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Carlo Pareto

Novità pensioni: Quota 100, ma meno soldi. Inps, come chiedere congedo maternità

Novità pensioni
QUOTA CENTO MA MENO SOLDI

Un sondaggio, condotto da SWG per Confesercenti, rivela che quasi un italiano su due vorrebbe il superamento della legge Fornero. La revisione della riforma sulle pensioni è il punto del contratto di governo Lega-M5S più apprezzato dai cittadini, sottoscritto dal 44% degli intervistati.
Quota 100 e quota 41 sono ancora sotto i riflettori in tema di riforma pensioni. Intanto va detto che quota 100 è già realtà per medici, avvocati e commercialisti. Ma la logica del governo è: quota 100 per tutti. Il nodo è però anche legato a quanto varranno gli assegni pensionistici e si teme il ribasso. Chi va in pensione adesso e percepisce 1.289 euro di pensione, con la quota 100 prenderebbe 1.089 euro. Inoltre, quota 100 non sarebbe conveniente per i giovani che hanno carriere discontinue. Stando a quanto ha recentemente riportato Businnes Online “secondo alcune elaborazioni, chi ha avuto carriere discontinue o brevi, e attualmente questi casi di registrano soprattutto nelle regioni del Sud e per le donne, o chi ha avuto interruzioni al lavoro superiori ai 2 anni per cassa integrazione o malattia, con la quota 100 correrebbe il rischio di posticipare il momento della pensione fino a 3 anni”.
Sulle pensioni, quindi, arriverà la quota 100 ma con tagli sull’assegno pensionistico? La riforma gialloverde della legge Fornero per anticipare la pensione degli italiani, inserita da Lega e Cinque Stelle nel contratto di governo, potrebbe avere degli effetti collaterali. Lo ha spiegato anche Repubblica. Ecco quanto viene detto al riguardo: Chi rientra nei nuovi parametri si prepari a una sorpresa niente male: il ricalcolo contributivo di quanto versato tra il 1996 e il 2011″. «Dovevamo farlo già nel 1996, quando entrò in vigore la riforma Dini», ha affermato Alberto Brambilla, esperto previdenziale e consigliere del vicepremier leghista Salvini. «E invece si scelse un’altra strada». Ovvero mantenere nel retributivo (pensione proporzionale agli ultimi stipendi) quanti già avevano più di 18 anni di versamenti. E affidare tutti gli altri al nuovo calcolo in base ai contributi, poi diventato universale nel 2012. Ora, ricalcolare 16 anni col contributivo potrebbe tradursi in un taglio medio sull’importo della pensione del 9-10% che forse molti pensionandi non hanno messo in conto, quando sentono parlare di “quota 100”. Senza pensare che tra il 1996 e il 2012 sono andati in pensione già oltre 3 milioni e mezzo di italiani. E con un assegno più generoso di quanto spetterà a loro, perché interamente retributivo. Motivo, questo, di contenzioso infinito.

Inps
CONGEDO DI MATERNITA’, COME RICHIEDERLO

Si chiama congedo di maternità il periodo di astensione dal lavoro per le lavoratrici in gravidanza; un’astensione obbligatoria di 5 mesi alla quale la dipendente non può rinunciare, pur potendo decidere se aderire alla formula 2+3 (due mesi prima e tre mesi dopo il parto) o 1+4 (un mese prima e quattro mesi dopo). Per posticipare l’inizio del congedo di maternità, però, è necessario che sia il medico del Servizio sanitario nazionale sia quello competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che in questo modo non si arreca alcun danno alla madre e al nascituro. In entrambi i casi la domanda per il congedo di maternità va trasmessa all’Inps in via telematica; questa va inoltrata con due mesi di anticipo dall’inizio del congedo e non oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile.
La lavoratrice che invia l’istanza prima dell’inizio del congedo ha il dovere di presentare all’Inps il certificato medico di gravidanza, ove tra l’altro sarà indicata la data presunta del parto. Inoltre, sarà compito della dipendente comunicare, sempre all’Inps, – entro trenta giorni dal parto – la data di nascita e le generalità del figlio. Per recapitare la richiesta all’Ente di previdenza ci sono tre diverse opzioni possibili: accedere ai servizi web del sito Inps, contattare il numero verde 803 164 o rivolgersi a un patronato e farsi assistere in questa semplice operazione. Giova ricordare però che anche al datore di lavoro va comunicato – con congruo preavviso – l’inizio del congedo di maternità, in modo che questo possa organizzarsi in anticipo su come far fronte alla conseguente assenza. Una volta iniziato il congedo di maternità, quindi, la lavoratrice potrà assentarsi dal lavoro per 5 mesi senza temere il licenziamento e senza perdere la retribuzione; spetterà all’Inps, infatti, riconoscere un’indennità economica sostitutiva di maternità pari all’80% della retribuzione giornaliera calcolata sulla base dell’ultimo stipendio.

Previdenza
RINVIARE LA PENSIONE COSTA CARO

Rimandare il pensionamento dal dicembre 2018 al gennaio 2019 può costare caro ai lavoratori. Da 268 euro in meno all’anno per chi si ritirerà a 67 anni, fino a 340 euro per chi andrà in pensione a 70. E’ quanto sottolinea in una nota la Uil, che ha analizzato i nuovi coefficienti di trasformazione legati all’aspettativa di vita approvati con il dm 15 maggio del ministero del lavoro, pubblicato di recente in Gazzetta Ufficiale.
“Gli attuali criteri di individuazione dei coefficienti di trasformazione legati all’aspettativa di vita sono causa di un’oggettiva penalizzazione per i lavoratori che andranno in pensione a partire da gennaio 2019 – si legge nella comunicazione -. Infatti, volendo fare un esempio, un lavoratore che andrà in quiescenza a 67 anni, il 2 gennaio 2019, riceverà un trattamento annuo lordo di 13.411 euro, ben 268 euro in meno di un lavoratore che, a parità di montante contributivo e di età anagrafica, andrà a riposo il 31 dicembre 2018”.
A partire dal prossimo anno, infatti, chi si ritirerà dal lavoro percepirà una pensione annua inferiore, mediamente, di oltre l’1% rispetto a chi ci è già andato o ci andrà quest’anno. “Tale meccanismo – denuncia la Uil – oltre a costituire un danno oggettivo per i lavoratori, è un vero e proprio disincentivo alla permanenza in servizio. Rinviando l’accesso al pensionamento si incorre nel pericolo di vedere il proprio trattamento calcolato con coefficienti più sfavorevoli e quindi di percepire un assegno più basso”.
La Uil evidenzia la necessità di “varare una modifica dei coefficienti di trasformazione, legandoli alle coorti di età. Si deve assegnare, pertanto, a ciascuna coorte di età il proprio coefficiente, questo permetterebbe di salvaguardare uno dei principi fondamentali del sistema contributivo, senza penalizzare i lavoratori e soprattutto incentivando la permanenza al lavoro”.
“Dal primo gennaio 2019 oltre all’età di accesso alla pensione, che raggiungerà per tutti i 67 anni, saranno adeguati all’aspettativa di vita anche i coefficienti che si utilizzano per trasformare in pensione il montante contributivo del trattamento previdenziale – prosegue la nota -. Ad un valore maggiore del coefficiente, e quindi del divisore, corrisponderà un importo minore del trattamento, al fine di ridistribuire su un più lungo periodo di vita il montante previdenziale maturato”.
La Uil fornisce poi alcuni esempi di trasformazione con i nuovi coefficienti, partendo da un montante contributivo di 280.000 euro che, oggi, per un lavoratore che andrà in quiescenza a 67 anni, corrisponderebbe a una prestazione pensionistica lorda mensile pari a 1.045 euro. Se il lavoratore di 67 anni sceglierà di procrastinare l’accesso alla pensione anche di un solo mese, da dicembre 2018 a gennaio 2019, avrebbe una diminuzione dell’assegno pari a 268 euro, dal primo assegno previdenziale per il resto della vita.

Agevolazioni
CARTA ACQUISTI ORDINARIA

Una delle forme di sostegno al reddito è rappresentata proprio dalla Carta Acquisti Ordinaria concessa ai cittadini che si trovano in condizioni di disagio economico che abbiano più di 65 anni. La stessa consiste proprio in una carta di pagamento elettronica sulla quale viene versato a cadenza bimestrale un importo che può essere utilizzato per la spesa alimentare negli esercizi convenzionati e per il pagamento di luce e gas. Ovviamente non è utilizzabile per il ritiro di denaro.
Sulla carta vengono quindi accreditati 80 euro con cadenza bimestrale e i negozi che aderiscono a questa iniziativa avranno esposto questa etichetta. Dal 1° gennaio 2018, ai nuclei familiari con componenti minorenni beneficiari di questa carta, che abbiano fatto richiesta del Reddito di Inclusione, il beneficio economico connesso sarà erogato sulla medesima carta che in questo caso viene denominata Carta REI, assorbendo il beneficio della Carta Acquisti Ordinaria.

Carlo Pareto

Sempre più persone accedono ai servizi con l’applicazione ‘Inps Mobile’

Consulenti del lavoro

FARI PUNTATI SU APE AZIENDALE

La Fondazione studi consulenti del lavoro, con la circolare n.13/2018, fa luce sull’Ape aziendale. Dal 13 aprile scorso, l’Inps ha infatti reso disponibile sul proprio sito il servizio che consente di fare domanda per l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica, l’Ape volontario. “Questa possibilità ha aperto le porte anche alla cosiddetta Ape aziendale: un ulteriore strumento di flessibilità in mano ai datori di lavoro privati, che consente di incentivare l’esodo dei lavoratori”, spiegano i consulenti del lavoro. Nella circolare della Fondazione studi si ricorda che l’Ape aziendale è richiedibile “contestualmente alla domande dell’Ape volontario fino al 31 dicembre 2019, salvo ulteriori proroghe previste da future disposizioni normative”.

I consulenti, nella circolare, evidenziano con esempi pratici la natura, convenienza e modalità di calcolo della possibilità di uscita anticipata dal lavoro. Si ritiene, infatti, che l’Ape aziendale possa annoverarsi, se opportunamente usata, fra le iniziative più interessanti con cui favorire i ricambi generazionali nelle imprese. L’Ape aziendale consente, infatti, ai datori di lavoro e agli altri soggetti designati dalla norma di aumentare, direttamente e senza costi aggiuntivi, la posizione assicurativa del proprio lavoratore attraverso una ‘dote contributiva’ che comporta un incremento stabile della cosiddetta Quota C (Contributiva) della posizione assicurativa, senza alcun aumento delle settimane contributive utili ad avere diritto alla pensione.

I destinatari della misura sono i datori di lavoro privati, gli enti pubblici economici; gli Istituti autonomi case popolari, trasformati in base alle diverse leggi regionali in enti pubblici economici; gli enti che – per effetto dei processi di privatizzazione – si sono trasformati in società di persone o società di capitali ancorché a capitale interamente pubblico; le ex Ipab trasformate in associazioni o fondazioni di diritto privato, in quanto prive dei requisiti per trasformarsi in Asp, e iscritte nel registro delle persone giuridiche; le aziende speciali costituite anche in consorzio; i consorzi di bonifica; i consorzi industriali; gli enti morali; gli enti ecclesiastici. L’Ape aziendale è accessibile anche agli ‘enti bilaterali’ e ai Fondi di solidarietà bilaterali.

Innovazione

CRESCE USO APP MOBILE INPS

Sempre più persone accedono ai servizi messi a disposizione dall’Inps con l’applicazione ‘Inps Mobile’, utilizzabile su dispositivi Apple e Android. E’ quanto si legge in una nota dell’Inps. Fra quelli che l’Istituto ha da tempo reso disponibili, grande successo stanno ottenendo in particolare i servizi ‘Stato domanda’ e ‘Stato pagamenti’, che consentono agli utenti di acquisire importanti informazioni senza doversi recare agli sportelli. Con il servizio ‘Stato domanda’, fornendo il proprio codice fiscale e il proprio pin o spid, si può visualizzare lo stato di lavorazione di una richiesta presentata all’Istituto. Con il servizio ‘Stato pagamenti’, invece, sempre fornendo il proprio codice fiscale e il proprio pin o spid, ciascuno può visualizzare il dettaglio di un pagamento erogato dall’Istituto in suo favore, a fronte di una o più prestazioni pensionistiche o non pensionistiche.

Le informazioni visualizzabili si riferiscono all’ultimo pagamento erogato, in ordine cronologico, per ogni prestazione e con un orizzonte temporale non superiore agli ultimi due mesi precedenti alla data di consultazione. La finalità del servizio è, infatti, quella di fornire all’utente un riscontro immediato del pagamento disposto, in suo favore, dall’Inps per il mese corrente.

