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Cristian Parabita

Scrive Cristian Parabita:
Discriminata perché Tunisina?

Di origini tunisine, padre tunisino, madre italiana, lei, con la cittadinanza italiana da molto tempo.

Una splendida persona, quattro lingue parlate, campionessa cintura nera di karate, insegnante di fitness, sposata, due figli. Una mamma di famiglia, una persona semplice ma brillante e onesta. Un lavoro come impiegata a tempo indeterminato in una importante azienda del settore medicale. Di fatto una mia collega nel tempo divenuta una mia cara amica. Eppure pochi giorni addietro qualcosa l’ha rammaricata molto. Lei sostiene di aver subìto una discriminazione, forse a causa del suo cognome e delle sue origini e secondo me non ha torto.

Decide di acquistare un cellulare con un abbonamento incluso da regalare al figlio per il raggiungimento della maturità scolastica.

Una amara sorpresa la aspetta nel punto vendita di una nota azienda telefonica. Consegna i documenti di reddito (busta paga e CUD) e tutta la documentazione necessaria alla stipula del contratto, per usufruire dell’offerta proposta dalla compagnia telefonica, un abbonamento comprensivo di canone telefonico e di apparecchio da riscattare a rate attraverso un contratto di finanziamento stipulato in convenzione con la stessa compagnia telefonica.

Dopo pochi minuti si sente dire “Mispiace signora, la pratica è stata rigettata”. Come? Per quale motivo? Controbatte la signora. Motivazioni? Nessuna.

Mi racconta perplessa e dispiaciuta la sua avventura e anch’io incredulo le consiglio di approfondire la vicenda. Fa eseguire una indagine cognitiva al CRIF per valutare la propria posizione nei confronti del mondo finanziario e magari venire a capo delle motivazioni che hanno portato al rigetto della domanda di finanziamento. Dopo qualche giorno, il verdetto: “La posizione risulta perfetta, oltretutto neppure saturata da altri finanziamenti in corso”.

Inspiegabile. Perché mai rifiutare un finanziamento di modesta entità ad una persona con reddito e sempre puntuale nei pagamenti? Poche centinaia di euro negate ad una persona leale, corretta e sempre precisa. Di fatto è un torto non per il telefono in sé, poiché lo comprerà per proprio conto, ma per il trattamento riservatole. Una persona dal cognome straniero, forse scomoda proprio per quel cognome Tunisino o per le sue origini. Io mi accorgo e sostengo che nel nostro Paese ci sia molto da fare ancora, per garantire dignità e parità di trattamento a tutti, siano essi italiani o extracomunitari. I diritti civili debbono manifestarsi sempre, in ogni ambito e in ogni occasione il Paese deve dare dimostrazione di parità di trattamento a tutti i cittadini, senza neppure l’ombra di una benché minima forma di discriminazione. E questo vale anche per le ormai strapotenti finanziarie che decidono se dare e a chi.

Cristian Parabita

Scrive Cristian Parabita:
Abbiamo sbagliato un’altra volta

Al di là della riuscita del congresso e delle feste, dei bei discorsi, degli abbracci, delle strette di mano, delle foto, dei sorrisi, al di là di tutto quanto sia riuscito, abbiamo sbagliato un’altra volta. Bobo Craxi e tanti altri compagni sono fuori. Hanno deciso di imboccare un’altra strada, quella dell’allontanamento  forse definitivo dal partito (mi auguro di no).  Il nostro amato partito,  diventato prezioso sia per i contenuti che diffonde e trasferisce al Governo Renzi, sia perché potrebbe essere l’unica vera alternativa per fare uscire l’Italia dall’inferno in cui è caduta. Dico potrebbe, ma purtroppo adesso non lo è, perché in mezzo ai socialisti governa la divisione e la dispersione. Proprio in mezzo al partito delle risorse umane straordinarie, dei professionisti di valore, apprezzati e onesti, partito che la storia ha visto protagonista in molte occasioni. I contenuti di cui il Governo Renzi si avvantaggia, forse gli unici veri contenuti di valore di un Governo discusso e ultimamente travolto da diverse vicende poco gradevoli. Continuare ad essere l’ombra del Governo Renzi è una scelta ben precisa, criticata e che ha formato nel tempo il nodo più difficile da sciogliere per molti compagni i quali rifiutano le riforme Costituzionali in corso e la deformazione del sistema democratico del nostro Paese.  E’ comprensibile, questo legame è in essere per ragioni di benefici e opportunità politiche che guardano però ad un arco di tempo piuttosto ristretto e che penalizzano  l’autonomia socialista.

Altro problema credo sia stato il percorso scelto che ha portato alla rielezione del segretario Nencini, ottenuta con larghissimo consenso ma con pochi spazi di confronto verso i compagni più critici che cercavano di indicare una strada alternativa a quella dell’ombra Renziana.

