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C. S. C.

Renzi a New York: l’Italia può fare di più

Renzi e De BlasioNew York, 25 settembre – Prima volta in Assemblea Generale per il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che oggi ha riferito all’interno della 69.ma sessione del Dibattito Generale.

Il Presidente del Consiglio, grande amante delle citazioni, apre il suo discorso con le parole di Dag Hammarskjold, che aveva già citato qualche mese fa, unico Segretario Generale delle Nazioni Unite ad essere stato ucciso durante una missione. Il segretario svedese, ricorda Renzi, ha lasciato in una pagina dei sui diari l’eloquente espressione “al passato grazie, al futuro sì”.

Da questo “futuro sì” Renzi chiede di ripartire, in un anelito che non riguardi solo le Nazioni Unite, ma anche l’Unione Europea. Gli errori del passato, continua citando Srebrenica, non vanno ripetuti e insiste su un punto che gli sta molto a cuore, il ritorno del primato della politica sull’economia.

Ma per l’Italia, oltre ai temi globalmente condivisi del terrorismo e dell’allarme Ebola, le preoccupazioni principali sono due: il Mediterraneo e la Libia.

Su questo, infatti, si sofferma principalmente Renzi, che annuncia che con il progetto Mare Nostrum, l’Italia ha quest’anno salvato 80000 vite umane, vite strappate al nostro mare, trasformato negli ultimi anni in un cimitero.

L’Italia sta lottando contro questo Mediterraneo/cimitero, ma non può farlo da sola. Non può essere lasciata ad una sola forza la responsabilità di quello che è un problema globale, e soprattutto dell’Unione Europea. Ma il Mediterraneo presenta altre sfide, oltre a quella dell’accoglienza dei migranti; e fra queste quella che più preoccupa il governo italiano è, ancora una volta, la Libia.

Con un’instabilità politica che ormai sembra non finire mai, la Libia si avvia verso un “crinale di non ritorno” sulle instabilità dell’area, per l’intera regione del Nord Africa.

Riguardo all’ISIS, il Presidente del consiglio si dichiara perfettamente in linea con gli alleati occidentali: non è una minaccia terroristica regionale, ma una minaccia per l’umanità intera, contro la quale l’errore maggiore sarebbe quello di considerarla sostenitrice di una guerra di religione.

Ricordando con emozione la propria recente visita al campo profughi di Erbil, Renzi dichiara che è solo la comunità internazionale unita a poter affrontare il problema e riferisce di aver assicurato ad Obama l’appoggio totale e l’impegno continuo dell’Italia.

Un po’ di imbarazzo arriva nel momento in cui si tratta di affrontare la questione Ucraina. Renzi entra nell’ottica di una posizione nazionale di “confine” durante la nuova crisi fra Russia e Stati Uniti, che ricalchi il ruolo che abbiamo ricoperto durante la guerra fredda; di conseguenza, pur riconoscendo che una “nuova guerra fredda” rischia di interrompere l’equilibrio di pace e stabilità faticosamente conquistato dall’Europa, e che un Paese sovrano come l’Ucraina non può trovarsi, nell’Europa contemporanea, in una disputa su territori che si trasforma in conflitto armato, si auspica che la Russia torni a giocare il ruolo di potere internazionale di cui “il mondo ha bisogno”.

Cerchiobottista con Russi e Americani, Renzi continua sottolineando il grande impegno italiano nel governo delle truppe ONU in Libano, vero pericolo di espansione dell’ISIS e ricorda come l’Italia sia profondamente convinta dell’indispensabilità della soluzione dei “due stati” come unica risoluzione della guerra israelo-palestinese.

Dopo aver citato La Pira, Renzi continua poi sottolineando le battaglie dell’Italia in politica estera e umanitaria; in particolare toccando i temi dell’uguaglianza di genere, della lotta alle discriminazioni religiose (e in particolare all’esecuzione dei cristiani), ma soprattutto ricordando l’impegno italiano per la moratoria sulla pena di morte (sulla quale ha anche riferito oggi in un evento a parte organizzato dalla delegazione italiana) e per la riforma del Consiglio di Sicurezza.

In serata il Primo Ministro ha poi incontrato, al Consolato d’Italia, il Governatore dello stato di NY, Cuomo e il Sindaco De Blasio. Rivolgendosi alla comunità italoamericana, Renzi ha ricordato che il Made in Italy non è un brand, ma uno stile di vita, a cui tutto il mondo aspira.

“Il mondo globale – afferma Renzi – chiede bellezza, il mondo globale chiede Italia. A noi il compito di dare una risposta.” L’importante è non limitarsi mai a pensare che l’Italia abbia già dato tutto quello che poteva dare. Al contrario, Renzi insiste sulla capacità degli italiani da agire come innovatori e sulla necessità di cambiare il racconto che facciamo del Paese, prima di tutto a noi stessi.

Non diciamo “fare gli italiani” come si fa da noi, intendendo fare i furbi, ma diciamo “fare gli italiani” come si intende all’estero, cioè fare i portatori di una cultura unica e di una bellezza infinita.

Diamo ai nostri figli l’occasione più bella per il nostro Paese, è l’appello di Renzi, quello di poter tornare ad essere se stesso.

Costanza Sciubba Caniglia