Nei primi 4 mesi del 2018 i contatti del servizio ‘Stato pagamenti’ sono stati 18.748.283, contro i 34.003.761 dell’intero 2017, con un picco nel mese di gennaio di 5.447.415 visite virtuali. I contatti del servizio ‘Stato domanda’ nel primo quadrimestre 2018 sono stati invece 5.978.612, a fronte dei 9.977.400 dell’anno precedente (in questo caso il numero maggiore di visite, 1.777.825, si è registrato nel mese di marzo).

Imprese e sindacati

INSIEME PER LA SICUREZZA SUL LAVORO

Parte dal Bhge Florence Learning Center l’iniziativa congiunta di Federmeccanica, Assistal e Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil per promuovere la cultura della sicurezza e le buone pratiche nei luoghi di lavoro. “Con la stipula del contratto nazionale del 26 novembre 2016, Federmeccanica, Assistal, Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil -spiega una nota delle sigle di datori e lavoratori della meccanica- hanno condiviso che la tutela della salute dei lavoratori impone la massima attenzione e responsabilità e che l’impegno in tale ambito debba essere totale e dettato da un profondo rispetto per la persona, che rappresenta il primo presupposto sia della cultura della sicurezza sia di un’efficace attività di prevenzione. A questo fine il nuovo ccnl ha previsto la costituzione della Commissione paritetica nazionale”.

L’incontro svoltosi di recente a Firenze, presso Bbghe-Nuovo Pignone, rappresenta la prima iniziativa pubblica della Commissione e l’inizio di un percorso congiunto che, lungo tutta l’Italia, porterà i temi della salute e della cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro nelle diverse tipologie di aziende e impianti che compongono il settore metalmeccanico.

A sancire la prima fase dei lavori della Commissione è stata la sottoscrizione, avvenuta nel corso del convegno fiorentino, di un protocollo di intesa con Inail rappresentato dal presidente, Massimo De Felice, che permetterà di perseguire gli obiettivi di conoscenza del fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali nel settore metalmeccanico e della installazione di impianti e di svolgere con più efficacia la diffusione della cultura della sicurezza e delle attività di prevenzione.

“La scelta di organizzare questo evento presso un’azienda non è casuale -spiega la nota- ma dettata dalla volontà di far conoscere e approfondire gli esempi di ‘buone pratiche’ in materia di sicurezza che ogni giorno le aziende mettono in campo e che, come nel caso di Bhge-Nuovo Pignone, il controllo della sicurezza è esteso anche a tutta la filiera degli appalti. L’invito che le parti hanno rivolto alle istituzioni è quello di cominciare a premiare queste esperienze, attraverso un riconoscimento concreto affinché venga incentivata sempre più la diffusione di queste buone pratiche, tra le grandi aziende come nelle piccole (perché vi sono esempi virtuosi anche tra le Pmi)”.

“Federmeccanica – ha commentato Alberto Dal Poz, presidente di Federmeccanica – è impegnata a promuovere la sicurezza sul lavoro e la tutela dell’ambiente. Si tratta di diffondere la cultura della sicurezza e di farlo in maniera capillare, pervasiva. Occorre, quindi, agire sempre di più sulla leva informativa. La sicurezza è prevenzione, la sicurezza è responsabilità di ognuno e richiede il coinvolgimento attivo di tutti”.

“Questo è quello che abbiamo previsto nel nuovo contratto e per questo siamo qui oggi, insieme. Perché sicurezza e cooperazione vanno di pari passo. Le imprese, gli incaricati dalle aziende (Rspp, i preposti, il medico incaricato della sorveglianza sanitaria), assieme ai rappresentanti dei lavoratori in materia di sicurezza e a tutti i lavoratori, possono innescare un circuito virtuoso basato sul confronto e sull’ascolto reciproco. E’ importante che il nostro messaggio parta da un’azienda modello, una buona pratica che può rappresentare un esempio. Qui si fa la cultura della sicurezza, il nostro compito, il nostro impegno è diffonderla”, ha concluso Dal Poz.

Previdenza

PENSIONI PIÙ BASSE DAL 2019

Assegni più leggeri per chi andrà in pensione nel 2019. A partire dal prossimo anno, chi si ritirerà dal lavoro percepirà una pensione annua inferiore, mediamente, di oltre l’1% rispetto a chi ci è già andato o ci andrà quest’anno. Il decreto che lo stabilisce è il dm 15 maggio del ministero del lavoro, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, che fissa i coefficienti di trasformazione del montante contributivo validi dal 2019 al 2021 (i coefficienti che applicati al totale dei contributi versati durante la vita lavorativa, determinano l’importo annuo di pensione cui ha diritto il lavoratore).

Come ha opportunamente ricordato al riguardo ‘Italia Oggi’, da quando nel 2009 è stata introdotta la revisione dei coefficienti non ci sono mai state variazioni positive. Quella corrente è la numero quattro. Il quotidiano specializzato riporta anche un esempio: un lavoratore con 100 mila euro di contributi versati e 65 anni d’età, ha visto calare in questi anni la propria pensione di circa 900 euro. Il prossimo anno sarà di 5.245 euro, nel 2009 è stata di 6.136 euro.

Il quotidiano economico nazionale ha calcolato che se nel triennio 2013/2015, a parità di ogni altra condizione, gli assegni sono stati alleggeriti in media di circa il 3% rispetto al triennio precedente, 2010/2012, con il terzo taglio c’è stata una riduzione ulteriore di circa il 2%, sempre in media, portando a circa l’11% la riduzione, in media, di tutto il periodo che va dal 2009 al 2018.

La riforma Fornero ha agevolato chi rimarrà al lavoro fino a 70 anni e 7 mesi ma dal prossimo anno, ha ribadito il quotidiano ‘Italia Oggi’ entrerà in vigore un nuovo coefficiente: quello legato all’età di 71 anni.

Lavoro

ISPETTORI AD AMAZON ASSUMETE 1.30 INTERINALI

Oltre 1.300 lavoratori precari di Amazon Italia hanno il diritto di essere assunti dal colosso americano dell’e-commerce. È quanto stabilito dall’Ispettorato del lavoro che ha contestato ad Amazon di aver ‘sforato’ le quote consentite dalla legge di lavoratori “somministrati” e chiede la stabilizzazione degli oltre 1.300 lavoratori interinali utilizzati oltre i limiti. L’accertamento nei confronti di Amazon Italia Logistica era iniziato lo scorso 7 dicembre e il verbale, si legge sul portale dell’Ispettorato, è stato notificato il 30 maggio scorso.

L’Ispettorato del Lavoro contesta ad Amazon di aver ‘sforato’ le quote consentite dalla legge di lavoratori “somministrati” e chiede la stabilizzazione degli oltre 1.300 lavoratori interinali utilizzati oltre i limiti. E’ in sintesi la conclusione cui giunge l’Ispettorato che dipende dal ministero del Lavoro nel verbale con cui si conclude l’accertamento iniziato nei confronti di Amazon Italia Logistica lo scorso 7 dicembre. Il verbale, si legge sul portale dell’Ispettorato, è stato notificato il 30 maggio scorso.

“È stato contestato all’azienda di aver utilizzato, nel periodo da luglio a dicembre 2017, i lavoratori somministrati oltre i limiti quantitativi individuati dal contratto collettivo applicato. Si evidenzia infatti che l’impresa, a fronte di un limite mensile di 444 contratti di somministrazione attivabili, nel periodo suindicato, ha invece sensibilmente superato tale limite, utilizzando in eccesso un totale di 1.308 contratti per lavoratori somministrati” scrive l’Ispettorato.

“L’iniziativa ispettiva potrà consentire la stabilizzazione degli oltre 1.300 lavoratori interinali utilizzati oltre i limiti, i quali pertanto potranno richiedere di essere assunti, a tempo indeterminato, e a far data dal primo giorno di utilizzo, direttamente dalla società Amazon” prosegue la nota. In esito ad altri profili oggetto di accertamento non sono invece emerse irregolarità, né sono state accertate violazioni in tema di controllo a distanza dei lavoratori.

La replica dell’azienda – Amazon, scrive in una nota il colosso dell’e-commerce, “è un datore di lavoro corretto e responsabile”. “Rispettiamo il lavoro svolto dall’autorità ispettiva e ci impegniamo affinché tutte le osservazioni che ci vengono rivolte siano affrontate il più rapidamente possibile”. Nello specifico in questi giorni, sottolinea Amazon, “abbiamo ricevuto il verbale di accertamento e in esso non è riportato il numero di contratti in somministrazione, citato nei media e nel comunicato stampa dell’Ispettorato del Lavoro”.

Carlo Pareto

Incidenti sul lavoro. Nel 2017 aumentano le morti bianche

Assegno di ricollocazione

LA DOMANDA ANCHE DAI PATRONATI

A partire dal 28 maggio scorso è più semplice fare richiesta per l’assegno di ricollocazione, la dote che lo Stato fornisce al disoccupato che percepisce la Naspi Inps da almeno 4 mesi per la sua formazione e riqualificazione, così da renderlo “appetibile” per le imprese e il mercato del lavoro in generale: sarà infatti possibile – ha fatto recentemente sapere il Ministero del lavoro – richiederlo anche rivolgendosi ai patronati convenzionati con l’Anpal.

E’ entrato così nella piena operabilità il principale strumento delle politiche attive del lavoro introdotto con il Jobs act, la cui messa a regime si è avuta il 14 maggio dopo un periodo di sperimentazione. «In questo modo si completano le misure previste dal Jobs Act – ha al riguardo dichiarato il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte – e si vedono quindi i frutti del lavoro svolto dalla nascita dell’Agenzia ad oggi, un lavoro pioneristico per molti aspetti, che abbiamo portato avanti insieme al Ministero del Lavoro e in forte sinergia con le Regioni».

«Sono soddisfatto – ha del pari affermato l’ex ministro del Welfare, Giuliano Poletti – con l’avvio definitivo dell’assegno di ricollocazione, strumento essenziale per dare concreta attuazione alle politiche attive, aiutiamo le persone a trovare un lavoro: tutte le nostre politiche sono state finalizzate a questo obiettivo, non ad offrire un sostegno assistenzialistico».

L’assegno di ricollocazione può essere richiesto dai beneficiari di Naspi Inps da almeno 4 mesi. La somma di denaro messa a disposizione può essere utilizzata presso un Centro per l’Impiego o un’Agenzia per il lavoro accreditata, che assegnerà un tutor al disoccupato, per essere affiancato in un programma personalizzato di ricerca intensiva di un nuovo impiego.

L’importo dell’assegno – da un minimo di 250 euro ad un massimo di 5.000 euro, a seconda del tipo di contratto e del grado di difficoltà per ricollocare il disoccupato – viene riconosciuto all’ente che fornisce il servizio di assistenza alla ricollocazione, solo se la persona titolare dell’assegno trova lavoro.

Le tipologie di contratto per le quali si riconosce l’esito occupazionale sono il tempo indeterminato, compreso l’apprendistato, il tempo determinato, maggiore o uguale a 6 mesi (3 mesi per Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia). Il destinatario dell’assegno può scegliere liberamente l’ente da cui farsi assistere: il Centro per l’Impiego o l’operatore accreditato scelto assegnerà – come detto – un tutor che lo affiancherà attraverso un programma personalizzato di ricerca intensiva per trovare nuove opportunità di impiego adatte al suo profilo.

La sperimentazione finora ha interessato circa 29 mila destinatari estratti in maniera casuale dallo stock di potenziali destinatari comunicati dall’Inps. Costoro potevano iscriversi al programma rivolgendosi ai centri per l’impiego dove era stato sottoscritto il patto di servizio personalizzato, oppure registrandosi al sito – ottenendo le credenziali di accesso per l’area riservata – e seguendo l’apposita procedura. Dal 14 maggio 2018 l’assegno di ricollocazione è entrato a regime per tutti gli aventi diritto.

Incidenti sul lavoro

NEL 2017 AUMENTANO LE MORTI BIANCHE

Tra gennaio e dicembre del 2017 sono state presentate all’Inail 635.433 denunce di infortuni sul lavoro (-0,2% rispetto al 2016), 1.029 delle quali con esito mortale (+1,1% rispetto al 2016). Lo rende noto l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro.

Denunce di infortunio 

La diminuzione delle denunce di infortunio, 1379 in meno rispetto al 2016 – secondo i dati Inail – è dovuta esclusivamente al calo degli incidenti in occasione di lavoro (-0,7%), mentre quelli accaduti nel tragitto casa-lavoro, in itinere, sono aumentati del 2,8%. Sull’inversione di tendenza registrata tra il 2016 e il 2017 (-0,2%) ha avuto un peso decisivo, secondo l’Istituto, il mese di dicembre, nel quale sono state rilevate 3.395 denunce in meno (39.524 contro 42.919) rispetto allo stesso mese del 2016 (-7,9%), anche in presenza di un numero più basso di giorni lavorativi (18 contro 20).