Non sto qui a distribuire colpe, non spetta a me che sono l’ultima ruota del partito, la meno idonea a giudicare. Oltre tutto incolpare non serve a nulla. Occorre solo rimediare,  se possibile. Molti mi daranno per matto o chissà cosa, ma non importa. Credetemi, l’amaro di questi ultimi tempi mi ha davvero rattristato e avevo il bisogno di comunicare con tutti voi.

Dal partito mi aspetto un repentino cambio di strategia politica,  uno smarcamento di pensiero politico più forte rispetto al Governo Renzi e una pressione maggiore  sul Governo per spingerlo ad affrontare i temi della crisi economica e dell’occupazione del Paese, temi a mio avviso fronteggiati molto sulla carta ma non realmente. Mi aspetto un reale intervento sui territori,  con delle azioni concrete e mirate, un vero e proprio investimento per far crescere il partito, creare una struttura efficace e presente su tutto il territorio  nazionale per far tornare la politica in tutte le città d’Italia e riscattare il paese da questa situazione indegna. Il sogno… non ve lo dico….

Noi del PSI abbiamo perso un’altra battaglia, quella di restare uniti per crescere e cambiare l’Italia. Ho detto la battaglia, non la guerra!

Cristian Parabita

Scrive Cristian Parabita.
Un Partito socialista unico per sconfiggere i poteri forti

Non c’è storia che tenga.  Senza un PSI unico e più compatto (come una volta) i poteri forti, che dal 1992 influiscono realmente sui Governi  italiani non potranno essere sconfitti.

Abbiamo tantissimi gruppi socialisti con percentuali da zero virgola, che se decidessero di confluire in un unico progetto politico diventerebbero un numero a due cifre!

I poteri forti hanno imposto riforme al sistema, portando vantaggio esclusivo agli interessi di pochi, umiliando e affossando il Popolo italiano. Banche, assicurazioni, istruzione, welfare, sanità, energia, trasporti ecc cc, si sono impossessati del potere economico e hanno la forza di dettare l’agenda politica e le leggi in Parlamento.

Riforme che vengono fatte sempre e soltanto pro-mercato e mai pro-popolo e di fatti l’Italia di oggi è inginocchiata, indebolita, indebitata, fragile e precaria nell’economia e nella società.

Un Paese con un debito elevato è un Paese di fatto impoverito e ricattabile, soggetto alla imposizione di chi vuole che le cose vadano in un certo modo.  Un Paese pieno di poveri è un Paese facilmente Governabile, basta elargire elemosine ai più poveri per comprare il consenso. E allora vedi riforme che colpiscono sempre gli stessi, i più deboli e che creano profitto ai più ricchi, legati al sistema dei poteri forti.

E noi dovremmo combattere contro questo sistema con ancora nella testa frasi del tipo: “io sto con Stefania Craxi e con Bobo non ci andrei mai oppure io sto con Bobo Craxi e viceversa?”.

Io sto con tutti e due, io vorrei entrambi  dalla stessa parte, in un unico psi pronto a lavorare per  colpire il sistema, affondando colpi importanti con riforme che cancellino le nefandezze degli ultimi venticinque anni.

I poteri forti, che studiano la situazione dal punto di vista politico del Paese osservano una tale frammentazione e debolezza che gli permette di dormire sonni tranquilli perché nessun socialista è in grado di contrastare il sistema.  Un sistema vessatorio che impone regole e leggi e che continua a impoverire le classi più deboli.

Un sistema sordo, che promette mari e monti nelle campagne elettorali ma che poi fa il contrario di ciò che ha promesso.

Io penso che dalla crisi politica ed economica si potrà uscire solo se si tenterà di unire e compattare la società, se questa coesione sociale degli ultimi farà capace di far risvegliare quella voglia comune di lottare contro il sistema,  per riportare l’ago della bilancia ad una posizione di equilibrio, una posizione che non schiacci più il povero ma che crei opportunità di benessere diffuso collettivo.

Dovremmo unirci per l’obiettivo comune, unirci per tornare ad essere forti come una volta, così forti da poter combattere contro un sistema divenuto ingiusto e a tratti disumano.

Dovremmo farlo per onorare la nostra storia, dovremmo farlo per difendere la nostra dignità, dovremmo farlo per la generazione  cui lasceremo i risultati di una nostra vita di lavoro. E’ un nostro dovere combattere.

Se decidessimo di non farlo, ci troveremmo ancora per molto i vari  “Mentana” in tv, servi dei poteri forti, pronti ad  occultare la storia e a deformare la realtà a proprio piacimento.

