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Carlo Pareto

Le ragioni dell’unità. Breve riflessione sul 25 aprile

La più importante riflessione da fare ha l’ambizione di riconsiderare la qualità e il significato di una ricorrenza che da oltre settant’anni celebriamo e che anche l’attuale anniversario offre naturalmente ad un bilancio ponderato.
Il tempo per fortuna ci consegna una ricorrenza celebrata tenendo ben salde le ragioni di un’unità che – non solo all’epoca – andava ben oltre le contingenze politiche del momento.
Si può infatti motivatamente affermare che in tutto questo ampio arco di tempo la memoria del 25 aprile è stata largamente condivisa. E lo è stata, paradossalmente, proprio dentro una dialettica politica fatta pure e per lungo tempo di radicali contrapposizioni ideologiche.
Ciò nonostante, grazie all’azione lungimirante e robusta di sintesi fatta dalle grandi forze politiche, sindacali e associative operanti nel corso degli anni le ragioni dell’unità hanno saputo assennatamente prevalere anche in un tempo di acute divisioni.
Perché pure nei frangenti più duri e nella polemica ideologica più vibrante non è mai venuto meno nei diversi e contrapposti schieramenti il convincimento che Resistenza e Liberazione fossero gli eventi fondativi della Repubblica, luoghi unificanti del nostro sentimento di identità nazionale.
D’altro canto, non si può però nemmeno sottacere che a fronte del venir meno della dogmatica contrapposizione ideologica e di sistema determinata dal crollo del muro di Berlino del 1989 – la memoria della Liberazione ha in qualche modo affievolito il comune sentire della condivisione e ha iniziato ad essere una memoria latentemente controversa. Dando così luogo al paradosso di assistere al graduale assottigliamento della condivisione della memoria della Resistenza proprio nel tempo in cui venivano profondamente meno le ragioni di opposizione ideologico-politica che quella condivisione avrebbero potuto invece minare.
Ciò induce non a caso al rischio, che purtroppo aleggia ancora, dell’avocazione della Resistenza, cioè la tentazione – magari inconsapevole – di stendere un cordone intorno a questa giornata per farne patrimonio di una sola parte, di una coalizione, di uno schieramento politico. Questa ricorrenza deve essere al contrario espressamente proposta come una festa di tutto il popolo italiano, senza steccati, senza discriminazioni: quando si affermasse la convinzione – e vi è chi purtroppo dissennatamente alimenta questa lettura impropria – che la ricorrenza del 25 aprile è celebrazione della memoria e dei valori di una sola parte del nostro popolo, in quel momento la ricorrenza cesserebbe di esistere.

Carlo Pareto

Ape volontaria. Cos’è e come fare domanda. Sconti nel 730: dalle bici alle badanti

Ape volontaria

COS’E’ E COME FARE DOMANDA

Ape Volontaria – Anticipo finanziario a garanzia pensionistica

È un prestito commisurato e garantito dalla pensione di vecchiaia, erogato dalla banca in quote mensili per 12 mensilità, che il beneficiario otterrà alla maturazione del diritto. È riconosciuta in via sperimentale dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018.

A chi è rivolto: può essere richiesta dai lavoratori dipendenti pubblici e privati, dai lavoratori autonomi e dagli iscritti alla Gestione Separata. Sono esclusi i liberi professionisti iscritti alle casse professionali. E’ erogato da soggetti finanziatori e imprese assicurative scelti tra quelli che aderiscono agli accordi quadro da stipulare tra il ministro dell’Economia e il ministro del Lavoro e, rispettivamente, l’Associazione bancaria italiana (Abi) e l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici e altre imprese assicurative primarie. Il prestito ottenuto viene restituito in 260 rate in un periodo di 20 anni mediante una trattenuta che viene effettuata dall’Inps all’atto del pagamento di ciascun rateo pensionistico, inclusa la tredicesima. La restituzione del prestito inizia dal primo pagamento della futura pensione e si completa dopo 20 anni dal pensionamento. Completata la restituzione la pensione sarà corrisposta per intero, senza ulteriori riduzioni per l’Ape. È comunque prevista la possibilità di estinzione anticipata del prestito, secondo criteri che saranno fissati da un decreto del presidente del Consiglio. Il prestito è coperto da una polizza assicurativa obbligatoria per il rischio di premorienza. In caso di decesso dell’interessato prima dell’intera restituzione del debito l’assicurazione versa alla banca il debito residuo. L’eventuale pensione ai superstiti viene corrisposta senza decurtazioni. Il prestito è erogato per un periodo minimo di sei mesi e fino alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia. Il prestito decorre entro 30 giorni lavorativi dal perfezionamento del contratto. L’importo massimo e minimo richiedibile sarà stabilito con decreto del presidente del Consiglio. Le somme erogate a titolo di prestito non concorrono a formare reddito ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Alle somme erogate a titolo di Ape si applica il tasso di interesse e il premio assicurativo relativo all’assicurazione di copertura del rischio di premorienza previsti dagli appositi accordi quadro. A fronte degli interessi sul finanziamento e dei premi assicurativi per la copertura del rischio di premorienza è riconosciuto un credito di imposta annua nella misura massima del 50% dell’importo pari a un ventesimo degli interessi e dei premi assicurativi complessivamente pattuiti nei relativi contratti. Tale credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi ed è riconosciuto dall’Inps per l’intero importo rapportato a mese a partire dal primo pagamento del trattamento di pensione.

Requisiti: per accedere al prestito è necessario, al momento della richiesta, avere almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi; maturare il diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e sette mesi; avere un importo della futura pensione mensile, al netto della rata di ammortamento per il rimborso del prestito richiesto, pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo dell”Assicurazione generale obbligatoria’ (Ago); non essere titolare di pensione diretta o di assegno ordinario di invalidità. Non è necessario cessare l’attività lavorativa.

Come fare domanda: per ottenere l’Ape l’interessato, o gli intermediari autorizzati, devono presentare all’Inps domanda di certificazione del diritto e domanda di pensione di vecchiaia, da liquidare al raggiungimento dei requisiti di legge. Il servizio online per l’inoltro della domanda verrà rilasciato a seguito del decreto attuativo. La domanda di Ape e quella di pensione non sono revocabili, salvo il diritto di recesso da esercitarsi nei termini previsti dalla legge in materia creditizia e bancaria e dal codice del consumo. Nella domanda il richiedente indica sia il finanziatore cui richiedere il prestito sia l’impresa assicurativa alla quale richiedere la copertura del rischio di premorienza. Successivamente l’Inps verifica il possesso dei requisiti di legge, certifica il diritto all’Ape e comunica al richiedente l’importo minimo e massimo del prestito ottenibile. L’istituto finanziatore trasmette all’Inps il contratto di prestito ovvero l’eventuale comunicazione di rifiuto dello stesso. In quest’ultimo caso la domanda di pensione decade ed è priva di effetti. In caso di concessione del prestito, dal momento in cui il contratto è reso disponibile online al richiedente decorrono i termini di 14 giorni per esercitare il diritto di recesso. In caso di recesso la domanda di pensione decade ed è priva di effetti. La norma prevede una possibilità di intervento del datore di lavoro del settore privato, degli enti bilaterali o dei Fondi di solidarietà, con il consenso del lavoratore, per ridurre la percentuale di incidenza della rata di ammortamento sulla futura pensione. Il datore di lavoro, l’ente bilaterale o il fondo di solidarietà possono, infatti, versare in un’unica soluzione all’Inps un contributo correlato alla retribuzione percepita prima della cessazione dal servizio del lavoratore in modo da produrre un aumento della pensione tale da compensare in tutto o in parte gli oneri relativi alla concessione dell’Ape. Il contributo deve essere versato alla scadenza prevista per il pagamento dei contributi del mese di erogazione della prima mensilità dell’Ape. L’ammontare minimo del contributo del datore di lavoro è pari all’ammontare dei contributi volontari per ciascun anno o frazione di anno di anticipo rispetto alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia. Ai sensi dell’articolo 7, decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184 l’ammontare minimo deve essere pari all’aliquota di finanziamento, prevista per la contribuzione obbligatoria alla gestione pensionistica, applicata all’importo medio della retribuzione imponibile percepita nell’anno di contribuzione precedente la data della domanda. Al contributo si applicano le norme in materia di riscossione e di sanzioni previste per i contributi previdenziali obbligatori (articolo 116, comma 8, lettera a), legge 23 dicembre 2000, n. 388).

Dalle bici alle badanti

ARRIVA LA GUIDA PER GLI SCONTI NEL 730

Dalle biciclette elettriche ai contributi per la badante, dai bonus ristrutturazione alle spese sanitarie. Tutti punti chiariti nella ‘circolare-guida’ dell’Agenzia delle Entrate, stilata in collaborazione con la consulta nazionale dei Caf e presentata di recente a Roma, nella quale vengono date le informazioni corrette, con la massima trasparenza e soprattutto aggiornate sia agli addetti ai lavori che ai contribuenti. Si tratta di un documento definito “omnibus”, che contiene tutte le indicazioni su deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta e altri elementi rilevanti per il rilascio del visto di conformità. Tra le novità, numerosi chiarimenti per i cittadini che si apprestano a presentare il 730 in una delle forme previste. Ad esempio, si legge nel documento, tra le agevolazioni riconosciute alle persone con disabilità per le spese sanitarie compare anche quella relativa all’acquisto di una bicicletta con pedalata assistita, anche se non compresa nel nomenclatore tariffario delle protesi. Per usufruirne, il contribuente dovrà presentare, oltre alla certificazione di invalidità o di handicap, un certificato del medico specialista della Asl che attesti il collegamento tra la bicicletta e le difficoltà motorie. Sempre per i contribuenti disabili, sarà possibile acquistare con agevolazioni la cucina, con riferimento alle componenti meccaniche, elettroniche o informatiche finalizzate a facilitare il controllo dell’ambiente. La circolare-guida fa il punto anche sui contributi versati alle badanti: possono essere dedotti anche se la persona addetta all’assistenza sia stata assunta tramite un’agenzia interinale e il contribuente li abbia quindi rimborsati all’agenzia stessa. Questo, avverte il documento, a fronte del rilascio di quest’ultima di una idonea certificazione. Chiarimenti, nella circolare, anche sul fronte dei bonus ristrutturazioni. Come spiega l’Agenzia delle Entrate, istruzioni “ad ampio raggio” vengono date sugli interventi del patrimonio edizioni. Per le spese sostenute dal 1 gennaio 2016, la detrazione spetta anche al convivente more uxorio del proprietario dell’immobile, anche in assenza di un contratto di comodato. La disponibilità dell’immobile da parte del convivente risulta insita, chiarisce l’ente, nella convivenza stessa. Un ulteriore chiarimento viene dato nel caso in cui l’immobile su cui sono stati effettuati gli interventi agevolati venga ceduto o donato: in mancanza di un accordo specifico nell’atto di trasferimento, la detrazione non utilizzata potrà essere mantenuta in capo al venditore tramite una semplice scrittura privata autenticata, firmata da entrambe le parti, nella quale si dà atto che l’accordo esisteva fin dalla date del rogito. Altro punto, quello relativo all’obbligo di prescrizione per lo sconto fiscale sulle spese sanitarie. Come spiega l’Agenzia delle Entrate, nell’ottica di semplificare gli adempimenti fiscali per i contribuenti, non è più necessario conservare la prescrizione medica per poter portare in detrazione l’acquisto di medicinali, anche veterinari. Sono inoltre ammesse alla detrazione le spese per i farmaci senza obbligo di prescrizione medica acquistati online da farmacie ed esercizi commerciali autorizzati a vendere a distanza. Nella circolare viene anche affrontato il tema della detrazione delle spese di istruzione, con sconti che si ampliano. Ad esempio, il 19% per quelle relative alla frequenza scolastica si estende anche ai costi per la mensa e ai servizi integrativi come pre e post scuola o assistenza al pasto. Inoltre, il bonus scatta anche se il servizio è reso tramite il Comune o soggetti terzi rispetto alla scuola. Via libera, poi, alla detrazione sulle spese per le gite scolastiche, per l’assicurazione della scuola e ogni altro contributo scolastico finalizzato all’ampliamento dell’offerta formativa, come ad esempio – si legge nel documento – corsi di lingua o di teatro deliberati dagli organi d’istituto. Infine, rientreranno tra le spese di istruzione universitaria agevolabili, quindi detraibili, quelle sostenute per la frequenza degli istituti tecnici superiori. Per questo stesso motivo, gli studenti degli Its avranno diritto ad usufruire anche della detrazione per canoni di locazione. Come spiega l’Agenzia dell’Entrate, “il vademecum riporta un elenco di documenti che i contribuenti devono presentare, a seconda delle circostanze, al Caf o al professionista abilitato al fine dell’apposizione del visto di conformità. Una lista cui si atterranno – viene chiarito ancora – anche gli uffici dell’Agenzia che, in sede di controllo documentale, potranno richiedere solo i documenti indicati, fatta eccezione per i casi non previsti. Per offrire la migliore assistenza possibile ai cittadini, e concrete certezze agli intermediari, le istruzioni saranno aggiornate annualmente”, conclude l’Agenzia delle Entrate.