Alla diminuzione delle denunce presentate all’Istituto nei 12 mesi del 2017 ha contribuito in modo decisivo la gestione Agricoltura, che ha fatto segnare un calo del 5,2% (1.848 casi in meno), mentre il Conto Stato ha presentato un aumento dello 0,4% (443 denunce in più) e l’Industria e servizi un sostanziale pareggio (+26 casi).

A livello territoriale si assiste a un netto contrasto tra Nord e Centro-Sud. Tra gennaio e dicembre le denunce di infortunio sono, infatti, aumentate al Nord-Est (1.171 casi in più) e al Nord-Ovest (+1.133), mentre sono diminuite al Centro (-1.108 casi), al Sud (-1.435) e nelle Isole (-1.140). Gli aumenti più sensibili, sempre in valore assoluto, si sono registrati in Lombardia (+1.708 denunce) ed Emilia Romagna (+1.177), mentre le riduzioni maggiori sono quelle della Sicilia (-1.304) e della Puglia (-1.078).

Infortuni mortali

Per quanto riguarda gli incidenti mortali, le denunce presentate all’Inail nei 12 mesi del 2017 sono state 1.029, con un incremento dell’1,1% all’analogo periodo del 2016 (+1,1%). L’incremento registrato nel 2017 è dovuto agli incidenti mortali avvenuti in itinere (+5,2%), mentre quelli in occasione di lavoro sono diminuiti dello 0,4%.

Tra i motivi dell’incremento delle denunce mortali tra il 2016 e il 2017, secondo i dati dell’Istituto, rientrano senz’altro i cosiddetti incidenti plurimi, eventi, cioè, che hanno provocato la morte di almeno due lavoratori contemporaneamente. Nel 2017 si sono verificati, infatti, 13 incidenti plurimi rispetto ai sei del 2016. Tra gli incidenti plurimi del 2017 spiccano, in particolare, le due tragedie avvenute in gennaio in Abruzzo, a Rigopiano e Campo Felice.

L’aumento si è registrato nella gestione Industria e servizi (+1,9%), in Agricoltura (+6,0%), mentre il Conto Stato riduce la percentuale del 29,5%. Dall’analisi territoriale emerge un aumento delle denunce mortali nel Nord-Ovest e nel Mezzogiorno e un calo nel Nord-Est e nel Centro.

L’incremento maggiore (+44 decessi) si è avuto nel Nord-Ovest (Lombardia +19, Liguria +16, Piemonte +7, Valle d’Aosta +2), seguito dal Mezzogiorno con 15 casi in più (Abruzzo +28, Molise +2, Campania -9, Puglia -3, Basilicata -3, Calabria nessuna variazione) e dalle Isole, con un caso in più (Sicilia +5, Sardegna -4). Le denunce di infortunio con esito mortale sono in diminuzione, invece, nel Nord-Est (-40 casi), dove ai cali rilevati in Veneto (-28), Emilia Romagna (-13) e provincia autonoma di Trento (-5) si contrappone l’incremento del Friuli Venezia Giulia (+6 casi), mentre per la provincia autonoma di Bolzano non si rileva nessuna variazione. In diminuzione anche il dato del Centro (-9 decessi), sintesi della riduzione rilevata in Umbria e nelle Marche (-5 ciascuna) e dell’aumento di un caso nel Lazio, con la Toscana che conferma, invece, lo stesso numero di denunce del 2016.

Banche

PERSI 44MILQ POSTI DI LAVORO IN 8 ANNI

Forte calo dell’occupazione nel comparto bancario. Secondo quanto rilevato da First Cisl, in otto anni sono andati persi 44mila posti di lavoro. A fine 2009 i bancari italiani erano 330mila, nel 2017 sono scesi quasi a quota 286mila. Solamente nel corso del 2017 i posti persi sono stati 13.500. Un’emorragia, spiega il sindacato, “che prosegue con i piani di uscita dei grandi gruppi”.

“Al Nord abbiamo perso un addetto ogni 10, al Sud quasi 2 su 10. E’ un tributo occupazionale enorme versato sull’altare della mancata riforma del sistema bancario. Il cambiamento non può più attendere”, ha commentato il segretario generale di First Cisl, Giulio Romani, che ha aggiunto: “I tempi per una riforma che tuteli il risparmio e il lavoro e che rilanci l’occupazione sono maturi”.

“Nessuno – ha proseguito Romani – venga più a dirci che il personale costa troppo: ai 2,9 miliardi di utile realizzati dai cinque maggiori gruppi bancari italiani nei primi tre mesi del 2018 hanno dato un enorme contributo i 5 miliardi delle commissioni nette, che sono strettamente correlate al fattore lavoro e valgono il 119% del costo del personale, contro il 112% di fine 2017. L’efficienza del personale è dunque molto alta e il costo del lavoro assorbe solo il 33% dei proventi operativi. Lo straordinario apporto dei dipendenti va riconosciuto tangibilmente: il tempo dei tagli economici e occupazionali è finito, è ora di coinvolgere i lavoratori negli organi di controllo delle banche”.

Quanto al rilancio occupazionale, ha spiegato il responsabile dell’Ufficio Studi di First Cisl, Riccardo Colombani, si tratta di “una priorità, poiché dal 2009 abbiamo avuto flessioni a doppia cifra in tutte le aree del Paese, anche se una lettura superficiale delle rilevazioni della Banca d’Italia può trarre in inganno, indicando illusori incrementi in province come Torino o Bergamo, che nell’ultimo anno sembrano cresciute l’una di 3.000 e l’altra di 500 addetti, mentre non è così”.

“Il problema – ha continuato Colombani – è che per il 2017 la vigilanza ha attribuito alla provincia della nuova capogruppo gli addetti delle ex direzioni delle banche che sono state oggetto di integrazione, per cui chi lavora nelle ex sedi delle venete è conteggiato come fosse a Torino, sede legale di Intesa Sanpaolo, chi sta negli ex uffici centrali di Banca Marche e di Etruria è sul conto di Bergamo, sede di Ubi, chi è nelle direzioni delle tre casse acquisite da Cariparma è contabilizzato a Parma. Stimando opportuni correttivi sulle varie regioni coinvolte, riteniamo realistico affermare che in otto anni il Nord Ovest ha perso poco meno dell’11% dei suoi bancari, il Nord Est il 12,5% circa, l’Italia Centrale poco più del 16% e il Mezzogiorno quasi il 17%, mentre nel solo 2017 il Sud è sceso più del 5% contro un calo di poco superiore al 4% al Nord, con il Centro anche in questo caso collocato su un valore intermedio”, ha concluso il responsabile.

Carlo Pareto

Pensione Inps, quanti anni di lavoro servono. Come richiedere la Carta Rei e calcolare Isee

Pensione Inps
QUANTI ANNI DI LAVORO SERVONO

Lavorare per molti anni può essere particolarmente usurante, indipendentemente dall’età anagrafica; ecco perché in alcuni casi al lavoratore è consentito andare in pensione una volta maturata una certa anzianità contributiva.
Nel dettaglio, con l’attuale pensione anticipata si può smettere di lavorare a qualsiasi età purché si abbia maturato un’anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi (per gli uomini) o 41 anni e 10 mesi (per le donne). Questo requisito subirà una variazione nel 2019 a causa dell’adeguamento con le aspettative di vita Inps: dal 1° gennaio del prossimo anno, quindi, per la pensione anticipata saranno necessari 43 anni e 3 mesi (uomini) o 42 anni e 3 mesi (donne).
Ad oggi si può andare in pensione anche con meno anni di lavoro: ad esempio, per la pensione di vecchiaia sono sufficienti 20 anni di contributi versati, ma a fronte di un’età anagrafica di 66 anni e 7 mesi (67 anni dal 2019).
Inoltre ci sono altri strumenti che consentono di andare in pensione, come l’Ape Sociale che permette a disoccupati, invalidi civili al 74% e persone che assistono parenti di primo grado, se disabili gravi, di smettere di lavorare dopo 30 anni (ma con almeno 63 anni compiuti). Per i lavori gravosi, invece, sono richiesti 36 anni di contributi.
Con l’Ape Volontario, invece, si cessa di lavorare con un’anzianità contributiva di 20 anni, purché si sia a meno di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento della pensione di vecchiaia. Con l’Ape Volontario però non si va subito in pensione: nei 3 anni e 7 mesi che precedono la pensione di vecchiaia, infatti, il lavoratore percepirà un prestito erogato da un istituto di credito che poi verrà ripagato tramite una decurtazione sulla pensione di vecchiaia.
I lavoratori precoci, invece, possono smettere di lavorare dopo 41 anni, grazie alla Quota 41. Per farlo bisogna aver lavorato per almeno 12 mesi prima del compimento dei 19 anni. Inoltre è richiesta un’anzianità contributiva antecedente al 1995.

Welfare
COME RICHIEDERE LA CARTA REI

La Carta Rei è la card di pagamento elettronica sopra la quale viene accreditato il contributo economico riconosciuto con il reddito di inclusione, la misura per il contrasto alla povertà introdotta dal Governo Renzi. Il reddito di inclusione – come noto – oltre a prevedere un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa riconosce ai beneficiari un contributo economico di importo variabile a seconda del numero di componenti nel nucleo familiare.
Nel dettaglio, per il componente solo l’importo accreditato mensilmente sulla Carta Rei è di 187,50€, che sale a 294,50€ per le famiglie composte da due persone. Per i nuclei familiari composti da 5 unità, invece, il contributo del reddito d’inclusione subirà un incremento a partire dal 1° luglio 2018: da 485,41€ a 534€. La Carta Rei viene riconosciuta una volta accolta l’istanza del reddito di inclusione; quindi per la richiesta di questa card elettronica basta compilare il modello per il reddito di inclusione e presentarlo al Comune di residenza. Non appena accolta la richiesta, infatti, l’Inps comunica a Poste Italiane l’indirizzo e i dati del beneficiario. A sua volta Poste Italiane invierà a una lettera al beneficiario comunicandogli di recarsi presso un ufficio postale abilitato per il ritiro della Carta Rei. Questa però non potrà essere utilizzata immediatamente poiché per questioni di sicurezza il Pin viene inviato in un secondo momento tramite busta chiusa. Quindi, non esiste una procedura specifica per richiedere la Carta Rei dato che questa viene consegnata automaticamente da Poste Italiane una volta che la richiesta per il reddito di inclusione sarà andata a buon fine.
Per ogni opportunità, giova ricordare in conclusione alcuni “numeri” della Carta Rei: ad esempio è importante sapere che il contante può essere ritirato tramite gli Atm Postamat presenti negli uffici di Poste Italiane, con un costo di commissione pari ad 1€. Il limite mensile prelevabile è di 240€, mentre il resto del denaro può essere utilizzato per i pagamenti tramite Pos. Inoltre per alcuni esercizi commerciali – comprese le farmacie convenzionate – ai titolari della Carta Rei viene riconosciuto uno sconto del 5% sugli acquisti.

Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu)
COME CALCOLARE IL PROPRIO ISEE

Agevolazioni fiscali, borse di studio, servizi sociali o prestazioni assistenziali. Molto spesso per farne richiesta e accedervi è necessario fornire l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (Isee), ossia quell’indicatore che serve a valutare e confrontare la situazione economica delle famiglie. L’erogazione della prestazione agevolata infatti dipende molto spesso dal possesso di alcuni precisi requisiti economici. Ecco allora come calcolare il proprio Isee e capire in quale fascia di reddito si rientra. L’Isee è calcolato come rapporto tra: l’Indicatore della Situazione Economica (Ise), che a sua volta deriva dalla somma dei redditi e del 20% del patrimonio mobiliare e immobiliare di tutto il nucleo familiare e il numero dei componenti del nucleo familiare in base a una scala di equivalenza stabilita dalla legge.
Scala di equivalenza Numero dei componenti Parametro: 1 1,00 2 1,57 3 2,04 4 2,46 5 2,85.
Il nucleo familiare è quello alla data di presentazione della dichiarazione. I redditi da dichiarare sono riferiti al secondo anno solare precedente la presentazione della dichiarazione, mentre il patrimonio mobiliare e immobiliare è quello posseduto alla data del 31 dicembre dell’anno precedente a quello di presentazione. Per ottenere dall’Inps il calcolo dell’Isee, occorre compilare la Dsu, la Dichiarazione sostitutiva unica, che contiene le informazioni anagrafiche, reddituali e patrimoniali necessarie a descrivere la situazione economica del nucleo familiare. I dati contenuti nella Dsu sono in parte auto dichiarati (come i dati anagrafici e i beni patrimoniali posseduti al 31 dicembre dell’anno precedente a quello di presentazione della dichiarazione) e in parte acquisiti dall’Agenzia delle Entrate (reddito complessivo ai fini Ispef) e dall’Inps. Per le informazioni auto dichiarate, il soggetto che compila la Dsu si assume la responsabilità, anche penale, di quanto dichiarato. La Dsu può essere presentata: – all’ente che eroga la prestazione sociale agevolata; – al comune; – a un Centro di Assistenza Fiscale; – online, tramite Pin, all’Inps.4

Lavoro
A MILANO FESTIVAL CONSULENTI LAVORO

Manca poco all’apertura del Festival del Lavoro 2018, che quest’anno si terrà dal 28 al 30 giugno presso il centro congressi MiCo di Milano. L’evento è organizzato dal Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro e della Fondazione studi. Idee, proposte e dibattiti animeranno, infatti, la tre giorni milanese, che sarà ricca di eventi in contemporanea e di personalità. A partire dai rappresentanti del nuovo governo, dai contributi di professionisti, accademici ed esperti di diritto del lavoro e dalla partecipazione attiva dei cittadini. Tra gli ospiti della manifestazione, il presidente dell’Inps, Tito Boeri, l’esperto di previdenza Giuliano Cazzola e Maria Stella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
I dialoghi sul futuro dell’Italia saranno il filo conduttore di questa nona edizione, caratterizzata dall’hashtag #lavoroefuturo. I temi che animeranno i dibattiti del MiCo rappresentano gli obiettivi da perseguire subito: lavoro, innovazione, investimenti, crescita, ricollocazione, welfare, formazione, sostenibilità. Riflessioni sulle riforme che possono cambiare le prospettive di questo Paese, su come farsi spazio nel mondo del lavoro e tornare a crescere, che saranno stimolate anche attraverso il confronto con i protagonisti della ‘Libreria’ del Festival: gli autori di pubblicazioni dedicate a queste tematiche.
Dai giornalisti Luciano Fontana, Alan Friedman, Massimo Gaggi, Walter Passerini all’ex ministro del Lavoro Tiziano Treu; dall’imprenditore Jacopo Perfetti a Francesco Perrini. Nell”Aula del diritto’, invece, saranno illustrate e commentate le ultime novità normative riguardanti il lavoro autonomo e l’equo compenso, la privacy, i controlli a distanza dei lavoratori e gli effetti della legge sul whistleblowing, gli interventi di flessibilità in entrata e uscita dal mercato del lavoro, con particolare attenzione ai nuovi strumenti in materia di accompagnamento alla pensione, senza trascurare un’analisi approfondita degli interventi di promozione dell’occupazione, per verificarne l’efficacia concreta e le prospettive di miglioramento.
Un’intera sessione sarà, inoltre, destinata all’analisi del lavoro femminile, esaminando in particolare il rapporto fra i più recenti strumenti di promozione e la discriminazione latente. Con i vertici dell’Ispettorato nazionale del lavoro verranno approfonditi orientamenti ed esperienze nell’attività ispettiva che riguardano intermediazione illecita, disciplina e gestione degli appalti, trasferta e trasfertismo, rappresentanza sindacale. E si farà il punto sulle attività intraprese insieme al Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro per contrastare illegalità e abusivismo professionale.
Importante anche il contributo degli enti di categoria: nell’’Isola della previdenza’ dell’Enpacl, si approfondiranno le opportunità offerte dalla previdenza complementare e dal progetto ‘UniversoPrevidenza’ sulla pianificazione previdenziale; nell’Isola delle politiche attive’ la Fondazione consulenti per il lavoro presenterà il nuovo portale ‘FLLab’ che consentirà ai delegati di gestire al meglio tutti i servizi della Fondazione, dai tirocini alle politiche attive regionali all’assegno di ricollocazione, mettendo in rete disponibilità, esperienze, opportunità.
La Fondazione UniversoLavoro mostrerà i servizi per la digitalizzazione degli studi professionali. Ma la manifestazione milanese sarà ricordata anche per i momenti di cultura ed intrattenimento. Il Festival, infatti, ospiterà la premiazione della 2a edizione de ‘Il lavoro tra le righe’, il contest letterario, ideato dal Consiglio provinciale dell’Ordine dei consulenti del lavoro di Milano e dedicato a temi giuslavoristici e a romanzi sul lavoro.
Inoltre, il 28 giugno il concerto di Banners e il 29 giugno due aperture straordinarie per ammirare ‘L’ultima cena’ di Leonardo Da Vinci presso il Cenacolo e la chiesa di Santa Maria delle Grazie. E poi visite guidate alla scoperta delle ricchezze storiche e artistiche della città: il Duomo, la Basilica di S. Eustorgio, il Naviglio grande, il Castello sforzesco e le sue corti interne. Infine, per gli appassionati dello sport, la 5a edizione della ‘Run 4 Job’, la gara podistica al Parco Monte Stella.

Carlo Pareto

Gig economy. Boeri: Serve un salario minimo per i lavori atipici

Pensioni

127MILA QUELLE LIQUIDATE NEL 2017

Nel 2017 sono state liquidate 124.464 pensioni ai lavoratori del settore pubblico con un aumento dell’8,4% rispetto a quelle liquidate nel 2016. Gli assegni erogati infatti sono passati da 114.833 del 2016 a 124.464 nel 2017.

In aumento anche gli importi medi mensili passati dai 2.018,33 euro del 2016 ai 2.069,42 euro nel 2017, con incremento percentuale del 2,5%. E’ quanto si legge nell’Osservatorio dell’Inps che ha aggiornato a maggio i dati statistici.

Ammontano invece a oltre 2,8 milioni le pensioni dei dipendenti pubblici in vigore al 1 gennaio 2018, in aumento dello 0,7% rispetto all’anno precedente. L’importo complessivo annuo delle pensioni (importo complessivo mensile moltiplicato 13) è di 69.328,8 milioni di euro, con incremento percentuale del 2,6% rispetto all’anno 2017, in cui l’importo risultava di 67.577,3 milioni di euro.

Nella ripartizione delle pensioni per categoria e sesso l’Inps registra che il 58,6% del totale dei trattamenti pensionistici è erogato alle donne, contro il 41,4% erogato ai maschi. In tutte le categorie di pensione, eccetto la categoria delle pensioni di inabilità, si rileva una maggior presenza di pensionate sui pensionati, con differenziazione massima nelle pensioni ai superstiti in cui le femmine rappresentano il 18,6% del totale delle pensioni e i maschi il 3,2%.

Per quel che riguarda la distribuzione geografica degli assegni di pensione vigenti al 1 gennaio 2018

l’Osservatorio dell’Inps annota come il maggior numero delle prestazioni sia concentrato nell’area settentrionale della penisola con il 40,9% del totale nazionale, seguito dal 36,0% delle prestazioni erogate nell’area meridionale, isole comprese. Infine, l’Italia Centrale assume, con il 23%, il valore minore nel rapporto con il totale. Esiguo il numero delle pensioni erogate all’estero pari allo 0,1% del totale.

Boeri

SERVE SALARIO MINIMO PER ATIPICI

Per il milione di lavoratori della Gig economy, un neologismo dall’americano gergale che indica i cosiddetti ‘lavoretti’ e include molti atipici compresi i riders, bisognerebbe introdurre un “salario minimo a prestazione”. Lo afferma il presidente dell’Inps, Tito Boeri, aggiungendo che in Italia sarebbe necessaria anche l’approvazione di nuove leggi che ‘obblighino’ i grandi gruppi del settore a iscriversi alla piattaforma on line dell’istituto di previdenza per le prestazioni occasionali.

Assegno di ricollocazione

LA DOMANDA ANCHE AI PATRONATI

A partire dal 28 maggio scorso è diventato più semplice fare richiesta per l’assegno di ricollocazione, la dote che lo Stato fornisce al disoccupato che percepisce la Naspi da almeno 4 mesi per la sua formazione e riqualificazione, così da renderlo “appetibile” per le imprese e il mercato del lavoro in generale: è infatti possibile – ha fatto il Ministero del lavoro – richiederlo anche rivolgendosi ai patronati convenzionati con l’Anpal.

E’ entrato così nella piena operabilità il principale strumento delle politiche attive del lavoro introdotto con il Jobs act, la cui messa a regime si è avuta il 14 maggio dopo un periodo di sperimentazione. «In questo modo si completano le misure previste dal Jobs Act – ha dichiarato il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte – e si vedono quindi i frutti del lavoro svolto dalla nascita dell’Agenzia ad oggi, un lavoro pioneristico per molti aspetti, che abbiamo portato avanti insieme al Ministero del Lavoro e in forte sinergia con le Regioni».

«Sono soddisfatto – ha affermato l’ex ministro, Giuliano Poletti- con l’avvio definitivo dell’assegno di ricollocazione, strumento essenziale per dare concreta attuazione alle politiche attive, aiutiamo le persone a trovare un lavoro: tutte le nostre politiche sono state finalizzate a questo obiettivo, non ad offrire un sostegno assistenzialistico».

L’assegno di ricollocazione può essere richiesto dai beneficiari di Naspi da almeno 4 mesi. La somma di denaro messa a disposizione può essere utilizzata presso un Centro per l’Impiego o un’Agenzia per il lavoro accreditata, che assegnerà un tutor al disoccupato, per essere affiancato in un programma personalizzato di ricerca intensiva di una nuova occupazione.

L’importo dell’assegno – da un minimo di 250 euro ad un massimo di 5.000 euro, a seconda del tipo di contratto e del grado di difficoltà per ricollocare il disoccupato – viene riconosciuto all’ente che fornisce il servizio di assistenza alla ricollocazione, solo se la persona titolare dell’assegno trova lavoro.

Le tipologie di contratto per le quali si riconosce l’esito occupazionale sono il tempo indeterminato, compreso l’apprendistato, il tempo determinato, maggiore o uguale a 6 mesi (3 mesi per Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia). Il destinatario dell’assegno può scegliere liberamente l’ente da cui farsi assistere: il Centro per l’Impiego o l’operatore accreditato scelto assegnerà un tutor che lo affiancherà attraverso un programma personalizzato di ricerca intensiva per trovare nuove opportunità di impiego adatte al suo profilo.

La sperimentazione ha interessato circa 29 mila destinatari estratti in maniera casuale dallo stock di potenziali destinatari comunicati dall’Inps. Costoro potevano iscriversi al programma rivolgendosi ai centri per l’impiego dove era stato sottoscritto il patto di servizio personalizzato, oppure registrandosi al sito – ottenendo le credenziali di accesso per l’area riservata – e seguendo l’apposita procedura. Dal 14 maggio 2018 l’assegno di ricollocazione è entrato a regime per tutti gli aventi diritto.

Commercio

7 IMPRESE SU 10 GUIDATE DA DONNE

Le imprese guidate da donne sono per la maggior parte propense a occuparsi di commercio di mercato, ben 7 su 10 si occupano di questo settore. E la maggior parte mostrano una particolare attenzione alla sostenibilità e alla green economy. Lo scenario emerge dal 5° Forum di Terziario Donna Confcommercio, nell’ambito del quale si è svolto a Roma il convegno “Economia responsabile per dare valore al futuro”.

“Il terziario di mercato – ha dichiarato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli – è la prima scelta delle donne che vogliono fare impresa, oltre il 70% delle donne che fa impresa, infatti, la fa nei nostri settori dove si produce più valore, più benessere più futuro forse anche grazie a una marcia in più che hanno le donne”.

A insistere sul tema è stata Patrizia Di Dio, presidente di Terziario Donna Confcommercio. “Dobbiamo essere consapevoli che la sostenibilità e la responsabilità sociale – ha affermato – non sono temi che hanno a che fare solo con l’etica, non esprimono solo un’economia virtuosa, ma sono anche un tema di competitività, una leva strategica vincente su cui puntare per migliorare le performance e i risultati delle nostre imprese e sono un patrimonio immateriale di capacità che noi donne imprenditrici già possediamo e applichiamo spontaneamente”.

Le imprese femminili hanno una maggiore attenzione verso la sostenibilità ambientale, secondo stime Si.Camera su dati Fondazione Symbola-Unioncamere (Rapporto GreenItaly 2017), le imprese femminili (con almeno un dipendente) del terziario che hanno investito negli ultimi 8 anni, dal 2010 al 2017, in prodotti e tecnologie green sono il 30,2% contro il 24,3% nel caso delle imprese maschili. La media del terziario è pari al 25,6%.

