo la circolare n. 6 della Fondazione studi dei consulenti del lavoro sull’Ape sociale.

“Dopo quasi sei mesi di attesa, l’Ape Sociale e la Quota 41 hanno finalmente ricevuto -scrivono i consulenti del lavoro- la necessaria disciplina attuativa introdotta dai due decreti del presidente del Consiglio dei ministri, firmati lo scorso 22 maggio e apparsi in Gazzetta ufficiale nella giornata del 16 giugno scorso. In contemporanea alla pubblicazione delle due circolari Inps (n. 99 e 100), finalizzate a dettare i dettagli operativi, la circolare n. 6 della Fondazione studi consulenti del lavoro che analizza le caratteristiche e i nodi critici di questo nuovo strumento a sostegno del reddito”.

“Il focus fornito -spiegano i consulenti- verte sui requisiti contributivi necessari per potere accedere all’Ape Sociale, considerando l’anzianità assicurativa accantonata presso le Gestioni Inps, senza tenere conto della contribuzione vantata nelle casse professionali per iscritti ad albo (a differenza di quanto chiarito per i cosiddetti lavoratori precoci) o la contribuzione estera. Investigata anche la natura fiscale della indennità, con conseguente impatto sul regime delle detrazioni applicato agli ‘Apisti sociali’. La circolare analizza e riassume, infine, il timing e i documenti necessari -concludono i consulenti del lavoro- da osservare per accedere all’Ape Sociale e alla nuova pensione anticipata per i lavoratori precoci”.

Inps

CALA CIG A MAGGIO

Nello scorso mese di maggio il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 39,1 milioni in diminuzione del 37% rispetto allo stesso mese del 2016 (62,1 milioni). E’ quanto emerge dal report mensile di maggio diffuso dall’Inps. Per gli interventi ordinari (cigo), le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate a maggio sono state 10,8 milioni. Un anno primo, nel maggio 2016, erano state 18,8 milioni: di conseguenza, la variazione tendenziale è pari al -42,5%. In particolare, la variazione tendenziale è stata pari a -47,2% nel settore industria e -27% nel settore edilizia. La variazione congiunturale registra nel mese di maggio rispetto al mese precedente un incremento pari al 45%.

Sul versante degli interventi straordinari, il numero di ore di cassa integrazione autorizzate a maggio è stato pari a 27 milioni di cui 9,2 milioni per solidarietà, registrando una diminuzione pari al 29,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che registrava 38,2 milioni di ore autorizzate. Rispetto allo scorso aprile, a maggio si registra una variazione congiunturale pari al +99,2%. Gli interventi in deroga sono stati pari a 1,4 milioni di ore autorizzate con un decremento del 73,9% se raffrontati con maggio 20016, mese nel quale erano state autorizzate 5,2 milioni di ore. La variazione congiunturale registra nello scorso mese di maggio, rispetto al mese precedente, un decremento pari al 31,9%. Quanto poi al tasso di utilizzo delle ore di cig autorizzate, nel periodo gennaio-marzo il tiraggio si è attestato al 25,65% (26.098.967 ore rispetto a 101.751.782 ore autorizzate) in calo rispetto al 30,76% dello stesso periodo del 2016 e al 38,25% del trimestre 2015. Per la cig ordinario il tiraggio è stato pari al 32,51% e quello della cig straordinaria e in deroga del 22,96%.

Nello scorso aprile sono state inoltrate 445 domande di disoccupazione e 713 domande di mobilità, per un totale di 103.929 domande: il -9,2% rispetto al mese di aprile 2016 che aveva registrato 114.422 domande. Quanto alla Naspi sono state presentate 102.762 domande, 8 domande di Aspi, 1 domanda di mini Aspi. L’istituto ricorda comunque come le domande di prestazione che si riferiscono ad eventi di disoccupazione involontaria verificatisi entro il 30 aprile 2015 continuano ad essere classificate come Aspi o mini Aspi, mentre le domande che si riferiscono ad eventi di disoccupazione involontaria verificatisi a partire dal 1° maggio 2015, sono classificate come Naspi.

Consulenti Lavoro

IN ARRIVO NOVITA’ FISCALI PER I LAVORATORI AUTONOMI

Il ‘Jobs act del lavoro autonomo’ introduce importanti novità in materia fiscale per i lavoratori autonomi: dalla deducibilità delle spese relative a prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande all’aumento della percentuale di deducibilità relativa alle spese di formazione e aggiornamento professionale. E’ quanto si legge nell’approfondimento, reso recentemente noto, della Fondazione Studi consulenti del lavoro che ha presentato un’analisi dettagliata di tutti questi aspetti.

“Coerentemente – viene riportato nel testo – con una visione più moderna del lavoro autonomo, si interviene anche sulla disciplina fiscale di spese assicurative e costi sostenuti dai lavoratori autonomi per servizi di orientamento e certificazione delle competenze”.

“La legge – viene ulteriormente evidenziato dalla Fondazione Studi – specifica che sono integralmente deducibili gli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative o di solidarietà. Si tratta dei premi pagati alle compagnie assicurative per le polizze che proteggono i lavoratori autonomi dai rischi di mancato pagamento da parte dei clienti. Nella prassi tali tipologie di spese venivano già considerate totalmente deducibili in funzione del principio di inerenza della tipologia di spesa rispetto all’attività del lavoratore autonomo”.

Giovani

FUGA DALL’ITALIA PER TROVARE LAVORO

Dal 2008 al 2016 più di 500mila connazionali si sono cancellati dall’anagrafe per trasferirsi all’estero. Al primo posto tra le destinazioni dei nuovi emigrati italiani c’è la Germania, seguita da Regno Unito e Francia. A questo numero va aggiunto un altro dato: i quasi 300mila stranieri, soprattutto provenienti dai Paesi dell’Est, che in questi anni sono rimpatriati nel Paese di origine non trovando più opportunità in Italia.

E’ la fotografia scattata dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro nel rapporto “Il lavoro dove c’è”. Un’analisi degli spostamenti per motivi di lavoro negli anni della crisi’, presentato di recente a Roma, nel quale vengono esaminati i cambi di residenza e i comportamenti degli italiani partendo dalla crisi occupazionale del 2008, che ha cambiato le esigenze della popolazione e incrementato il numero di soggetti decisi a spostarsi in un’altra città per lavorare. L’indagine presenta e chiarisce gli aspetti di un altro fenomeno, per certi versi altrettanto significativo del trasferimento all’estero, ma spesso meno considerato: l’emigrazione interna tra le regioni. L’Italia è un paese con opportunità molto diverse e una situazione di disomogeneità interna che non ha pari in Europa: per questo motivo i cambi di residenza da una regione a un’altra sono notevoli e frequenti. Dal rapporto si evince che, tra il 2008 e il 2015, più di 380mila italiani si sono trasferiti da una regione del Sud in un altro territorio del Centro o del Nord Italia: si tratta principalmente di lavoratori qualificati che vedono nella fuga dal Mezzogiorno la via migliore per guadagnare di più.

È facile notare anche come il lavoro nelle città di residenza sia diminuito in questi anni e come le opportunità siano distribuite in modo diverso da territorio a territorio. Lavorare nel comune di residenza sembra, infatti, un privilegio riservato agli occupati tra i 15 e i 64 anni residenti in 13 grandi comuni con oltre 250mila abitanti, in cui Genova, Roma e Palermo superano il 90% di occupati residenti nel 2016. Inoltre, oltre un occupato su dieci lavora in una provincia diversa da quella di residenza. Questo spaccato conferma quanto già rilevato dallo stesso osservatorio nel rapporto annuale sulle dinamiche del mercato del lavoro nelle province italiane, in cui le possibilità occupazionali nelle 110 aree provinciali italiane si differenziano enormemente da Nord a Sud. Si passa, infatti, da un tasso di occupazione del 37% nella provincia di Reggio Calabria ad un tasso del 72% nella provincia di Bolzano.

Se il dato della mobilità è ben presente nei cambi di residenza altrettanto si può dire per il pendolarismo, quotidiano ed interprovinciale, che può incidere fortemente sullo stipendio, la soddisfazione dei lavoratori e la qualità della vita. Dal rapporto emerge, ad esempio, che Milano – per le sue brevi distanze, l’intensità delle occasioni di lavoro e i servizi di trasporto efficienti – è l’epicentro degli spostamenti interprovinciali in Italia. Il capoluogo lombardo, infatti, è presente fra le province di destinazione o di partenza degli occupati ‘pendolari’ in ben 6 delle 10 principali tratte pendolari. Al primo posto ci sono i 118mila lavoratori che ogni giorno si muovono da Monza e Brianza per lavorare a Milano. Al secondo posto 59 mila lavoratori residenti a Varese che vanno abitualmente a lavorare in un comune della provincia di Milano mentre al terzo posto troviamo 48 mila residenti a Bergamo che raggiungono abitualmente il capoluogo lombardo per motivi di lavoro.

Carlo Pareto

Statali. Si parla di una nuova stretta sui permessi. Bonus mamma, come fare domanda

Statali

NUOVA STRETTA SUI PERMESSI?