Carlo Pareto

Ape sociale. Sul portale Inps ora è possibile calcolarne il valore

Ape sociale

COS’E’ E COME FARE DOMANDA

Anticipi sulla pensione, con il nuovo portale Inps è possibile calcolare – grazie alla presenza di strumenti di supporto e feedback – il valore delle misure, per chi fosse interessato, attraverso autenticazione. Il nuovo sito, molto più social e al passo coi tempi, vuole infatti mettere l’utente al centro dell’esperienza, supportarlo e ascoltare bisogni e esigenze. L’Inps eroga diverse tipologie di prestazioni pensionistiche, in base alla gestione o al fondo di appartenenza degli iscritti e ai requisiti contributivi e anagrafici previsti dalla legge. Tra queste, l’Anticipo pensionistico sociale (o Ape Sociale) e l’Anticipo finanziario a garanzia pensionistica (o Ape Volontaria).

Ma cos’è l’Ape sociale? A chi è rivolto, come funziona e come fare domanda, secondo quanto riportato sul nuovo portale dell’Istituto nazionale di previdenza sociale.

– Ape Sociale (Anticipo pensionistico)

Si tratta di una misura sperimentale in vigore dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018 intesa ad agevolare la transizione verso il pensionamento per soggetti svantaggiati o in condizioni di disagio ed è soggetta a limiti di spesa. L’indennità di natura assistenziale a carico dello Stato viene erogata dall’Inps a soggetti in stato di bisogno che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta. Viene corrisposta, a domanda, fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia o dei requisiti per la pensione anticipata.

A chi è rivolto: spetta ai lavoratori, dipendenti pubblici e privati, autonomi e ai lavoratori iscritti alla Gestione separata che si trovano in una delle seguenti condizioni:

– disoccupati che hanno finito integralmente di percepire, da almeno tre mesi, la prestazione per la disoccupazione loro spettante. Lo stato di disoccupazione deve essere conseguente alla cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura obbligatoria di conciliazione prevista per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo (articolo 7, legge 15 luglio 1966, n. 604);

– soggetti che assistono, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente (genitore, figlio) con handicap grave (articolo 3, comma 3, legge 5 febbraio 1992, n. 104);

– invalidi civili con un grado di invalidità pari o superiore al 74%;

– dipendenti che svolgono da almeno sei anni in via continuativa un lavoro particolarmente difficoltoso o rischioso all’interno delle seguenti professioni:

– operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;

– conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;

– conciatori di pelli e di pellicce;

– conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;

– conduttori di mezzi pesanti e camion;

– personale delle professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;

– addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;

– insegnanti della scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido;

– facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati;

– personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;

– operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Requisiti: per ottenere l’indennità è necessario avere, al momento della richiesta, almeno 63 anni di età; almeno 30/36 anni di anzianità contributiva a seconda dei casi. Solo per i lavoratori che svolgono attività difficoltose o rischiose l’anzianità contributiva minima richiesta è di 36 anni; maturare il diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e sette mesi; non essere titolari di alcuna pensione diretta.

L’accesso al beneficio è inoltre subordinato alla cessazione di qualunque attività lavorativa anche autonoma. L’indennità non spetta ai titolari di pensione diretta. Non è compatibile con i trattamenti di sostegno al reddito connessi allo stato di disoccupazione involontaria, con l’assegno di disoccupazione (ASDI) nonché con l’indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale.

È compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa dipendente o parasubordinata soltanto nel caso in cui i relativi redditi non superino gli 8.000 euro annui e con lo svolgimento di attività di lavoro autonomo nel limite di reddito di 4.800 euro annui.

Come fare domanda: ulteriori istruzioni dettagliate (dalla procedura per l’accertamento delle condizioni per accedere all’indennità alla documentazione da presentare) sono state specificate a seguito dell’emanazione dell’apposito decreto del presidente del Consiglio dei ministri avvenuta recentemente. Il servizio online per l’inoltro della domanda all’Inps è stato rilasciato a seguito del decreto attuativo.

Economia

CUNEO FISCALE COS’E’?

Il cuneo fiscale in Italia è “di ben 10 punti” più alto rispetto a quello che si registra mediamente nel resto d’Europa. E’ quanto sostiene la Corte dei Conti nel suo Rapporto 2017 sul coordinamento della finanza pubblica. Secondo i magistrati contabili, “il cuneo fiscale, riferito alla situazione media di un dipendente dell’industria, colloca al livello più alto la differenza fra il costo del lavoro a carico dell’imprenditore e il reddito netto che rimane in busta paga al lavoratore: il 49% prelevato a titolo di contributi (su entrambi) e di imposte (a carico del lavoratore)”. Ma cos’è esattamente il cuneo fiscale? In pratica è la differenza tra quanto costa un dipendente al datore di lavoro e quanto riceve al netto lo stesso lavoratore, calcolata in percentuale del salario lordo. In parole povere è la differenza tra quanto un dipendente costa all’azienda (stipendio lordo) e quanto lo stesso dipendente incassa, netto, in busta paga. Essendo un indicatore percentuale che indica il rapporto tra tutte le imposte sul lavoro (dirette, indirette e contributi previdenziali) e il costo del lavoro complessivo, può essere determinato sia per i lavoratori dipendenti sia per i lavoratori autonomi o liberi professionisti. Il cuneo fiscale sul lavoro del lavoratore dipendente in Italia è costituito dall’Irpef aumentata dalle addizionali locali e contributi previdenziali. Per il lavoratore autonomo e per il libero professionista è costituito da Irpef aumentata dalle addizionali locali, contributi previdenziali e Iva.

Corte dei Conti

CUNEO FISCALE 10 PUNTI OLTRE MEDIA UE

L’esposizione tributaria in Italia più alta rispetto alla media del resto dell’Europa non aiuta il contrasto all’economia sommersa e la lotta all’evasione. E’ quanto sostiene la Corte dei Conti nel suo Rapporto 2017 sul coordinamento della finanza pubblica, presentato recentemente a Roma dal presidente Arturo Martucci di Scarfizzi. Secondo i magistrati contabili, infatti, “il cuneo fiscale, riferito alla situazione media di un dipendente dell’industria, colloca al livello più alto la differenza fra il costo del lavoro a carico dell’imprenditore e il reddito netto che rimane in busta paga al lavoratore: il 49% prelevato a titolo di contributi (su entrambi) e di imposte (a carico del lavoratore) eccede di ben 10 punti l’onere che si registra mediamente nel resto d’Europa”. Inoltre, “anche i costi di adempimento degli obblighi tributari, che il medio imprenditore italiano è chiamato ad affrontare, sono significativi: 269 ore lavorative, il 55% in più di quanto richiesto al suo competitore europeo”, si legge ancora nel rapporto. “Guardando poi alla tenuta del sistema tributario – scrive la Corte dei Conti – se è indubbio che la politica fiscale ha impresso forti accelerazioni alla dinamica delle entrate, non sembra che essa si sia mostrata efficace nel rafforzarlo strutturalmente: in modo da sottrarlo ai vincoli che spingono a ricercare nuove fonti di gettito e, al contempo, porre i presupposti per una redistribuzione del prelievo nel quadro di una riduzione della pressione fiscale complessiva”. Nel rapporto si legge poi che “nonostante le incertezze iniziali, l’andamento dell’economia sembrerebbe aver segnato un’inversione di marcia verso un’espansione meno fragile e più qualitativa ”. Secondo quanto si legge nella relazione, infatti, “il Pil nel corso del 2016 è cresciuto dello 0,9% a fronte di un negativo e non anticipato contributo delle scorte e di un andamento superiore alle attese degli investimenti (+2,9%), sia nelle ‘costruzioni’ che in ‘macchinari e attrezzature’”. Nel primo caso “si è finalmente usciti da una fase di recessione protrattasi per otto anni; nel secondo, si ha evidenza di una ripresa del processo di accumulazione non prevista in queste dimensioni e la cui assenza era stata comunemente indicata come il principale fattore di debolezza italiana. Al contempo, il rallentamento delle componenti estere della domanda si è rivelato meno pronunciato di quanto temuto e ciò con riguardo soprattutto alle esportazioni”, si legge ancora nel rapporto. “Proprio nella prospettiva di medio termine – spiega ancora il rapporto – vanno evidenziate le sorprese positive nella dinamica di tali voci. Con riferimento agli investimenti, vi sono segnali che il combinato disposto delle favorevoli condizioni finanziarie e degli incentivi messi a disposizione dal governo stia finalmente sospingendo il recupero del saggio di accumulazione, gravemente deterioratosi durante gli anni della recessione”, continua il rapporto. Il sentiero del risanamento finanziario per l’Italia “è reso più faticoso” da una dinamica del prodotto interno lordo meno pronunciata degli altri Paesi dell’area euro. Ma “considerando il maggior livello del debito” questo sentiero è “necessario” si legge nella relazione. “Nella prospettiva storica e nel confronto con gli altri Paesi europei, lo sforzo di risanamento finanziario perseguito dall’Italia, reso necessario da un livello del debito elevato, prosegue o si attenua? Guardando al periodo intercorso dalla decisione di aderire alla moneta unica ad oggi – puntualizza il rapporto – il saldo primario rimane sempre positivo, ma si riduce progressivamente”. “La riduzione degli oneri per interessi – continua il documento – ne compensa gli effetti sull’indebitamento, che rimane in prossimità del 3% del prodotto, la soglia fissata nel Trattato di Maastricht”. “Nel contesto di bassa crescita che ha caratterizzato gli anni più recenti e di un’inflazione ben al di sotto degli obiettivi delle Autorità monetarie, livelli del saldo primario più contenuti, uniti ad un costo medio che si mantiene comunque vicino al 3%, generano un ulteriore aumento del debito che, a fine 2016, arriva al 132,6% del Pil”, continua il rapporto.

Padoan – “Nel 2016 la crescita ha ripreso vigore e i primi segnali dell’anno in corso sono molto incoraggianti – ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan intervenendo alla presentazione del rapporto – Siamo in una fase di transizione verso una crescita più robusta e sostenuta”.