Nel campo della sostenibilità ambientale, le imprese femminili mostrano una più elevata propensione ad investire nella green economy rispetto a quelle maschili. Recenti ricerche hanno dimostrato come la responsabilità sociale di impresa, in una visione che vede l’impresa relazionarsi con la comunità territoriale senza perseguire solamente la massimizzazione del profitto, sono più competitive.

Durante i lavori è stata presentato il volume “Il Neuromarketing nel negozio”, il nuovo manuale della collana “Le Bussole”, che affronta un tema nuovo per gli esercizi commerciali, applicando concretamente, il ‘neuromarketing’ alla gestione del negozio, ovvero quali sono i meccanismi mentali che guidano le decisioni dei clienti. Un aspetto che può aiutare i negozianti a rivolgere l’attenzione ai propri clienti in modo nuovo, per capire meglio i loro comportamenti, i loro bisogni inespressi. Una attività ancora più importante adesso che la concorrenza dell’e-commerce diventa pressante.

Carlo Pareto

Inps, come funziona la pensione di cittadinanza

Inps

COME COMUNICARE LA MALATTIA

L’Inps è un ente pubblico che si occupa dei lavoratori dipendenti/autonomi e dei pensionati. Relativamente agli occupati del settore pubblico/privato, chi si ammala è obbligato a comunicare l’insorgenza dell’evento all’Inps. Ai lavoratori, infatti, inidonei temporaneamente a svolgere l’attività lavorativa a causa di una malattia (come l’influenza o la frattura di un arto) viene riconosciuta un’indennità economica dall’Inps. Nella fattispecie l’Istituto si fa carico di una parte della retribuzione che spetta al lavoratore dipendente nel corso della sua assenza dal posto di lavoro. L’importo ed il periodo temporale coperto da questa assistenza economica varia in funzione di alcuni parametri. Innanzitutto viene considerato il settore lavorativo di appartenenza (agricoltura, industria e terziario o lavoratori marittimi). Ma rileva pure la tipologia di accordo contrattuale (tempo determinato o indeterminato). E si tiene conto anche di ulteriori specifiche posizioni professionali (apprendisti, disoccupati, lavoratori sospesi o autonomi iscritti alla gestione separata). Le predette categorie di lavoratori vengono comunque accomunate dall’iter procedurale seguito per notificare l’assenza dal posto di lavoro. Vediamo brevemente come bisogna comunicare la malattia all’Inps.

Occorrente: Certificato medico; Dati anagrafici; Indirizzo di domicilio; Pec o fax o raccomandata a/r (eventuale); Certificato di ricovero e dimissioni (eventuale).

L’azione di partenza che il lavoratore ammalato deve compiere è quella di recarsi a visita dal proprio medico di famiglia, per richiedere il rilascio del certificato di malattia. Il compito di inoltrare all’Inps tale referto in modalità telematica compete direttamente al professionista. Durante questa fase iniziale, il lavoratore deve prestare molta attenzione nel comunicare al proprio medico ogni suo dato anagrafico corretto e l’indirizzo preciso del domicilio presso cui è degente. Quest’ultima informazione servirà per controllare l’effettiva indisposizione del lavoratore attraverso un’eventuale visita fiscale. Che potrà essere disposta in determinate fasce orarie ed ha l’obiettivo di verificare la reale incapacità lavorativa temporanea dell’ammalato. Se durante il periodo di malattia si rende necessario il cambiamento dell’indirizzo per la reperibilità, il lavoratore è espressamente tenuto a comunicare all’Inps di appartenenza l’avvenuta modifica tramite Pec, fax o raccomandata con ricevuta di ritorno (a/r).

Dopo aver inviato la comunicazione online della malattia all’Inps, il lavoratore infermo non avrà più l’obbligo di far giungere il referto sanitario al proprio datore di lavoro. Quest’ultimo ha difatti la possibilità di visionare tale attestazione legale ricorrendo agli appositi servizi informatici resi specificamente disponibili dall’Inps.

Nell’ipotesi in cui il medico di famiglia si trova nell’impossibilità di eseguire la trasmissione obbligatoria della comunicazione telematica attestante la temporanea incapacità lavorativa, l’ammalato dovrà far pervenire il referto di malattia all’Inps ed il relativo attestato al datore di lavoro entro 48 ore dal rilascio.

Nel caso, invece, si tratti di un ricovero in ospedale o di un accesso al pronto soccorso, l’attestazione sanitaria di ricovero e dimissione rilasciata dalla struttura ospedaliera purtroppo difficilmente viene inoltrata telematicamente. Di conseguenza tali eventi si dovranno comunicare in modo cartaceo, anche se trascorsi oltre 2 giorni dal rilascio. Ad ogni modo la comunicazione andrà effettuata prima del termine di prescrizione della prestazione sanitaria.

Sempre con riferimento ai certificati di malattia riguardanti la giornata passata in ospedale o al pronto soccorso, giova fare una importante precisazione. Vengono considerati efficaci dall’Inps soltanto le attestazioni contenenti precipue tipologie di elementi. Quelli in particolare attinenti alle informazioni anagrafiche relative al lavoratore ammalato, alla data di rilascio, alla firma leggibile dello specialista e alla diagnosi medica comportante la temporanea incapacità lavorativa.

Se la malattia insorge in un Paese straniero, occorre distinguere tra due procedure alternative. Qualora ci si trovasse in uno Stato appartenente all’Unione Europea, bisogna applicare le medesime leggi esistenti nel Paese di residenza del lavoratore ammalato. Se l’evento si manifesta all’interno di un Paese extracomunitario che non ha stipulato con l’Italia degli accordi ad hoc in materia, la competenza è dell’Ambasciata italiana. Tale rappresentanza diplomatica dovrà pertanto farsi carico delle azioni necessarie per legalizzare il certificato di malattia.

In conclusione, si consiglia quindi, di non dimenticare mai: di prestare molta attenzione all’esattezza delle informazioni e dei dati inseriti nel certificato medico; e di comunicare l’eventuale modifica relativa all’indirizzo di domicilio con un congruo anticipo.

Pensione di cittadinanza

COME FUNZIONA

Nel contratto del ‘Governo del cambiamento’, sottoscritto da Movimento 5 Stelle e Lega, c’è la pensione di cittadinanza, lo strumento con il quale si farà in modo che nessun pensionato si trovi a vivere in condizioni di povertà. L’importo di riferimento per questa interessante misura è di 780 euro. Ciò significa che qualora il pensionato si trovi al di sotto della soglia di povertà avrà diritto a un’integrazione della pensione fino al raggiungimento del suddetto importo. Quindi chi ha problemi economici e ad esempio percepisce un assegno di soli 400 euro, che non gli permette di vivere una vita dignitosa, beneficerà di un incremento di 380 euro, così da arrivare ai 780 euro suddetti. L’importo di riferimento dovrebbe subire un incremento a seconda del numero di familiari a carico ad esempio per la coppia si sale a 1.170 euro. Questo aspetto però non è stato approfondito dal testo del contratto di Governo, quindi per saperne di più dovremo attendere la sua attuazione.

Naturalmente la pensione di cittadinanza non sarà riconosciuta a tutti coloro che percepiscono una pensione inferiore all’importo minimo prestabilito, ma solo a chi ha un reddito e un patrimonio insufficiente per vivere una vita dignitosa e di conseguenza si trova in una condizione di povertà. Uno strumento senza dubbio ambizioso come tra l’altro lo è l’introduzione del reddito di cittadinanza ma allo stesso tempo oneroso. Per quanto riguarda il reddito e la pensione di cittadinanza una buona parte del finanziamento dovrebbe arrivare dall’Europa. Come si legge nel contratto di governo, infatti, M5S e Lega contano di avviare un dialogo nelle sedi comunitarie per chiedere l’applicazione del provvedimento A8-0292/2017 con cui il Parlamento europeo garantisce l’utilizzo del 20% del Fondo Sociale Europeo per l’istituzione del reddito di cittadinanza (che comprende anche la pensione) anche in Italia, unico Paese dell’UE insieme alla Grecia a non aver ancora adottato uno strumento simile per il contrasto alla povertà.

Inail

MALATTIA PROFESSIONALE

Per malattia professionale s’intende quella patologia strettamente connessa al tipo di lavoro e all’influenza negativa che esercita sulla propria vita in termini salutari. A differenza dell’infortunio che ha effetto immediato sul lavoratore, la malattia professionale si manifesta con il passare del tempo, e agisce sull’organismo in modo lento e progressivo.

Si parla di malattia professionale quando si è esposti ad agenti pericolosi o tossici che a lungo andare possono compromettere la salute sica dell’individuo.

Si pensi ad esempio all’operaio edile che lavora in magazzini dove vi è un continuo rumore assordante derivato dalle macchine utilizzate. Col passare del tempo, l’esposizione a questi rumori continui, potrebbe far emergere problemi di sordità, strettamente connessi al contatto prolungato con l’ambiente lavorativo. Ecco che si parla di Ipoacusia, malattia che comporta un indebolimento acustico graduale con reali conseguenze per tutto l’apparato uditivo.

Da cosa può essere provocata una malattia professionale

– Rischio ambientale: come inalare sostanze tossiche in modo continuo, oppure essere esposti a rumori meccanici o essere esposti a radiazioni

– Atti ripetuti: frequenti movimenti che caratterizzano la lavorazione e provocano a lungo termine dolori muscolo/scheletrici che comportano limitazioni a livello articolare.

Chi può richiedere la malattia professionale

I lavoratori più colpiti dalle conseguenze salutari derivanti l’ambiente

lavorativo, sono quelli facente parte del settore agricolo e industriale. Ad essi, dopo aver accertato la malattia professionale, spetta un’indennità riconosciuta dall’Inps attraverso riabilitazioni di carattere economico, sanitario e riabilitativo.

La tutela dell’Inail è prevista sia per i lavoratori pubblici che privati ed è estesa sia per le categorie autonome come gli artigiani o gli agricoltori diretti.

Cosa si deve fare per denunciare la malattia professionale

1. Avvertire il medico curante, che dopo un’analisi approfondita del disagio salutare e delle cause derivate, emette un certificato di malattia professionale che dovrà essere portato al proprio datore di lavoro entro 15 giorni dall’emissione del referto.

2. Consultare le tabelle formulate dall’Inps dove sono indicate le malattie professionali riconosciute e controllare tutti i dettagli presenti, come nome della malattia, derivazione, indennizzo. Le tabelle prefigurate si dividono per i due settori, industriale e agricolo e sono presenti all”indirizzo ufficiale dell’Inail.

3. Dopo aver consegnato il certificato al datore di lavoro, quest’ultimo ha tempo 5 giorni per inoltrarlo all’Inail in modalità telematica, attraverso una apposita procedura attiva sul sito Inail che offre il modo di descrivere minuziosamente la situazione lavorativa, come il luogo di lavoro, le possibili esposizioni, l’orario di durata delle mansioni…ecc..

4. L’Inail, a seguito dell’invio della documentazione completa da parte del datore di lavoro, invita il lavoratore a presentarsi presso una delle proprie sedi per effettuare una visita medica di controllo. Se impossibilitati ad eseguire questi step, è possibile scaricare il modulo direttamente dalla pagina web dell’Inail per avviare l’iter di certificazione della malattia.

Carlo Pareto

Inps. Un polo unico per gestire le visite fiscali

Polo unico visite fiscale

INPS: PUBBLICATI I DATI

Dal 1° settembre 2017, come è noto, è entrato in vigore il Polo unico per le visite fiscali che attribuisce all’Inps la competenza esclusiva a gestire le visite mediche di controllo anche per l’82% dei lavoratori pubblici in malattia. Da questa data, come già avviene per i lavoratori privati assicurati, l’Inps effettua visite mediche sia su richiesta delle pubbliche amministrazioni, in qualità di datori di lavoro, sia d’ufficio.

Sul portale istituzionale l’’Istituto ha pubblicato l’Osservatorio statistico sul “Polo unico di tutela della malattia”, con i dati relativi al 1° trimestre 2018. L’Osservatorio, che ha lo scopo di monitorare il fenomeno dell’astensione dal lavoro per malattia dei lavoratori dipendenti privati e pubblici, è stato realizzato prendendo come riferimento i certificati medici inviati dal medico e le visite mediche di controllo effettuate dall’Istituto. Per l’analisi dei dati si rimanda a Statistiche in breve.

Dalle statistiche emerge, nei primi tre mesi del 2018, un incremento del numero dei certificati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tale aumento risulta più contenuto nei lavoratori pubblici appartenenti al Polo unico (3,1%), rispetto ai dipendenti del settore privato (12,4%). A livello territoriale si evidenzia una differenziazione per entrambi i settori con maggiore aumento al Nord (4,7% del pubblico rispetto al 14,2% del privato).