Permessi orari per sottoporsi a visite mediche, terapie o esami diagnostici senza doversi assentare dal lavoro per un’intera giornata. E ancora, un tetto annuale di ore per fruire di tali permessi, senza subire decurtazioni in busta paga e la possibilità di frazionare in ore i permessi per motivi personali e familiari. Sono queste alcune delle soluzioni contenute nell’atto di indirizzo sui rinnovi contrattuali che il ministero della Pubblica Amministrazione ha inviato all’Aran, l’agenzia che rappresenta le pubbliche amministrazioni italiane nella contrattazione collettiva nazionale.

La nuova disciplina contrattuale in materia di permessi, assenze e malattia, messa a punto dal ministero della Pa con l’obiettivo di evitare abusi, è contenuta nelle 17 pagine della bozza di direttiva – resa nota dall’agenzia di stampa AdnKronos – che prevede, tra l’altro, nuove misure per quanto attiene le risorse finanziare stanziate per i rinnovi contrattuali, le regole sul salario accessorio e il welfare aziendale, e indicazioni specifiche per i lavoratori a tempo determinato. Un testo che affronta gli adeguamenti normativi giunti dopo il lungo periodo caratterizzato dalla sospensione della contrattazione collettiva nazionale e dall’approvazione della riforma sul pubblico impiego.

Assenze per visite, terapie, prestazioni specialistiche o esami diagnostici – Per quanto riguarda permessi, assenze e malattia sono diversi i punti chiave elencati nel testo della bozza. A partire dalla possibilità di assentarsi dal servizio per sottoporsi a visite mediche, terapie, prestazioni specialistiche o esami diagnostici che potranno essere effettuati senza assentarsi dal posto di lavoro per l’intera giornata.

Tra gli indirizzi che l’Aran dovrà prendere in considerazione su permessi e assenze rientrano:

– la previsione di un periodo di servizio minimo nell’arco della giornata, pari ad almeno la metà dell’orario e, salvi i casi di urgenza, adeguati periodi di preavviso;

– la previsione che la giustificazione dell’assenza avvenga tramite un’attestazione rilasciata dal medico o dalla struttura che ha svolto la visita o la prestazione, o trasmessa da questi ultimi all’amministrazione;

– l’introduzione di un monte ore annuale per fruire dei permessi e al tempo stesso escluderli nel caso in cui siano fruiti ad ore nell’arco della giornata dalle decurtazioni economiche prefigurate adesso per i primi giorni di ogni periodo di assenza per malattia.

Assenze per malattia in caso di gravi patologie richiedenti terapie salvavita – Attualmente, la disciplina contrattuale esclude dal computo dei giorni di malattia le assenze per patologie gravi che danno luogo a terapie salvavita, come la chemioterapia o l’emodialisi, nei giorni di ricovero ospedaliero o di day-hospital o nei giorni di assenza dovuti e necessari per sottoporsi a per tale profilassi terapeutica. Con l’atto di indirizzo l’Aran dovrà ora prendere in considerazione, per il rinnovo contrattuale, l’inclusione dei giorni di assenza per tali terapie salvavita, anche se non coincidenti con i giorni di terapia e a condizione che si verifichino effetti che impediscano al dipendente di adempiere alle sue mansioni. Inoltre, tra gli aspetti da negoziare, rientra l’indicazione di una soglia massima di giornate di assenza nell’arco di un anno.

Fruizione di permessi e congedi su base oraria – Diversi gli indirizzi impartiti invece per quanto concerne i permessi retribuiti per motivi personali o familiari, come:

– l’inserimento della possibilità di fruizione ad ore. L’Aran, per convertire ad ore il monte di giornate fruibile nell’anno, dovrà attenersi a quanto già stabilito contrattualmente nei settori che già hanno introdotto la fruizione ad ore;

– la previsione di limitazioni alla fruizione nella stessa giornata, congiuntamente agli altri tipi di permessi fruibili ad ore, prefigurati dalla legge e dalla contrattazione collettiva e dei riposi compensativi beneficiati ad ore;

– le limitazioni di fruizione frazionata, nell’arco della giornata lavorativa, con la previsione di un tetto pari ad almeno la metà dell’orario di lavoro che il lavoratore avrebbe dovuto osservare.

Bonus asilo 2017

COME FARE DOMANDA

Dal prossimo 17 luglio sarà possibile presentare domanda per il bonus asili nido. Secondo le istruzioni operative rilasciate dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale la domanda potrà essere presentata solo per via telematica, e i soggetti beneficiari del bonus potranno inoltrare la propria richiesta in uno dei seguenti modi:

tramite portale INPS

contact center telefonico dell’Istituto di Previdenza

patronato

Come funziona

Il contributo è destinato a coprire le spese sostenute dai genitori per l’iscrizione del proprio bambino all’asilo nido (sia pubblico che privato), ma lo stesso bonus potrà essere richiesto anche dalle famiglie con bambini affetti da gravi patologie che necessitano di un supporto assistenziale direttamente presso la propria abitazione e, di conseguenza, non possono frequentare l’asilo. E’ importante ricordare a tal proposito che nella richiesta bisognerà indicare e si sceglie l’opzione asilo nido o quella di supporto a casa. Nel primo caso inoltre la domanda dovrà essere presentata dal genitore che ha pagato la retta (allegando alla richiesta la documentazione attestante l’avvenuto pagamento); nel secondo invece il genitore deve coabitare con il minore (o avere dimora abituale nello stesso comune) e dimostrare di avere diritto al contributo attraverso apposita dichiarazione rilasciata dal pediatra che, nello specifico, attesti la grave patologia e l’impossibilità di frequentare l’asilo. Il contributo è pari a 1.000 euro e sarà erogato in 11 rate mensili da 90,91 euro ciascuna.

Requisiti

Il bonus spetta ai bambini nati dal 1° gennaio 2016 in poi, che risultano iscritti all’asilo nido pubblico o privato.

Attenzione: per ottenere la misura intera dell’assegno da 1000 euro è necessario che il bambino sia iscritto per tutto l’anno, altrimenti, in caso di partecipazione parziale, spetta solo in parte. Ricordiamo che il bonus nido non spetta in base a reddito ISEE ma è a prescindere dal reddito.

Fasano

CONVEGNO SULLE MALATTIE PROFESSIONALI DELLA PESCA

Si è svolto il 9 giugno scorso, presso il Salone di Rappresentanza del Comune di Fasano, il convegno organizzato dalla Flai Cgil Brindisi, per discutere delle malattie professionali nel settore della pesca, del futuro del settore e delle relative tutele sociali al fine di garantire un’informazione corretta sull’entità e la tipologia dei rischi professionali cui sono esposti i pescatori a bordo e a terra. Come ha spiegato il Segretario Generale della Flai Cgil di Brindisi Antonio Ligorio, il settore della pesca vive di proprie specifiche peculiarità infatti secondo quanto rilevato dall’Irepa, l’Istituto di ricerche economiche per la pesca e l’acquacoltura, negli ultimo decennio il progressivo calo degli occupati nella pesca marittima è quantificabile in oltre 6.000 posti di lavoro. Le cause sono molteplici ma vanno in particolare ricercate nell’aumento dei costi di produzione che ha contribuito ad aggravare la condizione economica delle imprese di pesca e quindi dei lavoratori. Negli ultimi anni anche il numero delle catture si è notevolmente ridimensionato a causa principalmente della riduzione strutturale della flotta da pesca italiana.

Gli operatori della pesca inoltre, al contrario dei lavoratori degli altri settori produttivi, non godono ancora della garanzie normative predisposte a tutela della salute e della sicurezza sul lavoro a causa del colpevole ritardo del legislatore. Il lavoro del pescatore non è considerato lavoro usurante, non rientra nel Testo Unico sulla sicurezza, non ha una tabella di malattie professionali riconosciute eppure la pesca comporta problemi muscolo scheletrici e dolori articolari dovuti allo svolgimento dei lavori. A questi lavoratori non viene riconosciuta alcuna malattia professionale e denunciare un infortunio per loro coincide con la perdita del posto di lavoro. E’ impossibile dunque stilare le percentuali degli infortuni non essendo attivo alcun protocollo e non essendo prevista alcuna tutela previdenziale efficace, molti addetti preferiscono non denunciare eventuali episodi e mantenere il posto di lavoro. Effettivamente il dato statistico INAIL rileva un numero di infortuni sul lavoro esiguo rispetto ai rischi ai quali sono continuamente sottoposti i pescatori lasciando sospettare una consistente sotto-denuncia. Secondo infatti uno studio dell’Ilo, l’International Labour Organization, la pesca è collocata tra le attività più pericolose in assoluto. A bordo il pescatore opera esposto agli agenti atmosferici, in ambienti pericolosi e stretti, lontano dalla terra ferma e in presenza di macchinari in movimento. A terra vanno considerate tutte le operazioni di scarico del pescato. Le malattie che riguardano i lavoratori della pesca colpiscono in particolare la colonna vertebrale e gli arti superiori per lo sforzo continuo tipico del lavoro in barca ed in misura minore, non per importanza, l’apparato uditivo per i danni causati dai rumori dei motori. Non vanno poi trascurate le patologie della cute per la continua esposizione ad agenti atmosferici e biologici e quelle correlate alla presenza di amianto e di vernici utilizzate massicciamente nelle imbarcazioni, in particolare nei pescherecci di vecchia fabbricazione.