Carlo Pareto

Inps, possibile simulare online il calcolo
della pensione

Possibile simulare il calcolo della pensione

AL VIA IL NUOVO SITO ONLINE DELL’INPS

Con la telematizzazione dei servizi, l’Inps ha sviluppato il proprio sistema di gestione dei rapporti con l’utenza (CustomerRelationship Management – CRM) per assicurare ai cittadini un supporto adeguato nell’utilizzo dei servizi online e la possibilità di monitorare l’iter delle proprie richieste di servizio o di fissare un appuntamento con un esperto di una Sede Inps.

In questo contesto, dopo una settimana di collaudo, e dopo due anni di lavoro, l’Istituto ha messo recentemente online il nuovo sito, molto più social e al passo coi tempi. Nuovi strumenti di ricerca infatti semplificheranno la vita degli utenti per accedere con più facilità ai servizi. In particolare, il portale presenta una veste grafica completamente rinnovata, semplice e moderna. Fin dalla homepage sono messi a disposizione strumenti di ricerca avanzata. Temi e categorie di utenza sono alcuni dei nuovi punti di ingresso messi a disposizione dell’utente. I contenuti, come news, prestazioni, schede di orientamento, sono protagonisti dell’homepage. In homepage e in tutto il portale sono presenti strumenti di supporto e feedback, per mettere l’utente al centro dell’esperienza, supportarlo e ascoltare i suoi bisogni e le sue esigenze. Tra le nuove opzioni, ci sarà anche quella di simulare indicativamente il costo dell’Ape: l’anticipo pensionistico che il governo sta perfezionando in questi giorni. Nella versione ‘volontaria’, questo strumento consiste infatti in un prestito da restituire in 20 anni, a partire dall’effettivo pensionamento: per valutare l’adesione, è quindi fondamentale capire quale potrà essere l’incidenza del rimborso sulle mensilità di pensione. Nel corso della presentazione del nuovo portale, il presidente dell’Istituto Tito Boeri ha rimarcato come sull’Ape volontaria “gli utenti devono essere messi nelle condizioni di fare una scelta consapevole”.

Inps

SONO OLTRE 18MLN LE PRESTAZIONI EROGATE NEL 2016

Sono oltre 18 milioni (per l’esattezza 18.029.590) le pensioni vigenti al 1° gennaio 2017. Lo comunica l’Inps in una nota, segnalando come l’importo complessivo annuo delle prestazioni erogate è pari a 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 a carico delle gestioni previdenziali. Degli oltre 18 milioni di pensioni vigenti – continua l’istituto – 14.114.464 sono di natura previdenziale, derivanti cioè da un effettivo versamento di contributi, mentre la differenza è costituita dalle prestazioni di natura assistenziale, vale a dire invalidità civile, pensioni sociali e assegni sociali, erogate a chi si trova in una situazione di invalidità o di basso reddito, spiega l’Inps nei dati aggiornati al 1° gennaio 2017 relativi all’Osservatorio sulle pensioni erogate, con l’esclusione delle gestioni dei dipendenti pubblici ed ex Enpals il cui aggiornamento è previsto per il prossimo mese di maggio. Il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti gestisce il 48,6% del complesso delle pensioni erogate e il 61,4% degli importi in pagamento, le gestioni dei lavoratori autonomi il 27,3% delle pensioni e il 23,7% della spesa totale, mentre il rimanente 21,7% delle prestazioni e il 10% circa dell’importo è a carico delle gestioni assistenziali. Nel corso del 2016 sono state liquidate 1.048.096 nuove pensioni, il 53,2% delle quali di natura assistenziale, per un importo totale pari a 9,4 miliardi di euro. Per quanto riguarda le pensioni previdenziali, invece, il 47,8% è costituito dalla categoria Vecchiaia, l’11,8% dalle invalidità e il 40,4% dalle pensioni ai superstiti, prosegue l’Inps. Le prestazioni previdenziali sono costituite per il 66,3% da pensioni della categoria Vecchiaia, che comprende anche le sottocategorie anzianità e anticipate, per il 7,1% da pensioni della categoria Invalidità previdenziale e per il 26,6% da pensioni della categoria superstiti. Nella distribuzione di genere, gli uomini riscuotono circa il 77,9% delle pensioni di anzianità/anticipate, il 35,1% di quelle di vecchiaia (legate cioè alla sola età anagrafica), il 49,9% delle prestazioni di invalidità e il 12% di quelle ai superstiti. L’analisi della distribuzione territoriale evidenzia che la maggior parte delle pensioni, il 48%, è percepito nelle regioni dell’Italia settentrionale, il 19,2% al Centro e il 30,6% in Italia meridionale e Isole: il restante 2,2% è erogato a soggetti residenti all’estero, continua l’Inps. Al Nord si ha una maggiore concentrazione delle categorie vecchiaia e superstiti, seguito da Centro e Mezzogiorno, mentre l’ordine si inverte per le pensioni della categoria invalidità previdenziale e per le prestazioni assistenziali. L’età media dei pensionati è di 73,7 anni, con una differenza tra i due generi di 4,6 anni (75,7 anni per le donne e 71,1 anni per gli uomini). Il 21,8% delle pensioni di vecchiaia è erogato a persone di età compresa tra 65 e 69 anni, fascia che rappresenta la maggiore concentrazione; seguono la fascia 70-74, con il 21,4%, quella 75-79 con il 20,4% e quella 80-84 con il 14,7%, conclude la nota. I pensionati italiani sono fortemente concentrati nella classi basse, Infatti il 63,1% degli assegni ha un importo inferiore a 750 euro. Questa percentuale, che per le donne raggiunge il 76,5%, costituisce solo una misura indicativa della ‘povertà’, per il fatto – spiega l’Inps – che molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche o comunque di altri redditi. L’Inps evidenzia inoltre che delle 11.374.619 pensioni con importo inferiore a 750 euro, solo il 44,9% (5.106.486) beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, quali integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile. In questo caso il divario tra i due generi è accentuato; infatti per gli uomini la percentuale di prestazioni con importo inferiore a 750 euro scende al 45,1% e se si analizza la situazione della categoria vecchiaia si osserva che questa percentuale scende al 23,7%, e di queste solo il 23,3% è costituito da pensioni in possesso dei requisiti a sostegno del reddito. Sempre per i maschi, si osserva che oltre un terzo delle pensioni di vecchiaia è di importo compreso fra 1.500 e 3.000 euro. L’importo complessivo annuo delle pensioni rispetto al PIL mostra per tale indicatore un andamento crescente fino al 2014 con valori che vanno dal 9,5% del 2004 all’11,8% del 2014; da tre anni si assiste ad un inversione di tendenza che ha visto il decrescere di questo indicatore all’attuale 11,3%.

Boom di caretelle rottamate

EQUITALIA APRE DI POMERIGGIO

Boom di adesioni alla rottamazione delle cartelle Equitalia, prorogata fino al 21 aprile. Gli sportelli della società di riscossione, per rispondere alle richieste dei contribuenti, resteranno aperti anche di pomeriggio fino al nuovo termine. L’amministratore delegato, Ernesto Maria Ruffini, si legge in una nota, ha disposto di prolungare l’apertura fino alle 15.15 nelle 15 sedi che registrano una più alta affluenza di contribuenti. Secondo i dati diffusi la scorsa settimana sono circa 600.000 le istanze di definizione agevolata presentate al 23 marzo.

Oltre i 7 sportelli che dal 2016 sono già aperti il pomeriggio, Roma (via Colombo, via Benigni e via Aurelia), Napoli (corso Meridionale), Milano (viale dell’Innovazione e via Lario) e Torino (via Alfieri), sono 15 gli altri sportelli coinvolti, dove l’orario di apertura è stato esteso fino alle 15.15 già da lunedì 6 marzo, Padova, Bologna, Firenze e, con operazioni di cassa fino alle 13.15, Bari (via Marin), Perugia, Napoli (viale Kennedy e via San Gennaro al Vomero), Caserta, Salerno, Cagliari (via Giorgio Asproni), Sassari, Catanzaro, Cosenza, Crotone e Reggio Calabria e, ulteriori 7 sedi, dove sono stati previsti più giorni di apertura settimanale Fermo, Chioggia (Venezia), Montebelluna (Treviso), Tolmezzo (Udine), Empoli (Firenze), Ariano Irpino (Avellino) poi Torre del Greco (Napoli) e, infine, Lagonegro in provincia di Potenza.

Quasi +20% in 3 anni

CORRE L’EVEASIONE IRPEF

Corre l’evasione Irpef da lavoro dipendente e autonomo: in soli tre anni registra un incremento del 19,7%, passando da 29,5 miliardi di euro a 35,3 miliardi. La quota d’imposta non pagata che fa capo al lavoro autonomo e impresa passa da 25,5 miliardi a 30,2 miliardi (+18,2%); mentre la parte non versata dal lavoro dipendente (irregolare) da 3,9 miliardi sale a 5,1 miliardi (+30,4%). I dati contenuti nella relazione presentata dal Mef sull’economica non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva, elaborati dall’Adnkronos, mostrano che dal 2011 al 2014 c’è stata una crescita in quasi tutte le categorie osservate. L’Ivarappresenta da sempre il punto debole del fisco italiano, con l’evasione che ammonta a circa un terzo dell’imposta potenziale. Il totale non versato ammonta a 40,1 miliardi nel 2011, così suddiviso: 32,3 miliardi non dichiarato e 7,8 miliardi dichiarato e non versato. Nel 2014 il totale è arrivato a 40,5 miliardi (+1%), con la quota non dichiarata che scende a 32,1 miliardi e il dichiarato non versato che sale a 8,5 miliardi. Si riduce, invece, la quota di Ires che sfugge al fisco, da 17,3 a 10,9 miliardi (-37,2%). Le entrate contributive a carico del lavoratore dipendente non versate passano da 2,4 miliardi a 2,6 miliardi (+6,7%); crescono di più le entrate contributive a carico del lavoratore che passano da 8 miliardi a 8,9 miliardi (+8,4%). La somma delle entrate contributive non pagate passa da 10,4 miliardi a 11,3 miliardi (+8%). In controtendenza il trend dell’evasione Irap, che nello stesso periodo registra una riduzione, passando da 8,9 a 8,4 miliardi (-6,2). Il risultato viene ottenuto grazia a una contrazione sia della quota d’imposta non dichiarata, che passa da 7,2 miliardi a 6,8, sia della quota non versata, che da 1,7 scende a 1,6 miliardi.

Carlo Pareto

Inps, arrivano le istruzioni applicative sul cumulo
dei periodi assicurativi

Inps

CUMULO ASSICURATIVO

Con la circolare n. 60 del 16 marzo 2017 vengono fornite le prime istruzioni applicative sul cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti da parte degli iscritti a due o più forme di assicurazione gestite dall’Inps (lavoratori dipendenti, autonomi, gestione separata e forme sostitutive ed esclusive), al fine del conseguimento di un’unica pensione, secondo quanto disposto dalla legge 232/2016, con la quale si è provveduto a modificare quanto già previsto in materia dalla legge 228/2012. Con una successiva circolare, a seguito delle istruzioni che saranno emanate dalle casse professionali coerentemente con gli indirizzi ministeriali, saranno fornite le istruzioni applicative per i casi di cumulo di periodi assicurativi non coincidenti anche presso le Casse professionali. Si riportano di seguito alcuni punti della circolare, rimandando alla stessa per ogni ulteriore approfondimento. In base a quanto previsto dalla legge 232/2016, dal 1° gennaio 2017 la facoltà di cumulo può essere esercitata per conseguire la pensione di vecchiaia anche da coloro che sono già in possesso dei requisiti per il diritto autonomo al trattamento pensionistico in una delle gestioni interessate oppure per conseguire la pensione anticipata con i requisiti previsti dalle norme in vigore, compreso l’adeguamento agli incrementi della speranza di vita. La facoltà di cumulo può essere esercitata dai superstiti di un lavoratore per conseguire la pensione indiretta, anche nel caso in cui quest’ultimo abbia già maturato i requisiti per il diritto autonomo alla pensione in una delle gestioni di cui sopra. Anche la contribuzione estera sarà oggetto di valutazione, nei limiti delle norme previste dai regolamenti comunitari e dalle convenzioni bilaterali: il cumulo è possibile soltanto se risulta perfezionato in Italia il minimale di contribuzione richiesto per la totalizzazione internazionale. In caso di domande di pensione in totalizzazione presentate anteriormente al 1° gennaio 2017 ed il cui procedimento amministrativo non sia ancora concluso, è possibile rinunciare a tale domanda e accedere al trattamento pensionistico in cumulo. Tale rinuncia può essere effettuata anche dai superstiti di assicurato. Allo stesso modo, la rinuncia può essere utilizzata anche da coloro i quali, pur avendo in corso un provvedimento di ricongiunzione onerosa, non hanno ancora perfezionato il pagamento integrale dell’importo dovuto, sempre che abbiano già perfezionato un diritto a pensione in cumulo. In tal caso, previa rinuncia alla domanda di ricongiunzione effettuata entro il 1° gennaio 2018, è prevista la restituzione delle quote versate in quattro rate annuali.