La percentuale dei lavoratori con almeno un giorno di malattia sul totale dei lavoratori passa, nel settore privato, dal 23% del 2017 al 26% del 2018, con un incremento di tre punti percentuali, mentre nel settore pubblico passa dal 35% del 2017 al 36% del 2018.

L’Istituto, infine, ha effettuato un numero di visite mediche per i dipendenti pubblici del Polo unico poco al di sotto di quelle per i dipendenti privati assicurati (101mila nel pubblico e 123mila nel privato), pur in presenza di un numero di certificati medici di gran lunga inferiore (1,9 milioni rispetto a 4,7 milioni).

Inps

VINTO DALL’ISTITUTO IL PREMIO LEGALITÀ NELLA P.A.

Il 15 maggio scorso si è svolta a Roma, presso le Scuderie del Quirinale, la cerimonia di consegna del Premio nazionale “Rating di legalità nella Pubblica Amministrazione”.

L’iniziativa, promossa da Italian Digital Revolution (IDR), ha lo scopo di stimolare le pubbliche amministrazioni a migliorare i propri processi attraverso l’utilizzo delle tecnologie, per favorire la trasparenza e coinvolgere sempre più i cittadini.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’Inps e l’Istat sono stati i vincitori per le Amministrazioni centrali di questa prima edizione. La classifica è stata messa a punto attraverso un software che verifica i siti delle PA e, incrociando i dati con quelli resi disponibili dall’Anac, calcola il tasso di rispondenza alla normativa in materia di trasparenza e di prevenzione della corruzione rispetto ai contenuti pubblicati nella sezione “Amministrazione trasparente”, assegnando a ciascuna PA una percentuale di copertura.

Alla cerimonia sono intervenuti numerosi esponenti del mondo politico, istituzionale e culturale che hanno premiato i vincitori con un’opera realizzata dagli studenti del liceo artistico “Silvio Lopiano” di Cetraro (CS).

In rappresentanza dell’Istituto ha ritirato il premio Gabriele Uselli – Responsabile della prevenzione, della corruzione e della trasparenza e Direttore centrale Audit, trasparenza e anticorruzione.

Il Dirigente ha sottolineato come la trasparenza rappresenti per l’Inps una sfida continua, considerando l’enorme quantità di dati che è chiamato a gestire e pubblicare quotidianamente. Ha rivolto anche un ringraziamento ai suoi collaboratori, che con un proficuo e costante impegno, hanno fatto sì che l’Inps ricevesse questo prestigioso riconoscimento.

950mila richieste

BOOM ROTTAMAZIONE CARTELLE

La definizione agevolata prevista ha superato le 950mila adesioni. È il primo bilancio delle richieste complessivamente presentate all’Agenzia delle entrate-Riscossione dal 26 ottobre 2017 al 15 maggio scorso, ultimo giorno per aderire. Il 62 % circa delle domande è stato inviato tramite i canali digitali, web e Pec, mentre il 37% circa delle richieste è stato presentato agli sportelli e l’1% attraverso i tradizionali canali postali.

I contribuenti che hanno aderito alla definizione agevolata, come previsto dalla legge, pagheranno l’importo residuo delle somme dovute senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora. Per le multe stradali, invece, non si pagheranno gli interessi di mora e le maggiorazioni previste dalla legge.

Chiuso il termine per l’adesione alla cosiddetta rottamazione delle cartelle, l’Agenzia delle entrate-Riscossione, secondo quanto previsto dalla legge, analizzerà le istanze ricevute e fornirà la risposta ai contribuenti con l’esito di accoglimento e eventuale rigetto dell’adesione. Entro il 30 giugno 2018, a coloro che hanno aderito alla definizione agevolata, verrà inviata la ‘Comunicazione delle somme dovute’ con l’elenco dei carichi ‘rottamati’, il dettaglio sui possibili debiti che per legge non possono rientrare nella definizione agevolata, gli importi da pagare e i bollettini di pagamento in base al piano di rate indicato dal contribuente nel modello di adesione.

Per i debiti affidati alla riscossione dal primo gennaio al 30 settembre 2017, i pagamenti sono previsti in un massimo di 5 rate (luglio, settembre, ottobre, novembre 2018 e febbraio 2019), ciascuna pari al 20% del debito definito.

Per i carichi da rottamare relativi al periodo primo gennaio 2000 – 31 dicembre 2016, la legge prevede fino a un massimo di 3 rate: ottobre, novembre 2018 e febbraio 2019. Le prime due rate ciascuna pari al 40% del debito definito, mentre la terza il restante 20 per cento. Invece, per cartelle o avvisi interessati da una rateizzazione in essere al 24 ottobre 2016, con rate scadute e non pagate al 31 dicembre 2016, comprese le istanze dei ‘respinti’ della precedente definizione agevolata (dl 193/2016), è prevista una prima comunicazione entro giugno 2018 con l’importo dovuto per regolarizzare le rate del 2016 (da pagare entro il 31 luglio 2018).

Successivamente, entro settembre 2018, arriverà la ‘Comunicazione’ per la definizione agevolata (massimo 3 rate: ottobre, novembre 2018 e febbraio 2019). Come previsto dalla legge, il mancato, insufficiente o tardivo versamento delle rate scadute comporta l’improcedibilità dell’istanza presentata ai fini dell’ammissione ai benefici della definizione agevolata.

Lavoro

SENZA VOUCHER ADDIO A 50MILA POSTI IN ESTATE

Rischiano di scomparire 50mila posti di lavoro occasionali per giovani studenti e pensionati impiegati nelle attività stagionali in campagna dove con l’avvicinarsi dell’estate sono iniziate le attività di preparazione dei terreni e di raccolta. E’ l’allarme lanciato di recente dalla Coldiretti sugli effetti della riforma dei voucher che ha di fatto praticamente azzerato questa opportunità per integrare il reddito delle categorie più deboli ma anche per avvicinare al mondo dell’agricoltura giovani studenti o mantenere attivi anziani pensionati.

L’estate coincide – ricorda Coldiretti – con il periodo di maggior impiego di lavoro nelle campagne a partire dalle attività di raccolta di verdura e frutta come ciliegie, albicocche o pesche, fino ad arrivare alla vendemmia che si concentra nel mese di settembre. Secondo un sondaggio Coldiretti/Ixe’ il 68% dei giovani italiani sarebbe disponibile a partecipare alla vendemmia o alla raccolta della frutta ma “la nuova normativa è stata un vero flop in agricoltura dove ha fatto crollare del 98% in valore l’uso dei buoni lavoro per effetto di in primis di un eccesso di inutile burocrazia di cui, in parte non irrilevante, è responsabile la piattaforma informatica creata dall’Inps che non tiene in considerazione le specificità del lavoro nei campi”.

“La situazione attuale – continua la Coldiretti – rende di fatto inutilizzabile il nuovo strumento con pesanti effetti sull’economia e il lavoro dei territori interessati ma anche la perdita di una importante opportunità di socializzazione all’interno delle comunità locali. In difficoltà le stesse imprese agricole per l’addio ad una modalità di pagamento che si era dimostrato valido nel favorire l’occupazione e l’emersione del sommerso”.

I voucher erano stati introdotti per la prima volta in via sperimentale nel 2008 per la vendemmia proprio per le peculiarità dell’offerta di lavoro nelle campagne. Nel corso degli anni successivi l’agricoltura – sottolinea la Coldiretti – è stata l’unico settore che è rimasto praticamente “incatenato” all’originaria disciplina “sperimentale” con tutte le iniziali limitazioni (solo lavoro stagionale e solo pensionati, studenti e percettori di integrazioni al reddito) che gli altri settori non hanno mai più conosciuto fino all’abrogazione.

Non è un caso – precisa la Coldiretti – che il numero di voucher impiegati in agricoltura sia praticamente rimasto stabile dal 2011. In agricoltura sono stati venduti nell’ultimo anno prima dell’abrogazione circa 2 milioni di voucher, più o meno dei 5 anni precedenti pari all’incirca a 350mila giornate/anno di lavoro che – sottolinea la Coldiretti – hanno aiutato ad avvicinare al mondo dell’agricoltura giovani studenti e a mantenere attivi molti anziani pensionati nelle campagne senza gli abusi che si sono verificati in altri settori.

L’Italia non può permettersi di perdere le grandi opportunità di lavoro che vengono da uno dei settori più dinamici dell’economia”, ha affermato il presidente la Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che il “nuovo Parlamento e il Governo hanno il dovere di ripensare ad uno strumento per il settore che semplifichi la burocrazia per l’impresa, sia agile e flessibile rispondendo soprattutto ad un criterio di tempestiva disponibilità all’impiego e dall’altra generi opportunità di integrazione al reddito di cui c’è particolarmente bisogno.

Carlo Pareto

Welfare, a luglio nuovo REI. Indebiti, Inps chiede soldi a pensionati. Stipendi, in 9 anni aumentati di 72 euro

Welfare
A LUGLIO IL NUOVO REI
Si allarga da luglio la platea potenziale del Rei, il reddito di inclusione sociale ma le domande all’Inps anche senza i requisiti sulla composizione del nucleo familiare potranno essere presentate dal primo giugno (il beneficio si ottiene a partire dal mese successivo).
Lo scrive l’Inps in un messaggio ricordando che da luglio, come previsto dalla legge, non sarà più necessario per ottenere il sussidio avere in famiglia almeno un minore, un disabile, una donna in stato di gravidanza o un disoccupato over 55. Fino a giugno la platea potenziale è di circa 500.000 famiglie per 1,8 milioni di persone mentre da luglio passerà a 700.000 nuclei per 2,5 milioni di persone.
Il trattamento economico va da un massimo di 187,5 euro per una persona sola in situazione di povertà a 539,8 euro nel caso di famiglia con almeno sei componenti. Tra i requisiti per avere il Rei c’è un Isee non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro.
Il Rei è compatibile con un’attività lavorativa (fermi restando i requisiti economici) ma non con la Naspi.
Grazie a queste modifiche, ricorda l’Inps, le famiglie interessate arrivano a quota 700 mila, per un totale di 2,5 milioni di persone coinvolte. A inizio anno le cifre si fermavano, rispettivamente a 500 mila famiglie e 1,8 milioni di persone.
Il beneficio numerario va da un massimo di 187,5 euro per una persona sola in situazione di povertà a 539,8 euro nel caso di famiglia con almeno sei componenti.
Tra i requisiti per avere il Rei c’è un Isee non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro. Il Rei è inoltre compatibile con un’attività lavorativa (fermi restando i requisiti economici) ma non con la Naspi.
Dato che come previsto dalla legge il beneficio decorre dal mese successivo a quello della richiesta,- segnala l’Inps – “l’abrogazione dei requisiti relativi alla composizione del nucleo familiare opererà a partire dalle domande presentate dal 1° giugno 2018”.
L’Inps precisa anche che tutte le domande di Rei presentate tra l’1 gennaio e il 31 maggio 2018, in possesso di Dsu 2018, “non accoglibili per la sola mancanza dei requisiti familiari saranno sottoposte a riesame di ufficio con verifica dei requisiti alla data del 1° giugno 2018”.
Il trattamento è concesso per un periodo massimo di 18 mesi, trascorsi i quali non può essere rinnovato se non sono trascorsi almeno sei mesi. Dalla durata massima del Rei devono essere, comunque, sottratte le mensilità di Sostegno per l’inclusione attiva (Sia) eventualmente già erogate al nucleo familiare. Bisogna essere cittadino italiano o straniero con carta di lungo soggiorno ma occorre risiedere in Italia in via continuativa da almeno due anni al momento della presentazione della domanda. Il beneficio economico è condizionato alla prova dei mezzi e all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa.
Secondo dati diffusi alla fine di marzo le persone beneficiate da misure di contrasto alla povertà sono state nel primo trimestre 2018 quasi 900 mila (in 251.000 famiglie), oltre 300.000 delle quali hanno avuto il Rei (in 110.000 famiglie).

