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Cecilia Sgherza

Western Australia: alla scoperta delle “vie dei canti”

Shell beach-QuokkaSafari in sella a un cammello. Nulla di strano, se non fosse che ci troviamo in Australia. I cammelli nella terra dei canguri? Sì, sono circa un milione e sono i discendenti di esemplari portati dall’Africa a metà Ottocento. D’altra parte, le sorprese sono tante nel paese di “quelli a testa in giù”: se dall’Inghilterra si scavasse fin dall’altra parte della terra, si sbucherebbe sotto i loro piedi. Per ritrovarsi in compagnia degli animali più strani oltre ai più noti canguri, koala, echidna, dingo, ornitorinco, wallaby e il vombato. Più dell’80% di piante, mammiferi, rettili e rane che vivono in Australia è unico al mondo e introvabile negli altri continenti. Qui ci sono più di 378 specie di mammiferi, 828 specie di uccelli, 4000 specie di pesci, 300 specie di lucertole, 140 specie di serpenti, due specie di coccodrilli e 50 varietà di mammiferi marini. Una preziosa riserva naturale che viene rispettata e custodita. Quando arrivi in Australia ti accorgi subito dell’attenzione quasi ossessiva a garantire l’isolamento ambientale di un paese che è stato un mondo a parte per millenni e che lo è, ancora oggi, in molte zone. Man mano comprendi che non è il solito viaggio. Piuttosto è un ritorno alle origini, per ritrovare se stessi, attraverso il contatto con la natura incontaminata. Quasi come effetto calamita, vieni catturato dall’antica filosofia di vita degli aborigeni, legata profondamente alla terra e al suo rispetto. Secondo gli abitanti originari dell’Australia era la terra a dar vita all’uomo, gli dava “il nutrimento, il linguaggio e l’intelligenza, e quando lui moriva se lo riprendeva”. E va rispettata perché “ferire la terra, è ferire te stesso”. Un pensiero che, forse, dovremmo fare nostro ovunque, per recuperare un pianeta ormai in disfacimento. Gli stessi miti aborigeni sulla creazione narrano di leggendarie creature che nel “tempo del sogno” avevano percorso in lungo e in largo il continente “cantando” il nome di ogni cosa che incontravano. Così il dedalo di sentieri “invisibili” che copre tutta l’Australia viene chiamato “Vie dei Canti” dagli europei e “Orme degli antenati” o “Vie della Legge” dagli aborigeni. L’intera Australia può essere quindi letta come uno spartito. Non c’è roccia o ruscello che non sia stato cantato o che non possa essere cantato, come Bruce Chatwin ricordava nel suo romanzo “Le vie dei canti”. Continua a leggere

Il Vallese, un angolo di Svizzera da scoprire fra baite e natura incontaminata

Belalp-muccheIl verde di un pascolo incontaminato. La pace di vette spoglie della consueta, invernale coltre bianca. Le baite di legno, i ruscelli fragorosi che trascinano l’acqua a valle. Scene dell’iconografia svizzera, il panorama un po stereotipato del mondo bucolico che ci attende non appena superate le Alpi. Eppure, c’è un posto, in questo mondo che siamo abituati a considerare uguale a se stesso da secoli, che riesce a sorprendere e sovvertire il nostro immaginario. Che ne direste, per esempio, se vi dicessimo che negli alpeggi estivi, le mucche non sono affatto quegli animali mansueti che pensiamo? Che vige un matriarcato rigido e in qualche modo feroce, capace di ricorrere alla violenza per il possesso del maschio? Benvenuti nel Vallese, il cantone elvetico nel quale le signore dei bovini fanno a cornate per disputarsi il toro. Continua a leggere

Il Tajikistan per turisti “duri e puri”: un itinerario alla scoperta del Pamir

Tajikistan-laghi“Solo la mente irriverente e sacrilega dei comunisti sovietici poteva pensare di dare a presenze così eterne e celesti dei nomi così caduchi e terreni come picco del comunismo o picco di Lenin”. Così Tiziano Terzani, mentre sorvola l’immensa distesa delle montagne del Pamir prima di atterrare all’aeroporto di Dushanbe, capitale del Tagikistan. La più piccola delle cinque repubbliche dell’Asia centrale si distingue per i paesaggi mozzafiato con le più alte catene montuose del mondo tra le quali Karakorum e Himalaya, e vette che superano i 7mila metri. Tanto alte e affascinanti quanto impervie, a tal punto che il viaggio in Tagikistan è consigliabile solo ai viaggiatori più avventurosi e ai veri “duri”. Anche perché questa bellissima terra paga ancora lo scotto di una guerra civile che è durata dal 1992 fino al 1997 e che ha lasciato forti segni, evidenti ancora oggi. Ma forse ancora di più deve fare i conti con mezzo secolo di colonizzazione e di “russificazione” (come l’ha definita Terzani) che se da un lato ha consentito al Tagikistan di “modernizzarsi” per non restare tout court un paese dedito alla pastorizia, dall’altra ne ha distrutto in gran parte la cultura locale. Continua a leggere