Piccioni (Inps)

SPESA PREVIDENZIALE TRA COSTI INDIRETTI MALATTIE CUORE

“I costi indiretti delle malattie cardiovascolari per il Sistema sanitario nazionale, in Italia, non comprendono solo la produttività, ma anche le spese sostenute dal sistema previdenziale che è responsabile di fornire prestazioni assistenziali e previdenziali a tutte le persone affette da patologie e che eroga pensioni di inabilità ed assegni di invalidità”. A dirlo è stato Massimo Piccioni, coordinatore generale Medico Legale dell’Inps Roma, intervenendo al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, durante il recente incontro ‘Insieme al mondo del lavoro per ridurre la mortalità delle malattie cardiovascolari’, promosso dalla Fondazione Italiana per il Cuore. “Le malattie del sistema cardiocircolatorio – ha ricordato – sono, infatti, al secondo posto tra le cause di invalidità previdenziale, dopo le malattie oncologiche. Sul versante assistenziale, che riguarda invece i cittadini di tutte le età e non solo in età lavorativa, le malattie cardiovascolari rappresentano la quarta causa di morte”. “La spesa annuale complessiva in Italia – ha aggiunto Piccioni – per invalidità previdenziale ammonta a circa 10 miliardi di euro che sale a 16 miliardi per invalidità assistenziali, voci di costo per lo Stato che sono molto impegnative e comunque non esaustive in considerazione del fatto che non tengono conto dei lavoratori del settore pubblico e che mancano informazioni e dati riguardanti le assenze da lavoro per malattia. In questo contesto è fondamentale considerare che, a costi invariati, è possibile una redistribuzione delle risorse a favore di una maggiore allocazione sul versante della prevenzione, come investimento volto ad evitare l’invalidità. Redistribuzione che noi, come Istituto, auspichiamo fortemente”. E da un’analisi condotta dal Ceis Sanità, Centre for health economics and management, dell’Università Tor Vergata di Roma, in collaborazione con la banca dati Inps, emerge che le malattie del sistema cardiocircolatorio rappresentano la prima voce di costo, rispetto agli altri gruppi patologici, considerando le singole prestazioni previdenziali (gli assegni ordinari di invalidità e le pensioni di invalidità previdenziali) con una spesa dal 2009 al 2015 rispettivamente di 4,7 miliardi di euro (669 milioni di euro in media all’anno) corrispondente al 23%, su un totale di spesa complessiva per assegni ordinari di invalidità, e 8,8 miliardi di euro (1,2 miliardi di euro in media all’anno) pari al 19%, su un totale di spesa per pensioni di invalidità. “E la prevenzione – ha sostenuto Francesco Saverio Mennini, direttore del Ceis e del Centre for Economic Evaluation and Hta dell’Università Tor Vergata di Roma – gioca un ruolo cruciale in questo quadro. In uno studio sull’impatto di una corretta adesione terapeutica per la cura nello studio della sola ipertensione ho dimostrato come, all’interno di una analisi su 5 Paesi europei, un’adeguata aderenza alla terapia si associa a un miglioramento dello stato di salute dei pazienti e può far risparmiare risorse al sistema sanitario”. Infatti, “in una proiezione a 10 anni è stato calcolato che il raggiungimento di un livello di aderenza alla terapia del 70% in Italia (contro il solo 40-41% attualmente registrato nel nostro paese), determinerebbe un risparmio pari a circa 100 milioni di euro; il tutto, ovviamente, accompagnato da un miglioramento dello stato di salute dei pazienti”. “Prevenzione – ha assicurato – corretta gestione del paziente e corretta somministrazione delle tecnologie e delle terapie possono dunque incidere positivamente innanzitutto sul miglioramento dell’efficacia dell’intervento e della qualità di vita del paziente e garantire, nel medio-lungo periodo, anche una riduzione importante della spesa sanitaria, previdenziale e dei costi sostenuti direttamente dalle famiglie”. “In Italia – ha sottolineato – solo il 14% del totale della spesa pubblica è dedicato alla salute. Siamo un Paese, dunque, che non spende molto in questo ambito (ben al di sotto della media dei Paesi Ocse), un segno anche questo della necessità di incrementare le politiche di prevenzione”.

Morti sul lavoro

32 IN PIU’ NEI PRIMI DUE MESI DEL 2017

Nel bimestre gennaio-febbraio c’è stato un aumento pari a 32 persone in più morte sul posto di lavoro rispetto al 2016. Lo rende noto l’Inail, che precisa come “sul dato pesino i tragici eventi che si sono verificati in Abruzzo“. Per quanto riguarda le denunce di infortunio, le stime ancora provvisorie indicano un incremento, nei due mesi presi in esame, pari a +1,9% annuo. “A seguito della valanga che ha travolto l’hotel di Rigopiano e della caduta dell’elicottero di soccorso presso Campo Felice – precisa l’Inail – sono state registrate 15 denunce di infortunio mortale di lavoratori, quasi la metà dell’incremento dei casi rilevati rispetto ai primi due mesi del 2016”. Inoltre, sottolinea ancora l’istituto “la stima corretta del fenomeno infortunistico necessita di un’analisi di periodo più ampia per consentire l’adeguato consolidamento dei dati”. Infine, l’Inail segnala che le “denunce di infortunio presentate all’Istituto sono ancora oggetto di istruttoria e, dunque, non rappresentano casi effettivamente accertati”.

Colf, badanti e baby sitter

COME SCARICARE LE SPESE DALLE TASSE

I contributi Inps per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare (come ad esempio colf, baby sitter, badanti) possono essere dedotti dal proprio reddito, in sede di dichiarazione dei redditi 2017. I contributi colf 2017 deducibili sono quella parte di contribuzione Inps previdenziale e assistenziale che il contribuente, in qualità di datore di lavoro, ha corrisposto nel corso dell’anno precedente per aver assunto alle sue dipendenze, un addetto ai servizi domestici, all’assistenza personale o familiare. Il contribuente, attraverso la presentazione della dichiarazione dei redditi 2016 (730 o Unico che sia), può portare a deduzione dal proprio reddito, una quota degli oneri contributivi Inps versati per la colf, badante, baby sitter ecc. per un importo massimo di 1.549,37 euro anche quando i suddetti contributi, siano stati versati per il familiare non fiscalmente a carico. Ciò che il contribuente può scaricare dalla tasse non è tutto l’importo della contribuzione previdenziale ed assistenziale pagata, ma solo la quota a carico del datore di lavoro, al netto della quota a carico del collaboratore domestico-familiare. E’ fondamentale che il contribuente-datore di lavoro conservi tutte le ricevute di pagamento (Mav o bollettini) dei contributi. Ma, dal momento che la contribuzione è corrisposta trimestralmente, occorre fare molta attenzione ad individuare solo quelli pagati nel corso del 2016 in base al principio di cassa. Ciò significa che la deducibilità contributi colf badanti 730 2017 o Unico 2017 può essere fatta valere solo per i seguenti pagamenti:

– Contributi Inps versati a gennaio 2016 e relativi al quarto trimestre 2015;

– Contributi Inps corrisposti ad aprile, luglio e ottobre 2016 e relativi ai primi 3 trimestri del 2016.

– Contributi Inps colf e badanti relativi al 4° trimestre, pagati quindi a gennaio 2017, possono essere portati in deduzione dal reddito con il 730 2018 e Unico 2018.

Pure i voucher Inps colf e badanti sono deducibili. Usati dalle famiglie per pagare il lavoro accessorio degli addetti ai servizi domestici, ciò che si può dedurre è la quota a carico del datore di lavoro-committente. Tale quota, è pari al 13% del valore nominale del buono lavoro. Ai fini della deduzione, il contribuente deve conservare: ricevute di pagamento dell’acquisto dei buoni lavoro; copia dei buoni lavoro consegnati al prestatore-colf, badante, baby sitter ecc in caso di procedura cartacea; documentazione che attesta l’avvenuta comunicazione all’Inps dell’effettivo utilizzo dei buoni lavoro, procedura telematica; dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in cui si dichiara che la documentazione è relativa solo alle prestazioni di lavoro rese da addetti ai servizi domestici.

Carlo Pareto

Inps, per Cig e sgravi le domande vanno fatte entro il 20 aprile

Inps

CIG E SGRAVI, DOMANDE ENTRO IL 20 APRILE

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 54 del 6 marzo il decreto n. 98189/2016 attuativo del Dlgs n. 185/2016 (correttivo Jobs Act) che consente di prorogare fino a 24 mesi oltre la durata ordinaria la Cassa Integrazione Straordinaria e lo sgravio contributivo per i contratti di solidarietà nelle imprese che rispettino determinati requisiti. Lo stanziamento complessivo per la proroga delle CIGS è di 194 milioni di euro. Con la circolare n. 3/2017 il Ministero del Lavoro ha già fornito istruzioni operative per l’accesso a tale proroga della Cassa Integrazione Straordinaria e degli sgravi contributivi sui contratti di solidarietà.

Cigs

Le domande dovranno pervenire entro il 20 Aprile, ovvero entro 30 giorni dall’entrata in vigore, che avviene dopo 15 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta. Pertanto, l’ultimo giorno utile è il 20 aprile prossimo. L’istanza va presentata via PEC, in bollo. Tra le attività beneficiarie della proroga le imprese di rilevante interesse strategico per l’economia nazionale, per l’attività svolta, per il numero dei lavoratori occupati o per le caratteristiche del territorio in cui hanno sede, tali da condizionare le possibilità di sviluppo economico del territorio in cui operano. Le imprese devono inoltre risultare in possesso di altri tre requisiti:

le imprese devono aver sottoscritto in sede governativa accordi di rilevante interesse strategico nazionale entro il 31 luglio 2015, il cui piano industriale sottostante abbia previsto l’utilizzo di trattamenti di integrazione salariale straordinaria oltre i limiti di durata ordinaria;

il piano industriale deve presentare condizioni per un rapido riassorbimento del personale che è stato sospeso o impiegato a orario ridotto;

il piano industriale deve rappresentare, altresì, l’impegno a realizzare, nel corso della prosecuzione del trattamento di integrazione salariale, ulteriori interventi, compresa la formazione e riqualificazione del personale sospeso o impiegato a orario ridotto, tali da assicurare la rioccupazione del personale interessato. Viene poi richiesta la sottoscrizione di uno specifico accordo, anche in sede sindacale, con indicati gli estremi dell’intervento richiesto e il costo: periodo richiesto, numero dei lavoratori interessati, modalità di sospensione o riduzione orario di lavoro. Il trattamento d’integrazione salariale verrà erogato direttamente ai lavoratori da parte dell’INPS e l’impresa dovrà pagare un contributo addizionale del 15% della retribuzione persa dal personale coinvolto dalle sospensioni di lavoro o impiegato con riduzione di orario di lavoro.