Indebiti
L’INPS CHIEDE SOLDI AI PENSIONATI
Il Codacons ha di recente avviato una formale class action nei confronti dell’Inps, depositando presso il Tribunale di Roma una azione inibitoria volta a bloccare i comportamenti illeciti dell’istituto e salvaguardare i diritti di migliaia di pensionati. Lo rende noto l’associazione dei consumatori in un comunicato. Al centro della vicenda, rileva il Codacons, “numerose lettere recapitate in questi giorni dall’Inps ai pensionati italiani, contenenti la richiesta di rimborso di somme, anche ingenti, che l’istituto di previdenza ritiene di aver indebitamente erogato”.
Una richiesta che, tuttavia, “appare del tutto illegittima, perché espressamente vietata dalle leggi italiane. L’art. 52 della Legge n. 88 del 1989, infatti, stabilisce che ‘Nel caso in cui, in conseguenza del provvedimento modificato, siano state riscosse rate di pensione risultanti non dovute, non si fa luogo a recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato. Il mancato recupero delle somme predette può essere addebitato al funzionario responsabile soltanto in caso di dolo o colpa grave’”.
Per il nostro ordinamento, quindi, sottolinea il Codacons, “non è possibile in alcun modo recuperare
dalle rate della pensione, somme corrisposte in maniera non dovuta. Risulta chiaro che tale scelta da parte del legislatore sia atta a tutelare il singolo cittadino nonché consumatore, non permettendo che gli venga sottratto un bene fondamentale, come è per l’appunto quello derivante dalla pensione, che consente di soddisfare i bisogni primari dell’individuo”. Concetto ribadito dalla recentissima sentenza della Corte di Cassazione n. 482 dell’11 gennaio 2017, secondo cui, rileva il Codacons, “le pensioni possono essere in ogni momento rettificate dagli enti erogatori in caso di “errore di qualsiasi natura” commesso in sede di attribuzione o di erogazione della pensione, ma non si fa luogo al recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita prestazione sia dovuta a dolo dell’interessato”. Su tali basi, ha concluso il presidente del Codacons di Milano, Marco Maria Donzelli, “abbiamo chiesto al Tribunale di Roma non solo di inibire il comportamento lesivo dell’Inps, ma anche di obbligare l’Istituto alla restituzione delle somme già corrisposte dai singoli pensionati ed illegittimamente riscosse dall’Inps grazie alle comunicazioni fuorilegge inviate nell’ultimo periodo. E se la nostra class action sarà accolta, l’istituto dovrà rimborsare milioni di euro ai pensionati ingiustamente danneggiati”.

Inps
PENSIONI: RIVALUTAZIONE IN SU DAL 2019
Novità per i pensionati. Gli assegni Inps della pensione cambieranno a partire dall’1 gennaio 2019. Di fatto scatteranno le nuove norme che determinano la rivalutazione degli assegni previdenziali con l’adeguamento all’inflazione che viene rilevato annualmente dall’Istituto di statistica, l’Istat. Con la perequazione l’importo viene adeguato al costo della vita. Su questo sistema va ricordato che con la riforma Fornero era stato bloccato il processo di rivalutazione fino al 2016, blocco poi esteso fino al 2018.
Salvo nuove proroghe, da gennaio 2019 dovrebbe scattare dunque l’aumento sugli assegni. Di fatto nella fase di passaggio tra il 2011 e il 2018 sono stati costituiti tre scaglioni: rivalutazione al 95 per cento per l’importo compreso tra 3 e 4 volte il minimo, 75 per cento per 4 e 5 volte il minimo, 50 per cento per 5 e 6 volte il minimo, 45 per cento fino a 6 volte il minimo.
Con la fine della fase transitoria cambiano le percentuali per la rivalutazione: 100% per le pensioni inferiori a 3 volte il minimo Inps, 90 per cento per quelle tra 3 e 5 volte il minimo, 75 per cento per quelle superiori a 5 volte il trattamento minimo. Sul fronte rivalutazione inoltre va ricordato che le associazioni di categoria come Aspes hanno presentato un ricorso alla Cedu per ottenere gli arretrati per il blocco delle rivalutazioni dopo la riforma Fornero. “Tante, forse troppe sono state le violazioni del diritto al giusto processo in tal vicenda, tra cui la violazione della precedente sentenza
che costituiva un giudicato costituzionale. La nostra battaglia prosegue”, ha infine ricordato Celeste Collovati ﴾rivalutazionepensione@gmail.com﴿, legale di Aspes.

Stipendi
IN NOVE ANNI AUMENTATI SOLO DI 72 EURO
Il reddito procapite degli italiani nel 2017 aumenta per il quarto anno consecutivo arrivando a 22.226 euro e finalmente, per la prima volta negli ultimi 9 anni, riesce a superare di 72 euro il record del 2008. Dividendo l’importo per i 12 stipendi annuali si tratta di ben 6 euro al mese. I dati sono diffusi dal Mef, attraverso le tabelle contenute nel Def, ed elaborati dall’Adnkronos.
Gli indicatori di benessere mostrano un reddito medio disponibile aggiustato procapite nel 2008 pari a 22.154 euro. Con l’arrivo della crisi si è registrata una riduzione, nei 5 anni successivi, che ha portato i redditi a scendere fino a 21.179 euro, segnando una riduzione del 4,4%. Dall’anno successivo, il 2014, inizia la risalita che prosegue ininterrotta fino al 2017, quando finalmente è stato superato il record fissato nove anni prima.
Per l’anno in corso si stima un incremento annuo di ben 619 euro, che dovrebbe portare il totale a 22.845 euro e, in solo quattro anni, si prevede un aumento di ben 2.359 euro che dovrebbero far salire il totale a 24.585 euro. In particolare il reddito medio disponibile passerebbe da 22.226 euro del 2017, a 22.845 euro del 2018, a 23.378 euro del 2019, a 23.996 del 2020, a 24.585 euro del 2021.
Un’altra informazione che va letta insieme ai dati illustrati è quella che arriva dall’indice di disuguaglianza del reddito disponibile. Nel dossier parlamentare, che accompagna il Documento di economia e finanza, si sottolinea che negli ultimi anni la distanza tra poveri e ricchi è andata aumentando, raggiungendo il livello massimo nel 2017.
Secondo la tabella che prende in considerazione il periodo 2005-2017 il livello minimo è stato raggiunto nel 2007 (5,2); mentre lo scorso anno è stato registrato il punto massimo (6,4). Nel documento si evidenzia, inoltre, che ”la disuguaglianza assume maggiore rilievo al sud”. Le previsioni per il periodo 2018-2021 mostrano un miglioramento rispetto al 2017, con un valore che dovrebbe attestarsi a 6,2 nel triennio 2019-2021.

Carlo Pareto

Povertà. Si allarga la platea del Rei, il reddito di inclusione sociale

Pensioni

LE NUOVE IPOTESI DI MODIFICA LEGA M5S

Il superamento della Legge Fornero è il punto che più accomuna i programmi di Lega e Movimento 5 Stelle. Entrambi i partiti, infatti, hanno indicato la volontà di introdurre Quota 100 e Quota 41 per cambiare il sistema pensionistico. Secondo quanto ha recentemente riportato al riguardo Il Sole 24 Ore, la Quota 100 diventerebbe 101 per i lavoratori autonomi e sarebbe prevista un’età minima di accesso pari a 64 anni. Inoltre, verrebbe posto un limite di 2 o 3 anni di contribuzione figurativa massima.

Il quotidiano di Confindustria ha riportato anche le dichiarazioni di Alberto Brambilla, ex sottosegretario al Welfare che ha curato il programma della Lega sulle pensioni, secondo cui è importante mantenere “gli stabilizzatori automatici, ovvero l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita e i coefficienti di trasformazione”.

Misure che rappresenterebbero “il lasciapassare per l’Europa e per i mercati”, che consentirebbero quindi di “difendere la nuova flessibilità che vogliamo”. Resta da capire quale costo avrà una riforma delle pensioni di questo tipo. Secondo Brambilla, la spesa non supererebbe i 5 miliardi l’anno, ma, ha ricordato Il Sole 24 Ore, l’Inps aveva stimato a fine febbraio una spesa di 14-18 miliardi nei primi due anni di applicazione, al netto dell’Ape sociale non più erogata.

Non è poi chiaro se l’adeguamento dei requisiti pensionistici valga solo per l’età anagrafica o anche per l’anzianità contributiva. Cioè se la Quota 41 sia destinata ad aumentare con il passare del tempo. Si spera comunque non prima del 2019, quando è previsto già uno “scatto” di 5 mesi per gli attuali requisiti. Altrimenti la Quota 41 diventerà già di 41 anni e 5 mesi.

Povertà

SI ALLARGA LA PLATEA DEL REI

Si allarga da luglio la platea potenziale del Rei, il reddito di inclusione sociale ma le domande all’Inps anche senza i requisiti sulla composizione del nucleo familiare potranno essere presentate dal primo giugno (il beneficio si ottiene a partire dal mese successivo).

Lo scrive Inps in un messaggio ricordando che da luglio, come previsto dalla legge, non sarà più necessario per ottenere il sussidio avere in famiglia almeno un minore, un disabile, una donna in stato di gravidanza o un disoccupato over 55. Fino a giugno la platea potenziale è di circa 500.000 famiglie per 1,8 milioni di persone mentre da luglio passerà a 700.000 nuclei per 2,5 milioni di persone.

Il beneficio economico va da un massimo di 187,5 euro per una persona sola in situazione di povertà a 539,8 euro nel caso di famiglia con almeno sei componenti.

Tra i requisiti per avere il Rei c’è un Isee non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro.

Il Rei è compatibile con un’attività lavorativa (fermi restando i requisiti economici) ma non con la Naspi.

Lavoro

BOERI DIFENDE I RIDER

L’Inps scende in campo per i diritti dei rider. “Stiamo lavorando”, ha recentemente detto il presidente Tito Boeri “per definire forme di monitoraggio delle piattaforme di intermediazione della gig economy” ossia l’economia di quei lavoretti, fatti di solito dai giovani per arrotondare, ma che possono trasformarsi in altro sia per la disoccupazione che per la difficoltà di arrivare alla fine del mese. Il controllo, ha aggiunto Boeri, servirà “per vincolare da un lato il datore di lavoro a versare i contributi e dall’altro per tutelare i lavoratori per esempio in caso di malattia o maternità. L’obiettivo è “registrare quelle piattaforme ed essere noi stessi una piattaforma”.

“La gig economy – ha altresì osservato Boeri – è un fenomeno nuovo sul quale non siamo attrezzati. E un fenomeno complesso che crea opportunità di lavoro per chi ha esigenze temporanee di reddito, come per esempio gli studenti che hanno bisogno di elevata flessibilità e che quindi non possono avere un rapporto strutturato”.

“C’è però un problema – ha proseguito Boeri – nasce come lavoro autonomo, ma ha caratteristiche tipiche di lavoro subordinato, spesso il committente è unico, le modalità non sono tali da coniugare flessibilità con le tutele per i lavoratori. Per questo – ha concluso – siamo al lavoro per cercare di definire modalità che ci permettano di monitorare queste piattaforme”.

Inps

L’ISTITUTO PRESENTE AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO

L’Inps, presente per il secondo anno consecutivo al Salone Internazionale del Libro di Torino, si conferma un punto fermo per i cittadini che hanno gremito la 31° edizione della manifestazione. Lo stand dell’Istituto è stato visitato da migliaia di persone provenienti da tutta Italia che hanno avuto modo di usufruire delle consulenza e delle informazioni sulle prestazioni erogate.

Neo corso della manifestazione sono stati premiati cinque funzionari dell’istituto vincitori del 1° Premio nazionale Inps di letteratura, poesia, saggistica e fumettistica, premio istituito quest’anno con l’intento di scoprire e valorizzare opere edite dagli stessi dipendenti dell’Istituto. Alla premiazione, che ha avuto un notevole successo di partecipanti ed un diffuso consenso da parte dei lavoratori tutti dell’Ente di previdenza, erano presenti il direttore centrale Relazioni esterne, Giuseppe Conte, il direttore regionale Giuseppe Baldino e il responsabile comunicazione del Piemonte, Giovanni Firera.

Ampio apprezzamento ha avuto la presenza del Presidente Tito Boeri che, nella stessa giornata della premiazione, si è soffermato con i dipendenti presenti allo stand e si è complimentato con gli autori dei libri vincitori del Premio.

Tra gli altri hanno visitato lo stand il vicepresidente del Salone del Libro Mario Montalcini, il questore della Città di Torino Francesco Messina, il prefetto Filippo Dispenza, il senatore Mauro Laus, Piero Bianucci, direttore di Tuttoscienze – Stampa di Torino, il giornalista e scrittore Massimo Gramellini, il cantante Alberto Fortis, il Presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Luisella Fassino, il vicepresidente del Festival Panafricano Liuba Forte, il giornalista scientifico aerospaziale, Antonio Lo Campo, l’astronauta Franco Malerba, lo storico Gianni Oliva, lo storico e critico d’arte Philippe D’Averio e tanti altri ancora che hanno voluto testimoniare in questo modo l’importanza della nostra presenza in simili manifestazioni.

Nella giornata di chiusura ha fatto visita allo stand Inps il sindaco di Torino, Chiara Appendino, che ha ribadito l’importanza istituzionale della presenza dell’Istituto al Salone, in un momento così particolare ed importante per la Città.