Cristian Parabita

Scrive Cristian Parabita:
1992 su La7: su Craxi la verità
dopo la bufera

Ne è passata di acqua sotto i ponti italiani dal 1992 ad oggi. Ci ritroviamo un paese impoverito, spento, rassegnato, stremato che stenta a crescere e a credere in un futuro libero ed economicamente prosperoso.  Dopo anni di false promesse di ricchezza nel paradiso Europeo del lavorare meno e guadagnare di più e di risultati positivi mai avvenuti (promesse dai vari governi che si sono succeduti dal 1992), il Paese si trova ad avere un sistema economico fragile, un sistema democratico collassato, in un quadro generale di crisi economica e sociale, dove i partiti hanno più che dimezzato il proprio bacino elettorale e la politica viene considerata come il nemico da abbattere. Un Paese fino ad oggi completamente ingessato e sottomesso alle regole dell’Ue, regole che sembrano essere il vangelo di non si sa quale Dio, quasi tutte intoccabili. Una crisi economica che sembra interminabile e che se l’UE davvero volesse terminare, impiegherebbe poco tempo, stampando la giusta quantità di moneta da far circolare per investimenti (e non da dare alle banche), per riportare la piena occupazione, il benessere e la pace sociale. Un po’ di inflazione in cambio di un benessere diffuso sicuramente preferibile alla deflazione che impicca operai ed imprenditori.

In questo quadro di non democrazia, di non politica, di desolazione economica  i cittadini riscoprono la figura di Bettino Craxi, il leader socialista forte e capace di guidare un Paese e traghettarlo fuori dalla crisi. Ah se ci fosse lui….sento dire per strada dalla gente comune!  Sempre più persone rimpiangono lo Statista tra i più importanti nella storia Repubblicana.

Un Presidente del Consiglio che sapeva cosa fare e come fare per proteggere e far crescere il nostro Paese, un Paese che  veniva da un periodo nero, quello del terrorismo e non riusciva a venirne a capo. Un Paese che grazie a lui riprese fiducia e cominciò a volare.

La falsa rivoluzione iniziata nel 1992 che buttò Craxi fuori dal potere (forse perché personaggio scomodo e difficilmente controllabile),  rivoluzione guidata da un sistema giudiziario solo in apparenza libero e giusto;   accompagnata da un sistema di informazione viziato e genuflesso innanzi ai poteri forti, crearono la figura di un mostro da abbattere ad ogni costo per sistemare definitivamente tutti i problemi dell’Italia, causati solo e soltanto da lui, Bettino Craxi. Un Presidente del Consiglio additato come responsabile di tutti i mali e ritenuto colpevole di tutto, mentre tutti gli altri erano solo vittime innocenti del sistema creato da chi?  Così che la sua figura veniva odiata da tanta gente comune, che lo riteneva colpevole a causa dell’ ignoranza diffusa e vittima di un sistema di informazione non libero, che censurava tutto ciò che poteva scagionare Craxi.

Il Craxi che aveva rubato e sfasciato l’Italia, il Craxi dei tesori nascosti che era fuggito ad Hammamet per evitare il carcere. Quel Bettino che in realtà cercava di raccontare la verità ai giudici, una verità forse troppo scomoda per tanti per essere presa in considerazione, troppo onerosa da affrontare e spiegare agli italiani. Come avrebbero fatto poi i poteri forti a smontare e svendere tutte le ricchezze dell’Italia senza un compromesso con coloro che dovevano restare fuori dalla bufera giudiziaria?

La storia, grazie al lavoro di tanti ha riportato alla luce molti fatti e tanti libri sono usciti sull’argomento Craxi.  Finalmente la percezione del popolo e il giudizio del popolo stesso nei confronti di Bettino Craxi stanno cambiando profondamente.

Son passati  16 anni dalla sua morte e 24 anni dal quel maledetto 1992 e la verità continua ad emergere libro dopo libro, grazie al grande lavoro di tante persone intellettualmente oneste che quella verità la conoscono bene.

Una piccola pagina socialista locale di Latiano, presente su facebook, una pagina tanto snobbata (quanto forse invidiata) perché libera e socialista,  ha provato negli ultimi giorni a pubblicare alcune fotografie di Bettino Craxi contenente delle frasi, scoprendo risultati straordinari. In soli sei giorni, su di una sola delle fotografie,  Bettino Craxi ha catturato l’attenzione di circa 80.000 persone, con 800 condivisioni e centinaia di “mi piace”, oltre a centinaia di commenti la maggior parte positivi.

Si d’accordo, sarà anche virtuale, ma la politica è comunicazione e i cittadini leggono e riflettono  (non sono poi così stupidi)!

Sono più che certo che gli italiani non abbiano dimenticato Bettino Craxi e vi posso garantire che il giudizio nei suoi confronti è totalmente diverso rispetto ad un po’ di tempo fa, probabilmente perché la verità della storia comincia a venir fuori.

E come disse lui stesso in una intervista, “la verità verrà a galla prima o poi, vedrai…”

Cristian Parabita