Contratti di solidarietà

Per quanto concerne la proroga del contratto di solidarietà, lo sgravio contributivo viene riconosciuto per un massimo di 24 mesi alle imprese che con gli accordi governativi stipulati sempre entro il 31 luglio 2015 abbiano previsto la proroga dei contratti di solidarietà. La riduzione è riconosciuta in misura del 35% sulla contribuzione a carico del datore di lavoro per i lavoratori interessati a contratti di solidarietà con riduzioni di orario superiori al 20%. I termini per la presentazione della domanda sono sempre fissati al 20 aprile. La domanda va inviata tramite PEC, in bollo, all’indirizzo sgravicds@pec.lavoro.gov.it, con indicati: codice pratica relativa al trattamento, stima della decontribuzione, copia accordo governativo, reazione che attesti la presenza dei requisiti e indichi numero di lavoratori coinvolti e modalità di riduzione di orario applicate.

Ammissibilità domande

L’ammissibilità delle domande di proroga , sia di CIGS che per lo sgravio contributivo, verrà valutata e certificata da una specifica Commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Una volta ottenuto il parere favorevole della Commissione, entrambe le misure saranno attribuite mediante adozione di specifico decreto, nel limite delle risorse pubbliche disponibili e pari a 194 milioni di euro: 4 per il 2016; 90 per il 2017; 100 per l’anno 2018.

Fondazione studi consulenti lavoro

TUTTI I PASSAGGI PER BONUS SUD

Dalla Fondazione studi consulenti del lavoro arriva una circolare che illustra tutti i passaggi necessari per beneficiare dell’incentivo alle assunzioni, il cosiddetto ‘bonus occupazionale Sud’, introdotto dal 1° gennaio 2017 per i nuovi contratti a tempo indeterminato, anche in apprendistato. Con la circolare n. 3 del 16 marzo 2017 la Fondazione studi consulenti del lavoro spiega, infatti, la normativa di riferimento e i vari passaggi utili per beneficiare dell’incentivo. Gli incentivi per i datori di lavoro riguardano le nuove assunzioni effettuate nel corso del 2017. Le risorse disponibili ammontano a 530.000.000 di euro, di cui: 500 milioni di euro destinate alle Regioni ‘meno sviluppate’ (Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia) e 30 milioni alle Regioni ‘in transizione’ (Abruzzo, Molise, Sardegna). “Lo scorso 1° marzo l’Inps ha rilasciato le prime istruzioni operative con la circolare n. 41 -fanno sapere i consulenti- mentre, in data 15 marzo 2017, sempre l’Istituto previdenziale ha pubblicato i moduli telematici per la richiesta dei benefici spettanti”. “Le istanze relative ad assunzioni effettuate tra l’1 gennaio 2017 e il 14 marzo 2017 -si legge ancora nella circolare della Fondazione studi dei consulenti del lavoro- dovevano essere inviate entro il 30 marzo 2017. Per tali domande la verifica dei fondi sarà effettuata secondo l’ordine cronologico di decorrenza dell’assunzione. L’invio dell’istanza oltre il termine del 30 marzo 2017 non fa comunque venire meno il diritto al beneficio, tuttavia la verifica della disponibilità dei fondi non sarà più effettuata in ordine cronologico di decorrenza dell’assunzione bensì secondo il criterio generale, costituito dall’ordine cronologico di presentazione dell’istanza stessa”. Gli incentivi sono fruibili nel rispetto delle previsioni di cui al Regolamento (Ue) per quanto attiene gli aiuti ‘de minimis’. Tuttavia, nel caso di superamento del tetto massimo previsto dal regime de minimis, il beneficio spetta a condizione che l’assunzione determini un incremento occupazionale.

Cosa prevede la proposta di legge

CONGEDO MESTRUALE IN ARRIVO

Tre giorni al mese di riposo durante il ciclo mestruale. È quanto prevede una apposita proposta di legge presentata di recente alla Camera e attualmente all’esame della Commissione lavoro che mira all’istituzione del “congedo per le donne che soffrono di dismenorrea“. “In Italia i dati sulla dismenorrea sono allarmanti”, si legge nel testo di legge, “dal 60% al 90% delle donne soffrono durante il ciclo mestruale e questo causa tassi dal 13% al 51% di assenteismo a scuola e dal 5% al 15% di assenteismo nel lavoro”.

Da qui la proposta, firmata dalle deputate Pd Romina Mura, Daniela Sbrollini, Maria Iacono e Simonetta Rubinato, che introduce il diritto per la donna lavoratrice che soffre di mestruazioni dolorose di astenersi dal lavoro per un massimo di tre giorni al mese senza riduzione dello stipendio. Alle donne che soffrono di dismenorrea infatti, spiega l’unico articolo della pdl, è dovuta un’indennità pari al 100 per cento della retribuzione giornaliera.

Il cosiddetto ‘congedo mestruale’ inoltre, si legge sulla proposta di legge, “non può essere equiparato alle altre cause di impossibilità della prestazione lavorativa e la relativa indennità che spetta alla donna lavoratrice non può essere computata economicamente, né a fini retributivi né contributivi, all’indennità per malattia”. L’emendamento specifica anche che la donna che intende usufruire del congedo dovrà presentare al datore di lavoro una certificazione medica specialistica da rinnovare entro il 31 dicembre di ogni anno.

Nel nostro Paese il dibattito sul tema si è riacceso dopo che la Coexist, un’azienda di Bristol, ha deciso di inserire nel codice di condotta l’esenzione dal lavoro per le impiegate con il ciclo mestruale. Esistono però alcuni precedenti: in Giappone sin dal 1947 alcune aziende hanno adottato il ‘seirikyuuka’, cioè il congedo, mentre un anno dopo è stato introdotto in Indonesia. La Nike invece ha inserito il congedo mestruale nel 2007 mentre, più recentemente, la pratica è stata adottata anche in Sud Corea (nel 2001) e a Taiwan (nel 2013).

Carlo Pareto

Pensioni, part time agevolato stessa sorte
del Tfr in busta: un flop

Pensioni

FLOP DEL PART TIME AGEVOLATO

La norma sul part time agevolato verso la pensione si preannuncia un flop, così come accaduto per quella sul Tfr in busta paga: dal 2 giugno 2016, data di entrata in vigore del decreto che dava la possibilità ai lavoratori che avrebbero maturato il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia entro il 31 dicembre 2018 di andare in part time verso la pensione, le domande accolte dall’Inps sono state appena 200. La norma infatti prevedeva l’accordo tra lavoratore e impresa ma vantaggi soprattutto per il dipendente.

Poletti, si cambia “Le cose vanno sperimentate e quando, come in questo caso, non danno buoni risultati bisogna prenderne atto. Si utilizzeranno strumenti diversi”. Lo ha recentemente affermato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, rispondendo a Prato ai giornalisti che gli avevano chiesto un commento sui dati relativi al part time agevolato.

Dubbi dall’Inps. Anche il presidente dell’Inps, Tito Boeri commentando i primi dati a luglio sull’utilizzo dello strumento (100 richieste nel primo mese) aveva messo in guardia sugli “interventi estemporanei e parziali” con “costi amministrativi superiori alle somme erogate”. La misura, sulla quale è stata attivata una campagna di comunicazione istituzionale per far conoscere a lavoratori e imprese i vantaggi dello strumento, è stata finora fallimentare in tutte le regioni con 33 domande accolte in Lombardia, 21 nel Lazio, solo una in Molise, Basilicata e Valle d’Aosta e 5 rispettivamente in Liguria e nelle Marche. La misura che prevede la possibilità per le persone che maturano 67 anni e sette mesi di età entro il 2018 con almeno 20 anni di contributi, previo accordo con il datore di lavoro, di ridurre l’orario in una misura compresa tra il 40% e il 60% non può essere usato nel settore pubblico né naturalmente per il lavoro autonomo. Impresa e lavoratore firmano un contratto di riduzione dell’orario con una durata pari al periodo tra la firma dell’accordo e il raggiungimento del requisito della pensione. Di fatto l’opzione è preclusa alle donne dato che chi può usare lo strumento deve essere nato prima del maggio 1952 e le donne nate prima di questa data sono in grandissima maggioranza uscite dal lavoro entro il 2016.

Con il part time agevolato si riceve ogni mese in busta paga, in aggiunta alla retribuzione per il part-time, una somma esentasse corrispondente ai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro sulla retribuzione per l’orario non lavorato. Per il periodo di riduzione della prestazione lavorativa, lo Stato riconosce al lavoratore la contribuzione figurativa corrispondente alla prestazione non effettuata, in modo che alla maturazione dell’età pensionabile il lavoratore percepirà l’intero importo della pensione. Il contratto di part time agevolato è vantaggioso per i lavoratori vicini alla pensione ma meno conveniente per le aziende che pagano una quota in più rispetto alle ore lavorate. Secondo i calcoli effettuati dai Consulenti del lavoro su classi di retribuzioni annue lorde che vanno dai 25.000 ai 43.000 euro un lavoratore che firma un contratto di part time agevolato al 40% delle ore (16 a settimana a fronte delle 40 dell’orario intero) ha in busta paga il 72% della retribuzione mentre l’impresa ha una riduzione del costo del lavoro del 49% (a fronte di una riduzione dell’orario del 60%). La contribuzione figurativa, commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata, è stata riconosciuta nel limite massimo di 60 milioni di euro per il 2016, 120 milioni per il 2017 e 60 milioni per il 2018, cifre a questo punto, almeno per l’anno scorso,

Consulenti lavoro

PIU’ DONNE AL VERTICE SOCIETA’ CONTROLLO PUBBLICO

Invertire la tendenza che finora ha visto quasi esclusivamente i professionisti di sesso maschile ricoprire incarichi al vertice di società gestite da amministrazioni pubbliche. Con questo obiettivo il Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, tramite la sua commissione per le Pari opportunità, ha recentemente siglato un protocollo d’intesa con il dipartimento delle Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri volto a favorire l’incontro tra domanda e offerta di professioniste iscritte agli albi nelle posizioni di vertice di società controllate dallo Stato e da enti pubblici, in rispetto degli obblighi di ‘equilibrio di genere’ previsti e delle politiche in materia di pari opportunità tra uomo e donna. L’accordo, presentato assieme agli altri ordini professionali che hanno aderito all’iniziativa (Avvocati, Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, Ingegneri), prevede per le professioniste la possibilità di inserire il proprio curriculum vitae all’interno della ‘Banca dati delle professioniste per le pubbliche amministrazioni’ denominata Pro-RetePA, realizzata dal dipartimento e disponibile all’indirizzo prorete-pa.pariopportunita.gov.it. La Banca dati ha la funzione di agevolare la ricerca delle professionalità necessarie a ricoprire ruoli determinanti nelle società di indirizzo pubblico, promuovere la partecipazione delle donne ai processioni decisionali economici ed individuare nuovi modelli di governance basati sulla parità di genere e sul merito. Grazie a questa iniziativa le consulenti del lavoro potranno mettere le competenze e le conoscenze specialistiche acquisite a disposizione della pubblica amministrazione che, a sua volta, potrà contare su un insieme di professionalità a cui attingere per le nomine. A precisarlo è stata direttamente la presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone: “Il Consiglio nazionale, attraverso la propria commissione Pari opportunità, svilupperà progetti ed azioni volti a rafforzare l’accesso e la rappresentanza del comparto professionale femminile negli organi istituzionali ed associativi”. “In particolare -ha ricordato Calderone – assieme alle professioni appartenenti al Comitato unitario delle professioni che hanno aderito all’iniziativa, realizzeremo corsi formativi per i professionisti che vorranno ricoprire un ruolo nei cda di aziende e società pubbliche o partecipate amministrate dalla Pubblica amministrazione e sensibilizzeremo i nostri consigli provinciali a diffondere l’accordo”.