L’affluenza all’importante evento ha registrato una media di circa 500 di visitatori al giorno, con picchi record di circa mille persone nelle giornate di sabato e domenica.

Ancora una volta i funzionari Inps che hanno prestato servizio allo stand si sono contraddistinti per capacità e professionalità, confermando la validità di una relazione diretta e trasparente con l’utenza.

Economia

SE PRELEVI PIU’ DI 3MILA EURO, SCATTA LA SEGNALAZIONE

Versamenti e prelievi, oltre i 3mila euro scatterà la segnalazione automatica alla Banca d’Italia. A confermare all’Adnkronos l’ipotesi allo studio è stata la stessa Unità di Informazione Finanziaria (UIF), la task force anti-riciclaggio di via Nazionale. “Il sistema di rilevazione sarà completato entro quest’anno – è stato annunciato -. Le segnalazioni, pertanto, potranno prendere avvio fra gli ultimi mesi del 2018 e l’inizio del 2019”. Sono cominciati, è stato spiegato, “i lavori per richiedere a banche, istituti di pagamento e istituti di moneta elettronica la segnalazione mensile delle transazioni in contante per le quali non sussistano ulteriori specifici elementi di sospetto”. La novità è stata introdotta dal decreto legislativo 90/2017 per le norme anti-riciclaggio. “Nei prossimi giorni saranno avviati i confronti con gli operatori sulle forme e modalità di segnalazione”. La soglia individuata, verosimilmente, sarà “almeno in fase di avvio, superiore a quella di 3mila euro, fissata dalla legge per i trasferimenti in contante fra i privati”.

Carlo Pareto

Pensioni, come chiedere il cumulo dei contributi

Periodi assicurativi in gestioni diverse
COME RICHIEDERE IL CUMULO DEI CONTRIBUTI ALL’INPS

Se nel corso della nostra vita lavorativa abbiamo lavorato presso più gestioni previdenziali, come ad esempio la gestione pubblica e l’Inps, abbiamo la possibilità di richiedere il cumulo dei periodi assicurativi tra le diverse gestioni. Il cumulo, a differenza della ricongiunzione onerosa, può essere fatto in maniera totalmente gratuita, e permette di ricevere un’unica pensione. Questo sistema è utilizzabile solamente da chi ha versato i contributi in almeno due gestioni previdenziali differenti. Il cumulo dei contributi è una misura agevolativa particolarmente utile, perché consente che venga effettuata la liquidazione di un’unica prestazione pensionistica in base alle regole di ciascun fondo e, comunque, calcolata in base alle rispettive contribuzioni. Ecco più in dettaglio, a cosa serve e come si richiede il cumulo dei contributi all’Inps.

Cosa occorre
Contribuzione versata in diverse gestioni pensionistiche;
Pin Inps dispositivo;
Documento di riconoscimento;

L’iter procedurale
Il cumulo dei contributi può essere richiesto all’Inps dietro esplicita richiesta dell’interessato, avendo cura di indicare espressamente nell’istanza di accesso al beneficio previdenziale, tutti i periodi di contribuzione accreditati nelle diverse gestioni previdenziali. Attraverso questa operazione è possibile essere ammessi sia alla pensione di vecchiaia che a quella anticipata, ma per poter usufruire di tale istituto è necessario che il richiedente non sia già pensionato in uno dei fondi per cui viene richiesto il cumulo stesso. Questa procedura, infatti, permette di ridurre i tempi di accesso alle varie tipologie di pensione, aiutando l’assicurato a perfezionare prima tutti i requisiti previsti.

La domanda
La richiesta del cumulo dei contributi potrà essere trasmessa presso la sede Inps territorialmente competente, in base alla propria residenza. Ogni cittadino può autenticarsi sul sito dell’Istituto di Previdenza e inviare in modalità telematica la propria domanda autonomamente, qualora sia in possesso del pin Inps dispositivo. Giova infatti ricordare a tale riguardo, che il possesso del solo pin Inps non consente l’inoltro delle istanze all’Istituto, ma occorre che il codice pin sia convertito in pin dispositivo. Un’alternativa alla trasmissione personale è l’assistenza fornita da un Ente di Patronato: il personale esperto del Patronato può, in molti casi, guidare al meglio l’interessato e assisterlo sia in fase di compilazione che di trasmissione della domanda telematica all’Istituto. Per informazioni, al riguardo, è inoltre possibile contattare telefonicamente il call center dell’Inps al numero verde 803.164.

La comparazione
Il cumulo dei contributi, come detto, può essere richiesto all’Inps in modo del tutto gratuito. Mentre non avviene lo stesso con la ricongiunzione contributiva verso la gestione ex Inpdap, che, viceversa, è concessa a titolo oneroso e può arrivare a costare anche migliaia di euro. Un altro istituto, quasi simile, spesso utilizzato dai soggetti contribuenti, è quello della cosiddetta totalizzazione: anche questo sistema è difatti gratuito, ma permette il calcolo del trattamento pensionistico operato unicamente con il sistema contributivo, che, come è noto, è più sfavorevole rispetto al retributivo. In ogni caso, il cumulo, rappresenta indubbiamente un grande vantaggio in confronto agli altri sistemi di ricongiunzione dei contributi dalle diverse gestioni previdenziali.

Rivoluzione per invalidità ai pazienti oncologici
ARRIVA PROTOCOLLO VELOCE
Da cinque controlli per ottenere il riconoscimento dell’invalidità a uno solo, con lo specialista che fa la diagnosi, che compila il ‘certificato introduttivo’ che va direttamente all’Inps. Questo il contenuto dell’accordo siglato oggi tra gli Istituti Fisioterapici Ospedalieri (Ifo), la Regione Lazio e l’Inps per i pazienti oncologici, il primo di questo genere nel Paese, che promette di accorciare i tempi per il riconoscimento.
Il protocollo prevede una procedura informatica per la trasmissione del primo certificato all’Inps, saltando l’accesso presso il medico di base e l’accertamento sanitario delle Asl nelle Regioni che hanno un accordo di semplificazione. Il certificato era già disponibile dai singoli medici dal 2013, ma era stato usato pochissimo, appena 1500 volte nel 2014, ragione per cui l’Inps ha deciso di siglare accordi con i singoli centri d’eccellenza. “Questo protocollo – ha affermato il presidente dell’Inps Boeri – ha il vantaggio di unire il rigore degli accertamenti alla rapidità, riducendo gli oneri per le famiglie.
Potenzialmente tocca una platea importante, i malati di tumore sono la categoria più importante con il 28% delle prestazioni di invalidità per queste malattie oncologiche. Può riguardare il benessere di moltissime persone”.
Il protocollo verrà applicato per primi dagli Ifo, ma secondo il presidente della Regione Nicola Zingaretti sarà esteso in tempi brevi anche agli altri istituti oncologici laziali: “Nel caso delle cure oncologiche e dell’accesso ai diritti ci troviamo di fronte allo Stato egoista che non ragiona mettendo al centro il diritto della persone – ha commentato -. Lo Stato ha lavorato a canne d’organo, affastellando provvedimenti, e il costo finale di questo non dialogo lo si scarica sul cittadino. Credo che il protocollo abbia un valore importante perché interviene su uno Stato amico delle persone, vicino ai cittadini”.
L’accordo consentirà quindi l’attivazione tempestiva della pratica di invalidità presso l’Inps fatta dallo specialista oncologo al momento della diagnosi. Il Protocollo, di durata 18 mesi, permetterà ai medici di utilizzare il “certificato oncologico introduttivo”, grazie al quale sarà possibile acquisire fin da subito – durante il ricovero o cura presso le Strutture sanitarie – tutti gli elementi necessari alla valutazione medico legale, evitando al malato eventuali ulteriori esami e accertamenti. Si tratta del primo protocollo sperimentale in ambito oncologico ed è finalizzato a ottimizzare e mettere a sistema tale procedura nel Lazio e su tutto il territorio nazionale.
Si tratta, insomma, di un passaggio fondamentale per la semplificazione della relazione con il cittadino e soprattutto per il percorso del paziente fragile come quello oncologico. La regolare compilazione del “certificato oncologico introduttivo” da parte degli oncologi permette indubbi vantaggi: appropriatezza, equità, omogeneità delle valutazioni e adeguatezza delle previsioni di revisione sull’intero territorio nazionale. Consente inoltre  celerità dell’accertamento, fornendo alla Commissione tutti gli elementi necessari per la valutazione, escludendo quindi ulteriori accertamenti specialistici o richieste di documentazione integrativa (cartelle cliniche, esami istologici o strumentali). Il protocollo rientra negli obiettivi perseguiti dalla Regione Lazio e dall’Inps di favorire al massimo le collaborazioni istituzionali e di migliorare il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione. La presenza della convenzione per l’accentramento degli accertamenti per l’invalidità civile, firmata tra l’Istituto e la Regione Lazio nel dicembre 2017, consentirà inoltre agli interessati di essere sottoposti a un’unica visita Inps. In aggiunta, nei casi di documentata gravità della patologia, il giudizio medico per il rilascio delle prestazioni di invalidità potrà essere espresso agli atti con la certificazione specialistica oncologica della struttura abilitata, evitando anche in questi casi la visita Inps.

Centri per l’impiego
TROVATO LAVORO SOLO AL 3% DEI DISOCCUPATI
“Il Presidente dell’Anpal Maurizio Del Conte ha recentemente dato al Messaggero risultati imbarazzanti dei Centri per l’Impiego? Noi invece, da parte nostra, rincariamo la dose sia sull’Anpal che sui Centri per l’Impiego, il problema è profondo e parte dall’alto”. Così si è espressa l’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro che ha tuonato di fronte alle dichiarazioni fallimentari rese dal Presidente dell’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive che vedono i 600mila impiegati dei Centri per l’Impiego trovare lavoro al solo 3% dei disoccupati che vi si rivolgono. “Invitiamo tutti a leggersi il Decreto 4/2018 dello stesso Anpal che al punto 4 stabilisce come linee di indirizzo dei prossimi tre anni per i centri per l’impiego convocare i disoccupati entro 90 giorni da quando effettuano la Did Online ossia da quando dichiarano l’immediata disponibilità all’impiego richiedendo un appuntamento.
I disoccupati per definizione sono persone che vivono in una situazione di profonda fragilità. Se richiedono un appuntamento richiedono un aiuto. Ma con che coraggio i servizi per l’Impiego dello Stato italiano si possono prendere 90 giorni di tempo per convocare un disoccupato che invoca assistenza? Soprattutto che tipo di assistenza visto che il disoccupato arrivato al Centro per l’Impiego si ritrova a mettere due firme su qualche foglio senza ricevere alcuna assistenza, orientamento, sostegno o formazione.
Va peraltro considerato che il disoccupato oltre ad avere un costo sociale incide anche sulle casse dello Stato nel caso prenda la Naspi, comunemente chiamata disoccupazione Trovare lavoro a chi percepisce la Naspi può quindi essere un risparmio enorme per le casse dello Stato visto che questo disoccupato può altresì pesare sulle casse dell’Inps fino a 24 mesi.”
Il passaggio dai Centri per l’Impiego è poi obbligatorio nella maggior parte delle Regioni per partecipare a progetti quali Garanzia Giovani o altre iniziative di politiche attive promosse dalle singole regioni. “Se i risultati dei centri per l’impiego sono quelli imbarazzanti dichiarati dal Presidente dell’Anpal con anche 90 giorni per avere un appuntamento qualcuno ci spieghi perché nella maggior parte delle Regioni come ad esempio nel Lazio i disoccupati in cerca di lavoro per i vari progetti nazionali e regionali quali Garanzia Giovani e Bonus Generazioni che coprono la fascia fino a 39 anni vengono costretti dalle procedure a passare dai centri per l’impiego anche due volte nonostante magari scelgano di farsi assistere da agenzie per il lavoro private convenzionate e accreditate con Regioni e Anpal.
Il passaggio obbligatorio dai centri per l’impiego dunque oltre ad essere un collo di bottiglia che blocca il disoccupato anche per due-tre mesi è un chiaro fuori pista per chi cerca lavoro che da non tecnico del sistema nonostante abbia diritto a farsi seguire da strutture private più efficienti sceglie nell’80% dei casi di farsi assistere dai centri per l’impiego per il solo fatto che è il primo ente che gli capita davanti. Il modello da seguire è quello della Campania dove il disoccupato non è obbligato a passare dai Centri per l’Impiego ma può andare direttamente e liberamente all’agenzia per il lavoro che preferisce.” Questo quanto riportato nella nota dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Roma.

Carlo Pareto