Anche se come ormai noto il 20 febbraio di quest’anno è stato siglato il rinnovo del Ccnl per gli imbarcati delle cooperative di pesca valido a partire dal 1° gennaio per i prossimi 4 anni (fino al 2020), si tratta di un risultato importante raggiunto dopo una trattativa durata più di due anni Con l’iniziativa si intende tracciare un quadro il più possibile completo delle malattie correlate al lavoro nella pesca al fine di promuovere un miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza nel comparto ed una corretta informazione a vantaggio dei lavoratori marittimi che svolgono un’attività rischiosa che richiede molti sacrifici. Ad introdurre i lavori è stato il segretario generale Flai Cgil Brindisi, Antonio Ligorio. Subito dopo ci sono stati i saluti del sindaco di Fasano, Francesco Zaccaria. Sono intervenuti: Mario Tavolaro, Medico Legale Sede Terr. Inail Lecce-Brindisi, Francesco Vergine, Direttore Patronato Inca Brindisi, Pietro Mingolla Responsabile Linea Servizio Post. Sost. Reddito Inps Brindisi, Antonio Macchia Segretario Generale Cgil Brindisi ed Antonio Gagliardi, Segretario Generale Flai Cgil Puglia. Ha concluso i lavori Antonio Pucillo della Flai Cgil Nazionale.

Carlo Pareto

Inps: un mln e 200mila pensionati incasseranno per la prima volta la quattordicesima

Pensioni

IL 30% DELLE NUOVE 14ESIME A BENEFICIARI CON «REDDITI FORTI».

Un milione e duecentomila pensionati con il consueto assegno Inps, incasseranno per la prima volta anche la quattordicesima grazie all’ultima legge di Bilancio. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, fino all’anno scorso questo bonus extra, dal peso variabile a seconda degli anni di versamenti effettuati, era appannaggio dei soli 2,1 milioni di pensionati contributivi con un reddito complessivo inferiore a 1,5 volte il minimo, come prevedeva la legge del 2007 che l’ha inventato. Per questa platea originaria – sottolinea Il Sole 24 Ore – il bonus viene rafforzato del 30% circa, per gli altri (quelli con una pensione compresa tra 1,5 e 2 volte il minimo) come detto è una novità. La misura ha un costo di 800 milioni l’anno ed è stata da più parti criticata, in primis dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, secondo il quale in 7 casi su 10 andrà a beneficio di pensionati che poveri non sono. Un giudizio cui gli autori della nuova quattordicesima hanno sempre replicato spiegando che non si tratta di una intervento di tipo assistenziale.

A chi spetta

La quattordicesima spetta a chi ha una o più pensioni Inps o delle gestioni autonome, separata e del fondo clero. Hanno titolo ad ottenerla i pensionati a partire da 64 anni. Hanno diritto anche i titolari di pensioni di invalidità (non quelle civili) e le reversibilità. Esclusi i pensionati Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti. Fino al 2016 l’assegno della quattordicesima competeva ai pensionati con una situazione reddituale complessiva fino a una volta e mezzo il trattamento minimo (chi ha avuto nel 2016 redditi fino a 9.786,86). Ora lo stesso beneficio va a chi ha un reddito superiore a 1,5 volte il minimo e fino 2 volte (quindi 13.049,14 euro). Per i pensionati subito dopo la soglia più alta è invece prevista una compensazione per evitare che siano penalizzati rispetto a chi si trova subito sotto.

Quanto vale l’operazione

Quanto vale la quattordicesima per i pensionati? Stando alle fonti Inps si varia tra 437 euro e 655 per coloro con i redditi più bassi, e tra 336 e 504 euro per quanti detengono situazioni reddituali fino a due volte il minimo.

Platea dei beneficiari

Pensionati felici: o meglio, 3,4 milioni pensionati lo saranno grazie alla quattordicesima in versione rafforzata configurata dalla ultima legge di Bilancio. L’ultima «finanziaria» ha irrobustito la quattordicesima a chi ne aveva già diritto ed ha allargato ulteriormente la platea dei beneficiari, includendo circa 1,2 milioni nuovi pensionati. Il presidente dell’Inps Tito Boeri ha spesso criticato questa manovra legata alla quattordicesima perché scarica i costi sulle generazioni future.

Secondo il numero uno dell’Inps il bacino di avanti tiolo che usufruiranno della nuova misura previdenziale «è destinata a essere più ampia in confronto a quella prefigurata inizialmente: avremo un incremento soprattutto per quel che riguarda gli ex dipendenti pubblici», che saranno «i grandi beneficiari della quattordicesima. Attualmente sono circa 8.000 e con le nuove norme inserite nell’ultima legge di Bilancio saliranno a 125.000. Parliamo di un incremento del 1.500%».

Ammortizzatori sociali

SI ALLA CIG IN DEROGA ANCHE DOPO LA SOLIDARIETÀ

La cassa integrazione in deroga può essere concessa nel 2017 anche al termine di un contratto di solidarietà che ha avuto inizio prima del 31 dicembre 2016. Lo spiega l’Inps con il messaggio 2303/2017 pubblicato di recente dall’Istituto di previdenza. I chiarimenti riguardano l’erogazione della cassa integrazione in deroga concessa da regioni e province autonome, con possibilità di utilizzare fino al 50% delle risorse loro attribuite, ai fini della concessione di trattamenti con decorrenza successiva al 31 dicembre 2016, «purché consecutivi alla fruizione di precedenti interventi ordinari scaduti dopo tale data e purché i provvedimenti autorizzatori siano adottati entro e non oltre il 31 dicembre 2016». L’Inps, in merito, ha chiarito che la concessione di Cigd può interessare anche periodi che hanno inizio e fine nell’annualità 2017, purché consecutivi (cioè senza soluzione di continuità) alla fruizione di Cigo o Cigs con scadenza successiva al 31 dicembre 2016 (circolare n. 217/2016). Inoltre, ha precisato che tra gli ammortizzatori ordinari vi rientrano le prestazioni d’integrazione al reddito garantite dai Fondi di solidarietà, compreso il Fondo d’integrazione salariale (Fis) e i Fondi di solidarietà bilaterale alternativi (messaggio n. 1713/2017).

A ciò aggiunge che il ministero del lavoro ha precisato in una recente nota (prot. n. 8521) che le regioni hanno facoltà di concedere ammortizzatori in deroga, dal 1° o dal 2 gennaio 2017, a patto che vi sia continuità tra l’intervento ordinario e quello in deroga e che la decretazione della deroga sia avvenuta in data anteriore al 31 dicembre 2016. Inoltre, sempre il ministero ha chiarito che le prestazioni d’integrazione di solidarietà rientrano tra gli ammortizzatori ordinari; pertanto, regioni e province autonome possono decretare la Cigd per il 2017 in loro continuità. In tal caso, per la verifica del requisito di continuità, il datore di lavoro deve fornire all’Inps apposita dichiarazione, precisando la data fine intervento della solidarietà.

Previdenza

COVIP, SERVE VIGILANZA UNICA

Richiamare l’attenzione sulla necessità di riordinare ed efficientare l’assistenza sanitaria integrativa, che rappresenta un settore che già conta oltre 500 operatori. Potrebbe essere opportunamente valutata l’attribuzione della vigilanza a un’unica autorità, mantenendo presso i ministeri competenti (Lavoro e Salute) l’alta vigilanza sui rispettivi settori. E’ quanto emerge dalla relazione annuale della Covip, presentata di recente alla Camera dei deputati. A fronte dei cambiamenti demografici in atto e del conseguente ampliamento dei bisogni di protezione sociale, il ruolo del sistema dei controlli, spiegano dalla Covip, “assume una connotazione del tutto speciale, proprio per la grande rilevanza degli interessi coinvolti, ed è incentrato sul tema dell’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche rispetto ai bisogni previdenziali”. Tale contesto assegna all’azione di vigilanza della Covip la connotazione di ‘vigilanza sociale’, differenziandone nettamente il ruolo e le caratteristiche funzionali rispetto alle Autorità di vigilanza sul risparmio finanziario. Peraltro, si osserva, l’esigenza di una “vigilanza così caratterizzata non investe solo la previdenza, ma anche, in un’ottica di welfare integrato, le diverse componenti della domanda di protezione sociale, riferibili ai bisogni di cura e assistenza, anche a lungo termine, che assumono particolare rilievo nelle società che invecchiano”.