Economia

NUOVO PANIERE ISTAT

Ogni anno, l’Istat rivede l’elenco dei prodotti che compongono il paniere di riferimento della rilevazione dei prezzi al consumo finalizzata a misurare l’inflazione. L’aggiornamento tiene conto delle novità emerse nelle abitudini di spesa delle famiglie e in alcuni casi arricchisce la gamma dei prodotti che rappresentano consumi consolidati. Nel paniere utilizzato nel 2017 per il calcolo degli indici NIC (per l’intera collettività nazionale) e FOI (per le famiglie di operai e impiegati) figurano 1.481 prodotti elementari, raggruppati in 920 prodotti, a loro volta raccolti in 405 aggregati. Per il calcolo dell’indice IPCA (armonizzato a livello europeo) viene invece impiegato un paniere di 1.498 prodotti elementari, raggruppati in 923 prodotti e 409 aggregati. Nel 2017 entrano nel paniere 12 nuovi beni e servizi: i Preparati di carne da cuocere, i Preparati vegetariani e/o vegani, i Centrifugati di frutta e/o verdura al bar, la Birra artigianale, gli Smartwatch, i Dispositivi da polso per attività sportive, le Soundbar (barre amplificatrici di suoni), l’Action camera, le Cartucce a getto d’inchiostro, le Asciugatrici, le Centrifughe e i Servizi assicurativi connessi all’abitazione. Escono dal paniere le Videocamere tradizionali (sostituite dall’Action camera). Nel complesso, le quotazioni di prezzo rilevate ogni mese per la stima dell’inflazione sono circa 706.500, di cui più di 493.000 raccolte sul territorio dagli Uffici comunali di statistica e, oltre 137.500 centralmente dall’Istat. Le restanti 76.000 quotazioni provengono dalla base dati dei prezzi dei carburanti del Ministero dello Sviluppo economico. Sono 80 i comuni che contribuiscono alla stima dell’inflazione per il paniere completo; la copertura territoriale dell’indagine è pari all’83,7% in termini di popolazione provinciale. Altri 16 comuni partecipano alla stima dell’inflazione solo per un sottoinsieme di prodotti (tariffe locali e alcuni servizi); il loro peso sul paniere NIC è del 6,0%, mentre la copertura territoriale dell’indagine è del 92,4%. Da quest’anno è invece completa la copertura territoriale per il monitoraggio dei prezzi dei carburanti (benzina, gasolio, GPL e metano). Sono circa 41.700 le unità di rilevazione (punti vendita, imprese e istituzioni) presenti nei comuni, mentre ammontano a quasi 8.000 le abitazioni presso le quali sono rilevati i canoni d’affitto. Così, l’inflazione dello 0,5% misurata a dicembre 2016 con il vecchio paniere, a gennaio del 2017, con l’introduzione del nuovo paniere, è passata a 0,9% diventando la più alta dal 2013. Ma quale sarebbe stata l’inflazione a dicembre scorso se fosse stata misurata anch’essa, per assurdo, con l’applicazione del nuovo paniere ? Una legittima curiosità per gli italiani ed anche per gli studiosi di economia che amano i confronti statistici possibilmente su basi tendenzialmente omogenei.

Fisco

EQUITALIA: RECORD INCASSI 2016

Incasso record per Equitalia che nel 2016 ha riscosso 8,7 miliardi di debiti dei cittadini con il fisco, segnando un +6,17% rispetto al 2015, cioè oltre mezzo miliardo in più. A trainare il saldo positivo resta il Centro-Nord (dalla Toscana alla Valle d’Aosta) che fa segnare oltre 4,8 miliardi, mentre nelle regioni del Centro-Sud (Umbria e Lazio comprese) la riscossione sfiora i 3,9 miliardi. Al top la Lombardia, in cui Equitalia ha incassato oltre 1,8 miliardi, (+0,2%) seguita da Lazio, 1,28 miliardi (+8,8%) e Campania (875 milioni, +5,6%). I risultati record di Equitalia “confermano che le riforme messe in atto dal governo in questi tre anni, l’impegno alla lotta all’evasione e al recupero delle risorse con nuovi strumenti, così come i nostri progetti per costruire un nuovo rapporto coi cittadini grazie anche all’impegno e alla professionalità dei dipendenti vanno nella giusta direzione “. A dirlo è stato di recente l’ad di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini, commentando i dati del 2016. Secondo i dati diffusi dall’ente di riscossione lo scorso anno a beneficiare del risultato record della riscossione è stata innanzitutto l’Agenzia delle Entrate, per la quale sono stati riscossi 4,66 miliardi di euro, 414,6 milioni di euro in più rispetto al 2015 (+ 9,75%). Molto positivo, evidenzia Equitalia, anche il saldo per conto dell’Inps, che nel 2016 sfiora i 2,5 miliardi (+5,5%), 124 milioni di euro in più rispetto al 2015. In leggera flessione, invece, il dato relativo ai Comuni, per i quali sono stati riscossi nel 2016 530 milioni di euro, 20 in meno rispetto al 2015.

Carlo Pareto

Colf e badanti: all’Inps il versamento entro il 10/4. Nuovi servizi On line all’Inps. Ocse: donne italiane lavorano di più

Lavoro
COLF E BADANTI: ENTRO IL 10 APRILE IL VERSAMENTO ALL’INPS

È scattato il conto alla rovescia per il versamento dei contributi Inps relativi a colf e badanti. Entro il 10 aprile prossimo tutte le famiglie che si avvalgono della collaborazione di personale domestico dovranno saldare la rata relativa al primo trimestre (gennaio – marzo) del 2017. Lo faranno nella consapevolezza che la riforma Fornero ha a suo tempo introdotto un contributo addizionale dell’1,40% in caso di contratto a tempo indeterminato.
Le novità contributive.
Con la circolare 25 dell’8 febbraio 2013 l’Inps ha infatti fornito per la prima volta due tabelle: una da utilizzare per i lavoratori assunti a tempo indeterminato e l’altra per i rapporti a termine. Nel caso l’orario non superi le 24 ore settimanali, per entrambe le tipologie di contratto i contributi orari sono commisurati a tre diverse fasce di retribuzione effettiva. Quando, invece, si sforano le 24 ore il contributo orario diventa fisso.
Il contributo addizionale
Ma la vera novità anche di quest’anno resta tuttavia sempre il versamento del contributo addizionale dell’1,40% all’Inps. Nel caso, comunque, il contratto di lavoro a tempo determinato venga trasformato in tempo indeterminato, il contributo addizionale a carico del datore di lavoro viene restituito per gli ultimi sei mesi di rapporto. Al riguardo l’Istituto ricorda che a partire dal primo gennaio 2013, per effetto dell’articolo 2 della legge 92/2012 – la cosiddetta riforma Fornero – l’assicurazione contro la disoccupazione involontaria è stata prima sostituita dall’Assicurazione sociale per l’impiego (Aspi) poi dall’attuale Naspi.
Retribuzione
Sul fronte della retribuzione restano ancora in vigore i minimi per il 2016, diversificati a seconda dell’inquadramento e della tipologia di mansione. Come ogni anno, precisa l’Ente di previdenza, i minimi presi a riferimento l’anno scorso per l’obbligazione contributiva di cui si tratta vengono se del caso aggiornati sulla base delle rilevazioni Istat da una apposita commissione istituita ad hoc.
Il versamento
La corresponsione degli oneri assicurativi dovuti può essere effettuata, a scelta, con uno dei seguenti mezzi:
1) rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito “Reti Amiche”; Il pagamento è disponibile, senza necessità di supporto cartaceo, presso: – le tabaccherie che espongono il logo “Servizi Inps” ; – gli sportelli bancari di Unicredit Spa; – tramite il sito Internet del gruppo Unicredit Spa per i clienti titolari del servizio di Banca online; – a partire dalla fine del 2011, inoltre, il versamento senza bollettino può essere praticato anche presso tutti gli sportelli di Poste Italiane, con le modalità prefigurate per il circuito Reti Amiche.
2) online sul sito Internet www.inps.it nella sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici”, utilizzando la carta di credito;
3) utilizzando il bollettino Mav – Pagamento mediante avviso – inviato dall’Inps o generato attraverso il sito Internet www.inps.it, nella sezione “Servizi Online/Per tipologia di utente/Cittadino/Pagamento contributi lavoratori domestici”, pagabile senza commissione presso le banche oppure presso gli uffici postali, con addebito della commissione;
4) telefonando al Contact Center numero verde gratuito 803164, impiegando la carta di credito. Soltanto nel caso di rapporti di lavoro a carattere temporaneo, occasionale e di breve durata, è possibile ricorrere alla modalità di versamento tramite i buoni lavoro (voucher). Di seguito si riporta la tabella dei contributi relativi all’anno di riferimento 2017:
Rapporti di lavoro di durata fino a 24 ore settimanali – retribuzione oraria effettiva – contributo orario (tra parentesi la quota a carico del lavoratore) con Cuaf (*) senza Cuaf
Retribuzione oraria Contributo orario con Cuaf Contributo orario senza Cuaf*
fino a 7,88 euro 1,49 (0,35) 1,50 (0,35)
da 7,88 euro fino a 9,59 euro 1,68 (0,39) 1,69 (0,40)
oltre 9,59 euro 2,05 (0,48) 2,06 (0,48)
più di 24 ore settimanali 1,08 (0,25) 1,09 (0,25)
(*) Il contributo Cassa Unica Assegni Familiari (Cuaf) è sempre dovuto, esclusi i casi di rapporto di lavoro tra coniugi e tra parenti o affini entro il terzo grado conviventi. (parenti: figli, fratelli o sorelle e nipoti; affini: genero, nuora e cognati). Fra parentesi è invece indicata la quota parte a carico del lavoratore. Se la colf però lavora più di 24 ore settimanali presso la stessa famiglia l’onere previdenziale complessivamente dovuto è di 1,08 euro (0,25) (o di 1,09 (0,25) senza Cuaf) a prescindere dalla retribuzione oraria effettivamente percepita. Da ricordare, infine, che la prossima scadenza, quella relativa al pagamento del 2° trimestre 2017 (periodo aprile – giugno 2017), sarà per il 10 luglio prossimo.