Madagascar: “l’isola che non c’è” esiste ed è il paradiso dei naturalisti

Madagascar-Nosy BeMadagascar. A chi non viene subito in mente il formidabile gruppo di animali scavezzacollo in fuga dallo zoo di Central Park che, dopo tante peripezie, si ritrova sulla spiaggia della selvaggia e bellissima “grande terra”? Così i malgasci chiamano la loro isola, la quarta più grande del mondo. Ma, soprattutto, “terra promessa” dei naturalisti. Qui, più che altrove, la natura regna sovrana e se avete voglia di incontri ravvicinati con mutevoli camaleonti,  simpatici lemuri oppure con le 250 specie di rane, allora siete nel posto giusto. Animali insoliti, piante meravigliose e alberi molto longevi come i baobab, si incontrano ad ogni passo anche perché qui è concentrato il 5% delle specie animali e vegetali dell’emisfero. E addirittura l’80% di queste sono endemiche. Continua a leggere

Le mille e una notte di Marsiglia

Marsiglia portoBastava che superasse il Castello d’If, sulla minuscola isola di fronte alla città, che una piccola folla di curiosi cominciasse a radunarsi sul belvedere del forte di Saint-Jean e quindi trottare senza indugi verso il porto.  Ogni volta una gran festa di cappelli in alto, applausi e grida di giubilo, “ché a Marsiglia l’arrivo di un bastimento, soprattutto se è stato costruito, attrezzato e stivato nei cantieri della vecchia Fhochée e appartiene a un armatore della città, è sempre un grande avvenimento”. Questa la Marsiglia del Conte di Montecristo, descritta con partecipazione da Alexandre Dumas. Immagine che nel trascorrere del tempo si era via via deteriorata, dopo il trauma della guerra di liberazione algerina, fino agli ultimi anni duranti i quali la città con il porto più importante di Francia appariva come decadente, pericolosa per i turisti e sporca per gli abitanti.

Oggi non è più così: Marsiglia rinasce come Capitale Europea della Cultura 2013. Con una radicale trasformazione architettonica costata ben 660 milioni d’euro che ha dato un nuovo volto al porto, restituendo alla città la vocazione di ponte proteso verso le civiltà mediterranee e sviluppo d’indotto al resto della regione. Sessanta i progetti di recupero, riconversione, costruzione e ammodernamento, anche di interi quartieri, affidati ai più grandi architetti del mondo. Così la città ora vive un nuovo “Rinascimento” urbano oltre che culturale (più di 900 eventi in programma), pur custodendo tutto il fascino dei suoi 2.600 anni di storia cosmopolita: bastides, siti storici, aree industriali dismesse che testimoniano, in ogni quartiere, la ricchezza del suo passato. Un passato che la rende anche la città più “islamica” tra le città francesi con i suoi 200mila fedeli (un abitante su quattro) e i 63 luoghi di culto per i musulmani. Continua a leggere

Myanmar: Il nuovo corso del generale Thein Sein dopo la liberazione di Aung San Suu Kyi

myanmarPrimavera Birmana? Pur essendo prossima la stagione delle piogge, è presto per parlarne. Eppure qualcosa comincia a muoversi nel monolite del Myanmar dopo decenni di regime dei colonnelli. Il Paese apre spiragli sempre più ampi ai visitatori stranieri, inaugurando un nuovo corso turistico dalle mille potenzialità. È bastato abbattere molti degli intoppi burocratici che finora rendevano la concessione dei visti un’impresa estenuante. Nel 2011 i turisti erano stati quasi 400 mila, poca cosa se paragonati agli oltre 15 milioni della vicina Thailandia. Ma, negli ultimi due anni le visite in Myanmar crescono al ritmo del 25 per cento, e gli operatori ormai si preoccupano di non riuscire a star dietro alla domanda data la scarsità di strutture adeguate. Continua a leggere