Fondi pensione – I fondi pensione e le casse professionali, quali investitori istituzionali, svolgono un ruolo di assoluta rilevanza nel finanziamento dell’economia italiana, disponendo di ingenti risorse utilmente impiegabili nel breve e lungo periodo. Considerati nel loro insieme, essi investono in Italia circa 71 miliardi di euro, pari al 37% del totale degli attivi. E’ quanto si evince dall’annuale relazione della Covip, presentata a Montecitorio. Oltre la metà delle risorse, spiegano dalla Covip, è formata da titoli di Stato, per un valore di 40,2 miliardi di euro, mentre circa un terzo è formato dalla componente immobiliare. La quota destinata al finanziamento delle imprese italiane rimane ancora esigua: 7,2 miliardi di euro, pari al 3,7% delle attività totali, di cui 3,4 miliardi in titoli di debito e 3,8 miliardi in titoli di capitale. Secondo la Covip, possono contribuire a intensificare l’impegno nell’economia reale le disposizioni della legge di bilancio per il 2017, che favoriscono investimenti nel capitale delle imprese da parte dei fondi pensione e delle casse professionali attraverso lo strumento della fiscalità e la semplificazione dei meccanismi amministrativi preordinati al conseguimento dei relativi benefici. A queste disposizioni si affiancano le iniziative più recenti che estendono la possibilità di investire nei Piani individuali di risparmio (Pir).

Alla fine del 2015, le attività complessivamente detenute dalle casse professionali ammontano, a valori di mercato, a 75,5 miliardi di euro: il 26% è investito in titoli di debito; di questi circa il 65% è costituito da titoli governativi. E’ quanto emerge dall’annuale relazione sull’attività della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) presentata oggi dal presidente della Commissione, Mario Padula, alla Camera dei deputati. La composizione delle attività, emerge dalla relazione della Covip, continua a caratterizzarsi per la cospicua presenza di investimenti immobiliari che nel loro complesso si attestano a 18,5 miliardi di euro (corrispondenti al 24,5% del totale) seppure in diminuzione rispetto all’anno precedente. Gli investimenti nell’economia italiana continuano a superare quelli all’estero; ammontano a poco più di 32 miliardi di euro, pari a circa il 43% delle attività totali, mentre i secondi si attestano a poco meno di 30 miliardi di euro, corrispondenti a oltre il 39% delle attività totali. Per quanto riguarda la composizione degli investimenti domestici, la quota più rilevante è rappresentata dall’immobiliare (poco meno di 18 miliardi di euro), seguita dai titoli di Stato (9 miliardi di euro); gli investimenti in titoli emessi da imprese italiane sono invece limitati: ammontano a 3,8 miliardi di euro, meno del 5% cento delle attività totali, di cui 1,1 miliardi sono titoli di natura obbligazionaria e 2,7 miliardi di natura azionaria. Pur in assenza del regolamento, previsto dal decreto legge n. 98/2011, che avrebbe dovuto introdurre la disciplina sugli investimenti delle risorse finanziare, sui conflitti di interesse e sulla banca depositaria, la Covip ha comunque svolto la propria funzione di vigilanza. La rilevante mole di dati e di informazioni acquisita ha consentito alla Covip di predisporre un documento di sintesi, con dati omogenei e aggiornati su investimenti, patrimonio e assetti organizzativi delle casse professionali. E’ stata data così continuità al lavoro già realizzato lo scorso anno e del quale la Covip ha dato diffusione anche tramite il sito web.

Carlo Pareto

Lotta alla povertà. Approvato il decreto
sul reddito di inclusione

Statali

STRETTA SULLE ASSENZE ANCHE PER MALATTIE GRAVI

Un tetto massimo di assenze per malattia durante l’anno anche in caso di gravi patologie che richiedono terapie salvavita quali chemioterapia ed emodialisi. È la ulteriore ‘stretta’ all’assenteismo nel pubblico impiego prevista dall’atto di indirizzo generale predisposto dal ministro della Funzione pubblica Marianna Madia per il rinnovo dei contratti.

E sarà l’Aran a negoziare, in sede di trattativa, il computo dei giorni di assenza collegati al l’effettuazione di terapie salvavita “anche se non coincidenti con i giorni di terapia e a condizione che si determinino effetti comportanti incapacità lavorativa”. Un ampio capitolo dell’atto di indirizzo del resto è dedicato a permessi, assenze e malattia, un tema delicato che da settembre sarà affidato ai controlli dell’Inps secondo quanto previsto dal nuovo testo unIco del pubblico impiego.

Madia prevede inoltre una disciplina specifica sui permessi orari per visite mediche, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici fruibili a giorni e addirittura a ore. Ma anche permessi brevi a recupero, permessi per motivi familiari e riposi connessi alla ‘banca delle ore’ che viene indicata come “base di partenza per ulteriori avanzamenti nella direzione mi una maggiore conciliazione e tra tempi di vita e di lavoro”.

Tuttavia anche in questi casi sono previsti nuovi paletti. L’ assenza deve essere giustificata con un’attestazione rilasciata dal medico o dalla struttura, anche privata, che ha svolto la visita o la prestazione o tramessa all’amministrazione presso cui lavora il dipendente pubblico.

La direttiva prevede anche un “monte ore” annuale per la fruizione di tali permessi con l’indicazione che 6 ore di permesso corrispondono a un’intera giornata di lavoro. Infine, si prevede un periodo di servizio minimo nell’arco della giornata almeno pari alla metà dell’orario e, salvi casi d’urgenza, adeguati periodi di preavviso.

Lotta alla povertà

APPROVATO DECRETO PER REDDITO DI INCLUSIONE

Per il reddito di inclusione verranno stanziati “2 mld l’anno nei prossimi anni”. Lo ha affermato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti in conferenza stampa al termine del Cdm che ha approvato il decreto sul reddito di inclusione. “Il beneficio economico va da 190 euro a 485 euro, si parte da un componente poi si sale” le soglie di accesso “sono pari a 6mila euro e 3mila euro di soglia Isee”, afferma Poletti.

Quanto alle risorse al momento sul tavolo ci sono 1,7 mld che verranno incrementate a 2 mld l’anno a regime “con il riordino delle misure in campo e destinando una quota del Pon inclusione per il potenziamento dei servizi per la messa in carico”, ha spiegato Poletti. La misura, revista dalla Delega per la lotta alla povertà, “è uno strumento di carattere generale, universale, che fa riferimento a tutte le città e tutti i soggetti”, spiegha il ministro. “Visti i soldi a disposizione verranno privilegiati i nuclei con figli minorenni, con disabili, donne in gravidanza o over55 disoccupati”, ha aggiunto, spiegando che la platea in questa prima fase sarà di “660mila famiglie, di cui 560mila con figli minori, quindi siamo in condizione di raggiungere già quasi tutto il target a cui puntiamo”.

Il ministro si è poi soffermato sulla volontà del governo di “lavorare con continuità nella logica del sostegno all’inclusione avviata dal governo precedente con le sperimentazioni del Sia”. Stiamo “lavorando in una logica molto forte di integrazione degli strumenti che agiscono per inclusione”, ha detto, sottolineando l’importanza del “lavoro fatto con l’Alleanza contro la povertà”. Due i pilastri del decreto indicati da Poletti: sostegno al reddito e presa in carico per l’inclusione”, con strumenti che andranno sia direttamente ai cittadini che “al potenziamento dei servizi e politiche attive”, circa il 15% delle risorse. Strumenti “come questi hanno bisogno di una verifica permanente” per verificarne l’efficacia.

Pratiche sprint – Una roadmap, con tappe e scadenze, per rendere facile e veloce l’accesso al Reddito d’inclusione (Rei). Ci saranno infatti degli sportelli dedicati e pratiche sprint, da chiudere in 20 giorni. A tracciare l’iter è il decreto approvato di recente in Cdm. Il provvedimento scandisce il percorso per fare la domanda di sussidio (fino a 485 euro mensili) e ricevere la risposta. Si stabilisce così che la richiesta va presentata a un desk ad hoc, “punti per l’accesso al Rei”, da identificare sul territorio. E’ quindi il Comune che raccoglie la domanda, verifica i requisiti e la invia all’Inps entro 10 giorni lavorativi. L’istituto di previdenza, entro i successivi 5 giorni verifica il possesso dei requisiti e, in caso di esito positivo, riconosce il beneficio, che sarà erogato mensilmente attraverso una Carta di pagamento elettronica (Carta Rei), simile a una prepagata. L’intera procedura quindi, considerata anche una ‘tolleranza’ di ulteriori 5 giorni dovuti ai vari passaggi non dovrà durare più di 20 giorni.

La sorpresa di luglio

CONGUAGLIO IN BUSTA PAGA

A luglio si fanno i conti con il fisco. Arrivano, infatti, i rimborsi Irpef. Si tratta di quelle imposte pagate in più dal contribuente, che viene restituita, dopo la presentazione della dichiarazione dei redditi 2017 con il 730 e redditi ex Unico. Nel momento in cui si fa la dichiarazione si possono, infatti, portare a detrazione o deduzione le spese sostenute per conto proprio o per i familiari a carico. Se tali spese risultano essere superiori all’imposta Irpef dovuta, si potrà vantare un credito che potrà essere utilizzato per pagare altre tasse e tributi oppure da richiedere come rimborso Irpef all’Agenzia delle Entrate. Per i lavoratori dipendenti o assimilati il rimborso dovrebbe arrivare quindi nella prossima busta paga, quella di luglio, mentre per i pensionati ad agosto. Se la dichiarazione dovesse far emergere al contrario un debito, allora, verrà trattenuto dalla retribuzione di competenza del mese di luglio.