Inps
NUOVI SERVIZI ONLINE PER LA CITTADINANZA DIGITALE
L’Inps ha recentemente partecipato alla prima edizione della Settimana dell’Amministrazione Apertasi dal 4 all’11 marzo con un incontro pubblico, svoltosi il 10 marzo presso la Direzione generale, sala Aldo Moro, dal titolo “Nuovi servizi online per la cittadinanza digitale”. L’incontro si è collocato anche nell’ambito della campagna per il rilascio della Certificazione Unica 2017, da poco avviata dall’Istituto con la pubblicazione del servizio online “Certificazione Unica 2017” e con la promozione del nuovo servizio “Detrazioni fiscali: domanda e gestione”. Per assicurare la più ampia partecipazione e diffusione all’utenza, le sedi regionali e di coordinamento metropolitano sono state opportunamente collegate in videoconferenza, coinvolgendo il personale interno del front-end e concorrendo alla promozione dell’evento a livello locale. La videoconferenza è stata aperta pure alle Direzioni provinciali per consentire la partecipazione ai Direttori e ai responsabili degli Uffici Relazioni con il Pubblico. L’interazione con i relatori, per ragioni di tempo, è stata limitata al pubblico presente in sala. La finalità sottesa all’evento è stata quella di assicurare ai cittadini la possibilità di conoscere i servizi online rilasciati dall’Ente. Per questo, è stato necessario coinvolgere nell’operazione una larga partecipazione dei media e delle rappresentanze delle diverse tipologie di utenza interessate soprattutto per far pubblicamente conoscere l’impegno già profuso per l’attuazione dell’Agenda digitale; presentare alcuni servizi online, sviluppati di recente, in un’ottica di trasparenza e restituzione di informazioni confluite negli archivi Inps, nonché di partecipazione dei cittadini al miglioramento della qualità dei servizi. Indispensabile è stata dunque la partecipazione del personale delle Direzioni regionali e di coordinamento metropolitano e la collaborazione dei responsabili CRIC e GAI nella preliminare promozione dell’evento ai media locali e alle Associazioni dei Lavoratori e dei Pensionati, anche attraverso l’utilizzo dell’apposito programma che conteneva maggiori informazioni sul seminario Inps “Nuovi servizi online per la cittadinanza digitale” e sulla Settimana dell’Amministrazione Aperta, organizzata dal Dipartimento Funzione Pubblica
I partner non aiutano
OCSE, DONNE ITALIANE AL TOP LAVORO A CASA
Le donne italiane dedicano in media al lavoro “non pagato”, ovvero quello per la cura dei figli, dei parenti e della casa oltre cinque ore al giorno piazzandosi al quarto posto tra i Paesi Ocse. Il dato risente della scarsa collaborazione dei partner nel nostro Paese che, con appena 100 minuti al giorno in media, si piazzano al quarto posto tra i meno impegnati nelle attività di cura della famiglia. I dati sono contenuti in uno studio Ocse sull’esperienza tedesca sulla condivisione del lavoro in famiglia che analizza la situazione nei principali paesi sviluppati. Anche nei casi in cui entrambi i genitori lavorano fuori casa la collaborazione al 50% nelle incombenze quotidiane è una chimera. Lo è nei paesi nordici, i più avanzati sotto il profilo della condivisione dei carichi familiari ma lo è soprattutto in Italia, Messico, Portogallo e Turchia (quelli dove le donne lavorano in casa o per la cura dei figli oltre 300 minuti al giorno) e in Giappone e Corea (i Paesi dove gli uomini dedicano al cosiddetto “lavoro non pagato” meno di un’ora al giorno).
Svezia e Norvegia sono le paladine dell’uguaglianza con poco più di tre ore per le donne e due e mezza per gli uomini insieme alla Danimarca con tre ore per gli uomini e quattro per le donne. Le donne con un partner tra i 25 e i 44 anni, l’età nella quale l’impegno in casa è maggiore per la frequente presenza di figli piccoli – spiega la ricerca – spendono in tutti i paesi Ocse più tempo per fare lavoro non pagato rispetto agli uomini anche a fronte delle stesse ore lavorate fuori casa. In Italia – prosegue la ricerca – le donne lavorano in casa almeno il doppio degli uomini a prescindere dal loro impegno in un impiego pagato. In pratica anche le donne italiane in questa fascia di età con un’occupazione di oltre 45 ore settimanali lavorano in casa quasi quattro ore (a fronte delle otto di quelle senza occupazione), più degli uomini senza lavoro e di quelli con impieghi inferiori alle 29 ore settimanali. Il lavoro è sbilanciato a sfavore delle donne anche nel caso che queste ultime guadagnino di più ma nei Paesi nei quali è più alta l’occupazione femminile (come Svezia, Norvegia e Francia) gli uomini tendono a condividere di più il carico familiare.
L’Italia, con un tasso di occupazione femminile ancora molto basso, ha il divario più alto tra donne e uomini sul lavoro non pagato. Il divario risulta invece più basso nelle coppie con un alto livello di istruzione con le donne impegnate lievemente meno nei lavoro di casa e gli uomini più collaborativi. La presenta di figli piccoli aumenta la polarizzazione tra lavoro pagati e non pagato. La donna in media fa più lavoro in casa e l’uomo fa più ore di lavoro pagato.

Carlo Pareto

Inps: versamenti volontari entro il 30 marzo. Novità Opzione Donna. Arriva il PagoPa

Inps
VERSAMENTI VOLONTARI: ENTRO IL 30 MARZO IL PAGAMENTO ALL’INPS
Scade alla fine del corrente mese il termine ultimo utile per corrispondere all’Inps i contributi volontari relativi all’ultimo trimestre dell’anno scorso (Ottobre – Dicembre 2016). Al riguardo è appena il caso di precisare che anche nel 2017 (come nel 2015 e 2016), per coprire un anno di contribuzione volontaria occorre una spesa minima di 2.909 euro. E se si è stati autorizzati dopo il 31 dicembre del 1995 si dovrà spendere 522 euro in più.
Venerdì prossimo 31 marzo si conclude quindi il pagamento 2016 dei versamenti in proprio riferiti all’anno precedente.
La «volontaria» – si trae spunto per ricordarlo – coinvolge numerosi ex lavoratori (soprattutto donne) che hanno scelto di continuare l’assicurazione pagando in proprio, con lo scopo di maturare comunque il diritto alla pensione. Da un’occhiata sommaria alle tabelle, i cui nuovi parametri sono indicati in un apposita circolare Inps, (la n. 12 del 27 gennaio 2017), si nota facilmente come costa sempre di più «farsi» una pensione da soli, per chi si è ritirato prima del tempo dall’attività lavorativa. Non solo, ma in passato la sola autorizzazione al versamento ha costituito un ottimo scudo per difendersi dalle novità – sempre insidiosamente in agguato – intervenute in materia di requisiti pensionistici. Dopo la riforma Monti-Fornero, ora non è più così.
Valori 2017. Le somme da versare differiscono a seconda della decorrenza dell’autorizzazione: prima o dopo dicembre 1995. L’ammontare del contributo volontario si ottiene, infatti, applicando alla retribuzione di riferimento (quella dell’ultimo anno di lavoro) l’aliquota contributiva vigente che per gli ex dipendenti è pari al 27,87%, se autorizzati sino al 31 dicembre 1995, e al 32,87% (33,87% per le quote eccedenti i 46.123 euro annui, minimale 2017) per le autorizzazioni successive. Mentre il massimale di cui all’art. 2, comma 18, della legge n. 335/95, da applicare, per l’anno in corso, ai prosecutori volontari titolari di contribuzione non anteriore al 1° gennaio 1996 o che, avendone il requisito, esercitino l’opzione per il sistema contributivo, è di euro 100.324,00.
Esiste anche una retribuzione base (minimale), pari al 40% del minimo di pensione mensile. In altri termini, per il 2015, con un minimale di retribuzione settimanale pari a 200,76 euro, il contributo non può essere inferiore a 55,95 euro per i soggetti autorizzati sino al 31 dicembre 1995 e a 65,98 euro per le autorizzazioni successive.
Il pagamento dei contributi volontari può avvenire in tre modi diversi:
1) utilizzando il bollettino Mav (pagamento mediante avviso);
2) online, sul sito internet www.inps.it;
3) telefonando al numero verde gratuito 803.164, utilizzando la carta di credito;
4) ricorrendo al nuovo sistema PagoPA
Uno scudo perforato. La possibilità di versare volontariamente in occasione delle precedenti riforme ha sempre costituito una vera e propria polizza assicurativa. A cominciare dall’elevazione del minimo di contributi richiesto per la vecchiaia, innalzato da 15 a 20 anni dalla riforma Amato del 1993, dove è prevista la conservazione dei «vecchi» 15 anni in favore dei soggetti autorizzati alla volontaria entro il 31 dicembre 1992. Per non parlare dei famosi «blocchi» temporanei delle pensioni di anzianità, avvenuti più volte tra il 1994 e il 1998, che in questi casi non hanno trovato applicazione,
Ora la musica è cambiata. Solo un ristretto numero di contribuenti volontari è infatti riuscito a rientrare nella schiera dei cosiddetti “salvaguardati” dall’inasprimento dei requisiti pensionistici della riforma Fornero. Ciò non toglie che la richiesta di autorizzazione alla volontaria, alla cessazione o sospensione dell’attività lavorativa, sia inutile. Non costa nulla e non è impegnativa.

Dal 20 giugno 2016
SISTEMA PAGOPA ANCHE PER CONTRIBUTI VOLONTARI INPS
Inps accelera ulteriormente il processo di digitalizzazione dei propri servizi grazie all’implementazione di PagoPA, il sistema dei pagamenti elettronici a favore delle pubbliche amministrazioni. A partire dal 20 giugno 2016, sul sito www.inps.it, i cittadini potranno pagare grazie a PagoPA i propri contributi volontari. I lavoratori che hanno concluso o interrotto l’attività lavorativa potranno infatti perfezionare i requisiti necessari per avere diritto ad una prestazione pensionistica, o aumentare l’importo del trattamento pensionistico cui si ha diritto se i requisiti contributivi richiesti sono già stati raggiunti. Il versamento dei contributi volontari rappresenta il primo di una serie di servizi online di Inps che progressivamente saranno integrati al sistema dei pagamenti elettronici. PagoPA è l’infrastruttura digitale nazionale – progetto strategico del piano di digitalizzazione del Governo Italiano – che consente a cittadini e imprese di effettuare pagamenti in modalità elettronica verso la pubblica amministrazione garantendo sicurezza, semplicità e flessibilità nella scelta delle modalità e del prestatore di pagamento. L’adesione di Inps al sistema PagoPA rappresenta un importante passo avanti nel percorso di attuazione dell’iniziativa “Cittadino Digitale”, che vede AgID e Inps uniti nell’intento di ridurre il digital divide grazie alla promozione dell’utilizzo di Internet e dei servizi digitali erogati dalla pubblica amministrazione. La collaborazione tra Inps e AgID ha preso il via nel mese di marzo con l’immediata adesione a Spid da parte dell’istituto previdenziale, e contestualmente all’avvio dell’iniziativa che prevede l’invio a 7 milioni di lavoratori delle buste contenenti la simulazione della propria pensione insieme all’invito a munirsi dell’identità digitale unica per poter accedere online a tutti i servizi della PA.

Previdenza
L’OPZIONE DONNA NEL 2017
Cos’è
È un beneficio che consente alle lavoratrici di ottenere la pensione di anzianità con requisiti anagrafici più favorevoli rispetto a quelli in vigore dal 1° gennaio 2008 in poi. E’ un regime sperimentale in quanto previsto solo per chi ha maturato i requisiti nel periodo dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2015.
A chi si rivolge
Alle lavoratrici dipendenti e autonome in possesso di:
• anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni al 31 dicembre 1995, che non abbiano altrimenti maturato il diritto a pensione di anzianità. La lavoratrice che ha già maturato i requisiti per la pensione di anzianità previsti dalla c.d. Riforma Maroni (legge n. 243 del 2004) consegue il diritto alla pensione secondo questa normativa e non come opzione donna.
• anzianità contributiva inferiore ai 18 anni al 31 dicembre 1995 che non abbiano optato per la liquidazione della pensione esclusivamente con le regole del sistema contributivo.
Requisiti
Per avere diritto alla pensione di anzianità con l’opzione donna le lavoratrici devono possedere, entro il 31 dicembre 2015:
• un’anzianità assicurativa e contributiva di almeno 35 anni (per le gestioni esclusive dell’AGO 34 anni, 11 mesi e 16 giorni)
• un’età anagrafica di 57 anni, se dipendenti, e di 58, se autonome. Dal 1.1.2013, con gli adeguamenti alla speranza di vita cui all’articolo 12 della legge n. 122 del 2010, il requisito di accesso è divenuto di 57 anni e 3 mesi per le lavoratrici dipendenti e 58 anni e 3 mesi per quelle autonome.
La facoltà è stata estesa retroattivamente anche alle lavoratrici che al 31 dicembre 2015 avevano compiuto 57 anni, se dipendenti, e 58 anni, se autonome ma che a tale data non erano in possesso degli ulteriori tre mesi richiesti per effetto degli incrementi alla speranza di vita applicati dal 1.1.2013.
Condizioni
La lavoratrice deve accettare che la pensione venga liquidata interamente con il calcolo contributivo.
Al momento della decorrenza del trattamento, inoltre, l’interessata deve cessare l’attività di lavoro dipendente.
Decorrenza
La pensione di anzianità, nel caso di opzione donna, viene corrisposta alla lavoratrice decorsi 12 mesi, se lavoratrice dipendente, (18 mesi, se autonoma) dalla data di maturazione dei requisiti previsti4. Le lavoratrici dipendenti nate nell’ultimo trimestre del 1958 (ultimo trimestre del 1957, se autonome) devono attendere ulteriori 4 mesi relativi agli incrementi della speranza di vita del 2016.
4 La decorrenza della pensione è cioè differita rispetto alla maturazione dei requisiti (c.d. ‘finestre mobili’) secondo quanto previsto dall’articolo 12 della Legge 30 luglio 2010, n. 122; tale differimento è stato abolito,
per la generalità delle pensioni, dal 1 ° gennaio 2012 (Legge 22 dicembre 2011, n. 214
Domanda
La domanda deve essere inoltrata esclusivamente in via telematica attraverso uno dei seguenti canali:
• Web – accedendo ai servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite Pin o Spid attraverso il portale dell’Istituto
• telefono – contattando il contact center integrato, al numero 803164 gratuito da rete fissa o al numero 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico
• patronati e tutti gli intermediari dell’Istituto – usufruendo dei servizi telematici offerti dagli stessi.