I controlli, quando scattano. Se il modello 730 risulta incoerente rispetto ai criteri, fissati dalla stessa Agenzia delle Entrate, ma anche nel caso in cui i rimborsi siano superiori a 4mila euro. Ci saranno non solo delle verifiche, ma si allungheranno anche i tempi di accredito del rimborso. Se, invece, si sceglie la compensazione, si può utilizzare il rimborso superiore ai 4mila euro per saldare Imu, Tasi e Tari, facendo scendere la quota complessiva e rendendo più veloce l’accredito dei soldi.

Inps

VERSAMENTI VOLONTARI: ENTRO IL 30 GIUGNO IL PAGAMENTO ALL’INPS

Scade giovedì prossimo trenta giugno il termine ultimo utile per corrispondere all’Inps i contributi volontari relativi al primo trimestre dell’anno corrente (Gennaio – Marzo 2017). Al riguardo è appena il caso di precisare che nel 2017 per coprire un anno di contribuzione volontaria occorre una spesa minima di 2.903 euro. E se si è stati autorizzati dopo il 31 dicembre del 1995 si dovrà addirittura spendere 522 euro in più. Entro la fine del mese di giugno – come già indicato in apertura – scade quindi il termine per il pagamento riferito al trimestre gennaio – marzo, il primo dei quattro appuntamenti previsti per quest’anno (gli altri tre sono rispettivamente fissati al 31 ottobre, 31 dicembre e 31 marzo 2018). L’aumento, in confronto al 2014 (ultimo incremento intervenuto per effetto dell’inflazione zero registrata dall’Istat nel 2015/16), è dovuto alla consueta lievitazione delle retribuzioni di riferimento, aggiornate all’1,1% per via dell’inflazione. La «volontaria» – si ricorda – coinvolge numerosi ex lavoratori (soprattutto donne) che hanno scelto di continuare l’assicurazione provvedendo in proprio, con lo scopo di maturare comunque il diritto alla pensione. Da un’occhiata sommaria alle tabelle, i cui vigenti parametri sono indicati in un’apposita, specifica circolare Inps, si nota facilmente come costa sempre di più «farsi» una prestazione pensionistica da soli, per chi si è ritirato prima del tempo dall’attività lavorativa. Non solo, ma in passato – giova sottolinearlo – la sola autorizzazione al versamento ha costituito un ottimo scudo per difendersi dalle novità progressivamente introdotte in materia di requisiti pensionistici. Anche se, dopo la riforma Monti-Fornero, ora non è più così.

Valori 2017. Le somme da corrispondere differiscono a seconda della decorrenza dell’autorizzazione: prima o dopo dicembre 1995. L’ammontare del contributo volontario si ottiene, infatti, applicando alla retribuzione di riferimento (quella dell’ultimo anno di lavoro) l’aliquota contributiva vigente che per gli ex dipendenti è pari al 27,87%, se autorizzati sino al 31 dicembre 1995, e al 32,87% (33% per le quote eccedenti i 46.123 euro annui) per le autorizzazioni successive.

Esiste anche una retribuzione base (minimale), pari al 40% del minimo di pensione mensile. In altri termini, per il 2017, con un minimale di retribuzione settimanale pari a 200,76 euro, il contributo non può essere inferiore a 64,98 euro per i soggetti autorizzati sino al 31 dicembre 1995 e a 55,95 euro per le autorizzazioni successive.

Il pagamento dei contributi volontari può avvenire in tre modi diversi:

1) utilizzando il bollettino Mav (pagamento mediante avviso);

2) online, sul sito internet www.inps.it;

3) telefonando al numero verde gratuito 803.164, utilizzando la carta di credito;

Una protezione vulnerabile. La possibilità di versare volontariamente in occasione delle precedenti riforme ha sempre costituito una vera e propria polizza assicurativa. A cominciare dall’elevazione del minimo di contributi richiesto per la vecchiaia, innalzato da 15 a 20 anni dalla riforma Amato del 1993, dove è prefigurata la conservazione dei «vecchi» 15 anni in favore dei soggetti autorizzati alla prosecuzione volontaria entro il 31 dicembre 1992. Per non parlare dei famosi «blocchi» temporanei delle pensioni di anzianità, avvenuti più volte tra il 1994 e il 1998, che in questi casi non hanno trovato applicazione,

Adesso la musica è cambiata. Soltanto un ristretto numero di contribuenti volontari è infatti rientrato nella schiera dei cosiddetti “salvaguardati” dall’inasprimento dei requisiti pensionistici della riforma Fornero. Ciò non toglie che la richiesta di autorizzazione alla prosecuzione volontaria, inoltrata alla cessazione o sospensione del servizio lavorativo, sia inutile. Non costa nulla e non è soprattutto impegnativa (nel senso che non si è affatto obbligati a continuare a versare fino alla quiescenza).

Carlo Pareto

Come funziona la prescrizione contributiva. Equitalia, fase 2 rottamazione cartelle. Avvocati, professione in crisi

Previdenza
LA PRESCRIZIONE CONTRIBUTIVA

La prescrizione è un evento estintivo del diritto di versare/recuperare i contributi, legato al decorso di un periodo di tempo determinato espressamente dalla norma. Entro il termine di prescrizione i contributi non corrisposti possono essere validamente: pagati con regolarizzazione da parte del datore di lavoro (lavoro dipendente), o del lavoratore stesso (lavoro autonomo); recuperati con controlli e accertamenti operati direttamente dagli uffici di vigilanza degli Enti (Inps in primis) o attraverso avvisi di pagamento o segnalazione all’esattoria (cartelle esattoriali). Importante, gli oneri assicurativi non corrisposti e prescritti possono essere recuperati solo mediante apposita richiesta di riscatto. La legge n. 335/95 (cosiddetta legge di riforma Dini) entrata in vigore il 17 agosto 1995, ha modificato a partire dal 1 gennaio 1996 il termine prescrizionale da 10 a 5 anni. Da ciò deriva che attualmente si possono configurare tre differenti situazioni per calcolare con certezza il decorso del lasso di tempo prescrittivo del credito contributivo, a seconda del momento dell’esercizio (o mancato esercizio) di un atto interruttivo della prescrizione. Per essere formalmente valido l’atto interruttivo della prescrizione, deve contenere sempre la quantificazione del credito, o l’indicazione di tutti gli elementi che consentano al debitore di poterlo quantificare con certezza. Inoltre, l’interruzione del termine prescrizionale riguarda sia la contribuzione che le sanzioni civili. Nella richiesta di pagamento deve quindi essere esattamente specificata la richiesta di sanzioni (detta anche oneri accessori). Va da se, che la decorrenza dei termini di prescrizione presuppone che il debitore abbia messo perfettamente in grado l’Inps di conoscere l’entità del debito contributivo.
Pertanto nell’ipotesi in cui ciò non avviene, la prescrizione non può decorrere poiché l’Ente previdenziale si trova nella impossibilità di esercitare il proprio diritto di credito. Per esempio, i datori di lavoro che si avvalgono di lavoro “nero”. Le sanzioni civili invece dovute su ritardati versamenti restano cristallizzate alla data del pagamento stesso e seguono il medesimo regime prescrizionale del debito assicurativo. Circa poi le eventuali contestazioni sulla ricezione di lettere interruttive dei termini di prescrizione giova precisare in proposito che la raccomandata interruttiva dei termini prescrizionali si considera utilmente esperita e dunque conosciuta: nel momento in cui giunge all’indirizzo del destinatario, se questi non prova di essere stato senza sua colpa nell’impossibilità di averne notizia; all’atto del rilascio dell’avviso di giacenza del plico presso l’ufficio postale. In questo caso sulla busta non recapitata deve chiaramente risultare la dichiarazione datata dell’ufficiale postale con la quale si attesta di aver lasciato l’avviso al destinatario della raccomandata per il ritiro della stessa, non essendo stato possibile consegnare la comunicazione per intervenuta assenza al domicilio inoltrato del destinatario.

Equitalia
ROTTAMAZIONE CARTELLE, SCATTA LA FASE 2

Che succede alle cartelle di Equitalia una volta scaduti termini per aderire alla rottamazione? A fornire una risposta agli utenti ha pensato Equitalia, che sul proprio sito web elenca una serie di domande e risposte per chiarire alcuni aspetti della definizione agevolata. Se è vero, che l’ultimo giorno per aderire alla rottamazione è stata il 21 aprile scorso – ad eccezione dei residenti in uno dei Comuni del Centro Italia colpiti dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, per i quali le scadenze e i relativi termini sono prorogati di un anno – anche tutte le scadenze previste per la definizione agevolata, comprese quelle relative ai pagamenti sono prorogate di un anno.
Comunicazioni entro il 15 giugno – Equitalia, come previsto dalla legge, ha inviato a tutti coloro che hanno aderito una comunicazione entro il 15 giugno scorso specificando: quali debiti rientrano effettivamente nella definizione agevolata, l’ammontare dell’importo dovuto e la scadenza delle eventuali rate. La comunicazione contiene anche i relativi bollettini di pagamento.
Tutti coloro che entro il 21 aprile 2017 hanno aderito alla definizione agevolata ricevono – per ciascuna richiesta presentata – la comunicazione di Equitalia, come prevede il decreto legge n. 193/2016, convertito con modificazioni dalla Legge n. 225/2016. A partire dal 16 giugno copia della suddetta comunicazione è disponibile anche nell’area riservata del portale www.gruppoequitalia.it.
La comunicazione contiene informazioni in merito: all’accoglimento o eventuale rigetto della adesione, agli eventuali carichi di debiti che non possono rientrare nella definizione agevolata, all’importo/i da pagare, alla data/e entro cui effettuare il pagamento.
La comunicazione contiene anche il/i bollettino/i di pagamento in base alla scelta che è stata effettuata al momento della compilazione del modulo DA1 e il modulo per l’eventuale addebito sul proprio conto corrente.
Come e dove pagare – La legge consente di pagare: in un’unica soluzione; a rate, da 1 fino a un massimo di 5. In quest’ultimo caso il 70% del dovuto sarà pagato nell’anno 2017 e il restante 30% nell’anno 2018. In entrambe le situazioni, la scadenza per il pagamento della prima rata è fissata nel mese di luglio 2017. Si può pagare con i bollettini RAV precompilati inviati da Equitalia, nel numero di rate richieste con il modello di dichiarazione DA1, rispettando le date di scadenza riportate sulla comunicazione.
È possibile pagare presso la propria banca, agli sportelli bancomat (ATM) degli istituti di credito che hanno aderito ai servizi di pagamento CBILL, con il proprio internet banking, agli uffici postali, nei tabaccai aderenti a ITB e tramite i circuiti Sisal e Lottomatica, sul portale di Equitalia e con l’App Equiclick tramite la piattaforma PagoPa e, infine, direttamente presso gli sportelli Equitalia.
Se non pago o pago in ritardo? – La norma prevede che chi non paga anche solo una rata, oppure lo fa in misura ridotta o in ritardo, perde i benefici della definizione agevolata previsti dalla legge ed Equitalia riprenderà le attività di riscossione. Gli eventuali versamenti effettuati saranno comunque acquisiti a titolo di acconto dell’importo complessivamente dovuto.

Censis
AVVOCATURA: PROFESSIONE ANCORA PRESTIGIOSA MA FERITA DALLA CRISI

Una professione ancora prestigiosa. Le professioni che gli italiani ritengono più prestigiose sono il medico (59,9%) e l’ingegnere (34,7%). Gli avvocati si collocano a metà classifica (16%), preceduti dai consulenti del lavoro (21,4%) e seguiti da giornalisti (15,8%), commercialisti (11,2%) e architetti (8,4%). Chiudono la classifica i notai con il 2,9%. È quanto emerge dal ‘Rapporto annuale sull’avvocatura’, realizzato dal Censis per la Cassa Forense, che fa il punto sull’immagine e la reputazione degli avvocati nell’opinione degli italiani. Questi sono i principali risultati del ‘Rapporto annuale sull’avvocatura’, realizzato dal Censis per la Cassa Forense, che è stato presentato a Roma da Giorgio de Rita, segretario generale del Censis, e Andrea Toma, del Censis, e discusso da Nunzio Luciano, presidente della Cassa Forense.
Gli italiani attribuiscono agli avvocati un ruolo attivo nella diffusione della legalità (27,4%), nel miglioramento della macchina amministrativa pubblica (22,1%), nella stabilizzazione dei rapporti di lavoro (20,3%) e nella tutela dei segmenti deboli della società (20,1%). Rispetto al tema della giustizia, il 42,3% dei cittadini ritiene che gli avvocati possano svolgere un ruolo nel risolvere l’eccessiva durata dei procedimenti giudiziari, il 27,7% glielo riconosce nella riforma del sistema e nei rapporti con la magistratura, l’11,1% per i costi d’accesso alla giustizia. Tra i soggetti che garantiscono un migliore funzionamento della giustizia, gli avvocati sono indicati solo dal 12,1% della popolazione. Prevalgono le forze dell’ordine, indicate dal 40,7%, e la magistratura, con il 35,3%, seguita dalla Corte Costituzionale (20,6%) e dal Consiglio superiore della magistratura (19,7%).
La sfiducia nella giustizia. Per il 71,6% dei cittadini il sistema giudiziario italiano non è in grado di garantire pienamente la tutela dei diritti fondamentali. Complessivamente, più della metà degli italiani (52,6%) ritiene che la situazione del sistema giudiziario sia rimasta pressoché invariata nel corso del 2016. Il 38,2% segnala invece un progressivo peggioramento del sistema nel corso nell’ultimo anno (e la sensazione di deterioramento si riscontra maggiormente nelle aree meridionali del Paese: 41,1%).
C’è chi rinuncia a far valere i propri diritti. Nel corso degli ultimi due anni, il 30,7% degli italiani ha deciso di non avviare un’azione legale a propria tutela. Ad aver rinunciato alla tutela giudiziaria di un diritto sono soprattutto le persone più istruite: il 36,3% dei laureati e il 31,1% dei diplomati, a fronte di solo il 15,7% di chi ha la licenza media. Tra le ragioni che hanno convinto i cittadini a non farlo, il 29,4% indica il costo eccessivo della procedura e il 26,5% i tempi lunghi per giungere a un giudizio definitivo. Più contenuta la percentuale di chi motiva la rinuncia con la sfiducia nei confronti del funzionamento della giustizia (16,2%) e con l’incertezza dell’esito finale (15,9%).
Il Rapporto del Censis contiene anche un’indagine sull’autopercezione della professione secondo un campione di circa 10.000 avvocati. Nel 2016 il 44,9% degli avvocati ha subito un ridimensionamento delle proprie entrate. Negli ultimi due anni si è ridotta anche la quota di chi ha incrementato il fatturato, passata dal 25,1% nel 2015 al 23,8% del 2017. Il 34,1% degli avvocati dichiara di ‘sopravvivere’ nonostante la situazione e il 33% definisce molto critica e incerta la propria condizione professionale. Tra il 2015 e il 2017 è anche aumentata la quota di quanti prevedono un peggioramento, passati dal 24,6% al 33,6% del totale.
La difficoltà a risparmiare continua a collocarsi al primo posto tra quelle elencate (78,8%), seguita dalla diminuzione del reddito familiare (50,4%), le difficoltà economiche dovute alla riduzione o all’interruzione dell’attività professionale (45,2%), le difficoltà economiche dovute a spese impreviste (41,6%).
A una chiara identificazione del disagio non corrisponde da parte degli iscritti alla Cassa Forense una decisa propensione all’utilizzo di strumenti finalizzati dalla Cassa proprio a supportare gli iscritti nella gestione di situazioni di difficoltà. Se il 42% degli avvocati dichiara di essere a conoscenza del Regolamento sull’Assistenza della Cassa Forense in vigore dal 1° gennaio 2016, l’utilizzo degli strumenti previsti appare ancora non molto diffuso. Solo l’indennità di maternità raggiunge, fra chi ha dichiarato di essere a conoscenza dei contenuti del Regolamento, una quota di utilizzo superiore al 10%.
“I dati rilevati dalla ricerca del Censis, la seconda volta per Cassa Forense, dimostrano – ha commentato il presidente dell’ente, Nunzio Luciano – che siamo sulla strada giusta. Per far fronte alle difficoltà in cui versano molti avvocati, Cassa Forense ha varato una serie di misure di welfare, sia assistenziale che strategico, muovendosi in diversi ambiti: salute, famiglia, bisogno e necessità individuali, professione. Il Regolamento dell’assistenza ci consente di poter accompagnare il professionista in tutto il percorso, dal momento in cui inizia la sua attività professionale fino a quando decide di smettere”.
“Ci permette di aiutarlo nei momenti di difficoltà: il problema – ha concluso Luciano – è che gli avvocati italiani devono conoscere di più e meglio quello che Cassa Forense sta facendo e può fare per loro. Per questo il 9 e il 10 giugno abbiamo organizzato a Roma una convention nazionale: obiettivo è quello di illustrare agli Ordini distrettuali e territoriali e alle associazioni di categoria tutte le misure da noi varate”.