Carlo Pareto

Inps, disponibile per i cittadini la certificazione unica 2017

Inps

DISPONIBILE PER I CITTADINI LA CERTIFICAZIONE UNICA 2017

E’ disponibile, per tutti i cittadini che hanno come sostituto di imposta Inps, la Certificazione Unica 2017, relativa ai redditi percepiti nel 2016.

Per ottenere la Certificazione Unica gli utenti devono accedere con le proprie credenziali (SPID o codice fiscale e PIN  o CNS) al servizio online Certificazione Unica 2017, accessibile dal Menu Servizi on line del portale web o tramite smarphone e tablet , scaricando gratuitamente l’app Inps-Servizi Mobile.

Tramite il servizio è possibile visualizzare, scaricare e stampare il modello della Certificazione Unica 2017. Per i pensionati la Certificazione Unica 2017 è accessibile anche tramite il servizio Cedolino pensione e servizi collegati. Le certificazioni relative agli anni precedenti possono essere consultate e scaricate invece tramite il servizio Fascicolo Previdenziale del cittadino.

Chi non fosse ancora in possesso delle credenziali per utilizzare i servizi Inps web e mobile può richiedere:

le credenziali SPID agli identity provider certificati dall’AGID oppure il codice PIN:

direttamente online sul sito istituzionale – sezione Servizi > PIN online;

tramite Contact Center al numero 803164 gratuito da rete fissa o a pagamento dal cellulare al numero 06164164;

presso le sedi Inps.

 

Inps

VOLONTARIA IMMUTATA ANCHE NEL 2017

Anche nel 2017 (come nel 2015 e 2016), per coprire un anno di contribuzione volontaria occorre una spesa minima di 2.909 euro. E se si è stati autorizzati dopo il 31 dicembre del 1995 si dovrà spendere 522 euro in più. Il prossimo 30 giugno scade il termine per il pagamento relativo al trimestre gennaio-marzo, primo dei quattro appuntamenti di quest’anno (gli altri tre sono fissati al 30 settembre, 31 dicembre e 31 marzo 2018). L’aumento zero, rispetto al 2016, è dovuto alla mancata lievitazione delle retribuzioni di riferimento, aggiornate allo 0,20% per via dell’inflazione. La «volontaria» coinvolge numerosi ex lavoratori (soprattutto donne) che hanno scelto di continuare l’assicurazione pagando in proprio, con lo scopo di maturare comunque il diritto alla pensione. Da un’occhiata sommaria alle tabelle, i cui nuovi parametri sono indicati in un apposita circolare Inps, (la n. 12 del 27 gennaio 2017), si nota facilmente come costa sempre di più «farsi» una pensione da soli, per chi si è ritirato prima del tempo dall’attività lavorativa. Non solo, ma in passato la sola autorizzazione al versamento ha costituito un ottimo scudo per difendersi dalle novità – sempre insidiosamente in agguato – intervenute in materia di requisiti pensionistici. Dopo la riforma Monti-Fornero, ora non è più così.

Valori 2017. Le somme da versare differiscono a seconda della decorrenza dell’autorizzazione: prima o dopo dicembre 1995. L’ammontare del contributo volontario si ottiene, infatti, applicando alla retribuzione di riferimento (quella dell’ultimo anno di lavoro) l’aliquota contributiva vigente che per gli ex dipendenti è pari al 27,87%, se autorizzati sino al 31 dicembre 1995, e al 32,87% (33,87% per le quote eccedenti i 46.123 euro annui, minimale 2017) per le autorizzazioni successive. Mentre il massimale di cui all’art. 2, comma 18, della legge n. 335/95, da applicare, per l’anno in corso, ai prosecutori volontari titolari di contribuzione non anteriore al 1° gennaio 1996 o che, avendone il requisito, esercitino l’opzione per il sistema contributivo, è di euro 100.324,00.

Esiste anche una retribuzione base (minimale), pari al 40% del minimo di pensione mensile. In altri termini, per il 2015, con un minimale di retribuzione settimanale pari a 200,76 euro, il contributo non può essere inferiore a 55,95 euro per i soggetti autorizzati sino al 31 dicembre 1995 e a 65,98 euro per le autorizzazioni successive.

Il pagamento dei contributi volontari può avvenire in tre modi diversi:

1) utilizzando il bollettino Mav (pagamento mediante avviso);

2) online, sul sito internet www.inps.it;

3) telefonando al numero verde gratuito 803.164, utilizzando la carta di credito;

Uno scudo perforato. La possibilità di versare volontariamente in occasione delle precedenti riforme ha sempre costituito una vera e propria polizza assicurativa. A cominciare dall’elevazione del minimo di contributi richiesto per la vecchiaia, innalzato da 15 a 20 anni dalla riforma Amato del 1993, dove è prevista la conservazione dei «vecchi» 15 anni in favore dei soggetti autorizzati alla volontaria entro il 31 dicembre 1992. Per non parlare dei famosi «blocchi» temporanei delle pensioni di anzianità, avvenuti più volte tra il 1994 e il 1998, che in questi casi non hanno trovato applicazione,

Ora la musica è cambiata. Solo un ristretto numero di contribuenti volontari è infatti riuscito a rientrare nella schiera dei cosiddetti “salvaguardati” dall’inasprimento dei requisiti pensionistici della riforma Fornero. Ciò non toglie che la richiesta di autorizzazione alla volontaria, alla cessazione o sospensione dell’attività lavorativa, sia inutile. Non costa nulla e non è impegnativa.

Enpam

PIU’ SOLDI ALLE MAMME MEDICO

Un’iniezione di welfare per la maternità delle professioniste. L’Enpam ha deciso di aumentare l’assegno staccato alle dottoresse che diventano mamme: un minimo che sfiora i 1.200 euro mensili per cinque mesi, più un cospicuo pacchetto di misure che vanno dalla protezione dei periodi per gravidanza a rischio, la copertura dei buchi previdenziali, aiuti per asili nido e baby sitter e l’estensione di tutele anche alle studentesse di medicina e odontoiatria non ancora laureate. “La professione medica è sempre più femminile ed è necessario prenderne atto anche nelle tutele offerte – ha detto il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti –. Da custodi di un sistema previdenziale, inoltre, dobbiamo pensare al lavoro ed è importante che una professionista possa diventare serenamente mamma, sapendo di avere a disposizione delle opzioni che le consentano di conciliare vita e professione. Per noi infatti le dottoresse mamme sono colleghe che hanno dei figli, non delle donne che devono essere aiutate paternalisticamente”. Queste nel dettaglio le misure previste. Indennità di maternità: l’assegno copre i due mesi precedenti la data presunta del parto e i tre mesi successivi alla nascita del bambino. A differenza dell’Inps, l’Enpam paga l’indennità anche se non si interrompe l’attività lavorativa. L’importo minimo garantito sarà di 4.958,72 euro (per il 2017) a cui si aggiungerà un ulteriore assegno di 1000 euro (indicizzati) per le dottoresse con redditi inferiori a 18mila euro (indicizzati), il che fa arrivare l’indennità minima totale a quasi 6mila euro l’anno, circa 1200 euro al mese. Per le professioniste con redditi superiori verrà comunque garantita un’indennità pari all’80 per cento di cinque dodicesimi del reddito professionale dichiarato ai fini fiscali nel secondo anno precedente a quello della gravidanza. L’indennità massima è di 24.793,60 euro.

Gravidanza a rischio: le professioniste potranno essere tutelate da una copertura specifica, prevista per un massimo di sei mesi (il periodo rimanente ricade nell’assegno di maternità). L’importo viene stabilito annualmente dal Consiglio di amministrazione dell’Enpam. Prima di questo nuovo regolamento la gravidanza a rischio rientrava nelle tutele assistenziali previste per la malattia che sono vincolate a limiti di reddito, per cui le dottoresse con un reddito familiare superiore a una determinata soglia non erano garantite per il periodo in cui erano costrette a interrompere la professione per una gravidanza a rischio. Questa nuova tutela protegge anche le dottoresse convenzionate con il Ssn che in alcune situazioni particolari in precedenza non ne avevano diritto. Sussidi per spese di nido e baby sitter: le neo mamme potranno contare su aiuti economici per le spese di baby sitter e nido (pubblico e privato accreditato) entro i primi dodici mesi di vita del bambino. Il beneficio è concesso una volta per ciascun figlio. Modalità, termini e limiti per la fruizione di questi sussidi saranno contenuti in un bando annuale deliberato dal Consiglio di amministrazione. Contributo volontario: nel caso in cui ci dovessero essere periodi privi di contribuzione a seguito di una gravidanza (maternità, aborto, gravidanza a rischio) o di adozione o affidamento, è possibile colmare gli eventuali buchi con dei versamenti volontari e garantirsi così una continuità utile ai fini dei requisiti e dell’importo della pensione. Il contributo volontario viene calcolato sulla base del reddito professionale dichiarato nel secondo anno precedente alla gravidanza. In assenza di reddito si prende come riferimento per la base del calcolo il minimo Inps previsto nello stesso anno.

Adozione e affidamenti: niente più distinzioni tra adozioni (e gli affidamenti preadottivi) nazionali e internazionali, per entrambe le quali viene garantita un’indennità di cinque mesi. Le tutele sono le stesse previste per la maternità. Sono tutelate le professioniste iscritte all’Ordine dei medici e degli odontoiatri. L’indennità di maternità viene corrisposta se non sussiste analogo diritto presso altre gestioni previdenziali obbligatorie oppure se ha diritto a percepire, in forza di leggi o contratti, trattamenti economici per gli stessi eventi o in alcuni altri casi particolari. L’Enpam integra comunque le prestazioni che non dovessero arrivare al mimino assicurato. Le tutele per la maternità sono state estese anche alle studentesse universitarie che decideranno di iscriversi alla Fondazione Enpam già a partire dal quinto o sesto anno del corso di laurea. Per queste ultime è previsto un sussidio di importo pari all’indennità minima prevista per ciascuna fattispecie. Per l’apertura delle iscrizioni all’Enpam che farebbe scattare le garanzie anche alle studentesse, la Fondazione sta attendendo il necessario via libera dei ministeri.

Carlo Pareto

Carlo Pareto