Carlo Pareto

Inps. Lavori usuranti: si va prima in pensione.
Sconto fino a 18 mesi

Inps

LAVORI USURANTI: SI VA PRIMA IN PENSIONE

Chi svolge lavori usuranti va in pensione prima. Lo sconto è di 12 mesi ai dipendenti e di 18 mesi agli autonomi, quanto valeva il differimento della prima liquidazione della pensione per effetto della cosiddetta “finestra mobile” abrogata dalla legge di Bilancio del 2017. A spiegarlo è l’Inps nella circolare n. 90/2017. I chiarimenti concernono il regime di pensionamento anticipato dei lavoratori che svolgono o hanno svolto lavori cd “usuranti”: attività caratterizzate da mansioni faticose o pesanti (cave, galleria, palombari, ecc.); lavoro notturno a turni; “linea catena”; conduzione veicoli. La legge Bilancio 2017 ha introdotto tre novità: ha precisato il presupposto di lavorazioni faticose; ha abolito la “finestra mobile” (sopravviveva solo per queste pensioni); ha sospeso gli aumenti dei requisiti di pensione in base alla speranza di vita fino all’anno 2025.

Per quanto riguarda la prima novità, dal 1° gennaio 2017 l’accesso alla pensione anticipata richiede che una delle attività usuranti sia stata svolta:

a) per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa;

ovvero

b) per almeno metà della vita lavorativa complessiva.

Per il computo dei periodi, precisa l’Inps, si tiene conto dell’effettivo svolgimento dell’attività lavorativa da parte del lavoratore interessato (ossia dei periodi effettivi di permanenza nelle predette attività, desumibile dall’accredito di contribuzione obbligatoria), includendo anche eventuali periodi di accredito di contributi obbligatori insieme a quelli figurativi, soltanto con esclusione dei periodi di mancato svolgimento di attività lavorativa e di quelli coperti da soli contributi figurativi (per esempio, mobilità). La seconda novità riguarda l’abolizione della “finestra” di pensionamento. La riforma Fornero aveva disposto che, ai pensionamenti dei lavori usuranti, continuassero ad applicarsi la cosiddetta “finestra mobile” che sposta la decorrenza della pensione, dalla maturazione dei requisiti, di 12 mesi ai lavoratori dipendenti e di 18 mesi ai

lavoratori autonomi. La legge Bilancio 2017 ha cancellato questa norma con l’effetto di anticipare la pensione di 12/18 mesi, rispettivamente ai lavoratori dipendenti e ai lavoratori autonomi.

Terza e ultima novità concerne lo stop alla “speranza di vita”. Come tutti i requisiti di tutte le pensioni, anche quelli della pensione “usurante” sono soggetti all’adeguamento della speranza di vita. L’ultimo c’è stato dal 2016 (più 4 mesi), dopo del 2013 (più 3 mesi). I prossimi (anno 2019, 2021, 2023 e 2025) non si applicheranno agli usuranti.

Statali

LA PENSIONE MEDIA SALE A 1.800 EURO

E’ pari a 1.828,27 euro l’assegno medio mensile degli ex dipendenti pubblici, che sono 2.843.256 per un importo complessivo annuo di 67.577,3 milioni di euro. A renderlo noto è l’Osservatorio Inps, che indica le pensioni della Gestione Dipendenti Pubblici in vigore all’1 gennaio di quest’anno. Rispetto all’anno precedente, si registra un incremento dello 0,8% nel numero delle pensioni (erano 2.819.751 nel 2016) e degli importi annui in pagamento ad inizio anno, cresciuti dell’1,9% rispetto ai 66.309,8 milioni del 2016.

Dall’analisi delle ripartizioni per singola Cassa, calcola ancora l’Inps, emerge che il 59,2% dei trattamenti pensionistici (1.682.284) è erogato dalla Cassa Trattamenti Pensionistici dipendenti Statali (CTPS), seguita dalla Cassa Pensioni Dipendenti Enti Locali (CPDEL) con il 37,6% (1.070.414), mentre le altre casse si dividono il rimanente 3,2% del totale. Nel corso del 2016 sono state liquidate complessivamente 114.833 pensioni, con un decremento del 4,1% rispetto all’anno precedente (119.778), per un importo complessivo di 3.013 milioni di euro e importi medi mensili pari a 2.018,33 euro (in aumento dell’1,1% rispetto al 2015, quando l’importo medio mensile era pari a 1.997,45 euro).

Per quanto riguarda i lavoratori Ex Enpals, l’Inps registra come le pensioni in vigore all’1 gennaio 2017 sono 57.008, di cui 54.750 (il 96% del totale) a carico della gestione dei lavoratori dello spettacolo e 2.258 (il 4%) a carico del fondo degli sportivi professionisti, per un importo complessivo annuo pari a 924 milioni di euro, di cui il 94% (868,6 milioni) erogato dalla gestione lavoratori dello spettacolo e il 6% (55,4 milioni) dal fondo sportivi professionisti.

Rispetto all’anno precedente, dice ancora l’Inps, si osserva nel complesso un decremento del numero delle pensioni e degli importi annui in pagamento ad inizio anno, con però una netta differenziazione per gestione. Infatti, mentre per i lavoratori dello spettacolo il numero delle prestazioni e l’importo complessivo annuo sono diminuiti rispettivamente dell’1,3% e dello 0,9%, per gli sportivi professionisti l’andamento è opposto, con un incremento del 5,4% del numero di pensioni e del 7,2% dell’importo complessivo annuo in pagamento.

Nuovi chiarimenti Inps

ASSEGNO DI DIVORZIO E DI MANTENIMENTO

Assegno di divorzio e di mantenimento figli si possono scaricare dalle tasse? Sulle differenze fiscali in merito alle regole e alle percentuali di detrazione è intervenuto di recente l’Inps a fare chiarezza con il messaggio n 2074/2017.

Assegno divorzile e di mantenimento: regole detrazione

L’assegno di divorzio può essere portato in detrazione solo se erogato con periodicità. Non è ammessa la deduzione dell’assegno di mantenimento del figlio.

Come si inquadra l’assegno di mantenimento all’ex coniuge dal punto di vista fiscale? In capo al beneficiario rappresenta reddito assimilato a quello da lavoro dipendente (ex articolo 50 del Tuir); al tempo stesso per il soggetto erogante è paragonato e paragonabile ad un onere deducibile dal reddito (ex articolo 10 del Tuir). In conclusione l’assegno di mantenimento a favore dell’ex coniuge può essere scaricato dalle tasse a patto che sia corrisposto in maniera periodica e con importo stabilito da un provvedimento dell’Autorità giudiziaria.

L’Inps ha tal proposito ha voluto dunque insistere sul presupposto fondamentale della periodicità ribadendo che l’assegno divorzile corrisposto una tantum, anche se a rate, non può essere dedotto. E’ invece ammessa la deducibilità degli assegni periodici pregressi scaduti o insoluti in capo all’erogante anche qualora saldati in una soluzione unica. Resta in altre parole esclusa la possibilità di portare in deduzione assegni corrisposti in maniera volontaria dal coniuge per sopperire alla mancata indicazione da parte del Tribunale dei meccanismi di adeguamento.

In conclusione l’Inps sottolinea poi la differenza tra assegno di divorzio e di mantenimento del figlio ribadendo che quest’ultimo non è deducibile. In caso di mancata distinzione dell’assegno nel provvedimento del giudice, la deduzione viene riconosciuta solo al 50%.

Lavoro

IL DIRITTO SOGGETTIVO DEI LAVORATORI IN 104

Il lavoratore titolare dei permessi ex Legge n. 104 del 1992, in quanto disabile ovvero genitore o familiare di soggetto diversamente abile, ha un vero e proprio diritto soggettivo ad opporre il proprio rifiuto all’eventuale trasferimento di sede disposto dal datore. Infatti, l’art. 33 della citata legge, ai commi 5 e 6, prevede espressamente che il genitore o il familiare del lavoratore disabile e il medesimo lavoratore diversamente abile non possono essere trasferiti ad altra sede senza il loro consenso. Tale norma, quindi, offre, ai lavoratori con handicap o ai familiari che li assistono, una ulteriore tutela rispetto a quella garantita alla generalità dei lavoratori dall’art. 2103 c.c., in forza del quale in ogni caso il trasferimento del lavoratore può essere disposto solo in presenza di comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Per i lavoratori che godono dei benefici previsti dalla Legge, infatti, il diritto a non essere trasferiti prevale anche sulle suddette esigenze aziendali. A tale proposito, peraltro, giova segnalare una recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione (la n. 25379 del 12.12.2016), che ha ulteriormente esteso la tutela del lavoratore titolare dei benefici di cui alla 104 di fronte al trasferimento di sede. Difatti, nel silenzio della legge (che nulla dice espressamente sul punto), per anni la giurisprudenza (seppur con andamento ondivago) si è orientata nel senso di riconoscere il diritto del dipendete a rifiutare il trasferimento solo nei casi in cui fosse intervenuto un riconoscimento di disabilità grave del soggetto assistito, con la conseguenza che in difetto di tale riconoscimento il trasferimento doveva ritenersi legittimo. Ebbene, la citata pronuncia della Cassazione, al contrario, ha stabilito che il concetto di “handicap in situazione di gravità”, deve essere interpretato alla luce dei principi costituzionali e comunitari di tutela della persona disabile. La conseguenza di questa interpretazione è che il trasferimento del lavoratore che assiste un familiare diversamente abile è vietato anche nella circostanza in cui la disabilità non presenti la connotazione di gravità, a meno che il datore non provi la sussistenza di insostituibili ed urgenti esigenze aziendali (da non confondersi con le ordinarie ragioni tecnico-organizzativo-produttive di cui al citato art. 2103 c.c.) insuscettibili di essere altrimenti soddisfatte.

Carlo Pareto

Inps, Certificazione Unica per i pensionati all’Estero. 14esima Ex Travet. Figli a carico, arriva assegno da 200 euro al mese

Certificazione unica
PENSIONATI ALL’ESTERO

Con il messaggio numero 2239 del 2017 l’Inps fornisce alcuni chiarimenti in merito alla Certificazione Unica relativa ai redditi percepiti nel periodo di imposta 2016 da parte dei pensionati residenti all’estero. CU che è già stata resa disponibile Dallas, in qualità di sostituto d’imposta, a partire dal 28 febbraio 2017.
Certificazione Unica: come chiederla all’INPS
L’Istituto ricorda che i pensionati residenti all’estero possono richiedere la Certificazione Unica anche fornendo i propri dati anagrafici ed il numero di codice fiscale, ai seguenti numeri telefonici dedicati: 0039 – 06.59058000 – 0039 – 06.59053132, con orario 8-19 (ora italiana).
Più in particolare l’Istituto fornisce delucidazioni in merito ad alcune annotazioni particolari riportate sulle Certificazioni Uniche e alle relative implicazioni, riferite alle pensioni totalmente o parzialmente esenti da imposizioni fiscali in Italia, in applicazione di specifiche convenzioni strette con i Paesi esteri.
CU 2017: novità ed istruzioni
Ad esempio, viene analizzato il caso particolare dei pensionati fiscalmente residenti in Brasile e in Canada e vengono fornite indicazioni su come evitare le doppie imposizioni fiscali sul reddito, nei casi di esenzione totale, e limitare gli importi dei conguagli a debito derivanti dalla tassazione a consuntivo, nei casi di esenzione parziale.

Previdenza
BOERI INCONTRA DELEGAZIONE CINESE

Una delegazione del ministero degli Affari Civili della Repubblica Popolare Cinese, guidata dal viceministro Gong Pugang, ha completato in questi giorni la sua prima visita in Italia nell’ambito del progetto Eu-China Social Protection Reform. L’Eu-China Social Protection Reform Project – Sprp è un progetto cofinanziato dall’Unione europea e dal governo della Repubblica Popolare Cinese, in cui l’Inps è leader di un consorzio di istituzioni di Paesi europei; avviato nel 2014, avrà termine nel 2018. Lo comunica in una nota l’Inps.
L’obiettivo del progetto è quello di supportare il governo cinese nel processo di riforma del sistema di protezione sociale, rafforzandone l’equità e l’inclusione sociale. La Cina, infatti, nel corso dei prossimi decenni sarà interessata da un processo di invecchiamento demografico che potrebbe mettere a dura prova la tenuta della coesione sociale. La quota della popolazione anziana con più di 65 anni passerà dall’attuale 10,5% ad oltre il 25% del 2050.
La delegazione cinese, nel corso della sua visita a Roma, ha incontrato esponenti del ministero del Lavoro, tra i quali il viceministro Franca Biondelli, e ha visitato un centro della Caritas che offre assistenza in favore degli anziani. La delegazione, infine, ha incontrato una delegazione dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, guidata dal presidente Tito Boeri. Nel corso del tavolo tecnico tenutosi con la delegazione del ministero degli Affari Civili, l’Inps ha presentato la struttura e il funzionamento dell’Isee, nonché le misure di assistenza sociale presenti in Italia. In particolare, l’Inps ha presentato al ministero degli Affari civili gli strumenti per la tutela degli invalidi civili e dei cittadini non autosufficienti, fra cui il progetto Home Care Premium, recentemente riformato dall’Istituto.

Pensioni
14ESIMA A 125MILA EX TRAVET

Gli ex dipendenti pubblici saranno “i grandi beneficiari” dell’estensione della 14esima ai pensionati: “Attualmente sono circa 8mila, saliranno a 125mila, con un incremento del 1500%”. Lo ha detto il presidente dell’Inps Tito Boeri a Radio Anch’io, a margine del Festival Economia di Trento, dando i primi numeri a disposizione dell’istituto dopo l’innovazione introdotta con l’ultima legge di Bilancio. Complessivamente, ha aggiunto “la platea di quelli che la riceverà sarà più ampia di quella prevista inizialmente”.

Figli a carico
ARRIVA L’ASSEGNO DA 200 EURO AL MESE

Un assegno universale (fino a 200 euro al mese) per i figli a carico fino ai 26 anni di età, che diminuisce all’aumentare dell’età. È quanto prevede il Ddl che delega il Governo a riordinare e potenziare le misure fiscali a sostegno della famiglia. Il provvedimento, a prima firma Stefano Lepri (Pd), è stato presentato al parlamento il 30 aprile del 2014 ed è attualmente in corso di esame in Commissione Finanze del Senato. Il disegno di legge stabilisce che, entro tre mesi dalla sua entrata in vigore, il governo dovrà adottare un Dlgs avente lo scopo di riordinare la disciplina vigente delle misure di sostegno dei figli a carico, indicando i principi e criteri direttivi cui uniformarsi.
Il riordino deve essere finalizzato alla previsione di un’unica misura universalistica di beneficio, per ciascun figlio a carico, il cui ammontare, che spetta al massimo fino al compimento del ventiseiesimo anno di età, deve essere assoggettato a una riduzione, a partire dal compimento della maggiore età. Nello specifico il beneficio, in base alle stime effettuate, potrebbe valere 200 euro fino a 3 anni, 150 euro da 3 a 18 anni e 100 dai 18 ai 26 anni. Il provvedimento, si spiega nel dossier di documentazione, ”è volto a superare la situazione di frammentarietà e disomogeneità che caratterizza la disciplina vigente, attraverso la previsione di un’unica misura generalizzata di beneficio per i minori a carico, sostitutiva di tutte le agevolazioni finora riconosciute”.

Consulenti
FESTIVAL DEL LAVORO A TORINO

L’organizzazione della prossima edizione del Festival del Lavoro di Torino, in programma dal 28 al 30 settembre, entra nel vivo. E’ quanto annuncia il Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro su ‘Italia Oggi’.
Prima tappa del percorso di avvicinamento, spiegano i professionisti, è stato l’avvio di un tavolo istituzionale dal titolo ‘Il lavoro che cambia’, per capire e gestire l’impatto della digitalizzazione del lavoro sulla società del futuro. Il confronto ha preso il via lo scorso 31 maggio dal ministero del Lavoro e ha visto la partecipazione delle principali istituzioni del mondo del lavoro a cominciare dal Consiglio nazionale dell’ordine. L’iniziativa nasce per promuovere una riflessione strutturata su un argomento di ampio respiro e in linea con quello assunto quest’anno dall’Organizzazione internazionale del lavoro per il suo centenario e dal G7 italiano, dedicato appunto al rapporto tra ‘Scienza, tecnologia e lavoro’.
“Siamo orgogliosi di poter partecipare ad una sfida così avvincente e importante per il futuro dell’Italia”, ha dichiarato la presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone. “Le tecnologie determineranno nel tempo – ha spiegato Calderone – la perdita di posti di lavoro, ma anche la nascita di nuove figure professionali se si sapranno efficientare i processi produttivi e diversificare in modo adeguato le prestazioni lavorative. Noi -ha continuato- abbiamo iniziato un percorso di studio e al Festival del Lavoro daremo il nostro contributo, con una serie di documenti e riflessioni, affinché si possa guardare al lavoro in un’ottica diversa e cogliere, da un lato, i vantaggi e le opportunità che nascono dalla rivoluzione tecnologica e, dall’altro lato, mettere in moto un sistema economico che assicuri dignità a tutti i componenti della società”.
Come detto, le riflessioni della categoria sul lavoro di domani saranno al centro del Festival del Lavoro 2017, la kermesse organizzata dal Consiglio nazionale e dalla Fondazione studi consulenti del lavoro, che per la sua ottava edizione ha scelto una location d’eccezione: la città di Torino. Il Centro Congressi Lingotto del capoluogo piemontese ospiterà dal 28 al 30 settembre il Festival del Lavoro prima di lasciare la scena al ‘G7 Lavoro’ fino al 1° ottobre.
Durante la tre giorni, ricca di dibattiti in contemporanea con i maggiori rappresentanti del mondo istituzionale, politico, sindacale, accademico e imprenditoriale, i consulenti del lavoro discuteranno non solo di riforme e previdenza, ma anche di temi caldi come le nuove tutele per i lavoratori autonomi, la sussidiarietà degli Ordini, il welfare aziendale, la sicurezza, l’immigrazione e l’etica del lavoro. I principali argomenti che muovono l’agenda politica e condizionano lo sviluppo e l’economia del Paese.

Carlo Pareto